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Mio figlio è un tappeto elastico

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Perché Sofia usa il fratello Giuseppe come tappeto elastico, quando potrebbe tranquillamente usarlo come mongolfiera? Perché, a proposito, il ragazzo è nato senza ossa? E come mai il loro papà deve tenere d’occhio la nonna in un museo di dentiere?
La famiglia Giusto è senza dubbio straordinaria, ma è poi tanto diversa dalle famiglie contemporanee? È vero, ogni tanto qualche membro si risveglia una mattina trasformato in un uovo, ma le interminabili code negli ambulatori e le diagnosi improbabili seguite da inutili rimedi sono molto comuni. Tra giornate noiose passate sui banchi a imparare come moltiplicare il proprio corpo saltando e gite in campagna, tra nonne pazze e freddolose e padri che farebbero qualunque cosa per liberarsene, i classici della letteratura fantastica, da Lovecraft a Carroll, danno lo spunto per avventure in bilico tra il grottesco e il comico.

Museo Mordente
DENTIERA: Terza dentizione. Stare attenti a non ingoiarla durante il sonno.
G. Flaubert
Quest’uomo dall’aria assonnata, i capelli cortissimi e la pancia prominente che sta appoggiato al muro a guardare la gente con aria torva è Giovanni Giusto, guardiano notturno. Ma anche diurno, dipende da come gli gira. Lavora in un museo, il museo più importante del mondo, o almeno così dice lui. Si tratta del celebre “Museo Mordente: la storia del dente”. E importante lo è davvero. Non si vede dappertutto un museo sulla storia delle dentiere: questo lo fa in qualche modo sentire importante, nonostante il suo lavoro sia tutt’altro che remunerativo. Il museo conta circa ottocento modelli tra dentiere d’epoca e quelle appartenute a personaggi di grande importanza storica, come Winston Churchill. O mia figlia. Ma proseguiamo con ordine, prego signori, i biglietti. Potete lasciare i vostri effetti personali al guardaroba; al termine della mostra vi saranno consegnati un dente di squalo, uno di cammello e uno di mammut in omaggio. Vi ricordo che all’interno del museo è severamente vietato fumare, bere, mangiare e invocare Allah. Le foto si possono fare anche con il flash, ma solo da otto metri di distanza.

All’ingresso, appoggiato a un muro, vediamo chiaramente il grasso e svogliato Giovanni fumare durante la breve pausa che ha deciso di concedersi. Siate comprensivi: il figlio maggiore – Giuseppe – è un vero buono a nulla, uno smidollato che sta tutto il giorno sul divano a guardare la TV. D’altronde è difficile fare altro, quando si è completamente privi di ossa. Per Giovanni è una benedizione lavorare qui. Grazie al suo lavoro, ha un buono sconto per dentiere valido per vent’anni. Per questo ha provveduto a farsi rimuovere tutti i denti dalle arcate – come tutto il resto della sua famiglia – evitando così un doloroso processo di deterioramento. Grazie alla dentiera anche suo figlio Giuseppe ha potuto masticare cibo solido, invece di berlo con una cannuccia come al solito. Se vi fermate a osservare attentamente, noterete che Giovanni predilige Coca Cola e crackers semplici per la pausa pranzo, probabilmente a causa della moglie che ha fatto restringere le porte di casa e gli ha impedito l’accesso alla camera da letto, come a suo tempo fece D’Annunzio con la porta del suo studio, abbassandola e costringendo i visitatori a inchinarsi al suo cospetto.

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«È sicuro di questo? Non potrebbe essere solo che sua moglie non ha tempo per cucinargli il pranzo?»

Mio caro visitatore, la invito a osservare attentamente l’esemplare che abbiamo di fronte: si avvicini con me, non la morderà mica. Ecco, notiamo distintamente le molteplici macchie sulla sua divisa; macchie che, probabilmente, sua moglie si è stufata di lavare ogni giorno e che denotano un’ingordigia senza controllo, dettata forse dalla difficile convivenza con la sua volubile consorte; e la barbetta incolta, indice di una chiara sfiducia in se stesso, degenerata in una scarsa cura della persona. Se ci avviciniamo con circospezione, possiamo vederlo scambiare alcune parole con l’addetta al guardaroba mentre suda copiosamente e balbetta come un cantante jazz, accompagnato da un colorito rosso Tiziano come non se ne è visti da molti anni. È evidente che gli piace, il che ci fa supporre che il signor Giusto abbia smarrito da anni gli occhiali da vista. Ma passiamo alle cose serie.
Nell’espositore di fronte a voi, potete ammirare la splendida dentiera appartenuta al primo ministro britannico Winston Churchill, alla quale il memorabile politico deve la sua caratteristica parlata.

«Oh, no, un’altra lezione sulla Seconda guerra mondiale no!»

E non solo. Sputando vigorosamente questo bellissimo manufatto in avorio lavorato di elefante africano, Churchill poteva capire, dalla gittata e dalla parabola descritta, l’esito della battaglia in corso in quell’esatto istante.

«Però, che figo!»

Non di rado era usata anche come arma contro gli avversari politici che, del tutto impreparati, venivano centrati in pieno da questa protesi straordinariamente pesante e insolitamente affilata. Tutt’oggi questa dentiera sembra avere una particolare avversione verso nazisti e comunisti: come avrete notato, infatti, a nessuna delle nostre guardie è permesso avere opinioni politiche. Ne va della loro sicurezza – e anche della vostra. Consiglio vivamente di non avvicinarsi. Lo stesso Giovanni, in questi giorni, deve fronteggiare un imprevisto a causa di questa dentiera. Vedete, la sua veneranda suocera – nata ben centosettant’anni fa – incontrò Churchill al mercato di bastoni da passeggio una domenica del 1929, e fu invitata a merenda dal Primo Ministro. Nessuno sa perché, ma la signora si è convinta che la dentiera del signor Churchill sia la stessa che ella perdette in quel periodo dell’anno addentando un criceto che riuscì a sfuggirle; da allora tenta in tutti i modi di riappropriarsene, con grande disappunto di Giovanni, che ogni volta deve tenerla a bada e cercare di convincerla a lasciar perdere. Per questo ricorre abitualmente alla nostra stampante 3D che, qualora lo desideriate, è in grado di fornirvi un’esatta replica in poliuretano espanso della dentiera del suddetto. Devo avvertirvi però che queste repliche, come la signora ha già sperimentato, sono solo per uso estetico e non hanno alcuna funzione pratica.
Questa dentiera in legno, invece, non è opera di Mastro Geppetto – come potreste pensare – ma di un artigiano giapponese del XVI secolo. Si dice che le soluzioni ai nostri problemi possiamo trovarle soltanto noi, e quell’uomo sapeva esattamente cosa fare con tutto il bambù che aveva a disposizione. Le tarme negli anni hanno fatto il loro dovere, causando gravi danni alla dentiera. I buchi provocati dagli insetti sono così realistici e simili a quelli causati dalla carie che si dice abbiano causato dolore al vecchio scultore nei suoi ultimi anni di vita.
Proseguiamo ora il giro ammirando l’espositore dietro di noi, ben più grande e ospitale del precedente. La prima dentiera a sinistra risale al 1942 ed è stata fabbricata in Italia da un poeta settantenne, di nome Alessandro Gotta, durante il conflitto mondiale.

«Oh, no! Ancora con ’sta Seconda guerra mondiale? Che palle, non si parla d’altro.»

Silenzio, ragazzino. Ascoltami invece di lamentarti, potrebbe tornarti utile alla maturità. Lo sanno tutti che chiedono sempre la Seconda guerra mondiale.
Esasperato dai continui scherzi del nipote che nascondeva la sua dentiera nei posti più impensabili, Gotta prese spunto dagli Etruschi, che nel VII secolo a.C. utilizzavano come protesi denti di lupo e di ippopotamo legati assieme con filo in oro: decise dunque di rimpiazzare i propri denti con le punte dei pennini che usava per scrivere, non essendo disposto a rinunciare ai cibi solidi. Accanto potete vedere il gatto domestico – ora imbalsamato – su cui sperimentò l’efficacia della sua protesi. Un buon collaudo va fatto in prima persona, come disse l’inventore dei preservativi alle ortiche, dei quali potete visitare il museo in corso Magenta, all’angolo con via D’Annunzio. Oh, fate attenzione adesso! Guardate dietro di voi!

«Ma chi è quella?»
«Ammazza che bbrutta!»

Vi presento Concetta Maria Assunta Molinari-Hawkins, suocera del signor Giusto. Osservate come, armata di bastone da passeggio bianco e viola e spessi occhiali rossi, si inoltra nella sala Dentiere Storiche e si avvicina con circospezione all’espositore. Vedete come cammina a passi rapidi e ravvicinati? E avete notato che il bastone non arriva a terra perché è troppo corto? È stato tagliato dal signor Giusto l’anno scorso per poter sentire da lontano il rumore che l’estremità più ruvida fa sul pavimento, e così fronteggiare adeguatamente preparato la suocera. Purtroppo per lui, la signora Molinari-Hawkins non ha bisogno del bastone tanto per camminare quanto per percuoterlo vigorosamente ogni volta che lo vede e per cercare, come dicevo prima, di appropriarsi della dentiera di Winston Churchill, che ella ritiene essere di sua legittima proprietà. Fortunatamente l’espositore è stato realizzato da un vetraio esperto, pertanto è invulnerabile a qualunque corpo contundente, eccetto, come è ovvio, alle bombe all’idrogeno e ai grissini. La signora passa il tempo a inveire contro il caro Giovanni perché quest’ultimo non vuole restituirle la dentiera, e ha escogitato molti sabotaggi ai suoi danni: l’ultimo è stato messo in atto la settimana scorsa. La signora si è presentata qui in sedia a rotelle e ha preso l’ascensore per recarsi al piano di sopra, quindi è riuscita a bloccare il meccanismo con la punta di caucciù del suo bastone da passeggio e ha premuto il campanello d’allarme. Come è ovvio, il signor Giusto si è precipitato in suo aiuto, ignaro che la suocera avesse tempestivamente rimosso il tappino dal meccanismo dell’ascensore nell’esatto istante in cui lui aveva aperto le porte. Si è ritrovato, così, tramortito al piano superiore, mentre la signora era ormai arrivata su questo piano e si era avvicinata alla teca. Con un colpo sorprendentemente forte è riuscita a incrinare il vetro, per poi essere tuttavia gettata a terra e immobilizzata con la gomma da masticare più grossa del mondo, generosamente fornita dal museo di via Golle, che potrete visitare dal 31 giugno gratuitamente. La signora è stata quindi portata a casa – abita insieme al signor Giusto e alla sua famiglia – grazie al carro funebre gentilmente concesso dal museo di Barcellona. A questo punto comprenderete la calvizie incipiente del nostro caro guardiano. Oggi Concetta è tornata per tentare nuovamente di appropriarsi della famosa dentiera. Vedete? Si avvicina a quel ragazzo là in fondo, credo che si chiami Roberto. È stato assunto recentemente, dunque non ha mai avuto a che fare con la signora. Eccola che sembra cercare qualcosa a terra. Come potete notare si è tolta gli occhiali. Il gentile Roberto si offre di aiutarla. Le è caduta una lente a contatto e non riesce a chinarsi. Si è mai vista una vecchietta con le lenti a contatto? Non qui. Ora l’ha stordito con il bastone e gli ha rubato le chiavi, sta per aprire la teca, ma ecco il nostro signor Giusto intervenire prontamente e immobilizzare l’arzilla signora.

«Cosa sta usando per legarla?»

Il filo interdentale appartenuto a Stalin, realizzato in acciaio, titanio e piombo per poter resistere ai denti di un vero Superman. Se anche voi avete dei denti tanto robusti, potrete acquistarne un pezzo all’uscita al modico prezzo di ottanta rubli al centimetro. Ma passiamo oltre.
Ammirate il bellissimo dipinto a olio di Ernesto Ernst, grande innovatore pittorico. Noto alla fine del secolo scorso anche come designer e ingegnere medico, ha contribuito all’industria dentistica grazie ai celebri denti da masticare. Quante volte vi è capitato di mordervi la lingua e perdere improvvisamente l’appetito?
«Eh, tante, tante, soprattutto da mia suocera…»

Grazie ai nuovi denti in gelatina siliconica modellabile, mordersi la lingua non è più doloroso e, anzi, con i modelli più recenti è anche saporito: merito dei dieci gusti selezionabili. Il quadro rappresenta la regina Elisabetta II, nota consumatrice delle dentiere Enrico VIII Ernst versione Deluxe, nell’atto di mordere la faccia al figlio Carlo, che, come potete vedere, se la ride di gusto. Avvicinatevi, prego. Annusate. Lo sentite l’odore delle Bubble Gum? Per rendere il rosa dello sfondo l’artista ha usato del gelato realizzato con le omonime gomme da masticare, preparandole e masticandole personalmente per una settimana. Ovviamente ciò ha causato degli inconvenienti. Si ritiene che circa un migliaio di insetti siano rimasti impigliati in quell’impasto – da cui la consistenza così granulosa – e delle fonti di dubbia autenticità bisbigliano che vi sia almeno uno dei denti dell’artista, completamente cariato, sotto la gomma; oppure, come leggenda vorrebbe, interamente in oro e forgiato fondendo la sua fede nuziale, incluso nell’opera in ricordo della moglie fuggita in Vaticano dopo una notte di passione con un frate domenicano. Secondo il mito, Ernesto Ernst non la rivide mai più e intrappolò così simbolicamente l’emblema del loro legame sotto la pasta gommosa che vedete.

«Ma che cosa sono quei fili che sporgono dallo sfondo?»

Il caro Giovanni Giusto ha avuto non pochi problemi per posizionare adeguatamente questo quadro; abbiamo dovuto restaurarlo in fretta e furia. Mentre sistemava la cornice, le fibre della sua divisa si sono appiccicate alla gomma. Con questa mossa il nostro guardiano ha inconsapevolmente contribuito ad aumentare il valore di quest’opera, come i critici convocati hanno prontamente constatato.

«Quindi non è stato punito? Non ha rovinato una grande opera d’arte?»
Certo che no, così facendo ha infinitamente arricchito di contemporaneità e verosimiglianza quest’opera. Gli siamo molto, molto grati. Infatti gli abbiamo perfino permesso di portare suo figlio Giuseppe al lavoro con lui: eccolo lì, sull’attaccapanni vicino alla finestra. Se il sole vi dà fastidio possiamo tirarlo sul vetro; la sala acquista un tono color gambero molto gradevole e rilassante. A proposito di suo figlio, vi ho accennato all’inizio del nostro percorso che è completamente privo di ossa, infatti anche lui usufruisce delle dentiere automasticanti che stiamo per vedere. In caso vogliate saperne di più sul suo conto, potete acquistare una sua breve biografia illustrata al nostro bookshop.

«Me la compri, mamma?»
«Eh, vediamo, dipende da quanto costa e dalle illustrazioni. Se sono realistiche…»

Benvenuti nella sala Dentiere 3.0. Qui sono esposti i modelli più significativi dell’evoluzione di questa splendida protesi, catalogate in ordine cronologico, cromatico e pratico. Tutti i modelli sono privi di effetti collaterali, o almeno così dicono le aziende che le producono. Stiamo attualmente cercando dei volontari per delle prove commissionateci dalle varie aziende, ma pare che nessuno si presenti. Così ci siamo rivolti al signor Giusto e al resto della sua famiglia per i modelli automasticanti, che aiutano non poco il povero Giuseppe ad avere una vita normale e gli evitano l’uso di cannucce lunghe tre metri che lo colleghino dal divano alla pentola. Per la signora Gilda, invece, abbiamo pensato a questo modello aspirante che le permette di non sputare mentre parla e, soprattutto, mentre mangia. Questa innovativa dentiera è dotata anche di un esofago artificiale che facilita la deglutizione e le impedisce di ingozzarsi e di ridipingere le pareti della cucina in stile Jackson Pollock. Dovete sapere che la moglie di Giovanni detesta l’espressionismo astratto. Questa dentiera è collegata a un motore a energia solare che indirizza l’aria aspirata verso il colon, in modo che possa essere espulsa naturalmente senza alcuno spreco. È totalmente ecologica e disponibile in vari colori. Devo però avvertirvi che un uso scorretto può comportare effetti collaterali non trascurabili. Se sottoposta a tensione eccessiva o a sovraccarico, infatti, può causare meteorismo e flatulenza per l’aria aspirata, gastrite e vomito per il cibo ingerito, e Dio non voglia che doveste ingerire capelli. Rimarrebbero nel vostro stomaco per sempre, incapaci di dissolversi, e formerebbero una palla dolorosissima («Oh, ma che schifo!») che vi costringerebbe a un’operazione chirurgica per la rimozione. A proposito, il museo che vi offre di visitare la più grande collezione di palle di capelli e peli rinvenuti negli stomaci umani e felini si trova a casa mia: mia suocera è esperta di questo tipo di conservazione. Si ritrova ogni settimana con la signora Molinari-Hawkins per discutere delle rispettive collezioni di peli pubici di elefanti e tigri, che ordinano periodicamente su eBay.

«Li voglio anch’io, mamma!»
«Quando sarai più grande.»
«Ma le mie Barbie stanno perdendo i capelli, non posso farle aspettare!»
«Shhh, lascia parlare la guida, ci pensiamo dopo.»

Proseguiamo il giro. Vi presento il nuovo modello di dentiera hi-tech, la Electro-Brain-Teeth-Washer I, disponibile attualmente solo in Nuova Zelanda e in Tasmania. È programmata per lavarsi da sola con degli spazzolini elettrici che percorrono ritmicamente entrambe le arcate ogni venti ore, lucidando i denti con una soluzione rinfrescante che dona un alito al sapore di menta. È disponibile anche un liquido di lavaggio alla cipolla o al pesce marcio, in caso vogliate allontanare chiunque vi stia vicino. Oggigiorno è sempre più complicato godere di privacy. Le dentiere che vedete sono progettate per durare più di cinque anni, mentre qualunque altra protesi andrebbe sostituita ben prima di tale termine, pena l’ammosciamento delle gengive e l’alterazione permanente dei tratti del viso, in particolar modo della bocca; questa, a lungo andare, potrebbe assumere le fattezze di un orifizio anale canino ed esser presa di mira da tutti i randagi in calore della zona. Le nostre nuove dentiere sono prive di questa serie di inconvenienti e progettate per un utilizzo di vent’anni, entro i quali siamo praticamente certi che i nostri clienti saranno morti: dovranno pertanto spendere soldi soltanto una volta, ossia quando procederanno all’acquisto della prima dentiera. Abbiamo pensato a tutto, come potete vedere! Avvicinatevi a questo espositore, venite, venite. Più vicino.

«Mamma mia, cos’è questa roba? Sembra un Picasso…»

Questo è il busto del dottor Danti, un altro pioniere della generazione di Ernesto Ernst, sebbene non ugualmente dotato di senso dell’umorismo. La statua è stata realizzata all’inizio del secolo scorso dallo stesso Ernst, da sempre in competizione con Danti, da cui l’estetica irriverente e scherzosa. Lo stesso Danti, quando la vide, ebbe un litigio furioso con Ernesto Ernst, arrivando, in un attacco di rabbia, a staccargli il naso con un morso.

«Madonna… Che gli aveva fatto, quello là?»

Il povero scultore surrealista aveva l’unica colpa di essersi dimenticato di aggiungere i capelli ed eliminare almeno uno dei quattro menti dal volto della scultura: ciò fu sufficiente per inimicargli il celebre medico per il resto della vita. Numerosi furono i sabotaggi che gli artisti escogitarono l’uno ai danni dell’altro, e i risultati dei loro scontri artistici rimasero impressi per anni in questo stesso museo. Persino il naso mozzato di Ernst, in quanto pezzo d’arte in tutto e per tutto, fu esposto qui fino a un paio di anni fa, quando degli sconosciuti, ignorando i cartelli e le normali leggi sui luoghi pubblici, portarono un cane nel museo. Questo cane, da segugio qual era, rintracciò immediatamente il naso mummificato dell’artista – all’epoca non utilizzavamo delle teche infrangibili per protezione. Leggenda vuole che Ernst seppe sempre farsi apprezzare dai cani, in vita, e la fine dell’ultima parte del suo corpo sembra confermare appieno questa teoria. Alla sua morte Lea, la sua adorata husky ormai vecchia e sdentata, poté beneficiare di nuovo di una dentatura completa, gentilmente fornitale dal suo stesso padrone. Si trova oggi esposta al piano di sotto, così come l’intero cane imbalsamato.
Questa che vedete qui, invece, è una dentiera modellante. Come già detto in precedenza, se una dentiera non viene sostituita entro i primi cinque anni comporta alterazioni del viso talvolta permanenti. Questa dentiera realizzata in poliuretano con la stampante 3D è la risposta agli inconvenienti che le altre dentiere possono presentare. È progettata, grazie a degli appositi sensori che si attivano soltanto dopo tre anni di utilizzo, per adattarsi alla vostra bocca con il passare del tempo. La dentiera si espande gradualmente e restituisce al volto un aspetto giovane e privo di rughe, distendendo la pelle e donandole una tonalità più salubre grazie alle lampadine presenti sul rivestimento. La pelle traslucida degli anziani filtra parzialmente la luce assumendo un colorito più roseo, dato che lascia intravedere i vasi sanguigni sottocutanei. “Il design è un insieme di arte e di scienza”, come diceva Heinrich Himmler. Queste particolari dentiere sono attualmente in vendita nei Paesi Bassi e in Islanda al prezzo di ottantotto tappi di bottiglia. La regina Elisabetta è un’assidua consumatrice di questo modello ed è tutt’oggi abbonata al nostro catalogo versione Deluxe. In occasione del matrimonio di suo nipote ci ha contattati per commissionarci un modello in oro e diamanti che faccia sentire tutti gli altri invitati degli appestati plebei. Noi la accontentiamo volentieri.
Siamo ormai giunti alla fine del nostro percorso: eccoci tornati al punto di partenza, alla sala delle dentiere storiche; come vedete, la signora Molinari Hawkins è di nuovo tornata per rubare la dentiera di Churchill. Stavolta utilizza un carrello che apparentemente serve a sostenerla come un comune bastone da passeggio, ma in realtà – come presto vedremo – nasconde dei perfidi trucchi che la aiuteranno in qualche modo nel suo piano. Notate come, all’interno delle impugnature, la signora è riuscita a celare, seppur non troppo bene, un emettitore di vibrazioni senza dubbio proveniente dal Museo del Sesso. Si tratta del modello più potente al mondo, come forse qualcuno di voi ha immaginato, progettato appositamente per papa Benedetto XV. Ora lo appoggia contro il vetro e lo mette in funzione.

«E come pensa di fare per aprire la teca? È antiproiettile, giusto?»

Antiproiettile, certo, ma non antivibrazioni erotiche. Come vedete è già tutto incrinato. Oh! Ecco che è andato in frantumi. Chissà, magari la signora potrebbe anche riuscire a rubarla questa volta. Dov’è finito il signor Giusto? Oh, è in pausa? Be’, gli dica di venire subito qui, non vorrei mai che rinunciasse a fronteggiare sua suocera. Ma osservate bene, ragazzi: la signora sta per afferrare la dentiera. AAAH!

«Urca, che male!»
«Cavoli!»
«Oh, merda!»
«Luca! Non dire le parolacce!»
«Bisogna portarla in ospedale!»

Ragazzi, ho sentito dolore persino io! Possiamo vedere la signora Molinari-Hawkins scuotere vigorosamente la mano nel vano tentativo di liberarsi dalla tenace presa di ciò che rimane dello storico bulldog che guidò l’Inghilterra nella sua ora più buia. Come ben sapete, i bulldog sono noti per non mollare mai la presa e per di più la dentiera – come il suo originale proprietario – non sopporta affatto i comunisti vecchio stile, ossia quelli senza orologi di marca. Bella pensata, signor Giusto, fare in modo che la signora aderisse al Partito! La tessera in dotazione ha risvegliato gli antichi istinti della dentiera: un antifurto completamente economico ed efficace, come vedete.

Il giro è finito. Come ho già detto, chi vuole potrà avere all’ingresso un dente di cammello come souvenir, e soltanto per oggi, vista l’occasione, potrete farvi un selfie ricordo con il signor Giusto – vittorioso – e sua suocera. Lo potrete stampare al bookshop, dove troverete anche altri oggetti interessanti. Per coloro che portano bambini o anziani totalmente privi di denti, solo per oggi, in occasione del decimo anniversario del museo, offriamo in omaggio una cornice in avorio di elefante africano. Potete facilmente smontarla in sessantaquattro parti diverse per costruirvi la vostra personalissima dentiera fai da te, con tanto di protesi di scorta in caso la prima dovesse danneggiarsi; quando non la usate, sarà facilissimo ricomporre la cornice in formato più piccolo e appenderla in salotto. Per quanto riguarda il trasporto fino a casa vostra della zanna di mammut, non dovete preoccuparvi: tutti i guardiani del Museo di Storia Naturale, licenziati a causa del fallimento del museo, sono stati assunti da noi come facchini; vi seguiranno fino a casa con il carro funebre e provvederanno alla collocazione più consona della zanna dell’antico pachiderma nella vostra abitazione. Grazie e buona giornata.

29 ottobre 2019

Aggiornamento

Sono felice di informarvi che la mia raccolta di racconti è stata inserita nella rassegna letteraria organizzata dalla biblioteca di Grassobbio (Bg) in Via Roma 46, il 6 luglio 2020 alle ore 18:30. Ingresso ovviamente libero. Vi aspetto. :) rassegna letteraria organizzata dalla biblioteca di Grassobbio
08 ottobre 2019

Aggiornamento

Dieci minuti di celebrità... Gli basteranno davvero? Dieci minuti di celebrità
16 settembre 2019

Aggiornamento

Un episodio che si ripeterà più volte nella raccolta, ma porterà sempre ad un colpo di scena, coinvolgendo Giuseppe e, a turno, gli altri personaggi. vignetta giuseppe
09 settembre 2019

Aggiornamento

Un'altra illustrazione, questa è la mia preferita. Momenti di tensione per i Giusto, Giuseppe si trova con l'acqua alla gola... Momenti di tensione per i Giusto
02 settembre 2019

Aggiornamento

Come già annunciato, ecco una seconda illustrazione. Giuseppe è in realtà molto più utile di quanto ci si aspetterebbe. E non è finita qui... illustrazione Giuseppe
28 agosto 2019

Aggiornamento

Voglio condividere con voi qualche illustrazione per il racconto "Il curioso caso di Giuseppe Giusto", realizzate da Anna Bonomi. A settimana prossima! Il curioso caso di Giuseppe Giusto vignetta

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Libro davvero molto divertente e pieno di fantasia con scene inaspettate. Non vedo l’ora di leggere il continuo hahaha. Ottimo lavoro amico mio :).

  2. (proprietario verificato)

    Con questa mente, con questa fantasia, diventerai sicuramente un ottimo scrittore…nei hai la stoffa!
    Un libro enigmatico, che crea curiosita’. Ogni racconto , e’ davvero originale continua cosi’!
    Attendo la prossima pubblicazione…

  3. (proprietario verificato)

    Sorprendente, fantasioso,inaspettato.

  4. gRg

    (proprietario verificato)

    Racconti fantastici ognuno in stile di un autore famoso, grotteschi e divertenti. Una notevole opera prima.

  5. (proprietario verificato)

    Libro divertente e scritto con pungente ironia.

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Lorenzo Vacca
è nato a Bergamo nel 1997. Nel 2018 frequenta la scuola di scrittura Belleville a Milano sotto la direzione di Giacomo Papi, dopo un tortuoso percorso di liceo artistico. Ogni tanto posta qualche racconto sul sito Typee.it, dove terrorizza la comunità online sotto lo pseudonimo di Lorenzo V. Mio figlio è un tappeto elastico è il suo primo libro.
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