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Margareth Tabbur - Il destino di Shirivil

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Consegna prevista Ottobre 2020
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Margareth Tabbur è una ragazza di dodici anni, cresciuta senza amici e in una famiglia che non le ha mai voluto bene. Per non sentirsi sola, fin da piccola ha creato nella sua testa un mondo parallelo, popolato da folletti, streghe e tante altre creature: si tratta dell’isola di Shirivil. In questo luogo ha degli amici che ama: il folletto Brownie, la strega Durlindera e il fauno Pokie. Nella sua immaginazione tutto è rappresentato in modo dettagliato. Sa bene che sono solo fantasie, ma vi si rifugia ogni volta che può. Un giorno le sue visioni diventano oscure e nella casa accanto compare un vicino misterioso, Nicolas, il quale le fa capire di conoscerla. Una mattina il ragazzo si reca dal vicino della casa di fronte, il signor Leonardo. Margareth decide di indagare e scopre che il signor Leonardo e Nicolas hanno la mappa dell’isola: Shirivil e tutti i suoi abitanti sono reali e stanno per morire. L’isola ha bisogno della sua Eletta.

Perché ho scritto questo libro?

Un pomeriggio di settembre ho preso il computer e ho scritto di getto. I miei personaggi sono nati con naturalezza, meravigliosi nelle loro debolezze. Vivono in un mondo devastato dalla crudeltà, ma cercano di proteggere la loro purezza. Oggi come oggi chi è buono e gentile viene emarginato e questa non dovrebbe essere la normalità. Ferire è così semplice, è molto più difficile restare puri. Ho scritto per ricordare che si tratta sempre di una scelta.

I.

A Normag, in uno dei quartieri affacciati sul lago Halley, viveva una ragazzina di nome Margareth Tabbur, o meglio, Maggie Pi. Questo era il soprannome con cui fin da piccola l’aveva amorevolmente chiamata la sua nonnina, Teresa Roland. Maggie non aveva mai chiesto molto dalla vita: per essere felice le bastava un abbraccio, una passeggiata al lago, accarezzare un micio o annusare le pagine di un libro. Era forse una tipa strana, a detta di molti, ma sicuramente una ragazza gentile ed empatica. Eppure, in un mondo così veloce e caotico, non riusciva a trovare il suo posticino. Così era cresciuta senza amici, circondata dall’amore della sua nonnina e del suo micione Teddy. E, sinceramente, questo le era sempre bastato.

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Purtroppo, una sera d’inverno, aveva salutato per l’ultima volta la sua nonnina e da lì in poi nulla era stato più lo stesso. Aveva così preso l’abitudine, fin da piccola, di vivere in un mondo tutto suo, creato dalla fervida immaginazione della sua testolina bionda. Viaggiare attraverso i mille portali creati dalla sua mente, era diventato essenziale per riuscire a portare a termine una giornata felice. Aveva così scoperto valli piene zeppe di cervi azzurri, foreste incantate abitate da saggi gnomi millenari, carrozze volanti fatte di nuvole, giganti gentili con maestose dimore nelle profondità degli oceani. Il caos, in questo modo, poteva diventare per lei ordine e pace. Infatti, ogni creatura conosceva il solo linguaggio della gentilezza. Nel mondo reale era raro ricevere un sorriso da uno sconosciuto, o anche da qualcuno di conosciuto. I suoi genitori non ricordavano nemmeno il giorno del suo compleanno e credevano di avere messo al mondo qualcosa di rotto, di guasto. Margareth non era una brava cuoca, non era un genio in matematica e non aveva amici. Non guardava molto la televisione e non era nemmeno una cantante talentuosa. Questo le era ripetuto tutti i giorni, quando si ricordavano di rivolgerle parola. Eppure lei era in pace, nel suo immaginario mondo perfetto. D’altronde, la vita le aveva insegnato ad attingere felicità dal pozzo del suo cuore. Che chiudessero pure tutti i pozzi, gli altri! Lei aveva da fare, non poteva perdere tempo dietro a certe parole e pensieracci.

Da parecchi anni si divideva tra il mondo reale e il suo rifugio immaginario: precisamente sul pianeta Dyanur, nell’isola di Shirivil, un paradiso sperduto nell’oceano di Frivilin. L’isola era famosa per i suoi paesaggi straordinari: la catena innevata del Mhor Kij si estendeva per tutta l’estremità orientale, proteggendo i paesini lungo la costa dai gelidi venti dell’oceano. Nel cuore di Shirivil si trovava il fiume Mebbhar, interrotto a metà dal lago Lurma. Gli abitanti dell’isola erano quindi soliti parlare di Mebbhar Nord e Mebbhar Sud, come se fossero due fiumi completamente diversi. A ovest del fiume c’era la meravigliosa e immensa foresta di Kiorjir, popolata dalle creature più straordinarie del mondo: qui vivevano i famosi cervi azzurri, le cui lacrime erano in grado di guarire qualsiasi ferita mortale; c’erano poi le Fate dei Sogni, gli Orchi Bonaccioni e gli Gnomi Studiosi, e tutti vivevano in armonia, collaborando a proteggere la maestosa vegetazione. A ovest di Kiorjir c’era il fiume più piccolo di Kyor, nato dal saggio monte di Nal. E c’erano isolette minori tutte intorno a Shirivil, come dei piccoli satelliti spaziali. La capitale Tartakas era il centro culturale di quelle terre: qui era stata costruita una biblioteca enorme, la Biblioteca Antica, con una collezione dei migliori libri di tutti i mondi esistenti. Margareth amava passare molte ore rinchiusa in questo luogo, poiché il profumo di pagine e di fantasia riusciva a calmarla sempre in una giornata no.

E a Shirivil aveva dei fedeli amici: c’era Pokie, un simpatico fauno di Fihotel, a nord del Mebbhar Nord. Era sempre elegante e raffinato, con il papillon e la tuba lucidissima. Amava scoprire e collezionare pietre speciali, e aveva avviato un’azienda di successo proprio in questo tipo di commercio: i clienti portavano oggetti particolari e strampalati e lui donava in cambio questi “talismani per la felicità”, come amava definirli. Era particolarmente altruista e potevi ritrovarti una pietra in tasca senza nemmeno accorgertene. A Margareth sembravano semplicemente dei sassi, ma rispettava l’amico e il suo modo di vedere il mondo. Se le capitava una giornataccia, Pokie correva a sotterrare una pietra rosa e canticchiava una poesia improvvisata al momento. Diceva che in questo modo sarebbe tornata allegra, grazie al potere della Luhamanda. Per forza di cose, poi a Margareth tornava il sorriso (forse non proprio per la pietra, ma Pokie era così così premuroso con lei! Come poteva tenere il muso?).

Al fianco del fauno era sempre presente il suo migliore amico, il folletto Brownie di Kiorel, dall’altra parte della riva del Mebbhar Nord. Era un tipetto alto quaranta centimetri, con orecchie molto a punta. Nonostante il suo luogo di provenienza fosse la Foresta di Kiorjir, aveva deciso fin da piccolo di far emergere il proprio talento in città. E Kiorel era diventata davvero la sua casa, come se ci fosse nato. Un paio di anni dopo il suo trasferimento aveva anche conosciuto Pokie, della città al di là del fiume. Era scattata una complicità pazzesca fin dal primo incontro, un lunedì di fiera nella piazza di Kiorel. Con quelle pietre coloratissime da tutte le parti – sulle spalle, sulla testa, sulle mani, sulla lingua – aveva capito di aver trovato il suo amico gemello, speciale come lui. Infatti, Brownie era una delle menti più brillanti di tutto il popolo dei Folletti: era un inventore. Sapeva creare gli oggetti più strani dell’intero pianeta: cappelli sottomarini, scarpe canterine capaci di saltellare tra una nuvola e l’altra, bolle d’aria in grado di trasportare otto persone in una volta sola. Un pesce fuor d’acqua all’interno del suo popolo: tutti gli altri Folletti erano famosi per i loro dispetti e la smisurata voglia di giocare ogni minuto della loro vita. Brownie aveva deciso, al contrario, di studiare e di applicarsi in materie curiose e utili per gli altri. Le sue creazioni avevano, infatti, come sommo scopo l’intrattenimento del prossimo. E non si fermava mai, lavorava giorno e notte, credendo ciecamente nella sua missione e passione. La sua personalità era molto più vicina a quella degli Gnomi, un popolo di sagge e antiche creature, i custodi di tutta la conoscenza dell’isola. Qualche parente di Brownie parlava di un lontano antenato Gnomo, Peher ‘El Mheroi, dell’Ordine dei Protettori della Biblioteca di Tartakas.

Infine c’era Durlindera, una strega buona sempre indaffarata a raccogliere erbe speciali nel bosco incantato di Hal, vicino alla fiorente cittadina di Narvil. Da parecchi anni aveva deciso di spostare la sua dimora proprio nel cuore del bosco, per avere un contatto più profondo con la natura e con le vibrazioni positive del luogo. Margareth amava moltissimo osservare in silenzio la donna mentre raccoglieva fiori magici e accudiva animali selvatici. Recentemente avevano avuto a che fare con un cavallo bianco alato, con entrambe le ali spezzate. Questo fatto l’aveva turbata parecchio, soprattutto perché a Shirivil tutto funzionava secondo le regole dell’armonia e della felicità. Per quanto si sforzasse di cambiare queste immagini, si ritrovava sempre vicino alla stessa sorgente d’acqua, con Durlindera taciturna, china sul capo della povera bestia. Aveva così iniziato a trascorrere la maggior parte del tempo con Pokie e Brownie, passeggiando per le vie di Kiorel o leggendo romanzi nella Biblioteca Antica di Tartakas, circondata dal lavoro silenzioso degli Gnomi Protettori. Inoltre nella capitale poteva osservare cittadini di tutta l’isola: c’erano Fate, Elfi, Gnomi, Maghi, Troll, Orchi, Folletti e Streghe. Le piazze erano coloratissime, animate dalle chiacchiere di tutte queste persone felici e sorridenti. Per non parlare dei Draghi nei cieli e dei Cervi Azzurri nelle foreste, dei Giganti e delle Sirene nei mari. Nessuno litigava mai, i bambini giocavano fra loro senza distinzione di popolo e le case erano sempre piene di persone e di profumo di cibo. Molte volte aveva partecipato a compleanni di sconosciuti, accompagnata dai suoi due inseparabili amici Brownie e Pokie. Durlindera, purtroppo, aveva smesso da un po’ di farsi vedere, anche se in passato era stata l’anima delle feste: portava gioia e spensieratezza, con i suoi capelli corvini e lunghissimi, a suo agio in un abito bianco e argento, bella come una sposa.

Così Margareth passava le sue giornate, sempre con la testa fra le nuvole, a detta di tutti. Questo non le impediva, in ogni caso, di aiutare un compagno di classe in difficoltà o una signora anziana piena di buste della spesa. Riusciva a disconnettersi e riconnettersi da Shirivil con molta velocità e sapeva benissimo che ciò che era nella sua testa restava nella sua testa, non era reale. Ma questo isolamento temporaneo l’aiutava a sopravvivere in giornate davvero buie, quando tornata a casa si ritrovava sola, senza una carezza, un abbraccio o una parola gentile.

II.

Era una domenica sera molto silenziosa e Margareth stava osservando le stelle, rannicchiata vicino alla finestra, con una tazza di latte caldo fra le mani. Vicino a lei se ne stava buono Teddy, un gattone nero dallo sguardo sempre fiero, la sua ombra da quando era nata. E il cielo era particolarmente generoso: milioni di puntini bianchi riempivano l’immensità celeste, creando un’atmosfera magica che riusciva sempre a incantarla. Quella mattina aveva compiuto dodici anni e, ovviamente, nessuno le aveva organizzato una festa o le aveva semplicemente fatto gli auguri. Ma nulla di male, era abituata. Aveva passato tutta la mattinata in giardino, giocando e coccolando il suo micione. Poi nel pomeriggio, sdraiata sul prato, aveva fatto un salto a Shirivil per festeggiare con Pokie, Brownie e Durlindera. Qualcosa di strano, tuttavia, era accaduto: come al solito Durlindera si trovava nei pressi del ruscello a curare il cavallo alato, mentre Brownie e Pokie non erano presenti a Kiorel, e nemmeno a Fihotel. Generalmente le bastava chiudere gli occhi e decidere di vedere i suoi amici immaginari in un determinato posto dell’isola, sapete com’è, trattandosi della sua fantasia personale. Eppure questa volta non aveva funzionato: si era ritrovata nel bosco di Hal, con la Strega. E nonostante provasse a cambiare luogo, continuava a ritornare vicino all’amica. Non che fosse infastidita dalla sua compagnia, ma Durlindera era molto triste quel giorno e continuava a brontolare frasi sconnesse e senza senso. – Non ora, non ora! Maledizione! Non è il momento, non davanti a lei! –, – Non è pronta! Lo so che non abbiamo più tempo, ma lei non è ancora pronta!

Margareth aveva provato a chiedere spiegazioni, ma la donna aveva continuato a medicare le ali del povero animale, senza degnarla di uno sguardo. Allora aveva deciso, un po’ triste, di tornare nel mondo reale. Non riusciva proprio a capire: tutto ciò che aveva sempre visto era nato nella sua mente, colmando le mancanze del mondo reale. Eppure anche lì era filtrata un po’ di tristezza. Che stesse perdendo un po’ di fantasia? Sapeva che generalmente, chi aveva amici immaginari era un bambino piccolo o un pazzo. Lei non era piccolissima, ma non era nemmeno pazza. È anche vero, tuttavia, che i pazzi non sanno di essere pazzi, non si autodefiniscono tali, sono gli altri a vederli strani! Matta o no, era troppo affezionata a quel mondo e a quei personaggi così gentili, così buoni. Erano la sua famiglia, finzione o meno. Come poteva definire i suoi sentimenti per loro non reali? D’altronde molte cose esistenti non potevano essere viste da occhio umano: l’amore, la tristezza, la gioia, la rabbia… Queste emozioni erano meno reali solamente perché non visibili? L’amore e la fedeltà per i suoi amici erano tanto reali quanto quelli per Teddy e per la nonna. Lei sì che l’avrebbe capita. Si assomigliavano molto e prima di andarsene le aveva confidato un segreto: poteva vedere il futuro nei sogni, qualche volta. Così sapeva sempre prima del tempo se qualcuno aspettasse un bambino. Era dunque pazza o non reale? Una strega di Shirivil avrebbe potuto fare una cosa del genere, non una donna mortale della Terra. Shirivil era immaginaria, ma la nonna no, le sensazioni no, l’amore proprio no!

Probabilmente il suo umore poteva aver influenzato anche il mondo nella sua testa, perciò aveva passato il resto della giornata in giardino, sotto il suo albero preferito, con un romanzo e la testolina di Teddy a portata di mano. Tra una carezza e l’altra si era addormentata profondamente, cadendo in un sonno senza sogni.

Poi la sera si era accoccolata alla finestra, cercando un po’ di pace nella magia del cielo stellato. Prima di andare a dormire ci avrebbe riprovato, sarebbe tornata a Shirivil. Assorta nei suoi pensieri, inizialmente non si accorse che nella finestra della casa a fianco alla sua era apparso un ragazzo, all’incirca della sua età, con i capelli scuri e gli occhiali enormi. Lo osservò attentamente: era agitato, probabilmente in uno stato confusionale, con enormi occhiaie sotto le lenti. Le faceva quasi pena. Gli tremavano le mani, mentre beveva come lei da una tazza fumante.

– Ciao! – esclamò Margareth.

Il ragazzo si voltò di scatto. Dopo qualche secondo di esitazione rispose con un cenno del capo.

– Stai bene? – chiese Margareth preoccupata.

– Sì… – sussurrò.

– Scusami se ti disturbo, ma hai l’aria di stare male… Hai bisogno di qualcosa?

– No ­– fece il ragazzo. ­– Sono a posto.

Margareth, un po’ a disagio e dispiaciuta per la freddezza delle sue risposte, preferì non insistere. In quel momento Teddy cominciò a miagolare ai suoi piedi. Lo accarezzò un pochino per calmarlo, si girò nuovamente verso la finestra del ragazzo e rimase stupita nel notare che fosse chiusa, con le imposte ben serrate.

– Devo stargli davvero antipatica. Pensi che abbia già capito che sono un po’ matta? – fece con un mezzo sorriso al suo micione, ormai già sistemato a pancia all’aria per ricevere la dose giornaliera di coccole.

– Scusa?

Margareth quasi cadde dallo spavento. Il ragazzo era ancora lì, con le imposte aperte, che la fissava preoccupato.

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Una storia che si lascia leggere tutta d’un fiato dalla prima all’ultima pagina.
    Margareth è una protagonista forte e positiva che, nonostante le avversità della vita, rimane fedele ai suoi valori e alle sue amicizie dimostrando sempre come la vera arma sia essere buoni e aiutare chi ci è vicino, perché solo diffondendo amore si possono affrontare i problemi della vita.
    È un romanzo di formazione scritto con l’intento di dare speranza e forza ai ragazzi che iniziano ad affrontare le prime difficoltà e che devono fare i conti con i problemi che derivano dal trovare il proprio posto nel mondo, cercando allo stesso tempo di rimanere sempre coerenti con se stessi.
    Margareth e i suoi amici ci insegnano che è molto facile lasciarsi deviare da negatività e cattive compagnie, ma ci ricordano anche che abbiamo sempre una scelta e quello che siamo e diventeremo dipende proprio da come decidiamo di reagire alle cose che ci accadono.

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Jessica Casalino
Jessica Casalino nasce il 5 maggio del 1992. Questo giorno segna il suo destino e ben presto si ritrova perseguitata dalla domanda: “Conosci la poesia del 5 maggio”? Per fortuna scopre di amare la letteratura: i libri diventano la sua famiglia. Tra uno spettacolo di teatro e l’altro, sorseggiando molti cappuccini e circondandosi di gatti, prosegue la sua vita inseguendo i suoi sogni. Scopre molto presto quanto sia facile odiare, ma decide fin da subito di essere una sostenitrice dell’amore. Ogni singola esperienza diventa il carburante delle sue creazioni: così riempie fogli e fogli di infinite parole. Presto si ritrova sommersa dai suoi scritti, perciò acquista un baule antico per riporre i suoi pensieri. Oggi Jessica fa la Copywriter e ha cinque gatti. Naturalmente, sta ancora cercando di realizzare i suoi sogni e custodisce con cura l’antico baule sulla sua libreria.
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