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La dinastia della luna. La rivelazione

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Ad appena quindici anni, Mune Fries assiste all’assassinio dei genitori e al rapimento dei fratelli proprio nel luogo che dovrebbe essere per lei il più sicuro: casa sua. Un uomo vestito di nero ha aperto la porta e in pochi istanti ha sconvolto il suo mondo, privandola della famiglia e rendendola consapevole, suo malgrado, di possedere un potere enorme del quale non era a conoscenza. Da quel giorno tremendo, la ragazza si rifugia nel mondo dei sogni, finendo presto per smarrirsi tra figure incappucciate e ombre minacciose, la voce familiare di un ragazzo e la luce calda di una lanterna magica, percorrendo il sentiero che forse la condurrà di nuovo a casa.

Prologo
Fui colpita da una miriade di emozioni che il mio corpo non era in grado di contenere.
Tristezza.
Rabbia.
Confusione.
Si mescolavano tra loro come degli acquerelli su una tela.
Improvvisamente esplosi, emanando luce attorno a me – dapprima chiara e limpida – che lentamente si scurì sempre di più, fino al punto di diventare nera come la pece. Ero come circondata da un anello di energia oscura, che in un attimo si propagò in tutta l’area circostante per poi dissolversi lentamente.
Ora, attorno alla casa ormai distrutta, aleggiava un velo di oscurità. Tutto ciò che conoscevo si era dissolto nel nulla più assoluto ed era andato in mille pezzi: mio padre e mia madre, e allo stesso tempo mi ero smarrita anch’io, nell’oblio della solitudine.

Capitolo 1
Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima di ciò che siamo a nostra insaputa. L’umorismo, Luigi Pirandello

Qualche tempo prima
Era buio.
Avevo il respiro affannoso. Vedevo offuscato.
I miei occhi non riuscivano ad abituarsi a quell’oscurità. Le mani mi tremavano, e con loro tutto il resto del corpo.
Alzai gli occhi al cielo, intravedendo una luce soffusa tra le nuvole.
La luna, pensai.
Avevo il volto bagnato, forse lacrime, forse pioggia, forse entrambe. Sentivo la tristezza invadermi il petto, come un fuoco che divampa nel cuore della foresta. E così ero io, un ramoscello che prendeva fuoco.
Ero intrappolata tra quegli alberi familiari, come se volessero dirmi qualcosa.
Un attimo dopo, senza preavviso, sopraggiunse quel solito dolore insopportabile, proprio alle tempie, e tutto nella mia testa sembrò offuscarsi.

Continua a leggere

L’attimo dopo ero di nuovo lì, nella mia banale stanza.
Ripensai a ogni dettaglio, ma i miei ricordi erano annebbiati e confusi, e per quanto volessi non fui in grado di riportare altro alla mente. Avevo solo un’infondata consapevolezza di non essere sola; qualcuno era lì con me, qualcuno al quale inspiegabilmente avrei dato la mia stessa vita.
Ero sdraiata nel mio letto, a fissare un punto nel vuoto.
Gli occhi si erano schiusi da poco, eppure avevano già visto tutto.
Ogni notte il solito incubo, se così si poteva definire; ogni notte la mia mente continuava a rievocare quelle sensazioni, sensazioni che mi appartenevano ma che in quel momento non sentivo mie.
Continuavo a rivivere frammenti di immagini rubate da chissà dove – ricordi, forse – ed era frustrante. La loro provenienza rimaneva sempre un enorme punto interrogativo, marchiato a fuoco nella mia mente.
Finalmente riuscii ad alzarmi e poco dopo mi ritrovai in piedi, immobile davanti allo specchio. Sollevai finalmente la testa e incontrai i miei occhi. Il mio sguardo si soffermò su di me, su quella persona che all’apparenza ero io, ma che ormai non riuscivo più a riconoscere. I lunghi capelli color nocciola mi ricadevano sulle spalle fermandosi a un palmo dal fondoschiena. Sembravano più un groviglio di rami di cui il giardiniere si è dimenticato di prendersi cura. Risultavano arruffati e spenti, proprio come il mio animo.
A detta di mia zia, quando mi guardava negli occhi vedeva il suo caffellatte, e io non sapevo mai se prenderlo come un complimento o meno.
«Basta che una mattina non ti sbagli, zia Kate, e inizi a inzupparci quei tuoi biscotti nauseanti» era la mia risposta il più delle volte, e finivamo il discorso con una risata.
La mia stanza sembrava uscita da un museo: avevo sempre amato lo stile ottocentesco, e avevo cercato di riprodurlo nella mia camera.
Il letto a baldacchino faceva da tela a delle misteriose incisioni.
La luna e la fenice erano quelle che perlopiù si ripetevano. Non mi ero mai chiesta cosa significassero, eppure quegli strani sogni mi destavano dei dubbi, e quella luna era sempre più ricorrente.
Presi posto sulla sedia di fronte a me. Lo schienale aveva la forma di una foglia e il sedile era imbottito. Su di esso vi erano rappresentati i fiori di ciliegio, cosa che lo rendeva indubbiamente il mio mobile preferito.
Ero sul punto di prendere in mano la penna dalle incrinature dorate.
Un rumore incessante iniziò a ticchettare pesantemente sulla finestra, così mi voltai e vidi lacrime di pioggia scivolare lungo di essa; erano i lampi tra le nuvole a illuminare il cielo cupo.
Tra un tuono e l’altro, un ricordo fece breccia nella mia mente.
Era il due novembre, la mattina del mio ottavo compleanno, lo ricordavo perfettamente. Anche quel giorno di sette anni prima il cielo sembrava esser triste. Mia madre mi raccontò che una bambina inspiegabilmente si era ustionata mentre litigava con una sua compagna. I miei temevano che potesse accadere di nuovo.
«Potrebbe capitare a te, Mune. Non sei al sicuro in quella scuola, cerca di capire» fu ciò che dissero. È da quel giorno che io e i miei fratelli studiamo a casa con nostra madre. Anche lei insegnava nella nostra scuola, e dopo quel fatto non vi era più tornata.
Non mi ero opposta, era l’unica scuola nel raggio di chilometri.
Non ho scelta, mi ripetevo. Eppure sapevo che quello non era l’unico motivo.
Avevo avuto paura anch’io, quel giorno, forse più di tutti gli altri bambini. Per me gestire le emozioni era sempre stata un’impresa.
“Senti tutto, troppo, piccola mia” mi diceva mia zia. Allora non sapevo cosa intendesse, ma forse cominciavo a comprendere quella frase. Quella stessa paura era ancora imprigionata dentro di me, come un livido ormai invisibile.
Avevo avuto paura e non mi ero opposta, perché in fondo tornare in quella scuola avrebbe voluto dire riaprire una ferita.
Avevo paura, e così mi ero nascosta dentro me stessa, come quando temi il buio e tiri la coperta fin sopra la testa, ma alla fine prima o poi sarei dovuta uscire da quel letto e tornare ad affrontare la realtà.
Col tempo la paura si era assottigliata e avevo iniziato a farmi più domande.
Ogni mattina guardavo la finestra, fissavo la mia scrivania e desideravo studiare al di fuori di quelle quattro mura tristi. Era un po’ che osservavo sfilare davanti a casa mia i miei coetanei, era un po’ che mi sentivo sempre più prigioniera di quella villa, quella stanza era diventata troppo piccola per i miei sogni, e i dubbi che risiedevano nella mia mente stavano uscendo tutti assieme, senza lasciarmi il tempo di prendere fiato. Ormai di anni ne avevo quindici e quei sogni li avevo soffocati con me, sotto le coperte. Odiavo festeggiare il mio compleanno, odiavo anche solo vederlo arrivare, mi ricordava il giorno in cui la mia libertà mi era stata preclusa.
La finestra descriveva appieno il mio umore. Anche se era stata l’ennesima nottataccia, ero riuscita a separarmi dal letto e mi ero diretta alla scrivania, come ogni giorno, come se fossi un robot. Il tempo scorreva in avanti veloce, come l’acqua dalla cima di una cascata, e nulla sembrava essere cambiato. Tra sogni e incubi, la notte si era schiarita lasciando spazio all’alba, e anche se i miei pensieri non erano affatto chiari sembrava proprio essere una normale mattinata invernale.
«Mune, tesoro, vieni a fare colazione» risuonò la dolce voce di mia madre nella stanza. «Studi dopo» aggiunse, ma non sentivo alcun brontolio allo stomaco e non avevo alcuna voglia di mangiare.
Decisi lo stesso di raggiungere la mia famiglia al piano sottostante.
Il mio corpo si muoveva senza volerlo: avevo posato la mano sul pomello, e dopo un leggero click la porta si era schiusa.
Ed eccomi ripiombata nelle tenebre.
C’era un silenzio assordante. Ero immobile di fronte a quell’inquietante corridoio che mi attendeva impaziente. Poi sentii una voce, quasi un sussurro; sembrava provenire dall’oltretomba per quanto era cupo. Il cuore si agitò e in un attimo aumentò le sue pulsazioni. Ero fragile e vulnerabile, e tutto intorno a me sembrava essermi ostile. Rimasi lì, paralizzata, appena un passo oltre la mia stanza. Poi la voce cessò. Si susseguirono attimi interminabili di silenzio, e per un momento mi sembrò di tornare nei miei incubi.
Poi udii delle voci, questa volta provenienti dal piano di sotto. Nessun sussurro, nessuna voce di tenebra, quegli incubi mi stavano dando tregua, lasciando spazio almeno per un momento a quella che si poteva definire normalità.
I miei due fratellini urlavano e si rincorrevano per casa, avevano sei anni e insieme non riuscivano a fare la mia età.
Ci fu un tonfo. Mi sporsi più avanti fino ad affacciarmi dal parapetto che dava sull’atrio.
«Dannazione, era un cimelio di famiglia, avete idea di quanto valesse?» Fu la voce dura e forte di mio padre, sostituita immediatamente da una più dolce e premurosa: la mamma cercava sempre di calmare l’animo tempestoso di Hardie – così lo chiamava lei – mentre per noi ovviamente era solo papà.
«Ragazzi, a tavola.»
Solo in quel momento una scia di inebriante profumo proveniente dalla cucina mi pervase. Feci un lungo respiro per assaporarne ogni sfumatura: pancake.
Nel frattempo Jason e Jonathan, senza farselo ripetere due volte avevano eseguito gli ordini di nostra madre e adesso sedevano ognuno al proprio posto. Probabilmente anche loro erano stati assaliti da quell’ondata di profumo.
L’attenzione ricadde immediatamente su mio padre; era chino a terra, i lineamenti corrugati, le braccia tese verso il basso e le gambe piegate. Era dedito a raccogliere ogni singolo pezzo di coccio che toccando il suolo si era spezzato.
Distolsi lo sguardo da lui e mi guardai attorno. La luce che entrava dalla finestra dava alla casa quell’accoglienza che al calar del sole mancava. Mi aggrappai al corrimano, forse per sentirmi più al sicuro, e il legno scaldato dal sole mi penetrò nel palmo, fino a scongelarmi il cuore, che ormai aveva ripreso il suo naturale battito.
Scendevo uno scalino alla volta; lentamente sollevavo il piede e altrettanto lentamente lo appoggiavo su quello successivo, e così via. Questo mi dava modo di pensare. Forse avrei dovuto aggrapparmi a ciò che mi circondava, avrei dovuto dar peso ai piccoli gesti, alla bellezza della quotidianità, e allora, solo allora mi sarei sentita tale anch’io.
Era un lunedì qualunque, e mentre addentavo il mio pancake allo sciroppo d’acero osservavo la normalità di una mattinata invernale. Una semplice colazione con la mia famiglia.
La mamma era lì con i suoi occhi color ghiaccio, mentre i capelli erano scuri, proprio come i miei, e i miei fratellini erano tutti il papà: capelli biondi cenere e occhi verdi, tranne Jonathan, che li aveva color prugna. Papà era alto e sia Jason sia Jonathan sembravano aver ripreso da lui, mentre io e la mamma eravamo nella norma, né troppo basse né troppo alte. “Con un paio di tacchi sarai perfetta, e poi nella botte piccola c’è il vino buono” diceva sempre mia madre, terminando la frase con un occhiolino.
«Mune, tra trenta minuti esatti iniziamo la lezione di trigonometria» disse.
«Di letteratura, mamma» la corressi sorridendole. Nonostante fosse un po’ sbadata era una bravissima insegnate, in fondo ero stata fortunata.
«Oh sì, giusto» si ricordò. «Voi andate a farvi la doccia, e poi cambiatevi» disse riferendosi alle due pesti che si rincorrevano per la cucina.
«Ai suoi ordini» risposero all’unisono scherzosamente, e si dileguarono al piano di sopra.
«Veloci, avete lezione anche voi» gli gridò dietro con un tono più severo. «Torno subito, intanto che si preparano vado a fare la spesa» si rivolse a me mentre si dirigeva verso la porta per indossare il suo impermeabile cobalto.
«Fai la brava» disse invece mio padre dandomi un bacio sulla fronte. «Aspettami, tesoro, ti accompagno io» aggiunse poi affrettandosi verso l’uscita.
Ora che la porta si era chiusa, ero rimasta sola.
Dannazione. Istintivamente mi portai una mano alla testa: non avevo fatto i compiti.
In un istante mi ritrovai al piano di sopra, e mentre afferravo il libro di letteratura, fui colpita da un mal di testa lancinante.
No, di nuovo, pensai, lasciando scivolare le ginocchia sul pavimento.
Ecco tornare quella terribile sensazione. Il mio petto prese vita propria e lo stomaco si attorcigliò. Si crearono mille sfumature attorno a quell’oscurità e le figure dapprima sfocate si mostrarono ai miei occhi.
Ora una sagoma iniziava a prendere forma nel buio della mia mente.
Era un uomo. Portava un cappotto lungo fin sopra le ginocchia e stivali neri. L’oscurità del cielo che colpiva per metà il suo volto mi impediva di distinguerlo; solo il suo sguardo intenso e agghiacciante era in parte visibile. Il cappello che portava lo aiutava a nascondersi; fuoriusciva una ciocca di capelli scuri. Anche se il suo viso era rivolto verso il basso, era evidente che mi osservasse. E io avevo l’impressione di conoscerlo, anzi ne ero certa.
I nostri sguardi si incrociarono per un tempo che sembrò interminabile.
Poi la figura si voltò, dileguandosi nell’oscurità della foresta.

28 agosto 2019

Evento

Centro sportivo nocetta, via Silvestri, 16, 00164 Roma (RM)
Presentazione del libro La dinastia della XXI luna, ore 11.
17 giugno 2019

Aggiornamento

Finalmente siamo arrivati al 20% e 40 di voi hanno già comprato il mio libro è molti di voi lo hanno già finito facendomi sapere che ne sono entusiasti, e questo non potrebbe rendermi più felice. Siamo sulla strada giusta!! lanterna sulla spiaggia

Commenti

  1. .
    .
    🌸 LA DINASTIA DELLA LUNA – LA RIVELAZIONE ( @ladinastiadellaluna ) edito da @bookabook_it
    .
    🌸 Mune Fries assiste impotente all’assassinio dei suoi genitori. Un uomo vestito di nero ha spalancato le porta di casa sua e in pochi istanti ha sconvolto tutto il suo mondo.
    .
    «Mi prese la mano, e ci lasciò scivolare un oggetto rovente che tuttavia non mi bruciò. […] L’onice nera.»
    .
    🌸 Scoperto il suo enorme potere, Mune si rifugia nel mondo dei sogni, ove spera di trovare conforto, ma fra figure incappucciate e ombre minacciose, la voce familiare di un ragazzo e la luce calda di una lanterna magica, la sua avventura è appena iniziata.
    .
    «Sei qui per l’iniziazione dei tuoi poteri»
    .
    🌸 Una storia profonda, ricolma di misteri ed intrighi ingarbugliati, su di una sentiero fatto di dubbi, gioie e paure. Ed è qui che Mune parte alla scoperta di sé e di ciò che sarà, verso la realizzazione dei suoi sogni.
    .
    «Che sogno è questo? […] Quando mi sveglierò?»
    .
    🌸 Una trama coinvolgente, dalla scrittura semplice, un poco acerba e confusa alle volte, ma genuina, spontanea, scorrevole e totalmente accantivante.
    .
    «Per un istante desiderai che la sua mano rimanesse lì in eterno.»
    .
    🌸 Una lettura che non è né pesante né noiosa, costantemente circondati da strani accadimenti e sempre col fiato sospeso, la scrittura in prima persona di questo romanzo ti scuote dentro.
    .
    «Per me gestire le emozioni era sempre stata un’impresa.»
    .
    🌸 Mune si ritrova a lottare da sola, a braccetto con dei poteri a lei sconosciuti e totalmente fuori controllo…
    .
    «Ero irrimediabilmente spaventata da me stessa e da quell’energia che avevo dentro.»
    .
    🌸 Ma il suo Destino è scritto e lei avanza a testa alta, verso il suo futuro …
    .
    «Ora ci penso io a te. Sarò sempre qui per te, sempre»
    .
    🌸 Un Romanzo adatto a tutti, dalla lettura piacevole e veloce. Questo volumetto, poi, è arricchito ad ogni inizio capitolo, da citazioni meravigliose.
    .
    «Ciò che è destinato a te troverà il modo di raggiungerti.» Hester Browne
    .
    . Voto 4/5
    .
    «Hai compiuto il tuo destino.»

  2. Per cominciare, dovete sapere che ho trovato questa edizione in copertina flessibile assolutamente troppo carina. Oltre la grafica che penso sia veramente ben fatta, vi sono delle particolarità sia all’interno che all’esterno del libro che mi hanno veramente colpita. Il testo, inoltre, è ben scritto e con un carattere chiaro e leggibile. Insomma, questo libro non è pesante nemmeno da tenere in mano! Ho trovato la trama a dir poco intrecciata e ricca di interessanti dettagli; per quanto il passato e il presente si incrocino tra le pagine, nulla è come sembra. Il lettore viene catapultato in un mondo dove i sogni sono la realtà e dove tutto è carico di mistero. La storia è veramente intrigante e ti spinge necessariamente a continuare a leggere, fino a che le palpebre fatichino a restare aperte. Una lanterna, un ragazzo, una casa bruciata, un’ apparente morte, la luna… tanti sono gli elementi che caratterizzano questo fantasy italiano!

    Io sono letteralmente rimasta senza parole. Una scrittura semplice e lineare, nessun errore nel testo. Per quanto la trama sia complessa, con l’andare avanti della narrazione, ogni tassello trova il suo posto e tutto diventa piano piano più chiaro.

    L’amore qui penso sia il sentimento principale, non quello romantico vero e proprio. 🚨 Attenzione 🚨
    Stiamo parlando di amore genitoriale, amore per se stessi più che per gli altri, amore verso il potere. E si, anche il classico amore romantico che qui ha più una funzione di linea guida, utile per non perdere la giusta rotta.

    Little Mune, secondo il mio modesto parere, è stata incredibilmente brava. I luoghi sono ben descritti e nulla è lasciato all’immaginazione del lettore perché ci pensa lei a catapultarti nel mondo di Mune (la nostra protagonista), che tutto è tranne che normale. Un mondo dove il tempo non esiste e nemmeno il lettore riesce più a capire quanto ne sia trascorso dall’inizio della lettura.

    La dinastia della luna è un fantasy originale, dotato di tanti punti di forza. Punti deboli? Nessuno. Alcuni salti nella narrazione all’inizio destano confusione ma, tranquilli, alla fine tutto si farà più chiaro!

    Questo libro mi ha spinta a credere che ogni mio sogno possa essere realtà, che tutti noi abbiamo una scelta, indipendentemente dalle nostre origini. Per quanto la parte ombra dentro di noi sia forte, sarà la luce a trionfare. In alcuni, almeno.
    Profumo di pagine scritte

  3. lettoreappassionato89

    Mi hanno regalato questo libro perché amo il genere, ma onestamente sono rimasto allibito dall’immaturità della scrittura. E’ tutto un cliché, con descrizioni davvero banali e luoghi comuni molto adolescenziali di chi, mi dispiace dirlo, ma prima di provare a scrivere dovrebbe leggere ancora molto.

  4. (proprietario verificato)

    Libro fantastico! Storia entusiasmante e mai scontata. Bellissimi i vari riferimenti alle saghe più classiche che i veri intenditori avranno sicuramente scovato. Lettura avvincente e assolutamente consigliata!

  5. (proprietario verificato)

    Voglio dirvi le emozioni che mi ha trasmesso questo libro.
    L’inizio è piacevole, scorre bene e non lascia trapelare molto del mistero che mano a mano verrà narrato. Quasi fino all’ultimo è come se avessi trattenuto il respiro. Mi sono sentita coinvolta. Hai narrato in un libro di fantasia una grande verità, tutti abbiamo una parte di luce e una parte di ombra, e tu le hai narrate molto bene. Ho sentito il duello interiore che veniva combattuto in Mune, lo stesso che sento dentro di me. Sono felice di avere acquistato e letto il tuo libro. Spero tu ne scriva altri.

  6. Un Fantasy molto interessante e originale. Non cercate di intuirne la trama mentre leggete la prima parte perché non ci riuscireste. Le sorprese e le rivelazioni sono tutte nella seconda metà! Questo libro va sicuramente letto con calma e con molta attenzione. Le dinamiche iniziali che appaiono strane e possono creare confusione saranno poi spiegate e tutto avrà un senso. Mi è piaciuto molto leggere di Mune, della confusione che imperversava nella sua mente e di scoprirne il motivo. Faccio i miei complimenti all’autrice.

  7. (proprietario verificato)

    molto bello! è molto coinvolgente sembra proprio di immedesimarsi nella protagonista!!!

  8. (proprietario verificato)

    molto bello, complimenti è veramente intrigante e coinvolgente sembra proprio di immedesimarsi nella protagonista!!!

  9. (proprietario verificato)

    Avvincente , intrigante , scorrevole , ricco di colpi di scena , personaggi in cui è facile immedesimarsi , descrizioni dettagliate che ti permettono di immergerti completamente nella storia. In poche parole…una volta iniziato impossibile smettere di leggerlo!

  10. (proprietario verificato)

    Finitooo. 📖
    Allora, dico le cose belle che mi sono piaciute. 
    Ricco di tanta fantasia.
    La storia cattura.
    La scrittura è scorrevole.
    Alcuni passaggi sono molto suggestivi. 
    Brava. Complimenti perché non è facile scrivere,  inventare,  creare, affascinare.  Hai fatto un ottimo lavoro.

  11. (proprietario verificato)

    Due parole: magni fico. L’ho letteralmente divorato, e vi assicuro che di solito divoro dolci e non libri! Consigliato vivamente a tutti coloro che vogliono addentrarsi in qualcosa di davvero intrigante!
    Complimenti all’autrice

  12. (proprietario verificato)

    Ho comprato questo libro pochi giorni fa , nonostante la mia giornata sia fitta di impegni ogni attimo libero mi metto a leggerlo, la storia è avvincente e introspettiva, ci si immedesima facilmente nella protagonista e questo rende il tutto più avvincente. Si resta facilmente incollati a leggere e per questo non vedo l’ora di avere il tempo di finirlo, anche se mi manca ancora poco spero che ci potrà essere un seguito .

  13. (proprietario verificato)

    A distanza di poche ore dall’ arrivo del libro, l’ ho letto tutto. Personalmente lo consiglio a molte persone perché esso si legge con molto piacere grazie alla presenza di vari colpi di scena. Personalmente questo libro mi ha coinvolto molto anche moralmente facendomi immedesimare e facendomi vivere le stesse sensazioni del personaggio. Quindi davvero, complimenti!

  14. (proprietario verificato)

    Storia di una ragazza “singolare”, che combatte la realtà a tratti deludente rifugiandosi nei sogni spesso rivelatori del proprio passato appannato, misterioso. Una trama avvincente, non banale, che mi ha tenuto incollato fino all’ultima pagina. Scorrevole nonostante sia la prima edizione, da leggere tutto d’un fiato o anche in pochi giorni.
    Ho apprezzato molto le descrizioni particolari e il traviamento del protagonista che mi ha permesso più volte di immedesimarmi.
    Lo consiglio a chiunque abbia voglia di prendersi una pausa da volumi troppo impegnativi e godersi un bel libro, piacevole, avvincente.

  15. (proprietario verificato)

    Letteralmente divorato ! Appena mi è arrivato non ho aspettato un secondo per iniziarlo a leggere , lo consiglio a chi non cerca letture banali

  16. (proprietario verificato)

    Letteralmente divorato ! Appena mi è arrivato non ho aspettato un secondo per iniziarlo a leggere , lo consiglio a chi non cerca letture banali.

  17. (proprietario verificato)

    Il libro (interamente leggibile da subito ) è davvero scorrevole , si legge facilmente e con piacere ! Ricco di colpi di scena, così avvincente che è quasi impossibile smettere di leggerlo!

  18. Complimenti veramente avvincente e le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono così accurate che sembra di essere dentro la storia!!!!

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Little Mune
nata nel 1997 a Roma, si è diplomata all’istituto di cinematografia. Legge principalmente libri fantasy e distopici, La dinastia della luna è il suo romanzo d’esordio.
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