Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

L'inganno degli affetti

27%
147 copie
all´obiettivo
8
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Agosto 2020

Dalia e Alice, zia e nipote, mamma adottiva e figlia. Il loro rapporto è profondo, finché non è stravolto dalla morte della giovanissima Tea, madre biologica della ragazzina. Questo evento porta con se dolore e risentimento ed è seguito da un altro cambiamento: una nuova persona, Marcello, padre di Dalia e nonno di Alice, entra nelle loro vite. Mentre per la prima questo incontro viene vissuto come una tragedia, per la seconda è qualcosa di speciale, perché Alice non ha mai incontrato qualcuno della sua famiglia prima, fatta eccezione per la zia, pensandoli tutti morti. Una spirale di bugie e omissioni si insinua tra zia e nipote. Potrà l’affetto giustificarle?

Perché ho scritto questo libro?

Tutto è iniziato da una frase di Oscar Wilde “Meglio una bugia al momento giusto che una verità al momento sbagliato”. Mi sono soffermata a riflettere su quanto sia vero: più si vuole bene ad una persona, più si cerca di proteggerla da tutto omettendo e a volte mentendo. Come se la verità a tutti i costi non fosse importante. Da qui una serie di domande mi hanno iniziato a frullare in testa, alle quali ho dato risposta attraverso il mio libro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

25 maggio 1991

Era un bel sabato pomeriggio. Dopo il brutto temporale che aveva invaso Roma il venerdì prima, finalmente fuori splendeva il sole. Alice se ne stava seduta sulla poltrona della sala da pranzo a fissare l’orologio pregando che il tempo scorresse più velocemente: era il giorno del suo tredicesimo compleanno. Sua zia Dalia come sempre aveva fatto il possibile per organizzarle una festa di compleanno. Non navigavano nell’oro, ma per Dalia la nipote veniva prima di ogni cosa e la sua felicità era fondamentale.

Alice aspettava con ansia i suoi compagni di scuola: si alzava, girava per casa, si risedeva. Iniziò a fare avanti e indietro per lo stretto corridoio che percorreva la casa farneticando qualcosa tra se. Lei e Giulia Petti, la sua migliore amica, avrebbero passato il pomeriggio con Marzio e Stefano, i ragazzi più carini della scuola, con i quali avevano stretto una buona amicizia dopo un progetto scolastico che le seconde medie avevano svolto con le terze medie.

Continua a leggere
Continua a leggere

Ad un tratto suonò il citofono, Alice si voltò e guardò le lancette dell’orologio a cucù lì appeso: erano le 15.30. Sperava fosse qualche amico in anticipo, la festa iniziava alle 16.30. Si precipitò alla finestra della cucina perché da lì poteva vedere chi c’era fuori il portone del palazzo. Con stupore vide due uomini in divisa: erano due poliziotti. Allora corse in direzione della porta d’ingresso per sentire cosa dovevano comunicare alla zia. Dalia si era subito agitata e non si accorse nemmeno che la ragazzina era dietro di lei. Dopo aver mostrato i loro rispettivi tesserini ed essersi seduti in cucina i due uomini delle forze dell’ordine iniziarono ad inondare Dalia di domande. Alla fine dissero:

– Signorina Corsi abbiamo trovato il corpo senza vita di sua sorella Tea Corsi giovedì sera alle 22.00. A prima vista si tratterebbe di overdose da eroina. Non aveva niente di valore con se, solo un portafogli malandato, tramite la carta d’identità siamo riusciti a risalire al suo ultimo domicilio che è appunto questo.

L’aria si raggelò. Dalia sentendo quelle parole sgranò gli occhi. Era pienamente consapevole che Tea, la madre di Alice, era una tossicodipendente. Era tutto così lentamente veloce. Scoppiò in un pianto silenzioso, le lacrime iniziarono a rigarle il viso. Si voltò piano, come se avvertisse una presenza dietro le sue spalle. Alice impassibile la fissava. La ragazza provò più dolore nel vedere la zia piangere che apprendere della morte di sua madre. Si avvicinò alla zia e le diede, con un sorriso innocente, dei fazzolettini di carta e senza dire nulla Dalia l’abbracciò amorevolmente. Aveva sempre pregato affinché Tea ritrovasse la retta via, sperava in cuor suo che la sorella tornasse da sua figlia. Un bicchiere d’acqua fredda e un tranquillante dopo spiegò alla polizia che quel pomeriggio non avrebbe potuto muoversi di casa, come potevano notare dai festoni appesi alle pareti, e che la mattina dopo sarebbe andata all’obitorio come da disposizione.

A tutto ciò Alice era come indifferente, ormai si era creata una specie di corazza intorno al cuore per bloccare le emozioni, in modo da non soffrire più. Voleva bene a sua madre perché è giusto che una figlia gliene voglia. Ma lei non faceva parte della sua vita ormai da troppo tempo, non la poteva amare come si ama una persona che si vive nel quotidiano. I suoi ricordi erano legati solo alla zia, nessun altro parente a riempirle la vita: non una madre, non un padre, ne dei nonni. Non poteva sapere granché di droga a quella età, ma era abbastanza intelligente da capire che essa poteva avere un forte potere su una persona. E ciò le dava una certezza: la madre aveva amato l’eroina più di lei! Con un superficiale egoismo pensò solo che anche quella volta era riuscita a rovinarle il compleanno. Tanto era assente, tanto era presente per devastarle le feste.

Di lì a poco arrivarono i suoi compagni e cercò di non pensare a quello che era successo mezz’ora prima, anche se le bastava intravedere il volto della zia per ricordare…

Confidò frettolosamente quello che era successo a Giulia, che a sua volta, cercando di risollevarle l’animo, le disse che Marzio non aveva fatto altro che parlare di lei a Stefano. In cuor suo allora, Alice, capì di avere una chance. L’unico suo timore era che Marzio non si dichiarasse mai perché lei aveva un passato troppo ingombrante. Decise di non potersi gettare altra angoscia in quello che doveva essere il suo giorno preferito. Mentre era in piedi davanti il tavolo del piccolo buffet, indecisa se bere qualcosa di fresco o mangiare qualcosa di caldo, si sentì sfiorare la mano. Voltandosi lentamente si ritrovò faccia a faccia con quel giovanotto che le piaceva tanto.

– Ne verso anche a te? – le disse stringendo una bottiglia di aranciata con la mano destra.

– Oh grazie! – rispose con voce bassa e frivola.

– Allora ti stai divertendo? Infondo sei la festeggiata e non dovresti annoiarti! – le disse Marzio cercando di interagire con lei.

– È carino che tu me lo chieda. – e con un certo sarcasmo proseguì – Sai le mie giornate sono sempre imprevedibili…e il mio compleanno non fa eccezione!

– Spero che le cose imprevedibili siano piacevoli.

– Sai, tutto dipende da come decidi di farti colpire. – e abbassò lo sguardo, iniziando a fissare il suo dito indice che ridisegnava il cerchio del bicchiere di plastica.

– Non volevo farti intristire.

– Ma non lo sono! – e un finto sorriso le si stampò sul viso.

In quel momento qualcuno abbassò le luci, infilò nel mangianastri la cassetta di Richard Sanderson e inevitabilmente vennero travolti dalla canzone Reality.

– Sembra fatto apposta: volevo giusto ballare con te!

E arrossendo Alice si lasciò prendere per mano e si fece stringere. Appoggiò la testa sul suo petto, per un attimo chiuse gli occhi e respirò il profumo con cui era impregnata la maglietta di Marzio. Quando li riaprì si accorse che gli occhi verdi del ragazzo la stavano fissando. Con un certo imbarazzo lei accennò un sorriso. Le tremavano le gambe, infondo quello era il suo primo ballo, e soprattutto era la prima volta che il ragazzo che le faceva battere perdutamente il cuore le chiedeva di ballare, a lei, la ragazza più chiacchierata della scuola, quella con la madre che si “bucava”. Prima della fine della canzone il ragazzo si fece coraggio e avvicinando le sue labbra a quelle di Alice le strappò un piccolo, ma ugualmente intenso, bacio.

Quando la festa finì Giulia le diede un regalo, un diario segreto uguale al suo con un bigliettino coloratissimo con su scritto: “Saremo amiche per sempre”. Alice pensò subito che in quel maledetto caos sentimentale era confortante sapere che c’erano persone che le volevano bene.

Dopo aver salutato anche l’ultimo ospite e rimaste di nuovo sole, zia e nipote si abbracciarono, fu inevitabile non parlare. In fondo Tea era per una la sorella e per l’altra la madre.

– Ti sei divertita? – chiese forzatamente Dalia.

– Si, grazie ancora zia… – rispose Alice dubbiosa se aggiungere altro.

– Mi dispiace, sai… – ed iniziò a piangere – …lei infondo ti amava…era troppo debole per sopportare.

– Zia calmati! – e stringendola più forte che poteva continuò a rassicurarla – Lo so la mamma con la sua fragilità non è riuscita a smettere di bucarsi. La mia nascita deve averla sconvolta.

E sentendo quelle parole Dalia cambiò di colpo espressione, lei sapeva che la sorella aveva iniziato a drogarsi non perché era incinta. Ma come spiegare ad Alice quella verità che non avrebbe mai e poi mai dovuto conoscere? Con voce commossa Dalia si fece coraggio.

– Non è così! Tua madre ha conosciuto la droga dopo la tua nascita, per colpa di amicizie sbagliate. Devi volerle sempre bene anche se non ti ha dato mai la possibilità di poterla amare. Credimi io quando lei ti portò qui avevo capito di averla persa. Purtroppo si è fatta sopraffare dagli eventi: la morte di mia madre, di mio padre, l’hanno sconvolta a tal punto da farle odiare la sua vita. Ma non te, ti amava, me lo ripeteva sempre!

28 MAGGIO 1991

Martedì pomeriggio. Alle 17.00 iniziò il funerale di Tea. Il parroco che celebrava la funzione cominciò col dire che il funerale è una cerimonia fatta di preghiere e di speranza affinché si possa vivere una vita migliore nell’aldilà. Ma Alice non riusciva ne a pregare ne a sperare. Aveva da tempo smesso di piangersi addosso perché non aveva una famiglia “normale”! Non aveva ricordi lucidi in compagnia di sua madre. Ogni volta che l’aveva vista non era mai in se. Le ritornavano alla mente solo tristi flash di lei, dove la sua dolcezza era sopraffatta da un isterismo d’astinenza. Tea le aveva sempre ripetuto che l’amava ma non aveva fatto nulla per dimostrarglielo, o meglio non poteva, il suo corpo ormai le richiedeva dosi sempre più forti di eroina. Per Alice da tempo la madre era Dalia: il rapporto che ormai le legava era intenso, lei capiva con una sguardo quando mentiva, quando era triste, quando aveva un segreto…lei c’era quando aveva la febbre, o più banalmente c’era quando doveva fare i compiti, c’era ogni volta che aveva bisogno di quella persona che le altre bambine chiamavano semplicemente “mamma”.

Quel giorno videro tanta gente sconosciuta che abbracciandole amorevolmente, porgeva loro le condoglianze. Alice temeva che dalla chiesa non sarebbero mai più uscite, l’incenso la faceva soffocare e quella folla per lei era insignificante, non aveva mai visto nessuno di loro! Salvando tre o quattro persone per lei le altre potevano andarsene.

Dopo la messa non se la sentì di arrivare anche al cimitero, così se ne andò via con Giulia e sua madre. Strinse forte a se la zia, la supplicò di poter dormire quella sera dalla sua amica. Dalia provata da tutta quella situazione acconsentì, le ordinò di fare la brava e che l’indomani mattina sarebbe dovuta andare comunque a scuola. Alice, allontanandosi, si voltò continuamente come se dovesse accertarsi di qualcosa, le si stringeva il cuore a lasciare da sola la zia. Per fortuna a tranquillizzarla c’era Loris, “un caro vecchio amico” così lo definiva Dalia, ma in realtà lo sapevano tutti che erano 15 anni che già stavano insieme.

Mentre si avvicinavano all’auto della signora Petti, si accorse che un signore anziano le stava seguendo. Si voltò e vide i suoi occhi riflettersi in quelli di quell’uomo che alzando un braccio la salutò sorridendo. Disse anche “Ciao Alice!”. Pensò che probabilmente era uno dei tanti che quel giorno la compativano.

Arrivate nella villetta a schiera dei Petti, Alice iniziò a sentirsi come in un altro mondo. La normalità per lei era qualcosa di puramente astratto: un padre, una madre, un San Bernardo di nome Nebbia e una casa fantastica per racchiudere un quadretto speciale. Il padre di Giulia le fece trovare un regalo: una penna magica, una di quelle penne con una decina di colori.

Quella sera, mentre scrivevano sui loro diari, Giulia le domandò:

– Senti mai la mancanza di tua madre?

– Sento la mancanza di una normalità…anche se zia non mi fa mancare nulla.

– Intendevo se ti manca il fatto di non aver mai conosciuto realmente tua madre?

– Beh, la risposta è più che scontata! Cerco di autoconvincermi che va tutto bene, mi sembra una mancanza di rispetto nei confronti della zia pensare continuamente a lei…

E un silenzio piombo nella stanza per qualche minuto. Poi aggiunse:

– La zia sul comò della sua stanza ha una foto di lei e mia madre abbracciate. Lì mia madre era ancora bellissima, con i capelli lunghi, scuri come i suoi occhi, e la faccia pulita, non un’imperfezione, sorridevano entrambe spensieratamente. Io quella Tea non l’ho mai conosciuta.

– Quanti anni aveva tua madre?

– Ventisei…

– Ma no dicevo sulla fotografia?

– Dodici, ma ci pensi solo un anno in meno di me.

E ancora silenzi.

– Ti chiedi mai chi sia tuo padre?

– Ogni tanto ci fantastico un po’ su. Chissà forse è un miliardario e sta investendo tutti i suoi soldi per ritrovarmi? O magari lo vedo tutte le mattine e ne lui e ne io sappiamo di essere padre e figlia. Ma temo che sia qualche spacciatore.

– Tua zia non sa chi è?

– No, quando la mamma le disse di essere incinta non le confidò mai chi fosse mio padre.

L’indomani Alice non fu entusiasta di rientrare a scuola. Di tutto aveva bisogno fuorché della commiserazione degli insegnanti. Tutti la importunavano con la solita frase:”Ti devi fare forza”. L’unica nota positiva degli avvenimenti che la riguardavano era la clemenza dei professori sulle sue interrogazioni. Dalia aveva parlato con la signora Gabanelli, la prof. di Italiano, pregandola di collaborare per salvaguardare lo stato psico-emotivo di Alice.

A ricreazione vide Marzio nei corridoi, con i suoi perfetti ricci scuri, sperando di attirare la sua attenzione, cominciò a camminare nella sua direzione; ma lui sfuggente corse via. Impietrita da quella reazione capì che forse si era costruita troppi castelli in aria. Si angosciò tutto il tempo, sminuendosi a tal punto da pensare di non essere degna di frequentare qualcuno. In realtà all’uscita di scuola Marzio la bloccò:

– Ma dove eri finita prima?

– Che cosa vuoi dire? – rispose di colpo Alice con tono indifferente.

– A ricreazione, ero corso in classe…

– Ah! Ti ho visto come sei scappato, non volevo importunarti!

– Scappato? Ma veramente ero andato a prenderti…Aspetta credi veramente che non volevo vederti? Ero andato a prenderti questi cioccolatini. Sai quando una persona ha il morale a terra, aiutano a tirarla su!

Alice accennò un mezzo sorriso, un po’ per imbarazzo e un po’ per gratitudine, ma non ce la fece più a trattenere tutta la tensione di quei giorni e iniziò a piangere.

– Scusa ora mi passa!

– Di solito ci metto di più a far piangere una ragazza! Dai prendi questo fazzoletto.

E singhiozzando disse:

– Ma è la tua bandana?

– Non ti preoccupare. Ora devo scappare!

Andandosene la baciò dolcemente sulla guancia.

Alice capì di aver sottovalutato la sensibilità di quel ragazzo ed ora senza alcun dubbio sapeva che si stava innamorando. Loris, che quel giorno era andato a prenderla, aveva intravisto qualcosa, ma lei gli fece giurare di non raccontare ancora nulla alla zia e che se la cosa avesse preso un’altra piega glielo avrebbe detto lei stessa.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “L’inganno degli affetti”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Silvia Esposito
Silvia Esposito nasce a Roma il 26 Settembre del 1984. Cresce insieme a sua madre e sua sorella nella periferia romana. Si diploma nel 2003 al I.T.C.S. Sandro Pertini di Roma.
È sposata e madre di tre figli.
Silvia Esposito on Facebook
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie