Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il mio cane si chiama Libero

Il mio cane si chiama Libero
45%
110 copie
all´obiettivo
0
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Aprile 2022
Bozze disponibili

10 racconti. 10 personaggi reali, messi in situazioni non comuni e paradossali. 8 di questi racconti sono falsi, inventati dallo scrittore. I 2 restanti sono invece veri e realmente accaduti ai protagonisti in questione. Caro lettore, quali sono i due racconti veri? Sta a te scoprirlo. Inizia ad indagare.

Perché ho scritto questo libro?

In un periodo storico in cui le fake news spopolano sul web, ho voluto dimostrare che per ognuno di noi è difficile distinguere la realtà dalla finzione. Mentre leggevo “Trainspotting” di Irvine Welsh, mi sono domandato se i personaggi e le situazioni che le vedono protagonisti fossero reali, oppure se fossero addirittura accadute all’autore. Da qui l’idea di nascondere racconti reali in mezzo a racconti inventati.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Gli Emirati Arabi Uniti sono il nuovo centro del mondo. Si possono incontrare petrolieri, uomini d’affari, calciatori, piloti di formula uno, sceicchi e capi di Stato. Elena, ammaliata dall’enorme quantità di negozi presenti nell’aeroporto, impiegò più di un’ora e mezza per guardare tutte le vetrine. Insieme all’attesa dell’imbarco, si può vivere l’esperienza di girare in un enorme centro commerciale per ricchi. Quando erano ormai le cinque e quarantacinque decise di andarsi a sedere nella sala d’attesa del Gate. Al contrario degli aeroporti italiani, quello di Abu Dhabi, dispone di poltrone in pelle per le persone che attendono. Agli arabi piace stare comodi. Elena si sedette su una poltrona in pelle color beige e si mise a guardare distrattamente le notizie sul sito dell’ansa. Era partita da poche ore, ma già sentiva di dover restare informata su ciò che accadeva nel suo paese. Sulla poltrona accanto si sedette invece un ragazzo sui trent’anni. Aveva un abito blu, con camicia bianca e mocassini. Ai suoi piedi aveva posato una borsa in cuoio marrone, di quelle che usano spesso i dottori. Aveva la barba ben curata ed i capelli con la riga su un lato, tenuti fermi da una punta di cera. Sembrava uno di quei modelli di profumi che si vedono in tv.

Continua a leggere

Continua a leggere

Elena non resistette al fascino di quel ragazzo e lo fissò per alcuni secondi, finché lui non voltò la testa verso di lei e le sorrise. <<Hi! My name is Angelo! What’s your name?>> domandò il tizio. Elena, imbarazzata, rispose balbettando:<< Hi, m-my name is E- Ele- Elena. N-nice to me-eet you! >> Era diventata rossa come un peperone. Lui la fissò, sorrise ed azzardò: <> “Ecco, qui la figura di merda l’ho fatta ancor più grossa” pensò Elena. <<Sì, sono di Avellino, ma vivo vicino Milano. In effetti così potrebbe venire più semplice il discorso.>> << Wow, bella città, ci sono stato una sola volta, ma ne conservo un bellissimo ricordo. Io sono di Roma.>> rispose lui. Elena aveva alcuni amici di Roma, a cui voleva bene, ma con tutto il rispetto nei loro confronti, nessuno era paragonabile al fascino di Angelo. Si appuntò mentalmente di dover tornare al più presto a Roma. Magari ne trovava uno simile a lui. <> rispose omettendo la domanda che le ronzava in testa: “Ma siete tutti così fighi?” << Eh lo so, Roma è Roma. Non vedrai al mondo cosa maggiore di Roma, dicevano.>> citò Angelo. << In effetti quando l’ho visitata era enorme. Non finiva più!>> commentò ridendo Elena. Non sapeva perché, ma si trovava a suo agio a parlare con quello sconosciuto. Non era solo la sua bellezza, ma anche l’aura di tranquillità che emanava. Angelo era proprio il nome adatto a lui. << Allora, che ci fai qui? Dove vai?>> chiese Angelo. Aveva una voce calda e controllata. Questo la tranquillizzava ancora di più. <> rispose Elena. << E tu? Dove vai?>> domandò. << Io vado a Shangai. Vado a trovare mio fratello, che si è trasferito lì. Ho chiuso lo studio per quindici giorni e mi godo le mie meritate vacanze.>> fece lui. Ormai Elena era curiosa di sapere tutto su quel bel viaggiatore appena conosciuto. <<Studio? Che lavoro fai? Scusa se mi faccio i fatti tuoi, ma sono una persona curiosa>> rispose ridendo piano. << No, no, tranquilla, nessun problema, siamo qui per parlare. La curiosità è femmina. Tu mi sembri un esemplare femminile di mammifero se non sbaglio, no? >> rispose scherzando Angelo. Elena rise più forte. << Non sbagli.>> <> rispose senza falsa modestia lui. <<Wow, complimenti. A me farebbe proprio bene adesso uno psicologo.>> rispose ridendo Elena. Lui invece la guardò serio: <> le chiese il dottor Angelo. Elena era scioccata. Fino a due minuti fa credeva stesse parlando con una persona affabile e divertente. Ora aveva di fronte a lei un essere estremamente pragmatico. Non si sentiva più così sicura di confidarsi con lui. << Sono cose mie.>> rispose chiudendosi un po’. <<Suvvia, non ti sarai intimorita dopo quello che ti ho detto ora. Sono stato sincero, ho detto una cosa che va completamente contro il mio interesse, ma che trovo giusto ed onesto che le persone sappiano. Non trovi che questa mia onestà vada premiata? Dai, dimmi cosa ti affligge in questo momento e vedo se posso darti una mano o se necessiti realmente di uno psicologo.>> rispose Angelo. In effetti, messa in questo modo, sembrava un’offerta più che allettante. Peggio di così non poteva andarle. <> Confessò Elena. Angelo rise. <> Propose Angelo. Tra il rassegnato ed il curioso, Elena assentì: <<Vai, salvami tu.>> << Ah, a salvarti stai sicura che oggi ti salverò.>> Disse mentre le faceva l’occhiolino. Poi proseguì: << Sappi che la tua situazione accade a molte persone. Tu sei una ragazza con una posizione lavorativa di potere e questo crea negli uomini dalla mentalità antica, un problema. La nostra società maschilista, ha creato per tremila anni un concetto di uomo al potere e donna sottomessa, nella maggior parte in cucina ed a casa a badare ai bambini. Per la maggior parte degli uomini, le donne non dovrebbero proprio lavorare, non dovrebbero studiare come noi e dovrebbero restare ignoranti, così da venerare noi uomini che abbiamo un minimo di conoscenza in più. L’improvviso incontro con una donna che ha una posizione sociale, ha potere decisionale ed ha delle conoscenze superiori alle nostre ci pone in uno stato confusionale. Da un lato ci sembra di muoverci in una foresta abitata da alieni, in quanto la nostra idea di società è completamente rovesciata, dall’altro sentiamo di essere culturalmente inferiori quindi improvvisamente diveniamo anche sessualmente inferiori. Questione di virilità, mascolinità e tante altre cazzate che ci insegnano quando siamo piccoli. Dovresti innanzitutto smettere di frequentare queste persone, imperocché dimostrano in questo modo di essere maschi con una mentalità aperta più al passato che al futuro. Se invece tu vuoi accoppiarti con una persona dovrai farlo con una persona che ha una testa votata a pensare al futuro. Nel futuro ci sono poi i progetti decennali di procreare e di creare una famiglia che poi programmi il tutto, fino alla progressiva vecchiaia ed inevitabile morte. Questo è un discorso a livello antropologico e naturalistico. È un subconscio che tu non sai, ma lavora per te. Quindi lasciali perdere.. Avendo tu una posizione di comando e di responsabilità, vuoi almeno negli affetti qualcuno che decida per te, che ti prenda per mano per sollevarti da stress ed ulteriori decisioni anche nella sfera sentimentale. Il problema è che questi tipi di persone che frequenti, che hanno timore del tuo livello nella scala sociale, non saranno mai in grado di fare un gesto così controverso come prenderti per mano e dominarti. Dovrai essere molto fortunata nel trovare qualcuno privo di timore reverenziale nei confronti di chicchessia e che a quel punto ti tratterà come vuoi tu e soprattutto come meriti.>> Elena restò a bocca aperta. Non significava che avesse risolto tutti i suoi problemi, ma almeno aveva una speranza per il suo futuro. Era ora di dare occasioni solamente a chi meritava. Bye bye Dario!

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il mio cane si chiama Libero”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Simone De Gregori
Simone De Gregori nasce a Roma, il 2 Giugno 1992. Proviene da una famiglia di artisti, dalla fotografia al cantautorato. In lui la vena artistica si è espressa nella scrittura.
"Il mio cane si chiama Libero" è la sua opera prima, frutto di esperienze personali ed amicizie che come lui, tendono ad essere sempre in movimento.
Simone De Gregori on Facebook
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie