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In una fredda notte romana il giovane prete Matteo Blaskovich trova la morte in quello che sembra un incidente causato da un pirata della strada. Qualche istante prima il giovane ha lasciato un messaggio al suo professore di matematica dei tempi dell’università, Ercole Sargenti.
Quest’ultimo trova, celato nel messaggio di Matteo, un elenco di nomi di persone che cominciano a morire nell’esatto ordine in cui compaiono nella lista. La corsa contro il tempo per cercare di arrivare all’assassino prima che colpisca ancora spinge il professore a chiedere aiuto a un vecchio amico poliziotto e a un Alto Prelato amico di famiglia. Una corsa che trova la sua conclusione nelle stanze della città del Vaticano, dove il professor Sargenti scopre un segreto celato da duemila anni e che porterà alle dimissioni di uno degli uomini più potenti della terra: il Papa.

Perché ho scritto questo libro?

Nel 2011 ho avuto il cancro al seno. Ho iniziato la chemio e ho capito subito che avevo due grossi problemi: troppo tempo libero e un solo e unico pensiero.
Avevo bisogno di concentrarmi su altro e ho cominciato a scrivere.
All’inizio erano frasi senza neanche troppo senso, poi un pomeriggio in mezzo a tutto quel caos ho visto qualcosa: quel qualcosa era una storia, grossolana, molto grossolana, ma pur sempre una storia e da li ho cominciato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il giovane camminava con passo deciso. Alla fine del lungo corridoio si fermò, fece un respiro profondo, sistemò l’abito, il colletto e bussò alla porta.

–  Avanti.

Spinse con energia la maniglia ed entrò.

Davanti a lui si aprì una grande stanza in penombra, le tende tirate davanti all’unica finestra non facevano passare che una sottile lama di luce.

L’uomo seduto dietro la grossa scrivania al centro della stanza era intento nella lettura.

Matteo rimase in piedi davanti a lui in attesa.

Il cardinale Oliviero Rinaldi non era cambiato, pensò il giovane, gli occhi piccoli e scuri, il naso aquilino e una linea orizzontale al posto della bocca.

Saranno state le sue dimensioni un po’ abbondanti, sarà stato  il suo carattere così accondiscendente, ma al giovane, il cardinale Rinaldi aveva sempre ricordato il don Abbondio dei Promessi Sposi.

Continua a leggere

L’uomo abbassò il foglio, alzò lo sguardo e l’espressione sul suo volto cambiò, un sorriso cancellò l’aria seria di pochi attimi prima, si sollevò dalla sedia e gli andò incontro.

– Matteo, ragazzo mio, come stai? È una gioia vederti, sono passati anni dall’ultima volta…

  • Sì, sua Eminenza, saranno almeno un paio di anni.

– Come sta padre Alfonso?

– Bene considerando l’età.

Dopo quell’abbraccio così pieno di trasporto, che aveva lasciato Matteo imbarazzato, il cardinale Oliviero Rinaldi fece un passo indietro continuando a sorridere e si rimise a sedere.

– Cosa ti porta da me ragazzo mio? Ancora problemi con padre Alfonso?

– No no – si affrettò a rispondere.

Matteo ripensò a quando si incontrarono la prima volta, padre Alfonso urlò con tutta l’aria che aveva nei polmoni che non si era ancora rimbambito, era un ottantenne con la vitalità di un ragazzino e non aveva bisogno di “assistenti”.

Il cardinale Rinaldi dovette sudare sette camicie per far tornare alla ragione il padre, che per le prime settimane non rivolse neanche la parola al nuovo arrivato.

Il cardinale Rinaldi tossì, continuando a fissare il giovane davanti a lui.

Matteo tornò in sé e cominciò a parlare: – Eminenza, volevo anzitutto ringraziarla per avermi concesso questo appuntamento – il tono di voce nascondeva un certo turbamento.

– Insomma figliolo, cosa ti crea tutta questa ansia? C’è forse di mezzo una ragazza?

Matteo spalancò gli occhi e le sue guance divennero rosso fuoco.

– No! Sua eminenza, ma cosa pensa? Io non potrei mai, assolutamente.

Il cardinale continuò a sorridere.

– Sei così giovane che non ci sarebbe niente di male – e la sua voce assunse il tono caldo e protettivo che poteva avere quella di un padre con suo figlio.

Matteo si mise quasi sull’attenti, cercando di prendere una posizione più dritta che gli conferisse autorevolezza, voleva essere preso sul serio e fino a quel momento l’ aspetto un po’ infantile e la sua timidezza non l’avevano aiutato.

Il cardinale Rinaldi capì subito qual’era l’effetto che sperava di ottenere il gesto di Matteo e disse: – Scusa, capisco che sei venuto per una cosa importante, bene, hai la mia attenzione.

Matteo cominciò – Sua eminenza, lei sa che mi occupo, insieme a padre Alfonso, di scrivere necrologi per i fratelli che sono chiamati da nostro signore – il cardinale voleva ribattere che sapeva benissimo di cosa si occupava, ma evitò.

– Sono all’ufficio necrologi ormai da un paio di anni e ho notato che il numero dei fratelli morti negli ultimi giorni è stranamente aumentato.

Il cardinale aveva cambiato espressione, si alzò in piedi, si avviò verso la finestra e la aprì, stava scendendo la sera e il cielo aveva una meravigliosa sfumatura rosso fuoco, inspirò fino a riempire i polmoni.

– Continua pure – disse con le spalle rivolte al giovane.

Il giovane esitò, poi riprese a parlare.

– Ho fatto qualche piccola ricerca e ho scoperto che ci sono stati una serie di decessi che hanno coinvolto nostri fratelli, morti in circostanze… strane.

– Che cosa intendi per circostanze strane?

Il giovane ebbe un tuffo al cuore, la voce del cardinale aveva cambiato tono.

– Allora Matteo, a cosa ti riferisci?

– Alcuni sono morti per cause naturali pur avendo un’età relativamente giovane, a volte giovanissima, altri per banali distrazioni, incidenti stradali e… – il cardinale lo interruppe – Ma se per tua stessa ammissione le cause sono naturali o accidentali, allora perché queste morti creano tutto questo interesse?

– Perché credo, sua eminenza, che questi non siano tutti semplici incidenti.

Quelle parole rimbalzarono nella stanza come bombe.

Il cardinale si girò di scatto a guardarlo.

Matteo per pronunciarle aveva raccolto tutto il coraggio di cui era capace.

Il cardinale fermo e serio sempre in piedi davanti alla finestra d’improvviso fece qualcosa che lasciò il giovane prete sconcertato, cominciò a ridere, a ridere così forte che Matteo non credeva ai suoi occhi.

Andò incontro al giovane e lo abbracciò nuovamente, poi gli diede una forte pacca sulla spalla e lo rassicurò – Ragazzo mio, purtroppo la gente muore e noi uomini di Dio non siamo esenti da questo, il disegno di Nostro Signore ha portato a sé quei fratelli e ti garantisco che non c’è proprio niente di strano, quando avrai la mia età e conoscerai il mondo come lo conosco io ti renderai conto che ci sono regole naturali che non seguono quelle matematiche e che il tuo pensiero ti viene dalla poca esperienza che hai della vita e da qualche strana lettura figliolo che noi dovremmo evitare di fare.

E mentre pronunciava quelle parole strizzò l’occhio.

Matteo chinò il capo, si vergognava, aveva fatto la figura del ragazzino che vede i mostri nell’armadio e quando lo racconta al padre questi si fa una grossa risata.

Aveva ragione il cardinale, possibile che fosse stato così sciocco e sprovveduto? Eppure tutti quei dati raccolti negli ultimi tempi non sembravano casuali.

– Le chiedo scusa sua eminenza, solo ora, dopo aver parlato con lei mi sono reso conto della stupidità delle mie parole.

Il cardinale gli strinse forte la mano e la tenne fra le sue per qualche secondo.

– Matteo, tu sei un giovane intelligente, ami il tuo Dio ma hai voglia di conoscere, ti poni delle domande e questo è bene, lo dico con sincerità, ma ti prego, non cercare di dare un senso puramente matematico al volere di Dio.

Il cardinale lo accompagnò verso la porta, ma prima di congedarlo gli disse: – Mi prometti che metterai da parte questi tuoi studi, definiamoli un po’ particolari, per tornare a dare il massimo nell’aiutare padre Alfonso?

Matteo fece un cenno con la testa e uscì.

Il cardinale chiuse la porta dietro al giovane, tornò alla scrivania e alzò la cornetta del telefono.

CAPITOLO 2

Matteo uscì dal grande edificio principale in cui si trovava l’ufficio del cardinale Oliviero Rinaldi, e si avviò lungo una stradina disseminata di statue che collegava i famosi giardini vaticani alla biblioteca.

Aveva la testa piena di pensieri, non riusciva a dimenticare quello che gli aveva appena detto il cardinale, eppure era così sicuro che qualcosa non andasse.

Quello che aveva omesso di raccontare al cardinale era che non solo aveva fatto delle ricerche, ma che aveva anche creato un  algoritmo che gli dava la possibilità di controllare i decessi in tempo reale e di analizzarne tutte le possibili variabili, il luogo, l’età, la causa.

Il sistema aveva funzionato alla perfezione, creando una sottocartella nella quale comparivano una serie di nomi che avevano in comune l’età relativamente giovane,il luogo e lo strano modo in cui erano morti.

Non poteva essere un caso, era sicuro che ci fosse dell’altro che gli era sfuggito, ma non capiva cosa.

Decise quindi di andare in biblioteca e fare un altro tentativo, stavolta cercando in un posto dove nessuno poteva avere accesso ma che per lui non era poi così inviolabile: l’archivio informatico del Vaticano.

Sapeva come entrare, e farlo da un computer interno avrebbe forse destato meno sospetti.

Arrivato davanti alla guardia che era fissa all’entrata della biblioteca, mostrò il cartellino, questi lo guardò di sottecchi, ma poi gli fece cenno con la testa che poteva entrare.

Matteo entrò nella grande sala di lettura che si trovava fra l’entrata e la biblioteca vera e propria e prese posto a un computer un po’ in disparte rispetto agli altri.

Lavorava già da un po quando impallidì davanti allo schermo del computer.

Non credeva ai suoi occhi.

Il cuore gli batteva fortissimo, le mani erano sudate, aveva violato gli archivi informatici del Vaticano e forse aveva trovato quello che cercava.

Rimase seduto davanti al computer ancora qualche minuto, poi si guardò intorno, erano quasi le otto di sera e in quella grande stanza c’erano soltanto lui e un altro paio di persone.

Raccolse le sue cose e uscì in tutta fretta seguito dallo sguardo attento della telecamera posta proprio dietro le sue spalle.

Quando arrivò all’uscita ebbe un attimo di esitazione e rallentò il passo per non destare sospetti nelle due guardie svizzere che lo stavano osservando; controllarono il pass lo salutarono, lui fece altrettanto e si ritrovò fuori.

Davanti a lui l’immensità e la bellezza di piazza San Pietro, tutta illuminata, e ancora piena di gente.

Matteo fece un respiro profondo, poi buttò fuori tutta l’aria e per un attimo si sentì tranquillo.

Attraversò la piazza e si avviò verso via della Conciliazione, camminava e cercava con lo sguardo, cercava disperatamente la cabina del telefono davanti alla quale passava tutti i giorni.

Poi all’improvviso eccola, lei era sempre lì, ma a lui oggi era sembrata tanto lontana.

Entrò dentro, sistemò la borsa e la giacca, che per la fretta non aveva neanche infilato.

Tirò fuori dal taschino della camicia una rubrichetta e scorse con il dito le lettere dell’alfabeto.

Alzò la cornetta, infilò la tessera e compose il numero.

Quando uscì dalla cabina, si sentì sollevato, si fermò un attimo sul marciapiede per infilarsi la giacca, era buio e la temperatura si era abbassata.

Via della Conciliazione era tutta illuminata, il traffico era decisamente sostenuto, erano quasi le nove di sera e tutti avevano una gran fretta di tornare a casa.

Si incamminò verso la fermata dell’autobus per rientrare in convitto, quando all’improvviso una macchina nera che tentava un sorpasso azzardato si ritrovò a correre sul marciapiede, piombò addosso al giovane Matteo senza che lui potesse rendersene conto.

L’urto fu così violento che il corpo rimbalzò all’indietro e si fermò sul parabrezza di una macchina parcheggiata.

Un capannello di gente era corsa in suo aiuto, ma non c’era più niente da fare.

Il corpo senza vita del giovane Matteo Blaskovich, giaceva con gli occhi aperti rivolti al cielo.

Della macchina nera che aveva provocato l’incidente non c’era più traccia. 

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Il libro è davvero molto avvincente, l’ambientazione a Roma è meravigliosa, sembra di essere là! Complimenti Cristiana, aspettiamo il prossimo 😉

  2. (proprietario verificato)

    Ho letto il libro in un giorno, mi ha appassionato da subito la storia che risulta avvincente, la lettura e’ molto piacevole e scorrevole. Descrizioni accurate e dettagliate. Brava!!!

  3. (proprietario verificato)

    Io ho già letto la bozza, mi ha davvero tenuto col fiato sospeso!

  4. (proprietario verificato)

    Ho aderito con moltissimo piacere.
    In bocca al lupo per tutto, Cri!

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Cristiana Angotzi
"Mi chiamo Cristiana, ho 9 anni e diventerò una scrittrice come Agatha Christie", questa è la risposta che davo a chiunque mi chiedesse cosa avrei fatto da grande.
Le mie compagne leggevano "Pattini d'argento" e "Il richiamo della foresta" , io " Poirot a Styles Court" e "L'Assassinio di Roger Ackroyd".
Ho studiato per diventare ingegnere, ma con gli anni mi sono appassionata ai linguaggi di programmazione, allo sviluppo web, al marketing e sono diventata una freelance.
Quando non sono incollata allo schermo del computer mi piace leggere, mi piace scrivere, guardare film di fantascienza e cucinare.
"Mi chiamo Cristiana, ho 46 anni, una bella famiglia e da grande vorrei diventare una scrittrice come Agatha Christie".
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