Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Là dove porta il Maestrale - Volume primo

Là dove porta il maestrale
100%
250 copie
completato
65%
53 copie
al prossimo obiettivo
Svuota
Quantità
Consegna prevista Maggio 2022
Bozze disponibili

Mare calmo, cielo azzurro, una nave da crociera da sogno. Tutte premesse per una vacanza perfetta. Ciononostante, sei passeggeri non riescono proprio a “staccare la spina”: il professor Pacini non tollera Ivan, poiché lo ritiene un ignorante e un cafone; lo psichiatra Stefano Cattaneo non può digerire Maria Letizia, fervente religiosa; Valentina Cattaneo mal sopporta l’esuberante Barbara Capuozzo; la vecchia Benedetta Furlanis offende senza sosta Abimbola, soltanto perché di colore; il tredicenne Alessio prende di mira Sara, una bambina con la sindrome di Down, e la neosposa Cecilia non può fare a meno di schernire Oreste Vaccari, uomo timido e goffo.

Alla base del loro comportamento c’è solo una mancanza di sensibilità, o forse una ragione più intima e profonda?

È quel che vorrebbe capire Luisa, signora dall’animo gentile, mentre la “Mistral III” solca le acque del Mediterraneo volgendo la sua prua sempre più ad est. Tenete gli occhi puntati sull’orizzonte! Il viaggio continua…

Perché ho scritto questo libro?

Con questo libro ho voluto rispondere alla domanda: come nasce il pregiudizio? Esso è basato su una convinzione immotivata, e in quanto tale è irrazionale, oppure è generato dalle nostre esperienze di vita? La mia risposta è che, ogni volta che assumiamo atteggiamenti ingiusti nei confronti di qualcuno, lo facciamo perché spinti da un problema insoluto che ancora ci portiamo dentro e che dovremmo risolvere per ritrovare sia un equilibrio in noi stessi, sia l’armonia nei rapporti con il prossimo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La spiegazione architettonica sulle colonne e su ciò che rimaneva del frontone, che Benedetta Furlanis aveva così caldamente raccomandato al professore, era davvero di una noia micidiale.

Inoltre, non appena la guida dichiarò con convinzione che all’interno del tempio doveva esserci stato un altare per compiere riti sacrificali, Carlo venne colto da una sensazione di delusione mista a sconforto, poiché la verità era che nessun resto di altare era mai stato trovato, e che anzi il tempio aveva probabilmente avuto l’esclusiva funzione di una tesoreria.

Cosicché Pacini, cercando di non esser visto dalla guida perché allontanarsi così presto poteva sembrare un atto di maleducazione, si scostò a lenti passi dalla folla e si avviò in solitudine verso il limitar dell’altura, incontrando qua e là resti di antiche colonne e capitelli dorici e ionici che, immobili sotto al sole e accarezzati appena dal tiepido venticello, testimoniavano della grandezza e del fasto di una delle più antiche ed importanti civiltà del Mediterraneo.

Continua a leggere

Continua a leggere

A un certo punto egli scorse, ad una ventina di metri da lui, la signora Luisa, la quale era intenta a far fotografie al tempio con una reflex ultimo modello che teneva assicurata al collo con una cinghia. Carlo pensò, per un attimo, di andarla a salutare, ma poi decise di lasciar perdere e proseguì da solo la sua passeggiata.

Una volta che fu giunto ad un punto panoramico, il professore si fermò e si mise a contemplare la città che si sviluppava oltre il bosco di ulivi, con il monte Licabetto che si ergeva isolato tra i tetti delle case e, sullo sfondo, i resti del tempio di Zeus.

Inspirando a pieno petto l’aria di lassù, fece poi per portare la mano alla tasca per prendere il pacchetto delle sigarette; ma si bloccò. Quel vento che aveva sul viso, le rocce sotto i suoi piedi, le rovine intorno a lui, il bosco sotto di lui, la città col monte in lontananza, tutto ciò aveva creato un contesto entro il quale il professore si sentiva piccolo e inadeguato, e pertanto quel gesto del fumare sarebbe stato, per sensazione di Pacini, un gesto futile, sconveniente e inopportuno.

Perso in queste nebulose riflessioni, in questi pensieri indistinti e vagamente depressivi, Carlo si incamminò infine verso l’Eretteo, ma non per un preciso interesse di tipo culturale o turistico, bensì come se fosse ivi spinto da un’indefinibile corrente, da un irresistibile istinto.

Una volta che fu giunto, per così dire, al cospetto di quelle sei donne, le cariatidi, si fermò ad osservarle.

Esse non sorridevano. Avevano tutte un’aria severa, austera, grave.

Carlo esalò un sospiro. Fissò i suoi occhi in quelli delle donne.

Chissà qual era il loro segreto. Chissà perché erano lì, tutte vestite con la medesima tunica e scolpite nel medesimo atteggiamento. Fiero, quasi di sfida.

Poi, con la coda dell’occhio, vide lei. <Cecilia…>

Assorta com’era nel disegnar qualcosa su un foglio, ella dapprincipio non lo udì. <Cecilia, anche tu qui?>  

Solo allora lei sollevò lo sguardo. <Carlo!>

<Ho interrotto qualcosa?>

<Stavo soltanto facendo degli schizzi…> Carlo le si avvicinò e osservò il disegno. <Come mai disegni le cariatidi?>

<Mi ispirano>, rispose lei senza distogliere un attimo lo sguardo dalle sculture.

<E che cosa ti ispirano?>

<Non lo so ancora, ma sto cercando di capirlo.>

<Questa è proprio una risposta da artista.>

Cecilia sollevò il disegno, lo studiò inclinando leggermente la testa, come a volerne considerare un particolare dettaglio, e disse: <La donna che è qui, sulla destra, non mi sta venendo molto bene. Non riesco a decifrarne l’espressione.>

<A me queste donne sembrano tutte indecifrabili.>

<Sì, ma un vero artista non dovrebbe fermarsi a una simile difficoltà. E son certa che mia madre avrebbe saputo fare molto meglio di me. “Le lingue dell’arte non hanno bisogno di essere tradotte, se è l’occhio dell’artista che le legge”, diceva.>

<La tua mamma dipinge anche lei?>

Cecilia non rispose. Adesso contemplava il suo lavoro con la fronte corrugata, come se intimamente lo stesse analizzando e lo stesse sottoponendo a un severo giudizio cercandovi delle risposte a domande che solo lei sapeva, e infine disse: <Non c’è niente da fare. Questa cariatide qui mi sembra meno bella delle altre…>

<“Bello” è un aggettivo tremendo>, disse Carlo. <Che significa “bello?” “Bello” è un aggettivo che appiattisce, che banalizza. Se vogliamo ammettere che qualcosa abbia avuto un impatto positivo su di noi, ma non riusciamo a spiegare con dei termini precisi il perché di questa sensazione, è meglio tutt’al più dire: “Ciò è interessante, ciò è piacevole”, piuttosto che dire: “Ciò è bello.” Che significa “è bello?”>

<La bellezza è oggettiva.>

<E che significa “oggettivo?” Ti do ragione sul fatto che esistono forme più armoniche di altre, e infatti gli antichi greci, nelle loro sculture, si ponevano come obiettivo la riproduzione della bellezza intesa come perfezione dei lineamenti, come equilibrio delle proporzioni. Ma questo è un fatto meramente matematico, e il bello inteso come lo intendevano loro nella realtà non esiste, perché la bellezza non è certamente matematica, e la ricerca della bellezza era per loro più un’aspirazione a rendere l’uomo simile alle divinità, piuttosto che un modo per riprodurre la verità. Ho scritto un saggio sull’argomento, sai? In cui definisco l’arte in quelli che io chiamo “i quattro assi del pensiero”, ossia la soggettività, l’oggettività, la verità e la misura. E in questo saggio tratto del confronto tra arte classica e arte moderna, dimostrando come la prima miri a rappresentar la bellezza oggettiva, e come la seconda miri a rappresentar la bellezza soggettiva; perché se l’arte classica cerca la perfezione nelle misure, rinunciando di conseguenza a mostrare la verità, vien da sé che si impone come fine ultimo quello di esprimere un concetto oggettivo della bellezza, mentre di contro l’arte moderna, che non confina la bellezza entro calcoli o altre pedanti correttezze, lei sì che riproduce la verità, e la verità è che la natura è colma di imperfezioni, e che noi tutti siamo esseri imperfetti, ed è proprio in questa nostra imperfezione che risiede la nostra unicità, che infine è ciò che ci fa dire di una persona: “Mi piace tizio perché lo trovo bello”, ma non perché sia oggettivamente bello, ma perché sono i nostri occhi a giudicarlo così. Tu, ad esempio>, Cecilia sussultò, sentendosi improvvisamente chiamata in causa, <tu non incarni certamente una bellezza oggettiva.> Questa considerazione suscitò nella donna una punta di risentimento tutta femminile. <Quindi non mi trovi bella?> domandò in tono civettuolo. 

<Non dico che non sei bella>, disse Carlo, <ma dico che non sei oggettivamente bella, e quella bellezza che io vedo in te è una mia percezione, astratta da varie sensazioni che tu susciti in me quando mi guardi, quando mi parli, quando ti muovi davanti a me.>

Cecilia, che era tornata al suo lavoro, dava l’idea di non aver gradito questa analisi. Carlo la guardò lungamente e poi le domandò: <Tu credi davvero che la bellezza sia così importante? Non credi piuttosto che, quando ci sentiamo attratti da una persona, lo siamo perché mossi da altro?> Cecilia alzò su di lui uno sguardo stupito, e si ritrovò a considerare che in effetti, quando si trovava in compagnia del professore, anche se non le veniva certamente da pensare che fosse particolarmente bello, nasceva in lei qualcosa che non avrebbe saputo con precisione definire. <Mio nonno diceva>, riprese Carlo, <che l’importante non è essere belli, ma essere luminosi. E tu, Cecilia, di luce ne hai, e parecchia. E non si tratta di una luce che mette in rilievo la tua fisicità, ma di una luce che ti viene da dentro, e che esalta tutte le sfumature della tua personalità.>

<Non credo di aver capito fino in fondo quel che intendi dire>, ammise Cecilia, <ma so che da qualche parte, il questo tuo discorso, è nascosto un complimento nei miei confronti, e quindi ti ringrazio.> Ciò detto riprese a disegnare, e Carlo si ritrovò a seguire, sovrappensiero, i tratti della matita guidata dalle dita di lei, che facevano emergere dal foglio delle figure sempre più riconoscibili e identificabili nelle sei donne che avevano davanti.

A un certo punto, Cecilia regalò a Carlo un sorriso di sguincio. <Come mai mi stai dedicando tutto questo tempo, professore?> disse con un tono che aveva un che di graziosamente provocatorio; <non vuoi andare a far qualche foto o a sentir la guida? Credevo che non ti piacesse più di tanto chiacchierare con la gente…>

<Io parlo solamente con le persone per cui vale la pena di spendere il fiato>, disse con risolutezza Carlo Pacini, e la guardò in una maniera che costrinse la ragazza ad abbassare gli occhi. <Che cosa pensa Ivan dei tuoi disegni?> le domandò poi il professore.

Lei risollevò lo sguardo su di lui. <Non credo che a Ivan piaccia quel che faccio. Dice che il disegno e la pittura sono delle perdite di tempo.>

<E a te non dispiace che lui pensi questo?> 

<Non tutti siamo fatti allo stesso modo>, rispose lei, <e quindi non lo biasimo.>

<Ma anche se Ivan non è certamente un appassionato d’arte>, riprese Carlo, <potrebbe perlomeno sostenerti in questa tua passione, dal momento che è tuo marito…>

<Che Ivan non sia un campione di sensibilità, questa è cosa chiara a tutti>, disse Cecilia.

<Ed è sempre a causa di questa sua mancanza di sensibilità, come la chiami tu>, incalzò Carlo, <che si è messo a fare il dongiovanni con quelle due spagnole?>

A questa considerazione, Cecilia ammutolì e di nuovo tornò a fissare il proprio disegno. Carlo a sua volta guardò per qualche istante le sculture, e quando tornò a Cecilia le disse: <Lo sai perché queste donne si chiamano cariatidi?>

<No, non lo so.>

<Si chiamano così perché erano le donne della città di Caryae. E si dice che queste donne, poiché la loro città si era schierata dalla parte dei persiani durante la guerra che vi fu nel Peloponneso tra questi ultimi e i greci, per punizione vennero rese schiave dai greci stessi, e per la stessa ragione vennero scolpite così, a sorreggere il peso dell’edificio, metafora del peso della colpa di cui esse si erano macchiate nell’aver offerto sostegno ai nemici.>  

<È un’interpretazione interessante>, commentò Cecilia.

Carlo le si avvicinò. <Certe donne…> disse con l’aria di chi, pur parlando di qualcosa, intenda in realtà fare un riferimento a qualcos’altro, <…certe donne a volte si convincono di aver agito nel modo più giusto, ma poi si ritrovano con un grosso peso sulle spalle…>

2021-09-14

Aggiornamento

Secondo obiettivo raggiunto e superato!! A questo punto, è d'obbligo andare a conquistare l'obiettivo finale! 😎 Rinnovo e ribadisco i miei ringraziamenti a tutti voi che mi avete sostenuto e che avete creduto in me❤️ Federica
2021-08-22

Aggiornamento

GOAL RAGGIUNTO!! :) Cari sostenitori, 200 VOLTE GRAZIE!! Ma non crediate che mi fermerò qui... ...l'obiettivo successivo è già lì, a lusingarmi e ad ammiccarmi... ...continuate a salire a bordo della mia nave, prima che l'estate finisca!! ;) Federica.
2021-08-13

Aggiornamento

Grazie di cuore a tutti i miei sostenitori per l'incredibile risultato ottenuto finora! Federica
2021-08-06

Aggiornamento

-52 copie al goal è un risultato incredibile! Grazie di cuore a tutti coloro che mi hanno sostenuto finora! Federica
2021-08-05

Aggiornamento

Il 60% dei preordini in due giorni di campagna è un traguardo incredibile! Grazie di cuore a tutti i miei sostenitori! Federica

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Bellissimo Romanzo, la scrittrice conduce il lettore nelle tante dinamiche del racconto ben descritto sempre nei minimi dettagli. Al termine del primo volume si ha difficoltà a lasciare i personaggi, resto quindi in attesa del secondo volume! Complimenti!!

  2. (proprietario verificato)

    Romanzo bello, scritto bene, personaggi simpatici. Sembra quasi di assistere ad un film, tanto è tutto ben descritto. Io che sono un appassionato di cinema lo vedrei bene come film. I personaggi che mi sono piaciuti di più sono Vaccari e la signora Luisa.
    La bambina Sara fa veramente tenerezza.
    Unico difetto se così si può dire è che per sapere come andrà a finire bisognerà aspettare il secondo volume, io invece non vedo l’ora di leggere il resto.
    Comunque complimenti alla giovane scrittrice !

  3. (proprietario verificato)

    Una lettura scorrevole e piacevole, grande coinvolgimento sin dalla prima pagina, personaggi tanto ben descritti che sembra di conoscerli personalmente da una vita.
    E, non meno importante, uno stile di scrittura unico: ricercato ma mai pesante, ricco e riconoscibile.
    Consiglio vivamente quest’opera, e di tenere d’occhio quest’autrice!

  4. (proprietario verificato)

    Ho appena finito di leggere questa prima parte, aspetto con impazienza la seconda. La peculiare descrizione dei luoghi e dei personaggi ti fa immergere nella vita da crociera, tanto che chi legge questo libro diventa anch’ egli un passeggero della Mistral.
    Il pregio più importante di questo romanzo è fuor di dubbio il connubio tra un’ ironia di fondo e la profondità dei contenuti e delle tematiche affrontate. Spesso ci si ritrova a sorridere e a riflettere nello stesso capitolo. P.S.: Io tifo per Oreste Vaccari!! 🙂

  5. stefania987lenzetti

    (proprietario verificato)

    Incredibile come una crociera possa diventare teatro di dinamiche così coinvolgenti!
    Mi sono ritrovata lì, su quella nave anche io immedesimandomi nelle personalità dei personaggi. Spesso molti di loro avrei voluto davvero conoscerli, ma la cosa che ho trovato più affascinante è il fatto che l’autrice ci fa entrare proprio a capofitto nella loro psiche, cogliendo sfaccettature della personalità di gente che fondamentalmente possiamo incontrare ogni giorno. La scrittura è ricercata ma allo stesso tempo fluente e piacevole, difficilmente ad oggi si trovano libri così ben scritti. Davvero un bel lavoro

  6. (proprietario verificato)

    Ho letto il romanzo in pochissime ore, immaginando riga per riga ogni singolo dettaglio descritto in modo magistrale; ho viaggiato sulla nave con i suoi protagonisti, empatizzando con loro ogni tipo di sentimento possibile, visitando luoghi mai visti e riscoprendone di lontani nella mia memoria.
    La lettura e’ stata difficile da abbandonare, tratta di tematiche molto delicate e tutte estremamente attuali.
    Mi sono affezionata a molti dei personaggi e alle loro vicende e non vedo davvero l’ora di scoprire l’evolversi della storia.
    Aspetto con ansia il volume due.

  7. Come una crociera tranquilla e rilassante, almeno nei presupposti, si può trasformare in un incubo per alcuni dei crocieristi, messi di fronte alle loro magagne e ai loro scheletri nell’armadio, quando la convivenza forzata fa esplodere situazioni impreviste ed apparentemente incontrollabili. Vacanza? Macchè. Percorsi psicoanalitici, storie che nella loro apparente banalità trasudano problematiche ancestrali fin qui irrisolte.
    Il tutto sapientemente orchestrato dall’abilissima penna dell’autrice, che a poco a poco, allettandoci con una narrazione leggera, ci porta al disvelamento di piaghe antiche che ognuno di noi cova nel proprio inconscio. Il primo volume crea davvero grandi aspettative, e se le premesse sono queste, che arrivi al più presto il secondo !

  8. (proprietario verificato)

    A bordo di una nave da crociera da sogno, la “Mistral III”, tutto lascia presagire ad una vacanza indimenticabile. Alcuni passeggeri, però, non riescono a lasciare a terra i loro problemi e le loro fragilità nascoste e irrisolte. Queste infatti riaffioreranno, creando spesso dissapori e incomprensioni tra i viaggiatori e offrendo profonde riflessioni al lettore.
    La scrittrice descrive in modo oculato, attento e ricco di particolari i personaggi, tanto che il lettore avrà la percezione di essere anche lui lì.
    Romanzo stupendo!
    Complimenti alla scrittrice Federica Pucci.
    Resto in trepidante attesa del volume due!

  9. (proprietario verificato)

    Piccola spiegazione per chi non avesse capito come funziona. Facendo il preordine si ha diritto a scaricare la bozza provvisoria che comunque è il volume intero, per avere il libro fisico ci vorranno alcuni mesi. Chi sceglie invece il formato elettronico può averlo più rapidamente.
    Io ho ordinato il cartaceo ma devo dire che ne è valsa la pena perchè questo romanzo effettivamente è godibile, è una specie di commedia agrodolce divertente e che fa anche riflettere. Vorrà dire che quando arriverà il libro lo rileggerò ben volentieri e ordinerò senz’altro anche il secondo volume per sapere come finisce.

  10. (proprietario verificato)

    Sono venuto a conoscenza di questo romanzo tramite amici, e, incuriosito dall’argomento trattato e dall’anteprima, ho effettuato il preordine e scaricato la bozza e…grande scoperta ! L’ho letteralmente divorato nel giro di un paio di giorni !
    La narrazione ti prende letteralmente per mano e ti coinvolge al punto da non poter abbandonare la lettura. Ti sembra di stare viaggiando anche tu sul Mistral III e di partecipare alle vicende e ai conflitti dei vari personaggi e di condividerne gli umori…
    La descrizione dei personaggi è magistrale, sembra di averli davanti e di sentirli parlare di persona, per non parlare delle affascinanti ed efficacissime pennellate che ti fanno vivere e osservare da vicino i luoghi visitati dai croceristi nei vari scali, e momenti di autentica poesia come nel capitolo sulla bellezza..
    I dialoghi sono uno dei punti di forza, mai banali o scontati. E’ come se persone reali stiano parlando, litigando, ridendo o piangendo in tua presenza, e tu, da osservatore neutrale, non puoi fare a meno di essere partecipe della loro vita, dei loro problemi irrisolti e delle loro piccole e grandi debolezze, fino alla catarsi finale in cui le emozioni si rincorrono sempre più coinvolgenti.
    In conclusione, una bellissime ed inaspettata scoperta, un libro senz’altro da consigliare. Sono sicuro che in futuro sentiremo parlare molto di Federica Pucci.

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Federica Pucci
Nata a Roma il 14 agosto 1987, dopo aver conseguito la maturità classica si è laureata in Medicina e Chirurgia e in seguito ha ottenuto il diploma specialistico in Medicina generale.

Attualmente medico di famiglia, nutre da sempre una forte passione per la scrittura e la lettura. Un altro suo interesse sono i viaggi, che l’hanno portata ad esplorare tutti e cinque i continenti.

“Là dove porta il Maestrale” è il suo romanzo di esordio.
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie