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Mio figlio è un tappeto elastico

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Consegna prevista Giugno 2020

Perchè Sofia usa il fratello Giuseppe come tappeto elastico, quando potrebbe tranquillamente usarlo come mongolfiera? Perchè, a proposito, il ragazzo è nato senza ossa? E come mai il loro papà deve tenere d’occhio la nonna in un museo di dentiere?
La famiglia Giusto è senza dubbio straordinaria, ma è poi tanto diversa dalle famiglie contemporanee? È vero, ogni tanto qualche membro si risveglia una mattina trasformato in un uovo, ma le interminabili code negli ambulatori e le diagnosi improbabili seguite da inutili rimedi sono molto comuni. Tra giornate noiose passate sui banchi a imparare come moltiplicare il proprio corpo saltando e gite in campagna, tra nonne pazze e freddolose e padri che farebbero qualunque cosa per liberarsene, i classici della letteratura fantastica, da Lovecraft a Carroll, danno lo spunto per avventure in bilico tra il grottesco e il comico, sviluppate in maniera originale.

Perché ho scritto questo libro?

La mia passione per la lettura mi ha spinto a voler cercare di creare una serie di storie mie. Da piccolo, rimanevo spesso insoddisfatto di come si concludevano i libri che leggevo, e così ho sfruttato l’occasione per dare una mia versione, con dei personaggi che, nelle mie intenzioni, rappresentano allegoricamente i membri delle famiglie contemporanee.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il curioso caso di Giuseppe Giusto: storia di uno smidollato.

Per cortese concessione della famiglia Giusto

Secondo la quasi totalità delle fonti scientifiche è assolutamente impossibile che un uomo riesca a sopravvivere senza sistema scheletrico. Senza una struttura di supporto l’organismo collasserebbe su se stesso e cesserebbe di respirare e di vivere non appena venuto al mondo. Tuttavia, è anche vero che sono stati gli stessi scienziati a stabilire che è impossibile che le minuscole ali di un’ape riescano a sollevare agevolmente una massa tanto sproporzionata quanto il suo corpo grassoccio. L’ape, come è ovvio, non sa niente di fisica, dunque riesce a volare ugualmente. Probabilmente, se si riuscisse a istruire tutte le api sulle leggi del  moto, esse si scoraggerebbero a tal punto da rinunciare completamente al volo e alla sopravvivenza. Giuseppe Giusto non aveva mai studiato scienze in vita sua, e questo, probabilmente, gli salvò la vita.  

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Nacque a Bergamo, nell’ospedale di Via Gavazzeni. Il signor Giusto, preoccupato per la lunga attesa, strepitò contro l’infermiera perché potesse finalmente vedere suo figlio dopo averle ripetutamente chiesto le condizioni di sua moglie, ma lei, che aveva assistito Gilda personalmente scosse la testa, come rassegnata, e, con una certa aria di rimprovero gli indicò la stanza, senza prendersi il disturbo di accompagnarcelo. Giovanni, ormai innervosito e irritato per l’inaspettata scortesia dell’infermiera, si recò con passi tonanti verso la stanza, ma mentre stava entrando per festeggiare insieme a Gilda quel glorioso evento restò pietrificato sulla soglia, ipnotizzato da quella specie di tappeto biancastro con cui avevano ricoperto sua moglie. Stava già per protestare per l’infima qualità delle lenzuola dell’ospedale, quando quella cosa si mosse. Quella cosa era il piccolo Giuseppe. Il primo suono uscito dalle sue molli e cascanti labbra fu una pernacchia che causò uno scoppio di risa da parte di entrambi i suoi genitori, per la prima volta di lì a qualche minuto dimentichi della vergogna di aver procreato una simile creatura.

 Nessuno al momento della sua venuta al mondo riuscì a spiegare la causa di una malformazione tanto grave. I medici riuscirono tuttavia a capire che essendo un neonato del tutto ignorante delle regole di anatomia, era altresì completamente immune alle conseguenze che normalmente avrebbero dovuto verificarsi. In conclusione di ciò, consentirono al piccolo Giuseppe di sopravvivere. Certo era che, con l’andare del tempo, la sua curiosa condizione si sarebbe rivelata alla sua famiglia come una risorsa e una fonte di svago di non trascurabile versatilità.

Il primo vantaggio che si riscontra in un individuo privo di ossa è lo spazio occupato: perché spendere soldi e investire in un lettino e un passeggino, quando Giuseppe poteva tranquillamente essere arrotolato come un tappeto e riposto nell’armadio? Una risposta dignitosa è che il bambino potrebbe provare un leggero disagio. Giuseppe tuttavia non fiatò quando fu informato della decisione presa dai suoi genitori: si lasciò piegare e arrotolare e si accontentò dell’angolo più alto, fresco e polveroso dell’armadio a due ante.

 Il secondo vantaggio è la lavabilità: perché spendere in bagnoschiuma, vestiti comodi e acqua calda quando una cosa tanto simile ad un maglione infeltrito può essere infilata in lavatrice e lavata a freddo, per poi essere strizzata e stirata in pochi minuti? Nemmeno su questo Giuseppe ebbe da obiettare: fu messo in lavatrice insieme alle camicie colorate e poi steso sul balcone ad asciugare. Mentre aspettava che il sole facesse il suo dovere, Giuseppe si dilettò nell’arte dello spionaggio e, dall’alto del balcone poté osservare la straordinaria schematicità delle relazioni extraconiugali nel vicinato. L’unico inconveniente furono i piccioni, abilissimi nel riconoscere i panni appena lavati e ancora più abili nel tiro al bersaglio. Fu presto evidente la sua somiglianza con certi tappeti amati dai cacciatori, e per questo la famiglia tenne in seria considerazione una lunga trattativa online per stabilire un prezzo, imballare Giuseppe Giusto e spedirlo dall’altra parte del mondo. Il ragazzo non fece nulla per dissuaderli- non gli era possibile, essendo letteralmente e metaforicamente sprovvisto di spina dorsale- tuttavia all’ultimo momento, la signora Giusto scoprì di essere incinta e decise di tenere con sé Giuseppe ancora per qualche anno, non volendo spendere soldi per una copertina rosa per la sua bambina. La pelle di quello smidollato era accettabile.

 Ovviamente Giuseppe sviluppò un grande attaccamento per la piccola Sofia, che seguiva in ogni momento e confortava nei momenti di crisi. A differenza sua, la sorellina sembrava non accettare niente. Nessun giocattolo, nessuna carezza, nessuna voce riusciva mai a calmarla durante i suoi attacchi di rabbia finché sua madre non toglieva Giuseppe dal calorifero, lo stirava, con pochissimo disappunto dello stesso, e lo posava sulle ginocchia della piccola urlatrice che, finalmente, si calmava e iniziava ad avvolgersi nel suo ampio e maculato mantello. 

Quando Sofia compì cinque anni diventò incredibilmente vivace, e per Giuseppe venne il momento di diventare ben più di una coperta. Scoprì presto infatti di poter essere modellato in molte forme diverse e poter così accontentare la sorellina in un’infinità di fantasie. Eccolo quindi trasformato nell’impermeabile di un investigatore, nel cappello di una cowgirl, nella piscinetta dei bambini alla festa di compleanno e in un sensazionale tappeto elastico su cui rimbalzare a non finire nei caldi pomeriggi estivi. In una sola, memorabile occasione i compagni di classe di Sofia lo utilizzarono nel tiro alla fune, stabilendo il record mondiale di pelle più elastica del mondo. Marco Frigatti, giudice ufficiale di Guinness World Records, giunse sulla scena per effettuare le misurazioni ufficiali, e certificò un allungamento di tredici metri, stracciando il precedente record di Gary Turner, tanto limitato da quell’ammasso di volontà e sicurezza che è il sistema scheletrico.

Giuseppe era ormai una celebrità, ma il successo non gli interessava granché. Non aveva alcuna voglia di sostenere lunghe e noiose interviste che avrebbero finito per rivelare la sua voce nasale e biascicante-in effetti, nessuno dei suoi famigliari aveva mai udito la sua voce, dato che l’unica volta che aveva provato a parlare, era rimasto inorridito dal gracidio tenorile prodotto dalla sua gola, e si era ripromesso di non tentare mai più di fare una cosa del genere – né di partecipare alle serate di gala della crema della società, o di perdere tempo davanti ai servizi fotografici. Si limitava a giacere sul divano a guardare la televisione, senza nemmeno scomodarsi a cambiare canale, finché qualcuno non lo prendeva e se lo sistemava sulle gambe o non lo arrotolava e lo usava per scacciare le mosche o pulire i pavimenti. Nemmeno l’unica cosa che avesse mai suscitato un interesse di natura romantica nel suo cervello liquido, ovvero la vecchia bambola gonfiabile con le fattezze di Claudia Schiffer, ormai sgonfia, umidiccia e consunta, acquistata da suo padre molto tempo prima, avrebbe potuto risollevargli il morale ormai. Occorre dare, in questo momento, un quadro più chiaro della situazione sentimentale di Giuseppe:

La prima volta che l’aveva vista, lei era ancora nel fiore degli ani. Lucida, gonfia e odorosa di caucciù, con i capelli ondulati e tinti di un biondo che, ai sensibili occhi di Giuseppe, pareva abbagliante. La sua pelle soffice aveva il colore di un foglio di carta, un tempo fradicio, ma a cui era stato concesso di asciugarsi al sole. Gli occhi, di una vetrosa sfumatura grigio-blu, erano socchiusi in uno sguardo consapevole, e, allo stesso tempo divertito, il che, unito al sorriso lieve e composto, le dava un’aria enigmatica e ipnotica. Almeno, nelle intenzioni dei costruttori. Lo smidollato l’aveva incontrata per la prima volta a notte fonda, quando, dopo essersi attardato molto più del solito, il signor Giusto era tornato a casa con una scatola di cartone, l’aveva aperta e lasciata sul divano accanto a Giuseppe, perché l’odore di plastica evaporasse. Se non avesse fatto altrimenti, il tanfo chimico gli avrebbe causato un reflusso tanto intenso da dover obbligare sua moglie ad anticipare le pulizie di primavera. Giuseppe era rimasto solo tutta la notte con Claudia, e dopo un momento iniziale di timidezza, aveva deciso, per una volta, di tentare un approccio. Strisciò lentamente verso di lei, scoprendo per la prima volta le sue- per quanto limitate- capacità di movimento, e la accarezzò con la faccia, cercando di farle il solletico con i suoi capelli unti e rossicci. Nell’oscurità del salotto il sorrisetto di Claudia gli sembrava ancora più bello, e la sua immobilità, la sua morbidezza, unite alla completa assenza di espressioni disgustate, finirono per conquistare definitivamente il suo cuore. Quella fu, con tutta probabilità, l’unica notte in cui Giuseppe si sentì veramente felice. 

Non passò molto tempo però, che il fidanzamento ufficiale di Claudia con il padre di Giuseppe finì con il ripercuotersi sulla relazione con il Giusto più giovane. La bella appariva ora pallida e consunta, sulla pelle ormai sbiadita erano costantemente presenti delle macchie umide non identificabili da un ragazzino inesperto come lo smidollato, e il loro sapore non era allettante come lo era stata l’epidermide della ragazza. In breve tempo la loro relazione si fece molto pesante. Giuseppe arrivò addirittura ad articolare il suo primo dubbio: che Claudia fosse malata? Cosa avrebbe potuto ridurla in un simile stato? Perché non era più confortevole come poco tempo prima? Persino i suoi occhi di vetro parevano appannati, spenti, come se il suo pensiero fosse stato costantemente altrove, con un’altra persona. Una persona più matura e consapevole. Giuseppe stava quasi per decidersi ad affrontare sia Claudia che suo padre, ma il fatidico giorno, la bambola non si fece vedere, e la madre di Giuseppe aveva un’aria molto irritata. Se Giuseppe avesse potuto sollevare perpendicolarmente il collo e guardare fuori dalla finestra, avrebbe potuto vedere la sua adorata salutarlo per sempre dal cassonetto fuori casa. Per la fortuna di suo padre, e, dopotutto anche per la sua, non era così.

 L’anno dopo nessuno si ricordava più di lui, tanto apatico da rifiutare qualunque ingaggio negli spettacoli televisivi e tanto succube di una famiglia che lo considerava un semplice arredamento. Giuseppe passò i suoi giorni adempiendo passivamente alle faccende domestiche, o assistendo la madre, affetta da una grave influenza e con il naso gocciolante, almeno fino ad un pomeriggio di Giugno, quando fu di nuovo il compleanno di Sofia. La ragazza era ormai cresciuta, e dopo aver smesso di amare i cowboy o il tiro alla fune, si era dedicata con tutta sé stessa ad organizzare scherzi a chiunque le capitasse a tiro, senza disdegnare bersagli potenzialmente letali come le professoresse odiose. Una mattina arrotolò Giuseppe, lo mise nello zaino e lo portò a scuola. Sarebbe stata l’ultima lezione dell’anno e avrebbe dovuto renderla memorabile. Si infilò in una classe di pittura rimasta vuota durante l’intervallo e avvicinò la bocca di Giuseppe al rubinetto del lavandino. In cinque minuti il molliccio fratello si era trasformato in un colossale, pallido e pulsante pallone d’acqua. 

Nessuno lo vide precipitare. Quando volò dalla finestra dell’aula al terzo piano centrando in pieno la terribile professoressa Bianchi per poi esplodere in mille pezzi e ricoprirla di acqua, sangue e organi gommosi non gridò, né rise. Non un suono scaturì dalla sua bocca, né un lamento si udì quando si infranse sull’asfalto come un gavettone. Questa fu la morte di Giuseppe Giusto. Nessuno accusò mai Sofia di averlo ucciso. Era solo un mollusco senza spina dorsale, un viscido e amorfo tappeto privo di volontà, dotato inspiegabilmente di vita propria e di una sensazionale malleabilità.

NOTA: Il presente testo è stato liberamente interpretato dall’autore del volume, e non corrisponde pienamente a verità. Il racconto è stato pubblicato in seguito a supervisione e consenso della famiglia Giusto.

29 ottobre 2019

Aggiornamento

Sono felice di informarvi che la mia raccolta di racconti è stata inserita nella rassegna letteraria organizzata dalla biblioteca di Grassobbio (Bg) in Via Roma 46, il 6 luglio 2020 alle ore 18:30. Ingresso ovviamente libero. Vi aspetto. :)
08 ottobre 2019

Aggiornamento

Dieci minuti di celebrità... Gli basteranno davvero?
16 settembre 2019

Aggiornamento

Un episodio che si ripeterà più volte nella raccolta, ma porterà sempre ad un colpo di scena, coinvolgendo Giuseppe e, a turno, gli altri personaggi.
09 settembre 2019

Aggiornamento

Un'altra illustrazione, questa è la mia preferita. Momenti di tensione per i Giusto, Giuseppe si trova con l'acqua alla gola...
02 settembre 2019

Aggiornamento

Come già annunciato, ecco una seconda illustrazione. Giuseppe è in realtà molto più utile di quanto ci si aspetterebbe.
E non è finita qui...
28 agosto 2019

Aggiornamento

Voglio condividere con voi qualche illustrazione per il racconto "Il curioso caso di Giuseppe Giusto", realizzate da Anna Bonomi. A settimana prossima!

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Lorenzo Vacca
Lorenzo Vacca vive a Bergamo. È nato l'8 luglio come John Pemberton e John Rockefeller, ma non ha mai inventato la Coca-Cola e non ha un impero da guidare. Quando non scrive legge Carrol, Lovecraft e Roald Dahl e suona la chitarra ad amplificatore spento per non disturbare i vicini. Non ama gli operatori dei call center, è terrorizzato dalla calvizie e se vi presentate a casa sua per vendergli qualcosa potreste fare una fine orribile. Almeno nei suoi libri.
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