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L’Artificio dell’Illuminato – Seraphita

Non esisteva nulla al mondo che potesse essere paragonato a quel luogo maledetto…
come aveva potuto dimenticarlo?
Era stata così presa dalla libertà da non ricordare più cosa si era lasciata alle spalle.

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Consegna prevista settembre 2019

Nel Continente si annidano forze oscure. Gli alchimisti hanno occupato la Fortezza di Andria, al cui interno perpetrano macabri esperimenti su vittime innocenti. Seraphita, cavia che l’Illuminato considera il proprio capolavoro, riesce a evadere dalla prigione in cui ha trascorso la vita e a rifugiarsi nei boschi.
Impaurita e stremata, si imbatte nel mercenario Gareth, che si offre di proteggerla e condurla al sicuro. La ragazza decide di seguirlo, nonostante non sia certa di potersi fidare di lui. Insieme affronteranno i chan-eil-marbh, i non-morti, aberrazioni in cerca di vendetta. Ma questo è solo l’inizio delle avventure che vedranno cinque giovani opporsi all’imperversare del male.

Prologo

Affondò i piedi nella sabbia bianca. Inevitabilmente, ebbe la tentazione di immergerci la mano. Ogni granello che scivolava tra le sue dita gli ricordava lo scorrere del tempo. Alzò lo sguardo oltre le dune e le rocce, e un bagliore attrasse la sua attenzione. Se il vecchio non mentiva, laggiù doveva trovarsi ciò che cercava da mesi.
Si incamminò, mentre l’uomo che gli aveva fatto da guida indietreggiava orripilato. Nessuno osava avvicinarsi a quel pinnacolo maledetto!
Osservò il cielo, aspettandosi chissà che cosa. Un intervento divino forse… e sorrise. Oltrepassò il pendio seguendo il profilo di alcune rocce in rilievo che spuntavano a malapena dalla sabbia, percependo le suole delle scarpe perdere aderenza con il terreno. Dalla cima il panorama mozzava il fiato, eppure nulla avrebbe potuto emozionarlo più di ciò che gli si era parato davanti agli occhi. L’aveva trovata…
Una raffica di vento che portava con sé il profumo della salsedine gli sfilò il cappuccio del mantello. Si ricompose e, tenendolo fermo sul viso con entrambe le mani, si apprestò a scendere.

***

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La guardia era sopraggiunta di colpo, preceduta dal clangore delle placche di metallo e dall’inconfondibile passo svelto che preannuncia un avvenimento improvviso e di estrema importanza.
«È qui» disse, asciugandosi la fronte con un lembo della camicia che spuntava a malapena sotto tutta quella ferraglia.
«Arrivo subito» rispose Acheron senza scomporsi.
Gettò di lato i suoi attrezzi, alcuni coltelli sporchi, dei logori lacci di cuoio e due ampolle vuote, e si ripulì frettolosamente le mani con uno straccio già imbrattato di sangue. Si soffermò ancora per un istante cercando di fare il punto della situazione: c’erano da ultimare gli interventi alle gambe e allo stomaco, da perfezionare i tratti del volto e, cosa più importante, da decidere il sesso che sarebbe stato più consono rispetto all’utilizzo che ne avrebbero fatto.
Un gemito provenne dalle fessure cucite che potevano definirsi labbra, tuttavia nessuno tra i presenti sembrò prestarvi attenzione.
«Al mio ritorno proseguiremo con le incisioni alle gambe. Controlla che i liquidi corrosivi facciano il loro effetto… lascia che il sangue defluisca ai bordi del tavolo e raccoglilo nei secchi» ordinò all’aiutante.
«Come desiderate, maestro» rispose quello, chinando il capo.
La guardia attendeva impaziente, fissando la porta con crescente desiderio. «Mio signore…» balbettò pensando a cosa fosse peggio, se far attendere un padrone o sollecitarne un altro. Sembrava sul punto di lasciare la stanza, quando Acheron si ricordò di una cosa importante.
«Dimenticavo,» disse sistemandosi gli occhiali sul naso, rivolgendosi all’aiutante con fare annoiato «occupati della prigioniera del terzo piano e del giovane apprendista. Ricordi quali sono gli ordini in merito?»
«Certamente, maestro» sussurrò il novizio, sempre a capo chino.
Acheron sorrise soddisfatto e diede le spalle al suo lavoro con rinnovato entusiasmo.

***

Le scale che conducevano alla torre nord erano le più ripide che si potessero trovare alla Fortezza. L’Illuminato, suo mentore e Sommo Maestro dell’Ordine, aveva scelto per sé le stanze collocate nell’ala meno esposta al sole, quella dove il vento sferzava incessantemente le fredde pietre creando raccapriccianti sibili. Tuttavia, Acheron doveva ammetterlo, le finestre su quel versante offrivano uno spettacolare panorama sulle colline circostanti e sulla cittadina più in basso. Era possibile scrutare ogni minimo movimento, da lassù, per questo il loro signore aveva voluto sistemare molte vedette sui torrioni che svettavano in quella direzione.

Raggiunta la cima della torre, Acheron dovette fermarsi per riprendere fiato. Da una delle feritoie era possibile vedere tutta la valle e inspirare l’aria fresca, fu per un attimo una piacevole distrazione. Si sistemò la tunica, cercando di ricomporsi. Osservò la natura che si estendeva sulle colline più vicine, alberi secolari, consumati dal salino, intrecciati tra loro; campi una volta coltivati con solerzia, adesso abbandonati, in balia del tempo; intere zone di terra sgombrate e utilizzate come magazzini a cielo aperto, con casse di legno impilate una sull’altra, pronte per essere trasferite alla spiaggia e imbarcate verso le isole a ovest.
Degli abitanti presenti quando avevano conquistato la Fortezza ormai non rimaneva più nessuno, solo alcuni artigiani obbligati con la forza e con le minacce a servirli. Si rammentò della gigantesca fossa comune che gli uomini di Andria avevano scavato poco lontano, sotto il promontorio su cui sorgeva la Fortezza. Da qualche giorno il vento aveva deciso di cambiare direzione e il fetore era divenuto insopportabile. Sperava che il suo signore non ci avesse fatto caso, perché altrimenti non sarebbe bastata un po’ di calce gettata qua e là ma sarebbe dovuto intervenire personalmente… sbuffò scocciato all’idea di scendere fino al mare e passare ore e ore a sciogliere resti di carne umana. Il cigolio di una porta lo ridestò dai suoi pensieri e la figura dell’Illuminato si stagliò all’improvviso.
«Vuoi trascorrere il resto della giornata a guardare il panorama?» lo ammonì, scomparendo all’interno della stanza.
Pareva un invito che Acheron non poteva di certo rifiutare. Con passo deciso attraversò il corridoio ed entrò, richiudendosi la porta alle spalle. Da parecchio tempo non aveva avuto più occasione di accedere alle camere del suo signore e le trovò come sempre molto pulite e ordinate. L’anticamera dove si trovava era ampia, con due grandi finestre che facevano filtrare molta luce; vi erano state sistemate delle tende di stoffa pesante color antracite, che all’occasione oscuravano l’ambiente. Lungo le pareti erano fissate delle scaffalature di legno che contenevano una moltitudine di libri dalle fatture diverse: vi erano saggi di storia e geografia, spessi volumi che raccoglievano ogni tipo di illustrazione sulle piante e i loro usi, manuali sulla magia, sulle arti oscure e sui miti e le leggende di ogni regione di Millorca.
Questa era solo una piccola parte della biblioteca del Sommo Maestro, quella cui Acheron, in quanto suo discepolo prediletto, poteva accedere in qualsiasi momento. Posò lo sguardo sulla porta di legno rinforzata da placche di ferro e chiusa da diversi catenacci che interrompeva il filare di libri, e come sempre si chiese quando avrebbe potuto varcarne la soglia. Al suo interno si celavano le risposte ai misteri dell’alchimia, una conoscenza destinata a pochi eletti. Non di rado si era ritrovato a immaginare la composizione di quella stanza, disegnandone il mobilio e la varietà sconosciuta di oggetti e manufatti che poteva custodire. Doveva essere un luogo di infinito sapere, che da molto tempo bramava e per cui avrebbe fatto qualsiasi cosa.
Un banco di nuvole oscurò per un attimo il sole, avvolgendo la stanza in una spettrale penombra. Percepì improvvisamente un forte sentore di salsedine che attribuì al cambio di direzione del vento. Tuttavia, quando si rese conto di stare calpestando piccoli granelli di sabbia bianca, si domandò quale misterioso luogo avesse visitato questa volta il suo maestro. Sospirò. Anche se avesse provato a chiedergli delucidazioni, sapeva che le risposte sarebbero state vaghe.
Rivolse lo sguardo alla scrivania sulla quale il suo signore stava trafficando con pennino e calamaio: aveva una scrittura ordinata ed elegante, arricchita da complessi ghirigori che ne esaltavano la grazia e la bellezza. Terminò la frase cui si stava dedicando prima del suo arrivo e ripose i propri attrezzi all’interno di un grazioso astuccio dai finissimi intarsi in argento, dopodiché si accomodò sullo scranno in pelle di fronte al vecchio camino ora spento.
Acheron non aveva idea del motivo per cui era stato convocato, anche se poteva immaginarlo: alcune cavie erano pronte per essere rilasciate, altre erano ritornate da poco dalle loro perlustrazioni e poi c’era da definire la questione del licantropo dato che ogni giorno era sempre peggio, con le sue urla senza senso e le sue aggressioni ingiustificate.
«Durante la mia assenza spero non abbiate avuto intoppi» esordì l’Illuminato, avvicinando la mano scheletrica, dalla carnagione cinerea, al mento, indicandogli la poltrona di fronte alla sua.
Il discepolo aveva atteso un cenno che gli concedesse il permesso di parlare. «Ogni cosa è stata fatta come il nostro signore ci ha ordinato» rispose prontamente, dimostrando la sottomissione tipica del servo con il padrone.
Acheron notò il sorriso compiaciuto che era comparso sul volto del maestro e se ne rallegrò, soddisfarlo era la cosa che più gli premeva. Le labbra sottili e allungate parevano quelle di un rospo e si socchiusero in un ghigno impertinente. Gli zigomi sporgenti, le guance scavate e i piccoli occhi, circondati da violacee occhiaie che risaltavano la nera pupilla, acuivano l’impressione che fosse un uomo intelligente ma dal freddo raziocinio. Il maestro si tirò su gli occhiali, che aveva l’abitudine di portare leggermente calati sul ciglio del naso aquilino; le lenti erano fissate su una sottile montatura color carbone che spiccava sul pallido incarnato.
«Pare che le cose vadano per il meglio. Me ne rallegro. Sei un allievo dalle molteplici capacità, Acheron.»
Quel complimento lo imbarazzò, capitava di rado che ricevesse simili lodi, per cui intuì che il suo signore fosse di un insolito buon umore. «Vi ringrazio, maestro. È mio desiderio compiacervi in ogni occasione» disse chinando lievemente il capo.
Lo sguardo del suo signore era fisso su di lui, ma era chiaro che i suoi pensieri vagassero altrove. Parve non badare alla sua risposta, sembrando invece interessato a cose più urgenti che richiedevano la sua attenzione.
«Ti ho convocato qui perché è giunto il tempo di attuare ciò per cui abbiamo lavorato tutti questi mesi» dichiarò in un sussurro.
«Se parlate della giovane…» intervenne Acheron, subito zittito con un brusco cenno della mano.
Il Sommo Maestro si apprestò a ribadire a voce ciò che il suo freddo sguardo aveva già dato per scontato: «Non desidero essere interrotto».
«Perdonatemi» ribatté Acheron sottovoce.
«Sei un giovane impetuoso e mosso da un’irrefrenabile ambizione, tutte qualità apprezzabili in un individuo, tuttavia è con la ragione e con la tenacia che si ottengono i risultati migliori. Agisci una sola volta spinto dall’istinto e manderai a rotoli ogni cosa per cui hai lavorato fino a ora. È da qui» disse indicandosi una tempia «che prende forma ogni nostra azione, e ognuna di esse deve essere studiata e pianificata allo sfinimento, e privata di qualsiasi influenza che derivi dai nostri sentimenti. Per questo desidero che tu abbandoni ogni emozione. Fallo e otterrai risultati ben oltre ciò che immagini.»
Acheron annuì, sentendosi in dovere di aggiungere: «A tal proposito, mio signore, voi sapete con quanta cura io gestisca i vostri affari, qui alla Fortezza… Vi chiedo umilmente di concedermi la possibilità di seguirvi nei vostri viaggi, così che io possa apprendere di più dal vostro esempio».
«Ogni cosa a tempo debito, Acheron. In questo momento è necessario che tu rimanga qui a badare ai miei figli.»
Quell’epiteto risuonò come una nota stonata nel silenzio della stanza. Ogni prigioniero che era stato condotto alla Fortezza e che era sopravvissuto ai primi esperimenti era diventato una cavia, e ad Acheron piaceva chiamarli con il loro nome. Quel modo così inappropriato di definire i loro esperimenti lo nauseava.
«Sì, maestro» rispose invece, vedendo sfumare ogni suo proposito.
«Abbiamo cose più importanti cui dedicarci» sospirò l’Illuminato.
Senza nessun motivo apparente si alzò, avvicinandosi alla mensola ricolma di curiose cianfrusaglie che sovrastava il camino. Fra queste spiccava una sfera di vetro di piccole dimensioni, perennemente attraversata da lampi dorati. Se non avesse saputo quali capacità possedeva il suo maestro, avrebbe creduto si trattasse di una sfera da veggente, tuttavia sapeva bene che nessuno, tranne gli oracoli, era in grado di decifrare tali oggetti. L’Illuminato non gli aveva mai dato spiegazioni al riguardo e gli aveva intimato di non toccarla per nessun motivo. Il resto dei libri e dei manufatti sparsi senza alcun senso sul ripiano pareva trascurabile al suo confronto.
Gli unici ninnoli, costruiti quasi in serie, che occupavano parte della scrivania e alcuni scaffali erano le clessidre che il suo signore regalava, quasi fossero un pegno d’amore, alle sue cavie predilette. Aveva una passione per tutti gli oggetti che gli conferivano la possibilità di decifrare il trascorrere del tempo, come se fosse necessario per lui sentirlo scorrere intorno a sé. Le dita del maestro scivolarono leggere su alcuni libri, per poi ritrarsi di colpo e raggiungere la liscia e appuntita barba nera che gli ricopriva il mento. Scendeva lunga come un affilato punteruolo giù per il collo, arrivando a sfiorare il petto. La accarezzò per diversi minuti, in balia dei suoi pensieri.
«Cominciamo dal licantropo. La sua presenza vi ha arrecato danno? Sebbene possieda un’impagabile sete di sangue, ha un temperamento troppo insubordinato per i miei gusti.»
«Mi trovo d’accordo con voi, maestro. Abbiamo dovuto frenare i suoi istinti bestiali più di una volta e alloggiarlo distante dai dormitori della servitù. Una notte l’abbiamo trovato chino su una domestica, l’aveva brutalmente uccisa e si stava divertendo a dilaniarne il corpo. Una scena raccapricciante, se si considera l’inutilità di quel gesto. Da quel momento è stato necessario apportare una serie di cambiamenti, tra cui l’isolamento dell’individuo nell’ala più esterna della Fortezza» raccontò, agitando le mani nervosamente.
«Valkias ha bisogno di soddisfare i suoi istinti primordiali, così sono i licantropi. Ma è bene che capisca che senza il nostro intervento diverrà un essere in balia della bestia che vive dentro di lui.»
«Intendete parlargli della premonizione?» domandò Acheron, riflettendo sugli straordinari poteri dell’Illuminato: non era la prima volta che rivelava avvenimenti che si sarebbero manifestati in futuro. All’inizio aveva creduto si trattasse della sfera, quella che adornava il camino, ma non c’era alcuna prova che lo dimostrasse, tanto più che il suo maestro abbandonava la Fortezza anche per lunghi periodi, lasciando l’oggetto incustodito nelle sue stanze. Spesso, al suo ritorno, era padrone di nuove premonizioni che lasciavano intendere un legame con qualcosa che vivesse all’esterno della Fortezza. Qualcosa che fosse in grado di aggiornarlo in maniera approssimativa sugli avvenimenti futuri.
«Intendo rivelargli cosa ho scoperto, sì» mormorò, osservando attentamente il suo allievo. «Desidera a ogni costo liberarsi dell’umano che vive in lui. Vuole disfarsi di ogni sentimento, ogni emozione che lo frena ogniqualvolta desidera scendere più in basso nei suoi crimini. È comprensibile» ammise, avvicinandosi alla collezione di clessidre: ognuna divergeva dall’altra per colore e forma, ma tutte misuravano lo stesso tempo. «Il legame che ho creato per lui gli permetterà davvero di gettare via il suo lato umano, la sua coscienza, e diventare una creatura magnifica per forza e potenza. Tuttavia è necessario che ci rimanga fedele perché, quando gli altri licantropi si rivolgeranno a lui in cerca di una guida, egli dovrà supportare la nostra causa e difendere i nostri interessi.»
«Cosa vi fa credere che rispetterà la parola data? Avete detto anche voi che è incline all’insubordinazione» precisò Acheron, continuando a osservare il modo in cui il suo maestro sfiorava ogni clessidra.
L’Illuminato indietreggiò, avvicinandosi alla scrivania su cui si trovavano tutti i manoscritti appena redatti.
«Non ci sarà ragione o motivazione che lo spingerà a rimanere nostro alleato, dovrà essere la paura a farlo. Una bestia capisce solo la natura dei propri istinti. Finché vedrà in noi forza e potenza sarà ubbidiente. Vacilliamo e lo perderemo» affermò, fissando una serie di flaconcini impilati sopra un tomo dalla copertina nera e la costa dorata. «Per questo desidero che veda con i suoi occhi come lavoriamo qui, che tocchi con mano la nostra crudeltà, che capisca cosa siamo capaci di fare. Tutto il male che pratichiamo alla Fortezza gli servirà da lezione, nessun atto che ha commesso fino a oggi è minimamente paragonabile al più banale dei nostri esperimenti.»
Acheron annuì. «Vi è perfezione nella causa che perpetriamo.»
Il suo signore fece scivolare la mano su una piccola ampolla dal contenuto oleoso, dal color verde palude. La alzò fino agli occhi sorreggendola dal tappo di vetro e la fece oscillare per mischiare il liquido, che cominciò a cambiare colore.
«Consegnagli questa ampolla e digli di berne il contenuto fino all’ultima goccia, poi mandalo da me in modo che possa completare il rituale. Infine occupati dei suoi bagagli, lascerà la Fortezza a breve.»
«Posso chiedervi per dove, mio signore?» osò domandare, aspettandosi un secco rifiuto.
«Asteria» rispose invece il maestro, sorprendendolo.
«Molto bene. Farò in modo che i suoi indumenti siano appropriati per la capitale.» Acheron prese l’ampolla, la fece scivolare in una delle tasche della tunica e attese nuovi ordini.
Il silenzio si propagò nella stanza, dandogli per un attimo l’impressione che l’incontro fosse terminato. Fece per alzarsi dalla poltrona, quando l’Illuminato lo fermò con un gesto improvviso della mano.
«Non ho finito» dichiarò, e Acheron riprese posto sullo scranno. «Ti sei occupato della mia figlia prediletta?»
Acheron sapeva esattamente a cosa si riferisse, erano giorni che non pensava ad altro. «Ho dato ordine di rilasciarla, come da vostro desiderio. Anche se ritengo non sia adeguatamente pronta ad agire secondo il vostro interesse.»
«Cosa te lo fa credere?» domandò il maestro.
Acheron prese un respiro profondo e confessò ciò che pensava:«È chiaro che vi odia».
«Tutti i miei figli mi odiano, all’inizio. È nostro dovere fargli cambiare idea» ribatté il suo signore, sospirando annoiato.
«È proprio questo il punto, maestro! Le cavie che sono giunte alla Fortezza con lei e che sono sopravvissute alla terapia sono diventate ubbidienti e servili… Ciò non è accaduto con Seraphita. I suoi compagni sono a piede libero già da parecchio tempo, ma se concedessimo tale possibilità a lei sono sicuro che ne approfitterebbe per fuggire lontano» sostenne, mal celando un certo fastidio. «Ha molto talento, ciò è indiscutibile… è in grado di muoversi con estrema accortezza, di confondersi abilmente nel tessuto sociale che la circonda, di recepire e raccogliere informazioni senza dare nell’occhio. Le sessioni di combattimento, benché siano solo all’inizio, lasciano intravedere grandi possibilità. Per non parlare del suo dono! Quando sarà in grado di controllarlo, diventerà una spia unica nel suo genere.»
L’Illuminato sorrise, scoprendo per un attimo i denti bianchi e perfetti. «Che creatura meravigliosa…» gli sfuggì, non riuscendo a reprimere un ghigno di soddisfazione. «La tua descrizione la esalta ai miei occhi, caro Acheron!» esclamò, posandosi le mani sul ventre e allungando le gambe scheletriche verso il tappeto di fronte al camino. «Sì, credo sia il nostro esperimento più riuscito.»
«Certamente, se la tratteniamo alla Fortezza… liberatela e la perderete» rispose affranto.
«Vorrà dire che troveremo una soluzione anche per questo. Ogni cosa può essere utile, anche la più ostile, se si ha l’accortezza di gestirla come si deve. Per esempio, il ragazzo che si occupa di lei… non ricordo il suo nome.»
«Jerik.»
«Ah, ecco, Jerik. Avevi detto che pareva avesse una specie di infatuazione per lei.»
«È così, maestro.»
«Ottimo, ho in mente per loro qualcosa di sensazionale! Visto che la mia figlia prediletta parrebbe essere poco ubbidiente, lasciamo che veda con i suoi occhi il mondo esterno e che agisca per noi senza che se ne renda conto. Hai lasciato che coltivassero il loro sentimento senza essere disturbati?»
«Sì, maestro. Come avevate previsto, il ragazzo ha elaborato un piano per fuggire insieme a lei.»
L’Illuminato sorrise, ancora più compiaciuto. «E tu hai permesso che questo avvenisse?»
«Non ancora, la fuga è prevista per stanotte.»
«Bene. Tuttavia sarà solo la mia figlia prediletta a lasciare la Fortezza; per quanto riguarda il ragazzo, sai cosa fare. Riservagli il peggiore dei trattamenti, mi raccomando, non sopporto il tradimento… tanto più se perpetrato da uno dei miei novizi.»
«Sì, maestro. Sarà fatto come ordinate.»
«Lasciamo che il legame che ho creato con lei diventi per noi fonte di guadagno. Il suo esserne all’oscuro ci permetterà di infiltrarci tra le file dei nostri nemici, diventerà i nostri occhi e le nostre orecchie.»
Acheron notò come l’Illuminato si fosse ingobbito nel suo scranno e come guardasse la cenere del camino con cupidigia, immaginando molto probabilmente il fuoco che sarebbe divampato su chiunque avesse tentato di frapporsi sul suo cammino. Insospettito e allo stesso tempo perplesso di fronte a tanta sicurezza, Acheron non riuscì a trattenere una domanda: «Come fate a sapere chi incontrerà e dove andrà? Un’altra delle vostre premonizioni?».
Il maestro non rispose e l’argomento cadde. Il suo silenzio corrispondeva a un tacito assenso.
«Avete già pianificato ogni cosa…» gli sfuggì di bocca, e si aspettò un rimprovero per la sua imprudenza.
«Ogni cosa» ripeté invece il suo maestro.
A questo punto, gli sembrò chiaro che la conversazione fosse finita. Acheron si alzò. Osservando le clessidre, si rese conto che era trascorsa un’ora da quando era entrato nelle stanze del suo signore e moltissime cose andavano ancora fatte. Giunto davanti all’ingresso, attese un istante e poi spinse il pomello della porta fino a quando non sentì scricchiolare la serratura.
«Acheron,» lo richiamò l’Illuminato «dimenticavo: ho bisogno di corpi, molti corpi… possibilmente vivi.»
Quella richiesta lo sorprese e lo impensierì allo stesso tempo. «Avete in mente un altro rituale, maestro?»
«Sì, parecchi altri» replicò senza ricambiare il suo sguardo, mantenendo gli occhi fissi sul camino.
«Le prigioni sono vuote, mio signore, e l’ultima tornata di cavie, rivelatesi inutili, sacrificata da parecchi giorni» confessò, riflettendo su come avrebbe potuto soddisfare quella richiesta. Acheron sapeva come i rituali del suo signore fossero importanti per il compimento del loro obiettivo.
«Donne e bambini, e i vecchi del villaggio. Lascia in vita solo chi ha qualche utilità, uccidi tutti gli altri.»
«Maestro, abbiamo già depredato il villaggio di tutti i suoi abitanti, sono rimaste solo le famiglie degli artigiani che hanno guadagnato la salvezza in cambio dei loro servigi.»
«Sono già tutti morti? Impressionante!» disse voltandosi verso di lui con espressione stupita. «Ebbene,» proseguì, voltandosi nuovamente verso la pietra e i ninnoli che adornavano la mensola del camino «prendi tutti i loro familiari.»
«Maestro, questo significherà perdere gran parte della nostra manovalanza» osò contraddirlo, pensando al malcontento che quell’ordine avrebbe scatenato.
«E sia. Chi desidera vivere lascerà andare i suoi cari. Scoprirai, caro Acheron, che la vita a volte vale più di qualche singolo affetto.»
Non ne era del tutto convinto, tuttavia annuì. «C’è altro, maestro?» chiese inchinandosi.
«Nient’altro, per ora.»
Acheron si allontanò in silenzio. Percorse il corridoio e poi le scale con la certezza che, quel giorno, avrebbe avuto diverse gatte da pelare.

25 febbraio 2019

Aggiornamento

Nuova illustrazione per L'Artificio dell'Illuminato. Si tratta proprio di Seraphita, la nostra protagonista, ritratta in uno dei momenti più emozionanti del libro.
Il mare, il tramonto, il desiderio di sentire sulla propria pelle il tocco dell'acqua, la sensazione tangibile di non aver mai provato nulla di simile prima... questo è quello che traspare dalle linee e dai colori precisi e profondi del bravissimo Alessandro Amoruso che, ancora una volta, è riuscito a cogliere l'essenza del mio romanzo!
Grazie!
12 febbraio 2019

Aggiornamento

In questi giorni ho collaborato con librinpillole per registrare un brano inedito del romanzo... Vorrei ringraziare Simone per la sua professionalità e per la sua competenza, è riuscito a infondere e a trasmettere l'inquietudine di Seraphita e a dare un tono incredibilmente macabro e accattivante alla voce del "ricordo". Inoltre, lo ringrazio per la pazienza dimostrata e per i consigli che mi ha fornito, senza i quali non avrei potuto interpretare la nostra protagonista. È stata un'esperienza interessante e divertente, che sicuramente vorrò ripetere!
Attendo con trepidazione i vostri commenti, iscrivetevi al canale e non dimenticate di lasciare un bel "mi piace"!
https://www.youtube.com/watch?v=TYBH63g0slg&t=3s
17 febbraio 2019

Evento

Ludopub Il Dado Errante, Corso Galliera 97r 16142 Genova
Non prendete impegni il 17 febbraio e venite a giocare con noi al Dado Errante! Immergetevi tra le pagine dell'Artificio dell'Illuminato e risolvete il mistero che attanaglia la cittadina di Lida, vestite i panni di una compagnia di avventurieri e scovate il responsabile!
Per ricevere ulteriori informazioni date un'occhiata alla pagina dell'evento e assicuratevi un posto in prima fila!  
30 gennaio 2019

GOA Magazine

GOA Magazine parla dell'Artificio dell'Illuminato: un'intervista profonda, che mi ha permesso di riflettere sul senso del romanzo e sul valore che ha per me. Ringrazio la redazione per quest'occasione e per questa esperienza.
Vi lascio il link dove potete trovare l'articolo, buona lettura!
28 gennaio 2019

Aggiornamento

Un altro aggiornamento, un'altra illustrazione in arrivo! Questa volta si tratta di una creatura, un mostro che appare tra le pagine dell'Artificio...
Come sempre vi sfido a leggere l'anteprima e a scoprire di chi si tratta!
Non lasciatevi intimorire, sembra spaventosa (e in effetti lo è) ma non morde! O forse sì...
12 gennaio 2019

Aggiornamento

Nuovo concept per i protagonisti dell'Artificio dell'Illuminato - Seraphita!
Chi sarà questa bellissima quanto tenebrosa maga?
Per scoprirlo vi basterà pre-ordinare una copia del romanzo, non perdete tempo e svelate l'arcano mistero che la circonda!
30 dicembre 2018

Aggiornamento

Come avevo anticipato, finalmente ecco il secondo concept che Alessandro ha realizzato per L'Artificio dell'Illuminato. Questa volta non si tratta di un oggetto ma di un personaggio... Lui chi è?
Per saperne di più leggete l'anteprima gratuita!
Se vi è piaciuta lasciate un commento! 📩
27 dicembre 2018

Aggiornamento

50 mila pagine, blog di letture e molto altro ancora, ha appena terminato di leggere L'Artificio dell'Illuminato - Seraphita e ha pubblicato la sua recensione... Non ho parole, la fiducia e l'entusiasmo che ripone nel progetto mi lusingano. Date un'occhiata anche voi a questo link!
24 dicembre 2018

Aggiornamento

Ed ecco qua il primo concept realizzato da Alessandro Amoruso. Vi chiederete chi impugni questa spettacolare arma, ebbene non ve lo dirò! Per scoprirlo vi invito a leggere l'anteprima gratuita presente proprio qui sul sito!
20 dicembre 2018

Aggiornamento

Ed ecco qua che spunta Davide Calì, autore con alle spalle una lunga carriera editoriale, mio storico insegnante, che mi dice “facciamo un’intervista!” E io subito rispondo “con immenso piacere!”
Non perdetevi il nostro simpatico siparietto! Si parlerà di fantasy, di giochi di ruolo e naturalmente dell’Artificio dell’Illuminato!
Ci potete leggere a questo link.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un fantasy che vi terra incollati fino all’ultima pagina per sapere come andrà a finire e con dei personaggi ben caratterizzati . La narrazione è ben curata e molto dettagliata e non mancherà di farvi sentire come se foste accanto ai personaggi del libro.
    Io sono la persona che nel tavolo da gioco ho creato e interpretato la protagonista di questo libro e ho rivissuto mentre lo leggevo gli anni passati a giocarla. Aggiungo anche che nel descrivere Seraphita è riuscita a portarla a un livello superiore rispetto a quando mi cimentavo nella sua interpretazione.
    Se siete degli appasionati di gdr ve lo consiglio assolutamente, vi emozionerete nel seguire il cammino di Seraphita e se questo progetto avrà successo vi emozionerete anche nel vedere gli altri protagonisti di questa storia corale che non sono da meno. Se invece non sapete nulla di gdr ve lo consiglio lo stesso perchè non mancherà di emozionarvi ugualmente.
    Concludo con un gioco, una piccola sfida se volete: all’interno del racconto è contenuto un altro personaggio giocato da me, non vi dico chi è perchè non voglio fare spoiler ma vi invito a scoprirlo.

  2. Giulia Fusaro

    (proprietario verificato)

    L’Artificio dell’Illuminato è, letteralmente, un altro mondo, con le proprie vicende, le proprie ambientazioni e i propri personaggi. Ed è un mondo costruito sulla ricerca e sulla cura, sul lavoro maniacale, sull’approfondimento, sull’attenzione per i dettagli, sul realismo, sulla logica delle azioni e delle reazioni umane.
    L’Artificio dell’Illuminato è letteratura d’evasione, ma nel senso più positivo e curativo del termine: abbandonarsi a un linguaggio immediato – ma sempre appropriato e ricercato – per farsi trasportare in un universo d’avventura, d’eroismo, di magia… e di orrore, raccontato dal punto di vista di Seraphita, la nostra “protagonista”.
    Una trama familiare per gli amanti del fantasy, ma mai banale negli sviluppi, un’ambientazione completa e personaggi caratterizzati con precisione rendono questo libro un progetto complesso nelle proprie parti ma estremamente fruibile nel proprio insieme, anche per chi, come me, è neofita del genere.

  3. (proprietario verificato)

    Una lettura scorrevole ma mai scontata, farcita di citazioni e particolari da non perdere, un’ambientazione immersiva che ha ancora moltissimo da raccontare, personaggi estremamente curati e profondi che evolvono con l’avanzare degli eventi, tra protagonisti a cui non ci si può non affezionare e antagonisti spietati e calcolatori da odiare (ma non troppo). Un progetto che ha un immenso potenziale da esprimere, con la formula del “background” che farà sicuramente gola ai fan dei gdr, e un ambientazione che attrarra gli amanti del fantasy classico e non. UN MUST!

  4. (proprietario verificato)

    Un fantastico mondo immersivo, un progetto lungo oltre un decennio e che non mancherà di emozionarvi.
    E appena finanziate il libro, avete a disposizione SUBITO la bozza COMPLETA da leggere senza ulteriori indugi!
    Regalatevelo: non ve ne pentirete.

  5. Per chi, come me, è sempre in cerca di libri fantasy appassionanti, con una ambientazione ricca e piena di luoghi e dettagli vividi, con personaggi mai scontati e intensi, questo libro è stata una vera sorpresa. Inoltre i libri tratti da campagne di giochi di ruolo hanno sempre avuto un appeal particolare, con quegli affreschi corali ed epici intessuti in anni di “sperimentazione” diretta… E sicuramente questo primo capitolo è un gustoso assaggio di questo insieme, non si può non soffrire degli orrori vissuti da Seraphita e seguirla nel suo avventuroso viaggio verso la conoscenza e il riscatto…Insomma, consigliatissimo, una boccata di aria fresca per gli appassionati del genere.

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Sarah Helmuth
Sarah Helmuth (pseudonimo di Sara Raffo) è nata a Genova nel 1983. Cresciuta tra i vicoli della Superba, dove vive tuttora, è da sempre appassionata di narrativa classica e fantasy. L’Artificio dell’Illuminato – Seraphita è il suo romanzo d’esordio.
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