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L’amaro in bocca

Lo scartò facendo attenzione a non rompere la carta, l’aroma sprigionato svelò la natura fondente del cioccolato. Lo riavvolse alla meno peggio nell’incarto, non era ancora giunto il momento. Gli sarebbe dispiaciuto privarsi di quell’ultimo piacere.
Data di pubblicazione 15/09/2017

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Quale cravatta scegliere in occasione della propria morte, quale ultimo desiderio esprimere prima di una esecuzione senza condanna?
Queste e altre domande costellano gli ultimi giorni di Luigi, dipendente delle Poste in pensione, che ha scelto un modo particolare per fare il turista: andare in Svizzera per suicidarsi.
Sullo sfondo della Cremona dei nostri giorni si dipana l’intreccio delle vite di Luigi, Linda e della loro figlia Elisa.
La provincia custodisce, come un asettico scrigno, le gioie e le bassezze di una famiglia come tante, a cui, senza clamori, accade un fatto eccezionale. Lo sfilacciarsi di un matrimonio il cui equilibrio si basava su un’abusata quotidianità, la solitudine erosiva e i mal sopiti sensi di colpa porteranno Luigi a perseguire il suo disegno, lasciandosi alle spalle sia il colorato mondo incantato in cui sapeva immergersi con sua figlia sia amori, solo abbozzati, travolti dall’inedia dispotica di una vita in cui non c’è niente di irrinunciabile.

21/9/2016
L'autore terrà a Lodi una presentazione de "L'amaro in bocca" giovedì 20 ottobre alle ore 21, presso il caffé letterario di via Tito Fanfulla 3.
14/10/2016
La campagna di Alessandro Mannucci sta proseguendo bene! Giovedì 27 ottobre alle ore 21:00, presso l'associazione "Reduci e combattenti" di via Felice Cavallotti n. 4 di Codogno (LO), l'autore presenterà "L'amaro in bocca".
21/10/2017
Sabato 21 ottobre, a Nerviano, non perdetevi la prima presentazione ufficiale de L'Amaro in bocca!! Alle 12:00 presso la Biblioteca Alda Merini.Non mancate!

Commenti

  1. “L’amaro in bocca” è un libro che lascia, appunto, con l’amaro in bocca – e non solo per quel pezzetto di cioccolato con cui si chiude la vicenda. “L’amaro in bocca” parla della scelta della morte, del suicidio assistito – una cosa allegra, insomma, all’altezza delle letture di questo blog.

    In realtà, il libro è davvero una storia frizzante, scritta in modo fluido anche nei punti più cupi. Il nostro protagonista, Luigi, è un uomo comune: era un padre, fino a quando la figlia non è morta in un incidente d’auto, ed era un marito, fino a quando la moglie Linda non è andata via di casa. Ora, Luigi è un uomo di routine, di piccoli piaceri e di quotidianità. Non c’è più il lavoro, sottratto da una diagnosi di depressione e da un pensionamento anticipato – e non ci sono più le piccole gioie della condivisione del quotidiano. E tutto questo lo porta su un treno veloce, verso un destino che già vi ho spoilerato alla prima riga.

    Non ci sono grandi riflessioni filosofiche o etiche, in questo libro, anzi: credo che la cosa più sconcertante sia l’assenza di riflessioni, l’assenza di personaggi che possano avere un opinione su questa vicenda, che possano opporsi. Abbiamo una ex-moglie che si è ricostruita una vita, abbiamo una vicina di casa con cui guardare un film ogni tanto, abbiamo le ragazze della biblioteca che si sono affezionate a questo Signor Pinardi. Ma nessuno sa nulla del desiderio di Luigi di porre fine a tutto – e nessuno può dire la sua, fermarlo prima del viaggio verso la Svizzera.

    Il problema di fondo, in realtà, non credo sia la clinica a cui ricorre Luigi – quanto più il contesto, il quadro che l’ha portato a compiere questa scelta. Possiamo discutere all’infinito sul fatto che sia etico o meno avere cliniche in cui si possa legalmente chiedere di morire, possiamo discutere all’infinito sul fatto che la medicina possa o non possa essere usata per porre fine a una vita – ma la realtà è che le motivazioni di Luigi sono le stesse di chi cerca il suicidio in modo autonomo, in modo spesso pubblico, più umiliante e meno dignitoso. Il problema è a monte – e forse è su questo che dovremmo discutere: cosa potremmo fare, per impedire che si arrivi a pensare al suicidio?

    https://escherichialibri.wordpress.com/2017/10/14/lamaro-in-bocca/

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Alessandro Mannucci
Alessandro Mannucci nasce a Codogno (LO) nel 1986. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Pavia, attualmente lavora come legale in uno studio di Lodi. Parallelamente alla tesi in Sociologia giuridica, ha iniziato la stesura del suo primo romanzo: L’amaro in bocca.
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