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Benedetto Salazar Dacascos è un improbabile investigatore privato attanagliato dai debiti in una Milano dei primi anni Ottanta. Un giorno, mentre passa in rassegna i fatti di cronaca nera sui giornali, trova un caso che potrebbe farlo tornare in carreggiata: da alcuni mesi una serie di insoliti omicidi vengono perpetrati in città. Non è la morte di per sé a essere singolare, quanto le modalità in cui vengono ritrovati i corpi. Dopo aver contattato diversi familiari delle vittime, l’investigatore convince la moglie di uno degli assassinati ad affidargli il caso, svolgendo indagini parallele a quelle delle forze dell’ordine.

Ma Dacascos non è solo. L’amico Roberto Merisi, giornalista locale, segue la vicenda collaborando con lui tramite un fitto scambio di informazioni. Scopriranno un nesso tra gli strani omicidi e una vecchia leggenda palermitana…

Novembre 1981

Fastidioso, sì, fastidioso.

Mi fa male la bocca, questo maledetto dente del giudizio non mi dà pace.

Cresciuto storto, un po’ come me, raschia la parete della guancia provocandomi un’infiammazione che stenta a guarire. Con tutta probabilità dovrò farmelo togliere.

Apro la bocca davanti allo specchio. A volte dovrebbe riflettere prima di riflettere, ma non lo fa mai.

Sembra che ci sia del pus, l’alito fetido fa da ulteriore conferma… siamo tutti un po’ marci in fin dei conti.

Questo maledetto specchio rimbalza proprio tutto, odori compresi. Sono anni che sputo rosso, le gengive sanguinano come una donna in preda al mestruo ma, ora più che mai, non posso permettermi un dentista.

Colpa della crisi? Sicuramente.

Di tecnologie di cui non dispongo? Anche.

Sta di fatto che il mondo delle investigazioni private diventa di anno in anno sempre più competitivo, pieno zeppo di pescecani. Generalmente non ho molti clienti ma da un mese a questa parte la situazione è a dir poco precipitata.

Credo che giocare all’investigatore privato non sia stata poi una gran bella idea.

Se guardo la mia scrivania vedo solo pile di giornali, bollette da pagare e un posacenere pieno di mozziconi.

Bollette che con tutta probabilità mai pagherò, per non parlare del proprietario di questo posto.

A lui devo parecchi mesi di affitto arretrato e francamente non so più cosa inventarmi per tenerlo a bada.

Brutto ciccione senza pazienza, la crisi ha colpito un po’ tutti, me incluso. Invece di presentarsi una volta al giorno per chiedere dei soldi che non ho, potrebbe almeno allentare il cappio e farsi vedere giusto una volta alla settimana, non mi sembra di dire un’eresia.

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Probabilmente non siamo sulla stessa lunghezza d’onda (se almeno lo affogasse…).

C’è anche una nota positiva in tutto questo, se dovessero bussare alla mia porta gli esattori delle tasse potrebbero pignorarmi solo questo ufficio, che non è nemmeno mio.

Tornerei a dormire in macchina, la mia Fiat 127 non è poi così scomoda.

Benedetto Salazar Dacascos galleggia anche sulla merda, se necessario.

Spero in un futuro migliore, faccio progetti che se non si dovessero concretizzare hanno almeno una funzione consolatoria sul mio presente, in prospettiva di un domani migliore.

Un pensiero venuto fuori così, spontaneo. Forse dettato da un piccolo abbassamento del morale che tento subito di far risalire, sforzandomi un po’. Nuotando controcorrente per non farmi trascinare via dalla malasorte. Solitamente riesco a riguadagnare la riva del fiume e tornare sulla mia strada.

Spendo giornalmente un patrimonio in quotidiani.

Li compro tutti nella disperata ricerca del caso giusto per me, con particolare attenzione alla cronaca nera, ma un lavoro si può celare anche altrove: infedeltà coniugale, rivelazioni di segreti aziendali, vittime di ricatti, l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Una volta individuato il potenziale cliente cerco di avvicinarlo fisicamente, mi basta anche un recapito telefonico e lo contatto.

In pratica sto diventando un investigatore porta a porta, come uno di quei rompicoglioni in giacca e cravatta che tentano di venderti un’aspirapolvere a centinaia di migliaia di lire.

Ah maledetto dente, ti odio!

Sputo, e la saliva mista al sangue crea una stradina che porta fino allo scarico del lavandino.

In quel buco ci finiscono anche i miei pensieri.

Roberto Merisi

Tendo il braccio con cautela, avvicinando il cucchiaio di legno alla pentola. Con gesto rapido e preciso, riesco finalmente a pescarne una: l’osservo nella sua geometria che trasmette morbidezza e ne preannuncia la consistenza. Accosto il cucchiaio alla bocca e soffio. Poi assaggio.

«Mmh…»

Perfetto! Salata il giusto. E cotta al dente, come piace a me.

Che soddisfazione! Certo, non saranno le orecchiette fatte in casa da mia madre, ma so anche accontentarmi. “In mancanza del cavallo, tira anche l’asino!” lo ripeteva sempre nonna Lucia e io non dimentico gli insegnamenti fondamentali della vita. E poi da quant’è che non mi scofano un sontuoso piatto di orecchiette coi broccoli? Tra pasta e broccoli saranno quasi duecento grammi di roba… Stasera la butto in vacca così, non ci sono santi!

Questa, del resto, è la serata perfetta. L’occasione imperdibile. Serena è fuori con le amiche, lei di aglio e di broccoli non vuol sentir parlare. Odori forti, sapori intensi: tutto ciò che puntualmente rifugge. Tutto ciò che irrimediabilmente bramo. E stasera, quindi, orecchiette coi broccoli come dio comanda: aglio, olio, acciuga e peperoncino… senza parsimonia!

Faccio saltare la pasta con l’intingolo e sento ormai i succhi gastrici arrampicarsi avidi fino alla bocca dello stomaco. Vedere poi quella montagnetta bianca e verde svettare nel piatto fumante mi commuove. Una grattugiata di parmigiano, un sorso di vino e il mio momento magico sta per cominciare.

Un suono irrompe a tediarmi. Il telefono, cazzo! Quello stramaledetto strumento portatore di molestia che dimentico sempre di mettere a tacere. “Quando si mangia, si mangia… non si parla!”, un principio che si traduce innanzitutto in un semplice elementare gesto, sollevare la cornetta prima di mettersi a tavola. Come un preciso messaggio al mondo: linea occupata, ovvero non ci sono per nessuno. Almeno fino all’ultimo sorso di caffè.

Non rispondo, semplice. Non adesso, che cazzo!

Sollevo il calice di vino e brindo alla mia serata.

Stasera Merisi si fa dei gran cazzi suoi… finalmente!

Ma il telefono insiste. E se fosse…

Con uno scatto felino mi alzo e prima che ogni forma di ripensamento possa salvarmi, ho già il ricevitore in mano. Fanculo!

«Pronto?»

«Oh… non dirmi che ti ho interrotto nel bel mezzo della trombata semestrale.»

«Il solito stronzo!» lo dico, lo penso. Del resto, con Daniele Sappresi posso permettermelo. Siamo colleghi. Lui è giornalista di un’emittente locale. Dovremmo essere rivali, ma tra carta stampata e televisione ormai non c’è partita. E in ogni caso tra me e lui c’è una specie di patto di non belligeranza. Non possiamo definirci amici, ma ci rispettiamo a vicenda. Senza perdere occasione di punzecchiarci, ovviamente.

«Allora, Dani… si dà il caso che mi stai disturbando. Spero sia per un valido motivo.»

«Ah, ma allora vedi che ho interrotto qualcosa?»

«Ammazzati! Mi vuoi dire perché scassi?»

«Non dirmi che non sai ancora niente… ma che giornalista sei?»

La prima forchettata è lì, sospesa a pochi centimetri da me. Così incredibilmente vicina, così inesorabilmente lontana.

«Ne hanno trovato un altro, morto ammazzato alla stessa maniera delle due donne. Sempre lì, al cimitero di Locate.»

La forchetta mi scivola dalle mani, ricade nel piatto senza far rumore.

«Quando?»

«Guarda, l’ho saputo giusto un attimo fa. Due minuti e sono sul posto.»

«Ok… ci vediamo lì.»

Mi alzo, lanciando un’ultima malinconica occhiata alla tavola imbandita e a quel piatto di orecchiette, per un attimo indeciso se portarlo via con me.

01 Settembre 2017
Su hobbybook potete leggere le recensione a "L'ombra del Naviglio" Che aspettate a pre-ordinare la vostra copia? https://hobbybook.it/150-libro-laeuroombra-del-naviglio-gabriele-macchiarella.html
20 Dicembre 2017
Non perdetevi l'intervista all'autore Gabriele Macchiarella su La Testata. Chi non conosce la città di Milano avrà modo di scoprirla! Di seguito il link: https://bit.ly/2CNin33

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho già letto un altro libro di Macchiarella, “Prospettiva Asfalto” e mi è piaciuto molto. Scrive in un modo molto “cinematografico” evocando luoghi come se fossero scene di un film. Non posso che rinnovargli la fiducia.

  2. (proprietario verificato)

    Un giallo sui Navigli? Una vecchia leggenda siciliana? Non conosco l’autore ma questo binomio mi intriga molto, diamogli fiducia!

  3. (proprietario verificato)

    “Forse i misteri della vita non andrebbero svelati, la maggior parte delle volte la risposta svilisce anche la più nobile delle domande…”
    Se queste sono le premesse, non vedo l’ora di leggerlo!!!

  4. (proprietario verificato)

    Trama interessante, mi ha incuriosita molto…

  5. (proprietario verificato)

    Leggo ogni tipo di libro ambientato a Milano e dintorni. Ho già letto un altro romanzo di questo autore e ne sono stato piacevolmente colpito (ambientazione sempre Milanese), non posso che confermarne la fiducia leggendo anche questo! Speriamo al più presto…

  6. (proprietario verificato)

    Amo i gialli e i Navigli, quindi non potevo che scegliere un libro di questo tipo…poi ho letto la trama è mi ha subito conquistata!
    Spero di leggerlo al più presto!!!

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Gabriele Macchiarella e Roberto Caravaggi
Gabriele Macchiarella è nato a Milano nel 1981. Membro del team de “Il Milanese Imbruttito” fino al 2018, ha esordito nel 2015 con il romanzo "Prospettiva asfalto". Ideatore della pagina Facebook “Storie da Milano Sud”, ha scritto "L’ombra del naviglio" in collaborazione con il giornalista Roberto Caravaggi.
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