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La sesta faccia del dado

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Una storia d’amore in cui convivono e si scontrano l’idea romantica dell’essere una cosa sola e le pulsioni erotiche individuali, la voglia di affermare la propria personalità e l’esigenza di trovare un punto d’incontro, l’epico e il quotidiano. Una storia erotica e romantica fondata sul desiderio di condividere tutto. Ma anche una straordinaria storia di amicizia tra due ragazze molto diverse tra loro, unite da un forte sentimento e dal desiderio di confrontarsi su tutto per scoprire nuovi lati di se stesse, prendere coscienza della loro sessualità e diventare adulte. In sottofondo, una meravigliosa colonna sonora: Pearl Jam, Bruce Springsteen, AC/DC, Led Zeppelin…

 

Capitolo 1

Il professore entrò nell’aula. Un uomo allampanato sulla sessantina, viso ovale, piuttosto insignificante, uno di quei volti che si tendono a dimenticare; però ispirava simpatia. Greta pensò quasi istintivamente che non doveva essere uno di quelli “stronzi”, uno di quelli di cui aveva tanto sentito parlare, che le avrebbero reso impossibile il percorso accademico. Barba fatta impeccabilmente, si muoveva in modo goffo e impacciato, ma quando cominciò a scrivere alla lavagna la sua mano si mosse con una tale velocità che catturò l’attenzione della classe. Emma lo guardò affascinata scrivere formule matematiche e parlare di forze e campi di energia mentre la sua giacca a quadri si sporcava di gesso e pensò che quello doveva essere uno di quei momenti della vita che non si sarebbe più dimenticata, come un’istantanea indelebile nella sua memoria, come l’imbarazzo che provò quando nel silenzio dell’aula il telefonino di Greta fece risuonare a tutto volume la chitarra di Jimmy Page.

Greta e Emma si conoscevano solo da pochi mesi ma avevano la sensazione di conoscersi da sempre; era un rapporto che faticavano a spiegare senza tirare in ballo le affinità elettive. Erano più che amiche, erano inseparabili e se aveste chiesto all’una o all’altra di descrivere il loro sentimento reciproco, non avrebbero esitato, pur arrossendo un poco, a usare la parola amore.

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Eppure, chi non le avesse conosciute avrebbe detto che quelle due ragazze, non ancora ventenni, nulla avrebbero avuto a che spartire. Greta bellissima, alta, gambe chilometriche spesso messe in evidenza da gonne estremamente corte o jeans esageratamente strappati, capelli lucidi, neri, che sottolineavano il verde degli occhi e quello sguardo profondo e curioso che sembrava leggerti dentro e bruciarti sulla pelle. La classica ragazza che non passa inosservata, ma che pochi hanno il coraggio di avvicinare. Emma, al contrario, sembrava fare di tutto per non farsi notare: qualche chilo di troppo, si vestiva in modo curato ma non vistoso, solo colori pastello, capelli ordinati castano chiari, quasi biondi, due grandi occhi marroni che lei distoglieva subito quando incrociava lo sguardo di chiunque, tranne quello di Greta. Non era bella; sapeva di non essere nemmeno brutta, ma non faceva nulla per valorizzarsi. Anzi, se possibile, tendeva a sminuirsi. Greta lo definiva un look da camaleonte e a ogni occasione le regalava qualcosa destinato a fare la muffa dentro un armadio piuttosto che essere indossato. Ma lei non demordeva e continuava a ripeterle che aveva delle “potenzialità inespresse” e che presto sarebbe riuscita a farle emergere.

In comune avevano una mente brillante e una voglia matta di scoprire il mondo.

Si erano conosciute quella primavera verso la fine di maggio in una splendida giornata di sole. Tirava una leggera brezza dal mare, Emma era seduta sul suo asciugamano verde intenta a leggere Delitto e castigo. Per un momento aveva pensato di mettere una copertina diversa su quella originale, magari quella di Cinquanta sfumature di grigio, che tra l’altro aveva letto a casa con la copertina di Delitto e castigo, per evitare la battuta sulla tipica lettura da spiaggia, ma essendo questa completamente deserta aveva desistito. Non aveva però rinunciato al suo costume intero da piscina, il bikini proprio la imbarazzava. Venne distolta da una barca a vela che si arenò sul bagnasciuga a pochi metri da lei; saltò giù una ragazza alta e snella che sembrava avere qualche difficoltà a tirare la barca a secco. Emma, forse sentendosi obbligata essendo l’unica presente sulla spiaggia, si alzò e andò ad aiutare la ragazza, sorprendendosi del suo stesso slancio e intimamente pentendosene un secondo troppo tardi. Senza troppi problemi portarono lo scafo all’asciutto e misero la prua al vento per evitare che la vela si gonfiasse.

«Grazie» disse la ragazza alta. «Mi chiamo Greta» aggiunse tendendo la mano.

«Emma» rispose l’altra ricambiando la stretta di mano. Da una stretta di mano si imparano tante cose pensò, e quella era stata energica e piena di sensazioni positive.

«Stai leggendo Delitto e castigo?

Emma arrossì all’istante.

Greta non sembrò accorgersene e aggiunse subito: «Che domanda idiota! Ovvio, non lo hai portato a respirare lo iodio. Ti piace?».

Emma avrebbe voluto rispondere: «Mi piace? No, mi sconvolge, mi entusiasma! È un capolavoro assoluto, non smetterei mai di leggerlo e mi dispiace di avvicinarmi alla fine!». Invece disse: «Mmm… sì… Non è un mattone come dicono, è interessante. Direi quasi avvincente».

«Io toglierei il quasi… ma dai, ti sei salvata.

Da cosa?

«Be’, si dà il caso che sia il mio libro preferito e se ne avessi parlato male, sarei stata costretta ad affogarti!»

Emma sentì come un calore diffondersi nel petto e scoppiò in una risata gioiosa.

«Guarda che non scherzo» il volto divertito di Greta si sforzava di essere serio. «Una volta un mio amico disse che era il peggior libro della storia, un libro dove non succede niente di più di quanto non si possa evincere dal titolo, ossia c’è un delitto, molte descrizioni inutili, e alla fine c’è un castigo.»

«E quel tuo amico?»

«Lo stanno ancora cercando!»

Emma aveva gli occhi lucidi per la risata: «In realtà a me piace molto di più di quanto non ti abbia detto, ma… non so come dire… un po’ mi vergognavo».

«Ti vergognavi perché sai apprezzare un capolavoro, perché sai riconoscere l’arte, il bello?»

«In effetti ora mi vergogno ancora di più.»

«Ah, ora capisco il costume intero!»

Lo sguardo e il sorriso di Greta volevano far capire che si trattava chiaramente di una battuta ma, appena pronunciata la frase, la ragazza avrebbe voluto rimangiarsela.

Emma ebbe come l’impressione di trovarsi completamente nuda.

«Scusa, potevo risparmiarmela. Non volevo offenderti, anzi… Penso che staresti meglio in due pezzi.»

«Non sono offesa, giuro… È che non pensavo di essere così facile da leggere, ed è un problema» cercò di sdrammatizzare «per una che si vergogna di quello che pensa.» Sorrise, poi si fece più seria e aggiunse: «In effetti tendo a nascondermi, anche fisicamente. Il due pezzi mi imbarazza…».

«E io che con due pezzi intendevo occhiali da sole e zoccoli!»

Risero entrambe.

«Io vado a fare un altro giro… Il mare è uno spettacolo, vieni con me?»

«Non so… non credo…»

«Daaaiii!»

«Non sono mai salita su una barca così…»

«Se comincio a elencarti tutte le cose che non ho mai fatto, facciamo notte… Ma siccome voglio farle tutte, dobbiamo darci una mossa e la prima è portarti in barca con me. Il mare è favoloso e poi là in mezzo non c’è nessuno che ci può rompere le palle, possiamo parlare di Dostoevskij in libertà e…» fece l’occhiolino «toglierci questo costumone. Scherzo… forse.»

Non diede neanche il tempo a Emma di ribattere che la trascinò verso la barca. Le lanciò un giubbotto di salvataggio e le intimò: «Infila questo!».

«Perché, è pericoloso?»

«No, ma se ci beccano senza ci fanno la multa. Vedrai sarà divertente…Solo, occhio al boma!»

«Boma? Che roba è?»

«Quest’affare qui» disse Greta facendo risuonare l’asta metallica alla base della vela «che è  fissato lì all’albero e tiene la randa…»

«Randa?»

«Sì, randa: è la vela» spinsero lo scafo in acqua. «Salta su! Tieni questa, si chiama scotta, forse in questo caso drizza, boh non mi ricordo, comunque se ti dico lasca, mollala un po’; se ti dico cazza, tirala.»

«Non mi sento tranquillissima con questa corda in mano… Cazza, lasca…»

«È una cavolata. Solo…»

«Occhio al boma… Ho capito, imparo in fretta la teoria! È la pratica che mi frega!»

Emma capì bene cos’era il boma a sue spese durante una strambata: Greta le stava dicendo di lascare e di prepararsi che a un certo punto la randa avrebbe preso il vento dalla parte opposta e il boma sarebbe passato velocemente sopra le loro teste… «Ora! Abbassati!»

Emma andò giù troppo tardi e prese un colpo in testa, la barca, senza controllo, si piegò e subito dopo le ragazze si trovarono in acqua con lo scafo capovolto.

«Abbiamo scuffiato… Significa…»

«Lascia stare, ho capito…»

«Ma non è un problema: io lo faccio di continuo.»

«Ah! Mi fa piacere…»

«Attaccati al bordo che la ritiriamo su. Ci vuole un attimo.»

Ripresero la navigazione fino a quando la spiaggia non fu altro che una striscia indefinita in lontananza.

«Senti che pace! Mettiamo la vela al vento e fermiamoci un po’ qua a goderci il sole… Togli il giubbotto di salvataggio.»

«Non saremo troppo lontane?»

«Ma no… Come sta la testa?»

Greta passò le dita sui capelli bagnati di Emma come per analizzare la cute, poi la sfiorò con le labbra dove stabilì che aveva preso il colpo. «Sopravviverai!».

Emma sorrise e pensò: «Dio, come si sta bene!». Quando si accorse che lo aveva detto ad alta voce arrossì un po’.

«Ti avevo detto che sarebbe stato bello.»

Le ragazze rimasero una manciata di minuti lenti e densi ad ascoltare lo sciabordio dell’acqua e il calore del sole sulla pelle.

«Emma, hai un ragazzo?»

«No.»

La domanda aveva fatto alla ragazza l’effetto di un bicchiere d’acqua gelida tirato in faccia all’improvviso. Quindi, cercando di portare l’argomento lontano da lei, aggiunse quasi subito: «Tu?».

«Neanche io; ho solo un paio di trombamici…»

«Trombamici?»

«Sì, come li chiami? Sono due ragazzi con cui esco un po’ più spesso… e con cui faccio sesso. Ma la cosa finisce là. Niente di più impegnativo…»

«Che cosa intendi per più impegnativo?»

«Un rapporto più intimo, sentimenti… amore?»

«A me farci sesso sembra già abbastanza impegnativo.» Emma si pentì subito dell’affermazione che sicuramente l’avrebbe portata in un campo che non voleva affrontare e, soprattutto, a dover dare spiegazioni.

Invece, inaspettatamente, Greta fece una risatina come se avesse recepito quella come una battuta e proseguì: «Come posso spiegartelo? Hai presente quando ti spiegavo l’andatura di bolina?».

Emma annuì incuriosita e seria.

«Ecco, per me un rapporto, intendo un rapporto vero, quello che c’è tra due persone che si amano è… come andare a vela. O almeno credo che sia così, perché ti assicuro che di certezze in questo campo ne ho veramente poche… Credo ci siano momenti in cui si va di poppa, si segue il vento, si assecondano le onde e si va veloci, ma ci sono momenti, e penso siano anche maggiori, in cui si va di bolina, si fatica, si fanno tante virate, non si può andare dritti, non si può andare contro vento, lo si stringe, si inclina lo scafo, si bilancia col peso e si va avanti comunque…»

«… E soprattutto si sta attenti al boma.»

«No, si prende anche qualche bomata, ma ci si rialza… Quindi per adesso mi piace divertirmi, a favore di vento…»

«Ma così non conoscerai mai veramente qualcuno. Se prendi solo i momenti buoni come fai a sapere se è la persona giusta per andare anche di bolina?»

«Ma hai cinquant’anni? Senti, io non ne so molto, ma non credo a quelli che trovano l’amore della loro vita al primo colpo. Oddio, è possibile ma sarebbe proprio una gran botta di culo. Ancora non so quello che voglio io dalla vita, come faccio a sapere quello che vorrei trovare in qualcun altro,  quello che vorrei che mi desse un ragazzo? Per il momento mi aspetto una sola cosa… Scherzo, non è che ci scopo e basta: ci esco, li conosco. Probabilmente il giorno che qualcuno mi colpirà, proverò ad approfondire… Ma, anche in quel caso, non credo riuscirei a iniziare una storia con qualcuno con la convinzione che sia quella definitiva… Che poi, che vuol dire? Dovrei rinunciare a conoscere altri ragazzi, non so se ce la faccio, sono curiosa. Io adoro viaggiare, molti adorano viaggiare e non è che se trovano un posto magnifico, quello che reputano il più bello del mondo, smettono di vederne altri… Magari ci vanno a vivere, ma continueranno a vedere altri posti. Ecco, per me vale lo stesso per i ragazzi…» ammiccando scherzosamente «… e le ragazze.»

«Io non so se riuscirei a iniziare una storia senza lasciarmi coinvolgere completamente…»

«Io penso di aver parlato troppo, però ti dico una cosa, senza amore riesco a stare, senza sesso no.»

«Ma i due che frequenti lo sanno… di essere in due?»

«Mmm… no.»

«Ma allora sei un’ipocrita!»

«Forse un po’…» rise di gusto. «Dai! Sai come sono i ragazzi: entrerebbero subito in competizione…»

«Scusa un’altra domanda… Mettiamo caso che ti innamorassi, come la prenderesti se il tuo uomo, diciamo, facesse un viaggio su qualche isola esotica?»

«Il tradimento credo che non lo sopporterei, ma…»

«Vedi che sei un’ipocrita?» disse Emma schizzando l’altra ragazza con l’acqua e mettendo di fatto fine a quella conversazione. Greta avrebbe voluto finire la frase, però non era sicura di quello che avrebbe voluto aggiungere dopo quel “ma”, quindi si buttò in acqua facendo finta di volersi affogare per il dispiacere dell’offesa subita.

Quando risalì a bordo si tolse il sopra del bikini e tirò infastidita l’elastico degli slip.

«Ci togliamo questi costumi? Mi dà un fastidio il costume bagnato! E poi non sopporto i segni dell’abbronzatura.»

Emma sentì una vampata salirle in viso, sapeva di star arrossendo e di non poterlo impedire. Questo la fece arrossire ancora di più.

«Ma se qualcuno ci vede?»

Greta si guardò intorno, come a dire “non c’è nessuno nel raggio di chilometri”: «Se proprio arriva qualcuno lo vediamo e caso mai ci tuffiamo in acqua… poi fai come vuoi…».

Non diede il tempo a Emma di replicare che si sfilò il pezzo sotto del costume, lo appese al boma e si distese sul bordo dello scafo con un piede nel pozzetto e l’altro penzoloni nell’acqua. Chiuse gli occhi e un’espressione di beatitudine le si dipinse sul viso.

Emma era rapita da quello che stava vedendo, Greta era bellissima, la pelle liscia abbronzata… Sembrava che sul suo corpo ci fosse un velo di seta e per un momento provò il desiderio di accarezzarlo. Poi, i suoi occhi indugiarono sulla vagina, appena dischiusa, rosa; con l’abbronzatura risaltava ancora di più. Pensò che Greta dovesse farlo spesso perché in effetti non c’erano segni del costume. Tornò a guardarla, in quella posizione oscena e al tempo stesso elegante come un quadro impressionista, si soffermò ancora sull’inguine perfettamente depilato e un ciuffetto appena accennato sul pube; immediatamente pensò che la “sua” non era così curata… anzi. Greta aprì gli occhi ed Emma distolse subito lo sguardo, si sentiva decisamente in imbarazzo.

«Sicura di non voler provare? Guarda che si sta molto meglio… poi sono sicura che anche il tuo ginecologo sconsigli indumenti umidi e sintetici nelle parti intime.»

«Ma non provi neanche un po’ di vergogna?»

«Dovrei?» Poi con un finto broncio aggiunse: «Sono così brutta?».

Emma era nel panico: «No, no, non volevo dire questo, sei bellissima…» poi si accorse che l’altra stava scherzando e sorrise della sua agitazione. «In realtà sono io che mi vergogno. Non sono stata dall’estetista, ho il segno del costume intero…»

«… le cavallette!»

«Cosa?»

«Niente, una battuta del film The Blues Brothers… Scusa.»

«No, hai ragione. La verità è che non mi piaccio granché…»

«Però la cosa ti attrae?»

«Che cosa?»

Greta indicò il suo corpo: «Questo: metterti nuda, vincere il tuo pudore».

Emma sapeva che la risposta era sì. Prima dell’incontro con Greta non lo avrebbe ammesso neppure con sé stessa ma ora, davanti a una sconosciuta che le si era spogliata davanti, avrebbe potuto. Si limitò a un «Forse…».

Forse è un buon inizio… Facciamo così: tu ti togli quell’orrendo costume e io azzero ogni mia capacità critica e di osservazione, non faccio commenti né li penso, cosa che tra l’altro mi viene naturale quando qualcuno si mette a nudo. Sia letteralmente che metaforicamente.»

Emma sembrava confusa. Greta provò a spiegare meglio il suo concetto: «Intendo dire che chi si manifesta per quello che è ha tutta la mia stima e non riesco a trovare cose negative… Tu, per esempio, dicendomi che ti vergogni ti sei mostrata molto…». Si accorse che Emma non la stava ascoltando e le diede un calcetto affettuoso: «Ohi! Torna con me!».

«Scusa stavo pensando, ma ti ascoltavo… Me lo prometti?»

«Parola di Lupetto! Acqua in bocca.»

Emma lentamente si liberò le braccia e poi abbassò il costume. Non lo appese, lo tenne vicino a sé come se la cosa le desse sicurezza. Provava una serie di sentimenti contrastanti: imbarazzo, euforia, piacere di sentire l’aria e il sole sulla pelle. Si distese e chiuse gli occhi. Passò qualche minuto in completo silenzio, solo il rumore dell’acqua, del vento sulla vela, il cigolio dello scafo. Emma si sentiva rilassata, sapeva di essere nuda ma ora quasi le sembrava la cosa più naturale del mondo.

«Emma, sei bella!»

«Falsa! Avevi detto niente commenti!»

«Hai ragione, scusa. Però mi hai dato due volte dell’ipocrita e una della falsa, potrò dirti che sei bella.»

«Lo so che non è vero…»

«A me piaci. E sono convinta pure a tanti ragazzi.»

Emma non rispose, non aprì nemmeno gli occhi.

«A proposito, con i ragazzi come fai? Sesso al buio… o in quel caso…»

«Mai fatto sesso con un ragazzo.»

Silenzio.

Emma si stupì di averlo detto veramente. E con quella naturalezza. Che le stava succedendo?

Silenzio.

Emma rimase immobile, gli occhi chiusi in attesa dell’effetto della bomba.

Silenzio.

«Un po’ ti invidio, puoi ancora fare l’amore per la prima volta!»

Emma non si aspettava quel genere di commento, sorrise sempre a occhi chiusi.

«Dicono che la prima volta non sia poi tutta questa goduria…»

«È vero… ma l’emozione è tanta.»

«A essere sinceri…»

Emma si interruppe.»

«Ti ascolto.»

«Ti ricordo che sei sempre in pieno divieto di commenti.»

«Fino a quando non rimetti il costume.»

«Perché, sono senza?»

«Già, ma non tergiversare!»

«Non ho mai avuto un ragazzo.»

«Come mai?»

«Non so. Non si avvicinano e se lo fanno, tendo a cacciarli.»

«Nessuno che ti interessa?»

«Sì, veramente più di uno, ma… forse avrai capito che ho qualche problema a rapportarmi fisicamente con le persone. Finché ci parlo, va tutto alla grande, sono brillante, stenterai a crederci, anche simpatica, ma appena si va oltre… il muro, Walter Samuel, The Wall, Roger Waters e tutti i Pink Floyd!»

«I Pink Floyd, li adoro… Samuel non so chi sia!»

«Niente, un fratello appassionato di calcio… Però conosci i Pink Floyd!»

«Vabbè, sai che sforzo.»

«Mah, tra le mie amiche non ce n’è una che li ascolti.»

«Non cambiare discorso: nemmeno un bacio?»

«Nemmeno uno.»

«Dovrai fare pratica…»

«Con un cuscino?»

Greta si lasciò cadere in acqua, quando riemerse disse: «Acqua in bocca, te l’avevo detto». Fece quattro o cinque bracciate allontanandosi dalla barca. Quando risalì disse: «Non ti va di fare un bagno?».

«Sto bene qui.»

«Ti rinfresco un po’?»

Emma sentì le punte dei capelli lunghi e bagnati dell’altra ragazza lasciarle delle gocce sui piedi e poi sfiorarle le gambe e risalire lentamente verso il ventre e poi sul seno. Era piacevole. Molto piacevole. Quando sentì i capelli sul collo, aprì gli occhi e trovò due diamanti verdi e scintillanti che la fissavano. Non ebbe il tempo di fare niente che sentì le labbra di Greta sfiorare le sue, all’inizio in modo lieve, appena accennato, poi la pressione aumentò e Emma, quasi senza rendersene conto, si trovò a ricambiare il bacio. Un secondo, forse meno, un attimo eterno e Greta si staccò restando a fissarla. Sentì il cuore aumentare le pulsazioni e una sensazione strana più in basso, qualcosa di umido tra le gambe.

Decise di tuffarsi. Quando risalì si misero i costumi e ripresero la rotta verso la spiaggia senza parlare per qualche minuto. Poi Emma sentì il bisogno di rompere il silenzio: «Beh, meglio del cuscino!».

Emma si era persa nei ricordi e non era da lei! Ma quella lezione che parlava del mondo, dell’Universo, delle sue origini e del suo mistero l’aveva per qualche motivo catapultata a quel giorno assurdo e meraviglioso in cui era successo di tutto: aveva preso botte in testa, si era distesa al sole nuda, nuda aveva fatto il bagno e aveva baciato una ragazza. Si era sentita viva come non mai. Ancora sentiva il gusto del mare e la sensazione delle labbra morbide e umide sulle sue. Per non parlare della sera che era seguita… ma Whole Lotta Love dal telefonino di Greta la riportò di colpo al presente. Quando, nel silenzio dell’aula, tutti si voltarono a guardare da dove provenisse il suono della chitarra di Jimmy Page, pensò che l’imbarazzo che stava provando sarebbe stato indimenticabile almeno quanto la giacca a quadri del professore.

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ciao… Questo è il tuo primo libro ufficiale?

  2. (proprietario verificato)

    Ciao mi permetto di darti del tu. La storia descritta nell’anteprima mi intriga e non vedo l’ora di poterlo leggere. Una domanda, ma la storia narrata è frutto di una tua fantasia o è basata su esperienze personali e personaggi dela vita reale?
    Grazie

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Emiliano D'Andrea
Emiliano D'Andrea, nato a Roma nel 1973, è laureato in Giurisprudenza. Ha lavorato per anni per un’azienda di editoria giuridica elettronica e ora si occupa della distribuzione - e spera presto anche della produzione - di birra artigianale. La sesta faccia del dado è il suo primo romanzo.
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