Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

L'arte di percepirsi

L'arte di percepirsi
40%
121 copie
all´obiettivo
0
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Marzo 2022
Bozze disponibili

L’arte di percepirsi non è un libro fatto di parole, ma di sentimenti, sensazioni, emozioni.
È un’opera creata dalla sofferenza e per la sofferenza, che ognuno di noi vive e nasconde prima a sé stesso, poi agli altri; i sofferenti non ascoltano la speranza perché non riescono a percepirla, se riuscissero a percepirla, forse sarebbero capaci di cambiare il proprio stato d’animo e addirittura la propria vita. Questa opera ambisce a combattere la più ardua delle battaglie: percepirsi nella propria autenticità. Perché l’arte di percepirsi vince l’unica lotta che non dovremmo mai permetterci di perdere: la lotta contro sé stessi.
È un libro che parla con linguaggi differenti per accogliere tutti i personaggi che vivono nell’inconscio dell’autore e del lettore, per questo motivo la sofferenza è solo la madre di tutte le altre tematiche trattate: la passione, l’ambizione, la ricerca, la curiosità, l’amore, l’ironia, la consapevolezza. L’arte di percepirsi parla di vita e parla alla vita.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro senza pensare che stessi scrivendo un libro, ho scritto me stessa perché avevo bisogno di sentirmi, di ascoltarmi, di vedermi e di guardarmi. Le parole sono scritte con l’anima, non con la mano, con il corpo etereo e non con la mente.

ANTEPRIMA NON EDITATA

09.07.18

A volte mi chiedo se è questa la mia vita. Mi chiedo se è questo che voglio fare.

«Ma chi lo sa a questa età…», mi rispondo. Ero così convinta alle elementari.

Sicura di poter pianificare tutta la mia vita e adesso non capisco se è davvero ciò

che voglio. Non sono mai felice.

Chi è che mi dice quando sono stata felice?

Ho così bisogno di essere felice e accorgermene!

A volte sento che è tutta una farsa. Non sono reale.

Sto interpretando un ruolo da 22 anni e non sto realmente vivendo me stessa.

Continua a leggere

Continua a leggere

22.07.18

Sono andata al bagno in aereo e mi sono guardata allo specchio.

Ero brutta. Terribilmente e orribilmente brutta.

Allora, mi sono chiesta come mi vedevano gli altri.

Come mi vede il mio fidanzato? Brutta per come sono realmente o bella grazie

all’immagine di me che ha nel cuore?! E quelli che oggi mi hanno incontrato in

piscina? A colazione? Per strada? Come mi vede un passante? Un negoziante?

Un amante? Come mi vede un clochard? Un ricco e un povero? Come mi vedo io?

Io mi vedo come ero, come sono e come sarò.

Mi vedo come dovrei essere stata e come non sono stata.

Mi vedo per quella che dovrei essere, mi vedo come vorrei essere, come avrei

voluto essere. Mi vedevo come una barbie e poi all’improvviso mi sono vista

come una qualunque bellina ma non troppo.

C’è chi mi vede come fossi veramente una barbie, chi mi vede bella, chi mi vede

come una come tante. Chi mi trova perfetta o imperfetta. A volte è facile capire

come ti vede la gente o le persone che ti amano. A volte è difficile.

Ma credo che l’unica cosa che conta davvero sia che mi veda.

Conta il fatto che io mi veda per come sono a prescindere da come sono.

25.07.18

Tante volte mi chiedo cosa mi aspetto da un uomo.

Esattamente ciò che mi aspetto da me stessa: tutto.

Cosa significa tutto? Tutto significa tutto. Sincerità, onestà, fiducia, accettazione,

novità, sorpresa, emozioni, soprattutto emozioni. Sentimento, amore, confronto,

allegria, sogni e dolori. Mi aspetto tutto.

E non trovo niente. Idealizzo. Idealizzo sempre troppo e idealizzo sempre tutto.

Come si fa a non idealizzare quando il cuore ti batte forte e vedi davanti a te un

bellissimo viso con gli occhi color? Color non so. Chiaro certamente. Ghiaccio/

mare. Color ghiaccio mare.

Come si fa a non idealizzare, quando ti senti morire e ti senti persa in mezzo a

tanta gente che non riesce a vederti dentro, e improvvisamente degli occhi

ghiaccio mare ti gridano per conoscerti?

Ti sorridono e ti fanno dimenticare anche solo per dieci minuti che sei morta.

Che sei persa. Torni a casa e dormi tranquilla perché sai che c’è un nuovo inizio.

All’improvviso senti di non aver perso niente.

All’improvviso capisco che l’amore perduto ormai è perduto, ma noi dobbiamo

trovare. Cercare. Scovare dentro un altro essere umano per ritrovare l’amore di

cui abbiamo bisogno.

Ma dopo tanto tempo capisci che neanche degli occhi color ghiaccio mare ti

possono salvare da te stessa.

Dall’insaziabile noia che provi nei confronti dei difetti altrui.

Dalla voglia di vivere che hai dentro e non sai trasmettere.

Dalla voglia di amare, di scopare e di viaggiare.

«Non era quello giusto», mi rispondo.

E allora quello giusto quando arriverà?

«Quando mi sarò salvata da sola», mi rispondo.

31.07.18

Quando si inizia ad essere tutto quello che non siamo? Chi lo decide? E perché?

Cos’è che ci spinge ad essere chi non siamo?

Ci sono stati tre eventi della mia vita che mi hanno cambiata e probabilmente mi

hanno condotto verso determinate strade che altrimenti non avrei intrapreso:

diventare una donna quando giocavo ancora con le barbie e non avevo ancora

bisogno di essere sexy. Lasciare un’amicizia vera per tante amicizie false.

Innamorarmi di un idiota.

Il primo mi ha dato cosce grosse e un fisico che non volevo del tutto.

Mi ha infranto un sogno.

Il secondo mi ha portato a nascondermi da tutti. Persino da me stessa.

Il terzo mi ha rubato l’autostima.

Dopo, è iniziata la mia vita.

31.07.18

Mi sono appartenuti entrambi, ma in due modi diversi.

Ho amato entrambi, ma in modo diverso perché in fondo sono stati amati da due

persone diverse, che adesso si fondono dentro di me e mi stanno chiedendo di

andare avanti. Avanti dove? Verso chi? Verso cosa?

Mi piace tornare indietro e provare a percepire ancora le emozioni e le sensazioni

che ho provato un tempo. Fa male, ma mi piace. Mi rende consapevole.

30.08.18

Sembra che gli altri siano riusciti tutti a realizzare i loro sogni, o almeno che

piano piano stiano prendendo forma. E io con cosa rimango in mano?

Cosa ho sempre avuto in mano?

Una possibilità, un sogno, una scelta?

Credo di aver sempre avuto poco coraggio per le decisioni importanti.

Mi son fatta portare via la vita dagli uomini che ho amato.

Mi sono data forse anche a quelli sbagliati e non mi resta in mano niente di più

di qualche ricordo.

Si, in mano ho un mucchio di ricordi, sensazioni, emozioni e sentimenti vissuti,

adesso muti.

In mano tengo la persona che sono stata e cerco di far volare la persona che

voglio diventare, che vorrei essere.

Cosa voglio essere? Tu cosa vuoi essere? O meglio chi vuoi essere e chi sei

adesso? Chi sei stato/a?

Non lo so. Voglio solo essere libera e felice che sono pressoché la stessa cosa.

Amo gli altri e non amo me stessa.

Non ti penso più, non mi manchi, ma quando c’è una scena d’amore in un film

mi vengono le lacrime agli occhi e penso a te. A noi per l’esattezza.

L’ultima volta che ci siamo visti mi hai abbracciato forte, ero stretta a te e non

mi lasciavi. Siamo rotolati nel letto e io ho pensato che se quella fosse stata

l’ultima volta che ci saremmo amati, beh non ci siamo amati invano.

Andava bene come ultima volta, ecco. Poteva andar peggio. Ad altri va peggio qualcuno ha scritto. È vero. Ad altri va peggio.

Mi ripeto nelle notti scure che non riescono a nascondere le mie paure.

La speranza e la fiducia nel futuro mi hanno sempre salvato.

La forza che ho di credere nell’amore, nella vita e nelle emozioni mi ha sempre

salvaguardato dalla depressione.

Io spero e credo che ci sarà un altro uomo che amerà un’altra me più forte e

intensamente di tutti gli altri perché io sarò più forte e più intensamente me

stessa, sempre più vicina all’autenticità della mia anima.

Ti amo Sara ma non posso accontentarmi di viverti a metà.

Devo volere di più per noi e non fermarmi a quei piccoli desideri che da

bambina desideravo con tutta me stessa.

Dobbiamo impegnarci a trovare la versione migliore di noi stesse, della nostra vita.

È la prospettiva con cui guardiamo la vita, che importa.

Me l’ha ripetuto una amica oggi e ho pensato che avesse ragione.

Mika ha scritto una frase in una sua canzone che ha lo stesso significato:”Stare

nel fango non cambia chi siamo perché qualcuno sta guardando verso le stelle”.

Il luogo dove sei nato e le tue origini non puoi cambiarli, non puoi cambiare nemmeno te

stesso se proprio dobbiamo dirla tutta, ma c’è qualcosa che possiamo fare:

guardare il mondo in modo positivo. Credere nella vita. La nostra vita prende

forma in base alla prospettiva con cui la guardiamo. Dobbiamo ricordarlo

sempre. Lo ripeto a voi per dirlo a me stessa. Ancora, ancora e ancora. Sono le

nostre azioni e soprattutto i nostri atteggiamenti verso qualsiasi cosa nel mondo

che ci fanno vivere la vita così come la stiamo vivendo.

Possiamo cambiare questi atteggiamenti se ci conducono verso strade che non ci piacciono, ma per farlo, dobbiamo conoscere bene noi stessi. Non basta una vita per farlo.

19.12.18

Sono arrivata alla mia più grande conclusione.

Presuntuosa, deplorevole, difficile conclusione che io non so amare.

Non riesco ad amare un’altra persona perché scelgo le persone in base a come mi sento io. Non cerco l’altro, non vado incontro all’altro, cerco solo me stessa e inevitabilmente trovo solo me stessa. Trovo quella parte di me che sto cercando in quel momento e poi lascio andare.

Completamente. Dopo tanta sofferenza e indecisione, lascio andare inevitabilmente e indipendentemente dall’altro. Lascio scorrere e scappo via quando non mi riconosco più nella relazione con l’altro. Grazie a tutti e ciao, addio. Ho fatto il mio percorso e vi saluto.

Perché sono così stronza? Ingrata? Cos’ho che non va?

Cosa cerco e chi cerco se non mi trovo?

Quando sarò capace di incontrare un’altra anima ed accoglierla senza essere

invasa sempre e solo da me stessa? O forse sono domande senza risposta?

Forse sto solo e semplicemente descrivendo la condizione umana di ognuno di noi.

Totale indifferenza e insofferenza per tutto ciò che non riguarda il nostro vero

io.

10.01.19

Rabbia, paura, dipendenza. Questi sono i sentimenti che hanno prevalso sulla mia

persona per la maggior parte del tempo che sono stata con lui.

Perché?

Per il suo modo di essere e di affrontare il mondo. Per ogni suo gesto.

Per tutto quello che mi ha detto, per tutto quello che mi ha fatto, per tutto quello che non

ha detto, per tutto quello che non ha fatto.

Per tutto ciò che mi ha fatto fare. A me stessa, agli altri, a sé stesso, al mondo.

Per la sua presunzione. Per la sua non gratitudine. Per il mistero che emanava.

Per la rabbia che lui stesso provava.

Per l’amore che mi ha dato e per quello che non mi ha dato, ma soprattutto e per

la maggior parte del tempo, per l’amore che provavo per lui.

Ho provato rabbia perché non era giusto che io fossi dipendente da una persona

per cui provavo paura.

Perché?

Non lo so. Spero che la psicologia un giorno me lo sappia spiegare.

Ho sempre preferito porgere la spalla al male prima di combatterlo.

Ho sempre preferito cercare di comprenderlo e amarlo prima di combatterlo perché ho sempre

provato desiderio per il male, prima di provarlo per il bene.

Ho sempre voluto farmi accarezzare dal serpente prima di darmi la possibilità di annusare un fiore e sentire quanto fosse buono. Ho sempre avuto il bisogno di farmi conquistare e

ancor di più di farmi corteggiare e adulare dal serpente prima di lasciarmi andare

al fiore, alla bellezza, al benessere.

Che cosa voglio e chi sono io? Non lo so e non so se voglio scoprirlo.

Sento ancora ancora quell’irrefrenabile bisogno di soccombere al male prima di elevarmi

al bene. Ho ancora bisogno di farmi del male per tutto quello che non sono stata e

per quello che non sarò mai prima di accettare il fatto che sono fortunata e ancor di

più il fatto che non voglio accettare di essere fortunata, nonostante abbia le cosce

grosse e le gambe corte. Tutto gira e girerà sempre intorno a questo unico e grande

difetto. Non esiste ancora una strada che mi porti verso l’accettazione perché

ancora non sono pronta ad accettarmi così come sono. Cerco invano qualcuno che

mi accetti per come sono, con la consapevolezza di trovare sempre le persone

sbagliate volontariamente perché ho ancora bisogno di vedermi sbagliata negli

occhi di qualcuno che non sono io. Soffro nel vedermi sbagliata (secondo i miei

ideali) nello sguardo della persona che ho scelto, che mi deve amare; per poi

soffrire ancora di più in un momento successivo, quando finalmente realizzo che

non posso amare quella persona perché è troppa lontana dalla vera me e soprattutto

troppo lontana dalle mie prospettive di vita.

Quanto sono stupida, stronza e ingrata per la vita che mi è stata data!

Che i miei genitori mi possano scusare un giorno per tutta la sofferenza che mi sto

infliggendo senza motivo, nonostante abbiano e soprattutto continuino a

combattere per la mia felicità. Da soli. Io non li ho mai aiutati.

Forse mi sto solo condannando in modo drammatico e teatrale senza motivo. Non lo so.

Voi lo sapete?

10.04.19

Quando ti sei rotta il cazzo di tutto e non vuoi morire, cosa si fa per continuare a vivere?

Si può fare qualcosa? E se si cosa?

Ancora una volta mi sento sola e non compresa, nessuno che capisce o si sforza

di mettersi nei miei panni, chi sono io? Nessuno lo sa.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Sinceramente non me lo aspettavo, non tanto il leggere un libro in un giorno, ma leggere questo tipo di libro in un giorno. Purtroppo e per fortuna io sono un patito di fantasy, mentre altri libri fanno fatica a prendermi. Di questo libro non so e non riesco a trovare un genere specifico, ma mi viene da chiamarlo emotivo.
    Emotivo perché ogni singola parola, ogni singola lettera, ogni singolo spazio, ogni data, ogni parola in CAPS LOCK e tanto altro mi ha fatto sentire qualcosa di forte, di potente.
    Mi sono emozionato dalla prima all’ultima parola, senza mai riuscire a fermarmi. Questo e semplicemente questo è il motivo per il quale mi sono mangiato questo libro in un giorno.
    L’arte di percepirsi è stato un viaggio bellissimo e pieno di emozioni in cui mi è sembrato di incontrare e conoscere la scrittrice, in sfumature più particolari, più belle, più complicate, più semplici, più dolorose; in poche parole più emotive.

  2. Valerio Marchesin

    (proprietario verificato)

    Questo libro è bellissimo!!
    Parla di sentimenti, di identità e di consapevolezza.
    Ho ritrovato me stesso in molti dei racconti che vi sono in questo libro e non nascondo che ho pianto ed ho anche riso. Un libro davvero riflessivo e che non può non essere apprezzato. Lo dico con il cuore. L’arte di percepirsi non parla solamente delle esperienze o delle emozioni dell’autrice… Ma parla di me, parla di voi!
    Un libro che scorre, semplice ma al contempo che fa riflettere. Lo consiglio caldamente!

  3. Questo libro ha suscitato in me tantissime emozioni già leggendo la bozza.
    L’arte di percepirsi, un viaggio all’interno dei propri sentimenti, cosciente e non cosciente del proprio “io”, un viaggio all’interno della propria tristezza, un viaggio in cui la scrittrice cerca  riparo attraverso le parole che sono la sua valvola di sfogo.
    Un viaggio che affronta tantissime tematiche anche se la più  frequente è quella di questo “amore”, (concedetemi le virgolette, leggendo capirete il perché) violento, passionale, che non ti fa sentire mai abbastanza, e allora come dice la stessa scrittrice “Cercate chi vi ama, chi vi ama e basta.”
    Il tema principale è questo, ma ci sono anche altre tematiche che fanno riflettere, il rapporto con il cibo, l’ amore verso i propri genitori, non sentirsi mai abbastanza, non piacersi, sentirsi incompleti…insomma tantissime tematiche, secondo il mio parere molto attuali, dato che la stragrande maggioranza di noi giovani ha attraversato uno di questi momenti nella propria vita.
    Attraverso l’arte di percepirsi avrete modo di fermarvi un momento dalla freneticita della vostra quotidianità e riflettere.

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Sara Staderini
Mi chiamo Sara Staderini, sono nata in Toscana nel 1996 e dal 2018 vivo a Torino. Ho frequentato il Liceo Linguistico, successivamente ho studiato Psicologia e ho conseguito la Laurea magistrale nel 2020, attualmente sto svolgendo il Tirocinio presso una Comunità Terapeutica. Sono un’appassionata di cinema e letteratura; mi sono dedicata alla scrittura per intima esigenza personale e profonda passione, l’atto di scrivere è sempre stato il mio modo spontaneo e preferito per prendere consapevolezza delle mie emozioni. Ho sempre avuto bisogno e desiderio di riflettere sulla mia vita e sulla vita degli altri.
Scrivere è la casa più accogliente che abbia mai costruito, la dimensione in cui mi sento maggiormente me stessa, nella versione più esaustiva che esista. Scrivere è il riparo dal caos e dalla tormenta che la vita mi pone, è una dimensione in cui posso sentirmi a mio agio.
Sara Staderini on FacebookSara Staderini on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie