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L'incredibile della semplicità - La storia di Maria Antonietta

L'incredibile della semplicità - La storia di Maria Antonietta

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Aprile 2022
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Maria Antonietta è una donna tranquilla, felice della sua vita con il marito e tre figli. Un giorno arrivano i nuovi vicini con una ragazzina timida di 11 anni, Elisa, e diventano amiche, nonostante la grande differenza di età. Maria scopre il piacere di avere una “figlia” ed Elisa di avere una “mamma”. Un evento tragico sconvolge però la vita di Maria e la porta a vivere esperienze inaspettate, documentate nei suoi diari gelosamente custoditi. Sullo sfondo di una Milano che cambia, di una Firenze popolata di personaggi fuori dalle righe, Maria vivrà un viaggio di trasformazione che la porterà ad una nuova serenità ed alla riscoperta del piacere di vivere. La sua storia, intrecciata a quella di Elisa, dei suoi figli e del vicinato, cambierà quando una piantina di marjuana diventerà co-protagonista della vicenda.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro non è una mia creazione, ma il risultato del desiderio dei personaggi che la loro storia venisse scritta. E’ come se un giorno qualcuno avesse bussato alla mia porta e mi fossi trovata davanti tutto il gruppo a chiedermi di dar loro vita. Ognuno di loro rappresenta un’emozione che probabilmente giaceva più o meno sopita nella mia mente a cui finalmente sono riuscita a dare un volto attraverso questo romanzo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

LA TELEFONATA

“Pronto, Elisa? Ciao, sono Matteo, il figlio di Maria Antonietta.”

Come se avesse bisogno di precisarlo. Come se ogni volta che sento la sua voce non mi sentissi come quando avevo 11 anni. È almeno un anno che non ci parliamo. Nei primi tempi dopo il ricovero di sua madre ci telefonavamo spesso, seppur con grande imbarazzo. Gli chiedevo notizie, perché Maria Antonietta era una persona a cui volevo molto bene, un po’ amica, un po’ zia, forse anche un po’ mamma.

I primi tempi ogni tanto le sfuggiva un “Vorrei averti avuto come figlia” e la capivo. Viveva in un mondo quasi totalmente maschile: marito, tre figli maschi a dir poco agitati, un lavoro insieme a suo padre in un negozio di ferramenta frequentato per la maggior parte da idraulici, elettricisti, imbianchini, costruttori, professionisti o amatoriali (i peggiori secondo lei).

Le nostre famiglie vivevano sullo stesso pianerottolo. I miei genitori, entrambi medici, facevano i salti mortali tra un turno e l’altro per riuscire ad occuparsi di me, senza affidarmi incondizionatamente ad una baby-sitter, ma la mia sensazione era sempre di dover vivere con l’acceleratore per non intralciare il tetris costante della loro vita.

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Ci trasferimmo nel nuovo appartamento, davanti a quello della famiglia di Maria Antonietta, quando avevo 11 anni. Si trovava in una tipica casa di ringhiera della vecchia Milano, in uno di quei quartieri decentrati che, fino a poche decine di anni prima, erano quasi un mondo a sé stante. Allora ovviamente non ne sapevo nulla, la mia città mi sembrava un gran calderone di macchine, persone, negozi, ma i racconti di Maria Antonietta della sua giovinezza mi avevano dipinto un’immagine di una città che non esisteva più. Dove io vedevo lunghe strade percorse da autobus o piazze con le scale di ingresso alla metropolitana c’erano prati e campi e a poca distanza addirittura cascine. Il trasloco della mia famiglia comportò un cambiamento totale di abitudini per me. Nuova casa, nuovo quartiere, nuova scuola. Non ero molto socievole, forse un po’ timida, e le poche amiche che avevo erano preziose, ma con il trasloco, basta, fine dell’amicizia. D’altra parte, cosa puoi fare a 11 anni quando ti trasferisci dall’altro capo della città?

Nonostante la loro vita frenetica, i miei genitori erano persone cordiali che avevano a cuore i rapporti con i vicini di casa, per cui subito dopo il trasloco vollero fare conoscenza della famiglia di Maria Antonietta.

Il loro pezzo forte, quando si presentavano, era subito di scusarsi per i loro orari sregolati. L’avevo sentito decine di volte.

Così anche in quella occasione sentii le stesse parole “Speriamo di non disturbarvi con i nostri folli orari. Lavoriamo in ospedale ed i turni sono assurdi!”, ma, a differenza delle altre volte, in cui spesso la risposta era di circostanza, condita da sorrisi un po’ forzati, in quella occasione restai sorpresa: Maria Antonietta fece un sorriso sollevato e li rassicurò dicendo che il disturbo eventualmente provocato dal loro andirivieni non sarebbe stato nulla rispetto alla confusione che facevano regolarmente i suoi figli. Li presentò come un terzetto di barbari che lei si affannava a mantenere puliti e educati, ma dalla sua espressione si capiva quanto li amasse. Mi guardò, mi strizzò l’occhio e non so perché mi sentii un po’ meglio.

L’INIZIO DELL’AMICIZIA

La mia amicizia con Maria Antonietta iniziò un pomeriggio di novembre. Quel giorno a casa non avrei trovato nessuno, perciò mia madre si era tanto raccomandata, fino allo sfinimento, di mettermi in tasca le chiavi di casa. Ovviamente le chiavi rimasero sul mio comodino. A scuola era andata malissimo: i miei compagni mi odiavano e io odiavo loro. Mi mancava la mia scuola, un bel edificio moderno dove passavamo da uno spazio all’altro secondo l’attività che dovevamo svolgere. 

La scuola del nuovo quartiere era vecchia (con un fascino antico, diceva mia mamma), avevo rischiato un paio di volte di perdermi e c’erano troppi bambini. Prima stavo a scuola fino alle 15.00, qui invece ogni giorno uscivo alle 13.30 e il più delle volte mangiavo a casa da sola. Aveva un bel dire mia mamma che la situazione sarebbe migliorata e che anche in questa nuova scuola avrei fatto nuove amicizie. La mia vita faceva schifo. Tornai a casa da sola, faceva caldo, troppo per il giaccone che avevo indossato quel giorno. Mi sentivo come se anche il clima ce l’avesse con me. Arrivai a casa accaldata, stanca e demoralizzata, trascinando il mio zaino su ruote e passandomi da un braccio all’altro la giacca che avevo tolto.

Giunta davanti alla porta, mi ricordai di non avere le chiavi e fu come se il mondo mi crollasse addosso. Mi sedetti per terra davanti alla porta di casa ed iniziai a piangere. Non so perché, incominciai a singhiozzare, lasciando che tutta la frustrazione della giornata mi travolgesse. Ero così disperata da non accorgermi che la nostra vicina si era affacciata alla sua porta, ne era uscita ed era venuta verso di me. Mi chiese delicatamente “Ehi, ma che ti succede?”. Io sussultai, perché non l’avevo sentita, ero troppo immersa nella mia disperazione.

Non riuscivo a risponderle ed allora lei sollevò il mio zaino, mi fece alzare e mi fece entrare in casa sua. Fino ad allora non era mai successo. Maria Antonietta mi parlava sempre in modo simpatico e gentile quando ci incrociavamo, un paio di volte ero stata mandata da mia mamma a chiederle un po’ di zucchero o un limone, ma non avevo mai visto la sua casa.

Aveva un aspetto completamente diverso dalla nostra, nonostante le stanze e la disposizione fossero uguali … si notava come il gusto di Maria Antonietta fosse più semplice rispetto a quello dei miei genitori che apprezzavano uno stile più moderno.

Quando tornai in cucina trovai la tavola apparecchiata per due ed un piatto già servito con risotto. In cucina c’era una porta finestra che dava su un piccolo balcone interno. Le tendine erano a quadretti bianchi e gialli. Sembravano grembiulini dei bambini dell’asilo e io ricordo ancora oggi quella sensazione di casa, nonostante fosse la prima volta che entravo in quella stanza. Maria Antonietta mi fece cenno di sedermi e mi augurò buon appetito. Lei non si sedette e continuò a trafficare ai fornelli. Sul fuoco acceso c’era una moka rossa che teneva d’occhio.

“Signora Maria Antonietta, lei non mangia?” le chiesi. Lei mi rispose con un’allegra risata: “Caspita! Mi fai sentire davvero importante! Chiamami Maria e dammi del tu. Io ho già mangiato, sto aspettando mio figlio. Ora bevo il caffè e poi devo tornare alla ferramenta. Devo assolutamente fare un po’ d’ordine in magazzino. Mangia, dai! A che ora arrivano i tuoi?”

“Verso le 4” risposi. “Allora dobbiamo avvisarli che sei qui.”- disse- “Hai il loro numero?”

“Ce l’ho segnato sul diario.”

Si sedette al tavolo, bevve il caffè poi le diedi il diario ed andò in ingresso. La sentii parlare con mio padre rassicurandolo che potevo restare lì fino al suo arrivo.

Io intanto avevo iniziato a mangiare e osservavo i particolari della stanza. Era così diversa dalla mia cucina. C’erano tanti pensili e gancetti ovunque per appendere asciugapiatti, presine, mestoli, un calendario, una sbarra che sosteneva dei vasetti con piantine varie, una lavagnetta magnetica dove erano scritti i nomi dei suoi figli ed alcuni appuntamenti.

Provavo delle sensazioni miste: un senso di non appartenenza ad un ambiente che mi sembrava un po’ povero ed al tempo stesso un desiderio acuto di farne parte.

Quando Maria tornò, si sentì suonare alla porta ed andò ad aprire a suo figlio Matteo.

Era la prima volta che ci incontravamo così da vicino. Lui aveva 16 anni e io ero imbarazzatissima. Aveva i capelli neri e gli stessi occhi verdi di sua mamma, ma non le assomigliava assolutamente. Entrò in casa facendo una gran confusione, e stava cantando quando passò davanti alla cucina e si accorse della mia presenza. Si fermò di botto e disse “Ah, ciao”, cercando con sguardo interrogativo gli occhi di sua madre. Maria Antonietta gli servì il risotto, poi gli disse che sarei rimasta lì con lui fino all’arrivo di mio padre, gli raccomandò di essere gentile e, se io fossi stata ancora lì verso le 16,30, di offrirmi la merenda. In quel momento ebbi la tentazione di chiedere a Maria Antonietta di portarmi in negozio con lei pur di non restare sola con Matteo. Lei mi guardò e mi disse ridendo “Stai tranquilla, Elisa, sembra matto, ma non lo è!”.

Poi gli diede un bacio, mi fece una carezza in testa e se ne andò.

Iniziò così uno dei pomeriggi più lunghi e più meravigliosi della mia vita.

Mi raccontò della sua scuola, di quello che lui ed i suoi compagni combinavano, imitando i professori ed io alle 17.00 ero già innamorata di lui e pronta a sposarlo.

“Sai perché mi chiamo Maria Antonietta io? Per i nomi delle mie nonne. Peccato che a scuola quando studiavamo la Rivoluzione francese mi prendessero tutti in giro. Al liceo ho provato a farmi chiamare Mary, ma non c’era niente da fare, per gli amici rimanevo Maria. Quando i professori facevano l’appello o chiamavano per interrogare perdevano più tempo a dire il mio nome che tutto il resto della classe: Maria Antonietta Fumagalli!”. In quel momento vidi una luce nei suoi occhi che non vedevo da tempo, un accenno scherzoso mentre imitava pomposamente la voce dei professori. Era bello rivederla così, sembrava più giovane. Feci finta di fare un inchino e dissi con grande rispetto “Sua Maestà”. Lei mi porse la mano per baciarla.

Da quel giorno qualcosa cambiò: era come se Maria avesse deciso che era ora di tornare a sorridere

MARIA ANTONIETTA: LA MIA STORIA

Mi chiamo Maria Antonietta e ho 71 anni. Oggi sono stata dal medico con mio figlio per mostrargli gli esiti di alcuni esami che ho fatto e la diagnosi non mi ha colto di sorpresa. Ho un principio di Alzheimer. Niente di grave, ha detto il medico, ma io non ne sono convinta. Sono mesi ormai che noto come la mia memoria sia piena di lacune. Ecco perché ho deciso di scrivere la mia storia, perché se un giorno avrò dei nipoti voglio che sappiano chi era davvero la loro nonna, non una vecchia rimbambita che verranno a trovare ogni tanto. Ho fretta, ho la sensazione che il tempo a mia disposizione sia veramente poco. Se le mie capacità sfumeranno con la velocità con cui ho visto modificarsi i miei pensieri ed i miei ricordi negli ultimi mesi, devo approfittare di ogni momento libero.

Ho sempre vissuto con mio padre e mia nonna paterna. Di mia madre so pochissimo e sembra non esistano sue foto, a parte una che mio padre ha sempre tenuto nel portafoglio fino al suo ultimo giorno di vita. L’ho seppellita con lui mettendogliela nel taschino della giacca sul cuore. Le poche volte che gli ho fatto delle domande non ho ottenuto risposte e crescendo ho capito che la mia insistenza gli avrebbe causato solo dolore. Non ho avuto maggior successo con mia nonna Maria, che ad ogni domanda rispondeva con un abbraccio dicendomi “Lo sai che la tua nonna ti vuole tanto bene, vero?”. Della nonna Antonietta ho solo dei vaghi ricordi, ogni tanto sentivo la nonna Maria abbassare la voce e raccontare a qualche sua amica in visita a casa nostra che “poveretta, non si è più ripresa dalla morte della figlia…”. E poi mi cercava con lo sguardo e sussurrava “Povera piccola…”.

In realtà io non mi sono mai sentita “povera”: avevo un papà ed una nonna ancora giovane che erano la mia famiglia. Le mamme delle mie amiche stravedevano per loro e la mia vita era tranquilla. La mattina andavo a scuola, poi pranzavo ed il pomeriggio, dopo i compiti, passavo il tempo in cortile con le amiche ed a volte alla ferramenta di mio padre.

Mi domando chi sia Maria Antonietta: figlia, nipote, amica, fidanzata, moglie, madre …? Penso a queste figure e le vedo totalmente distaccate da me. Sono parole senza senso.

All’improvviso mi sento così vulnerabile e senza che io riesca a trattenerle dai miei occhi scendono due lacrime. Il camionista mi prende delicatamente per un braccio e mi accompagna ad un tavolino dove ci sediamo. “Ha bisogno che chiami qualcuno? Devo chiamare la polizia? Qualcuno le ha fatto del male?”. Allarmata scuoto la testa “No, no! Non è successo niente! Ho solo bisogno di stare un po’ da sola, ma sto bene.”

Ma cosa ho scritto ieri? Ogni tanto do i numeri. Oggi è una bella giornata e non voglio star chiusa in camera, perciò ora vado in giardino. Ho dormito bene e mi sento in forma. Se non ricordo male oggi dovrebbe venire a trovarmi Matteo. Devo insistere a farmi dire chi era quella ragazza che era qui con lui la volta scorsa.

2021-10-08

Aggiornamento

Vorrei ringraziarvi di cuore per avermi sostenuto durante questa campagna di lancio in cui ho messo veramente tutta me stessa. So che siete impazienti di avere il libro tra le mani, ma vi invito a fare la conoscenza di Maria Antonietta e di tutti i personaggi che la circondano subito. Loro sono impazienti di fare la vostra! Ritrovarli poi nella loro casa finita ed abbellita, il libro, sarà poi ancora più bello! Grazie ancora a tutti voi! ❤️
2021-09-03

Aggiornamento

Buonasera a tutte le mie sostenitrici ed i miei sostenitori! Ne approfitto per ringraziarvi tutti 😊. Restano 35 giorni per completare la campagna di lancio ed a questo punto il passaparola diventa ancora più importante. Lo so che siete impazienti di avere il romanzo tra le vostre mani (o sul vostro reader se avete acquistato l’e-book), ma io vi invito calorosamente a scaricare la bozza originale che avete nella mail di conferma dell’acquisto. Leggendo il romanzo potrete poi farmi una recensione e pubblicarla qui sul mio profilo. In questo modo chi leggerà sarà spero invogliato a comprarlo aiutandomi a raggiungere l’obiettivo dei 200 pre-ordini entro 35 giorni. Grazie!!!
2021-08-14

Aggiornamento

Arrivano le prime recensioni… 😊
2021-07-20

Aggiornamento

Care lettrici, cari lettori, ben ritrovati! Presto ci sarà una novità che, se desiderate, renderà più semplice condividere con i vostri amici le informazioni per pre-ordinare il mio libro. Si tratta di un QR CODE da inquadrare con la telecamera del cellulare per aprire direttamente il link sul sito della casa editrice. Qualcuno nel frattempo ha già letto la bozza? Vorreste commentare nella sezione dedicata del sito? Grazie e un caro saluto a tutti! Clara
2021-07-06

Aggiornamento

Care amiche, cari amici! Il primo traguardo è stato raggiunto e questo significa che chi ha prenotato il libro lo riceverà! Grazie per il vostro sostegno! Chi ha già letto la bozza? Cosa ne pensate?

Commenti

  1. Clara Carelli

    Leggere questi vostri commenti dà un senso a tutte le ore passate al pc ed alla fatica della campagna di crowdfunding. Vi ringrazio tanto!

  2. (proprietario verificato)

    La cucina di Maria Antonietta così viva dei sentimenti e del calore di tante anime in cerca di quel qualcosa e di quel qualcuno che rendano la vita vivibile e meritevole di essere vissuta, sì è fatta spazio per un pò di sere con discrezione e come sottovoce nella mia camera, cercando di convincermi, perché ogni tanto se ne sente il bisogno, che l’umanità nella sua varietà offre nella propria intimità anche il bene con la B maiuscola, per chi lo cerca e chi lo vuole vedere, nella genuinità dei piccoli gesti e delle parole semplici, lontane da quell’esibizionismo che oggi la comunicazione multimediale vuole insinuare come unica necessità espressiva della nostra identità….complimenti Clara per le atmosfere che hai saputo creare.

  3. Francesca Giuliani

    Sin dalle prime pagine ho capito che “L’incredibile della semplicità-la storia di Maria Antonietta” avrebbe catturato la mia attenzione.
    La storia è raccontata da due protagoniste Maria Antonietta ed Elisa due amiche così diverse da loro ma al tempo stesso così unite ed importanti l’una per l’altra.
    Se ci penso bene sono due mondi così diversi da unire nel mondo attuale semplice invece in quegli anni, dove la casa rappresentava l’unione, la famiglia, l’amicizia.
    Sullo sfondo di questa storia troviamo la cucina di Maria Antonietta, la stanza dove inizia e finisce ogni cosa.
    Una stanza ricca di oggetti, di profumi e di ricordi.
    Nel libro ci sono autentiche narrazioni che permettono di cogliere i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni, nella mentalità, nel modo di vivere, nei rapporti familiari.
    Maria Antonietta mi ha ricordato mia nonna, le donne che sono vissute negli anni in cui, la casa, il condominio o il quartiere stesso, erano un posto unico e speciale.
    Mi ha ricordato lei anche per un argomento molto forte che scopriamo nel libro, la malattia di Maria Antonietta.
    Attraverso le pagine del suo diario, vediamo la memoria della protagonista spegnersi e i suoi ricordi sono sempre più confusi e lontani.
    I suoi pensieri, le sue emozioni e le sue sensazioni sempre più distorte.
    Una storia dolce ma al tempo stesso riflessiva sull’esperienze della vita.
    Grazie all’autrice Maria Antonietta farà parte della mia vita per sempre .♥️
    Consiglio questo romanzo a tutti, è una lettura fresca che ci coccola ed accompagna per tutto il viaggio. Un viaggio davvero unico e speciale.

  4. (proprietario verificato)

    Mai titolo fu più azzeccato per questo romanzo: “L’incredibile della semplicità”. Perché è una storia incredibilmente semplice, quella di Maria Antonietta, eppure vissuta appieno tra l’amore per suo marito Rudy, i suoi tre figli maschi e la splendida amicizia che la legherà alla piccola Elisa come fosse per lei una quarta figlia. Aggiungiamoci un pizzico di follia ed una memoria che si perde tra le pieghe del tempo, ed otteniamo un romanzo che si legge tutto d’un fiato, in cui l’autrice Clara Carelli racconta in punta di piedi, con uno stile fluido e leggero, una storia in cui tutti possono ritrovarsi. Perché tutti noi possiamo essere Elisa, o Maria Antonietta. Una storia semplice, ma incredibile. Proprio come ci suggerisce il titolo.

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Clara Carelli
Nata a Milano nel 1964, ho sempre sentito il desiderio di esprimermi in ambito artistico. Imparare a leggere e a scrivere è stato per me uno dei momenti magici della mia vita. Ho sempre scritto fin da piccola: poesie, canzoni, racconti e un paio di tentativi di romanzi, mentre la mia vita procedeva su binari più tradizionali sia nel lavoro sia nei rapporti personali. In famiglia siamo in quattro: io, mio marito e due figli. Da ognuno di loro mi sono sempre sentita compresa e sostenuta nelle mie attività creative (scrittura, canto, ricamo, disegno...) e, terminata la mia carriera lavorativa da impiegata durata circa 20 anni, mi sono sentita finalmente libera di dedicarmi alle mie passioni e questo percorso mi ha portata qui. Dimenticavo... in famiglia siamo in cinque. Devo dirlo, se no Lady, la nostra gatta, si offende!
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