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Milanoburgo. Come l’Italia vinse i mondiali di Russia, più o meno

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Consegna prevista luglio 2019

Artemio dopo l’ennesima delusione vuole cambiare vita e decide di aprire un locale a Milano, un pub che abbia il calcio come filo conduttore. Lo vuole inaugurare in vista del Mondiale del 2018, convinto che l’Italia si qualificherà. Tuttavia un brutto incidente lo lascia in coma proprio mentre gli Azzurri, invece, vengono eliminati dalla Svezia. Quando Artemio si risveglia i suoi amici, per evitargli un ulteriore trauma, gli fanno credere che in realtà l’Italia in Russia ci è andata: organizzano a sua insaputa in un campo di calcetto a Gratosoglio una manifestazione parallela, con tanto di riprese video da trasmettere nel pub durante il Mondiale vero. Situazioni grottesche ed equivoci si alterneranno, fino a quando i fantasmi del passato non riemergeranno, sullo sfondo di una Milano che piano piano, in rete e nelle piazze, si lascia trascinare e inebriare dal Mondiale di “Milanoburgo”.

Perché ho scritto questo libro?

L’eliminazione “storica” dell’Italia dal Mondiale mi è parsa una situazione perfetta per ricamarci qualcosa di impensabile, qualcosa alla “Goodbye Lenin”, su una realtà parallela da far digerire a uno scettico. Ho cominciato a scrivere il romanzo il giorno dopo il famoso Italia-Svezia 0-0, prendendo spunto da tante vicende del mio quartiere, a Milano, e dalle mie esperienze personali. A prescindere da tutto, ho scritto “Milanoburgo” perché scrivere mi piace, tutto qua, e mi rilassa molto.

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Alessandro Ruta
Sono nato a Milano nel 1982, ora emigrato nei Paesi Baschi assieme alla compagna, ma ogni tanto torno in Italia. Una splendida figlia nata nel 2018, sei lingue conosciute, migliaia di libri letti. Professione giornalista, in realtà negli ultimi anni consulente per società di gioco online, poker soprattutto. Ho lavorato a "Il Giornale", "Controcampo", "Il Giorno", "La Gazzetta dello Sport" e ho poi diretto una rivista di settore, "Cardplayer Italia". E poi, tra le società di gioco, Gioco Digitale, Bwin e Digital Bros. Adoro viaggiare, andare in bicicletta, il cinema, scrivere di sport non come semplice resoconto degli eventi: mi piace parlare con le persone, ascoltare le loro storie, perché chiunque può insegnare qualcosa. Da piccolo sognavo di diventare un tennista professionista.
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