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La Pudicizia della Pazzia

La Pudicizia della Pazzia

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Dicembre 2021

Nausica, una ragazza tenace ma allo stesso tempo insicura, rincontra dopo anni Daniele, dal carattere complesso ed enigmatico.
Le loro vite sono intrecciate da un profondo legame nato dell’odio che ha cambiato il loro modo di essere.
Non aspettatevi di leggere la classica storia di un amore adolescenziale.
É molto di più poiché il passato è difficile da dimenticare e il futuro incerto.
Riusciranno da soli a superare i loro traumi affrontando inaspettati pericoli?

Perché ho scritto questo libro?

L’idea è nata quando ancora andavo alle medie, anche se in forma completamente diversa rispetto a quella attuale.
Sentivo il bisogno di esprimere i miei pensieri non soltanto attraverso la stesura di infiniti diari, ma volevo che altre persone potessero comprendere i miei sentimenti.
Non conclusi mai quella bozza.
Un anno fa ritrovai il testo e sentii il bisogno di realizzare il mio sogno e finalmente oggi si sta per avverare.
Ma questo è solo l’inizio, sto già pensando ad altri progetti.

ANTEPRIMA NON EDITATA

09-09-2019 lunedì   Nausica Merisi

Quella sera non sarei dovuta andare a letto così tardi eppure non potei evitarlo.

Appena chiusi gli occhi la mente iniziò a vagare suscitandomi ansie e paure riguardo il giorno successivo, giorno in cui avrei iniziato il quinto anno al liceo scientifico del mio paesino.

Mi svegliai che era già molto tardi. Scesi dal letto e corsi a prepararmi.

“Nausicaaa! Allora ci muoviamo?”

Corsi giù dalle scale mentre i miei capelli neri mi offuscavano la vista, avevo in una mano lo zaino e nell’altra la felpa. A causa della fretta, della vista solo parzialmente chiara e delle mani ingombre, non vidi l’ultimo scalino e quasi caddi a terra.

“Ma hai pettinato i capelli? Guarda che volo che stavi per fare! Ma poi ti pare…”

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Lasciai Selene, mia madre, parlare e intanto iniziai ad allacciare le mie All Star rosse fiammanti. Quelle scarpe mi avevano accompagnato per diversi anni ma ormai il peso dell’età iniziava a gravare anche su di loro.

“…e poi devo andare alla riunione. Nausica ma mi stai ascoltando? Guarda che se non ti muovi perderai il pullman!”

A quel punto mi alzai e corsi fuori dalla porta salutando velocemente mia madre che contraccambiò con un sorriso leggero. Corsi dietro al pullman che aveva appena chiuso le porte, per fortuna l’autista mi vide e si fermò ad aspettarmi. Tirai un sospiro di sollievo, almeno ero riuscita a salire. Iniziai a guardarmi attorno cercando, come sempre, il posto più isolato e più vicino al finestrino.

Adoro guardare fuori e perdermi nella completa osservazione di ciò che mi circonda: la mente si libera da ogni pensiero dimenticando i problemi e ammirando ogni cosa con stupore sempre nuovo.

Ogni volta, pur essendo sempre più o meno la stessa strada, noto particolari diversi: colori, foglie, insegne, persone di tutti i tipi.

Le osservo passeggiare nelle fredde mattine d’inverno coperte da capi pesanti per proteggersi dal freddo che avvolge non solo loro, ma tutto il paese ancora addormentato. La nebbia si alza leggera dai campi donando ad ogni cosa un carattere più misterioso e interessante.

Ero ancora assorta nei miei pensieri quando mi si sedette accanto Clara.

“Ehi! Ciao Ica! Sempre persa nel tuo mondo, vero?”

Ci scambiammo due parole sulle ultime novità e sulle vacanze estive, fino a quando se ne uscì con uno strano argomento.

“Ica, non vorrei essere inopportuna, ma durante le vacanze mi è giunta una strana voce sul tuo conto.”

“Ovvero?”

Già le mie guance si erano arrossate e le sopracciglia contratte, non era la prima volta che accadeva una cosa del genere.

“Ho sentito dire purtroppo che tua madre abbia un’amicizia molto… Profonda con il professore di Latino.”

Non poteva che essere stata Aurora a raccontare una cosa del genere. Da anni cercava di infangarmi con cavolate simili, non mi aveva mai sopportato anche se non ne avevo mai compreso il motivo reale.

“Dai non preoccuparti, tutti sanno come si comporta Aurora quando si sente minacciata da qualcosa.”

“Da cosa dovrebbe sentirsi minacciata?”

“L’anno scorso le hai fatto capire che non ti saresti più fatta mettere i piedi in testa.”

“Non mi sembra un motivo abbastanza valido per fare una cosa del genere.”

“Cerca solo di mettere le mani avanti facendoti partire in svantaggio.”

Come sempre Clara aveva ragione e alla fine, rassegnata per come stava iniziando il nuovo anno scolastico, mi calmai.

Finalmente arrivammo a scuola ed entrammo in classe assolutamente ignare di ciò che ci sarebbe capitato nei mesi successivi.

La campanella era suonata da qualche minuto, ma ancora non si era visto nessun professore.

Ad un tratto entrò in classe la preside della nostra scuola accompagnata da un ragazzo che mi riportò alla mente fatti dolorosi del passato.

Daniele Fontana.

Conobbi Daniele alle elementari, per sfortuna. Durante tutti quegli anni non fece altro che prendermi in giro per la forma paffuta del mio corpo. Mi stuzzicava e mi derideva insieme ai suoi amici scemi.

Poi mio padre morì e nessuno ebbe più il coraggio di avvicinarsi a me.

Tutti tranne Daniele.

Lui continuò a darmi fastidio come se non fosse accaduto nulla.

Giorno dopo giorno.

Anno dopo anno.

Anche alle medie capitò nella mia classe e dopo un particolare episodio mia madre decise di cambiare casa, paese e di trasferirmi in un’altra scuola.

Accadde infatti che andai in bagno alla fine delle lezioni, poco prima del suono dell’ultima campanella che avrebbe annunciato l’inizio delle vacanze natalizie. Daniele mi seguì senza che io me ne accorgessi e bloccò la porta da fuori.

“Così magari quando torneremo a Gennaio sarai più magra!”

Lui scoppiò a ridere e io a piangere.

Rimasi intrappolata in quel bagno per due giorni. Nessuno aveva fatto caso alla mia assenza, tranne mia madre e mio fratello che mi cercavano come disperati. Conoscendo la mia situazione scolastica ottennero un permesso per controllare l’interno della scuola e, quando videro il mio zaino in classe, iniziarono a cercarmi come disperati.

Poi mi trovarono.

Accasciata per terra.

Mia madre denunciò la tutrice di Daniele e la scuola per la sua poca attenzione nei miei confronti. Dopodiché ci trasferimmo.

Tornai con i piedi per terra.

Mi stava fissando.

Lo guardai e lui guardò me. In un istante il risentimento di quegli anni si fece strada nella mia mente e sul mio viso.

Girò lo sguardo e, dopo che la preside lo ebbe presentato agli studenti e il professore gli ebbe indicato il banco libero in fondo alla classe, andò a sedersi facendo attenzione a deviare il suo sguardo dal mio.

La sua presenza attirò l’attenzione di tutte le persone che si trovavano all’interno dell’aula, tutti lo guardarono con ammirazione durante la giornata scolastica, per non parlare di Aurora che con i suoi occhi azzurri ghiaccio lo aveva fissato smaniosa per tutto il giorno.

Era diventato alto, le sue spalle si erano allargate e i suoi capelli castani e mossi circondavano gli occhi dal colore indefinito e mutevole; anche la sua voce era cambiata.

Sicuramente era diventato più carino ma una cosa era certa, il suo sguardo era rimasto sempre lo stesso.

10-09-2019 martedì   Clara Moreni

Nausica è sempre stata una ragazza molto emotiva e non riesce mai a nascondere quello che prova, ognuno sarebbe in grado di capire quello che sente in un determinato momento solo osservando il suo volto.

Quando ieri entrò quel ragazzo in classe notai subito il suo sguardo truce e i pugni serrati, capii immediatamente che c’era qualcosa che non andava.

Per lei sicuramente non si trattava di una nuova conoscenza.

Che lui si fosse accorto dell’espressione di Nausica?

Guardai il nuovo ragazzo, si fissavano entrambi con aria di sfida.

Dopo la scuola cercai di farmi raccontare cosa accadde, ma lei fu piuttosto vaga a riguardo.

Quando oggi la incontrai nuovamente sul pullman, sembrava non avesse dormito molto.

“Va tutto bene?”

“Sai benissimo cosa succederà oggi.”

“Sei preoccupata per la scelta dei posti definitivi?”

Non mi rispose, ma io lo presi per un sì.

Aveva sempre avuto un carattere molto particolare.

Parlava poco e cercava di nascondersi dietro la sua capigliatura selvaggia e i suoi vestiti larghi.

Ai miei occhi era davvero bellissima e se solo avesse osato un po’ di più anche gli altri se ne sarebbero accorti. Non era molto alta, ma il suo sguardo era deciso e profondo, così come le sue sopracciglia scure; la pelle era chiara e creava un bellissimo contrasto con la sua chioma mossa come il mare burrascoso e nera come petrolio che ne copre l’intera superficie. I miei occhi erano azzurri, certo, ma i miei capelli non erano altrettanto belli. Erano biondo cenere, lunghi fino alle spalle con una piccola frangetta. Inoltre, erano assolutamente piatti e senza forma, tanto che alle elementari i miei compagni di classe avevano preso il vizio, seppur affettuoso, di chiamarmi “miss paglietta”.

Una volta entrate in classe tirò un mezzo sospiro di sollievo quando, osservando la lavagna su cui erano stati segnati i posti, vide di non essere seduta vicino a Daniele.

“Non ci credo, anche quest’anno!”

Guardai il suo nome e vidi che era capitata nuovamente vicino a Michele.

“Su Ica, guarda il lato positivo.”

Corrugò la fronte facendo la finta scocciata così le sorrisi e le feci l’occhiolino.

Mi sorrise di conseguenza e poi andammo a sederci ai rispettivi posti. 

13-09-2019 venerdì   Michele Rivolta

Anche quella volta mio padre era riuscito a convincere la professoressa di matematica a farmi sedere vicino a Nausica.

La vidi per puro caso in corridoio mentre ero in terza superiore e rimasi abbagliato dalla sua bellezza, era una piccola margherita che si stava appena schiudendo.

I miei sentimenti con il tempo crebbero così tanto che decisi di perdere un anno e chiesi a mio padre di farmi mettere nella sua classe. Il mio desiderio nei suoi confronti era puramente platonico, ardevo dalla voglia che lei in futuro divenisse mia moglie. Non ho mai parlato di questi miei sentimenti con i miei compagni, avrebbero mai potuto capire?

Oggi la cosa che conta meno è l’amore che si prova nei confronti di una persona.

Per gli altri ragazzi prima viene la bellezza, il fisico o quanto la persona interessata sia brava a baciare. Ma dopotutto cos’è che ci fa innamorare perdutamente di una persona?

La bellezza sfiorisce, ma la purezza di un amore platonico non può morire mai. Quegli attributi fanno parte di noi, ma solo temporaneamente, l’amore vero invece è eterno.

Per farmi notare da lei naturalmente puntavo sull’intrattenerla con discorsi seri per mostrarle le mie abilità oratorie e cercavo di mettere in mostra il mio fisico, ma solo perché dovevo farle capire che ero in grado di proteggerla. In classe tutti conoscevano in mio status sociale, sapevano che venivo da una famiglia facoltosa, ma questo a lei non sembrava interessare. Ero sempre cordiale con tutti ed ero inoltre molto ammirato dalle ragazze per il mio aspetto, il mio viso non passava certo inosservato grazie agli occhi e ai capelli chiari.

Tutti i miei sforzi però erano vani visto che lei, nonostante amasse discorrere con me, non mi vedeva che come un amico.

Le cose però stavolta sarebbero cambiate, l’avrei conquistata.

Era da poco conclusa la lezione e il professore era uscito dall’aula, intanto noi ci stavamo preparando per tornare a casa. Fu in quel momento che vidi Aurora avvicinarsi con le sue amiche al banco di Nausica.

“Allora cara Nausica, come andiamo?”

Lei non rispose e continuò a fare lo zaino, tutti gli altri però si voltarono per assistere alla scena. Naturalmente Aurora aveva alzato la voce per farsi sentire.

“Sai, io e le mie amiche ci stavamo chiedendo una cosa… Alla fine come hai fatto ad essere promossa l’anno scorso?”

“Ho studiato.”

“Sappiamo entrambe che quell’ultima interrogazione non ti ha alzato la media di latino. Sicuramente tua madre ti ha dato una MANO con il professore!”

Scoppiarono tutti a ridere come la parte più infima del volgo.

Nausica divenne rossa, la sua amica cercò di bloccarla, ma lei ormai era già fuori di sé. Buttò il suo zaino per terra e allontanò Clara.

“Vuoi venire qui vicino a dirmi cos’ha fatto mia madre?”

“A quindi lo ammetti? Allora le voci erano vere.”

Altre risate. Stava per farlo. Non l’avevo vista mai così rossa. Strinse i pugni e inarcò le sopracciglia. Afferrò la spalla di Aurora e si preparò a tirarle un montante alla bocca dello stomaco.

Per fortuna fui più veloce di lei.

Mi misi in mezzo allontanando Aurora e incassai il colpo.

Il suo sguardo cambiò immediatamente e mise le mani davanti alla bocca.

“Scusa Michele! Io non volevo!”

“Ma io sì.”

Le sorrisi e lei tornò ad essere rossa.

Finalmente, dopo tutti quegli anni, mi aveva notato.

“Aurora, cerca di non farla innervosire troppo. Non ho intenzione di incassare altri colpi diretti a te.”

Lei e gli altri erano rimasti a bocca aperta a fissare la scena.

Ne approfittai, raccolsi lo zaino di Nausica e la accompagnai fuori.

“Certo che tiri forte.”

“Scusami, sono davvero mortificata.”

Teneva lo sguardo basso.

“Ti ho fatto male?”

Scoppiai a ridere, era davvero carina quando era dispiaciuta per qualcosa.

“Figurati, sono molto allenato, non preoccuparti.”

Le feci l’occhiolino e sorrise. Il suo sorriso era la sua arma più potente, capace di sciogliere addirittura le mie certezze lasciandomi annegare nel mare della mia mente.

16-09-2019 lunedì   Daniele Fontana

Non potrò mai dimenticare l’attimo in cui me la ritrovai davanti.

Il suo sguardo torvo mi fulminò all’istante. Per un momento il bambino dentro di me la fissò, ma poi fui colto da un’ondata mista di imbarazzo, rimorso e sensi di colpa, così deviai lo sguardo.

La lezione iniziò, ma io non riuscii a seguire molto. Non ero molto distante da lei, potevo sentire ciò che diceva al suo compagno di banco seppur parlasse a voce molto bassa.

Durante la prima settimana mi limitai ad osservarla, ma una cosa era certa, era cambiata.

Il suo corpo, la sua voce, il suo modo di fare. Non era più la Nausica che avevo tanto odiato da piccolo.

Sono molto dispiaciuto per ciò che le ho fatto passare perché ora che sono un po’ più maturo capisco che in realtà non me la prendevo con lei, ma con me.

Lei era la trasfigurazione di me stesso.

Quando perse suo padre io persi la testa e quello che era iniziato come un gioco innocente diventò qualcosa di più aggressivo.

Ciò accadde perché mio padre morì quando ancora andavo all’asilo e mia madre scomparve misteriosamente poco tempo dopo senza dir nulla.

Non mi sto difendendo per quello che le ho fatto, ma almeno ora capisco il mio comportamento.

Odiavo vedere lo sguardo triste di chi ha perso il suo punto di riferimento.

Quello sguardo che tante volte avevo visto sul mio viso e che tante volte avevo cercato di cancellare.

Cercavo di farle del male per non dover più vedere i suoi occhi impassibili e inespressivi: il dolore le mutava lo sguardo e le lacrime le deformavano il volto.

Tutto ciò l’ha resa più forte, ma anche più aggressiva.

Il dolore rende aggressivi e questo l’ho capito con il tempo e l’esperienza.

Lo capii veramente solo quando la vidi cercare di tirare un pugno a quell’altra ragazza. Il suo sguardo in quel momento mi terrorizzò.

Era il mio.

Solo in quel momento lo avevo capito. Il mio dolore era diventato il suo.

Non l’avevo mai vista così, dovevo salvarla dall’abisso in cui stava sprofondando.

L’avevo trasformata in me.

Mi ripromisi che il giorno successivo le avrei parlato. 

2021-06-23

Aggiornamento

Finalmente siamo riusciti a raggiungere il tanto desiderato obiettivo delle 200 copie!!!!! Sono felice e super emozionata, è stata un'esperienza fantastica. Se sono riuscita a raggiungere questo enorme traguardo è soltanto merito vostro, vi ringrazio infinitamente dal profondo del cuore per il supporto costante e per avermi aiutato a spargere la voce! :) Le copie sono ancora acquistabili fino al 19 luglio 2021! Ora è tempo di rimettere mano al testo! A presto! :)
2021-04-09

Aggiornamento

Da poco tempo siamo riusciti a raggiungere il 50% dei preordini ed è stato possibile grazie a tutti voi! Vi ringrazio infinitamente per aver creduto in me e nel mio progetto😊❤️ Continuiamo a crescere insieme! Mancano ormai 97 copie al raggiungimento del primo goal In questo periodo è ancora più difficile farsi conoscere, ma spargendo la voce raggiungeremo presto l'obiettivo! Questo è il potere della condivisione (come direbbe la Ferragni)! 🌸Grazie dell'aiuto!🌸

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Anna Salvadei
Sono Anna Salvadei, in arte Kelea e sono nata a Milano nel 1999.
Amo l'arte in tutte le sue forme: dalla scrittura, al teatro, alla pittura.
Queste tre in particolare sono le tre mie grandi passioni: scrivo da sempre, frequento la compagnia di teatro amatoriale Gp2 e disegno / dipingo in continuazione.
Sono una studentessa del terzo anno di Progettazione dell'Architettura e questo periodo di stallo dovuto al Covid-19 mi ha aiutato a sviluppare in modo concreto il mio grande progetto.
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