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La leggenda dei cuori di Drago - HÛN LHÛG

La leggenda dei cuori di Drago - HÛN LHÛG
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Consegna prevista Aprile 2022

Agata è una diciassettenne, futura regina del regno di Rocoba, promessa sposa del principe Oris di Nosna, protetta dalle sue due fidate guardie personali Sevio e Mical. Vive una vita tranquilla e serena, circondata da una corte che la adora per i modi gentili e il grande cuore. I suoi genitori sono periti poco dopo la sua nascita, durante la Grande Guerra, una contesa tra forze del bene e del male, queste ultime capeggiate da Kalb, il mago Oscuro più temibile di tutti i tempi.Alla vigilia del suo matrimonio Agata, il promesso sposo e i due cavalieri vengono messi al corrente di essere portatori di un talismano, ognuno di loro è il prescelto per uno dei Cuori di drago, Rubini magici, che appunto i Draghi, in tempo arcano, donarono alla stirpe umana, per salvarla dallo sterminio, prima di ritirarsi definitivamente in terre lontane e lasciare il mondo degli uomini. I quattro ragazzi non sanno però che il pericolo è pronto a correre loro incontro.

Perché ho scritto questo libro?

Per spiegare perché io abbia intrapreso la stesura di questa saga, voglio partire da una frase di Victor Hugo: “Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona”.Il mio romanzo è questo, è la narrazione del mondo fantastico che vive in me.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Re Gastor di Rocoba aveva due figlie, Giada di 6 anni ed una neonata di appena pochi giorni che aveva preso il nome della madre, la regina Agata, morta dandola alla luce.

Il re osservava con occhi stanchi, dalla finestra del salone nord della sua imponente dimora, ciò che accadeva fuori. Là dove un tempo gruppi di viandanti avevano esposto le loro merci, inscenato un qualche spettacolo per racimolare poche monete, dove la gente aveva passeggiato tra banchi di frutta, verdura, pesce, senza immaginare mai quale luogo testimone di tanta crudeltà, da lì a non molto, sarebbe diventato, tutto taceva, in un silenzio lugubre, quasi spettrale.

Era da poco calata la sera, la povera gente di Rocoba attendeva, nelle mura della fortezza, l’ultima decisiva battaglia, che avrebbe segnato il destino del regno. Una nuova vita o la fine. A nulla erano valsi i tentativi di resistenza, il nemico era troppo potente, invincibile, ma piuttosto che piegarsi ad un destino tanto crudele, ad un tiranno così ingiusto, la popolazione aveva deciso di combattere, fronteggiare l’incursore fino a che l’ultimo alito di vita avesse abbandonato quelle terre.

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Re Gaspar di Nosna, il regno al confine nord già caduto nelle mani del nemico, era accorso per offrire sostegno, essendo anch’egli, colpito dalla guerra architettata da Kalb, il mago oscuro che progettava di impossessarsi di tutto il mondo, piano che il potente mago, con la conquista di Rocoba, avrebbe finalmente compiuto.

Rocoba e Nosna, i due reami più ricchi e fiorenti, erano l’ultima tappa nel suo cammino di distruzione e conquista.

“Non temete il peggio prima che esso sopraggiunga, maestà” osservò Zerdo, il Druido, con voce sommessa, scrutando il volto del sovrano e rompendo il silenzio.

“L’attesa è più straziante della battaglia… dobbiamo cercare di arrivare saldi allo scontro finale contro Kalb” proseguì re Gastor privo di espressione.

“Questa volta ne va del destino di tutto il regno. I suoi orchi, i troll e tutte le creature malvagie al suo servizio, non avranno pietà in alcun modo di noi. Lo affronterò di persona, Zerdo. Se devo morire, voglio farlo con l’orgoglio di aver cercato di sconfiggerlo, anche se sono consapevole del fatto che la sua potenza è nettamente superiore a quella di tutto il nostro esercito messo insieme”.

Il re tornò a scrutare fuori dalla finestra. Una donna stava stringendosi ad un uomo, tenendo una bambina tra le braccia. Forse salutava per l’ultima volta il marito, avrebbe difeso fino alla fine la bambina che stringeva al suo grembo, fino a che gli orchi non avessero lacerato le loro membra, si fossero cibati delle loro carni. Non poteva sopportare quel pensiero. Tante vite quella notte si sarebbero spezzate e non avrebbe potuto farci niente, anche lui sarebbe morto, anche le sue figlie…

“Maestà,” esordì Zerdo quasi imbarazzato per ciò che stava per pronunciare “forse c’è un modo per fermare tutto questo…”

“Spiegati Zerdo!” esclamò il re, riducendo gli occhi a due strettissime fessure e analizzando la lunga figura del Druido.

“Guardate…”

Zerdo vuotò un sacchetto di cuoio sul tavolo da tè al centro della sala. Il re si allontanò dalla finestra ed allungò il collo per osservarne il contenuto. Sul vetro risuonò il rotolare di quattro pietre preziose, rubini grandi quanto grosse ciliege.

“Non ho tempo per queste sciocchezze, dovresti saperlo! Kalb non si farà corrompere con quattro pietre preziose!” tuonò adirato verso il Druido.

“No sire, per queste pietre dovrete concedermi il vostro tempo. Non sono comuni rubini, sono “I RUBINI” quelli della leggenda…”

“I Rubini magici donati dai draghi a re Artimedo, cinquecento anni fa? Non è possibile!” blaterò il re confuso “Quelle pietre sono scompare da tre secoli, perchè il cuore degli uomini era troppo colmo di rabbia e odio. Non sarebbero mai più ricomparse, a meno che non fosse nato l’erede, uno dei discendenti di stirpe umana, colui il cui cuore è puro e degno di portare il più potente dei Rubini con sé… io non ho e non avrò alcun erede!”

A queste parole lo sguardo di re Gastor si rabbuiò. La ferita per la morte della sua amata regina non si era ancora rimarginata.

“L’erede è nato…” prese a dire Zerdo quasi in un sussurro “solo pochi giorni fa. Esattamente nello stesso momento in cui io ho trovato i Rubini, giù al paese delle cave di Gesesvud, durante il viaggio di reclutamento uomini per questa battaglia.”

“Agata…?” chiese il re sconcertato “Agata è nata quel giorno! Non può essere lei! Non dovrebbe nemmeno diventare regina!” questa ultima frase suonò più come una supplica.

“Anch’io ho trascorso un’intera settimana a osservare i Rubini, avevo paura di aver preso un abbaglio, ma quando li ho avvicinati alla neonata, essi hanno sprigionato una potenza tale da rendere incomprensibile solo al più sciocco la risposta a quel quesito. Agata, la principessa Agata è l’erede, colei che porterà la pace a Rocoba e la corona del suo regno”.

“Un momento Zerdo! Tu vuoi dire che dovrei sacrificare mia figlia?”

“È possibile sire, potrebbe essere troppo giovane per sostenere la potenza, anche di uno solo dei Rubini. Ma ho guardato nel futuro della principessa: il suo destino è vincere due volte per la pace del mondo!”

“Cosa vuol dire due volte?” chiese il re confuso.

“Non lo so sire, gli spiriti mi hanno suggerito solo queste poche parole, dicendo di confidare…”

“Non posso mettere in pericolo mia figlia…” il re chinò il capo sconfitto e si mise a sedere su di una poltrona “non posso farlo Zerdo.”

Il Druido esitò per qualche istante osservando il volto amareggiato del sovrano, dalla cui espressione traspariva solo tacita rassegnazione alla fine. Tante guerre erano state superate, molte volte il monarca aveva condotto il suo popolo alla vittoria, conservando l’aria orgogliosa, non perdendo mai la speranza, anche nei momenti di grande sconforto, ma questa volta nulla nel suo volto rammentava il vigore passato.

“Forse c’è un modo per evitare il sacrificio della piccola.” Esitò il Druido, quasi con timidezza.

“Quale?” il re non riusciva nemmeno a raccogliere il fiato sufficiente per parlare. Era stanco, scoraggiato.

“Potreste provare voi a usare il primo Rubino. Il secondo che sarà dell’erede al trono di Nosna potrebbe essere usato da re Gaspar e gli altri due dai cavalieri Argos e Czamel.”

“Funzionerebbe?”

“Sì, ma vi costerebbe la vita.”

Il re levò lo sguardo verso il dipinto che raffigurava la regina sua moglie, come per chiederle consiglio. Il volto della donna, sottile, dai lineamenti morbidi, l’espressione soave, sembrava sorridergli offendo sostegno ed incoraggiamento per quella tanto amara decisione. La chioma fulva della donna, apparve fiammeggiare per un impercettibile istante. L’illuminazione giunse da quegli occhi, dipinti, ma stranamente tanto vividi e quasi reali, che tanto ancora sembravano torcere il cuore del re in una morsa dolorosa che lo attanagliava.

Re Gastor si alzò in piedi con addosso, nuovamente, la fiducia e l’ardore di un tempo.

“Lo farò Zerdo! Manda a chiamare i due cavalieri e re Gaspar. Questa notte vincerà la giustizia!”

Zerdo stava per andare, ma il re lo bloccò dicendo “Un momento Zerdo, chi saranno, oltre ad Agata gli altri tre prescelti?”

“Oris di Nosna, il bambino che porta in grembo la regina del sovrano Gastor, è il Prescelto per il secondo Rubino, quindi sarebbe giusto che diventasse lo sposo di vostra figlia Agata.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Annalisa Dell'abate
Scrivere di me è un compito abbastanza difficile... credo di preferire largamente narrare le vicende dei miei personaggi piuttosto che le mie, ma è anche lecito che un lettore, che intenda approcciarsi al mio romanzo, si chieda chi sono.
Amo definirmi una mamma di tre splendidi ragazzi che, essendo diventata tale abbastanza presto, non ha mai perso la fantasia, anzi la voglia di fantasticare. A trentasette anni suonati, il mio amore per la lettura e in particolare per il mondo magico e fantasy, ancora non mi abbandona. Faccio parte di quella generazione di teen-ager che è cresciuto con Harry Potter, con Frodo Baggins, con Eragon, con guerre di mondi fantastici e draghi parlanti, innamorata delle creature elfiche e della loro mitica saggezza.
il lockdown mi ha dato modo di tirare fuori uno dei miei lavori dal cassetto e proporvelo.
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