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La città perduta dei Maghi

La città perduta dei Maghi
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Consegna prevista Marzo 2022
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La caccia alle streghe è avvenuta e ha spazzato via i maghi e la magia da quasi tutto il mondo.
Solamente la leggendaria Nexus è rimasta. La cupola magica eretta in misteriose circostanze ha protetto i suoi abitanti fino a quando non ha cominciato a sgretolarsi, liberando i suoi abitanti.
La scoperta dell’assenza della magia ha portato sconforto, e tanti nexusiani sono andati via, non credendo più in essa.
Per cercare di riportare la comunità ai fasti di un tempo, in un gesto disperato, Gaspar De Angelis e Livio Del Conte hanno fondato Aradia, un enorme campus dove i maghi che vivono oltre la cupola potranno apprendere le arti magiche e mantenere viva la fiamma. Un luogo perfetto dove tutto è al posto giusto e staff e studenti, o quasi, sono felici.
Il destino della magia è nelle loro mani.

Perché ho scritto questo libro?

La vita a volte non è come ci aspetteremmo: cerchiamo di seguire istinti viscerali che ci guidano in percorsi tortuosi che per molti sembrano folli, impossibili, irrealizzabili, ma che noi intraprendiamo perché riempiono quel vuoto che abbiamo dentro al petto, perché sappiamo che percorrerli ci farà sentire noi stessi al cento per cento. La storia di Aradia è una storia di persone che cercano il proprio posto nel mondo o che combattono per mantenerlo, nonostante il mondo e le sue assurde regole.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Matricole

1

I ricordi di Luna erano confusi al riguardo.

Era una giornata come tante. Era appena rientrata a casa dal corso per agenti di polizia e aveva trovato, tra gli appunti, una lettera che la invitava a raggiungere un auditorium che credeva fosse abbandonato da anni. Era una ragazza piuttosto ansiosa e guardinga, eppure qualcosa l’aveva spinta a marinare una giornata di lezione per vedere cosa sarebbe successo.

Quella scelta avrebbe cambiato la sua vita per sempre. Ma in quel momento non lo sapeva.
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All’incontro era presente una scarsa ventina di ragazzi, di età più o meno vicina alla sua. Erano tutti imbarazzati di essersi presentati all’incontro, ma nessuno di loro sembrava intenzionato ad andarsene. Così come la stessa Luna: era insieme dubbiosa ma anche eccitata all’idea di ciò che avrebbe visto. Non seppe descrivere bene cosa avesse provato, sebbene fosse trascorsa poco meno di una settimana, ma era sicura di aver avvertito qualcosa di profondo, viscerale, svegliarsi da un profondo sonno.

La lettera era giunta in un momento particolare della vita della giovane palermitana. Dopo il liceo era stata assalita da un profondo senso di vuoto, una terribile indecisione su quello che avrebbe voluto fare nella vita.

Dopo alcuni anni persi in lavoretti saltuari e malpagati, era giunta la decisione di voler fare qualcosa di più. Voleva rendersi utile, aiutare la gente e contribuire al benessere della comunità. Dopo numerosi tentativi falliti ai test preliminari per l’accesso, per i quali si era preparata con amici per la parte teorica e la sorella per le prove fisiche, finalmente era riuscita ad entrare. Tuttavia, la felicità per l’ammissione dovette lasciare spazio a qualcosa che credeva di aver sconfitto. Già dai primi giorni di lezioni, il vuoto nel petto era tornato, più forte e famelico di prima. La fatica per superare il test, ed il senso di colpa nei confronti dei genitori, che tanta fiducia avevano riposto in lei, le avevano dato sufficiente forza per combattere, anche se in parte, la potente voce che proveniva dai meandri del petto.

Era stata tale voce a guidarla nella decisione di presentarsi all’incontro. E così, come avrebbe poi scoperto, anche tutti gli altri presenti.

Erano entrati nell’auditorium con una lentezza quasi mistica, reverenziale, come se stessero entrando in un tempio antico.

Ad attenderli, seduto ad un lungo tavolo, c’era un uomo. Gaspar De Angelis, questo il suo nome, era un uomo possente e con un enorme sorriso sulle labbra. Gli occhi brillavano di una particolare luce.

Si era alzato in piedi non appena tutti si furono sistemati strategicamente vicini all’uscita.

A seguito di un breve e caloroso benvenuto, l’uomo si era presentato ai ragazzi. Era il preside di Aradia, una prestigiosa scuola situata nei meandri della Sicilia, nella misteriosa città di Nexus. Misteriosa perché era era rimasta per secoli isolata dal resto del mondo.

Il motivo non lo disse subito. Aveva bisogno prima di introdurre l’argomento principale, quello sul quale si basava l’intero incontro.

L’uomo vagava per le città vicine in cerca di ragazzi talentuosi ai quali offrire una borsa di studio per il corso triennale.

A quel punto, con la voce che tremava per l’eccitazione, l’uomo aveva pronunciato la parola.

Magia.

Aveva teso il braccio verso il pubblico. Stringeva un bastoncino argentato. Spezzato su entrambe le estremità, presentava delle tracce color nero in punti in cui l’argento era più sottile che in altre parti. A pochi centimetri dalla punta era comparsa una piccola luce azzurra. Sembrava un sole microscopico, con altrettanto piccoli getti di energia che venivano rilasciati ad intervalli irregolari.

Il gelo era sceso nella stanza. Qualcuno avrebbe voluto andare via, dimenticare ciò che aveva appena visto e tornare alla propria vita, ma le azioni che tutti avevano compiuto dall’apertura della lettera erano guidate da qualcos’altro.

Il preside De Angelis non fu particolarmente prolisso successivamente. Disse loro che avevano poche ore di tempo per firmare il contratto e prepararsi per il viaggio, infine si congedò insieme al taciturno assistente, non prima di aver distribuito una breve brochure che raccontava della scuola e la città.

Luna lo lesse tutto d’un fiato.

Nexus era una città millenaria, nota ai suoi tempi per essere la capitale della magia mondiale. Una città florida, che era stata però, in un periodo non meglio precisato, isolata grazie alla creazione di una mastodontica cupola magica, che fino a qualche decennio prima non permetteva a nessuno di entrare né uscire, e che non permetteva di vederla.

Il corso di Aradia prevedeva la formazione di giovani maghi pronti a contribuire alla rinascita della città e della comunità magica, portata alla quasi totale estinzione a seguito della caccia alle streghe del XVII secolo. Non veniva spiegato altro sul catastrofico evento, né riguardo la durata né nelle modalità, visto che ai tempi la città era già isolata.

La scarsa presenza di magia, a seguito della scomparsa dei maghi, aveva permesso solo nell’ultimo ventennio agli abitanti di Nexus di poter muoversi all’esterno e scoprire come il mondo fosse mutato negli anni.

L’evoluzione compiuta nel mondo senzamagia aveva scioccato molto i nexusiani, che non avevano mai visto cose come l’energia elettrica, le architetture moderne, e le tecnologie che solo in un anno come il 2026 potevano esserci.

Per questo motivo, quando Luna fece il proprio ingresso attraverso il Varco – punto in cui le pareti della cupola sono così deboli da permettere di attraversarla – , e si trovò davanti una delle città più belle che avesse mai visto, rimase profondamente colpita. Sembrava uscita da un futuro molto lontano, come se fosse stata partorita da una grande mente fantascientifica.

A dir la verità, di Nexus c’era molto poco: l’intera città era stata convertita per essere usata come cittadella universitaria. C’erano tre edifici dalle architetture differenti, dall’enorme biblioteca con gigantesche vetrate che ne facevano vedere l’interno, passando per la struttura dedicata agli alloggi, molto simile ad un albergo di lusso, fino alla scuola vera e propria, dall’aspetto di un laboratorio di ricerca, con forme spigolose e decorazioni minimaliste. Le tre strutture erano situate all’interno di uno dei parchi più grandi che avesse mai visto, con larghi viali mattonati, panchine dappertutto e modernissimi lampioni. Purtroppo non ebbe modo di vederlo meglio in quel momento, essendo molto tardi ed essendo stata portata subito agli alloggi.

Luna era arrivata nella città con l’unica altra ragazza che, insieme a lei, aveva accettato la borsa di studio. Si chiamava Viola e, durante tutto il viaggio, complice la tensione e l’assurdità della situazione, non avevano parlato. Sebbene all’inizio il risultato della ricerca di Gaspar sembrasse negativo, visto che solo

due avevano accettato, quando entrarono nella struttura dedicata degli alloggi si resero conto di quanto fosse la normalità: delle centinaia di ragazzi ai quali è stata offerta la borsa di studio, solamente poche decine avevano accettato.

I ragazzi erano riuniti nella grande sala d’ingresso, piena di ampi divani, tavolini con decorazioni floreali rigogliose e lampade dal design all’avanguardia.

Uno di loro si alzò subito quando le vide ferme sull’uscio, con le valigie strette nelle mani.

«Voi dovreste essere le ultime arrivate. Sono Gabriel.»

Tese loro la mano. Era molto alto, la pelle tendente al pallore e circondata di lentiggini un po’ dappertutto, dal viso fino ai tanti muscoli che l’attillata maglietta faceva vedere.

Gli strinsero la mano e mossero i primi passi in direzione dei divani, per presentarsi anche agli altri. Le ruote dei trolley erano meravigliosamente silenziose e non disturbavano la pacifica atmosfera nella quale erano entrate.

«Da quanto tempo siete qui?» gli domandò Viola.

«Io sono stato il primo ad arrivare. Se non fosse stato per i ragazzi del secondo anno, credo che sarei impazzito. Loro due invece sono arrivati l’altro ieri.»

Indicò i ragazzi che erano seduti con lui sul divano.

«Lui è Mikail.» aggiunse rivolgendosi al più altro dei tre. Aveva uno sguardo malinconico nonostante il sorriso che ricambiò alle ragazze mentre le salutava.

«E lui è Fosco, il mio compagno di stanza.» concluse guardando un giovane smilzo che tenne la testa bassa e disse un quasi impercettibile ciao quando porse la propria mano per salutarle.

«Non fateci caso.» sussurrò Gabriel. «Sono sempre così silenziosi.»

Riprese a parlare in tono normale e si offrì di accompagnarle nella stanza che avrebbero condiviso.

«Venite tutte da Palermo come me?» domandò mentre salivano le rampe di scale che conducevano al secondo piano dell’edificio, dove si trovavano gli alloggi degli studenti del primo anno. Il primo piano era destinato agli studenti giunti l’anno prima, mentre il terzo sarebbe stato occupano l’anno successivo.

«Sì.» rispose Viola.

«Siamo concittadini.» esclamò divertito.

Le camere erano tutte uguali: avevano due letti, due scrivanie e due armadi ciascuna; un bagno era posto a fianco di ogni stanza, in modo da separarle dalle altre.

«Non hanno badato a spese.» commentò Luna poggiando la valigia sul letto.

Dall’unica grande finestra, posta all’esatto centro della parete opposta all’ingresso, si vedeva gran parte del campus, e soprattutto un’intera ala della scuola vera e propria.

«In quanto tempo l’hanno costruita? È eccezionale.» chiese incuriosita Viola.

«Quello che mi hanno detto è che i lavori sono iniziati all’incirca una decina di anni fa. Prima, la città era come se fosse stata congelata nel tempo: aveva ancora costruzioni in pietra, castelli in rovina e nessun segno di avanzamento tecnologico, da energia elettrica a strade.»

«Suppongo che la magia sia stata fondamentale.» disse Luna, osservando quanto meraviglioso fosse stato il lavoro svolto per la costruzione della cittadella. Sembrava un sogno, uno di quei progetti che servono soltanto a mostrare le idee del futuro. Quelle città ricoperte dal verde, con edifici che non distruggono il magnifico ecosistema, ma anzi lo rispettano. Ogni singolo elemento era esattamente al posto giusto, come se in quel luogo esistesse davvero un posto giusto dove collocare un albero oppure un cestino dei rifiuti.

Luna si perse per qualche secondo in quell’immagine idilliaca. La parola utopia aveva acquisito concretezza e nella sua mente aveva quella esatta definizione visiva.

Gabriel si mosse verso la porta che dava sul corridoio.

«Avete cenato?» domandò appoggiando la mano sull’uscio. «Io sto morendo di fame. Se volete mangiamo assieme. Così ci conosciamo un po’.»

Sorrise.

«E poi, il cibo è… ah.» fece, aprendo la bocca e lasciando penzolare la lingua da un lato.

Non sapeva come avesse fatto, essendo estremamente tesa, ma l’atteggiamento amichevole e gentile di Gabriel l’aveva aiutata parecchio a calmarsi.

Era a Nexus da nemmeno un’ora, eppure si sentiva a casa. Quello era il suo posto.

La mensa era straordinaria come tutto il resto. La cura e la dedizione per gli arredamenti e gli ambienti era da lasciare a bocca aperta. Le pareti, i mobili, le lampadine mostravano gli enormi sacrifici compiuti dai nexusiani per non dover sacrificare la magia e abbandonare la città.

La cena fu la più buona che avesse mai avuto. In qualche modo, il cibo aveva un sapore diverso, forse grazie alla magia usata nella preparazione.

«Hanno dei cuochi straordinari qui.» disse Viola mentre assaporava, con grande sorpresa, la gustosa insalata che aveva preso dal ricco bancone. Dai primi ai dolci, dai condimenti alle bevande, c’era di tutto: pollo e pesce arrosto, hamburger di carne e vegani; torte e crostate al cioccolato e alla frutta, semifreddi, ciambelloni e budini; acqua, vino bianco e rosso e bibite gassate di ogni genere.

«Che cosa facevate prima di arrivare qui?» chiese Viola, arrivati al momento del dolce.

«Io stavo per laurearmi in Fisica. Mi mancavano un paio di esami.» rispose Mikail. Sebbene adesso parlasse con più scioltezza, ridendo anche alle battute fatte da Gabriel, sia dalla voce che dalle espressioni era ravvisabile una profonda malinconia, una lieve ma presente tristezza che Luna non riuscì a capire cosa a fosse dovuta.

«Io studiavo a Lingue, ma non è che mi piacesse molto.» rispose Fosco. Parlava con voce molto bassa, al limite del sospiro, non stabiliva mai un contatto visivo con gli altri.

«Accademia militare.» disse Gabriel. Probabilmente avrebbe voluto approfondire di più, ma aveva la bocca talmente piena che fece già fatica a pronunciare quelle due parole.

«E tu?» si rivolse poi a Luna, dopo aver ingoiato il boccone.

«Cercavo di diventare agente di polizia.»

«Quasi colleghi quindi.» commentò entusiasta Gabriel.

«Non proprio.» sussurrò Viola.

«Sapete quando inizieranno le lezioni?» chiese Luna.

«Domani abbiamo il giro del campus, e stando a quello che i ragazzi del secondo anno ci hanno detto dovremmo cominciare dopodomani.» rispose Fosco.

La mensa si stava lievemente popolando. Gli altri ragazzi del primo anno, e tutti quelli del secondo erano arrivati da poco. La stanza sembrava anche più grande dopo il loro ingresso, a causa dell’esiguo numero.

Terminata la cena, essendo esauste, e dovendo tra l’altro ancora sistemare i bagagli, Luna e Viola salutarono i ragazzi e salirono in camera.

«Davvero simpatici, i ragazzi.» disse Viola mentre, con cura maniacale, sistemava i vestiti dentro lo spazioso armadio.

Luna annuì. Stava guardando con un briciolo di vergogna quello che faceva la compagna di stanza, visto che lei stava quasi gettando alla rinfusa i propri effetti personali.

«È la prima volta che vivi da sola?» le chiese allora l’esile e alta ragazza. Aveva riposto la biancheria intima dentro i cassetti come se stesse giocando a Tetris.

«A parte qualche viaggio con amici, sì.» rispose.

«Anche io.» disse sorridendo. Era visibilmente euforica.

Anche Luna lo era, solo che l’ansia per l’importante decisione presa riusciva ad impedirle di esserlo completamente.

Prese l’occorrente e andò nel bagno vicino per lavarsi i denti. Era ormai tutto così bello da risultare fastidiosamente ripetitivo. I sanitari bianchi e lucidi come perle, le piastrelle color panna senza alcun segno di usura, ed i rubinetti dal design moderno avevano reso stupenda anche quella stanza. Persino il dentifricio aveva un sapore straordinariamente gradevole.

Si mise a letto, mentre Viola varcava la soglia del bagno.

Quella fu l’ultima cosa che vide prima di addormentarsi, esausta.

2021-06-22

Aggiornamento

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Samuele Perdichizzi
Classe ‘95, orgogliosamente nerd.
Con Harry, Ron ed Hermione ho imparato ad usare la magia, con Crash sono caduto tante volte nel vuoto, con Sora ho sconfitto Heartless, con Buffy ho salvato il mondo dalle oscure minacce della Bocca dell’Inferno, ho cercato l’anima gemella con Ted, ho corso più veloce della luce con Barry e ho mangiato ciambelle sul divano con Homer.
Adesso, spero che con le mie parole qualcuno possa vivere a fianco di Fosco, Gabriel, Luna, Rubio e Viola i giorni nella perfetta Aradia.
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