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Lesione Straniera

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Consegna prevista Luglio 2020

Sandro Ferri è uno scrittore.

Alle spalle: un matrimonio fallito. Nel presente: una figlia piccola, che fa domande esistenziali, e un equilibrio precario riconquistato con fatica.

Ma la vita è pronta ad offrirgli una seconda possibilità, per riscattarsi dalla banalità del quotidiano in cui ormai nuota senza stimoli.

Una sera, Sandro, conosce una giovane donna di colore, che lo travolgerà con la sua storia, trasportandolo in acque molto profonde.

Per Sandro è l’occasione per continuare quel viaggio interiore già intrapreso da tempo, ma che ancora non ha raggiunto la meta finale.

Altri personaggi partecipano al coro della storia: una sorella che potrà finalmente mostrare a tutti la sua diversità, un critico culinario dal carattere burbero ma dal cuore generoso, un oste dal senso pratico, una ex moglie ed un ex migliore amico con cui Sandro deve ancora fare i conti, una madre dall’affetto travolgente, e un padre che ha ritrovato il valore della vita portando il suo sostegno in Africa.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro prende spunto da una storia vera, da un incontro realmente accaduto a un amico e che tempo fa tracciò un segno indelebile nella sua vita.

Più ripensavo a quel racconto e più sentivo crescere dentro di me emozioni contrastanti. Ne ero affascinata ma avrei voluto intervenire per cambiarne l’esito.

Mi fu chiaro fin da subito: ne avrei fatto un romanzo, e l’avrei popolato di figure femminili forti e padrone delle proprie scelte!

ZERO

Mi chiamo Sandro Ferri. Sono uno scrittore. E ho un bel po’ di cose da raccontarvi.
Per esempio, potrei dirvi che la mia vita da tre anni a questa parte ha preso una via inaspettata.
Potrei descrivervi il percorso interiore che ho affrontato per ritrovare la strada su cui cammino adesso.
Potrei parlarvi di me e dirvi che vivo in una casa a ringhiera, circondato da oggetti vintage, e che nel tempo libero mi piace uscire a cena e andare al cinema.
Ed è proprio al cinema che questa storia ha inizio.
Quindi scusatemi, ora devo prepararmi.
Sono in ritardo e non posso assolutamente perdere questo film!

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UNO

“Mi dispiace, ma non riesco a trovare il portafogli”.
La cassiera la guarda male. La donna che ha appena pronunciato questa frase se ne sta lì, davanti alla cassa del cinema, a rovistare nella sua borsa con frenesia.
La fila è ancora lunga davanti a me e manca poco all’inizio del film.
La cassiera prega la donna di farsi da parte, ma la donna sembra non volere arrendersi e continua a cercare nella borsetta. A un certo punto, ci spostiamo tutti di lato e la fila ricomincia a procedere. Arriva il mio turno e, mentre aspetto il mio biglietto, guardo la donna.
Deve avere poco più di vent’anni.
Ha i capelli raccolti in uno chignon.
Un vestito rosso le cade morbido sul corpo secco.
E la sua pelle è nera come la pece.
La guardo mentre chiude la borsetta. Si volta verso di me. Il biancore delle sue pupille mi abbaglia. Rimango folgorato e acquisto un secondo biglietto per lei.
La cassiera mi sorride maliziosa. Pensa che io abbia un secondo fine. Non è così.
È stato un impulso. Avrò modo di rifletterci su. Per ora mi basta prenderla per mano e correre via da quella fila nevrotica.
“Vieni, sta per cominciare” le dico, portandola con me.
Lei è molto sorpresa da questo mio gesto, ma mi segue all’interno della sala.
“Abbiamo i due posti lì, al centro” indico.
Ci facciamo spazio tra le ginocchia della gente seduta. Poi finalmente ci sediamo anche noi. Le luci in sala si spengono.
“Che tempismo!” esclamo, e senza dire più nulla, ci buttiamo nel film che sta per cominciare.

Quando le luci si riaccendono è finito il primo tempo. Mi giro verso la ragazza. Le sorrido, e mi presento: “Ciao, io sono Sandro!”
Lei mi guarda e dice “Jolie!” tendendomi la sua esile mano.
La guardo, senza farmi accorgere. Penso che sia bella. Poi guardandola bene, alla luce, mi sembra bellissima. Ma di una bellezza non canonica. Il suo viso è scarno, lungo, tribale.
“Ti piace il film?” le chiedo.
“Molto. E grazie per il biglietto. Ho fatto una tale confusione alla cassa” ride “Devo aver lasciato il portafogli a casa”.
“Dove abiti?” chiedo d’impulso.
“Qui vicino, e tu?”
“Anche io!” dico stupito.
“Strano non esserci mai incontrati” dice lei.
“In effetti, ora guardandoti bene, ho la sensazione di averti già incrociata da qualche parte”.
“Conosci il ristorante Riccioli d’Oro?” mi chiede.
“Certo, ci vado spesso. Fabio, il proprietario, è un mio caro amico… ma, aspetta… ecco dove ti ho già vista!”
Lei mi sorride e i suoi denti sono bianchissimi.
“Da poco più di un mese lavoro lì. Faccio la cuoca” mi dice orgogliosa.
Sono affascinato da queste coincidenze.
Mi ricordo di lei. Era una mattina in cui ero passato a salutare Fabio e l’avevo notata in cucina.
Parliamo per il tempo che rimane. Poi si spengono le luci e ricomincia il film. La sua mano è appoggiata al bracciolo vicino alla mia. Ogni tanto l’avvicino per sentire il contatto con la sua pelle.

La sala si illumina, noi aspettiamo che la gente esca.
Quando Jolie si alza ho la sensazione che sia poco più alta di me. Odio essere più basso di una donna.
Procediamo verso l’uscita cercando di scambiarci impressioni sul film. Sembra interessata all’arte cinematografica. Le dico che la prossima settimana ci sarà una rassegna dei film di Fellini. Lei dice che sarebbe molto bello poterci andare. Allora la invito a venire con me. Lei è entusiasta. Ci diamo appuntamento per il lunedì successivo. Il locale di Fabio ha il riposo settimanale quel giorno.

La mattina mi sveglio e penso alla scena della sera appena trascorsa.
Curioso modo di conoscere una donna. Lei è alla cassa del cinema, non trova il portafogli e tu le offri il biglietto.
Poi parlate e scopri che lavora nel ristorante del tuo amico.
Decido così di fare un salto al Ricciolo d’Oro, per un cornetto e caffè.
Sono le 9 della mattina. Di solito mi alzo più tardi, mi piace scrivere la notte e così approfitto della mattina per dormire. Ma ieri sera quando sono tornato dal cinema non ho scritto.
Troppe informazioni giravano nella mia testa. Non sarei riuscito a concretizzarle in pensieri reali. Così sono andato a letto presto e al risveglio ho sentito un unico desiderio: passare al ristorante per vedere Jolie.
Così, eccomi qui, seduto al tavolo accanto alla finestra a guardare fuori la gente che passa.
Fabio si avvicina: “Chi si vede, così di prima mattina! Vediamo se riesco a indovinare il motivo di questa visita…”
Dal suo discorso pieno di allusioni, capisco subito che Jolie deve avergli raccontato della serata. Chissà cosa gli avrà detto di preciso. Io sorrido. E Fabio mi legge nel pensiero.
“Stamattina arriva e mi dice: sai ieri ho conosciuto un tuo amico, Sandro, mi ha offerto il cinema, è stato veramente carino!”
“Ha detto così?” faccio finta di nulla, non per tirarmela, ma per timidezza.
Non sono il tipo che abborda le ragazze per strada. E poi sono ancora un po’ giù di corda, dopo il divorzio da mia moglie.
“Si, ha detto così, conoscendoti neppure io ci credevo” ride, poi continua “Finalmente ti sei deciso ad andarlo a vedere!” mi dice Fabio, riferendosi al film: ‘L’indomani, all’alba’.
“Allora… Sei soddisfatto?” mi chiede.
“Diciamo di si!” confesso.
“Te l’avevo detto che non ne saresti rimasto deluso”.
“Avevo molta paura di questo” rivelo.
Nonostante mi sentissi molto appagato dal fatto che un noto produttore e uno dei più promettenti registi italiani avessero scelto come sceneggiatura del loro nuovo film il mio ultimo romanzo, fino a ieri ero molto spaventato dall’idea di veder riprodotta la mia storia sul grande schermo. Per questo avevo vissuto l’uscita del film con un’ansia indescrivibile. Per questo non mi ero presentato alla prima, a Roma, e per vederlo avevo atteso l’ultimo giorno di programmazione nelle sale milanesi.
“Allora, cosa ti porto?” mi chiede Fabio.
“Cappuccino e cornetto alla marmellata. Jolie dov’è?” chiedo curioso.
“In cucina… Vuoi che te la chiami?”
“Non la disturbare… abbiamo appuntamento per lunedì prossimo per vedere una rassegna su Fellini!”
“Vedo che non perdi tempo! Mi fa piacere che ti stia interessando a lei. È una ragazza molto dolce, carina ed è anche un’ottima cuoca. Fa un cous cous che è la fine del mondo. Mai mangiato buono così. Comunque se vuoi, puoi vederla all’opera dai vetri della cucina”.
La cucina del ristorante ha una parete in vetro che si affaccia sulla sala da pranzo. In questo modo, gli ospiti possono vedere in diretta cosa accade ai fornelli. È possibile anche prenotare i tavoli in cucina, e mangiare mentre i cuochi sono al lavoro. Ci si sente come a casa o a cena da amici.
La vedo.
Jolie è lì intenta a mescolare un pentolone bollente. Ha i capelli raccolti nel cappello bianco da cuoco. Fa un certo effetto vederla in abiti maschili. Ma è ancora più bella di come me la ricordassi. Deve sentire i miei occhi su di lei, perché alza lo sguardo dal pentolone e lo punta verso la vetrata. Mi vede. Non sembra sorpresa. Pare piuttosto che mi aspettasse. Mi sorride, e mi saluta con una mano, mentre l’altra è intenta a mescolare energicamente. Io ricambio. È tutto molto naturale. Non c’è imbarazzo tra di noi. Continuiamo a guardarci e a sorridere. Poi Fabio arriva col mio cappuccino e cornetto, ed io ritorno a sedermi al mio tavolino.

Da una settimana a questa parte, ogni mattina vado a fare colazione al Ricciolo d’Oro. Ogni mattina vedo Jolie dall’altra parte del vetro, col suo cappello bianco risaltare sulla sua pelle di un nero splendente, sorseggio un cappuccino bollente e assaporo il cornetto alla marmellata di fragole, che ho scoperto fatta dalle mani di Jolie. È la marmellata alle fragole a dare quel sapore così speciale al cornetto. Ne sono sicuro.
Ogni mattina ci guardiamo dal vetro e ci salutiamo sorridendo. Ma non ci siamo ancora detti una parola da lunedì scorso.
Dopo la colazione faccio una passeggiata in zona, poi vado a casa a scrivere. Sono a metà di un nuovo romanzo.
Ora mi sento molto più rilassato dopo aver visto il film.
Non ho ancora chiamato il regista per complimentarmi. Credo che lui si aspetti una mia telefonata da quando il film è uscito nelle sale.
Non credo immagini che io abbia aspettato l’ultimo giorno di programmazione per vederlo. Non credo pensi che sia così folle.
Penso che si sia fatto un’idea di me del tipo schivo, che sta sulle sue, un po' snob insomma.
Forse è per questo che mia moglie mi ha lasciato.
Perché in un momento posso essere la persona più distante sulla faccia della terra.
Questo pomeriggio ho appuntamento al cinema per la rassegna di Fellini, vedrò Jolie. Forse parleremo un po’, o forse guarderemo solo i film, dalle 16 alle 24, in una maratona per cinefili.
Non so cosa desidero di più tra le due cose. Forse tutte e due.

Sono arrivato un po’ prima. Inizio col prendermi un caffè al bar del cinema. Intanto vago con lo sguardo per vedere se arriva Jolie. Poi appare. Anche lei ha un bell’anticipo. Mi piace pensare che avesse voglia di vedermi.
Agito la mano per farmi trovare, seduto al tavolino del bar. Lei viene verso di me. Come arriva, mi alzo e la bacio sulla guancia. La sua pelle è così scura che non lascia trasparire alcun rossore, quello che invece percepisco divampare sul mio viso.
Un cameriere si avvicina al nostro tavolo.
“Prendi qualcosa?” chiedo a Jolie.
“Un caffè, grazie” dice con gentilezza al ragazzo, poi rivolta a me aggiunge:
“A dire la verità sono così eccitata al pensiero di questa serata che non mi servirà per rimanere sveglia”, sento l’emozione nella sua voce, e la cosa mi inonda di piacere. So che è eccitata per la visione dei film ma, spero, anche per essere qui con me.
Il cameriere le porta il caffè. La osservo mentre apre la bustina dello zucchero: ne versa metà nella tazzina, poi la richiude piegandone la carta per non farne fuoriuscire il contenuto restante. Ora mescola lentamente e porta la tazzina alle labbra, sorseggiando il suo caffè con eleganza. Infine gioca con il cucchiaino e lo zucchero sul fondo. Adoro la sua gestualità, così naturale e così delicata. Mi sorprendo a pensare che la vorrei ogni mattina accanto a me, mentre facciamo colazione, con gli occhi assonnati e i gesti lenti.
L’ho guardata per una settimana da quel vetro della cucina, col suo cappellone in testa e i capelli raccolti. Ma oggi mi sembra di guardarla per la prima volta.
Ha i capelli sciolti in treccine che le arrivano sulla schiena. Ha un paio di jeans stretti che lasciano immaginare gambe magre e perfette e una maglietta rosa stretta sui seni voluminosi. Il naso breve ma largo. I denti dritti e bianchissimi. Il viso irregolare su un collo lungo. Non so bene cosa provo per lei, se sia pura attrazione fisica, o ci sia dell'altro. Non mi è chiara la sensazione che mi lascia nello stomaco e nelle terminazioni nervose, ma mi sento bene vicino a lei.
Ha una voglia matta di vedere Fellini e mi chiede se possiamo cominciare ad entrare per scegliere la visuale migliore.

Questa sera proiettano ‘I vitelloni’, ‘La Dolce Vita’, e ‘8 ½’.
Semplicemente tre capolavori.
Jolie è attratta dai nostri attori, si vede da come li guarda e da come li ascolta. Ha una sorta di adorazione per Alberto Sordi e Marcello Mastroianni. Come darle torto. Due mostri sacri del cinema. Due grandi interpreti. Attori con un carisma che ti paralizza.
Di tanto in tanto Jolie si gira verso di me e mi chiede dell’Italia di quei periodi. Io le racconto. Lei è sempre più innamorata di quella vita. Anche io mi sento innamorato, ma di questa situazione.
Se potessi la prolungherei all’infinito, mi piacerebbe descriverla in un mio libro, per averla impressa e poterla rileggere e vivere ogni volta che voglio.
Mi piace questa sensazione di Jolie seduta accanto che mi sfiora il braccio con la sua pelle, e si rivolge a me per sapere, curiosa ed affascinata.
Le ore trascorrono veloci, catturati come siamo dallo schermo.
Tra un film e l’altro fanno una pausa di 20 minuti. Ne approfittiamo per sgranchirci le gambe e prendere qualcosa al bar.
Quando anche l’ultima pellicola finisce, ci sentiamo entrambi elettrizzati ma anche stanchi. I nostri occhi bruciano, le nostre gambe sono atrofizzate. Otto ore di cinema; se fossi venuto da solo probabilmente avrei abbandonato la sala a metà tempo, ma con Jolie accanto sarei andato avanti per giorni.
Ci alziamo, usciamo dal cinema e sento che se ora ci separassimo sarebbe come fare un grande torto a noi stessi. Credo che Jolie la pensi allo stesso modo ed è lei infatti a dirmi : “Ti va di parlare un po'?”
“Ma certo” dico. Forse lei intende parlare dei film, io invece ho voglia di sentir parlare di lei.
“Dove andiamo?” mi chiede.
“Dove vuoi” lascio decidere a lei.
“Al pub qui dietro? Così non facciamo troppa strada e rimaniamo vicini a casa”.
“Va bene” le dico.
Ci prendiamo una birra e lei comincia a raccontarmi tutte le sensazioni che ha provato questa sera e che si sente frastornata e felice. Io la ascolto. Poi lei mi guarda e mi dice: “Perché non mi hai detto chi sei?”
“Cosa avrei dovuto dirti?” In realtà so a cosa si riferisce, avrei dovuto dirle che sono lo scrittore del libro da cui è tratto il film dell’altra sera.
“Ho letto tutti i tuoi libri, in realtà ti conoscevo ancora prima di incontrarti.”
Rimango spiazzato. Mi spaventa questo fatto che la gente pensi di conoscermi solo perché ha letto i miei libri. Io non sono i miei libri. Non solo. C’è di più. Ci sono io.
“Sono in Italia da cinque anni, prima di venire qui a Milano ho vissuto a Mantova per un po’ di tempo, è la tua città. Mi piace leggere ed è lì che ti ho conosciuto come autore. Le librerie espongono i tuoi romanzi in vetrina, con tanto di fascetta: consigliato dal libraio”.
Sono stupito da tutto questo. Soprattutto dalle coincidenze.
“Vado spesso a Mantova. Là vive mia figlia, Ada. Ha 5 anni e quando sua madre e io ci siamo separati, sono venuto a Milano, mentre loro sono rimaste a vivere lì, nella nostra casa. Mantova mi ha dato molto, ma poi ho sentito il bisogno di allontanarmi”. Spiego a ruota libera.
“Ti capisco. Io ho fatto un viaggio molto lungo per allontanarmi dalla mia città…”
Ho la sensazione che i suoi occhi siano diventati lucidi.
“Dove sei nata?” le chiedo. Mi accorgo di non sapere assolutamente nulla di lei, e ho una gran voglia di conoscerla.
“A Daloa, in Costa d’Avorio. Sai, anche io ho un figlio. Si chiama Mathieu, ha 7 anni, ed è rimasto al paese, con suo padre. Ci siamo conosciuti molto giovani, sono rimasta incinta, ma tra noi non ha mai funzionato. Adesso lui ha un’altra compagna e altri due figli. Vivono tutti insieme. Mathieu mi manca moltissimo. Ogni giorno di più”.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Lesione straniera è un vero “page-turner”. Un racconto moderno ed accattivante che sto cercando di tradurre nella mia madrelingua, l’olandese.

  2. (proprietario verificato)

    Un romanzo che ti cattura e ti libera!

    Lesione Straniera è un romanzo che dopo poche righe, ti prende per mano e ti trascina in una realtà fatta di decisioni tanto impulsive, quanto autentiche.
    La necessità di scelte inconsuete, dettate dalla forza dei sentimenti, caratterizza non solo il protagonista, bensì tutti i personaggi che, per così dire, abitano il suo cuore.
    L’autrice invita il lettore ad immergersi, senza pregiudizi, nell’imprevedibilità dell’animo umano e nella complessità degli affetti, manifestando l’esigenza del rispetto della libertà altrui e dell’astensione da giudizi, affinché ciascuno possa percorrere, come meglio crede, il proprio viaggio.

    Francesca S.

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Stefania Vairelli
Stefania Vairelli è laureata in lettere moderne all’Università di Pavia, città dove abita. Scrittrice, blogger e design addict, crea NOmadeDESIGN, uno dei primi e-commerce nati in Italia ed attualmente trasformato in blog, dedicato alle tendenze dell’abitare contemporaneo. È autrice di saggi dedicati ad architettura e design, pubblicati da editori internazionali.
Scrive romanzi, poesie, sceneggiature e collabora con testate on line.
Nel 2019 ha vinto la sezione teatro del premio nazionale “Amici di Ron” con il monologo "Piove". Sullo schermo ha sempre nuove storie da inventare e romanzi da finire.
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