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Mille volte (lo stato attuale delle cose)

Mille volte (lo stato attuale delle cose)
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Consegna prevista Settembre 2022
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1988. Germania. Ezra Engel è un giovane astronomo che studia uno strano oggetto del profondo cielo, un corpo celeste situato nel “cuore nero” della costellazione della Fenice. Attorno a Phoenix si intrecciano misteriosamente anche le vite di tutti gli altri protagonisti: Ariane, intraprendente collega australiana, il bizzarro professor Simenon Dirke e sua figlia Dorein, alla quale Ezra si sente da subito profondamente legato. Da vicende del tutto ordinarie emerge pian piano una intricata rete di legami familari tra gli Engel e i Dirke, risalenti fino al diciassettesimo secolo e collegati alle ipotesi fatte da Galileo sui alcuni corpi celesti invisibili all’uomo. Più volte la vita di tutti viene bruscamente interrotta: un velo nero cala sulla scena. Tutto ricomincia. Si svela la vera natura del Tempo: ogni cosa è destinata a ripetersi. Solo alla fine si capirà quale sia la scelta che sta alla base dell’eterno ritorno, e cosa, da sempre, si nasconde dietro al mito della Fenice.

Perché ho scritto questo libro?

È il secondo atto di una ricerca sul significato e la natura del Tempo, un progetto che ruba il nome al Quadrivium: geometria, astronomia, aritmetica, musica, le quattro arti liberali che ho immaginato come altrettanti strumenti di indagine di ciò che da sempre sfugge al controllo dell’uomo e si sottrae a ogni definizione. È anche un’esplorazione sui meccanismi dell’interiorità e sull’eterna esigenza di certezze. È il tentativo di trovare i punti di interazione tra filosofia, fisica e fragilità umana.

ANTEPRIMA NON EDITATA

XXXII

I vetri iniziarono a vibrare, ma quasi impercettibilmente: nella piccola piazza su cui si affacciava il bistrot tutto sembrava ancora calmo, addirittura pareva che l’aria si fosse fermata. Gli zampilli d’acqua della fontana non erano disturbati dal vento e continuavano a cadere nella grande vasca rotonda. Tuttavia era solo l’immobilità che anticipa lo schianto, gli ultimi minuti di nulla prima della totalità del caos.

Ezra si allontanò subito dalle vetrine, sapendo che entro poco sarebbero probabilmente esplose a causa del tornado. Il locale era deserto, non c’era nessuno, come se fosse stato abbandonato, e forse davvero i gestori e gli avventori se n’erano andati, magari avvertiti dalla sicurezza pubblica, di fretta e furia, dimenticandosi di chiudere la porta d’ingresso. Esplorò rapidamente il salone, e si affacciò nella cucina, dietro al bancone del bar, constatando di essere solo. C’erano dei bicchieri vuoti e una bottiglia d’acqua sigillata lì sopra, e su un tavolo, quello più vicino a una delle due vetrate, si vedevano un piccolo tagliere di legno, coperto di briciole, e una tazza. Ezra, incuriosito senza capirne il motivo, osservò meglio e vide anche un boccale di birra vuoto e un piccolo posacenere con un mozzicone di sigaretta. Si avvicinò al tavolo. Un tonfo improvviso lo spaventò: di colpo il vento era arrivato e una corrente d’aria che si era creata nella cucina aveva fatto cadere qualcosa di grosso e metallico, producendo un rumore tremendo. La piazza, da lì ben visibile, ora si era riempita di mulinelli che alzavano verso il cielo foglie e cartacce.

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La parte razionale del suo pensiero si sentì attirare dai quei vortici e non fu più in grado di funzionare in modo lineare: le idee iniziarono a mischiarsi, vorticando le une sulle altre, dando vita a osservazioni che parevano senza senso. Così i residui della consumazione che erano rimasti sul tavolo vicino alla vetrata diventarono importanti, pregni di un significato che lui non riusciva ad afferrare, ma familiari, in un certo modo già noti, conosciuti per la loro forma e la loro posizione…

Era pericoloso, si diceva, ma volle comunque raggiungere quel tavolo. Fuori il vento fischiava, e i vetri, sottoposti alla sua pressione, parevano quasi gonfiarsi, e poi riprendere la loro forma, e poi ancora tendersi all’inverosimile al limite della loro resistenza. Si sedette sulla sedia che aveva più vicina, davanti al tagliere e alla tazza vuota, dalla quale un odore ancora vivace di caffè gli arrivò subito alle narici. Si ricordò che era lì proprio perché voleva fare colazione… Prese una briciola e l’assaggiò. In quel momento comprese di non essere più dove si trovava prima, ma di essere in un altro luogo, che però ero lo stesso luogo. Lo stesso luogo nello stesso tempo.

Ma allora come faccio a saperlo? Come fa ad essere lo stesso pur essendo …un altro?

C’era lui a quel tavolo, aveva appena terminato la sua colazione preferita, e fuori il tempo era grigio, ma non cattivo come questa volta. Ricordava che aveva deciso di partire.

E allora quella strana idea che aveva concepito poco prima tornò e gli sembrò tanto esatta da non volerla mettere più in discussione: le cose che vedeva, il motivo per cui si trovava lì, il sapore del caffè, il bilancio sul proprio lavoro, la determinazione a raggiungere Ariane, tutto non era nient’altro che lo stesso identico puzzle i cui pezzi venivano messi e tolti, più e più volte, magari obbedendo a un ordine ogni volta diverso, ma destinati, alla fine a occupare sempre gli stessi posti.

Ogni cosa, sempre nello stesso posto.

Un senso di asfissia serrò la gola del ragazzo, che scattò via dalla sedia, come se quel movimento potesse aiutarlo a uscire dal circolo vizioso dell’esistenza, la cui natura ciclica si era appena chiarita nella sua testa. Guardò fuori con l’istinto di scappare, ma il tornado era molto vicino e non lasciava nessuna via di fuga. Tornò a guardare il tavolo, attratto da esso come per istinto involontario: il boccale di birra, la sigaretta schiacciata nel posacenere… sparirono per un istante nel bianco di un flash, poi ritornarono visibili: c’era un residuo di fumo che si stava consumando sopra alla cenere spenta da poco. Ezra alzò lo sguardo e il riflesso dei suoi occhi sconvolti comparve sulle lenti spesse di un uomo di mezza età, seduto di fronte a lui, le mani rugose appoggiate su un tomo di fogli dai bordi arricciati e logori, la bocca che d’improvviso si deformava a causa di un violento attacco di tosse. Lui conosceva bene quell’uomo…

La pioggia si era trasformata in tempesta ululante, i vetri nemmeno si vedevano più sotto l’onda d’acqua che imperversava in tutte le direzioni.

L’uomo si stava allontanando brontolando qualcosa che lui non riusciva a sentire. Però gli parve di avvertire un urlo di spavento. Veniva dal bancone, ma forse era invece uno scoppio d’ira: la bottiglia d’acqua che aveva notato prima era vuota, e un bicchiere invece si era riempito fino all’orlo. Qualcuno lo aveva chiesto per portarlo a quell’uomo, perché tossiva. Anzi no, era stata davvero una voce preoccupata a gridare, ma veniva da fuori: Ezra corse all’ingresso, spinto dalla volontà di aiutare qualcuno che si era sentito male, ma si fermò terrorizzato dalla potenza del tornado che si stava dirigendo verso di lui. Non ebbe il tempo di allontanarsi da lì. I suoni scomparvero, calò un silenzio innaturale. Ezra vide entrare di corsa e passargli accanto una ragazza dai lunghi capelli dorati, che lo guardò, e poi si allontanò, svanendo nel nulla. Rimase solo la scia odorosa di un profumo caldo come la luce del tramonto, e la percezione fortissima che fosse sbagliato, tremendamente sbagliato che lei se ne andasse…

Infine si sentì sollevare da una spinta che pareva arrivare direttamente dall’ultimo dei giorni, e che lo circondò trascinandolo poi via con sé, lontano da tutti, momentaneamente fuori dal fluido temporale, in una zona di sospensione che non poteva essere definita.

Ma Ezra sentì di non doversi più preoccupare, perché la sola cosa che esisteva, lì, era la certezza di poter tornare. Di dover ancora tornare.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Andreina Coscarelli
Andreina Coscarelli è nata a Varallo (Valsesia) il 10 Luglio del 1975.
Ha frequentato il liceo classico, dove ha imparato ad apprezzare il fascino e l’utilità del metodo teorico attraverso lo studio della filosofia e delle lingue antiche.
Ha continuato gli studi a Milano, Facoltà di giurisprudenza. Attualmente è impiegata in un'azienda e frequenta il corso di Filosofia e Scienze della Comunicazione presso l'Università del Piemonte Orientale.
Il suo primo romanzo, “Il bacio di un dio” (Edizioni DrowUp – Novembre 2017), analizza il rapporto tra il tempo e la fisica quantistica.
Ha pubblicato due raccolte di poesie con editore self-publishing (“Il gioco insincero e la morte” - Youcanprint -2017- e “L'apparenza del Tempo” - Youcanprint -2020).
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