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Mi stavi aspettando?

Mi stavi aspettando?
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Consegna prevista Giugno 2021
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Clarissa lotta tra la libertà sempre auspicata ed il sogno mai avverato. Ha sempre vissuto la sua vita senza il timore della tempesta che la sconvolge.
Le sensazioni nuove e sconosciute che si trova ad affrontare segnano le sue scelte: il buio che l’amore improvviso illumina e un ombra del passato che oscura poi i giorni a seguire. Gli occhi della protagonista non hanno mai avuto il coraggio di guardare oltre, stretta la sua vita in una morsa intrisa di pregiudizi in un atmosfera irreale…
Clarissa non riesce a liberarsi dal senso di colpa, dai dubbi e dall’incertezza. Non riesce a distinguere le passioni vacue dall’amore autentico. Solo nel finale accade qualcosa che indirizza le sue scelte verso una direzione imprevista…

Perché ho scritto questo libro?

Il mio libro è nato dall’esigenza di descrivere uno strano periodo della vita per meglio metabolizzarlo e dargli significato. La sua stesura ha comportato un lungo lavoro introspettivo e, partendo dal personaggio di Clarissa, la storia ha subito una imprevista evoluzione e i personaggi hanno avuto uno sviluppo lineare e semplice.

ANTEPRIMA NON EDITATA

MI STAVI ASPETTANDO?

1. CLARISSA

Avevano lasciato la macchina in mezzo a tante altre su di un campo sterminato, gli unici rumori intorno a loro erano latrati di cani in lontananza e melodie sinuose di grilli.

Clarissa si sentiva invasa da sensazioni miste di paura ed eccitazione. Lei e la sua amica Eirene cominciarono a camminare; sui loro passi solo la luce fioca della luna, giunta quasi al termine delle sue fasi. Camminavano su un sentiero sterrato, pieno di sassolini che si insinuavano tra le dita lasciate scoperte dai sandali. Non c’erano case e nella semi oscurità vedevano solo alberi sparsi e cespugli rinsecchiti dall’afoso caldo estivo. Non sapevano dove andare, sapevano soltanto di dover raggiungere un casolare sperduto lungo quella strada desolata. Eirene era per lei la compagna perfetta di avventura, pronta come lei ad affrontare situazioni potenzialmente rischiose per due donne sole ma che poi si rivelavano serate indimenticabili. Si conoscevano da tanti anni ma la loro amicizia era particolare. Potevano stare mesi senza sentirsi o vedersi ma il loro rapporto non cambiava mai. Le occasioni di vedersi, pur essendo poche, erano speciali e sempre molto divertenti.

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Eirene aveva lunghi capelli neri, occhi nocciola profondissimi e labbra carnose. Sembrava una donna hawaiana. Quella sera indossava un lungo vestito nero e un giubbino di jeans. Aveva i capelli legati con un bastoncino e poco trucco in viso. Spesso nell’abbigliamento sembrava una hippie: gonne lunghe a fiori, fasce colorate in testa, trecce, accessori floreali. Clarissa invidiava il suo modo di vestire perché sembrava rispecchiare sempre il tipo di ambiente che frequentavano. Lei invece si sentiva sempre inadeguata, anche quando provava a comprare qualche vestito un po’ più particolare, non si sentiva a suo agio e lo lasciava lì, continuando ad indossare i suoi vecchi jeans e maglie monocolore. Eirene era diversa da lei anche nelle relazioni. Era sempre allegra, riusciva a parlare con chiunque senza remore e senza imbarazzo. Amava stare al centro dell’attenzione e sembrava che fosse nata per fare conversazione. Si interessava di tutto, potevano parlarle di astronomia come di cucina, di agricoltura come di viaggi, ascoltava sempre tutto con entusiasmo. Clarissa, invece, si presentava e rimaneva ad ascoltare. Si limitava a parlare solo se le facevano delle domande. Non era sempre stata così ma nel tempo era cambiata. La sua voglia di eccellere sempre in tutto l’aveva allontanata da molte persone, sembrava sempre che volesse stare su un gradino più alto e le persone che la frequentavano spesso la accusavano di essere saccente. Si annoiava facilmente in vari contesti, sembrava sempre necessitare di nuovi stimoli, nuove conoscenze, nuovi luoghi.

Nel silenzio di quella serata pensava a tante cose, ma soprattutto a quanto il riavvicinamento con quell’amica fosse stato significativo in quel periodo della sua vita.

Ad un certo punto del cammino cominciarono a chiedersi se quella fosse l’esatta strada da percorrere e in lontananza intravidero i fari di un’auto. Clarissa, invasa da un impeto improvviso, la fermò e guardò il conducente. Per un attimo pensò di aver fatto una scelta imprudente: alla guida, infatti, c’era un uomo dai tratti poco rassicuranti. Si ricordò di averlo visto già in un’altra occasione e quella volta si era sentita in imbarazzo per il suo modo di guardare. Era un uomo di mezza età, con capelli arruffati e barba incolta, grassoccio e puzzava d’alcol. Nonostante il suo aspetto, non appena la ragazza intravide un sorriso, si fece coraggio e chiese: “È questa la strada che conduce alla festa?”

L’uomo, con modi gentili, rispose: “Si, proseguite lungo tutto il sentiero e sarete arrivate.”

Le due ragazze si guardarono e silentemente decisero di non chiedere a quell’uomo di accompagnarle, così proseguirono con la consapevolezza che qualunque cosa fosse successa, anche se avessero urlato, nessuno le avrebbe sentite, ma c’era qualcosa nell’animo di Clarissa che la rendeva tranquilla.

Nel frattempo la ragazza ripensava a quante cose fossero successe in quell’ultimo mese e a quegli occhi, i suoi occhi, che la stavano portando a quella festa in quel posto sperduto.

Clarissa, negli ultimi tre anni, si era chiusa in un mondo esclusivamente familiare, presa com’era da un senso di responsabilità che le aveva fatto rinunciare a tutto.  Prima di lasciare tutto per tornare in paese, per cinque anni, aveva vissuto in una grande città, aveva un lavoro che tanto la soddisfaceva e aveva conosciuto moltissima gente. Era una logopedista e, insieme al professore che la seguiva per la tesi, aveva sperimentato dei nuovi protocolli di terapia. Quei protocolli le avevano permesso di fare carriera e avere l’agenda di appuntamenti sempre piena. Amava i suoi bimbi. Nei loro occhi silenziosi scopriva il potere dell’amore, la sensazione che un abbraccio o un sorriso possono illuminare una giornata uggiosa, la forza del coraggio nell’affrontare i propri limiti. Ogni mattina si svegliava piena di energie, pronta ad affrontare una nuova giornata e le sfide che essa proponeva. In questa fase della sua vita, invece, alzarsi ed affrontare una nuova giornata le pesavano come macigni sul cuore.

Aveva viaggiato molto. Ogni volta che visitava un posto nuovo, anche se era in compagnia, si prendeva un momento tutto per lei, camminava da sola e si avventurava nei vicoletti del posto perché era convinta che, per conoscere veramente un luogo, non bastava vedere musei e chiese ma osservare la gente, come si muove, come interagisce e immaginare come sarebbe vivere lì, percorrere quelle strade, parlare con quella gente.

Durante uno dei suoi viaggi entrò in un bar e si sedette a prendere un caffè. Il barista continuava a girarle intorno e la osservava. Clarissa leggeva una guida del posto e decise che era il momento giusto per conoscere quel posto con gli occhi di chi lo abita.

“Scusa, puoi sederti un attimo qui?” – disse al barista. Il bar era vuoto, quindi pensò di avere l’occasione per parlare un po’.

“Non capita spesso che qualcuno mi chieda di sedermi.” – disse lui un po’ divertito.

“Vorrei solo sapere come si vive qui.” – Clarissa arrossì un po’.

“Non c’è molto da dire. Avrai visto che è un paese molto piccolo. La gente viene qui principalmente per chiedere una grazia. Si entra nella chiesa in cima alla collina. Mentre si procede verso l’altare si prega per chiedere qualcosa che ci sta particolarmente a cuore. Quando si arriva di fronte al prete, lui avvolge il collo con un aggeggio di ferro e prega con la mano sul capo. Se hai l’occasione prendi un filo rosso benedetto e lo leghi al polso. La grazia finisce quando questo si scioglie. Per il resto non c’è molto da vedere. I pochi giovani rimasti stanno in questa piazza di fronte o sui muretti da cui ci si gode il panorama. Una domenica al mese fanno una sagra coi prodotti tipici e viene la gente dei paesi vicini. Tutto qui. Ci si conosce tutti e chi ha l’occasione va a lavorare nelle grandi città vicine. Scusami mi piacerebbe stare ancora qui a chiaccherare ma devo tornare a lavoro.” – concluse lui.

“Ok scusami se ti ho trattenuto e grazie per il tuo racconto.” – Clarissa lo salutò, pagò il conto e proseguì il suo cammino. Decise di andare a chiedere la grazia. Porta ancora al polso il filo rosso.

Il viaggio più significativo della sua vita era stato pochi mesi prima di compiere diciotto anni, quando aveva conosciuto David e Anita. Era in discoteca coi compagni di classe e si divertiva a ballare nei suoi goffi tentativi di tenere il ritmo. Nell’oscurità, sulle scale vicine al bancone, era seduto lui e la fissava. Lei ricambiava i suoi sguardi e sorrideva. Dopo un po’ lui la chiamò e la invitò a sedersi. Era un cantante. Si era trasferito in quella città da poco. Suo padre lavorava sulle navi da crociera e si spostavano in base alle sue destinazioni. Parlarono fino a quando la ragazza non fu informata che era arrivato il pullman che li avrebbe riportati in albergo. Poco prima di andare lui le presentò sua sorella, Anita. Le sembrò di aver trovato un pezzo della sua vita mancante: Anita divenne una sua amica di penna e si scambiarono tantissime lettere negli anni. Si raccontavano tutto, come se fossero amiche da anni e non da pochi mesi. Negli anni quelle lettere divennero per Clarissa un mezzo per non sentirsi mai sola. Viveva con la certezza che, sebbene a tanti chilometri di distanza, c’era una persona che le avrebbe dato sempre una mano se avesse avuto bisogno. David, invece, le promise che avrebbe fatto di tutto per rivederla e la chiamava ogni sera. Le lunghe telefonate provocavano tanto turbamento in Clarissa, fu in quell’anno che lei cominciò a sognare di cambiare vita. Aveva deciso di andare a studiare in una città vicina a quella di David. Lui le prometteva sempre che, se ciò fosse accaduto, essendo vicini, sarebbero stati insieme, avrebbero potuto godere di quel sentimento che era sbocciato in una notte e che si era rafforzato al telefono. Ci credeva tanto Clarissa e come regalo di diploma chiese di poter tornare in quella città. I suoi genitori acconsentirono, convinti che fosse l’amicizia con Anita a spingerla così lontano. In quei giorni, però, Anita aveva la febbre e Clarissa passò tutto il tempo con David. Decise di non dirgli subito che non sarebbe andata a studiare là vicino per non rovinare tutto. Furono tre giorni pieni, su una panda rossa, in giro per la regione. Quando gli disse che i loro progetti non avevano fondamenta in cuor suo sperava che lui le dicesse: “Tranquilla amore mio, mi trasferisco io da te.” Ma non accadde. Lui gli disse che la sua vita era un viaggio e che non si sarebbe potuto fermare a lungo in un posto. La sua carriera di cantante era più importante. Il viaggio finì con un bacio e una musicassetta con le sue canzoni. Fu tutto quello che gli restò di lui. Lo rivide dopo tanti anni, cambiato, rovinato dal fumo e dal cibo, in cerca di mete esotiche e nuove opportunità. Le disse che il loro amore non era mai stato importante per lui: erano cose da adolescenti. Lei non capì perché lui avesse voluto ferirla e tutte le loro lunghe telefonate persero di colpo il loro significato magico e il dolce ricordo di quell’amore si trasformò in amarezza. Anita, per tranquillizzarla e renderle accettabile quel viaggio, le disse che non era rimasto nulla del suo vecchio e caro David e di non dare peso alle sue parole perché faceva il duro ma le aveva voluto bene veramente.

Prima di avere l’occasione di viaggiare, Clarissa si divertiva a sfogliare l’atlante che aveva in casa. Era un grande libro con la copertina rossa e nera. Quando lo aprì la prima volta restò stupita dai tanti nomi strani. Decise così di cominciare a conoscere il mondo attraverso i libri. Andava in biblioteca e prendeva libri soprattutto di autori spagnoli o sud americani. Era la parte del mondo che l’attraeva di più, soprattutto per le storie che riguardavano alchimisti e guaritrici.

La prima volta che prese un aereo, per andare all’estero, aveva vent’anni. Prima di quella occasione, i suoi unici viaggi erano stati quelli organizzati dalla scuola superiore che frequentava. Quando salì sull’aereo provò tante emozioni contrastanti: paura, eccitazione e curiosità. Osservò tutto, compreso il mimo delle hostess che descrivevano le misure di sicurezza. Quando arrivò in quel posto in cui tutto era diverso, lingua, cultura, abitudini, paesaggi, immaginò di potervi rimanere a lungo. Camminava per le strade e sognava di abitare in quelle casette bianche e blu, di indossare il velo e di andare a fare la spesa al mercato. Tutti questi sogni non erano condivisibili coi suoi compagni di viaggio, membri di quel gruppo di musicisti con cui lei parlava soltanto di spartiti e prove. Quando al mattino presto iniziava la preghiera, si alzava in silenzio per non svegliare i suoi compagni e cercava di capire qualche parola e osservava chi pregava per strada. Osservava le strade, i palazzi, i bar, gli abiti dai finestrini dell’autobus che li accompagnava. Continuava il suo viaggio, sognando una vita diversa, in silenzio.

Amava il silenzio Clarissa, in silenzio le venivano le idee migliori; era convinta che, piuttosto che parlare di cose insignificanti, era meglio ascoltare. Ascoltare gli altri, conoscere le loro storie, immaginare quelle persone in situazioni particolari, condividere racconti e aneddoti, questo era ciò che le importava veramente.

Improvvisamente viaggi, lavoro, impegni musicali e amicizie nuove furono interrotti da un evento che cambiò irreparabilmente gli equilibri della sua famiglia e Clarissa non ebbe molto tempo per riflettere su una scelta che comportava abbandonare in fretta tutto ciò che aveva faticosamente costruito nel corso degli anni. Fece i bagagli e tornò a vivere nel suo paese.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Emanuela Terranova
Emanuela Terranova nasce a Scicli, un piccolo paesino in provincia di Ragusa, il 2 Luglio del 1982.
Sin da piccola mostra interesse per l'arte, la musica e la letteratura. Diventa cantante di musica popolare e lirica e si diletta nello studio del sassofono contralto.
Dopo la maturità classica, consegue la laurea in Scienze della Riabilitazione presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Catania e un diploma in Musicoterapia. Lavora in strutture e a domicilio occupandosi di disabilità intellettive.
La sua passione per la scrittura nasce per caso dall'esigenza di annotare episodi caratteristici della sua vita, situazioni, dialoghi, viaggi e incontri.
“Mi stavi aspettando?” è il suo primo romanzo.
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