Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il Mago del Tempo

Il Mago del Tempo
20%
160 copie
all´obiettivo
70
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Giugno 2022

È un afoso giorno d’agosto nel piccolo borgo di Anghiari, quando un evento inaspettato sconvolge la tranquillità degli abitanti gettandoli nel panico. Le lancette della Torre del Campano si sono fermate, sospendendo il paese in una dimensione senza tempo.
Il giovane Fulvio non avrebbe potuto scegliere momento meno appropriato per tornare dal suo esilio.
Per risolvere il mistero, Fulvio e sua sorella Fiamma si mettono all’opera in un viaggio alla scoperta del loro passato ma anche di ciò che li aspetta in futuro, che li porterà a trovare la risposta a molte grandi domande irrisolte delle loro esistenze.
Avventure, maghi, scontri e maledizioni sconvolgeranno il piccolo paese di Anghiari, mentre i protagonisti dovranno affrontare le loro paure per risolvere l’arcano.

Perché ho scritto questo libro?

Era quasi Natale. Il freddo dell’inverno aveva congelato tutto, lasciandomi sola in casa con il gatto, un camino finto, il mio divano e i miei libri. Ho ripreso in mano le bozze buttate giù di getto una sera d’estate, di ritorno da un viaggio ad Arezzo.
Quello con Fulvio è stato un viaggio iniziatico, alla scoperta di un mondo che credevo altrove e invece era dentro di me. Con lui ho preso un vuoto e l’ho riempito, ho plasmato il dolore restituendolo al mondo trasformato in qualcosa di bello.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo primo

È un’afosa tarda mattinata di fine agosto nel vecchio borgo di Anghiari e la vita scorre pacifica come ogni giorno. I gatti del paese dormono sugli usci, spalmati a terra come marmellata sul pane, al riparo dei vasi di fiori. Dei cani neanche l’ombra, se ne stanno rintanati al fresco nelle case insieme alle padrone, intente a preparare il pranzo. Perfino le zanzare sembrano essersi un po’ acquietate, forse stremate dalla calura infernale. Un vecchio solitario legge seduto ai piedi degli scalini, il rosso acceso della copertina in perfetto e caldo contrasto con la freddezza azzurra dei jeans e della camicia.

D’un tratto, l’orologio della Torre del Campano comincia a battere i dodici rintocchi di mezzogiorno, rompendo il silenzio quasi tombale.

È giunto al sesto rintocco quando uno straniero fa il suo ingresso in città, fermandosi al centro della piazza principale. È una figura molto alta e sottile, bardata in un mantello nero col largo cappuccio calato sugli occhi. I negozianti e i camerieri si pietrificano, lasciando le proprie faccende sospese a metà, lo fissano sbigottiti chiedendosi come possa non morire dal caldo.

Ancora un rintocco e il borgo torna a immergersi in quel silenzio, ma questa volta qualcosa sembra essere cambiato.

Continua a leggere

Continua a leggere

L’aria si è fatta più densa, pare quasi di poterla toccare. I gatti si destano dal loro sonno e si guardano intorno contrariati, mentre gli uomini tornano alle loro occupazioni ignari dell’accaduto.

La figura incappucciata si muove a passo svelto verso una casa poco più in là. La porta è aperta e una donna è affacciata sulla piazza, osservandolo con piglio severo.

«Alla fine sei tornato, Fulvio.» Lo accoglie facendosi da parte per farlo entrare. «Dimmi che questa cosa non è opera tua, almeno» aggiunge affaccendandosi davanti alla cucina.

«Ma sono appena arrivato, Fiamma, come pretendi che sia colpa mia?» replica lui stizzito, togliendosi il mantello e liberando una lunga chioma liscia, scura e arruffata.

«Lo penseranno, ti hanno visto tutti. È una coincidenza troppo strana per passare inosservata. Hai fame?»

Il giovane si stringe nelle spalle e si accascia sulla sedia davanti al piatto di pasta al pesto e pomodorini che la sorella gli ha lasciato sul tavolo.

«Speriamo nel loro buonsenso, allora» conclude la donna lasciandosi cadere con un sospiro di fronte a lui.

I due fratelli mangiano in silenzio, ognuno perso nei suoi pensieri. Chissà cosa ne sarà di questa loro riunione.

In una casa all’altro capo del borgo, una donna è intenta ai fornelli per gli ultimi ritocchi al pranzo cucinato per il marito. Butta un’occhiata oltre la spalla a controllare l’orologio a muro sopra la porta. Torna a concentrarsi sul fornello, si volta ancora a fissare il muro, gli occhi sgranati per la sorpresa di constatare che la lancette sono immobili. Asciuga le mani nel grembiule per cercare l’orologio da polso nella sala. Anche quelle lancette sono ferme.

Perplessa, la donna esce di casa in cerca di un confronto con le vicine. Trova un gruppo di donne già radunate per strada. Subito si introduce nel cerchio per scoprire che la conversazione è incentrata proprio sullo stesso motivo per cui lei è uscita.

«Allora anche i vostri orologi si sono fermati?» interviene con una nota di apprensione nella voce.

«Sì, alle dodici in punto» replicano un paio di donne sbigottite quanto lei.

Un coro di voci sempre più ansiose inizia a fare congetture sulle possibili cause di tale stranezza, finché un uomo le raggiunge di ritorno dal lavoro.

«Beh?» chiede bloccandosi in mezzo alla strada accanto alla moglie.

«Come beh, Eugenio… non hai visto? Gli orologi sono tutti fermi!»

L’uomo rotea gli occhi e sbuffa contrariato.

«No, non di nuovo!» esclama avviandosi di gran carriera verso il palazzo del Comune.

«Dove vai Eugenio?» domanda la donna seguendolo apprensiva.

«Dal sindaco, che domande.»

Eugenio continua a camminare a passo sicuro, entra nel palazzo e sale le scale fino a bussare alla porta.

«Avanti» gli risponde dall’interno una burbera voce cavernosa.

Eugenio spalanca la porta con impeto e si avvicina rapido alla scrivania.

«Abbiamo un problema, Bruno» tuona appoggiando le mani sul ripiano in mogano e piegandosi minaccioso verso l’uomo seduto dal lato opposto. «Un problema molto serio.»

Il sindaco solleva lo sguardo dalle carte che ha tra le mani, le folte sopracciglia sollevate e dubbiose, e osserva accigliato il nuovo venuto.

«Per l’amor del cielo, Eugenio, che ti prende adesso?» domanda infine appoggiando stancamente i documenti sulla scrivania. Toglie gli occhiali da lettura e strofina il viso con le mani ora libere.

Non è stata una buona giornata fino ad ora, il caldo afoso lo soffoca di giorno e gli toglie il sonno la notte, la sua pressione ha ripreso ad alzarsi a dismisura procurandogli non pochi fastidi. Ma Bruno non può concedersi un momento di pausa, in quanto sindaco è tenuto ad assolvere ai suoi compiti con puntualità e dare il buon esempio ai suoi concittadini. E quel periodo, come ogni estate, è sommerso di scartoffie burocratiche per le innumerevoli iniziative della comunità.

Eugenio è un suo caro amico dai tempi dell’infanzia, ma ha sempre avuto un temperamento rissoso, certamente un ingresso simile nel suo studio non può portare che cattive notizie. Proprio l’ultima cosa che avrebbe voluto in quella mattina tanto bollente, in tutti i sensi.

«È successo di nuovo, Bruno» ringhia l’uomo facendo scricchiolare la scrivania con una manata pesante sul ripiano.

Gli occhiali sobbalzano sui documenti e Bruno li afferra al volo prima che rovinino a terra.

Ancora non riesce comprendere cosa voglia comunicargli l’amico che, notando il suo smarrimento, pare adirarsi ancora di più.

Indica la Torre del Campano oltre la finestra e spalanca gli occhi in un’espressione oltraggiata. «Non ti rendi conto, Bruno? Guarda, guarda la Torre!» esclama ormai del tutto fuori di sé dalla rabbia.

Il sindaco si volta e butta uno sguardo alla finestra. Solo allora pare risvegliarsi del tutto dal torpore e un’espressione di puro terrore gli si dipinge in viso.

«No… come trentatré anni fa. No!» Ritorna padrone delle sue emozioni prima di riprendere a parlare. «Sei certo che sia successo di nuovo?» gli domanda aggrappandosi alla flebile speranza che quelle siano le uniche lancette ferme del paese. «Potrebbe essere solo un guasto, manderò l’orologiaio appena possibile.»

«No, Bruno!» Eugenio prende a pugni l’armadio alla sua destra. «Dannazione, no! Sono tutte ferme! Come quella volta!»

Il sindaco curva le spalle come fossero improvvisamente gravate di un gran peso e sospira.

«Com’è possibile, Eugenio? Quella donna è morta da anni e il figlio diabolico se n’è andato con lei.»

«Quell’altra è rimasta. La ragazzina dai capelli rossi. Tuo padre avrebbe dovuto bandire l’intera famiglia.»

«La ragazza non c’entra nulla, Eugenio. Ricordi? Era appena una bambina…»

«L’altro, il ragazzino… era un neonato. Eppure è stato lui a scatenare l’inferno.»

«Sai bene che non è così, Eugenio. È stata solo una coincidenza.»

«Non esistono le coincidenze, Bruno. Non quando è coinvolta quella famiglia di spostati.»

Il sindaco esala un lungo sospiro, poi torna a guardare la Torre e le sue lancette desolatamente ferme. Subito la mente torna a trentatré anni prima, quando i suoi giovani occhi da ventenne oavevano osservato la stessa scena da quello stesso ufficio, anche se da una posizione diversa. Al suo posto, a quell’epoca, c’era suo padre e lui era appena tornato in licenza dal servizio militare. L’intero paese si scatenò contro una donna di pochi anni più vecchia di lui, Sofia. Pur essendo cresciuto circondato dal disprezzo per lei e la sua intera famiglia, Bruno ricorda di esserne sempre stato affascinato. Era una giornata torrida come quella presente il giorno in cui venne convocata nell’ufficio di suo padre. Appena la donna varcò la porta, il suo cuore prese la rincorsa. Non lo ammise mai, ma forse si innamorò di lei in quel momento, la prima volta in cui la vide davvero. Alta e sottile, il viso spigoloso, il naso lungo e appuntito, Sofia emanava però un’aura di calore e dolcezza. Quel contrasto tra la sua apparenza piena di asprezze e la morbidezza dei modi la investivano di un fascino particolare, che negli anni la rese irresistibile per molti uomini. E lui non faceva eccezione.

Era un tratto distintivo dei Magi, uomini morti o scomparsi e donne affascinanti, forti e mistiche. Era l’unica famiglia del paese a svilupparsi interamente sulla linea materna; anche ripercorrendone la storia all’indietro di generazioni, Bruno non riuscì mai a risalire al padre fondatore. L’ultima generazione non aveva fatto eccezione. Di Sofia Magi nessuno ricorda in paese che sia mai stata sposata né l’identità del padre dei suoi due figli, che dunque avevano ereditato il suo cognome. Per questo l’intera famiglia fu sempre malvista.

In paese si narrava, e si narra tuttora, che il cognome fosse stato attribuito secoli prima per le doti magiche che caratterizzavano quella stirpe.

Bruno, dal canto suo, con la sua mente esasperatamente scientifica, non si accodò mai a quelle dicerie maligne e insensate. Eppure, trentatré anni prima, di fronte a quella donna, la sua scienza per un attimo aveva vacillato.

«Non resta che una cosa da fare, Bruno.»

La voce potente di Eugenio strappa l’uomo ai ricordi. Il

sindaco torna a guardare l’amico e si arrende all’inevitabile in un sospiro.

«Convocherò Fiamma Magi, Eugenio.»

Proprio in quel momento, qualcuno bussa alla porta. Bruno invita Eugenio ad aprire con un cenno stanco della mano.

Sulla soglia lo attende un giovane così magro e impaurito da sembrare sul punto di morire.

«Chiedo scusa, signor sindaco. Sono Riccardo Innocenti, lavoro al ristorante in piazza. Mi manda il signor Taglieschi. Mi ha incaricato di dirle che l’ha visto tornare. Ha detto che lei avrebbe capito.» Il giovane, titubante, si liscia il grembiule nero da cameriere con fare nervoso.

I due uomini all’interno dell’ufficio si scambiano uno sguardo pieno di sottintesi, ma Bruno zittisce l’amico con un gesto prima che la sua ira esploda di nuovo. Il giovane Riccardo osserva Eugenio con malcelata paura, come se temesse per la sua stessa vita.

Bruno lo guarda a lungo prima di prendere un altro lungo sospiro.

«Bene, Riccardo. Riferisci al signor Taglieschi che lo ringrazio per avermi informato. Prenderò subito provvedimenti al riguardo» sentenzia per poi congedarlo. 

Appena la porta si chiude alle spalle del giovane, Eugenio torna alla carica.

«Che ti avevo detto, Bruno? Quella famiglia non porta che disgrazie a questo paese.»

«Convoco anche il consiglio, Eugenio. Avverti gli altri» replica Bruno ignorando le accuse dell’amico.

È tempo di risolvere questa questione una volta per tutte.

2021-10-13

Aggiornamento

Sono trascorse tre settimane dal lancio della mia campagna e io ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno deciso di sostenere questo mio nuovo sogno. È un momento pieno di piccole e grandi sfide, di cambiamenti più o meno graditi da elaborare e accettare, in cui sento che la mia pelle sta cambiando (e ribellandosi!). Non so ancora dove mi porterà questo momento, certamente alla nuova versione di me. Per questo non sono molto attiva nella campagna, prometto di rimettermi in pista e impegnarmi di più! Intanto grazie di cuore a tutti per aver creduto in me, per avere creduto in Fulvio... Continuiamo a parlarne!

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il Mago del Tempo”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Laura Ossola
Lombarda di nascita, marchigiana d'adozione, Laura Ossola ha incontrato il mondo dei libri all'età di 11 anni, scoprendosi fin da subito un'avida lettrice. Nello stesso periodo è iniziata anche la sua produzione, dapprima con la poesia, poi con racconti e romanzi brevi scritti negli anni degli studi alla scuola media e al liceo. L'università e l'ingresso nel mondo del lavoro l'hanno allontanata da questo suo primo amore, fino al 2016, quando,dopo una grossa delusione lavorativa, vi ha infine fatto ritorno, riprendendo la produzione di poesie e cominciando a lavorare su progetti più ambiziosi.
Da questo viaggio di ricerca interiore e sperimentazione sono emersi le sue pagine social, Meravigliose Follie dall'Esilio (su facebook e Instagram), e Laura Ossola Scrittrice, su facebook. “Il Mago del Tempo” è il suo secondo romanzo, a due anni di distanza dal suo esordio con #ritornoacercarti.
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie