Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

La commissaria Li Causi

La commissaria Li Causi
5%
191 copie
all´obiettivo
69
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Novembre 2021

La commissaria Li Causi, dopo anni di lontananza dalla Sicilia, sua terra natia, decide di ritornare a lavorare nel paesino in cui è nata. La bellezza della sua terra le fa riscoprire il suo incanto, ma la riporta indietro nel tempo. Lei ha vissuto per un lungo periodo a Roma, dove tutto è più moderno. Dopo un impatto traumatico con la realtà lavorativa in cui è stata introdotta ed un infausto ricongiungimento con la famiglia, Domenica si renderà conto d’amare ancora la sua terra, anzi forse in maniera più appassionata, e riuscirà a trarre beneficio da coloro che coinvolgerà nella sua vita quotidiana e professionale. Commissaria attenta e precisa, da pochi indizi riuscirà a risolvere un caso di omicidio quasi inspiegabile. Quello di una persona anziana. Con la sua vivida fantasia e con l’aiuto insperato dei suoi uomini, farà trionfare la verità. Nessuno può competere con Domenica perché la divisa non ha sesso, la differenza la fa chi la indossa.

Perché ho scritto questo libro?

Il confine tra il bene e il male non sempre è chiaro. Per me, invece, deve sempre essere il bene a trionfare sul male. Per questo motivo, narrare del lavoro di un membro della nostra comunità che fa parte del bene mi ha fatto sentire in perfetta sintonia con la mia indole sia spirituale che quotidiana. Qualcuno che spende la sua esistenza, la sua vita, il suo tempo per dedicarsi a qualcosa che può migliorare il mondo, che può dare giustizia a delle vittime innocenti merita tutto il mio supporto e la mia gratitudine.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Giorno 07/01/2006

Il giovane commissario di polizia Domenica Li Causi di Collina, provincia di Palermo, quando giunse sul luogo dell’omicidio, rimase colpita dalla serenità del viso della vittima, perché, di solito, quando uno muore ammazzato, gli si può leggere la paura in tutti i tratti somatici. Pasqualina Madonna, vedova Li Causi, faceva eccezione. Il suo cognome era lo stesso del commissario, ma Domenica non l’aveva mai conosciuta.

Continua a leggere

Continua a leggere

Li Causi, in Sicilia, è un cognome molto diffuso e probabilmente discendono tutti dallo stesso ceppo d’origine, ma non era il momento opportuno per pensarci.

La morta sembrava un’innocente vecchietta ammazzata per sbaglio, anche se i suoi vestiti facevano sorgere qualche dubbio.  I suoi abiti erano “antichi”, passati di moda, ma di ottima fattura e ben curati. Indossava un completo di lana bianco e nero, pied poule e intorno al collo, in bella vista, c’erano due visoni con gli occhi di fuori, ammazzati molto tempo prima della signora. Le scarpe “lustre” erano nere e nella borsa c’erano quindicimila euro, integri, quindi l’omicidio non era stato commesso per rapina. Tutto faceva pensare a un ricatto non portato a termine, forse perché il ricattatore era stato disturbato dal passaggio di qualcuno o era stato colto da un raptus di violenza non previsto.

Sul posto, la Scientifica stava facendo gli accertamenti di rito e un uomo era chino sul cadavere.

– Parrino, mi può ragguagliare sulla causa della morte.

Gridò il commissario.

Parrino era il medico legale del paese, molto più anziano del commissario e naturalmente di sesso maschile. Il fatto di dover essere sottomesso a una donna, gli dava fastidio, ma un tale fastidio, che avrebbe fatto volentieri un’autopsia gratuita al commissario.

– Parrino, dunque, la causa della morte!

Con una voce che sembrava quella di un corno sonato male, Parrino rispose.

– La poverina sembra morta per strangolamento, come si può vedere dai segni lasciati sul collo, probabilmente sono state delle mani, ma sarò più preciso dopo l’autopsia.

– E l’ora esatta del decesso!

– Esatta, esatta! Commissario, approssimativamente, secondo la temperatura del fegato, più di dodici ore fa.

– È mezzogiorno, quindi verso mezzanotte, e che cazzo ci faceva una vecchietta a mezzanotte per strada? Voleva essere ammazzata? Qual è il motivo che spinge ad ammazzare una persona anziana?

Il linguaggio di Domenica non era consono a una donna e al suo aspetto esteriore, ma aveva dovuto imparare a parlare in questo modo per avere la possibilità di comunicare con i suoi collaboratori, quasi tutti di sesso maschile, abituati al linguaggio forte e scurrile.

Domenica era il primo commissario donna del paese e molti speravano che fosse anche l’ultimo.

Nessuno era stato entusiasta d’averla in paese sotto la veste di commissario e neanche i suoi uomini la rispettavano abbastanza. Il giorno in cui era arrivata in paese non era stata accolta di buon grado e la prima volta che aveva messo piede in commissariato, l’avevano “taliata” come se avessero visto un extraterrestre.

Districarsi dentro l’angusto commissariato di Collina era stata la prima vera prova per Domenica.

Il suo ufficio aveva la porta che dava direttamente sull’entrata del commissariato, accanto c’era la gabbia, così l’aveva chiamata lei, del centralino e messi come dei cavoli su una bancarella al mercato, sparpagliati per la stanza, c’erano dei tavoli pieni di scartoffie e polvere. Non era certo un bello spettacolo entrare in quel commissariato. Domenica era abituata a ben altro, il suo precedente ufficio faceva parte di un open space, dove ognuno aveva il proprio angolo privato, ma in realtà stavano tutti nella stessa stanza. Il nuovo modo di sistemare gli uffici, lo abbiamo preso in prestito dagli Inglesi e sinceramente noi italiani con questo nuovo metodo, non ci troviamo molto a nostro agio. In un open space bisogna rispettare delle regole di comportamento che non sono consone al nostro modo di vita. Bisogna parlare a bassa voce, non discutere con i colleghi, concentrarsi esclusivamente sul lavoro e, cosa più importante, ricevere gli utenti come se fossero le persone più importanti del mondo.

Nei nostri uffici, invece, si chiacchiera molto con i colleghi, il lavoro è messo in secondo piano e gli utenti non valgono niente, cioè si capiscono, ma in realtà non si ascoltano.

Tutto il lavoro da sbrigare  è lasciato al libero arbitrio della persona preposta a una determinata mansione, dipende da lui se ha voglia di lavorare o se in quel giorno non gli va di farlo.

Domenica era abituata all’inglese: per lei aiutare le persone, cercare di risolvere i problemi, piccoli o grandi che siano, era lo scopo del suo lavoro. Adesso tutto doveva cambiare. Il fatto di dover passare ogni giorno davanti a quei tavoli, con gli uomini che la guardavano male, le aveva dato fastidio fin dal primo momento, e trattare le persone come degli scocciatori non rientrava nel suo modo di comportarsi, ma non aveva ancora visto il suo ufficio. L’ufficio del commissario era uno stanzone informe con un tavolo enorme appoggiato a una parete sulla quale era appesa la fotografia storta del capo dello stato. C’era anche un crocifisso. L’arredamento era antiquato, stile barocco siciliano e il caos regnava sovrano. Avrebbe dovuto aggiustare tutto, ma questo non era l’unico problema di Domenica.

Com’era successo per la prima donna vigile urbano, la prima donna capo dei Vigili del Fuoco, la prima donna assessore, Domenica sapeva di non poter aver vita facile, specialmente in un paese di provincia, arroccato su una rupe distante pochi chilometri dal capoluogo della regione, ma lontano anni luce dalla civiltà. Avrebbe dovuto lottare per qualsiasi cosa ma non si poteva arrendere. Lei era nata in questo paese ma non sentiva di farne parte.

Il desiderio di diventare commissario le era venuto da piccola e, come per la vocazione dei sacerdoti, Domenica era stata chiamata a diventare poliziotta. La sua famiglia non aveva mai appoggiato le sue scelte, anzi l’aveva sempre ostacolata e a un certo punto era stata anche minacciata dal padre di scomunica, ma niente e nessuno l’aveva potuto dissuadere dal suo proposito.

Se continui a voler fare il poliziotto, è meglio che ti dimentichi di noi e della tua casa. Le aveva detto il padre prima che lei partisse per Roma, tanti anni prima.

Mentre ripensava agli inizi della sua vocazione, un forte rumore la fece sobbalzare e ritornare alla realtà: era passato un motore a tutto gas.

– Capuano, fatti un giro per il quartiere e senti se qualcuno ha visto qualcosa.

– Agli ordini commissario!

E sbattendo i tacchi si allontanò.

– Questo ragazzo mi farà venire l’ulcera, un poco di bicarbonato Lo Giudice.

Un ragazzino appena alto quanto lo standard per diventare poliziotto, mise una mano in “ sacchetta” e tirò fuori delle pastiglie di malox antiacido.

– Queste sono migliori, commissario. E le porse a Domenica.

– Dovevi continuare a fare l’infermiere, non il poliziotto.

E se ne mise due in bocca.

La digestione era sempre stata il problema fisico del commissario e aveva influito molto sulla sua personalità. Il fatto di avere sempre la sensazione d’acido nella bocca e il cibo che stenta sempre a scendere per la digestione, faceva di Domenica una donna dal carattere impossibile e acido come il suo stomaco. La mattina sorbiva il suo caffè con dei biscotti e puntualmente non lo digeriva mai.

– Stamattina la seconda tazzina di caffè non la dovevo prendere. Chi ha trovato il cadavere?

– Dei ragazzini giocando tra i bidoni della spazzatura, l’hanno vista e ci hanno chiamato.

– Convocali in caserma, assieme ai genitori, mi raccomando.

– Commissario, la morta stringe qualcosa nel pugno, sembra un foglio di carta, ma non posso aprire la mano a causa del rigor mortis e poi mi sembra stranamente sudata, sarò più preciso, quando farò l’autopsia.

La maniera strascinata di pronunciare quel “quando”, lasciò Domenica con una brutta sensazione.

– Parrino, sarebbe a dire? Quando?

– Sarebbe a dire che ci sentiamo fra tre giorni, buongiorno.

– Parrino, ma lei vuole scherzare? Fra tre giorni l’assassino potrebbe essere all’altro capo del mondo a prendersi il sole. Su,  via, faccia uno sforzo, io non credo che abbia tutto questo gran da fare.

– Commissario, ho parecchio da fare, ho tre morti che mi aspettano.

– È successo un disastro e io non ne so niente?

– Non cominci a “sfruguliare”.

– Non può fare prima?

– Va bene per lei farò un’eccezione, domani le faccio sapere qualcosa.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “La commissaria Li Causi”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Clelia Marchello
Sono nata a Palermo e qui vivo da sempre. Sono laureata in servizi giuridici per l’impresa e sono una libera professionista. Mi piace il mio lavoro, ma adoro scrivere da quando sono piccola. La mia prima poesia l’ho scritta a otto anni. La legalità e l’integrità morale sono le bandiere che faccio garrire sia nella vita professionale che in quella privata. Sono mamma e nonna.
Sono e sarò per sempre una paladina delle cose giuste e nessuno mi farà mai cambiare idea.
Condividere le esperienze positive della mia vita mi fa sentire invincibile, quelle negative le lascio vivere e sviluppare soltanto nel mio cuore.
Clelia Marchello on FacebookClelia Marchello on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie