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La cima del cielo

Copertina 2
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Federico Spagna, di mestiere consulente industriale, abita a Grenoble e, durante una trasferta di lavoro a Marsiglia, incontra Catherine Durand. La donnaagente della gendarmerie, è da poco vedova, avendo perso il marito, anche lui poliziotto, due mesi prima della nascita di Martine. Poco dopo il loro incontro, Catherine lascia la polizia e si trasferisce ad Antibes per divenire socia in un’agenzia investigativa. Tra Federico e Catherine nasce un affetto, dove il confine tra amicizia e amore diventa una variabile, consentendo a entrambi spazi nei quali muoversi in ampia autonomia.

Qualche anno dopo, un mercoledì, una donna inglese, Margaret Fray, si presenta in agenzia per chiedere di indagare sulla sparizione di suo marito Roy, un industriale britannico con il quale da qualche anno si è trasferita nel sud della Francia. Non se ne hanno più notizie dalla domenica. Le indagini, in parallelo a quelle ufficiali della polizia francese, portano diritte in Inghilterra perché è lì che l’uomo aveva detto alla moglie di doversi improvvisamente recare. Essendo Claude, socio di Catherine, impegnato in altra indagine lontano dalla Francia, viene chiesto l’aiuto di Federico, in quel momento libero da impegni di lavoro e alquanto annoiato, perché lui svolga per conto dell’agenzia le prime ricerche.

Federico prende conoscenza del mondo della famiglia Fray, mentre si alternano diverse ipotesi che inizialmente non sembrano portare a risultati tangibili. Una rapida serie di colpi di scena si sussegue infittendo un mistero che Federico riuscirà a sbrogliare grazie al suo intuito e al suo coraggio.

Della tragica storia resterà l’insegnamento che giunge indirettamente da una conversazione di Mr. Fray con un amico con cui divide il piacere della vela:

Vedi, Pino, nella vita, che è proprio come una barca a vela, spesso si ha una cima come questa in mano e, senza sapere a cosa è collegata, si può compiere la leggerezza di tirarla forte. S’ignora che ogni legaccio, anche quello meno significativo, è sempre legato a qualcosa, e serve a tenere insieme qualcosa. Per esempio, se lo facessi io qui, potrebbe forse venir giù l’albero maestro. E nella vita, delle volte, si tira la cima sbagliata e viene giù tutto il cielo. Bisogna cercare sempre di trovare il tempo e la pazienza di capire le situazioni, se si può, e non rischiare quando non ce n’è la necessità

Perché ho scritto questo libro?

Nelle mie letture preferisco i libri gialli che ho cominciato a leggere sin da ragazzo. Il desiderio di provare a scriverne uno risale a molto tempo fa, ma l’impulso di farlo veramente è giunto improvviso e inatteso, scombinando le mie giornate e concedendomi un piacere sconosciuto.

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    È stata una piacevole sorpresa leggere questo romanzo, la cui trama si dipana veloce, senza inutili esagerazioni e con i protagonisti ben delineati nei loro sentimenti. Se non avessi avuto impegni di lavoro lo avrei letto tutto d’un fiato, ma ci ho impiegato purtroppo tre giorni. Il finale non è affatto scontato e lascia con il desiderio di ritrovare i protagonisti in una nuova avventura. Anche la parte dedicata alla descrizione dei luoghi è particolarmente attenta e questo insieme di cose mi ha portato a rileggere il libro per gustarlo ancora una volta.

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Alfredo Maria Batti
Ho 62 anni e sono un ingegnere elettronico. La mia carriera professionale si è tutta svolta in grandi multinazionali che mi hanno permesso frequenti viaggi nei più diversi paesi del mondo.
Risiedo in Francia, ma da qualche anno, ormai libero da impegni di lavoro, spendo molto del mio tempo in Canavese, al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, vivendo in campagna e curando un piccolo orto e un frutteto.
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