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La dinastia della XXI luna

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Consegna prevista Marzo 2020

Una ragazza e una lanterna.
Questo è quello che inizialmente conosciamo entrando nei sogni di Mune, la giovane protagonista che è perseguitata dalla morte dei genitori e si rifiuta di vivere nella realtà, rifugiandosi così proprio in quei sogni.
Sogni in cui poi scoprirà dei retroscena sul suo passato, oscuri e non.
Sogni che si riveleranno la sua realtà.
Dove di lì a poco incontrerà l’amore, la sofferenza, e la magia.
Pronto a tuffarti nel suo mondo?

Perché ho scritto questo libro?

In realtà la mia idea non era quella di scrivere un libro, nel preciso istante in cui ho iniziato: stavo affrontando vari cambiamenti nella mia vita, stavo male con me stessa e odiavo il resto del mondo, in quel momento ho trovato rifugio nella scrittura, un luogo in cui non c’erano limiti alla mia fantasia, in cui potevo sfogare il mio dolore e assopire le mie ansie, un luogo in cui essere libera, un luogo tutto mio, e a poco a poco si è trasformato in un vero e proprio libro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Fui colpita da una miriade di emozioni che il mio corpo non era più in grado di contenere.
Tristezza
Rabbia
Confusione
Si mescolavano tra loro come degli acquerelli su una tela.
Improvvisamente esplosi, emanando luce attorno a me, dapprima chiara e limpida, lentamente si scurì sempre di più, fino al punto di diventare nera come la pece. Ero come circondata da un anello di energia oscura, che in un attimo si era propagato in tutto il perimetro circostante, per poi dissolversi lentamente.
Ora aleggiava un velo di oscurità attorno alla casa, oramai distrutta. Tutto si era dissolto nel nulla più assoluto, era andato tutto in mille pezzi, tutto ciò che conoscevo, così come mio padre, mia madre e allo stesso tempo mi ero smarrita anch’io; Nell’oblio della solitudine.

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Qualche tempo prima

Avevo il respiro affannoso.
Vedevo offuscato.
Le mani mi tremavano, e con loro tutto il resto del corpo.
Avevo il volto bagnato, forse lacrime, forse pioggia, forse entrambe. Sentivo la tristezza invadermi il petto, come un fuoco che divampa nel bel mezzo della foresta. E così ero io, un ramoscello che prendeva fuoco.
Un attimo dopo senza preavviso sopraggiungeva quel solito dolore insopportabile, proprio sulle tempie, e tutto nella mia testa sembrava offuscarsi.
L’attimo dopo ancora ero di nuovo lì, nella mia stupida, banale stanza.
Ripensai ad ogni dettaglio, ma i miei ricordi erano annebbiati, e confusi, e per quanto volessi non fui in grado di riportare alla mente nient’altro, avevo solo un’infondata consapevolezza di non essere sola, qualcuno era lì con me, qualcuno al quale inspiegabilmente avrei dato la mia stessa vita.

Ogni notte il solito incubo, se così si può definire. Ogni notte la mia mente continuava a rievocare quelle sensazioni, sensazioni che mi appartenevano ma che in questo momento non sentivo mie.
Continuavo a rivivere frammenti di immagini rubate da chissà dove, ricordi forse, ed era frustante, la loro provenienza rimaneva sempre un enorme punto interrogativo, stampato a fuoco nella mia mente.

Ero finalmente riuscita ad alzarmi, ed ora ero lì in piedi, immobile davanti a quello specchio, alzai finalmente la testa, e incontrai i miei occhi, il mio sguardo si soffermò su di me, o meglio, sul mio riflesso nello specchio, su quella persona che all’apparenza ero io, ma che ormai non riuscivo più a riconoscere. I lunghi capelli color nocciola, mi ricadevano sulle spalle fermandosi ad un palmo dal mio fondo schiena, sembravano più un groviglio di rami di cui il giardiniere si è dimenticato di prendersi cura, risultavano arruffati e spenti proprio come il mio animo.
A detta di mia zia quando mi guardava negli occhi vedeva il suo caffellatte, ed io non sapevo mai se prenderlo come un complimento o meno.
“Basta che una mattina non ti sbagli zia Keit e non inizi ad inzupparci quei tuoi biscotti nauseanti” era la mia risposta il più delle volte, e finivamo il discorso con una risata collettiva.

~~*~~

Era stata l’ennesima nottataccia, andava avanti da mesi ormai, ma come ogni mattina mi ero riuscita a separare dal letto, e come uno zombi mi ero trascinata fino alla porta, il mio corpo si muoveva senza volerlo, avevo posato la mano sul pomello, e dopo un leggero *click* si era schiusa. Ed eccomi ripiombata nelle tenebre, intorno a me c’era un silenzio assordante, io ero immobile di fronte a quell’inquietante corridoio, che mi attendeva impaziente. Sentii una voce. Quasi un sussurro, sembrava provenire dall’oltretomba per quanto fosse cupo. Il cuore si agitò e in un attimo aumentò le sue pulsazioni, ero fragile e vulnerabile, e tutto intorno a me sembrava essermi ostile. Rimasi li, paralizzata, appena un passo oltre la mia stanza, poi la voce cessò. Si susseguirono attimi interminabili di silenzio.
Poi udii delle voci, questa volta il suono proveniva dal piano sottostante. Nessun sussurro, nessuna voce di tenebra, gli incubi mi stavano dando tregua, lasciando spazio, almeno per un momento a quella che si poteva definire normalità.

I miei due fratellini urlavano e si rincorrevano per casa, avevano sei anni e insieme non riuscivano a fare la mia età.
Ci fu un tonfo, mi sporsi più avanti fino ad affacciarmi al pianerottolo che dava sull’atrio.
“Dannazione, era un cimelio di famiglia, sapete per caso quanto valesse?” Fu la voce dura e forte di mio padre a parlare.
Sostituita immediatamente da una dolce e premurosa, la mamma cercava sempre di calmare l’animo tempestoso di Hardie, così lo chiamava lei, per noi ovviamente era solo ‘papà’.
“Ragazzi a tavola o vi perderete anche questo pasto”
Solo in quel momento una scia di inebriante profumo mi pervase, proveniva dalla cucina, feci un lungo respiro per assaporarne ogni sfumatura; lasagne.
Nel frattempo Jason e Jonathan senza farselo ripetere due volte, avevano eseguito gli ordini di nostra madre, e adesso sedevano ognuno al proprio posto, probabilmente anche loro erano stati assaliti da quell’ondata di profumo, o più semplice te erano spaventati all’idea di saltare il pranzo, di nuovo. L’attenzione mi ricadde immediatamente su mio padre; era chinato a terra, i lineamenti corrugati, le braccia tese verso il basso e le gambe piegate, era dedito nel raccogliere ogni singolo pezzo di coccio, che toccando il suolo si era spezzato.

Distolsi lo sguardo da lui, mi guardai attorno, la luce che entrava dalla finestra dava alla casa quell’accoglienza che al calar del sole mancava. Mi aggrappai al corrimano, forse per sentirmi più al sicuro, e il caldo legno scaldato dal sole mi penetrò nel palmo, fino a scongelarmi il cuore, che ormai aveva ripreso il suo naturale battito.
Scendevo uno scalino alla volta, lentamente sollevavo il piede e altrettanto lentamente lo appoggiavo su quello successivo, e così via. Questo mi dava modo di pensare. Forse avrei dovuto aggrapparmi a ciò che mi circondava, avrei dovuto dar peso ai piccoli gesti, e alla bellezza della quotidianità, e allora, solo allora mi sarei sentita tale anch’io.

Era un lunedì qualunque, e mentre addentavo il mio pancake allo sciroppo d’acero osservavo la normalità di una mattinata invernale. Una semplice colazione con la mia famiglia, niente di più, niente di meno.
La mamma era lì con i suoi occhi color ghiaccio, mentre i capelli erano scuri, proprio come i miei, e i miei fratellini erano tutti il papà, capelli biondi cenere e occhi verdi, tranne Jonathan, lui li aveva color prugna. Papà era alto e sia Jason che Jonathan sembravano aver ripreso da lui, mentre io e la mamma eravamo nella norma, ne troppo basse ne troppo alte, ‘con un paio di tacchi sarai perfetta, e poi nella botte piccola c’è il vino buono’ finiva sempre la frase facendomi un occhiolino.
“Mune tra 30 minuti esatti arriva il tuo professore di trigonometria se non sbaglio”
“Di letteratura mamma” la corressi
“Oh si giusto” poi si avvicinò “fai la brava” mi diede un bacio sulla fronte e si diresse verso la porta.
“Ragazzi andiamo o farete tardi”
E così rimasi sola. Anch’io un tempo andavo a scuola, ma un giorno quando mi svegliai improvvisamente la mia casa era diventata anche la mia scuola e il tavolo del salone il mio banco.
Era il due novembre, esattamente la mattina del mio ottavo compleanno, mi raccontava la mamma, e una bambina inspiegabilmente si era ustionata mentre litigava con una sua compagna, temevano che potesse accadere di nuovo, “potrebbe capitare a te Mune, non sei al sicuro in quella scuola, cerca di capire” fu ciò che mi dissero. E così fui confinata in quelle quattro mura tristi. E io non obiettai, non che avessi scelta. Ora ne avevo 14 e odiavo festeggiare il mio compleanno, mi ricordava quel giorno, quel giorno che aveva precluso la mia libertà.

Il tempo scorreva in avanti veloce, come l’acqua in cima ad una cascata, e nulla sembrava essere cambiato.
Ecco tornare quella terribile sensazione, il mio petto prese vita propria, e lo stomaco si attorcigliò. Si crearono mille sfumature attorno a quell’oscurità e una sagoma iniziò a prendere forma, nel buio della mia mente.
Portava una giacca di pelle, un capotto lungo fin sopra le ginocchia e stivali neri. L’oscurità del cielo che colpiva per metà il suo volto, mi impediva di distinguerlo, solo il suo sguardo intenso e agghiacciante era in parte visibile, il cappello che portava lo aiutava a nascondersi, fuoriusciva soltanto una ciocca di capelli, rigorosamente scuri. Anche se il suo viso era rivolto verso il basso, era evidente che mi osservava. E io avevo l’impressione di conoscerlo, anzi ne ero certa.
Tra sogni e incubi, la notte si era schiarita lasciando spazio all’alba. Ma i miei pensieri non erano chiari per niente.
La sveglia risuonò, come ogni mattina, e come un robot eseguii esattamente gli stessi gesti quotidiani. Rifare il letto, vestirmi, mettere i panni a lavare e così via.
Sembrava essere una normale mattinata invernale.
Alzai la tapparella della finestra e vidi lacrime di pioggia scivolare lungo di essa, erano i lampi tra le nuvole ad illuminare il cielo cupo. Mi affacciai fuori dalla stanza, vidi, la cameretta dei miei fratellini socchiusa, dormivano. Stavo per scendere le scale quando sentii i miei parlare.
“Hardie, sta davvero per succedere?”
“Si Melanie, dobbiamo essere pronti” fece una lunga pausa “anzi devo, tu devi andartene, devi andare via con i ragazzi, ora.”
“No Hardie no, non ti lascio qui da solo non potrei mai” vidi lacrime scivolare lente sul volto di mia madre “non voglio” queste ultime parole uscirono come un misto tra un sussurro e una supplica.
Ora mio padre le prese il volto tra le sue mani, “non abbiamo scelta, devi proteggerli, e io devo proteggere tutti voi”
Le lacrime si trasformarono in un singhiozzo disperato, poi le loro labbra si incontrarono in un lungo appassionato bacio d’addio.

Quando nell’aria finalmente aleggiava la calma, la porta fu spalancata, e dietro di essa si vide l’ombra di un uomo incappucciato, le gocce d’acqua dapprima addosso a lui, caddero pesantemente sul parquet, e mentre avanzava con i suoi scarponi lasciando scie di fango, i suoi passi ruppero il silenzio assordante della casa.
“Sono qui per Mune Fries” quella voce di tenebra esplose nell’aria.
Avevo gli occhi della stanza addosso a me, e sentii mio padre urlare “ORA”.
Mia madre fece gli scalini a due a due, in un attimo era di sopra, entrò nella stanza dei miei fratelli, mentre io ero lì, paralizzata.
Ed ecco il misterioso uomo piombare davanti a me, papà aveva tentato di fermarlo, ma ora era riverso sul pavimento, il sangue che gli colava dalla testa, e mi guardava, nei suoi occhi leggevo la sua sconfitta.
Ero faccia a faccia con il nemico, il suo sguardo puntò il mio e la sua voce roca mi penetrò nel profondo.
“Tu non sarai più una minaccia per la mia missione”
Poi mi colpì, ero a terra, e quell’uomo era su di me, e mentre mio padre lentamente si riprendeva, una mano teneva stretto il mio collo, ero debole, e per un attimo mi sembrò che il tempo stesse accelerando. Poi vidi il volto di mio padre, cercava invano di liberarmi dalla presa, riuscendo a colpirlo più volte ma fu spinto via brutalmente, così forte che il muro di cartongesso si sgretolò all’impatto. Quello fu l’ultimo ricordo che ho di lui, spazzato via in un attimo. Una lacrima silenziosa scivolò lungo il mio volto, un’unica, singola, innocente lacrima che bastò a scatenare la mia ira, e finalmente in me trovai una forza nascosta, emanai un’energia potentissima, da provocare una piccola esplosione, l’uomo si allontanò di colpo, lo vidi prendere i miei fratelli, ma erano solo frammenti sfuocati e confusi. Poi persi i sensi.
Persi la cognizione del tempo, d’un tratto il buio si era impossessato della luce, così come della stanza, che era quasi completamente immersa nell’oscurità, tranne per un piccolo spiraglio, che silenziosamente si era intrufolato creando una scia dalla finestra fin sopra il divano.
Andai a tentoni da mia madre, che si trovava proprio lì, ora ero sopra di lei, le mie lacrime cadevano finendo sul suo viso, ora anche i suoi occhi si riempirono d’esse,
“Mune piccola mia non piangere” poi mi sorrise, con fare dolce.
“Mamma” iniziai a singhiozzare, “mamma ti prego non lasciarmi” facevo fatica a parlare.
“Tesoro ascoltami, abbiamo poco tempo” si soffermò un secondo “vorrei aver potuto fare di più per te” la sua voce sembrava essere calma mentre io continuavo la cascata di acqua salata che scendeva dai miei occhi “ti prego no” Dissi con un filo di voce.
Mi accarezzò la guancia “quell’uomo lavora per qualcuno, qualcuno che ti vuole fare del male, ed ora” faceva fatica a continuare “ora ha preso i tuoi fratelli, trovali Mune e salvali.”
“Te lo prometto mamma, te lo prometto” continuavo a ripetere “rimani qui con me, ho bisogno di te” poi la sua mano si mise davanti la mia bocca.
“Shh” mi disse “Ricordati che io sarò sempre qui con te” ora indicò il mio cuore “sei speciale figlia mia, sei sp..”. Poi la mano cadde, lasciando dietro di sé un tonfo sordo.
I suoi occhi erano fermi e con essi il suo respiro.
E tutto d’un tratto uscì tutto ciò che avevo dentro, come se il mio corpo non riuscisse più a trattenere tutto quel dolore, esplosi in un urlo anomalo, e il mio corpo inizio ad emanare luce.
Ero diversa, e forse dentro di me lo avevo sempre saputo, quella bambina, quella che aveva provocato l’ustione, ero io, lo ero sempre stata.

Capitolo II

“Non serve a niente rifugiarsi
Nei sogni e dimenticarsi
Di vivere.”
( j.k. Rowling)

3 anni dopo

Di nuovo quel ragazzo.
Di nuovo quel sentiero.
Di nuovo quel bagliore tra i rami.
Tutt’intorno era buio, di quel buio inoltrato, nero come la pece. Quel nero che lascia immaginare che la notte si era impadronita del tempo già da un po’.
Quel nero che non lascia intravedere nulla, nemmeno un’ombra.
Il mio sguardo si soffermava inevitabilmente su quell’unica fonte di luce: una
lanterna. E poi c’era quel ragazzo, di cui si poteva distinguere soltanto la sagoma. E anche se i sogni erano cambiati, la sensazione era sempre la stessa, così come lo era il ragazzo vestito di nero.
Le immagini si susseguivano sempre allo stesso modo, la luna piena, il sentiero oscuro e il
Ragazzo con la lanterna. Il tempo era come congelato ed il silenzio quasi assordante, era interrotto dal frusciare delle foglie. Mentre i rami danzavano a ritmo del vento il mio cuore batteva seguendo quella stessa melodia. E il ragazzo era sempre lì, con lo sguardo verso la
luna, la mano era protesa verso il cielo a sorreggere la lanterna, come se essa fosse
l’unica via di salvezza, quasi un’invocazione a una luce più grande; la luna.
Di nuovo quel bagliore tra i rami.
Di nuovo quel sentiero.
Di nuovo quel ragazzo.
Di nuovo quel sogno, quel sogno in cui la mia attenzione ricadeva sempre nello stesso punto.
La lanterna, la luna e il ragazzo.
Il ragazzo e la luna.
La luna.
Ero come perseguitata da quel cerchio luminoso nel cielo. Perseguitata da quelle immagini, e quel singolo avvenimento che riaffiorava nella mia mente soltanto al calar del sole. Una singola sequenza ripetuta all’infinito.
La mente correva avanti e indietro sul quel filo immaginario che legava il sogno alla realtà…

28 agosto 2019

Evento

Centro sportivo nocetta, via Silvestri, 16, 00164 Roma (RM)
Presentazione del libro La dinastia della XXI luna, ore 11.
17 giugno 2019

Aggiornamento

Finalmente siamo arrivati al 20% e 40 di voi hanno già comprato il mio libro è molti di voi lo hanno già finito facendomi sapere che ne sono entusiasti, e questo non potrebbe rendermi più felice. Siamo sulla strada giusta!!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Libro fantastico! Storia entusiasmante e mai scontata. Bellissimi i vari riferimenti alle saghe più classiche che i veri intenditori avranno sicuramente scovato. Lettura avvincente e assolutamente consigliata!

  2. (proprietario verificato)

    Voglio dirvi le emozioni che mi ha trasmesso questo libro.
    L’inizio è piacevole, scorre bene e non lascia trapelare molto del mistero che mano a mano verrà narrato. Quasi fino all’ultimo è come se avessi trattenuto il respiro. Mi sono sentita coinvolta. Hai narrato in un libro di fantasia una grande verità, tutti abbiamo una parte di luce e una parte di ombra, e tu le hai narrate molto bene. Ho sentito il duello interiore che veniva combattuto in Mune, lo stesso che sento dentro di me. Sono felice di avere acquistato e letto il tuo libro. Spero tu ne scriva altri.

  3. Un Fantasy molto interessante e originale. Non cercate di intuirne la trama mentre leggete la prima parte perché non ci riuscireste. Le sorprese e le rivelazioni sono tutte nella seconda metà! Questo libro va sicuramente letto con calma e con molta attenzione. Le dinamiche iniziali che appaiono strane e possono creare confusione saranno poi spiegate e tutto avrà un senso. Mi è piaciuto molto leggere di Mune, della confusione che imperversava nella sua mente e di scoprirne il motivo. Faccio i miei complimenti all’autrice.

  4. (proprietario verificato)

    molto bello! è molto coinvolgente sembra proprio di immedesimarsi nella protagonista!!!

  5. (proprietario verificato)

    molto bello, complimenti è veramente intrigante e coinvolgente sembra proprio di immedesimarsi nella protagonista!!!

  6. (proprietario verificato)

    Avvincente , intrigante , scorrevole , ricco di colpi di scena , personaggi in cui è facile immedesimarsi , descrizioni dettagliate che ti permettono di immergerti completamente nella storia. In poche parole…una volta iniziato impossibile smettere di leggerlo!

  7. (proprietario verificato)

    Finitooo. 📖
    Allora, dico le cose belle che mi sono piaciute. 
    Ricco di tanta fantasia.
    La storia cattura.
    La scrittura è scorrevole.
    Alcuni passaggi sono molto suggestivi. 
    Brava. Complimenti perché non è facile scrivere,  inventare,  creare, affascinare.  Hai fatto un ottimo lavoro.

  8. (proprietario verificato)

    Due parole: magni fico. L’ho letteralmente divorato, e vi assicuro che di solito divoro dolci e non libri! Consigliato vivamente a tutti coloro che vogliono addentrarsi in qualcosa di davvero intrigante!
    Complimenti all’autrice

  9. (proprietario verificato)

    Ho comprato questo libro pochi giorni fa , nonostante la mia giornata sia fitta di impegni ogni attimo libero mi metto a leggerlo, la storia è avvincente e introspettiva, ci si immedesima facilmente nella protagonista e questo rende il tutto più avvincente. Si resta facilmente incollati a leggere e per questo non vedo l’ora di avere il tempo di finirlo, anche se mi manca ancora poco spero che ci potrà essere un seguito .

  10. (proprietario verificato)

    A distanza di poche ore dall’ arrivo del libro, l’ ho letto tutto. Personalmente lo consiglio a molte persone perché esso si legge con molto piacere grazie alla presenza di vari colpi di scena. Personalmente questo libro mi ha coinvolto molto anche moralmente facendomi immedesimare e facendomi vivere le stesse sensazioni del personaggio. Quindi davvero, complimenti!

  11. (proprietario verificato)

    Storia di una ragazza “singolare”, che combatte la realtà a tratti deludente rifugiandosi nei sogni spesso rivelatori del proprio passato appannato, misterioso. Una trama avvincente, non banale, che mi ha tenuto incollato fino all’ultima pagina. Scorrevole nonostante sia la prima edizione, da leggere tutto d’un fiato o anche in pochi giorni.
    Ho apprezzato molto le descrizioni particolari e il traviamento del protagonista che mi ha permesso più volte di immedesimarmi.
    Lo consiglio a chiunque abbia voglia di prendersi una pausa da volumi troppo impegnativi e godersi un bel libro, piacevole, avvincente.

  12. (proprietario verificato)

    Letteralmente divorato ! Appena mi è arrivato non ho aspettato un secondo per iniziarlo a leggere , lo consiglio a chi non cerca letture banali

  13. (proprietario verificato)

    Letteralmente divorato ! Appena mi è arrivato non ho aspettato un secondo per iniziarlo a leggere , lo consiglio a chi non cerca letture banali.

  14. (proprietario verificato)

    Il libro (interamente leggibile da subito ) è davvero scorrevole , si legge facilmente e con piacere ! Ricco di colpi di scena, così avvincente che è quasi impossibile smettere di leggerlo!

  15. Complimenti veramente avvincente e le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono così accurate che sembra di essere dentro la storia!!!!

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Little Mune
Natalia Foffi è nata e cresciuta a Roma.
Ama la fotografia, ama nuotare ma più di tutto ama scrivere, sin da quando è piccola.
È l’ultima di quattro fratelli, e nonostante abbia passato una bellissima infanzia, la vita a volte le ha regalato più sconfitte che vittorie, per questo proprio come Mune, la protagonista del suo primo libro, spesso si è rifugiata nel suo mondo.
Natalia è una semplice ventunenne romana, è vero, ma è anche una sognatrice, proprio come voi.
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