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Le elezioni del colpevole

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Consegna prevista dicembre 2019

Porto Blu, maggio 2017. In un piccolo paese di un’isola dell’arcipelago toscano, poco più di duemila abitanti si apprestano ad andare alle urne per le elezioni comunali. Nessuno può aspettarsi che la tranquilla monotonia del paese verrà scossa da un macabro omicidio. Il nostro protagonista, un rifiuto della società dal passato misterioso, si troverà catapultato in questo caso in prima persona. Arrestato, verrà poi scagionato per assenza di prove. Convinto che qualcuno lo abbia incastrato, darà il via alle sue ostinate indagini private. In un viaggio in cui riscoprirà l’amicizia e, grazie alla musica, anche le ombre della sua infanzia, si imbatterà in sospettati pericolosi e affari di rilevanza internazionale. Sarà necessario intraprendere la ricerca di un antico manufatto nascosto da Napoleone in persona, per far luce sulla verità, verità che, tra depistaggi e capovolgimenti di fronte, sarà sorprendente e inaspettata.

Perché ho scritto questo libro?

Le elezioni del colpevole nasce dalla mia passione per il giallo. Nonostante mi sia ispirato a Conan Doyle, padre della narrativa investigativa, ho tentato di rovesciare i canoni di quest’ultima, adottando come protagonista uno di quegli strambi personaggi dei quali ogni piccola realtà cittadina è dotata, uno di quei poveri emarginati ignorati dai grandi e derisi dai piccoli. Scrivendo ho finito per affezionarmici, compatendolo come non ero mai riuscito a fare con i suoi colleghi della realtà.

ANTEPRIMA NON EDITATA

[…]

Ma lasciamo perdere, sono successe troppe cose, oggi, al che io mi fermi a parlare di

queste stupidaggini. Eppure, devo ammettere che ridiscendendo la banchina a

ritroso, con il sole che iniziava a scomparire dietro il golfo, pensavo che la mia

giornata fosse ormai giunta al termine. Avevo già programmato di passare al

Cozzaro Nero, di rimediare due avanzi come un vecchio cane randagio e di

tornarmene in tutta tranquillità a casa, ma qualcosa di imprevisto ha cambiato i miei

programmi. Una volta giunto al Bar Uffa, proprio mentre mi accingevo ad

oltrepassarlo per immettermi nel Dedalo, il labirinto di vicoli che mi avrebbe

condotto qui, a casa, un fischio sommesso ha raggiunto il mio finissimo udito. Ero

sicuro che chiunque avesse emanato quel suono si fosse rivolto a me, ma mai, se

solo ci avessi provato, avrei potuto indovinare chi era stato. Là, seduto in un tavolo

appartato tra quelli che invadevano prepotentemente il suolo pubblico, c’era il

Benefattore. Aveva un Aperol Spritz nella mano sinistra e una Chesterfield Blue nella

destra. Dopo avermi fischiato, ha poggiato quest’ultima nel posacenere e mi ha fatto

cenno di raggiungerlo. Ammetto che quell’invito mi ha preso alla sprovvista, ma non

mi sono fatto certo intimidire. Mentre lo raggiungevo, la mia testa pensava soltanto

a tutto ciò che avrei potuto scroccargli. Continua a leggere
Continua a leggere

«A rapporto, signore.» gli ho detto sarcasticamente, una volta arrivato al tavolino.

«Devo parlarti.» ha tagliato corto lui.

Era serio, dannatamente serio. I pugni stretti, la mascella serrata e gli occhi lucidi mi

hanno fatto capire che quello che aveva tra le mani non era certo il primo drink di

quella sera.

«In realtà sono di fretta… ma vedi, forse un Campari e qualche stuzzichino possono

convincermi a far attendere un po’ di più chi mi aspetta.»

Con lo stesso fischio il Benefattore ha richiamato l’attenzione di Dario e ha ordinato

il mio Campari. Ho pensato che, se era disposto ad offrire un drink ad una

spazzatura come me, allora doveva avere qualcosa di veramente importante da

dirmi. Non vedevo l’ora di sentirla. Non solo avrei rimediato la mia dose di alcol che

saltavo da qualche giorno, ma mi sarei anche divertito a prenderlo un po’ per il culo.

«Stai rovinando la mia famiglia.» mi ha detto senza perdere altro tempo.

Vampate di alcol fendevano il mio viso indifferente.

«Ah sì? E in che modo, scusami?»

«Mia moglie… non fa altro che pensare a come pagare le tue fottute sedute dallo

strizzacervelli!»

«Oh, mi rincresce davvero tanto, ma non ricordo di averglielo mai chiesto.»

L’uomo ha dato un’unica prolungata sorsata al suo Spritz e ha assunto un’aria

ancora più inflessibile.

«Quando è stata l’ultima volta che sei andato dallo psicoterapeuta?»

«Non so… ieri? L’altro ieri?» ho detto vagamente mentre centellinavo con placidità il

mio Campari, mimando la faccia più antipatica che riuscissi a immaginare.

«Beh, considerala l’Ultima.»

Ho sbuffato.

«Ma non ci penso neanche. Quell’uomo… il Signor Strizzacervelli, tu non hai idea di

quante risate ci facciamo insieme!»

«Non era una domanda.» ha insistito il Benefattore, «Tu non parteciperai più a

quelle sedute.»

Sentendo quelle parole non ho più resistito. Ho iniziato a ridergli in faccia.

«Sai… forse dovremmo iniziare a combinare delle uscite a tre.» ho sghignazzato,

«Anche tu sai il fatto tuo in quanto a simpatia!»

Ho visto un ghigno di rabbia disegnarsi sul suo volto completamente incontaminato

da imperfezioni, mentre i suoi occhi brillavano di odio.

«Dai, andiamo, fatti una risata, amico!»

«Non c’è proprio un cazzo da ridere!»

D’improvviso ho sentito che era giunto il mio momento. Se volevo davvero fargli

girare i fondelli, come solo io so fare, dovevo dare il meglio di me.

«Sai una cosa, caro?» gli ho detto, «Secondo me sei soltanto nervoso perché ieri il

Grande te le ha suonate in diretta.»

Inutile dire che abbia sortito l’effetto sperato. Il Benefattore si è alzato di scatto e ha

rovesciato la sedia all’indietro. I suoi occhi erano iniettati di sangue, così tanto che i

pochi turisti nei tavoli vicini hanno presagito il peggio. Dal canto mio, sono rimasto

impassibile, a sorseggiare il mio drink come farebbe una nobildonna inglese col suo

tè delle cinque. Anzi, tanto ero rilassato, ho persino poggiato i miei piedi sul

tavolino.

«Come ti permetti!?» ha esclamato, spingendomeli violentemente.

«Ehi, amico…» gli ho sussurrato, indicando con gli occhi i suoi dintorni, «Secondo me

dovresti fare piano… Non è molto furbo compromettere la tua rispettabilità in piena

campagna elettorale.»

Ho colpito un’altra volta nel segno, ormai avevo capito quale fosse il suo tasto

dolente. L’uomo ha fatto per scagliarmisi contro, dinanzi alla confusione dei clienti

del bar, ma la grossa stazza di Dario si è frapposta giusto in tempo fra noi due.

«Via di qui!» ha ruggito, fulminandomi con lo sguardo, «O finirai per far fuggire la

poca clientela che mi fa sopravvivere!»

Ho soltanto sussurrato due impercettibili frasi, eppure la colpa, naturalmente, è

ricaduta su di me. Era molto più facile e conveniente per Dario, come biasimarlo?

Non gli ho neanche risposto e mi sono alzato con calma olimpica. In fin dei conti

almeno il mio Campari l’avevo scroccato. Ho pensato di ritirarmi tranquillamente

verso casa, come se niente fosse, ma il Benefattore ha deciso di seguirmi.

«Spero che tu abbia ricevuto il messaggio.» mi ha detto una volta inoltrati nel

Dedalo.

Io ho iniziato a tastarmi le tasche con aria sbadata.

«Oh, ma che stupido,» ho detto, recitando come un attore teatrale, «Io non ho un

telefono, non posso ricevere alcun messaggio!»

È allora che ho accelerato il passo per raggiungere casa in solitudine. Mi ero

stancato di quello stupido. Ormai gli avevo dato la lezione che si meritava e volevo

soltanto venirmene a letto. Per un attimo non ho più sentito il rumore dei suoi passi

alle mie spalle e ho pensato che si fosse stancato di farsi prendere per i fondelli. Poi i

passi sono ripresi con più frenesia, finché non ho visto la sua ombra superarmi.

Prima ancora che potessi capire cosa avesse in mente, quell’uomo mi ha afferrato

per il colletto e mi ha sbattuto violentemente al muro di una casa, proprio mentre ci

trovavamo immersi nell’oscurità di un sottopasso.

«Forse io e te non ci siamo capiti!» ha grugnito.

Il suo alito impregnato d’alcol mi faceva lacrimare gli occhi. Li ho chiusi e ho fatto un

grande respiro. Lui continuava ad ansimare, in attesa di una risposta. Quell’odore

acre mi stava annebbiando la testa. Era tutto così… confuso. Ho riaperto gli occhi e

quando ho visto nei suoi la violenza, qualcosa dentro di me ha preso il sopravvento.

Con una spinta poderosa ho sbalzato il Benefattore a tre metri di distanza. L’uomo è

rimasto folgorato dall’energia che avevo sprigionato senza il minimo preavviso.

Eppure, nei suoi occhi persisteva la collera, quella cattiveria che non mi era nuova.

«Non… non andare più da… da quello psicoterapeuta…» mi ha detto con estrema

fatica, mentre si ricomponeva, «O dovrai guardarti le spalle…»

Detto ciò, l’uomo ha fatto per andarsene, ma io, ripensando alle parole che aveva

detto, non ho potuto fare a meno di ridere.

«Che diavolo c’è da ridere?» ha detto l’uomo, mentre si allontanava barcollando

all’indietro.

«Mi rincresce dirtelo, amico, ma forse sei tu quello che deve guardarsi le spalle.»

Ho guardato la sua sagoma andar via, avvolta nelle tenebre del sottopasso, poi me

ne sono andato. Con quell’affermazione mi ero riferito all’auto nera. L’uomo che

aveva sospettosamente imbucato quella lettera nella cassetta postale del

Benefattore costituisce un pericolo per lui. Me l’ha confermato persino Katy, questo

pomeriggio, quando ha detto che suo marito è apparso alquanto strano nel

nascondergli la lettera. Vorrei poter dire che sono affari suoi, ma purtroppo non lo

sono. L’auto nera è un nemico comune. Se non avesse fatto un torto anche a me,

avrei lasciato che il Benefattore si fosse preso la sua punizione. Ma non è così, ed è

per questo che sono venuto subito a casa, devo riposarmi, domani continuerò le mie

indagini.

19 maggio 2017

Non immaginerai mai cos’è successo, mio caro Diario. Su, non avere fretta! So che

ieri non ho scritto, ma c’è un motivo ben preciso se l’ho fatto. Mettiti comodo e

capirai.

Ieri mattina, per intenderci intorno alle sei del 18 maggio, sono stato svegliato da un

rumore insolito. No, non era quella stupida sveglia che fa il verso del gallo ogni

mattina, era qualcosa di più… come dire, inconsueto. Qualcuno stava abbattendo

dei violenti colpi sulla porta. Ho pensato che fosse qualche stupido scherzo, non

sarebbe certo stata la prima volta, eppure ciò che mi sono trovato davanti una volta

aperta la porta è stata forse l’ultima cosa che mi sarei aspettato. C’erano cinque

sbirri là fuori, mi stavano puntando contro la loro pistola.

«Che diavolo…!?» ho provato a dire.

«Mani in alto!» mi ha ordinato il maresciallo.

Vedendo le canne di cinque Beretta mod. 92 FS guardarmi minacciose, non ho

potuto far altro che ascoltarlo.

«La dichiaro in arresto per omicidio!» ha proseguito.

Ho riso.

«Omicidio di chi!?»

L’unica risposta che ho ricevuto è stato il calcio di una pistola in piena fronte. Ho

preso tante di quelle botte che non ricordo niente del tragitto da casa mia alla

caserma.

Erano le dieci quando sono rinvenuto dal “dolce” sonno in cui mi avevano spedito le

nostre valorose forze dell’ordine. Nel frattempo mi avevano legato ad una sedia, in

quella che doveva essere la stanza degli interrogatori. C’erano due uomini. Uno,

quello più austero, rotondo e con una sporadica barba che gli punteggiava il gozzo,

era il maresciallo, ma da qui in avanti lo chiameremo Ciccio Sbirro, è con questo

nome che l’ho sempre conosciuto. L’altro, invece, era uno dei due codardi che

avevano preso la tangente per lasciar entrare l’auto nera al Forte. Immaginati la mia

sorpresa quando ho scoperto il motivo per cui mi avevano portato lì: ero accusato di

un efferato omicidio. Mi avevano arrestato per aver brutalmente ucciso il

Benefattore!

«Cosa!? Il Benefattore è morto?» ho esclamato.

Ero stupefatto. Non immaginavo, ma il pericolo di cui l’avevo avvertito era molto più

tangibile di quanto avevo inizialmente pensato.

«Non fare lo stronzo.» ha grugnito Ciccio Sbirro, «Sai bene di cosa stiamo parlando.

Hai ucciso tu quel pover’uomo, e sei così pazzo da averlo impiccato alla Grande

Quercia!»

Ho riso come un matto.

«Questo è uno scherzo, vero?»

Come unica amichevole risposta ho ricevuto una ginocchiata nelle costole. Se c’è

una cosa che sanno fare quei bastardi è colpire, sanno dove far male senza lasciare il

minimo segno. E sanno bene a chi dare la colpa nel caso in cui ci vadano troppo

pesanti. Ne sa qualcosa il povero Stefano Cucchi.

«Non c’è un bel niente da ridere!» ha tuonato un terzo sbirro, appena subentrato

nella sala degli interrogatori, «È morta una persona! Un’intera famiglia la sta

piangendo in questo stesso istante!»

«Okay, va bene…» ho detto senza lasciar trasparire la minima sofferenza,

«Mettiamo che sia vero, che il vostro non sia un brutto scherzo per prendervi gioco

di un povero rifiuto della società, mi spiegate che diavolo volete da me?»

Ciccio Sbirro ha sbuffato.

«Che diavolo vogliamo da te? Abbiamo almeno una decina di testimoni che dicono

di averti visto litigare animatamente con la vittima poco prima del decesso, ecco

cosa vogliamo da te!»

«I pettegoli del Bar Uffa, non è vero?»

Nessuno mi ha risposto.

«Ma va bene, va bene, questo non lo nego affatto… anche se in verità a litigare è

stato soltanto lui. Sapete, era ubriaco fradicio. A proposito, secondo me ci si è

appeso da solo alla Grande Quercia.»

Un’altra manganellata sulle costole mi ha colpito senza preavviso. Poi l’ultimo sbirro

ad essere entrato mi ha stretto il braccio intorno al collo e ha avvicinato la sua bocca

al mio orecchio.

«Forse non hai capito.» mi ha sussurrato, «Qui siamo noi a fare congetture, siamo

noi ad avanzare ipotesi… Tu devi stare solo zitto, o al massimo rispondere sì o no

quando ti interpelliamo, intesi?»

Ho completamente ignorato quelle parole. Se pensava in qualche modo di

intimidirmi si sbagliava di grosso. Cosa sono un paio di botte per me? È una vita

intera che sono abituato al dolore, e se c’è una cosa che ho imparato è che due

manganellate non sono niente se paragonate ad una logorante sofferenza interiore.

E poi nessuno riuscirà mai a tenere a freno la mia lingua, non quando decide di

divertirsi.

«Pensate che un gruppo di ubriaconi del bar più squallido del paese possa essere

una testimonianza sufficiente a farmi ingabbiare a vita? Dannazione, ma non lo

guardate mai CSI?»

Lo sbirro avrebbe voluto colpirmi un’altra volta, ma Ciccio Sbirro l’ha fermato

prontamente. Non che volesse impedire che infierisse su di me, tutt’altro, era

piuttosto una scusa per riaffermare la sua autorità.

«Non abbiamo solo un gruppo di ubriaconi dalla nostra parte. L’SDV ha catturato

tutto.»

Mentre parlava, il capo degli sbirri aveva tirato fuori un cd e l’aveva inserito dentro

un lettore dvd di vecchia generazione. È subito partito un filmato del Sistema Di

Videosorveglianza, la complessa rete di telecamere che copre l’intero tessuto

urbano del paese. Gli sbirri stavano in silenzio. Guardavano quel vecchio schermo

convinti che avrebbe fornito loro la prova incriminante che cercavano. Ma io, come

te del resto, sapevo che in realtà da quel filmato non sarebbe emerso niente di

compromettente.

«Vedi! Ecco… guarda qua!» ha esclamato Ciccio Sbirro, convinto di avermi colto in

fragrante, «Pensi ancora di essere innocente?»

«Cosa dovevo fare, scusatemi? Dovevo lasciarmi strozzare?»

«No, ma potevi chiamare noi invece di ucciderlo per un banale litigio!»

«Ma quale litigio? Ha fatto tutto lui! E poi io non ho ucciso nessuno!»

«Questo è tutto da vedere.» ha detto uno degli sbirri mentre si accendeva una

sigaretta.

«Allora cosa ci fate qui, con le mani in mano? Andate ad indagare, no?»

«Il PM ha stabilito che la polizia giudiziaria della Procura dovrà partecipare alle

indagini. Arriverà domattina con il primo traghetto… è solo questione di tempo

prima che ti sbattano a marcire in gattabuia.» ha sentenziato Ciccio Sbirro.

Non sono riuscito a trattenere un sorriso.

«Ah, allora è così! Siete qua fermi perché non avete la minima idea di cosa fare!

Siete così incapaci che devono intervenire i rinforzi dalla terraferma.»

I due sbirri stavano per gettarmisi addosso, ma Ciccio Sbirro li ha fermati un’altra

volta.

«Fatelo parlare… finirà per incastrarsi da solo.» ha detto mentre si grattava il gozzo

barbuto.

«Incastrarmi da solo? Mi basterebbero cinque minuti per scagionarmi. Avete

controllato l’ora in cui l’SDV mi ha visto rientrare a casa? Sono sicuro che non è

successo più di tre minuti dopo quello che abbiamo appena visto. Neanche se avessi

avuto il teletrasporto avrei potuto impiccare quell’uomo alla Grande Quercia.»

I tre si sono guardati a vicenda confusi. La loro stupidità sprizzava da tutti i pori.

«In genere non sono un tipo che generalizza,» ho continuato, «Ma vedete, non

dovreste lamentarvi se inventano una barzelletta al giorno su di voi.»

Non posso nasconderlo, me le sono cercate. Ciccio Sbirro ha fatto cenno agli altri

due. In un secondo mi sono precipitati addosso.

Quando mi sono svegliato doveva essere pomeriggio inoltrato. Il sangue mi si era

seccato in faccia e avevo dolore a tutte le ossa. Ho provato ad aprire gli occhi, ma ci

sono riuscito solo in parte. Con la vista annebbiata ho capito che adesso nella stanza

c’era solo Ciccio Sbirro.

«Buongiorno!» ha esclamato ridacchiando.

«Voglio un avvocato.» ho risposto io, con voce flebile.

«Per dirgli cosa? Che ti sei procurato quei lividi durante la strenua resistenza della

tua vittima?»

«No, per farmi tirare fuori da questa merda di posto grazie alle ridicole prove delle

quali siete in possesso.»

L’omone si è alzato in piedi e ha iniziato a passeggiare avanti e indietro lungo un lato

della sala degli interrogatori.

«Beh, in realtà il diritto di effettuare una chiamata ce l’avresti pure.» ha detto

mentre prendeva un cordless da sopra un carrello di ferro, «Tieni, chiama pure il tuo

avvocato, in ogni caso resterai in cella questa notte, dobbiamo prendere delle

misure cautelari. Non possiamo permetterti di inquinare le prove.»

«Ma quale mio avvocato? Figuriamoci se ho i soldi per avvalermi di un avvocato di

fiducia. Dovrò fare appello al gratuito patrocinio.»

«Gratuito cosa?» ha sghignazzato Ciccio Sbirro.

«Decreto del Presidente della Repubblica numero 115 del 2002, articoli dal 74 al

141, è in base a ciò che dicono suddetti capitoli che ho diritto al gratuito patrocinio,

ad un avvocato gratis, per dirlo in parole più consone al tuo apprendimento.

Potrebbe farmi il piacere di procurarmene uno? Per quanto riguarda la telefonata,

penso che ne usufruirò lo stesso.»

L’uomo mi ha allungato il telefono ed è uscito dalla stanza per dire alla segretaria di

procurarmi un avvocato del quale neanche conosceva l’esistenza. Era così convinto

della mia colpevolezza che non temeva affatto di dover pagare per le ferite che mi

avevano inferto. Nel frattempo ho cercato il numero di Katy sull’elenco e l’ho

composto sul tastierino del cordless.

Tuu… tuu… tuu…

«Pronto?»

La voce era quella di una donna sofferente, confusa.

«Katy, sono io. Qualsiasi cosa ti abbiano detto… beh, non è vera!»

Non saprei dire con precisione quanto tempo sia passato da quando Katy mi aveva

buttato giù senza dire una singola parola. Non c’erano punti di riferimento in quella

stanza, né un orologio, né la luce dall’esterno, perché le imposte erano state chiuse.

Volevano forse farmi impazzire? Ah ah ah! Se davvero ci stavano provando erano

arrivati in netto ritardo! E poi, se avevano davvero intenzione di farmi perdere la

cognizione del tempo, potevano almeno chiudere anche le imposte della finestra del

corridoio che portava alla sala degli interrogatori. Sapevo bene che quella parte

dell’edificio guardava a est, e se da sotto la porta della mia stanza riusciva a filtrare

qualche millimetro di luce, significava che il sole era ancora molto basso. Sì, ho

capito che era l’alba, l’alba di questa mattina, il 19 maggio.

È passata più di un’ora prima che si facesse vivo qualcuno. È entrato uno sbirro,

subito seguito da un ragazzo giovane, biondo, di bell’aspetto. Ho capito subito che

quello era il mio Avvocato Gratis.

«Può lasciarci soli?» ha chiesto proprio lui allo sbirro, «Devo parlare in privato con il

mio assistito.»

È un tipo tosto, quello. Il classico giovane avvocato che vuole scalare la gerarchia

con un caso che è destinato ad attirare l’attenzione pubblica nazionale.

«Dunque,» mi ha detto senza perdere tempo, una volta che lo sbirro si è chiuso la

porta alle spalle, «Sono già stato informato della situazione e ho visto le registrazioni

dell’SDV, quelle in cui la vittima ti afferra per il collo. Grazie a quelle immagini

possiamo puntare sulla legittima difesa e considerando l’attenuante della tua

infermità mentale dovresti cavartela con un paio di anni in una REMS.»

«Una REMS?» ho chiesto sbalordito.

«Sì, una REMS. Una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza, una

struttura di accoglienza per tutte le persone con disturbi mentali che hanno

commesso un reato.»

Ho scosso la testa.

«Un reato? Ma io non ho commesso nessun reato!»

L’Avvocato Gratis mi ha fatto l’occhiolino.

«Puoi stare tranquillo, sono troppo stupidi per avere telecamere o cimici. Puoi dirmi

la verità.»

Mi sono portato le mani al volto, privo di speranze.

«Dannazione!» ho esclamato colmo di rabbia, «Mi spieghi come diavolo avrei potuto

ucciderlo, portarlo a due chilometri dal paese e appenderlo alla Grande Quercia se

dopo solo tre minuti ero a casa?»

Il ragazzo mi ha guardato un po’ accigliato. Poi però ha fatto un verso compiaciuto e

ha ripreso a parlare.

«Beh, allora se la mettiamo così, fai i bagagli amico. Questo pomeriggio ti porto fuori

da questa merda.»

È incredibile come gli avvocati cambino in fretta la loro opinione. Un attimo prima

mi riteneva colpevole di un orrendo omicidio, mentre un secondo dopo, grazie ad

una semplice frase, era pronto a difendermi davanti al diavolo. Beh, quantomeno è

stato fedele alle sue parole. Dopo aver sbattuto quelle semplici prove in faccia

all’ufficiale giudiziario, mi ha fatto uscire da quella fogna senza alcuna misura

cautelare, promettendomi una ricca ricompensa per i danni fisici, morali e

d’immagine che mi sono stati inflitti.

Tra una procedura e l’altra sono arrivato a casa che era quasi l’ora di cena. Non

posso dire che ero confuso, con quello stato ci convivo da tutta una vita. Fame, ecco

quella ero certo di averla. Era da quasi due giorni che non mangiavo nulla. Eppure

non ho avuto le forze di andare in giro per il paese ad elemosinare un pasto. Ho

aperto la dispensa. Era così tanto tempo che non lo facevo che l’anta mi è rimasta in

mano per colpa delle cerniere arrugginite. L’ho scagliata lontano, per quanto

lontano sia una parola un po’ inusuale da usare all’interno di un bilocale di trenta

metri quadrati. Dentro la dispensa ho trovato una busta di biscotti stantii e una

scatola di tè. Ho messo a bollire un pentolino di acqua di rubinetto e ho aspettato.

Non avevo né miele né zucchero, ma il calcare, in qualche modo, ha ovviato alla loro

mancanza.

Dopo mangiato non avevo voglia di fare niente. Mi sono stravaccato sul divano a

fumarmi una canna. Poi ho impugnato la penna e ho iniziato a raccontarti gli

inaspettati avvenimenti di questi due giorni. Vedi, mio caro Diario, io non ho una

dignità, ma se per qualche verso, nella miscela confusa di sensazioni che agita il mio

corpo, c’è qualcosa che gli somiglia, beh, è stata ferita. Sono sicuro che chiunque

abbia compiuto quest’omicidio abbia tentato di incastrarmi. Ah ah ah! Povero illuso.

Non sa chi si è messo contro. Domani inizierò le mie indagini. Ho già qualche

sospetto.

15 maggio 2019

Aggiornamento

A questo link potete ascoltare un estratto vocale del capitolo 9.
30 marzo 2019

Aggiornamento

A questo link potete ascoltare un estratto vocale del capitolo 10.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho letto l’anteprima gratuita e non vedo l’ora di leggere tutto il romanzo.
    Il protagonista che hai scelto è davvero originale.. sono molto curiosa di sapere come andrà a finire.
    Consiglio a tutti di visitare la pagina Instagram dell’autore. CIAO

  2. JadeTorretta

    (proprietario verificato)

    Ho scoperto questo romanzo in crowdfunding tramite la pagina Instagram di questo giovane autore e dopo aver letto varie recensioni e commenti positivi, mi sono convinta e ho deciso di prendere questo libro in preorder….buona fortuna Alessio🤞

  3. DavidePolettoGR

    (proprietario verificato)

    Complimenti per l’originalità del tuo romanzo, l’anteprima mi ha catturato….Non vedo l’ora di leggere l’intera storia….ho pre-ordinato la mia copia….In bocca al lupo 👋

  4. martinacerino

    (proprietario verificato)

    Ho appena preordinato il libro….L’anteprima del tuo romanzo è scorrevole e accattivante.
    Il protagonista molto particolare e l’idea di scrivere un diario è molto originale.
    Non vedo l’ora di leggere l’intero romanzo, ti auguro di arrivare fino alla fine.

  5. (proprietario verificato)

    Ho letto l’anteprima di questo romanzo e da subito mi è piaciuto. Mi piace l’idea di un protagonista un può fuori dagli schemi, mi piace il taglio ironico delle conversazioni e mi entusiasma il fatto che l’autore sia un appassionato di Sherlock Holmes…come me! Sono curiosissima di leggerlo e naturalmente l’ho già preordinato. E voi?

  6. gabymadonia82

    (proprietario verificato)

    Una trama davvero interessante, un’anteprima che cattura e ti fa venir voglia di leggere tutto il libro. Che dire non potevo non preordinarlo ed aiutare questo giovane e talentuoso scrittore.

  7. M. E. Loi

    (proprietario verificato)

    Ho prenotato questo romanzo perché l’anteprima è davvero scorrevole e intrigante. In più seguo lo scrittore su Instagram e i suoi capitoli vocali sono stupendi! 😍 vi consiglio di andare ad ascoltare!

  8. Ho prenotato questo romanzo perché ho trovato l’anteprima molto interessante e sono molto curiosa di scoprire la storia per intero. Spero la campagna si concluda al più presto con esito positivo! In bocca al lupo!

  9. enea.gambelunghe

    (proprietario verificato)

    Ho trovato fin da subito interessante sia il titolo che la trama, cosi ho letto l’anteprima disponibile su questo sito. Sono rimasto positivamente colpito e sono curiosissimo di leggere il resto, aspetterò con ansia la mia copia cartacea! Buona fortuna

  10. gustavo.arg35

    Tramite la pagina Instagram ho ascoltato un estratto vocale del Capitolo 10. Un ottimo lavoro, complimenti. Ho appena letto l’anteprima e sono ancora più sbalordito. Non resta che acquistare la copia cartacea del libro. In bocca al lupo.

  11. fra18elba

    (proprietario verificato)

    Ho avuto il piacere di scoprire questo romanzo tramite la pagina Instagram @Leelezionidelcolpevole.
    Ogni giorno leggevo nuovi interessanti post riportanti alcune citazioni del libro, così ho deciso di leggere l’anteprima gratuita disponibile su questo sito. Sono rimasta molto colpita e non vedo l’ora di ricevere il pre-ordine.
    Un caro saluto

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Alessio Giannullo
Sono nato all’Isola d’Elba il 24 febbraio del 1995 e orgogliosamente ci vivo ancora a distanza di 24 anni. Mi sono diplomato in Ragioneria e attualmente lavoro presso l’azienda di famiglia. Sfrutto la solitudine dell’inverno per dedicarmi alla mia passione: la scrittura. Proprio la realtà di provincia, con tutti i difetti della vita di paese, è protagonista della mia seconda creazione: “Le elezioni del colpevole”.
Alessio Giannullo on Instagram
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