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La saggezza dei bambini

La saggezza dei bambini
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Consegna prevista Agosto 2021
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In un piccolo paese dell’entroterra appenninico, i genitori di una 5° elementare vengono invitati a presentarsi alla scuola dei propri figli. Qui assistono, tra sorprese e imbarazzi, agli interventi “educatori” dei propri figli, i quali si alternano nel raccontare loro quali errori commettono nel modo in cui li giudicano, impongono regole e impartiscono lezioni suggerendo, con saggezza, soluzioni alternative più efficaci.
Un’inversione di ruoli franca e diretta che mette a nudo il genitore di oggi mostrandone le difficoltà e l’impreparazione.
“I figli sono come sono perché hanno i genitori che hanno”: nei figli noterai gli atteggiamenti dei genitori, i quali manifestano le proprie insicurezze, le difficoltà di coppia, l’ostinazione di chi non riesce a mettersi in discussione e molti altri comportamenti che influenzano i propri figli, nel bene o nel male.
Un manuale atipico, trasformato in romanzo, per genitori che hanno il desiderio di mettersi in discussione per migliorare.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo manu-racconto, perché desideravo poter fornire delle strategie utili e pratiche ai genitori in cerca di risposte, evitando di riproporre uno dei soliti manuali freddi e noiosi. Così, è nata l’idea di un racconto attraverso il quale spiegare in modo più semplice e pratico, il comportamento e l’atteggiamento più utile per un genitore che desidera accompagnare i propri figli lungo un percorso di crescita, con fiducia e serenità.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1.

Il cancello era aperto e ad accogliere i genitori c’erano Giulio e Marta, i commessi. Giulio, con ancora pochi anni di lavoro prima di andare in pensione, attendeva i genitori con i suoi radi capelli accuratamente pettinati per coprire la calvizie sempre più evidente. Marta, con una folta chioma bruna raccolta in uno chignon, era sempre inappuntabile nel trucco e nel vestiario, sotto al grembiule d’ordinanza color carta da zucchero.

Nella grande piazza su cui si affacciava la scuola primaria Eràcude, erano parcheggiate, negli appositi spazi delimitati di bianco, solo poche auto delle maestre. Attorno alla piazza si affacciavano due bar, un ristorante e alcuni negozi che iniziavano a ricevere i primi clienti. Il marciapiedi che circondava la piazza era protetto da una ordinata fila di tigli.

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Era il primo pomeriggio di una tiepida giornata di fine ottobre e i primi genitori convocati a scuola arrivarono di gran fretta.

Paolo e Giovanna, i genitori di Mauro, percorsero con rapidi passi il marciapiedi alberato che circondava la piazza.

“Mezz’ora. Mezz’ora ci hai messo a trovare le chiavi. Sei sempre la solita!” la voce di Paolo era come un sibilo pronto a colpire la moglie con ogni lettera pronunciata.

Lei, lo guardò con fastidio e rispose immediatamente rintuzzando l’attacco: “Se tu fossi ordinato io non dovrei perdere tempo a cercare le cose”.

Vennero superati da Anna e Franco, i genitori di Simone, che in bicicletta, con poche pedalate, giunsero al cancello della scuola.

“Buongiorno Giulio e buongiorno Marta. Ma cos’è successo per averci fatto venire a quest’ora?” disse Franco porgendo le chiavi dei lucchetti ad Anna perché legasse le biciclette alla cancellata.

“Mi spiace sig. Mancherro ma non lo sappiamo neppure noi, è tutto un mistero qui” disse Giulio guardando la collega per ottenere un sostegno.

“Ma no, Giulio fa sempre tutto complicato. Non sappiamo di nulla di grave, quindi saranno notizie importanti che, o la Preside o le insegnanti, devono comunicarvi. Tutto qui. State tranquilli. Vi stanno aspettando in palestra”.

Jacopo e Tania, i genitori di Virginia, parcheggiarono accanto ad Antonio e Sandra, loro amici sin dai tempi di scuola e genitori di Flavia: “Ciao. Sapete qualcosa? Una telefonata, così, per una riunione. Ho dovuto chiedere un permesso al lavoro all’ultimo momento. Non sapevo se me l’avrebbero concesso. Spero non me la facciano pesare nei prossimi giorni. Tu che dici? Potrebbero prendersela?” disse Tania mentre si avvicinava per scambiare baci di saluto con l’amica.

“Ma certo” intervenne Antonio mentre si risistemava la camicia uscita dai pantaloni “Tu sarai licenziata per assemblea scolastica e i nostri figli hanno solo dato fuoco alla scuola e stanno tenendo in ostaggio i docenti per un riscatto in liquirizie”.

Jacopo, aggiustando gli occhialini strinse la mano di Antonio e mentre si scambiavano un amichevole abbraccio disse con un filo di voce: “Eh, tu scherzi sempre Antonio. Scherzi vero?”.

Con calma e passo tranquillo, arrivarono anche Piero, con le mani in tasca e lo sguardo perso verso un orizzonte non ben definito, e la moglie Sara che mentre camminava era intenta a controllare le ultime notifiche arrivate dai social e le mail.

Teresa arrivò con il motorino rosso sgargiante. Parcheggiato sul marciapiedi della scuola e riposto il casco nel sottosella, chiese ai genitori e ai commessi se qualcuno avesse idea di cosa fosse accaduto.

Nella palestra le sedie erano disposte su due fronti. Da una parte i ragazzi erano seduti, schierati, con le maestre Tamara ed Elena in piedi agli estremi. Di fronte a loro, disposte ad anfiteatro le altre sedie, dove alcuni genitori erano già seduti occupando i posti a macchie di leopardo. Al centro tra i due schieramenti, un tavolino con dei bicchieri, qualche tazza, delle bottiglie d’acqua e dei tovaglioli.

Il vocio si fece sempre più alto a mano a mano che la palestra andava riempiendosi e i bambini sembravano attraversati da una crescente carica eccitatoria.

Via via che i genitori entravano in palestra, si avvicinavano ognuno al proprio figlio per salutarlo, alcuni diedero dei baci e tutti provarono ad avere informazioni per il motivo della convocazione, ma nessuno dei bambini svelò il mistero. Matteo e Tiziana, appena entrarono in palestra, si diressero verso il figlio Stefano e mentre il padre gli rimetteva la camicia nei jeans, la mamma prese un pettine e gli risistemò la riga ed il ciuffo, ma mentre i genitori andavano verso le proprie sedie il ragazzino si scompigliò i capelli e tirò fuori dai pantaloni un lembo della camicia.

La convocazione era alle ore 14:30. Alle ore 14:45 la preside prese la parola: “Gentili genitori, ormai mi conoscete. Sono la preside Torzelli Fabrizia, io e le insegnanti vi ringraziamo per essere venuti a questo incontro”. Avvolta in un tailleur grigio con una camicia bianca, esprimeva tutta la rigorosità del suo ruolo, ma la voce era amorevole e il suo viso emanava giovialità. “Inizio con il rassicurarvi. I ragazzi non hanno commesso nessuna negligenza e non vi abbiamo convocato per la loro condotta”.

Un sospiro di sollievo percorse la zona dove erano seduti i genitori a parte un papà, così annoiato da prestare più attenzione al giochino del proprio cellulare che a quanto stesse accadendo.

Le maestre Tamara ed Elena hanno notato, in questo primo mese, che nei racconti dei vostri figli emerge una grande voglia di collaborare, dandoci importanti e inaspettati spunti ed indicazioni per essere educatori migliori, noi come insegnanti e voi come genitori. Questi meravigliosi ragazzi sono in un’età ancora ricca di grande creatività e vorrebbero, oggi, aiutarvi nel trovare spunti per il difficile compito genitoriale di crescere ed educare i figli perché possano trasformarsi, in adolescenti sereni prima, e diventare adulti di riferimento poi.

Vi abbiamo convocato perché oggi vi racconteranno le loro esigenze, aspettative e necessità. Ci auguriamo possa essere per tutti un’occasione di crescita e miglioramento”.

“Quindi non è successo niente? No, scusi preside, stiamo scherzando? Ho fatto le corse e mi sono assentato dal lavoro, per nulla?” la voce di Franco era stentorea e l’acustica della palestra enfatizzò le sue parole. Poi si volse verso la moglie e disse: “A questa perdita di tempo potevi venirci da sola”.

Anna lo guardò e con voce intimidatoria, scandendo bene le parole, disse: “Franco, siediti. Non fare il solito. Sei sempre a contestare tutto. Simone ha delle cose da dirti. Non fare il disinteressato come a casa”.

Franco rivolse lo sguardo verso la moglie: “Io non sono disinteressato. A te basta darmi torto e sei a posto, se poi lo puoi fare davanti a tutti il tuo piacere aumenta” e dopo essersi sistemato la giacca, tornò a sedersi e con fare frettoloso disse rivolgendosi alla preside: “Vabbè, ormai sono qui. Sentiamo cosa c’è”.

Il primo ad alzarsi fu Filippo e insieme a lui si alzò dal proprio posto anche Xiang Liu dai lunghi capelli lisci e neri, perfettamente contenuti in una treccia da cui neppure un capello sembrava fuori posto. Filippo aprì il foglio che teneva tra le mani rivelando alcuni appunti come traccia di ciò che avrebbero dovuto dire. Si spostò dagli occhi il lungo ciuffo biondo e ribelle.

Pareva proprio a suo agio, e dopo aver osservato i genitori in attesa, iniziò a parlare con voce sicura: “Cari genitori, grazie per essere venuti. Ognuno di noi ha preparato degli argomenti perché abbiamo molto da dirvi. Fare i bambini è spesso difficile perché dobbiamo continuamente trattenerci, rispettare le regole, essere educati, imparare cose, mentre ci piacerebbe poter solo giocare, ridere e divertirci. Ma ci rendiamo conto che anche fare i genitori non è facile perché avete tante responsabilità, tanti impegni e perché non sapete di cosa realmente abbiamo bisogno anche se siete convinti di sapere tutto”. Alcuni genitori fecero un sorriso, ma altri mostrarono una espressione tra il curioso e l’infastidito, e il piccolo Filippo proseguì senza alcun tentennamento: “Se vorrete, durante l’incontro potrete intervenire, dire la vostra alzando la mano e chiedendo la parola. Le maestre diranno chi di voi può parlare e quando”.

Xiang Liu si avvicinò al tavolino e prese in mano una tazza trasparente in vetro: “Voi siete come questa tazza. Ogni vostra esperienza è dentro di voi e vi ha fatto diventare ciò che siete. Tutto il vostro sapere è dentro di voi” e, dicendo queste parole, iniziò a versare da una bottiglietta dell’acqua nella tazza riempiendola a poco a poco. “Ogni vostra esperienza, ogni cosa che vi hanno insegnato o che avete imparato giorno dopo giorno, è dentro di voi – la tazza era ormai ricolma di acqua – Abbiamo delle cose da dirvi ma se sarete come questa tazza – e versò dell’altra acqua che iniziò ad uscire versandosi sul tavolo e il pavimento – le nostre parole non le tratterrete, scivoleranno via e andranno sprecate come quest’acqua. Vi chiediamo, per questo pomeriggio, di svuotare la tazza del vostro sapere e dei vostri preconcetti, per poter accogliere quello che vi diremo”.

La maggior parte dei genitori strabuzzò gli occhi. Non si aspettavano una dichiarazione così precisa. Il messaggio era stato chiaro e diretto.

Filippo guardò i genitori come un consumato attore e poi proseguì:

“È strano che noi dobbiamo dirvi ciò che sentirete oggi pomeriggio, perché bambini lo siete stati tutti. Ma così come io non mi ricordo più come ci si sente da neonati, voi avete scordato pensieri, emozioni, dubbi, desideri e bisogni di un bambino, e in particolare della nostra età” e lasciò che a proseguire fosse la sua compagna di classe:

“Forse non lo sapete, ma qualche volta ci chiediamo se i nostri genitori siano perfetti. La risposta è sì. Ogni bambino vede nei propri genitori la perfezione e ci si affida. Siete i migliori genitori del mondo? Per noi sì. È per questo che possiamo affidarci: perché ci fidiamo. E voi? Pensate che i vostri figli siano i migliori del mondo?”.

Mamma Chang Fu non riuscì a trattenersi rispondendo di slancio:

“Certo. Non potrei desiderare nessun’altra bimba” e negli occhi della donna c’era tutto l’amore e la tenerezza che si potesse racchiudere in un cuore di mamma, mentre il marito le prendeva la mano tra le sue.

La piccola proseguì: “Nei mesi precedenti la nostra nascita, certamente avrete fatto dei sogni su di noi. Volevate magari un figlio intelligente, o una figlia studiosa, o un figlio allegro, o uno bello. Poi siamo arrivati noi, con i nostri difetti, le nostre difficoltà, i nostri comportamenti e il nostro carattere. Sappiamo che ci amate tantissimo anche se il sogno che avevate non si è tramutato in realtà. Una prima cosa che vogliamo farvi notare è che quando ci sgridate per qualcosa che abbiamo fatto di sbagliato, ci state educando, ma quando ci sgridate per come siamo, vi state lamentando perché non siamo come vorreste che fossimo.

Ci amate, ma vorreste che fossimo diversi. Non vi sembra un controsenso?”

2021-04-02

Aggiornamento

Beh, che dire, non mi sarei mai aspettato che, ad inizio di questa avventura con bookabook, si arrivasse a vendere 250 copie del mio manu-racconto dedicato ai genitori. Se sono arrivato a questo risultato è grazie alle tante persone che credono in ciò che faccio e hanno fiducia in me. Vi siete dati davvero da fare, sono commosso e onorato, alcuni hanno acquistato diverse copie anche in più occasioni pur di permettermi di raggiungere il risultato. In una cultura che spesso sembra accentrata su se stessi, ho avuto una grande dimostrazione di solidarietà. Terrò nel cuore e nella memoria anche questa avventura, e mi sarà certamente di conforto nei momenti in cui si ha l'impressione di essere soli. Non sei solo. Non sono solo. Siamo una splendida comunità. Grazie infinite. Fabio Salomoni
2020-12-04

Aggiornamento

C’è un momento in cui hai in casa un bambino; è tuo figlio, allegro, spensierato, espansivo, coccolone, e che ha due eroi, sua madre e suo padre. Poi, ecco che quel bambino si trasforma e compare in casa un essere, che ti fa sperare che torni l’altro... Con queste parole inizia l'articolo che tratta di un tema importante per ogni genitore. Lo puoi leggere qui https://www.fabiosalomoni.it/non-riconosci-piu-i-comportamenti-di-tuo-figlio/

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Fabio Salomoni
Dopo 25 anni di vita professionale in ospedale a supporto di malati psichiatrici, Fabio Salomoni mette a frutto la conoscenza e l’esperienza maturate, dedicandosi alle Dinamiche Familiari.
Da molti anni oramai attraverso l’Associazione “Happy Life” di cui è fondatore, Fabio aiuta genitori e coppie, sia in aula che tramite i video e le dirette nei suoi gruppi Facebook, a migliorare le relazioni e la comprensione tra loro, facendo in modo che l’ambiente “famiglia”, diventi una fonte di gioia e amore invece che di stress e frustrazione.
Nel percorso di Fabio anche un Master Practitioner Advanced di PNL, Master Practitioner in Ipnosi Applicata, Trainer certificato dall’NLP Society e consulente in Dinamiche Familiari.
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