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Leggimi.doc

Leggimi.doc
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Consegna prevista Settembre 2021
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Abituata al mondo del comfort tecnologico, una giovane ragazza di nome Azzurra si ritrova catapultata in un mondo post-apocalittico devastato dai disastri ambientali e dall’avidità del genere umano. Nel mondo in attesa, destinato al collasso finale entro un anno dall’inizio della narrazione, Azzurra e la sua comunità di superstiti dovranno lavorare sodo e persino rischiare la vita pur di sopravvivere, fino all’ultimo fatidico giorno in cui ogni traccia di vita verrà eliminata definitivamente.
Tutto sembra scorrere tranquillamente, finché delle macabre e terrificanti allucinazioni ed incubi notturni iniziano ad inseguire Azzurra e i suoi amici, assottigliando sempre di più il confine tra la realtà e il sogno, tra la vita e la morte.
Intrappolata in una spirale oscura apparentemente senza fine, Azzurra scivolerà in un abisso di malessere sempre più profondo, mentre un file misterioso dal nome “Leggimi.doc” la attende impazientemente nel suo pc.

Perché ho scritto questo libro?

Leggimi.doc è venuto a bussare alla porta della mia testa una notte, in sogno. Iniziare subito a scrivere la storia che avevo dentro non solo fu naturale, ma una necessità: scrivere mi ha offerto un rifugio in uno dei periodi più bui della mia vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO I: LE CATEGORIE

“It’s no measure of health to be well adjusted to a profoundly sick society.”

(“Non è segno di salute mentale essere ben adattati ad una società profondamente malata.”)

-Jiddu Krishnamurti.

L’ipocrisia del genere umano, il capitalismo, le foreste in fiamme, pandemie globali, i ghiacciai che piangono e svaniscono, migliaia di specie animali e vegetali in via d’estinzione. Questo non è niente. Siete rimasti fermi al 2020, vero? Quello fu l’inizio della fine, se volete pensarla in questo modo. É solo la causa del nulla che ora ha preso il sopravvento. Questo è quello che rimane. Questo è il mondo in attesa.

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[23/06/2033], Italia

Cosa sarà mai successo, vi starete chiedendo. Da ciò che ho scritto prima intravedete una tragedia, non è così? Forse vi ho messo paura. Probabilmente dovrei scusarmi per questo, ma non lo farò. Vedete, nella terra in attesa non c’è tempo per questo. Siamo in attesa, eppure non aspettiamo con le mani in mano. Qui c’è tanto da fare se si vuole non vivere, ma sopravvivere. La gente rimasta qui si può facilmente suddividere in delle categorie.

Ci sono i nostalgici, soprattutto anziani, che rimpiangono i tempi in cui la giungla dell’uomo era il supermercato, la sua lancia era il contante, e le prede erano già comodamente morte e impacchettate in soffocanti confezioni di plastica, pronte da cucinare. Rimpiangono i tempi in cui il prezzo dell’acqua, l’adorato “oro blu” del ventunesimo secolo, era in aumento, ma perlomeno si poteva bere. Rimpiangono i pomeriggi passati col fondoschiena piantato in piazza su una panchina a guardare i passanti (ma soprattutto le passanti), che corrono avanti e indietro per rincorrere la loro vita frenetica, cercando miserevolmente di starle al passo. Uomini e donne con cinque buste di plastica appese ad ogni mano, e magari anche il guinzaglio di un cane dal pelo lungo, vaporoso e così lucido che rimanda indietro la luce del sole ancora più luminosa di prima. In poche parole, rimpiangono i tempi in cui guardavano gli altri vivere le proprie vite, ora che devono guardare gli altri combattere contro le proprie vite. Non si rendono conto, però, nella loro mentalità cristallizzata, che quel che fanno sia in realtà rimpiangere dei tempi in cui rimpiangevano altri tempi precedenti a quelli. Sospirano ricordando una vita fatta di sospiri.

Non sono persone che danno fastidio, a dar fastidio sono solamente le loro affermazioni retrograde e del tutto inutili come “Se ci fosse stata la mia gente, gente come me, al governo, tutto questo non sarebbe accaduto, eh no! Ti dico che questa terra grigia ora sarebbe piena di vita e cibo, tanti ortaggi colorati e scintillanti come ne mangiavo io da ragazzino!”,  oppure “Ah, lo dicevo io, lo dicevo! E nessuno mi-mi…” –accesso di catarro e conseguente colpo di tosse viscerale- “nessuno mi ascoltava, e ora guarda qui! Si viveva così bene quando avevamo poco. Ma almeno qualcosa avevamo, e cosa abbiamo adesso?”

Affermazioni del genere provengono soprattutto dalla bocca del signor Giusti, un vecchio di settantotto anni che, con tutto il lavoro da fare, se ne sta dalla mattina alla sera a sparare sentenze di rimprovero indirettamente indirizzate a noi giovani, che invece ci diamo da fare e che con la nostra “riprovevole condotta” teniamo in piedi la vita della nostra piccola comunità, compreso il signor Giusti. Sua moglie, la signora Carmela, due anni più grande di lui, lo ha lasciato ormai da tre anni, morta di stenti, ma anche di tante piccole problematiche ora in questa e ora in quella parte del corpo che, dieci anni fa, i nostri prodigiosi medici non avrebbero avuto alcun problema a curare. Ma questo non è più il mondo un tempo pieno di valorosi medici che salvavano vite e di distinti avvocati che ne difendevano i misfatti. In questo mondo si è medici e avvocati di sé al tempo stesso. La signora Carmela, al contrario di suo marito, si preoccupava di rimboccarsi le maniche e, finita una mansione, accorreva spedita da noi altri per chiedere in quale altro modo potesse rendersi utile. Ovviamente, i compiti affidati agli anziani e quelli affidati agli adulti e ai più giovani richiedono sforzi diversi. Agli anziani vengono richiesti lavori più semplici, ma fondamentali: annaffiare i nostri piccoli orti, controllare che quelle minute eppure preziose piantine restino in vita per poterle trasformare in cibo, oppure dar da mangiare alle galline e raccogliere le loro uova, cose così. Nonostante le difficoltà di un mondo così nefasto, ci sforziamo quanto più possibile per rendere la nostra esistenza  piacevole almeno in minima parte per tutti quanti, fino a quell’ultimo giorno. E, nonostante le loro ossa stanche e porose, le articolazioni pigre e la vista offuscata, gli anziani della nostra piccola comunità sono una risorsa preziosa.

La seconda categoria è quella degli avanguardisti. E, com’è facile intuire, a questa categoria appartengono i giovani. E ci appartengo io. Io, che ancora non mi sono presentata: mi chiamo Azzurra, il che è curioso, perché di azzurro non ho proprio niente, neanche gli occhi, che sono invece cervoni: un miscuglio di marrone, giallo e verde. Ho ventidue anni, nata il 23 giugno 2013 e sì, oggi è il mio compleanno. Ma qui nessuno lo sa a parte la mia famiglia, e comunque i compleanni non hanno più importanza. Anche quando ero una bambina e le cose ancora andavano pressoché bene, ho sempre pensato che i compleanni fossero stupidi, che la gente spendesse vagonate di soldi in festeggiamenti, palloncini e candeline solamente per dirti “Hey, sono sopravvissuta anche quest’anno! Niente male, no? Va festeggiato!”, il che ora che ci penso ha più senso nel mondo in attesa di quanto non ne avesse nel mondo in corsa. Mh, forse dovremmo iniziare a festeggiare i nostri compleanni dopotutto.

Insomma, non per vantarmi, ma noi avanguardisti siamo come il motore che spinge questa singhiozzante macchina. E non per vantarmi di nuovo (forse un po’ sì, dai), io sono tra i pilastri di questa categoria. Insieme a me c’è mio fratello minore, Zeno, che ha sedici anni, poi c’è Alessandro (ventidue anni), Gaia (venti), nipote del signor Giusti, sua sorella Rachele (diciassette), Giulio (diciotto).

Per spiegare un po’ ciò che facciamo, si potrebbe dire che siamo la parte amministrativa di questa banda di disgraziati. Siamo noi a suddividere le mansioni settimanali e a riportarle nel tabellone che appendiamo all’entrata della nostra umile dimora.

Oltre a questo, i più capaci e ingegnosi del nostro gruppo si dedicano alla manutenzione di smartphone e aggeggi tecnologici vari, i pochi rimasti. Alessandro, per esempio, studiava ingegneria elettrica e informatica all’università, e sa il fatto suo. Sorprendentemente, internet funziona ancora, certo non come un tempo, ma è sicuramente un aiuto in più, e a dirla tutta, ci aspettiamo di perderlo da un giorno all’altro, com’è successo con tutto il resto. Per ora, grazie al genio dei nostri aiutanti che lo tengono in vita come un piccolo e debole  fuocherello in balia del vento, è ancora nostro, ed è come possedere una cartolina dei tempi passati, quando l’era tecnologica era nel fiore dei suoi anni.

Non siamo l’unica comunità di esseri umani rimasta sulla terra in attesa, ce ne sono altre sparse per il mondo, e Internet ci aiuta a restare in contatto con esse, ad aggiornarci sulla situazione, condividere le nostre esperienze giornaliere, e magari scambiarci delle dritte.

Può sembrare banale forse, ma senza il confronto con loro delle volte non avrei proprio saputo cosa fare. Diciamo pure che qui sono l’addetta alla comunicazione internazionale, fortunatamente parlo in modo fluente inglese, spagnolo e francese, e mastico abbastanza il giapponese. Tra le comunità che siamo riusciti a raggiungere grazie ai nostri smartphone ce n’è una in Australia, Canberra. Da lì ogni tanto ricevo aggiornamenti da Jason, un uomo sulla trentina che vive con altre venti persone. Fu grazie a un suo consiglio dell’ultimo minuto se un giorno non finimmo tutti avvelenati per via di alcuni funghi che pensavamo di poter mangiare. La questione dell’acqua poi è molto delicata, e abbiamo messo su un gruppetto di persone che ogni tre giorni vanno in spedizione verso un ruscello a quindici chilometri da qui per fare rifornimento.

La terza categoria è quella degli adulti, ai quali non siamo riusciti ad affibbiare nessun nomignolo in particolare, ahimè. Gli adulti vanno dai 30 ai 60 anni, e sono braccia molto utili, oltre che efficaci dispensatori di consigli; sono un po’ come il braccio destro degli avanguardisti, il loro supporto. Tra di loro ci sono ex casalinghe, donne un tempo di successo, ex operai oppure architetti e ingegneri. Insomma, ne abbiamo un po’ di tutti i colori, e qui nel mondo in attesa la varietà fa veramente comodo. Non siamo molti: gli anziani sono all’incirca otto, gli avanguardisti quindici e gli adulti una decina. Ognuno di loro (ognuno di noi) è un tassello dal colore e dalla forma tutta sua in questo particolare puzzle, nessun pezzo è uguale a un altro, ed è forse per questo che restiamo a galla, mentre molte comunità che abbiamo incontrato sono collassate nel giro di un paio di anni. Alcuni dei loro sfortunati membri, rimasti da soli, sono stati inglobati nella nostra famiglia, come Clara, una casalinga di quarant’anni che è diventata una grande amica di mia madre, Ambra.

Questa è la gente che mi circonda e che vive con me nel Palazzo dell’Orologio.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un libro che ti lascia senza fiato dall’inizio, con un modo nuovo di scrivere proposto da Milena. Si vede che è una storia che ha anni di letture e studi dietro… di certo non il solito romanzo per ragazzi! Il thriller si intreccia alla psicologia dei personaggi in una maniera inaspettata e la contemporaneità paradossale del mondo post-apocalittico raccontato nel libro ti catapulta subito in una realtà non poi così lontana. Un romanzo riuscito, che fa riflettere e che deve cambiarci da dentro. Veramente ottimo, se si pensa che è il primo romanzo dell’autrice!

  2. (proprietario verificato)

    Leggimi.doc è un libro fuori dal comune! Mi è piaciuto tantissimo per vari motivi: i personaggi sono chiari, ben definiti e interessanti; la trama è intricata al punto giusto con un finale spiazzante, a sorpresa; lo stile di scrittura assai originale, sorprendente e fresco. La giovane scrittrice è riuscita facilmente a evocare immagini e atmosfere non semplici da concepire e anche i momenti più di “suspense” mi hanno trasmesso forti emozioni. Complimenti, non vedo l’ora di leggere il suo prossimo lavoro. Wow!

  3. (proprietario verificato)

    Se vi piacciono i thriller psicologici con colpi di scena per niente scontati, allora questo è il romanzo per voi.
    Leggimi.doc riesce a portare plot twist e una narrativa molto interessante su tematiche attuali e al centro di accesi dibattiti (i cambiamenti climatici in questo caso).
    Le descrizioni dei paesaggi e dei personaggi sono riuscite a farmi perdere nel mondo in attesa e a farmelo vedere attraverso i loro occhi e i loro pensieri.
    Sono un grandissimo fan di questo tipo di narrativa: quella che ci lascia sistematicamente dei “segnali” o “avvertimenti” per farci capire che non tutto è ciò che sembra e che l’apparenza può nascondere una realtá profondamente diversa da quella che abbiamo letto fino a quel momento.
    Per poter capire e vivere al 100% il finale di leggimi.doc, bisogna seguire attentamente lo sviluppo della storia, ma grazie alle descrizioni immersive, accurate e ai colpi di scena coinvolgenti, sará facile sentirsi come uno dei coinquilini di Azzurra in quel mondo in attesa.
    Overall, un bellissimo romanzo che starebbe benissimo nella libreria di chiunque ami i thriller.

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Milena Caforio
Nata a Brindisi nel 2001, Milena Caforio, in arte Miloo Eve, è una studentessa universitaria di Scienza e Tecnica della Mediazione Linguistica. Leggimi.doc è il suo esordio editoriale, una storia noir fatta di incertezze, di paure più attuali e giovani che mai e di indagini negli antri più polverosi e negletti dell’animo umano.
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