Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Me inAttesa

100%
200 copie
completato
25%
113 copie
al prossimo obiettivo
Svuota
Quantità
Consegna prevista Giugno 2020

Tutto è nato da un meteorite che si è schiantato sulla mia vita da trentacinquenne, mentre ero molto impegnata a fare progetti e soprattutto a compiacere gli altri: il 26 ottobre 2018 mi è stato diagnosticato il linfoma di Hodgkin. Mentre cercavo tra le macerie mi sono accorta che molte delle cose che prima di quel giorno pensavo fossero fondamentali (la mia relazione che durava da quattro anni, la considerazione positiva di chiunque amassi e molto altro) si erano polverizzate all’impatto con quel meteorite.
Da quel giorno inevitabilmente è cambiato tutto e la mia storia ha preso una piega completamente diversa.
Ho messo fine alla mia relazione, ho capito cosa significa davvero avere paura, ho scelto di ascoltare quella parte di me che da troppo tempo non era felice, mi sono fatta rasare a zero i capelli, ho scritto nuove canzoni, incontrato nuovi amici e mi sono innamorata. Questa è la mia storia, spaventata, ironica, sincera.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per chi si è stancato di raccontarsi bugie. Per chi si è accorto di un suono lontano e stonato nelle orecchie, un ronzio insistente che da la sensazione che ci sia qualcosa che non va. Per chi non ha paura di ascoltare quel suono fino a rendersi conto che si tratta di una vocina che ripete “Ti stai solo accontentando, coglione”. La verità spesso non è facile da digerire ma si fa molta più fatica a farlo chiusi in una stanza di ospedale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1
Gli eroi dell’infanzia

Da piccola avevo una lista di Super Eroi ai quali ero molto affezionata.
I primi che mi vengono in mente risalgono a quando avevo otto anni: guardavo il cartone animato delle tartarughe ninja, hanno giocato un ruolo fondamentale nell’aiutarmi a sconfiggere la paura del buio.
Ogni volta che dovevo alzarmi nel pieno della notte per andare in bagno, sentivo di correre il rischio di non tornare mai più. Dovevo andarci per fare pipì ma l’idea di alzarmi dal letto e infilarmi in quel corridoio buio e minaccioso mi faceva venire ben altri stimoli.
Donatello, Raffaello, Michelangelo e Leonardo abitavano nelle fogne quindi se fossi arrivata fino al bagno illesa, loro mi avrebbero protetta.
Lanciavo in aria le coperte, saltavo fuori dal letto e correvo fino a lì trattenendo il fiato, per poi chiudermi immediatamente la porta alle spalle.
Poco prima del Natale del ‘91 la Mattel promosse l’uscita di un giocattolo ispirato proprio alle tartarughe Ninja mutanti: piccole testuggini di plastica innocue alle quali, schiacciando un pulsante, si apriva la pancia e si poteva ruotare loro la testa e fargli spuntare gambe e braccia al posto delle zampette.
Guardandole a mutazione completata, veniva spontaneo chiedersi se Vin Diesel assumesse abbastanza proteine.
Uno di loro in particolare mi aveva rubato il cuore: Michelangelo. Era impulsivo, coraggioso, aveva la credibilità che si meritano solo i personaggi che a prima vista pare non se ne meritino affatto e poi fanno o dicono qualcosa che ti lascia a bocca aperta a riflettere sui massimi sistemi della vita.
Fu quindi il Michelangelo Mattel a finire in prima posizione nella lista dei desideri scritta sulla Letterina di Natale 1991.
Scartai il pacchetto con la smania di cui sono capaci solo i bambini di fronte a un regalo da aprire ed eccolo lì.
Quant’era bello.

Continua a leggere
Continua a leggere

Dalla notte stessa in bagno ci andai stringendolo in mano e notte dopo notte dopo notte, la mia paura del buio si affievolì.
Ad un certo punto, sentendomi ormai immune dalle forze del male del dark side of corridoio, iniziai addirittura a lasciare la porta del bagno aperta.
Un passo alla volta tutto svanì nel nulla.
Ricordo l’immagine di Michelangelo abbandonato sulla mensola rossa della mia cameretta e infine, dopo qualche giorno di tacita nostalgia, lo guardai e gli dissi: “Non fraintendermi Mich, non sei tu, sono io. È che ora sono diversa, sono cambiata e sento che la nostra relazione non è stata al passo. Dimmi che mi capisci, ti prego”.
A proposito di Eroi dell’Infanzia e di 25 Dicembre: per me fu un eroe anche Babbo Natale.
E pure Gesù.
Un anziano obeso su una slitta volante che si accollava il giro del mondo in una notte per portare regali a milioni di bambini e un trentenne che si faceva inchiodare a una croce per gente che non aveva mai nemmeno visto, resuscitava e il giorno del suo compleanno, anziché alzare trionfante il dito medio dicendo “Oh, c’avete provato ma sono ancora qui”, faceva regali a chiunque.
Se non sono eroi questi…
Ad un certo punto però il dualismo fantasia-religione iniziò a crearmi un po’ di confusione su chi fosse il corriere.
Gesù Bambino o Babbo Natale?
Chi è che si calava dal camino (che comunque non ho mai avuto)?
Un neonato?
Un ciccione con la barba?
Il neonato nascosto nella barba del ciccione?
Tra gli adulti c’erano versioni contrastanti e io non sapevo più a chi credere.
Elaborai la teoria che Babbo Natale fosse il nonno di Gesù e iniziai a scrivere ad anni alterni la letterina a uno e all’altro.
La concludevo con “salutami tuo nonno” o “un abbraccio forte a tuo nipote” per non fare un torto a nessuno.
Poi arrivarono i giorni della rivelazione.
I primi dubbi furono sollevati da qualche mio compagno di classe bastardo che godeva nel distruggere l’ingenuità altrui.
Infine chiesi a mio padre:
“Papà, Babbo Natale esiste?”
E lui “Se ci credi sì”.
Che paraculo.
Ad ogni modo, sfogliando il catalogo dei miei supereroi, mi accorgo che quelli che resistettero più a lungo al lento ma inesorabile avvento dell’adolescenza, furono sicuramente loro: i miei genitori.
Erano infallibili, risolutori di ogni problema, il nucleo inscindibile della mia esistenza.
Come due sfere luminose che insieme avevano creato un atomo indivisibile dentro al quale c’ero anche io e fuori tutto il resto.
Fuori tutto il male, i pericoli, il maestro di musica troppo severo, i compagni di classe stronzi, la febbre il giorno della vigilia di Natale, il terrore dell’ora di ginnastica, la paura del buio, il timore di non essere abbastanza buona.
Dentro noi tre, le risate la mattina presto, l’odore del vapore sbuffato fuori dal ferro da stiro ogni domenica, col sottofondo dei vinili di Mango, Whitney Houston e Eduardo De Crescenzo, i giochi nel lettone, le colazioni che profumavano casa di caffellatte, i cartoni animati fino a tardi il venerdì sera, il divano diviso tre.
Solo una cosa stonava: una volta al mese mia madre si chiudeva in camera sua e piangeva. Piangeva e piangeva.
Com’era possibile che un supereroe piangesse così tanto?
Un giorno decisi di chiedere perché a mio padre:
“Papà perché la mamma piange?”
e lui “Quando sarai grande capirai”.
E anche stavolta, gran paraculo.
Quella frase diceva tutto e non diceva niente. Mi faceva venire voglia di essere grande immediatamente.
Qualche anno più tardi mia madre mi urlò in faccia “Amore, sei diventata signorina!” e rimpiansi con tutte le mie lacrime di aver desiderato che gli anni passassero in fretta per farmi diventare donna e capire.
“Quando sarai grande capirai”. Era una minaccia.
Se solo avessi saputo cosa mi aspettava, probabilmente avrei preferito passare direttamente dall’infanzia alla menopausa.
E se mio padre fosse stato meno paraculo, il dialogo sarebbe andato così:
“Papà perché la mamma piange?”
“Perché è in premestruo amore”.
Capisco l’idea di addentrarsi nella selva oscura dell’educazione sessuale non gli piacesse un granché ma sarebbe servito a farmi godere il tempo che mi rimaneva prima di atterrare sull’isola felice di Ormoniland, in sella a un assorbente alato.
Diciamocelo: certi discorsi i genitori non li fanno più per preservare loro stessi che per proteggere i figli.
Ad ogni modo pensando a quei momenti, riconsidero l’entità dei poteri di mio padre: entrava e usciva dalla stanza di mia madre con una tisana calda, con una coperta, una fetta di torta, capretti da offrire in sacrificio e pugnali sacri ma soprattutto sempre col giusto grado di rassegnazione.
Captain America un cazzo.
Quello o era mero spirito di sopravvivenza o era il più potente dei superpoteri: l’Amore.
Poi successe che mia madre lo lasciò e fu il più grosso “Babbo Natale non esiste” della mia vita.
In quel periodo lui ascoltava sempre “When a Man Loves a Woman” di Michael Bolton e “Ain’t no Sunshine” di Bill Withers.
Mia mamma aveva portato via i suoi vinili.
Eduardo De Crescenzo, Mango, Whitney Houston.
Tutti via con lei.
Bolton e Withers e mio padre e la loro depressione, restava solo questo.
Il buio.
Babbo Natale non esiste.
L’abbandono.
Da piccola avevo una lista di paure alle quali ero molto affezionata.
Mi ci attaccavo con la forza sovrumana di chi sta per affogare in mare aperto e un istante prima di arrendersi trova un salvagente.
Non è stato poi tanto diverso, crescendo.

Capitolo 3
È lo stress

“È lo stress”.
Questa frase mi accompagna da febbraio e siamo ormai a maggio.
Ogni mattina mi sveglio con una tosse che mi lascia in eredità la celestiale voce di Mara Maionchi.
Da ormai quattro mesi.
“È lo stress” mi dicono i medici.
Mi hanno analizzato tutto, pure le intenzioni.
Dicono di aver indagato su tutti i fronti, in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
Questo dicono.
Sangue
Reni
Vescica
Polmoni
Stomaco
Intestino
Tiroide
Allergie
Prelievi
Spirometrie con broncodilatatori
Spirometrie con broncocostrittori
Ecografie
Radiografie
Un sacco di altre cose che finiscono in -ie
Tutto non proprio nella norma ma nemmeno troppo fuori dalla norma per preoccuparsene.
Intanto nell’ultimo mese alla squadra di amici sintomi che mi accompagnano gioiosi, se ne sono aggiunti un paio.
Innanzitutto la notte sudo.
Sudo come se avessi percorso una maratona in equilibrio sulla linea dell’equatore nella fascia oraria 11-15, guardandomi bene dal percorrere anche solo qualche metro all’ombra.
Sudo come non avevo mai sudato e cambio una media di tre o quattro pigiami a notte.
Faccio intere lavatrici piene di pigiami, ogni due o tre giorni. Ho dovuto anche incrementare il mio guardaroba di abbigliamento da notte perché mi è capitato più di una volta di dover dormire solo coi boxer di Matteo avendo dato fondo a tutti i miei cambi.
Alla quinta visita da Tezenis in un paio di settimane, la commessa mi ha chiesto se volessi delle quote dell’azienda per diventare socio maggioritario e stavo anche per accettare ma poi ho pensato sarebbe stato più adatto sottoscrivere semplicemente la tessera clienti standard.
Oggi mi sento particolarmente particolarmente stanca e ho continui giramenti di testa.
Suona il citofono, è mio papà.
” Apri che ti lascio un po’ di spesa ”
Papà… Omino gentile, con sempre meno capelli e sempre più pancia, ormai lontano dai tempi di Michael Bolton, lontano da mia madre eppure con lo stesso superstite modo di amare – Silvia, la sua attuale moglie.
Sale al mio quinto piano a piedi, lo fa per rimanere in forma (non funziona. Né con la pancia né coi capelli).
Mi viene a trovare sempre per non più di una decina di minuti, toccate e fughe tra un impegno e l’altro. Ormai gli chiedo se vuole restare interpretando sia me stessa che le sue risposte:
” Grazie papi, vuoi sederti? – Eh no, devo andare con Greenpeace a salvare i cuccioli di foca dal surriscaldamento globale – Ah ok, salutami Sibert ”
” Ti ho fatta simpaticissima, un vero mostro di umorismo ”
” Hai fatto un ottimo lavoro ma il grosso è merito mio ”
” Ovvio. Come stai? Tra poco devo andare che io e Silvia abbiamo preso i biglietti per uno spettacolo di musica contemporanea. Dieci percussionisti che suonano delle lastre di legno grezzo, riproducendo suoni della natura ”
” Wow… ”
” Pensa, Silvia voleva prendere il biglietto anche a te ma poi… ”
” No, non dirmelo, lasciami sola col mio dolore. ”
” Cretina, secondo me ti sarebbe piaciuto ”
” Io rimango volentieri nel dubbio. Comunque non sto benissimo, è tutto il giorno che mi sento molto debole ma sono sicura di non avere la febbre. Probabilmente è un po’ di cistite ”

” Ma te la sei misurata? Fallo, Silvia l’altro giorno aveva trentanove e tre, per un’infezione alla cistifellea. Se non te ne accorgi in tempo rischi di morire eh. ”
Lo fisso per qualche istante e mi chiedo se, oltre alla mappatura genetica, possa esserci qualcosa in comune tra di noi.
” Bene, direi che la misuro subito visto l’imminente rischio di morte.”
Prendo il termometro e lo infilo sotto l’ascella.
Intanto trascorriamo i due minuti di attesa io chiedendo a lui come stia e lui rispondendomi come sta Silvia.
Dopo due minuti estraggo il termometro e, sorpresa, trentotto e due.
Questa davvero non me l’aspettavo.
” Ma non è che è lo stress? ” mi dice lui.
” Papà, io non mi sento per niente stressata. ”
” Guarda che ti conosco, sei mia figlia. ”
Rifletto: basteranno questi dieci minuti distratti ogni due settimane, per potergli permettere di dire con cognizione di causa che mi conosce?
Penso – ma non lo dico e me ne pento – che la mia crisi è profonda.
Ho paura del fallimento della mia storia con Matteo, della sensazione di smarrimento che provo quando penso di avere trentacinque anni e volere un figlio non sentendomene ancora all’altezza, ho paura di quella bomba con la miccia accesa da anni che da anni è lì lì per esplodermi da dentro a fuori ma non esplode mai, ho paura di fidarmi, di amare, di lasciare entrare qualcuno nella mia vita, ho paura di poter essere abbandonata di nuovo perché temo di non riuscire a sopportarlo.
Come faccio a raccontargli tutto questo in dieci minuti distratti, mentre continua a guardare l’orologio e mi parla di concerti di musica contemporanea con dieci percussionisti che suonano cortecce di alberi intagliati a mano da monaci tibetani sulla vetta del K2?
E soprattutto: perché non gli ho mai chiesto di rimanere di più?
Comunque a me la storia dello stress non convince fino in fondo.
Io mi sento consumata giorno dopo giorno da qualcosa di cui solo io mi accorgo e a cui nessuno crede.

Capitolo 4
Giugngle Bells

” Certo che se non ti chiamo io tu proprio manco per il cazzo eh. ”
” Buongiorno anche a te mamma, tutto bene? ”
” Sì sì certo, tutto bene. Guarda che Ale –suo marito- ti ha fissato la visita col pneumologo lunedì prossimo alle 11. ”
” Perfetto, ringrazialo. Anche se secondo me è inutile. Però grazie ”
” Inutile in che senso? ”
” Da gennaio avrò visto non so quanti dottori, ce ne fosse mezzo che ci avesse preso su quello che ho. E io intanto continuo a star male. ”
” Dai Sara, ti abbiamo già detto tutti che gli esami vanno bene quindi non può essere niente di grave, perché sei così paranoica sempre? Piano piano capiremo cos’è e vedrai che starai meglio, nel frattempo stai seren… Ma porca puttana che male che mi fa sto piede! ”
” Cos’hai fatto ma’? ”
” Ma niente, stavo tirando fuori la roba per Natale e ho sbattuto contro il gradino. ”
” La roba per Natale… Siamo a giugno, te lo ricordo per sicurezza. ”
” Sì ma lo sai che mi porto avanti, così poi quel giorno è tutto preciso e io devo solo cucinare. ”
Scomponendo quest’ultima frase, trovo piccole parti di mia madre, sparse, indispensabili per capirne l’insieme:
“Lo sai che mi porto avanti.”
non si colloca precisamente nella storia il momento esatto in cui ebbe inizio il circolo vizioso del risparmio del tempo di mia madre.
Da qualche parte cominciò. Forse dai compiti a scuola. Ce la vedo da bambina coi suoi occhi grandi a fissare i compiti scritti sul suo diario, puntare il ditino sul giorno seguente a quello seguente e dire “Questi li faccio oggi, così domani posso fare quelli per lunedì”. E poi quel lunedì si sarà ritrovata senza niente da fare e invece che decidere di comportarsi da bambina e andare a giocare con altri esserini della sua età, si sarà inventata che sarebbe stato meglio fare tutti i compiti già assegnati per la settimana successiva. E così facendo nell’arco di una decina d’anni si è ritrovata ad incontrarsi nel futuro, causando un paradosso temporale dal quale sono nata io ed infine il tempo risparmiato l’ha investito per scriverci la sceneggiatura della saga di Ritorno al Futuro.

12 novembre 2019

Aggiornamento

COS'È SUCCESSO DA MERCOLEDÌ A OGGI? In una sola parola: LA MAGIA. Mercoledì 6 io e me inAttesa siamo stati ospiti del Cantiere 40/3 ad Arese. Uno spazio splendido, vestito da teatro ma anche un po' da casa, gestito dai giovani, messo in piedi con tanta forza di volontà. E me inAttesa è stato accolto con curiosità e sensibilità. È stata una serata di parole, risate, immagini e musica (per le ultime due ringrazio Giancarlo Pasquali con i suoi originalissimi minimal incipit -andate a vederli!- e Alessandro Coco per le sue canzoni speciali). Domenica 10 invece la coccinella ha svolazzato fino all'Ostello Bello di via Medici a Milano e l'atmosfera l'ho raccolta in questa foto, prima che arrivassero le persone. Mancava soltanto un caminetto acceso. Ho visto anche qui facce nuove e incontrato persone che ammiro tantissimo che mi hanno stretta forte, facendomi sentire nel mio posto nel mondo - cioè in me stessa. Totalmente. Un grazie speciale ad ADMO Lombardia, presente nella persona di Mirko Antonioli: sono orgogliosa di averlo avuto al mio fianco. La serata si è conclusa con io che piangevo mentre cantavo le mie canzoni e il pubblico presente che piangeva con me, che la puntata più tragica di Candy Candy in confronto è un film di Mel Brooks. A parte gli scherzi: anche questo ha fatto parte della bellissima sensazione di aver trovato il mio posto nel mondo.
03 novembre 2019

Aggiornamento

- NO TRAVESTITI E PIANTI IMPAURITI - Cresciuta con l’idea che solo facendo la brava bambina sarei stata degna d’amore. E con questa idea - che per meritare amore dovessi rispondere all’idea altrui di “brava bambina” - ho iniziato mio malgrado a dire Sì anche quando avrei voluto dire di No e a soffocare i miei pianti. Ci sono cresciuta con questa idea ed è cresciuta anche lei, si è fatta più forte. Fino a diventare una convinzione. Tutti quei no travestiti da sì e tutti quei pianti messi sottovuoto hanno trovato un rifugio nel mio corpo, uno spazio all’altezza del cuore silenzioso e pacifico. Si sono accumulati lì. Giorni, mesi, anni. Si sono affollati tutti quanti lì. Lo spazio si è fatto sempre più stretto ma i no travestiti e i pianti impauriti ci stavano bene lo stesso. Il mio cuore no, lui iniziava a stare scomodo. Può essere un caso e sicuramente la scienza non la spiegherebbe così ma caso vuole che il mio linfoma si sia acceso proprio nel torace, vicino al cuore. Quando ho letto questa frase di Shakespeare ho pensato che fosse perfetta come motto della mia vita, da quel momento in avanti: i no sono no, i sì sono sì, i pianti li lascio andare dove vogliono andare. Anche i numerosi “vaffanculo” e i saggi “sticazzi”. E il mio cuore sta ricominciando a vivere comodo.
01 novembre 2019

Aggiornamento

• Io, il linfoma e tutto il resto della mia vita • Ci sono tantissime cose che vorrei e potrei dire ma ne scelgo una su tutte: Ricordiamoci, qualsiasi sia il momento che stiamo vivendo, che noi non siamo il nostro dolore. Come sempre: GRAZIE bookabook.
26 ottobre 2019

Aggiornamento

HO INIZIATO LA CORREZIONE DELLA BOZZA su cui poi metteranno mano anche dei super editor super fighi.
E inizio a chiedermi un sacco di cose su come sarà avere in mano una copia del mio libro.
Mi chiedo come sarà la copertina e non so perché ma mi viene in mente il colore giallo. Chissà.
Potrei godermi un po' di riposo, invece no.
Invece ho programmato due eventini di presentazione e non solo.
Il primo sarà mercoledì 6 novembre, alle 20.
Il secondo domenica 10 novembre, alle 17 circa.
Non dico altro, i dettagli arriveranno a breve.
A presto!
ps HO INIZIATO LA CORREZIONE DELLA BOZZA ma l'autunno quando inizia?
pps questa grafica è opera della mia romantica e bellissima cugina (su instagram trissnotes!)
12 ottobre 2019

Aggiornamento

Vi racconto come nacque Me inAttesa. Nacque da mail che raccoglievano i miei pensieri, inviate durante il primo ricovero in ospedale. Mail che io e un mio carissimo amico ci scrivevamo, solitamente a notte fonda. Amico che per giorni e settimane mi ha ripetuto “tu devi scrivere Sara, io un tuo libro lo comprerei al volo”. Parole che mi hanno seminato dentro il desiderio di rimettere insieme i miei mille pezzi (anche più di mille) a servizio di qualcosa che mi permettesse di rivedermi una. Di rivedermi me. Una Me in attesa di rinascere, inattesa per tutte le risorse che ha (che ho) saputo mettere in gioco. Tutto è partito da quelle mail. Diventate poi questo libretto nella foto. Diventato poi la bozza che c’è qui, scaricabile e leggibile. Che presto diventerà il libro che avete scelto. Grazie per avermi aiutata a raggiungere questo obiettivo importante. Adesso andiamo avanti, insieme.
06 ottobre 2019

Aggiornamento

Ci sono quasi. Ci siamo quasi. Quelli di voi che hanno già letto la bozza mi hanno scritto una serie di cose che più che ringraziarvi dovrei farvi un bonifico importante perché ve lo meritereste ma so che non lo accettereste quindi facciamo che vi accontentate di un bel "Grazie di cuore" e a posto così. Anche perché sono povera. Pare che la frase che vi ha più colpiti sia questa qui, nella foto. Io lo so che ognuno di noi ci trova dentro il proprio universo in queste parole. Lo so. E voglio dirvi, senza presunzione e senza fingermi una guru di sta cippa, che se ancora non ve ne siete liberati di quella sensazione lì, quella che vi fa sentire a disagio in tutte le nuance a partire dal fastidio leggero fino ad arrivare al soffocamento, prima o poi succederà. Le catene non reggeranno. Tra qualche giorno vi parlerò di una cosa carina che ho pensato per Natale ma aspetto ancora un po' per non farvi venire l'ansia. Sono ancora in cerca di un posto adatto alla seconda presentazione e lo cerco a Milano Città, a breve altri aggiornamenti!
25 settembre 2019

Aggiornamento

QUESTE BELLISSIME PAZZARELLE, oltre ad avermi ospitata durante la loro bellissima trasmissione L'amore ai tempi dei social (su Radio Cernusco Stereo), mi hanno fatto uno dei regali più belli che potessi ricevere.
Senza dirmi nulla, durante la diretta radio fanno una telefonata e... Cucù! Enrica Tesio. Che mi fa gli auguri per la campagna bookabook. Cioè, la mia scrittrice preferita con cui fare quattro chiacchiere mentre parlo del mio libro... CHE DEVO DIRE??
SUSANNA E ROSARIA SIETE FANTASTICHE!
Trovate sulla pagina fb di Radio Cernusco Stereo la diretta della puntata con tanto di mio faccino parecchio sorpreso e alquanto commosso quando ho capito che al telefono c'era Enrica. Troverete anche il podcast.
A prestissimo!
22 settembre 2019

Aggiornamento

Ho bisogno di mettere in ordine le idee: In meno di due giorni la mia campagna su bookabook per Me inAttesa ha raggiunto il 50% e tutto questo grazie a VOI. Grazie ancora all’ L'Orablù - Associazione Culturale per avermi permesso di parlare del mio libro, non ridevo così da settimane, grazie anche e soprattutto per questo. La prossima bellissima tappa la farò ospite di due bellissime donne: Susanna Guzzi e Rosaria Gaglione, che mi accoglieranno a Radio Cernusco Stereo (93.9 FM) nella loro splendida trasmissione L'amore ai tempi dei social - mercoledì 25 settembre dalle 20 alle 21 faremo salotto e tutti quelli che non hanno potuto partecipare alla serata di apertura potranno sintonizzarsi e farsi quattro risate. Non vedo l’ora ❤️
21 settembre 2019

Aggiornamento

Ieri all’Orablù di Bollate abbiamo festeggiato insieme l’apertura della campagna.
Eravate tantissimi.
Eravate bellissimi.
Tanto che mi sono commossa.
Tanto che ho scordato di raccontarvi come ho rotto il dito. Lo farò nelle stories di Instagram.
Grazie, a cuore pieno.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho iniziato a leggere la bozza, dicendomi “solo qualche pagina”, non lo leggo tutto stasera. Un po’ per volta. E poi ho delle cose da sistemare in casa.
    Un’ora e 100 pagine dopo eccomi qui. Piena di emozioni. Sorrisi. Storie di amici e famiglie che un po’ assomigliano alle tue. Un pochino di magone. Risate, molte più di quelle che ti aspetti.
    Ci sto mettendo di più a scrivere questa recensione che a leggere il libro, da quanto ti prende e ti porta “dentro” mentre neanche te ne accorgi 🙂
    Ecco: è un libro di emozioni. Lo puoi leggere con tranquillità, con ironia o con intensità, con il sorriso, con un fazzoletto in mano o ridacchiando come un cretino in metropolitana. Parole, musica e silenzi che si intrecciano nel ritratto di un mondo e della sua protagonista, che te lo racconta come se non avesse mai fatto altro da tutta la vita! (Alla faccia del “libro di esordio”!)
    Llibro consigliatissimo, non vedo l’ora di leggere di più di Sara!

  2. (proprietario verificato)

    Libro meraviglioso , scritto da una mano fragile all’apparenza, ma In realtà coraggiosa E tenace. Sara ti prende per mano per tutto il tempo , senza staccarla mai. Ti porta nel suo mondo fatto di ricordi malinconici alternati a dettagli divertenti, come le cene di Natale con ”zia Roberta sott’olio”. Fare questo viaggio è stata una delle esperienze più belle che potessi fare. Aspetto con ansia un nuovo racconto perchè ho come la sensazione che questa ragazza abbia un mondo dentro di se che il mondo debba conoscere .

Aggiungere un Commento

Share on facebook
Condividi
Share on twitter
Tweet
Share on whatsapp
WhatsApp
Sara Calzavacca
Sara è nata 36 anni fa in provincia di Milano, da mamma sarda (da cui ha ereditato occhi scuri e testa dura) e non ha mai amato parlare di sé stessa in terza persona.
Invece amo scrivere da che ho imparato a farlo, la stessa cosa vale per leggere, suonare la chitarra, cantare e comporre canzoni. Sono i mezzi attraverso cui mi esprimo e capisco meglio me stessa. Nel 2013, dopo aver trotterellato tra un concerto e l’altro, ho pubblicato il mio EP di inediti: "Sono indecisa" (che già dal titolo mi presentava e rappresentava pienamente). Nel 2018 mi è stato diagnosticato un linfoma e ho iniziato a scrivere la mia storia, partendo da poco prima della malattia. Era l'inizio di quel che è poi diventato il mio primo libro.
Sara Calzavacca on InstagramSara Calzavacca on Youtube
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie