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La rete dell’orrore

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Due tranquilli impiegati di un’azienda di servizi romana vengono barbaramente uccisi nel loro ufficio in una sera d’inverno. Sul caso indaga l’ispettore di polizia Barbara Gatto, donna affascinante e tormentata dai ricordi di un doloroso passato familiare. Nei giorni successivi avvengono altri delitti, e per quanto gli elementi raccolti facciano pensare ad omicidi scollegati fra di loro, tutto sembra ricondurre all’azienda dove lavoravano le prime vittime.

Aiutata da una giovane carabiniera e dal suo burbero capitano, Barbara inizierà un’indagine ad altissimo rischio, un’indagine che le svelerà il peggio dell’animo umano, e che metterà in terribile pericolo la sua stessa vita.

Perché ho scritto questo libro?

Questo romanzo nasce dalla mia passione per il genere letterario e cinematografico gotico/thriller/horror. In particolare mi sono ispirato ai gialli/horror all’italiana degli anni ’70, Dario Argento ma non solo.
Pur non disprezzando il soprannaturale, ho volutamente lasciato la vicenda su un piano di maggiore credibilità, sia perché non è facile essere originali quando si parla del soprannaturale, sia perché penso che il vero “orrore” possa nascere solo dall’animo umano.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Commento dell’autore

    Da sempre ho la passione dell’Horror, soprattutto per la letteratura gotica e la filmografia giallo/thriller/horror all’italiana, Dario Argento ma non solo.
    Questo romanzo nasce dalle mie passioni e dalla libera rielaborazione di problemi e circostanze reali.
    Ovviamente la vicenda e i personaggi sono di pura fantasia.
    Non mi piace lo splatter esibito ed eccessivo, credo che la paura vada intuita e vissuta come esperienza personale, che spaventi molto di più quello che non si vede, ma si intuisce, rispetto ad una eccessiva quantità di sangue schizzato da tutte le parti.
    Naturalmente una singola scena splatter (ma non troppo) in un film horror può starci più che bene. In tal senso possiamo pensare a Profondo Rosso, Phenomena, Lo squartatore di New York, o anche al più recente Crimson Peak. Tutti film che traggono la paura dalle situazioni che raccontano, ma che non disdegnano momenti autenticamente “splatter”.
    Il mio romanzo cerca di ispirarsi a questo genere di filmografia. Ho cercato di raccontare una vicenda vissuta da persone reali che si trovano davanti a situazioni spaventose anche se assolutamente realistiche.
    Mi piacciono le situazioni soprannaturali, ma ritengo molto difficile raccontarle in modo efficace, ormai i film che si ispirano a queste situazioni, finiscono molto spesso per scadere nel ridicolo o nel ripetitivo.
    Forse in futuro potrei cimentarmi con questo antico genere (il soprannaturale), ma in questo romanzo ho preferito raccontare una storia realistica e possibile, che sviluppa aspetti autenticamente Horror.
    Non mi spaventano le critiche, meglio essere criticati che ignorati, una cosa che ho lungamente sperimentato sulla mia pelle in esperienze di vita reale. E poi non era forse Oscar Wilde che diceva “Parlate pure male di me, purché parliate di me”?
    Ecco, se i lettori vorranno criticare le mie parole e i miei pensieri (magari dopo averli letti) ben venga! Sarà sempre un segno di interesse.

    Stefano

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Stefano Lazzaro
Stefano Lazzaro nasce a Roma nel 1967, e a Roma ha sempre vissuto.
Si diploma nel 1987 all’ITIS Enrico Fermi specializzandosi in informatica.
Lavora nel settore dell’informatica dal 1989.
Nel tempo libero gli piace recitare a livello amatoriale.
È appassionato di sport acquatici, e in particolare di Vela.
Appassionato del genere letterario e cinematografico thriller/horror.
“La rete dell’orrore” è il suo primo romanzo.