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L'uomo che vive nei sogni

L'uomo che vive nei sogni
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Consegna prevista Febbraio 2022
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Quanto possono i sogni sostituire la vita reale? Antonio è una persona senza ambizione e felice della sua vita senza picchi insieme alla sua amata Elena, l’unica donna che ha amato sin da quando andava a scuola.
La sua vita tranquilla viene bombardata dalla perdita dell’unica ragione della sua vita, in un incidente stradale.
In quell’esatto momento Antonio decide che la sua vita senza Elena non può esistere e che c’è un solo modo per continuare a vivere insieme a lei per tutta la sua vita: dormire il più possibile per poterla sognare.
Nei sogni è sempre stato brillante, seducente, vincente, tutto ciò che era Elena. Lentamente il nostro protagonista dovrà mettere se stesso davanti al ricordo della sua musa e riprendere il filo della sua vita metabolizzando il lutto e riscoprendosi come l’uomo che sognava di essere.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di concludere il primo vero grande progetto della mia vita.
Avevo in mente l’idea dell’uomo che cercasse di dormire più tempo possibile per poter essere più felice rispetto alla vita reale da moltissimo tempo, almeno quindici anni.
Dopo un periodo difficile della mia vita, complice il lockdown, ho deciso di realizzare questa idea e lasciar andare liberi i miei polpastrelli di creare una storia. E’ stato terapeutico per me, una vittoria,

ANTEPRIMA NON EDITATA

Gli esseri umani adorano i rituali. Si dice che ci siano persone che hanno fatto amicizia nei vagoni dei treni perché l’abitudine e il senso di responsabilità li portava a prenderli nello stesso orario, nello stesso vagone e se possibile nello stesso posto. I volti si fanno sempre più familiari e diventano parte della tua esistenza anche senza averci mai parlato UNA singola volta. E i pensieri scorrono mentre si fa l’appello virtuale “celo, manca”, come si faceva con le figurine dei calciatori contenute nelle gomme da masticare, che si comprava a scuola prima di entrare in classe. Oggi è rientrato il pelato seduto nei due posti in fondo alla carrozza.

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Con sempre gli stessi pantaloni beige. Ma quanti ne ha uguali? Ma li cambia ogni tanto? La “modellina” bionda che scende in Garibaldi ha cambiato taglio di capelli e ride mentre sta scrivendo al cellulare, ha sicuramente trovato l’amore. Sono felice per lei, l’ho vista tante volte infastidita. Forse perché ho cercato il suo sguardo molte più volte rispetto agli altri. Le file centrali con i quattro sedili che si guardano sono occupate dalle solite sciure che fanno baccano e si scambiano le foto sul cellulare dei loro bellissimi nipotini.. “guarda che bello il mio Riccardo” “tutto sua mamma per fortuna!” “ha gli stessi occhi della mia Lara” Ma quante foto hanno della loro famiglia se ogni volta devono farsene vedere di nuove? Sfruttano la demenza senile

per far rivedere quelle vecchie? Hanno un algoritmo mentale che ripesca quelle che hanno suscitato meno commenti? Mi ricordo di te e dei nostri tanti viaggi insieme nel bus che ci portava verso la scuola superiore. Distanza da casa mia 2.500 metri. Percorso del bus per arrivarci: 38 minuti. La mia era la prima fermata, poi il bus arancione percorreva il perimetro dell’intero paese per poi prendere la via verso la cittadina limitrofa e in quel momento potevo scorgere da lontano casa mia. Avevo la possibilità di prendere qualsiasi posto, ma ormai mi ero assegnato il sedile sul lato destro tra la prima e la seconda porta di entrata, con davanti il mio amico Carmine nel sedile girato al contrario rispetto al verso di marcia del bus. Avevo la possibilità di vedere tutte le persone che aspettavano il bus ad ogni fermata e vedere se ci fossi tu. E il mio cuore sobbalzava mentre Carmine mi parlava dell’ultima puntata di Beavis and Butthead. Non per la qualità (comunque eccelsa) della puntata, ma perché ti vedevo li, con i tuoi capelli biondi e raccolti con la coda, il trucco che risaltava i tuoi occhi, la tua posa da diva di chi sa di essere guardata, il movimento della mascella a pendolo mentre passavi da una parte all’altra il tuo chewing gum che riempiva come un paracadute ora una guancia, ora l’altra. Come faceva Michael Jordan, il mio idolo. Come facevo io la domenica mattina nella partite di basket, salvo poi sputarla dopo il riscaldamento perché il fiato si azzerava con la “cicca” in bocca.

E poi salivi sul bus e ti mettevi sempre nella stessa posizione, in piedi, vicino a me. E mi viene da sorridere nel ricordare che una parte di me pensava che ti mettessi li perché ti piaceva quel ragazzino occhialuto, magro, vestito non di marca e spesso in tuta. Quel ragazzino insicuro, spaventato e ingolfato tra i suoi sogni notturni di conquista e la paura di fare la grande figura di merda della giornata nell’aprir bocca con te.

E così passavo i 36 minuti giornalieri a cercare di trovare una proiezione geometrica che mi consentisse di ruotare gli occhi verso di te senza farmi beccare da te o da Carmine, che mi avrebbe preso per il culo davanti a tutti.

Queste tre ore e mezza che passavamo insieme ogni settimana erano dei viaggi straordinari nella mia mente nel quale pensavo ad ogni tua possibile risposta ad una mia domanda e nella serie di WHAT IF si finiva con il baciarci, fare l’amore, sposarsi, avere figli e vivere per sempre insieme felici e contenti Queste mezze giornate che passavamo vicino ogni mese erano degli sguardi rubati, dei centesimi di secondo di incrocio che provocavano degli sbalzi drammatici nell’ elettrocardiogramma virtuale del mio orologio da polso che segnava le pulsazioni schiacciando il tasto blu.

Questi cinque giorni ad anno scolastico che passavamo fianco a fianco erano delle ammissioni di inadeguatezza, di non

essere alla tua altezza, di non essere in grado di reggere nemmeno il tuo sguardo, figurati una conversazione sul tempo che fa o sui giorni che mancano al ponte del 25 Aprile e del 01 Maggio.

Questo mese che abbiamo passato adiacenti su quel bus durante le nostre scuole superiori nel quale soltanto quando un ragazzo cadde in una curva brusca ho avuto il coraggio di girarmi verso di te e farti una faccia buffa. Si quella faccia dove comprimi i muscoli del collo e li “sposti” verso l’alto, la bocca nella versione mezzaluna verso il basso e gli occhi strabuzzati. Cercavo un tuo sguardo d’intesa. Hai sorriso. Hai sorriso d’intesa. In quel momento ho sognato di baciarti, di fare l’amore, di sposarti, di avere figli, di essere felici e contenti per sempre. E poi hai rialzato la testa e hai ripreso con il rituale delle mandibole e del chewing gum. I tuoi occhi hanno lasciato la visione del mio viso e si sono concentrati su qualcosa non identificato sull’altro lato del vetro del bus. Lo stesso vetro da cui io ti scrutavo ogni mattina quando eri li, alla fermata ad aspettare il bus.

Ad aspettare me.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Non ho resistito ad attendere febbraio 2022 per la mia copia cartacea, quindi l’ho letto in formato bozza. Divorato in due giorni sotto l’ombrellone! Il racconto è piacevole, scorrevole, divertente e a tratti malinconico… vivendo nello stesso ambiente del protagonista, ho colto buona parte della sua storia.. leggetelo, ne vale la pena!

  2. (proprietario verificato)

    Ho comprato il libro ed ho letto la bozza. Più che letta, divorata. La lettura de “L’uomo che vive nei sogni” è scorrevole, appassionante ed emozionante. L’autore ti fa immedesimare nella storia e ti fa sentire le sensazioni del protagonista man mano che scorrono le pagine.

    Molto consigliato!

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Davide Cavati
Davide Cavati è nato in provincia di Milano nel 1983 e lavora come Project Manager nel mondo delle telecomunicazioni.
La sua natura ipercompetitiva trova sfogo nella sua più grande passione, fare l'allenatore di pallacanestro da ormai 20 anni. Scrivere è sempre stato lo strumento per mettere in pausa l'andamento frenetico delle sue giornate per ritrovare la sua reale natura introversa, che è la stessa che lo portava a creare delle storie fantastiche con protagonisti i "G.I. Joe" e i "Cavalieri dello Zodiaco" sul parquet della cameretta della casa dei genitori.
Co-Autore di "Vite Lungo la Sideline", una raccolta di storie sul mondo del football americano, che racconta settimanalmente con ironia nel podcast radiofonico "Radio Bonanza".
"L'uomo che vive nei sogni" è la sua prima opera personale.
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