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L'ombra della sera

L'ombra della sera

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Gennaio 2022
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“È successo un casino” esordì. “Un altro?” rispose l’amica in tono ironico “questo come si chiama?”. “Diego”, replicò, “ma è peggio di quello che pensi. Tra mezz’ora il mio ex cliente della 3 diventerà un tuo cliente.”
Queste le parole scambiate tra Catia, inquieta proprietaria di Villa degli Ulivi, un B&B nelle crete senesi ed Elena, l’amica di infanzia medico legale, in una giornata primaverile del 2019, quando uno degli ospiti viene ritrovato cadavere nella camera numero 3 della Villa, la stessa dove anni prima si era consumata un’altra tragedia che le ha riguardate da vicino. La situazione è complicata dal fatto che proprio Catia è stata l’ultima a vedere vivo l’uomo ma non può raccontarlo alla Polizia, in particolare al sagace Tenente Rosi, incaricato delle indagini sull’incidente. Quello che doveva essere un piacevole fine settimana di relax si è trasformato in un incubo, perché l’apparenza spesso inganna e l’ombra della sera cala inaspettata sulle piccole miserie quotidiane.

Perché ho scritto questo libro?

Giallo che passione! Immaginare i sentimenti più tormentati dell’anima, cercare di capire cosa spinge un essere umano a desiderare la morte di un altro e poi alla fine scoprire che i motivi sono sempre gli stessi: denaro, cuore, intolleranza, paura. Anche in uno dei luoghi più belli al mondo, dove la natura ti riempie di pace e serenità, le passioni malate si annidano dietro insospettabili occhiali da sole e sorrisi tanto luminosi quanto falsi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Era una mattina come tante, la luce del sole filtrava dalle persiane di legno un po’ scrostate della dependance dove Catia dormiva, avvolta nel tepore della trapunta primaverile. La sveglia era suonata già da una decina di minuti ma lei non si decideva ad abbandonare il letto; Il momento del risveglio era quello in cui avvertiva che la mente era più lucida, sgombra dalle incombenze quotidiane, in cui cercava di analizzare la sua vita nel modo più oggettivo possibile.

A trent’anni compiuti, poteva dirsi soddisfatta della sua attività. Dopo il primo anno di incertezze, era riuscita a creare una discreta rete con le agenzie e i siti internet per le vacanze in Toscana e Villa degli Ulivi era quasi sempre pieno da aprile fino a settembre. Le rate del mutuo pesavano come macigni, ma d’altra parte i soldi per la ristrutturazione erano stati spesi bene. Il B&B vantava ben 4 camere matrimoniali e una suite per 4 persone, tutte con bagno annesso ed il salone per la colazione al piano terra con la vetrata che si apriva sulle crete senesi era un gioiellino. La proprietà che gli aveva lasciato la zia Erminia era di circa 2 ettari. Il podere principale era stato rimesso a nuovo quasi completamente, mantenendo le caratteristiche architettoniche originarie; la dependance invece, dove lei viveva, era stata sistemata all’ultimo momento e con i pochi soldi rimasti. I preventivi non tornavano mai, i lavori erano come voraci buchi neri, come i vermi che si nutrono della mela dall’interno e non vedi che è spolpata fino a quando non la mangi e la trovi vuota.

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Era perciò stata arredata con mobili di fortuna, avanzi raccolti dai restauratori dei vecchi mobili di legno dove aveva acquistato quelli utilizzati per la Villa a prezzi quasi regalati. Nonostante ciò, era riuscita ad abbinarli con gusto; il suo vanto era la camera da letto con uno specchio enorme su una parete, l’armadio moderno laccato bianco, accanto il lavamani in ceramica decorato a grandi fiori rosa ed il vecchio scrittoio pieno di cassettini sopra al piano a ribalta, su cui torreggiava la foto di lei da bambina con un fazzoletto a quadri in testa, gli scarponcini slacciati e fangosi, in bilico sopra il carrello del trattore dello zio Ettore. Accanto a lei la zia Erminia, che la sosteneva tenendola per un braccio. Era sempre stata il suo sostegno.

Alla Villa si accedeva dal grande cancello di ferro battuto, con il viale di cipressi che correva lungo un’oliveta e terminava nel prato dove si trovavano gli edifici. Al di là di queste si apriva il crinale da cui si ammirava il panorama delle crete e la piscina con il bordo a sfioro, molto richiesta dai clienti che venivano a soggiornare nel periodo estivo.

Era stato Marco, suo marito, ad insistere per la piscina e doveva ammettere che era uno dei pochi suggerimenti intelligenti che aveva dato. Dopo 5 anni di matrimonio la sua relazione traballava già. Da quando, 3 anni prima, aveva ereditato il podere e aveva deciso di licenziarsi dal suo impiego di contabile presso un mobilificio, si era dedicata completamente a realizzare il B&B, senza ricevere il minimo appoggio da parte di lui, che si era spesso espresso con battutine ironiche e molto scetticismo. Il suo lavoro di agente di commercio lo portava spesso fuori città come in quell’occasione e Catia si era consolata con altri uomini, un paio di ciclisti tedeschi di passaggio al B&B (aveva un debole per i fisici atletici e i capelli biondi), l’architetto egocentrico che aveva seguito i lavori ed il cardiologo appassionato di sesso con cui continuava a vedersi ogni tanto.

Abbandonando le riflessioni cupe sulla sua solitudine, si alzò per dirigersi verso la doccia. Gettò uno sguardo critico sul suo corpo. Il suo metro e sessanta di altezza era ben distribuito e le vasche in piscina la mantenevano tonica. Lo sguardo impastato di sonno evidenziava le occhiaie e la linea sottile della bocca la faceva sembrare sempre imbronciata. O forse lo era davvero. I lunghi capelli castani che cercava inutilmente di lisciare con la piastra avevano le punte che sembravano vermicelli. Gli venne in mente l’immagine fugace di Medusa interpretata da Uma Thurman in un film che aveva visto di recente. E subito dopo sentì il desiderio

di accendersi una sigaretta. “Dopo il caffè”, si impose mentalmente. La piacevole sensazione dell’acqua calda sulla pelle le fece tornare in mente la sera prima, quando era rimasta a parlare fino a tardi nel salone con un cliente appena arrivato, la cui famiglia l’avrebbe raggiunto il giorno seguente per passare qualche giorno di vacanza in campagna. Diego Grassi. Un uomo attraente, con due chiarissimi occhi azzurri ed una leggera erre moscia tipica dei milanesi che a lei piaceva tanto. L’aveva invitata a prendere una birra nella sua camera ed erano finiti a letto insieme. E oggi arrivava pure la moglie con figlio al seguito. Perché riusciva sempre a cacciarsi nei guai? Colpa del suo segno zodiacale, avrebbe detto la sua amica Elena, eterna confidente tutta d’un pezzo che si occupava solo di clienti morti. Certo nel suo lavoro di patologa i sentimenti ormai se n’erano già andati, spenti dall’ultimo respiro del corpo che come un guscio vuoto restava in bella mostra sul tavolo dell’obitorio prima di essere messo in frigorifero o direttamente dentro una bara.

Un bussare improvviso alla porta la riportò alla realtà. Guardò l’orologio temendo di essere in ritardo per le colazioni del mattino. Era Silvia, naturalmente, la sua aiutante che a quell’ora avrebbe dovuto essere a preparare i tavoli e le bevande.

“Catia, aprimi, aprimi”, la voce concitata, quasi isterica, la fece preoccupare. Avrà combinato qualche casino quell’imbranata, pensò mentre si affrettava ad aprire ancora mezza svestita.

“Che c’è? Perché tutta questa ansia?” le chiese sbuffando con tono scocciato.

Silvia la guardò con gli occhi scuri spalancati, i riccioli castani un cespuglio scomposto tenuto insieme da un mollettone a forma di farfalla che sembrava un grosso insetto posato in mezzo a un nido. La corporatura minuta la faceva sembrare una bambina, anche se era molto più forte di quanto apparisse. Le piccole braccia erano in grado di sollevare comodini e spostare mobili senza difficoltà. Nemmeno gli scarafaggi la spaventavano. Era molto più preoccupata se doveva fare un conto ad un cliente, ma Catia cercava di istruirla anche in quello, perché era una delle pochissime persone della cui onestà non avrebbe mai dubitato. In quel momento, aveva il respiro affannato di chi ha appena corso.

“Quello della 3, mi avevi detto di andargli a bussare presto per preparare gli altri letti che oggi arrivavano altri 2” disse incespicando nelle parole “Non rispondeva, così ho pensato che fosse già uscito e ho aperto con il pass e, oddio, Catia, non ci posso credere, l’ho trovato appeso ad una corda in mezzo alla stanza. Che si fa? Che si fa?” continuava a ripetere con le mani che le stringevano forte le braccia.

Catia rimase impietrita per un attimo. Mille pensieri le si affacciarono alla mente nello stesso istante: gli occhi azzurri, l’arrivo della moglie, la cattiva pubblicità, Giovannino. No, Giovannino non era il momento.

“Ok, niente panico. Stai tranquilla ora ci organizziamo”, disse a Silvia che continuava a boccheggiare. “Prendo il pass e vado a vedere io. Tu vai a finire di preparare le colazioni. Gli altri clienti non devono vedere niente di strano. Quando saranno usciti tutti, chiamo il 118 e poi i carabinieri. Capito? Tu vai subito nel salone, che fra 5 minuti dobbiamo aprire. Appena ho fatto ti raggiungo per aiutarti. Ce la fai?” Speriamo che non si faccia prendere da una crisi di panico, pensò dubbiosa. La guardò. Le tremavano le mani e lo sguardo era ancora smarrito. Poi la vide respirare profondamente.

“Si, ce la faccio. Le ho sempre fatte le colazioni, anche da sola quando tu non ci sei. Io so bene dove stanno tutte le cose e poi il caffè mi viene buono, vero? L’altra mattina la signora della 2 si è lamentata del mio caffè, ma è stata l’unica. Io lo so pressare al punto giusto. Me lo ha insegnato Gigi, il mio amico che c’ha un bar”.

“Certo che ti viene bene il caffè. La signora della 2 si lamenta di tutto ma poi alla fine è già il secondo anno che viene qui. Lasciala perdere. Adesso vai, sbrigati è tardi!”, la interruppe Catia. Silvia si stava riprendendo

dallo shock, forse ce l’avrebbe fatta a rimanere tranquilla. La sua mente non brillante la aiutava a non farsi troppe domande e la devozione nei confronti di Catia, grazie alla quale aveva uno stipendio dopo anni di lavori precari e sottopagati, faceva il resto.

La cacciò fuori e tornò in camera a vestirsi velocemente. Sprazzi della serata precedente le tornarono alla mente. Diego si era presentato in jeans e camicia bianca con maniche arrotolate ed un sorriso perfetto da pubblicità per dentifricio. Quando si era tolto gli occhiali da sole, i suoi trasparenti occhi azzurri l’avevano fissata, consapevoli della reazione che avevano suscitato in lei ed anche nelle due ospiti appoggiate alla reception in attesa della chiave. “E’ un piacere averla nostro ospite” disse Catia calcando sulla parola piacere e soffermandosi con lo sguardo sul corpo atletico un po’ più del dovuto. “Anche per me le assicuro, qui è tutto molto bello e a quanto vedo non solo il panorama” rispose ammiccando. Sbrigate le formalità per la registrazione, Catia lo aveva accompagnato nella camera. Poco prima di cena era sceso nuovamente ma lei era concentrata nei preparativi in cucina e gli aveva solo indicato velocemente dove mangiarsi una pizza decente lì vicino. Al suo rientro invece gli altri ospiti erano già saliti tutti nelle stanze e per scusarsi dei modi sbrigativi di poco prima, gli aveva offerto una birra. Si erano seduti nella veranda a parlare. Lui le aveva raccontato alcuni aneddoti sui toscani che aveva raccolto a Milano e lei si era divertita a smontarli tutti. Quando le aveva chiesto di accompagnarlo in camera per spiegargli come funzionava il condizionatore, Catia aveva finto di crederci ed era salita con lui. Gli aveva mostrato i tasti sul telecomando, poi lui l’aveva guardata dicendo “in effetti stasera non è particolarmente caldo, non credo che mi servirà il condizionatore, al contrario mi farebbe piacere avere un corpo caldo vicino al mio”. Catia aveva sorriso mentre lui si era avvicinato per prenderle le mani e baciarla sulle labbra. Non avevano più parlato, fino a quando entrambi, ormai soddisfatti, non si erano rilassati sul letto. Catia aveva controllato l’ora sul cellulare ed aveva esclamato ridacchiando “E’ molto tardi, devo andare a dormire, se no domattina gli ospiti chi li sente se restano senza colazione”. “Hai assolutamente ragione, in particolare per quelli del nord abituati a servizi efficienti” aveva replicato sorridendo “Grazie per la bellissima serata” aveva concluso con dolcezza dandole un bacio. Ancora non riusciva a credere a quello che Silvia le aveva appena detto. Un brivido la percorse dalla testa ai piedi. Doveva andare a controllare. Appena finito di vestirsi, Catia prese il pass e mentre stava chiudendo la porta della Dependance le squillò il cellulare. Era Marco. Decise di non rispondere. Non aveva ancora pensato a cosa dirgli. Non si ricordava nemmeno quando sarebbe dovuto tornare a casa. Passò dall’ingresso sul retro, quello che attraverso le scale esterne faceva accedere direttamente al piano superiore dove si trovava la camera 3. Si guardò velocemente intorno, Il corridoio era deserto. Si sentivano voci provenire dalla 4. “Mamma, ho fame, sei pronta? Scendiamo?” Lorenzo, il ragazzino bolognese di 14 anni, bello paffuto, era perennemente affamato. A colazione il giorno prima si era fatto fuori 4 croissant alla nutella, oltre a tutto il resto. Meno male che non erano tutti così, se no avrebbe dovuto aumentare i prezzi, disse tra sé, camminando rapida verso la camera 3. Si richiuse la porta alle spalle e poi con un respiro profondo si impose di alzare gli occhi.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Pur nella sua brevità il racconto risulta essere molto scorrevole e avvincente. Ci si trova immersi in una storia in bilico tra presente e passato. Nello spaccato della vita di provincia, come in tutti i gialli che si rispettano ci sarà il colpo di scena finale.

  2. Cinzia Cavaglioni

    Un grazie di cuore a tutti i miei sostenitori! Un’avventura iniziata per caso in cui vi ho coinvolto e che sono riuscita a portare avanti attraverso il vostro aiuto. Spero che leggendo il libro, vi immergerete nei personaggi come se fossero gli amici della porta accanto che vi raccontano una storia, una delle tante che può succedere alla gente comune. Un abbraccio e continuate a sostenermi! I preordini sono ancora attivi per un altro pò di tempo

  3. (proprietario verificato)

    Un breve racconto che si legge tutto d’un fiato grazie ad uno stile asciutto e scorrevole. La trama non è scontata, le descrizioni accurate fanno desiderare di trovarsi immersi nei paesaggi della Valdorcia; buono l’approfondimento psicologico dei personaggi.
    E poi… cosa sarà mai l’ombra della sera? Basta leggerlo per scoprirlo!

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Cinzia Cavaglioni
Nata a Siena nel 1973. Ha lavorato per qualche anno nel turismo e dopo la laurea in scienze economiche e bancarie è stata assunta in banca. Ha sempre adorato leggere romanzi di tutti i tipi, in particolare gialli, oltre che viaggiare, sia nella realtà che nella fantasia. Vive a Siena, due figli adolescenti, ha iniziato a ritagliare un po' di tempo per sé, divertendosi nello scrivere brevi racconti in un gruppo di scrittura. L’ombra della sera è il suo primo romanzo.
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