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L'altra metà della luce

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Ilaria ha una vita felice, un marito che la ama, una splendida bambina e tanti amici. La sua quotidianità scorre tranquilla e appagata. Perché allora ogni notte si sveglia con il cuore che batte all’impazzata e le lacrime che scendono lungo le guance, con l’anima graffiata da quell’incubo? Notte dopo notte, infatti, Ilaria sogna di essere se stessa ma di vivere un’altra vita, sconvolta da una terribile tragedia. A mano a mano che la storia procede Ilaria apparirà uguale, ma anche completamente diversa. Capitolo dopo capitolo ci farà conoscere il suo passato, ciò che l’ha portata a diventare la donna che è oggi, con tutte le sue fragilità, le sue risorse, i suoi sogni. Ma non tutto è lineare come sembra…

Capitolo uno

La luce non filtra ancora. Che ore saranno? Non accendo l’abat-jour, non voglio svegliare Andrea.

Scendo dal letto al buio e mi rifugio in bagno. Mi lascio scivolare lungo la parete. Le mattonelle sono fredde. Volto la testa e appoggio la guancia al muro gelato, sperando di calmarmi. Il cuore batte all’impazzata, le lacrime scendono come una collana e formano una chiazza sul pigiama.

Inspiro dal naso ed espiro dalla bocca. Spero che la tecnica che mi è venuta in soccorso quando quel dolore devastante è esploso dentro la mia pancia, lasciandomi senza fiato e senza difese, ancora una volta mi aiuti e torni a essere l’unico strumento concreto per oppormi.

Conto fino a cento concentrandomi sul ritmo del respiro, come mi hanno insegnato al corso di preparazione al parto, quando è nata Alice.

Non volevo neanche farlo quel corso, mi sembrava un inutile spreco di tempo e di energie, ma mia madre aveva insistito così tanto sulla sua necessità, che pur di convincermi si era offerta di prenotarlo e pagarlo lei stessa.

«Ho trovato un posto davvero all’avanguardia. Vedrai, Ilaria, ti troverai benissimo. La figlia di Loredana, te la ricordi Loredana, non è vero? Ha avuto un bambino a gennaio e mi ha raccontato che non si può assolutamente avere un bambino senza un adeguato allenamento respiratorio. Mica come ai miei tempi, che ti lasciavano a urlare per quarantott’ore senza neanche un antidolorifico, perché si sa che fa male al bambino, e poi da che mondo è mondo la donna deve partorire con dolore, lo dice anche la Bibbia. Ma io per la mia bambina voglio il meglio. Ci mancherebbe.»

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Mi aveva tormentata così a lungo su questo argomento che alla fine avevo ceduto e le avevo detto di sì. Dunque, quel pomeriggio di marzo, avevo preso un permesso di due ore ed ero uscita prima dall’ufficio.

Alla reception della bella villa dei primi del Novecento, ormai da anni sede della pretenziosa clinica ai Parioli, mi avevano indirizzata a una stanza in fondo al corridoio del pianterreno.

Ero in ritardo, come al solito, quando ero entrata scusandomi. Nella piccola palestra riservata alle sedute di training respiratorio, le altre future mamme erano già sedute sui tappetini.

Otto paia di occhi mi avevano fissato.

«Lei deve essere Ilaria. Noi ci siamo già presentate e abbiamo scambiato le prime impressioni e apprensioni. Vuole raccontarci qualcosa di lei e di come sta vivendo il meraviglioso evento che prestissimo le trasformerà la vita?»

A parte la banalità del discorso, la dottoressa Corelli era giovane, piccola e bruna, aveva un bel sorriso e un modo di parlare che metteva a proprio agio.

In generale mi piace parlare, e in quel periodo raccontare tutto quello che mi legava alla gravidanza mi piaceva in modo particolare, così mi ero lanciata in un dettagliato resoconto su quelle che erano le mie condizioni di salute. Non ero mai stata meglio. Niente mi stancava, ero piena di energia, niente disturbi e niente nausee.

Quello che avevo taciuto era quanto fossi felice di esibire il mio pancione.

Lo avevo immaginato e sognato per così tanto tempo, che non poteva che essere così. Mi sentivo in uno stato di grazia particolare, neanche la pancia mi pesava, anzi ero felice di poter vivere in simbiosi con la mia bambina ogni istante del giorno e della notte.

Sì, a quel punto della gravidanza avevo saputo che sarebbe stata femmina e avevo scelto anche il nome: Alice.

«Che te ne pare?» avevo chiesto un sabato pomeriggio ad Andrea, mentre eravamo imbottigliati nel traffico pomeridiano di Lungotevere.

«Non è male, ma come ti è venuto in mente?»

«La scorsa settimana ero in libreria e quando sono passata vicino alla sezione dedicata ai bambini, non ho potuto fare a meno di fermarmi a dare un’occhiata. Mi ha colpito il titolo del libro di Carroll. Mi sembra benaugurante immaginare per lei un futuro nel “Paese delle meraviglie”. E poi pensa che bello leggerle la sera un libro in cui la protagonista ha il suo nome e in cui lei si possa immedesimare!»

«Accidenti quanto corri, non è ancora nata e tu sei già arrivata alle favole della buonanotte. Comunque, l’idea mi piace molto ed è proprio da te.»

Eravamo fermi a un semaforo, Andrea mi aveva accarezzato il viso e con un gesto impacciato aveva fatto scendere la sua mano e aveva tenuto la punta delle dita per un attimo premute sulla pancia e poi con un moto rapido le aveva ritirate, mi aveva sorriso, con quel suo modo un po’ sghembo, che partiva dalla bocca e arrivava agli occhi.

Questo è un momento perfetto, avevo pensato.

La prima seduta del corso si era rivelata molto più impegnativa di quanto pensassi.

La Corelli ci aveva fatto stendere sulla schiena, poi ci aveva chiesto di rilassarci completamente. Dovevamo partire dalla fronte e coinvolgere progressivamente tutte le parti del nostro corpo, contemporaneamente dovevamo inspirare lentamente dal naso ed espirare dalla bocca. Con gli occhi chiusi sentivo la sua voce profonda elencare lentamente una dopo l’altra le varie parti del corpo: fronte, sopracciglia, palpebre, guance, labbra, mento e via di seguito.

Quando aveva citato le spalle, io avevo avvertito i primi segni di un malessere che era cresciuto velocemente e intensamente.

Com’era possibile che mi sentissi svenire?

Avevo lottato per cercare di dominare quella sensazione ma quando stavamo per affrontare il rilassamento delle gambe, mi ero tirata su a sedere.

«Qualcosa non va?» mi aveva chiesto la dottoressa.

«Non capisco cosa mi succeda, ho la sensazione di stare per svenire» avevo risposto col respiro corto.

«Sì, a volte capita» mi aveva tranquillizzato la Corelli.

«In gravidanza il diaframma viene compresso soprattutto in posizione supina. Provi a stendersi su un fianco, il senso di soffocamento dovrebbe scomparire.»

Mentre mi giravo di lato avevo colto gli sguardi delle altre, oscillavano tra la commiserazione e il fastidio. Solo la ragazza che sembrava straniera mi aveva sorriso.

Più tardi avrei scoperto che si chiamava Christiane, era di Berlino ma aveva sposato un italiano e viveva a Roma ormai in pianta stabile.

Lei mi era piaciuta subito. Aveva uno sguardo vivace e intelligente. Parlava un italiano perfetto, sicuramente più corretto del mio. Che fosse straniera lo si capiva solo da quelle erre arrotondate che conferivano alle sue frasi una certa rigidità stemperata da un sorriso aperto e contagioso.

Aveva una pancia grandissima completamente sproporzionata rispetto al suo fisico minuto. Nonostante questo, si muoveva con un’incredibile agilità.

Guardandola non avevo potuto fare a meno di paragonare il mio corpo al suo, e il confronto non era stato a mio favore. Comunque, non aveva importanza.

Avevo cercato di concentrarmi ancora una volta sulle parole della Corelli, che ormai era arrivata alle dita dei piedi.

«Ora che il vostro corpo è completamente rilassato, cercate di immaginare che arrivi una contrazione. Sentirete dolore, ma dovete accettarlo e comprenderlo. Quello del parto non è un dolore fine a se stesso, è un dolore che ha un preciso senso, un dolore che vi porta momento dopo momento più vicine al vostro bambino. Lentamente continuate a inspirare dal naso e a espirare dalla bocca, mantenete la concentrazione. Anche se il dolore aumenterà voi non dovete lasciarvi travolgere.»

Conto, inspiro, espiro, ora mi sento più calma, sguscio fuori dal bagno, Andrea è ancora avvolto tra le coperte e non sembra essersi accorto della mia assenza, dello spazio vuoto che il mio corpo ha lasciato accanto a lui, ma soprattutto del buio che si è allargato dentro di me.

Avanzo piano lungo il corridoio, mi lascio guidare da un baffo di luce che filtra dalla stanza di Alice. Quando apro la porta l’orsetto luminoso ai piedi del letto sembra sorridermi.

La guardo dormire mia figlia, con quell’abbandono e quella perfezione che solo i bambini piccoli riescono a possedere.

Mi sdraio accanto al suo minuscolo corpo caldo, spingendola piano per farmi posto, lei sospira, si gira e si rannicchia tra le mie braccia.

Odora di zucchero caramellato. Le scosto un ricciolo dalla fronte, sento il suo cuore battere e cerco di accordare il ritmo del mio al suo e di dimenticare quella sensazione che mi perseguita, ormai da troppe notti.

Cerco di far riaffiorare alla memoria un brandello di quello che ho sognato.

Sono sicura di fare sempre lo stesso sogno o meglio lo stesso incubo, ma non appena apro gli occhi, dalla mia mente il suo ricordo scompare. Mi resta solo questa sensazione di indicibile dolore che mi fa quasi male fisicamente. Oltre al mio cuore, ora anche il respiro si accorda a quello di Alice e finalmente mi addormento.

29 novembre 2018

Aggiornamento

Le foto della presentazione del libro L'altra metà della luce il 9 novembre presso la libreria Feltrinelli di Bergamo. Qui il video.
21 Novembre 2017
Al link il video della presentazione di Annalisa Monti sul suo progetto "L'altra metà della luce". Noi siamo curiosi, e voi? Buona visione! https://bit.ly/2iKSglH
21 Novembre 2017
E non possono mancare alcune fotografie della presentazione di Annalisa Monti su "L'altra metà della luce"!
16 Novembre 2017
Questo martedì non perdete la presentazione della campagna di Annalisa Monti a Nettuno! AL link tutti i dettagli https://bit.ly/2zFHua6
04 Agosto 2017
Da qualche giorno "L'altra metà della luce" ha, come supporto alla campagna di crowdfunding, un volantino personalizzato. A noi piace tantissimo, e a voi? https://bookabook.it/wp-content/uploads/2017/08/IMG_4242.jpg
25 Luglio 2017
Aperitivo e presentazione de "L'altra metà della luce" sulle sponde del lago... Per festeggiare la partenza della campagna Annalisa Monti ha riunito una ventina di amici nella meravigliosa cornice del lago d'Iseo. Direttamente sulle sponde del lago tra un bicchiere di spritz e una pizzetta, si è parlato del romanzo e della nuova avventura intrapresa. L'iniziativa è stata accolta con grande calore e partecipazione. Un grazie di cuore a tutti gli intervenuti! Tanti complimenti e un bellissimo, quanto inaspettato, cesto di piante fiorite per l'autrice! In attesa del prossimo appuntamento a settembre, al link un piccolo video della serata: https://bit.ly/2uSTx1w
21 Novembre 2017
Non perdetevi il bellissimo articolo che annuncia la presentazione del libro di Annalisa alla libreria FAHRENHEIT451! https://bit.ly/2zgOJSe

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ottima impostazione narrativa:scorrevole,intrigante e con un finale inaspettato.
    I miei complimenti.

  2. (proprietario verificato)

    Onori alla nuova leva del mondo della NARRATIVA

    BRAVA ANNALISA

    Avrai impiegato un po’ di tempo per generare questo libro, ma ne valeva la pena.
    E’ un bel libro, scritto bene, coinvolgente ed entusiasmante
    Sarà perchè conosco un pochino l’autrice, ma l’ho letto di
    volata, poi come è mia abitudine quando leggo qualcosa che mi piace, l’ho letto nuovamente con calma, gustando lo stile, il contenuto e la presenza dell’alter ego che spesso è in ciascuno di noi.

    Puoi scrivere ​anche il mio nome tra i tuoi sostenitori.
    Complimenti carissima ed un abbraccio affettuosissimo.

  3. (proprietario verificato)

    Descrivendo la sofferenza della protagonista, lo scrittore ci fa entrare prepotentemente nella vita di Ilaria, per poi portarci nel mondo dei ricordi in una dimensione appassionata e coinvolgente. Emozioni lontane nel tempo che mitigano il racconto di un dolore lacerante. Il finale è inaspettato e sconcertante, e lascia una traccia irrisolta dentro di noi. Proprio come nella vita reale.

  4. Una storia intensa, scritta con il cervello e con il cuore. Un’impostazione narrativa che mantiene attento il lettore dall’inizio fino alla scena finale.
    Per essere un debutto, decisamente notevole.

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Annalisa Monti
Annalisa Monti, nata a Nettuno, romana di adozione, vive a Bergamo da
venticinque anni con la sua famiglia. Giornalista pubblicista, ha collaborato
con varie testate ed è stata direttore responsabile del mensile per ragazzi
DiTuttiColori. Negli ultimi anni si è dedicata esclusivamente alla scrittura.
L’altra metà della luce è il suo romanzo d’esordio.
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