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L'ultima Black Sky

L'ultima Black Sky
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Consegna prevista Luglio 2022

Praga: La vita di Jennifer viene sconvolta dalla perdita prematura del padre, che muore in un incendio, e della madre che tenta il suicidio. Nel suo percorso verso la ripresa della sua vita, viene aiutata da un’amica esuberante, Sally, e da un ragazzo, James.
Erede inconsapevole della principessa Libuse e della sua forza, Jennifer si ritrova al centro di una guerra tra Protettori ed Esiliati, che attendono da secoli un’altro/a Black Sky per usufruire dei suoi poteri di Luce e Oscurità e usarli per i loro scopi. Jennifer è l’ultima Black Sky. Acquisisce tutti i poteri alla luce della luna di sangue su un Ponte Carlo quasi deserto, e lascia fluire tutti i sentimenti che ha represso nell’ultimo anno della sua vita. Esplode devastando tutto e tutti, anche se stessa.
E poiché siamo fatti d’amore, se abbiamo vissuto amando, è nell’amore che torneremo…prima o poi.

Perché ho scritto questo libro?

Non c’è un perché. Un giorno ti siedi con un foglio ed una penna in mano e ti ritrovi a scrivere e narrare una storia che prende forma poco per volta. Puoi fare tutto ciò che nella vita reale non riesci, essere chi vuoi e vedere i posti che desideri visitare. Ma c’è un perché io abbia continuato a scrivere. La mia storia, in breve, è diventata il mio rifugio, il mio porto sicuro, la mia isola felice, quella in cui ti addentri per lasciarti proteggere e per non sentire più i rumori del mondo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

L’ULTIMO ADDIO

Per raggiungere la “Bohnice clinical”, ho bisogno di un taxi. Ma prima cammino per un po’.

Dovessi raggiungerla a piedi ci metterei almeno 2 ore. Costeggio tutto il viale principale che porta verso Ponte Carlo. Mi fermo un attimo ad ammirare il Moldava in tutta la sua maestosità. Lascio che il sole del giorno mi scaldi il viso. È il 10 Novembre ma oggi sembra una giornata di primavera. La gente se ne va in giro sorridente e chiacchierando. Da qualche parte c’è un bambino che strilla e piange. Accanto a me passa una coppia di anziani che si tengono per mano. Al di là della strada una coppia di giovani innamorati si scambia un bacio come se non ci fosse nessun altro al mondo che loro due soltanto. La vita mi scorre accanto. Vedo tutte quelle immagini, tutta quella gente ignara di quello che potrebbe succedere nella notte imminente. La osservo e credo di provare le loro emozioni, le faccio mie. Entro nella loro testa senza permesso. C’è desiderio, avidità, amore, frustrazione. È incredibile!

Torno con l’attenzione sul fiume. Le piccole anatre che starnazzano, e nuotano andando di qua e di là, talvolta incontro ai pedalò affittati dalla gente per fare il giro panoramico del Moldava e vedere la città dal basso in tutto il suo splendore.

Mi ritrovo a sorridere. Guardo tutto quello che mi circonda con altri occhi. Più i poteri dentro me si risvegliano, più avverto un cambiamento sostanziale nel mio corpo. Sto imparando ad accettarli e adesso non immagino nemmeno più la mia vita senza di essi. Ma…devo muovermi adesso.

Devo decisamente fare presto.

Chiamo un taxi che subito arriva e gli chiedo di portarmi alla clinica.

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È una Skoda Fabia di colore bianco. Gli interni sono neri con delle rifiniture rosse. Mi sento a mio agio. Questa auto profuma di buono, di pulito. Mi sistemo all’angolo del sedile posteriore sinistro. Lo stereo rimanda la mia canzone preferita, “Angel, di Robin Williams”.

Mentre ci muoviamo intravedo Cam da dietro al finestrino oscurato. Ha il viso tirato, le braccia lungo il corpo con le mani chiuse in un pugno. Ha ancora i vestiti di ieri notte. Ora non fa più lo spavaldo. Sembra irritato.

Mi occuperò anche di lui. Ci è mancato davvero poco, se avessi indugiato ancora, mi avrebbe trovata.

Ora non posso permettermi più errori.

Il taxi percorre la strada verso la clinica. In una manciata di minuti le siamo di fronte. L’autista è stato silenzioso per tutto il tempo. Ogni tanto avvertivo il suo sguardo attraverso lo specchietto retrovisore. Ha pensato che sono strana. Beh, non è il primo né sarà l’ultimo. Questo è sicuro.

Il tesserino sul cruscotto dice che si chiama Jan.

Pago la corsa e lo saluto con una mano.

Mi parla per la prima volta: “Vuole che la aspetti qui, signorina?” – mi dice quasi in imbarazzo.

“No, la ringrazio”- rispondo con un sorriso tirato.

Chiudo lo sportello e mi avvio quasi correndo verso l’entrata.

Sento il taxi indugiare un po’ più del previsto, avverto gli occhi dell’autista su di me. È solo curioso ma a me da un po’ di fastidio. Tuttavia proseguo per la mia strada senza voltarmi.

Davanti a me si innalza questo edificio altissimo pieno di finestre con delle barricate in ferro all’esterno su di ognuna.

L’edificio è bianco. Nessun altro colore, solo bianco…

Il mio cuore ha ripreso a battere velocemente. Sono ansiosa di rivedere mia mamma ma allo stesso tempo ho paura di rivederla come l’ultima volta in cui sono stata a trovarla. Quella volta arrivai qui con James.

Il caro James… sarà in pena sicuramente per me. Dopo, dopo gli farò una telefonata.

Abbasso il cappuccio. Mi accorgo che le mani tremano. Faccio un respiro profondo e mi incoraggio ad entrare.

All’entrata ritrovo quel sorriso smagliante. Alice!

“Mia cara ragazza, mia cara, cara ragazza”-  dice venendomi incontro- “ero così preoccupata per te!”- prosegue- “temevo fosse accaduto il peggio. Sono mesi che non ho tue notizie”. – conclude, per poi riprendere – “ma dimmi, come stai? Che sciocca sono, sto parlando solo io” – dice, abbracciandomi e poi tastandomi le braccia ed il viso come per sincerarsi se sono realtà o il frutto di un qualche sogno che sta facendo ad occhi aperti.

“Sto bene” – rispondo con un sorriso- “sono solo successe delle cose e, vedi, devo vedere mia madre. Ma dimmi, prima, come sta?”

La dolce Alice si rattrista un po’. Poi solleva lo sguardo e mi dice :” Sempre uguale. Dobbiamo sedarla. Se qualche volta tardiamo un po’ con i tranquillanti, lei urla, si agita e dice cose strane”.

“Capisco”- dico, poi proseguo: “Posso vederla, vero?”

“Oh sì mia cara, certo che puoi. Vieni con me”- risponde Alice.

Prende una chiave e ci dirigiamo verso quella che è la stanza della mamma.

Attraversiamo tutto il lungo corridoio lucido di marmo grigio e bianco.

Camminiamo e camminiamo che sembra non si arrivi mai. Prendiamo un ascensore e saliamo su al terzo piano. Usciti dall’ascensore la stanza di mia madre si trova subito alla nostra sinistra. La porta è di quelle blindate e nera. In netto contrasto con tutto il candore della clinica. Alice infila la chiave, gira due mandate e siamo dentro.

La stanza è in penombra. C’è un forte odore di alcool e lavanda. Mamma ha sempre amato la lavanda. Ne faceva sempre dei sacchettini che riponeva in mezzo al bucato. Così quando indossavamo la biancheria pulita, sentivamo addosso il profumo di lavanda. Ricordo come fosse stato solo ieri quanto adoravo prenderla in giro per questo. E lei rideva. Il suo sorriso…mi manca dannatamente. Ed ora che sono qui la vedo attaccata ad un respiratore e a delle macchine che le monitorano il cuore. Sedata, legata polsi e caviglie. È un’immagine straziante.

Abbasso un attimo la testa e le sfioro una mano con le dita. La sua pelle è così calda. Sembra andare a fuoco.

“Alice, per favore, posso rimanere da sola con lei per un po’?”- chiedo all’infermiera.

Alice mi guarda impacciata. So che vorrebbe ma non sa se può farlo. Mi ritrovo a cercare la sua volontà nella sua mente e le do giusto quella piccola spinta che le manca per accettare. Mi risponde in confusione :” Sì, sì va bene mia cara, ma non tanto. E ti raccomando, chiama pure qui se hai bisogno”- mi dice indicando un pulsante blu accanto al letto della mamma.

“Grazie” –  dico sorridendole.

Alice esce dalla stanza nonostante sia incerta se farlo o no, ma alla fine si chiude la porta alle spalle ed io sono sola con la mamma. Senza lasciare la sua mano mi siedo sul letto accanto al suo corpo inerme. È da un anno che sta in queste condizioni. Mi chiedo cosa riesca a sentire e cosa no. Mi chiedo se io possa essere in grado di guarirla in qualche modo.

Ci sto provando, ma non so davvero come fare. Provo a figurarmi lei in salute che mi abbraccia, mi parla e scherza con me, ma non succede nulla. Ci provo diverse volte ma senza successo.

“Sono una buona a nulla mamma” – mi sento dirle a voce alta mentre mi accascio sul suo petto. Forse sarò più brava quando questa notte acquisirò il resto dei miei poteri.

E magari…tornerò domattina e riuscirò a risvegliarla, torneremo a casa e saremo un’altra volta solo lei ed io.

Almeno, lei ed io…

Cerco di ricompormi e poi sollevo la testa dal suo petto. La sua pelle ha il suo solito profumo. Ne faccio una scorta per quando sarò fuori di qui. Le guardo il viso intrappolato nei sogni, le palpebre chiuse e le labbra rilassate. È sempre così bella.

Lei non ha mai avuto bisogno di truccarsi. È sempre stata bella così, semplicemente naturale.

I capelli stesi sul cuscino le ricadono di lato, ondulati e morbidi.

Le mani poggiate dolcemente sul letto lungo ai fianchi. I polsi legati con cinghie di cuoio. Indossa una vestaglia della clinica. È immobile. Il suo respiro appena percettibile dal petto che si alza e si abbassa al ritmo del cuore. Mi sembra così…piccola.

Ricaccio indietro le lacrime che pizzicano agli occhi. Prendo un respiro profondo e cerco di buttare indietro la mia parte ‘fragile’. Devo essere forte adesso, lo devo anche alla mamma.

Decido di parlarle. Non so se possa sentirmi o meno, ma se può sentirmi le farà piacere sapere che sono qui.

“Mamma – inizio- sono io, Jennifer.

Sto bene mamma, sono venuta a trovarti perché voglio che tu sappia che farò tutto quello che è in mio potere per farti uscire da qui e farti tornare da me” – continuo mentre ho ripreso la sua mano destra tra le mie e la accarezzo dolcemente e leggermente – “sai, sono successe tante cose e, in teoria ne succederanno tante altre, ma tutto sarà finito entro questa notte “– sorrido e continuo – “Sai mamma, domani è il mio compleanno. Sarebbe bello se mi facessi un regalo e tornassi da me.”- e poi più che a lei dico a me stessa sottovoce : “Sì, sarebbe davvero fantastico”.

Genuflessa davanti al letto della mamma, tengo salda la sua mano tra le mie. Abbasso la testa, poggiando la fronte china sulle nostre mani che si tengono. Non voglio lasciarla. Vorrei continuare a parlarle ma le parole mi muoiono in gola. Faccio tesoro di questi istanti. Li terrò dentro me, li cercherò ogni volta per sentire la sua presenza, per sentire il suo profumo, la sua essenza in me. Sollevo un po’ la testa, quel poco che basta per dare un bacio alla sua mano. Non mi sembra vero. Il suo dito fa un movimento. È quasi impercettibile, tanto che all’inizio penso di essermelo immaginato. Poi ancora uno, e un altro ancora.

“Mamma, mamma…”- dico in preda ad una strana euforia. Anche se non lo so se è positivo o meno il fatto che si stia svegliando. Dopotutto ogni volta che si è risvegliata ha tentato di uccidersi. Ma decido comunque di non chiamare nessuno.

“Mamma, sono qui” – le dico con espressione un po’ più calma – “mi senti mamma?” – continuo.

Lei muove tutta la mano ora, stringe la mia e poi la riapre per stringermela ancora.

“Sì, mamma. Sono io. Dai mamma, apri gli occhi. Guardami”

Le palpebre sono pesanti ma inizia a socchiuderle. Sono consapevole che sto rischiando a non chiamare nessuno ma ho la sensazione che andrà bene.

“mamma, così, brava!”- la sprono.

Lei alza le palpebre come se avesse portato un peso enorme con sé. Apre gli occhi e fissa il soffitto. Poi gira piano il viso verso di me.

“Mamma”- e scoppio a piangere senza riuscire a trattenermi.

“Amore mio”- le sento dire. La sua voce è poco più di un sussurro. È rauca. Le labbra le muove appena ma è con me, è vigile. Non potevo immaginare questo.

Cerca di sollevare un braccio per accarezzarmi il viso ma, legata com’è, non le riesce e così mi avvicino alla sua mano per permetterglielo. Le sue dita indugiano un po’, mi accarezzano e cercano la guancia, gli occhi e le labbra. Soffoco le lacrime per non intristirla ed intanto chiudo gli occhi per assaporare ogni piccolo istante che mi verrà concesso.

“Perdonami amore mio”- dice con un filo di voce- “perdonami per averti messa in questa situazione”- continua – “il Libro…il…”-

-”Mamma, sta tranquilla, è al sicuro”

– “ Devi proteggerlo tesoro mio, nelle mani sbagliate può essere pericoloso. Tu devi proteggerlo così anche lui proteggerà te”- ansima.

-” Mamma non affaticarti”.

Mamma fa di no con la testa e continua: “Amore mio, devi ascoltarmi, ho pochissimo tempo. Tu sei una BlackSky. Tuo padre ed io lo scoprimmo poco dopo la tua nascita. Tu stanotte avrai davanti a te una scelta. Scegli sempre il tuo cuore e non potrai mai sbagliare. Noi lo abbiamo fatto tanti anni fa, ed io rifarei tutto. Tu sei sempre stata e sarai la mia vita. Non dimenticarlo mai. Quando ti sembrerà tutto troppo buio per proseguire, cerca la luce nel tuo cuore”- dice mentre una lacrima le riga il viso – “Ti voglio bene amore mio”- dice infine.

“Ti voglio bene anche io mamma”- riesco solo a dire mentre la mamma richiude gli occhi per tornare nel suo mondo fatto di sogni o di chissà cosa. La mano che prima stringeva saldamente la mia, ora è tornata come se fosse senza vita.

“Mamma”- dico quasi sussurrando.

La stanza è sempre stata in penombra, eppure quando mamma mi parlava sembrava esserci il sole che risplendeva qua dentro. Mi guardo intorno. Do un ultimo bacio alla mamma e le lascio delicatamente la mano fragile sul lettino. Sono in piedi e le do un ultimo sguardo. La osservo e cerco di imprimere bene nella mente la sua immagine di poco fa. Quella che mi diceva di volermi bene. Quella che mi parlava, dopo un anno che non le sentivo dire più una sola parola. La sua voce dolce e melodiosa anche in quella circostanza. Lei era perfetta sempre in tutto, anche ora che non sapeva esattamente se essere abbastanza forte da lasciarsi andare o continuare a combattere.

Tiro su col naso e proprio in questo preciso momento arriva Alice. Entra piano come se non volesse disturbare. Si avvicina piano al letto, controlla i parametri mentre mi chiede:” Come stai piccola mia?”

“Tutto sommato, sto bene Alice, grazie e grazie per avermi lasciata da sola con la mamma”- abbozzo un sorriso.

Con mia grande sorpresa lei mi abbraccia. Poi si scosta quasi come se fosse in imbarazzo.

“Scusami piccola” – mi dice – “è solo che ti sono affezionata”.

Le faccio un sorriso e ricambio l’abbraccio e poi le dico: “ Prenditi cura di lei, ok? Io tornerò a prenderla presto. Ma nel frattempo la lascio alle tue mani”

Lei si asciuga una lacrima. È emozionata e tiene gli occhi bassi.

“Andiamo”- concludo.

“Sì, andiamo” – conviene anche lei.

Ripercorriamo a ritroso il tragitto che avevamo fatto per arrivare alla stanza della mamma.  Alice non parla. Di tanto in tanto però esce un fazzolettino dalla tasca del camice bianco e si asciuga gli occhi. Io alzo il cappuccio e abbasso la testa e cerco di nascondere una certa emozione. Non saprei, ma quello che ho scambiato con la mamma è sembrato più essere un addio che altro.

Ora non voglio pensarci. Ho avuto un gran dono e ne farò tesoro sicuramente.

Arriviamo all’uscita. Abbraccio forte ancora una volta  Alice, che questa volta non si preoccupa di nascondere l’emozione e ,“Addio” , le dico.

-” No tesoro, non addio. Ma arrivederci” – mi dice con un sorriso tra le lacrime.

Le sorrido anche io e prendo la porta di uscita.

2021-10-03

Aggiornamento

La gentilissima e dolcissima https://www.instagram.com/sognodiunanottedimezzaestate3/ ha gentilmente supportato la mia campagna nelle sue storie. A lei va la mia stima e la mia gratitudine.

Commenti

  1. Elisabetta Tripaldi

    (proprietario verificato)

    Ciao a tutti, io sono Elisabetta, una delle pochissime persone privilegiate che hanno avuto modo di leggere in anteprima questo manoscritto, per fornire dei feedback alla scrittrice e dei consigli. Ebbene sì, per me è stato un vero ONORE leggere queste pagine perché hanno catturato la mia attenzione, il mio interesse e la mia curiosità sin dalla prima parola fino all’ultima. Una storia fantastica, dal ritmo incalzante, mai scontata, mai noiosa, mai lenta nello svolgimento dei fatti e degli eventi. Un libro dettagliato al punto giusto, capace di trasmettere delle forti emozioni e sensazioni le quali è come se fossero vissute in prima persona… Ci si riesce ad immedesimare perfettamente nei personaggi e a sentire e vivere i luoghi descritti come se si stesse realmente lì.
    Libro scritto in maniera magistrale, degno di una scrittrice che ha già un’esperienza pregressa alle spalle nella scrittura di romanzi…Ebbene sì, è come se la scrittrice avesse scritto già tanti altri libri, tante altre storie, vedendo la professionalità e la cura nei dettagli, la fantasia e l’originalità che traspaiono da queste pagine.
    È un romanzo che consiglio vivamente a tutti di acquistare, senza distinzioni.
    Che siate amanti del genere o che non lo siate, acquistatelo. Posso garantirvi che non ve ne pentirete perché è un libro che fa sognare, fa emozionare, fa commuovere, fa viaggiare con la mente e la fantasia e fa viaggiare in una città meravigliosa, enigmatica e misteriosa come Praga. Meraviglioso.

  2. (proprietario verificato)

    Ciao. Mi chiamo Elisa e sono una dei fortunati lettori in anteprima del libro di Antonella. Lei me lo ha fatto leggere prima che lo inviasse alla casa editrice per avere dei Feedback e come, eventualmente, migliorare la storia. Devo dire che per una come me che non legge molto, da questa storia sono stata catturata dalla prima frase fino all’ultima. Il libro si articola n un ritmo incalzante, mai scontato ma, soprattutto, emozionante. Spero davvero che Antonella trovi coinvolgimento da parte di tanta gente affinchè possa riuscire a pubblicare perché una storia del genere ha diritto e merita di esordire. L’ho acquistato e non vedo l’ora di avere il cartaceo tra le mani. In bocca al lupo cara Antonella, so che volerai in alto perché lo meriti tu e la tua storia.

  3. (proprietario verificato)

    Ho avuto modo di leggere il libro, bozza dopo bozza e se dovessi utilizzare una sola parola per descriverlo, sicuramente userei questa: emozionante. Nella lettura si ha modo di immergersi completamente in ogni personaggio e si vede bene quanto l’autrice abbia messo, di se stessa, nel libro. Spero tanto che più persone possibile possano avere il piacere di leggerlo, ne vale davvero la pena. Per aspera ad astra!

  4. (proprietario verificato)

    Ciao a tutti sono Rosa, e credo di essere stata una delle prime persone ad avere il privilegio di leggere questo libro, che ho trovato MAGNIFICO!!! Ben strutturato, scorrevole, per nulla prolisso; il ritmo è incalzante, le scene si susseguono rapidamente, al lettore viene regalato un mix di adrenalina, romanticismo, amore, dolore, smarrimento….
    I personaggi sono ben delineati, non sono buttati lì a caso, ognuno ha un proprio vissuto, col quale ciascuno di noi può identificarsi, e proprio mentre sembra che prendano le proprie strade, ecco invece che tutto converge…
    Vi invito a comprarlo, a leggero ed a gustarlo, è veramente sorprendente!!!

  5. Ho avuto la fortuna di seguire passo, passo l’autrice mentre scriveva il libro. Mi faceva ascoltare ogni rigo, ogni parola e frase . Dire emozionante è davvero dire poco. Ogni personaggio, ogni dettaglio, ogni storia è qualcosa mai letto prima. Lei ci ha messo davvero cuore e anima in questa opera e su questo posso garantirlo. Alcune volte, quando scriveva, la vedevo immergersi talmente che piangeva. C’è tanto di lei e del suo vissuto in ogni protagonista nella storia. Sì perché tutti i personaggi sono protagonisti seppure ce ne sia una principale. Il bello della storia è che niente è scontato, nemmeno il finale. Vale la pena spendere un pò di tempo e dare un’opportunità per emergere perché merita, davvero tanto. In bocca al lupo Antonella-

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Antonella Chiego
Sono nata il 2 Giugno del 1978 e vivo in un piccolo paese in provincia di Taranto. Sono madre di due ragazzi a cui dedico ogni giorno della mia vita.
Maledettamente insicura, dannatamente impacciata, ma con un amore innato per le parole. Attraverso esse riesco a buttare fuori quello che mi strugge o che mi emoziona.
Adoro leggere, su carta categoricamente. Sono convinta che non ci sia profumo più bello di quello di un libro o, ancora meglio, di una libreria. Scrivo le mie emozioni e “ L’ultima Black Sky” è la mia prima ‘creatura’. In passato ho sempre scritto poesie. Ho pubblicato in self publishing con Amazon, una raccolta chiamata “Schegge di vita- Lucida Follia” ma “ L’Ultima BlackSky” , per me, è stata una vera impresa.
Credo che ‘scrivere’ sia la miglior occasione per essere immortali, poiché le nostre parole resteranno per sempre nel cuore di chi ci leggerà
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