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L’Ordine

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Un giovane prete di nome Matteo Blaskovich viene investito e ucciso da un’auto pirata appena fuori dalla Santa Sede. Prima dell’incidente lascia un messaggio molto enigmatico nella segreteria telefonica dell’unica persona di cui si fida ciecamente, il suo ex professore di informatica, Ercole Sargenti. Le ultime parole di Matteo fanno riferimento a qualcosa di terribile che ha scoperto e di cui nessuno sarebbe mai dovuto venire a conoscenza. Oltre al messaggio, invia al professore un’e-mail ancora più misteriosa e inquietante, un elenco di cinque nomi di preti, di cui tre già deceduti, sormontato da un titolo: L’Ordine. Chi sta uccidendo quei preti? E perché? Cos’è l’Ordine e quale orribile segreto nasconde da più di duemila anni?

CAPITOLO UNO
Il giovane camminava con passo deciso. Alla fine del lungo corridoio si fermò, fece un respiro profondo, sistemò l’abito, il colletto e bussò alla porta.
«Avanti.»
Spinse con energia la maniglia ed entrò.
Di fronte a lui si aprì una grande stanza in penombra, le tende tirate davanti all’unica finestra non facevano passare che una sottile lama di luce.
L’uomo seduto dietro la grossa scrivania al centro della stanza era intento nella lettura.
Matteo rimase in piedi davanti a lui, in attesa.
Il cardinale Oliviero Rinaldi non era cambiato, pensò il giovane, gli occhi piccoli e scuri, il naso aquilino e la linea orizzontale al posto della bocca erano ancora identici a come li ricordava. Saranno state le sue dimensioni un po’ abbondanti, sarà stato il suo carattere così accondiscendente, ma a lui il cardinale Rinaldi aveva sempre ricordato il don Abbondio de I promessi sposi.
L’uomo abbassò il foglio, alzò lo sguardo e l’espressione sul suo volto mutò, un sorriso aveva cancellato l’aria seria in un attimo. Si sollevò dalla sedia e gli andò incontro. «Matteo, ragazzo mio, come stai? È una gioia vederti, è passato del tempo dall’ultima volta…»
«Sì, sua eminenza, saranno almeno un paio d’anni.»
«Come sta padre Alfonso?»
«Bene, considerando l’età.»

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Dopo quell’abbraccio così pieno di trasporto, che aveva lasciato Matteo imbarazzato, il cardinale Oliviero Rinaldi fece un passo indietro continuando a sorridere e si rimise a sedere. «Cosa ti porta da me, ragazzo mio? Ancora problemi con lui?»
«No, no» si affrettò a rispondere il giovane. Matteo ripensò a quando si erano incontrati la prima volta: padre Alfonso aveva urlato con tutta l’aria che aveva avuto nei polmoni che non si era ancora rimbambito, era un ottantenne con la vitalità di un ragazzino e non aveva bisogno di “assistenti”. Il cardinale Rinaldi aveva dovuto sudare sette camicie per far tornare alla ragione l’anziano prete che, per le prime settimane, non aveva rivolto neanche una parola al nuovo arrivato.
Il porporato tossì, continuando a fissare il giovane davanti a lui.
Matteo tornò in sé e cominciò a parlare: «Eminenza, volevo anzitutto ringraziarla per avermi concesso questo appuntamento». Il suo tono di voce nascondeva un certo turbamento.
«Insomma, figliolo, cosa ti crea tutta questa ansia? C’è forse di mezzo una ragazza?»
Matteo spalancò gli occhi, e le sue guance divennero rosso fuoco. «No! Sua eminenza, ma cosa pensa? Io non potrei mai, assolutamente.»
L’altro continuò a sorridere. «Sei così giovane che non ci sarebbe niente di male.» E la sua voce assunse il tono caldo e protettivo che può avere quella di un padre con il proprio figlio.
Matteo si mise quasi sull’attenti, cercando di prendere una posizione più dritta che gli conferisse autorevolezza. Voleva essere preso sul serio, e fino a quel momento l’aspetto un po’ infantile e la sua timidezza non l’avevano aiutato.
Il cardinale Rinaldi capì subito quale fosse l’effetto che sperava di ottenere il gesto del giovane e disse: «Scusa, capisco che sei venuto per una cosa importante. Bene, hai la mia attenzione».
Matteo iniziò a spiegare: «Sua eminenza, lei sa che mi occupo, insieme a padre Alfonso, di scrivere necrologi per i fratelli che sono chiamati da Nostro Signore…».
Il suo interlocutore voleva ribattere che sapeva benissimo di cosa si occupava, ma evitò.
«Sono all’ufficio necrologi ormai da un paio di anni e ho notato che il numero dei fratelli morti negli ultimi giorni è stranamente aumentato.»
Il cardinale cambiò nuovamente espressione, si alzò in piedi, si avviò verso la finestra e la aprì. Stava scendendo la sera e il cielo aveva una meravigliosa sfumatura rossa. Inspirò fino a riempire i polmoni. «Continua pure» disse, dando le spalle al giovane.
Quello esitò, poi riprese a parlare. «Ho fatto qualche piccola ricerca e ho scoperto che c’è stata una serie di decessi che ha coinvolto i nostri fratelli. Ecco… sono morti in circostanze… strane…»
«Che cosa intendi per “circostanze strane”?»
Il giovane ebbe un tuffo al cuore, la voce del cardinale si era fatta più cupa.
«Allora, Matteo, a cosa ti riferisci?»
«Alcuni di loro se ne sono andati per cause naturali, pur avendo un’età relativamente giovane – se non giovanissima –; altri per incidenti stradali e…»
Il cardinale lo interruppe. «Ma, se per tua stessa ammissione, le cause sono naturali o accidentali, allora perché queste morti ti creano tanto interesse?»
«Perché credo, sua eminenza, che questi non siano tutti dei semplici incidenti o malori…»
Quelle parole scoppiarono nella stanza come bombe.
Rinaldi si girò di scatto a guardarlo.
Matteo, per pronunciarle, aveva raccolto tutto il coraggio di cui era capace.
Il cardinale, fermo e serio, sempre in piedi davanti alla finestra, all’improvviso fece qualcosa che lasciò il giovane prete sconcertato: cominciò a ridere, così forte che lui non poté credere né ai suoi occhi né alle sue orecchie.
Il porporato gli andò incontro e lo abbracciò nuovamente, poi gli diede una forte pacca sulla spalla e lo rassicurò: «Ragazzo mio, purtroppo la gente muore e noi uomini di Dio non siamo esenti da questo. Il disegno di Nostro Signore ha portato a Lui questi fratelli, e ti garantisco che non c’è proprio niente di strano. Quando avrai la mia età e conoscerai il mondo come lo conosco io, ti renderai conto che ci sono regole naturali che non seguono quelle matematiche e che questi tuoi dubbi sono causati dalla poca esperienza che hai della vita… e forse da qualche strana lettura che dovresti evitare». Mentre pronunciava quelle parole gli fece l’occhiolino.
Matteo chinò il capo, si vergognava, aveva fatto la figura del ragazzino che vede i mostri nell’armadio e che quando lo racconta al padre questi si fa una grossa risata. Aveva ragione il cardinale, possibile che fosse stato così sciocco e sprovveduto? Eppure, tutti quei dati raccolti negli ultimi tempi non sembravano senza senso. «Le chiedo scusa, sua eminenza. Solo ora, dopo aver parlato con lei, mi sono reso conto della stupidità delle mie affermazioni.»
Il suo superiore gli strinse forte la mano e la tenne fra le sue per qualche secondo. «Matteo, tu sei un giovane intelligente, ami il tuo Dio ma hai voglia di conoscere, ti poni delle domande… e questo è un bene, lo dico con sincerità. Ma ti invito a ricordare che la fede comincia là dove finisce la ragione.»
Il cardinale lo accompagnò verso la porta, ma prima di congedarlo gli disse: «Mi prometti che metterai da parte questi tuoi dubbi, definiamoli “un po’ particolari”, per tornare a dare il massimo nell’aiutare padre Alfonso?».
Matteo fece un cenno con la testa e uscì.
Rinaldi chiuse la porta dietro al giovane, tornò alla scrivania e alzò la cornetta del telefono.

CAPITOLO DUE
Matteo uscì dal grande edificio principale in cui si trovava l’ufficio del cardinale Oliviero Rinaldi e si avviò lungo la stradina fiancheggiata da statue che collegava i famosi Giardini Vaticani alla biblioteca. Aveva la testa piena di pensieri, non riusciva a dimenticare quello che gli aveva appena detto il suo superiore; eppure, era così sicuro che qualcosa non andasse…
Quello che aveva omesso di raccontare al porporato era che non solo si era informato sul caso, ma aveva anche creato un algoritmo che, sfruttando la ricerca di specifiche parole chiave nell’immenso mare dei contenuti del web, aveva generato una cartella dati dove si incrociavano nome del deceduto, data, luogo e cause del decesso. Il sistema aveva funzionato alla perfezione, creando una sottocartella nella quale comparivano una serie di nomi di persone che avevano in comune l’età relativamente giovane, il luogo e la strana morte prematura.
Quei decessi non potevano essere casuali, ne era sicuro, c’era dell’altro che gli era sfuggito, ma non capiva cosa.
Decise quindi di andare in biblioteca e fare un altro tentativo: i computer messi a disposizione nella sala di lettura all’entrata potevano essere utilizzati solo ed esclusivamente per effettuare ricerche all’interno dell’archivio della biblioteca stessa, ma l’ultima volta che era stato lì aveva visto il prelato accanto a lui sfogliare alcune pagine web che era certo non avessero niente a che vedere con i libri là custoditi. Quello, accortosi di essere osservato, aveva chiuso velocemente il browser ed era andato via. Ma tutta quella fretta aveva incuriosito così tanto il giovane prete che aveva deciso di scaricare su alcuni PC presenti nella sala un keylogger, un programma invisibile che permette di registrare tutto quello che viene digitato sulla tastiera, credenziali di accesso comprese.
Arrivato davanti alla guardia che piantonava costantemente l’entrata della biblioteca, mostrò il cartellino, questa lo guardò appena e gli fece cenno con la testa di passare.
Matteo entrò così nella grande sala di lettura e prese posto a un computer un po’ in disparte rispetto agli altri.

Lavorava già da parecchi minuti, il programma che aveva installato gli aveva fatto scaricare un notevole numero di credenziali d’accesso ma nessuna aveva dato il risultato sperato. Quando stava per arrendersi, proprio le ultime memorizzate lo fecero impallidire. Forse aveva trovato quello che cercava.
Rimase seduto davanti al computer ancora qualche secondo, poi si guardò intorno: erano quasi le otto di sera e in quella grande stanza c’erano soltanto lui e un altro paio di persone.
Raccolse le sue cose e si alzò in tutta fretta, seguito dallo sguardo attento della telecamera posta proprio dietro le sue spalle, in alto.
Quando arrivò all’uscita ebbe un attimo di esitazione e rallentò il passo per non destare sospetti nelle due guardie svizzere che lo stavano osservando; gli controllarono il pass, lo salutarono, lui fece altrettanto e si ritrovò fuori.
Davanti a lui l’immensità e la bellezza di piazza San Pietro illuminata e ancora piena di gente. Matteo fece un respiro profondo, poi buttò fuori tutta l’aria e per un attimo si sentì tranquillo.
Attraversò la piazza e si avviò verso via della Conciliazione, camminava e cercava disperatamente con lo sguardo la cabina del telefono davanti alla quale passava tutti i giorni. Eccola! Era sempre stata lì, ovviamente, ma a lui oggi era sembrata molto lontana. Vi entrò e sistemò la borsa e la giacca, che per la fretta non aveva neanche indossato. Tirò fuori dal taschino della camicia una rubrichetta e scorse con il dito le lettere dell’alfabeto. Alzò la cornetta, infilò la tessera e compose il numero.
Quando uscì dalla cabina si sentì sollevato, si fermò un attimo sul marciapiede per mettersi la giacca – era già buio e la temperatura si era abbassata. Via della Conciliazione era accesa di luci e colori e il traffico era decisamente sostenuto, dato che erano quasi le nove di sera e tutti avevano una gran fretta di tornare a casa.
Si incamminò verso la fermata dell’autobus per rientrare al convitto, quando all’improvviso una macchina nera che tentava un sorpasso azzardato si ritrovò a correre sul marciapiede. Piombò addosso al giovane prete senza che lui potesse rendersene conto. L’urto fu così violento che il corpo volò all’indietro e si schiantò sul parabrezza di una macchina parcheggiata. Un capannello di gente corse in suo aiuto, ma non c’era più niente da fare. Il corpo senza vita di Matteo Blaskovich giaceva con gli occhi aperti rivolti al cielo.
Della macchina nera che aveva provocato l’incidente non c’era più traccia.

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Commenti

  1. asiapaglino

    -Ho ricevuto questo libro dall’editore in cambio di una recensione onesta.-
    I protagonisti di questo romanzo girano tutti attorno alla morte di Matteo, giovane prete incaricato di scrivere i necrologi ecclesiastici e che, proprio per il suo lavoro, stava indagando sulle morti sospette di alcuni fratelli.
    Da qui entra in gioco Ercole Sargenti, il vero protagonista della storia, ex professore e amico di Matteo che saputa della scomparsa del ragazzo, decide di mettere il naso in quello che scoprirà essere un gioco di potere capace di smascherare e far affiorare segreti che nessuno, lui compreso, avrebbe mai potuto immaginare.
    Il finale del romanzo è quel genere di finale a cui un lettore attento può arrivare mediante gli indizi; forse avrei preferito un effetto sorpresa totale che riuscisse a dare quel fattore “wow” anche nella conclusione.
    La cosa che sicuramente ho apprezzato di più di questo libro è stata la scorrevolezza con cui la storia è stata scritta e raccontata, al punto che una volta finita la lettura mi sono resa conto che avrei voluto la storia non finisse.
    In ogni caso, quando mi succede questo, non posso che promuovere in modo assolutamente positivo il romanzo.

  2. (proprietario verificato)

    Lettura scorrevole e avvicente dalla prima pagina fino all’ultima. Ben scritto, lo consiglio a chi ama il genere. Bravissima Cristiana, apspetto il prossimo!

  3. (proprietario verificato)

    Il libro è davvero molto avvincente, l’ambientazione a Roma è meravigliosa, sembra di essere là! Complimenti Cristiana, aspettiamo il prossimo 😉

  4. (proprietario verificato)

    Ho letto il libro in un giorno, mi ha appassionato da subito la storia che risulta avvincente, la lettura e’ molto piacevole e scorrevole. Descrizioni accurate e dettagliate. Brava!!!

  5. (proprietario verificato)

    Io ho già letto la bozza, mi ha davvero tenuto col fiato sospeso!

  6. (proprietario verificato)

    Ho aderito con moltissimo piacere.
    In bocca al lupo per tutto, Cri!

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Cristiana Angotzi
nasce a Roma nel 1972. Dopo gli studi universitari, si appassiona ai linguaggi di programmazione, allo sviluppo web e al marketing tanto da farne una professione. Scrive da quando è bambina, adora leggere e divora serie televisive di fantascienza mentre cucina. Dal 2000 vive con suo marito, i suoi due figli e il cane bassotto in Emilia Romagna. L’Ordine è il suo romanzo giallo di esordio.
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