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L'armatura e l'ambra

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Consegna prevista Ottobre 2020
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Agata è un architetto trentacinquenne che sogna una vita, ma ne vive un’altra. Ambra è una giovane ventenne problematica e autolesionista, che sogna la normalità ma vive d’istinto. Si incontrano in una Milano di più di dieci anni fa, quando i social sono in una fase embrionale e la parte degli adulti è lasciata agli Sms, alle chat, agli appuntamenti e alle telefonate rivelatrici. Le donne si innamorano perdutamente l’una dell’altra, di un amore folle in un tempo piccolo dove a farla da padrona, oltre alla passione, ci sono sotterfugi e ipocrisie. Agata, infatti, è sposata con un uomo ed è alla sua prima esperienza saffica. Decide quindi di nascondere la verità sia ad Ambra che a chiunque, vestendola a sua insaputa del ruolo di amante. Agata si odia per questo ma non riesce a far altrimenti. Tra Foggia, Milano e Londra corre la storia di Agata e Ambra; il traguardo è ai giorni nostri e le cambierà per sempre.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto  L’armatura e l’ ambra per non impazzire. Per respirare. Avevo il bisogno fisico e mentale di imbrattare la carta con un romanzo che raccontasse le difficoltà, i piaceri, le lacrime, le gioie di un amore straordinario chiuso nella cornice piacevole della normalità. Ho inventato Ambra ed Agata con uno scopo istintivo. Invece mi hanno mosso contro una rivoluzione, si sono armate e si sono raccontate per quello che sono. Due donne piene di casini. Come me, come tutti.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Foggia 1973- 1991

[… ]E così sotto forma di mesi il tempo scivolò in fretta franando addosso al 7 Novembre 1991 : il compleanno di Agata, non un compleanno qualsiasi, ma il diciottesimo! La maggiore età!  Patente, macchina, indipendenza, tornare a casa quasi quando si vuole, votare! Fantastico!  Agata quella mattina si svegliò nel suo letto a baldacchino, ad occhi chiusi sorrise. Adorava i compleanni. Ma quell’anno era importante per tutti i motivi sopraelencati. Guardò fuori dalla finestra. Il cielo piangeva di felicità sicuramente, ma di fatto piangeva. Pioveva a dirotto. D’altronde in pieno autunno non era una novità. Quel giovedì i suoi genitori con amici di famiglia al seguito portarono la loro unica figlia nel ristorante più glamour della città per pranzo. Generalmente Agata odiava tali eventi, ma era il suo compleanno e quel giorno neanche un meteorite che avrebbe oscurato il Tavoliere avrebbe potuto oscurare il suo sorriso. Anche se fuori dalla bomboniera vivente del suo pranzo continuava a piovere. “I momenti magici accadono quando fuori piove”. Era il motto della nostra ex gatta morta completamente in linea con il suo carattere squisitamente malinconico. Adorava l’odore di tutto ciò che la pioggia bagnava. Per lei era come se la natura, l’asfalto, le persone, si spruzzassero un profumo di una fragranza non acquistabile nei negozi. Quella era la magia. Tutto ciò che non si può comprare, che nasce da sé all’improvviso è la bellezza vera del mondo. Quella sera non sarebbe passato un meteorite sopra Capitanata, ma tutto ciò che nasce da sé all’improvviso, non solo le avrebbe tolto il sorriso ma l’avrebbe cambiata dentro. Per sempre.

Ore 20,30. Un piccolo plotone di diciottenni capitanati dal Generale Alice e il Colonnello Gino assediarono l’edificio dove era imprigionata l’obiettivo Agata Gentile.

Missione: portare fuori l’obiettivo e far vivere a quest’ultimo una vera festa dei 18 anni.

Strategia: le spie amiche (i genitori di Alice e Gino. Perdonate una piccola regressione: negli anni ovviamente i rapporti tra le famiglie di Agata e Gino sono divenuti idilliaci. Per qualche arcano motivo, l’umanità della famiglia operaia è piaciuta alla famiglia borghese o più semplicemente i Gentile si sono resi conto che la figlia era felice e non era la fidanzata di un tagliagole. Hanno parlato con Michele e Costanza e questi hanno garantito per l’incolumità della loro figliola convincendoli a non mandare la ragazza a scuola di venerdì mattina). Ciò che ignoravano era che la festa non sarebbe stata in pizzeria in centro e capatina al bar.  Ma al Camelot! Discoteca con capienza legale di 1500 persone, illegale non lo vogliamo manco sapere, dove si esprimevano i migliori Dj a Bari. Un ora e mezza di Fiat Panda, Uno, Ritmo, moto Guzzi che avrebbero solcato l’autostrada per andare a fare un vero delizioso, colorato casino. All’obiettivo intrappolato nell’edificio era stato detto di portarsi di nascosto un cambio consono ad una serata in discoteca. Ovviamente la chiamata era stata effettuata da una cabina della Sip in P.zza Umberto Giordano.

Ore 22,10. Il plotone dopo aver prelevato l’obiettivo era alticcio al punto giusto e si trasformò in una vera comitiva. In un cicaleccio colorato e denso di sigarette e urla femminili isteriche, i ragazzi lasciarono la pizzeria per salire nelle auto. Gino mise una cassetta dance e sgommando dal parcheggio partì. In auto erano i fantastici 4, urlanti e belli, vestiti con i loro diciotto anni. Agata non prese neanche in considerazione l’idea della mise da puttanella, ma non per questo era meno sexy anzi. Portava un tubino di jeans, viso truccato e sfacciato, capelli biondo cenere sciolti, lunghi, perfetti intorno a quel sorriso talmente bianco che se non fosse stato per l’autunno si sarebbe detto spuma di mare. Gino non era da meno con la camicia color salvia abbottonata fino al collo lasciata fuori dai pantaloni e gli occhiali da sole a monetina che ostinava a portare per scherzo anche di sera. << Ok Ok, li tolgo! Mica sono scemo>>. Dietro Alice e Pasquale stavano scambiandosi le salive felici e contenti. Camelot si rivelò la vera Camelot: Agata non aveva visto prima niente di simile. Un circo con il tendone fatto di bassi che facevano tremare il terreno, giocolieri baristi che facevano fluttuare nell’aria ogni sorta di bottiglia, mangia fuoco sugli scalini che inalavano fumi di ogni sorta e con occhi bianchi fissavano il loro cielo privato. La musica pompava nei corpi di tutti agitando la folla come se fossero indemoniati. Quella sera si rese conto di quanto si era persa nella vita. In una parola, di quanto fosse sfigata. Agata era la più indemoniata di tutti, una vera ballerina, sudata, eccitata, ubriaca e con la vescica piena. << Amò vado al bagno>> << T’accompagno >> << Mè Amò vado da sola mi faccio un giro. >> Gino la guardava esterrefatto<< Un giro?? Ohh a te i diciotto anni fanno male! Amore mio ti vengo a cercare fra dieci minuti, dammi un bacio!>> Dopo aver baciato Gino come se fosse stata l’ultima volta in cui l’avrebbe visto, Agata gironzolò per la disco con gli sguardi e le mani morte che la seguivano. Dopo qualche vaffanculo trovo un bagno stupita che fosse vuoto. Forse non era un bagno. Fatto sta che il water esisteva, si scaricò canticchiando e uscì per lavarsi le mani. Fu a quel punto che la vide. La donna più bella che avesse mai visto. Da copertina. La vedeva con gli occhi e con la bocca totalmente aperta. Più che donna avrebbe dovuto dire ragazza perché si intuiva che era giovane, ma aveva un’aria talmente sicura di sé e dei tratti così forti da indurre in inganno. I suoi capelli lunghi corvini bagnati erano appiccicati al volto, la pelle di porcellana custodiva occhi chiari sbavati di rimmel e una bocca rossa di carne. Il chiodo slacciato era irriverente quanto i jeans strappati che allacciavano la vita, come si usava al tempo. Ma le cose che lasciavano davvero di sasso Agata erano due. Era fradicia di pioggia e aveva una posa tutt’altro che femminile nonostante fosse bellissima. << Hai intenzione di chiudere la bocca prima dell’alba?>> A braccia conserte, caviglie allacciate e sopracciglio inarcato la corvina aspettava risposta. Agata tornò alla realtà con le viscere sottosopra e benedicendo l’alcool che dava forza alla parola e ai suoi pensieri senza vergogna finalmente. << Dipende, manca tanto all’alba? Potrebbe anche essere. Poi parli tu che sei completamente fradicia, che cazzo … ahah>>  << Lo so. È che mi piace far pipì sotto la pioggia. E’ più sano, chissà che malattie ti sei presa lì dentro.>> Agata tornò in catalessi << La pioggia?>>  << Sì, mi piace la pioggia. L’asfalto che odora di pioggia. Mi piace, che ci vuoi fare, la gente dice che sono matta perché sono artista.>> << Non ci credo…io… no tu non puoi dire così. Io adoro la pioggia e gli odori che fa, io sono un artista!! Io dipingo ciai… >> Agata l’alcolista, non credeva a quella conversazione surreale in una discoteca con una sconosciuta che pisciava dietro le auto parcheggiate. Ma soprattutto non riusciva a credere a ciò che si agitava nel suo stomaco e che le prosciugava la saliva dietro i molari e la musica fuori da quel cesso, lontana, la faceva sentire sotto una tenda beduina nel deserto. Aveva sentito dire che i bagni delle discoteche sono da evitare. Aveva sentito dire che l’alcool faceva perdere il controllo. Aveva sentito dire che … la corvina si avvicinò ad Agata. Molto. Le accarezzò la testa con una mano e si portò al suo orecchio. <<Comunque…anche io ti ho notata. Sei stupenda. Sei così… >> Agata non ragionava più, non sapeva neanche il suo nome. Sapeva che il suo alito caldo sull’orecchio le aveva fatto venire i brividi. Sapeva che i suoi capelli di pioggia misti al suo profumo erano inebrianti. Sapeva che se non toccava quelle labbra di carne subito sarebbe morta. Sapeva che niente di quello che aveva provato fino ad allora fosse paragonabile a quel momento. Chiuse gli occhi e respirò le sue parole. La sconosciuta parlò nella bocca di Agata. Agata non aveva mai baciato una donna. Era superbo, elegante, morbido, completo e poi all’improvviso divenne viscido, graffiante, passionale, non avrebbe smesso. Prese il mento della ragazza bagnata tra le sue dita per sentirla di più, erano avvinghiate contro la parete, quando la ragazza con il chiodo si avventurò sul suo decolté. Agata pensava che avrebbe avuto un infarto da un momento all’altro. Ma all’improvviso la porta della toilette si aprì. Il baccano entrò con un sacco di persone. << Bleahhh.. che schifo!! Amò stanno delle lesbiche, mò ce ne dobbiamo andare!>> << Simooo… oh ma tutte tu te le fai!! Andiamo che domani mattina c’abbiamo l’aereo!>> La magia aveva lasciato il posto al terrore in Agata. Il mondo era entrato e le aveva dato uno schiaffo e messa in castigo. Lesbichelesbichelesbiche. Nella testa peggio di un martello. E questa Simo a stento la sentiva mentre le spiegava che si trasferiva a Parigi, che lei stava diventando una che conta, peccato non averla conosciuta prima, di stare tranquilla che mica lesbica è una parolaccia.  Mentre Simo si congedava, Agata vide che era rimasta una persona sulla porta. Pasquale.                           << Tranquilla non dirò niente a Gino, sei solo brilla… mi aiuti a cercare lui e Alice? Non li trovo.>> << Pasquale ti giuro che… >> Agata aveva il caos misto all’ansia ovunque dentro e fuori di sé. Pasquale con un mega sorriso ci scherzò su dicendo che era stato davvero eccitante vedere questa scena, che non avrebbe dormito per notti.            << Dai Agata dividiamoci… io vado nell’altra sala ok? Se non c’hai voglia il resto dei ragazzi sta là! >> Sparito Pasquale nella giungla di corpi, Agata voleva solo respirare aria sana e distendere il cervello raggomitolato contro la fronte. Uscita nel parcheggio, incurante della pioggia si incamminò inconsciamente verso la Ritmo di Gino. Di colpo si era ripresa dai fumi dell’alcool, ma non da tutto il resto. Lo sguardo basso, si toccava le labbra come se fossero state morse per sbaglio mentre mangiava, in realtà cercava di capire se ci fossero segni ancora del passaggio, che da lì al per sempre, sarebbe sempre stata chiamata la Sconosciuta Corvina.

12 marzo 2020

Aggiornamento

E' il 12 Marzo. Fuori è Primavera. La natura non conosce governi, virus e continua la sua vita, mentre la nostra è al palo. Ho una mamma che lavora in prima linea nel bresciano in questa emergenza e non la vedo da più di un mese. Io lavoro in Veneto nell'ambito sanitario e sono spaccata come un albero dal fulmine tra la paura e l'orgoglio di aiutare. A volte mi viene da piangere, a volte da ridere. Stavo organizzando degli incontri in centro a Padova per farmi conoscere e far conoscere questo romanzo. Intrigare Voi lettori. Magari vendere qualche copia.
Tutto fermo, in coma in questa bolla di sapone rancido dove noi italiani e parti del Mondo, siamo costretti a respirare. La casa editrice Bookabook fatta di professionisti e d esseri umani, ha prolungato le campagne di crowdfunding capendo il momento storico. Di conseguenza anche la mia durerà oltre il 2 Maggio.
Restare a casa può far impazzire, ma cosa più di un libro, dell'immaginazione ci può far evadere? Leggete ancor di più, informativi, fantasticate, eccitatevi. Se poi lo fate con il mio, tanto meglio.
Con i libri siamo tutti liberi. Grazie Ciao. Nicole B.
16 febbraio 2020

Aggiornamento

Io per il Mondo Nicole, per gli amici Niki ho raggiunto il 20% di pre ordini. Ma quando leggo i messaggi che mi arrivano in privato, belli quanto i commenti qui a fianco come " l'ho letto in due giorni, bellissimo!!" Penso che il romanzo "l'armatura e l'ambra" meriti molto di più. Perché non è facile per un romanzo d'amore tenere gli occhi incollati dei lettori. Sarà che suscita emozioni nostalgiche come l'ambientazione in un tempo di automobili mute, dove i sensori di parcheggio erano i paraurti. Sarà che è ambientato per qualche anno a Foggia, città di provincia tra milioni come milioni sono gli italiani che vivono ai bordi delle metropoli. Sarà che è un romanzo frizzante, fuori dagli schemi pur raccontando la vita, ironico , forte ,crudo. Sarà che una storia tra due donne con tante differenze, che di uguale hanno solo il colore dell'iride intriga sempre. Forse più semplicemente, in questi lettori, le mie pagine hanno suscitato immagine genuine come queste....
Mangiate, bevete, uscite, leggete. CIAO

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Libro meraviglioso e storia bella e intrigante… compratelo e non ve ne pentirete.

  2. (proprietario verificato)

    Libro bellissimo! Da leggere tutto d’un fiato! Storia intrigante e lettura scorrevole! Consiglio vivamente agli amanti della lettura di qualsiasi genere!

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Nicole Bellantuono
Nicole Bellantuono nasce a Foggia il 5 Aprile del 1985. Vive gran parte della sua vita a Brescia dove ha ancora famiglia e amici di una vita. Diplomata come odontotecnico, dopo aver frequentato due anni presso la Facoltà di Lettere e Letterature Straniere di Bergamo, ha cominciato a lavorare come Assistente alla Poltrona, ruolo professionale che riveste tutt'ora. Non ha mai dimenticato l'antica passione repressa per la scrittura e la lettura che la porta a far ore piccole in poltrona munita di caffè e libro. Appassionata di fumetti italiani (la casa è completamente invasa ), di calcio e di mare, ora convive in Provincia di Padova con la fidanzata a cui è legata da più di quattro anni. " L'Armatura & l'Ambra " è il suo romanzo d'esordio.
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