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Le avventure di Ruggero Pensiero

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Consegna prevista Marzo 2021
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Eroi si nasce o si diventa? Un po’ tutte e due! Ruggero comincia qui le sue avventure, uno strampalato e simpaticissimo zio cercherà di istruirlo e prepararlo per continuare la missione di famiglia: sventare le malefatte dei cattivi!
Accanto a Ruggero si alternano amici e nemici; ci sono poi piccole magie sembrano entrare nella quotidianità. Ma saranno davvero così magiche?
Una storia da leggere, un mistero da scoprire, un eroe da imparare a conoscere e in cui immedesimarsi.
Un libro per ragazzi che crescono!

Perché ho scritto questo libro?

“Le avventure di Ruggero Pensiero” è nato mentre Tommaso colorava, Giacomo faceva il pisolino del pomeriggio e Filippo cresceva dentro di me, è nato perché amo scrivere da quando mi ricordo di saperlo fare. Vedere negli occhi dei miei piccoli la magia che si sprigiona quando ascoltano le mie storie, è quanto di più fantastico mi sia capitato. Ecco perché è nato Ruggero, per accendere sempre più magia negli occhi dei piccoli.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO I
“Inchiodare i cattivi e sventare le loro malefatte, un’avventura che inizia da piccoli”, questo era il titolo del libro che suo zio gli aveva spedito dalla lontanissima Izzalap per il compleanno numero dieci.
A essere sinceri, Ruggero sperava in qualcosa di meglio di un libro o, almeno, sperava in un libro dal titolo migliore e per questo lo mise in cima alla pila di regali ricevuti senza farci caso.
Poi, per tutto il giorno i suoi genitori non fecero che parlare di zio Piero, del suo strano modo di fare, della sua assenza prolungata, di che cosa facesse in quella cittadina sperduta che non esiste neppure sugli atlanti e lo incuriosirono.
Cominciò a immaginare questo zio, che non aveva visto se non un paio di volte e che proprio non riusciva a ricordare, come un avventuriero spericolato, come il personaggio di un film pieno di effetti speciali. E così, passando da camera sua, decise di dare un’altra possibilità al libro che gli aveva mandato, anche se non ne aveva capito neppure il titolo.
“Inchiodare i cattivi” in realtà lo aveva capito e gli sembrava un modo di parlare un po’ troppo da bambini piccoli.
Lui non diceva più “i cattivi” da un bel pezzo almeno; “sventare le loro malefatte” gli sfuggiva. Non aveva mai usato il verbo “sventare”, ma intuiva che con il vento non doveva aver molto a che fare, decise allora di andare da suo padre.
Il suo papà era molto meglio di un vocabolario, sapeva il significato di tutte le parole che possono venire in mente a una persona, a volte anche quello di parole che Ruggero si inventava lì per lì per cercare di non farlo rispondere!

Continua a leggere

“Papà che significa sventare le loro malefatte?”
“Le malefatte di chi?”
“Che c’entra di chi? Che significa?”
“Significa impedire le loro cattive azioni. Di che cosa stiamo parlando? È un compito per la scuola?”
“Ehm… sì, un racconto che devo leggere per le vacanze.”
“Se ti va lo iniziamo stasera insieme.”
“Magari sì, vediamo un po’ cosa devo fare.”
“Certo, hai ragione. Ricordati di metterlo in agenda.”
Impedire a qualcuno di compiere una cattiva azione non sembrava una cosa così adatta ai piccoli e quel titolo cominciò a ronzargli per la testa e a fare un sacco di rumore, fatto sta che decise di non guardare il suo cartone preferito (cosa che non era mai successa fino a quel giorno), ma di sfogliare il libro arrivato da lontano.
Aveva le pagine molto spesse ed era scritto a caratteri piccolissimi, così piccoli che doveva avvicinarlo talmente tanto agli occhi da toccare la punta del naso con le pagine.
Bisognerà essere più precisi: doveva avvicinarlo talmente tanto agli occhiali più che agli occhi.
Ruggero portava un paio di occhiali davvero carini, con una bella montatura verde mela.
Il fatto è che le lenti avevano un colore strano, ma l’unico che gli permetteva di vederci davvero bene.
L’oculista aveva provato a fargli inforcare circa un centinaio di occhiali ma gli unici che risultavano perfetti erano il paio con le lenti gialline.
Quando li inforcò Ruggero, tutto contento, disse che ci vedeva perfettamente! L’oculista sollevato, dopo vari ragionamenti si arrese a quella stranissima verità, gli unici occhiali giusti erano quelli dalle lenti gialline con la montatura verde mela.
A scuola Ruggero Pensiero divenne “Ruggero occhi colorati”, un soprannome che ricordava quelli degli antichi capi indiani, ma che non gli dava certo lo stesso orgoglio.
Con grande fatica riuscì a decifrare la prima riga:
Izzalap, 8 luglio 2008
Ma certo! Era una lettera dello zio Piero! Forse quel libro lo aveva scritto lui. Ruggero, un po’ emozionato, andò avanti a leggere.
Caro Ruggero, so che probabilmente non sei molto bravo in matematica, so che la tua mamma ti avrà portato questo libro in camera lamentandosi del fatto che io non sono presente, che è pazzesco che mi ricordi solo del tuo decimo compleanno e chiacchiere simili…
Non è pazzesco, credimi.
Ti sei mai chiesto il perché porti questo nome? Hai mai pensato che i tuoi genitori avrebbero dovuto accorgersi che facendo rima con il tuo cognome sarebbe stato oggetto di risate e prese in giro? A proposito quel furbacchione di Andrea Minetti che ogni mattina ti saluta così: “Ehi Ruggero Pensiero sei caduto da un pero?”, beh, lascialo perdere, apre la bocca per darle fiato.
Caspita!!! Lo zio aveva immaginato quello che gli avrebbe detto la mamma, ma soprattutto sapeva perfettamente la canzoncina che Andrea gli cantava ogni mattina prima di entrare in classe. Era senza parole, si guardò in giro perché credeva che da un momento all’altro lo zio sarebbe spuntato fuori da un armadio o si sarebbe affacciato alla finestra, ma niente.
Come diceva sempre il suo papà: doveva esserci una spiegazione. Corse in salotto dai genitori e chiese: “Avete parlato al telefono con lo zio Piero?”
“Ma cosa ti viene in mente? L’ultima volta che lo abbiamo sentito è stata l’anno scorso prima che partisse per quella città assurda.”
“Izzalap.”
“E tu come fai a sapere quel nome impronunciabile?”
“Ehm… il timbro sulla busta.” In realtà la busta era senza francobollo.
“Ah già, cosa c’era nel pacco? Un libro immagino.”
“Sì, sì… un altro libro da bambini.”
Disse due bugie una di fila all’altra, ma era convinto di aver fatto bene, cosa che non gli capitava mai.
Di solito, quando raccontava “storie” a mamma, e papà aveva le rane nella pancia, un po’ si sentiva in colpa e un po’ aveva paura che lo scoprissero.
Tornò in camera pensando che l’anno precedente Andrea non era nella sua classe e quindi non conosceva ancora il suo nome, quindi c’era qualcosa di straordinario nel fatto che zio Piero sapesse quella storia, proprio come sperava… Si lanciò sul letto e continuò la lettura.
Io sono sulla tua stessa barca. Me lo sono chiesto molte volte, ma non trovai la risposta fino a che fu mio zio Gianpiero a spiegarmi tutto. Ora tocca a me raccontarti quello che lui mi raccontò e che a lui venne raccontato da suo zio Oliviero e così via passando per innumerevoli altri Pieri, Ruggeri e Gianpieri.
Il nostro punto di riferimento, l’avo più lontano di cui conosciamo la storia è il mitico propropropropropro e ancora pro zio Severo.
Dobbiamo fare un bel salto indietro nel tempo e immaginare il nostro antenato Severo Pensiero mentre una mattina, come tutte le mattine, si avvicina al pozzo del suo villaggio per riempire due secchi d’acqua e lo trova completamente vuoto.
Probabilmente non riuscirai a immaginare la sua disperazione, ma ti garantisco che era enorme e drammatica.
Pensare di tornare a casa dalla sua famiglia senza acqua lo faceva star male, così male che decise di sedersi e non tornare indietro fino a che non avesse trovato una soluzione.
Il pozzo più vicino era comunque lontanissimo, Severo avrebbe dovuto camminare due giorni interi, ma non aveva tutto quel tempo.
Era sempre seduto, quando fece per alzarsi appoggiò la mano per terra e qualcosa si smosse, era come se qualcuno avesse scavato tutto attorno al pozzo.
In effetti qualcuno lo aveva fatto, qualcuno abbastanza astuto ed egoista da riuscire a tappare il pozzo del villaggio e a deviare il corso dell’acqua affinché arrivasse direttamente ai propri campi. Quel “qualcuno”Severo scoprì presto che era un certo Porfido, un tipo scontroso e solitario, avido ed egoista.
Severo scavò a mani nude e non ci mise molto a capire quello che era accaduto, affrontò Porfido e lo convinse (non proprio con le buone), non solo a rimettere tutto a posto, ma a studiare un primo rudimentale sistema fognario che rese la vita molto più semplice alle famiglie del villaggio.
È proprio quello che dovrai fare tu da oggi in poi. Non costruire reti fognarie, intendo, anche se le nozioni di idraulica possano tornare utili a chiunque.
Sono fiero di annunciarti che a dieci anni sei finalmente pronto per diventare lo sventamalefatte numero vattelapesca della famiglia Pensiero.
Adesso ti conviene chiudere questo libro e fare una pausa, ti vedo già confuso, con gli occhi sgranati e la voglia di dire: “non è possibile”.
Prima di dirlo prenditi un po’ di tempo, non troppo però perché io non vedo l’ora di lasciare questa vita da matti e godermi finalmente la pensione.
Ruggero stava sorridendo, quello zio gli era proprio simpatico e avrebbe voluto davvero che suonasse il campanello da un momento all’altro.
In effetti si sentiva un po’ confuso e non era proprio sicuro di credere a quello che aveva letto… Diventare lo “sventamalefatte” di famiglia? Lui? Aveva solo dieci anni, andiamo, non facevano che ripeterglielo ogni volta che voleva assaggiare il caffè dalla tazza di suo padre!
Ma poi le malefatte di chi? Ma che ne sapeva lui di gente che aveva in mente cattive azioni? Se si trattava di suo fratello che di nascosto voleva pucciare il pane nel sugo o di Carlo, il suo compagno di banco, che cercava di copiare durante le verifiche era un conto ma poi… boh… una malefatta grossa come quella di un uomo che tappa un pozzo e devia il corso dell’acqua non gli veniva in mente davvero!
Tirò un profondo sospiro e riaprì il libro.
Ovviamente avrai bisogno di un corso accelerato che curerò personalmente, dovrai inventare qualche impegno per i tuoi prossimi sabato mattina, so che non c’è scuola e che hai gli allenamenti di pallone, ma la storia ha bisogno di te e non puoi proprio sfuggirle, caro nipote.
Le lezioni si terranno nella mia umile dimora. E ora, tieniti forte e, soprattutto, tieni la bocca chiusa: tu sarai l’unico a sapere che Izzalap si trova…

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Sara Nevoso
Sono nata a Genova, quasi 39 anni fa, un sabato mattina di novembre. La mia infanzia è trascorsa felice, impregnata dell'odore di libri e giornali, giornate trascorse a sentire storie e a immaginarne di nuove. La lettura è stata sempre la mia forza, la sete di storie, la voglia di conoscere personaggi non mi ha mai abbandonata. Mi sono laureata in filosofia e lì la mia mente ha cominciato a volare, lo scrivere mi è diventato necessario.
Quando sono diventata mamma, per tre volte, il creare storie ha assunto un senso diverso, vedere gli occhi dei bambini mentre seguono le avventure di personaggi creati apposta per loro è meraviglioso, apre le porte di un mondo fantastico dove gli adulti devono camminare in punta di piedi e godersi lo spettacolo.
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