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Il mio sbaglio più grande

Il mio sbaglio più grande
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Consegna prevista Agosto 2022
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Si può superare un tradimento? Si può superare il fatto di sapere il proprio partner tra le braccia di un altro? Si può superare la paura che tutto ciò possa ripetersi? Questo è ciò che Renato dovrà cercare di capire, dopo che la sua fidanzata Elisabetta, gli ha confessato di averlo tradito, proprio quando lui le aveva chiesto di sposarlo. Inoltre, a complicare una situazione già di per sé incasinata, si aggiunge “l’uragano Isabella”, che entra nella sua vita proprio quando lui meno ne sentiva la necessità. Tuttavia, l’amicizia con l’estroversa sorella del suo vicino di casa, finirà per rivelarsi la stampella della quale necessita per riprendere la stabilità perduta, fino al punto di chiedersi se abbia ancora un senso dare nuovamente fiducia alla sua ex fidanzata, oppure sia il caso di dimenticare il proprio passato e ricostruire tutto daccapo.

Perché ho scritto questo libro?

La perdita della fiducia è senza dubbio la conseguenza più importante che un tradimento porta con sé. Spesso, proprio questa perdita, più che l’atto in sé, ha il potere di vanificare qualsiasi tentativo di riconciliazione. Con questo romanzo, ho voluto provare a sviscerare quella che rappresenta, più di ogni altra, la paura più grande di qualunque innamorato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 1                                                                   

  – «No! Elisabetta. Tu non puoi aver tradito Renato!»

Enrica sembrava voler negare la realtà, tanto l’aveva apostrofata in maniera decisa.

  – «Invece è quello che è successo, non ne vado certo fiera, ma è così.»

  – «E perché ora me lo stai dicendo?»

  – «Perché ho bisogno di parlarne con qualcuno.»

  – «Cazzo Betta! Ti rendi conto che mi stai mettendo in un casino? Io sono anche amica sua.»

  – «Sì, ma tu non glielo devi dire.»

Enrica si passò le mani sul volto in maniera teatrale.

  – «Ma che cazzo ti è preso? Ti rendi conto o no che Renato bacia dove cammini? Come hai potuto fargli una cosa simile.»

  – «Mi sento già abbastanza in colpa di mio, grazie.» Replicò Elisabetta stizzita.

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  – «Lo credo bene! Lo sai cosa succede se lo scopre?»

  – «Non ci voglio nemmeno pensare…»

  – «Invece dovresti. Eli, siete fatti l’uno per l’altra, lo vuoi capire? Cos’è che ti manca con Renato?»

  – «Niente, è proprio questo il punto. Non lo so perché l’ho tradito. Questo tizio mi ha rivolto tante attenzioni, mi ha fatto sentire desiderata, mi ha fatto sentire bella…»

  – «E Renato non lo fa?»

  – «Ma sì, che c’entra.»

  – «Come che c’entra! Se Renato ti dà già tutte queste cose, perché dovresti andare a cercarle da qualche altra parte?»

  – «Perché ad averle da lui ci sono abituata.»

  – «Quindi mi stai dicendo che lo tradisci perché le attenzioni che ti rivolge per te sono scontate?»

  – «No, non è esattamente così.»

  – «E allora com’è? Anzi no! Non ne voglio sapere più niente. Tu non mi hai detto niente, ci siamo intese? Solo una cosa prima di cambiare argomento, lascia immediatamente Renato, o non tradirlo mai più.»

Dopo questa frase, la conversazione tra le due amiche virò su altri argomenti.

Elisabetta si alzò dal letto e nuda com’era andò in bagno, dopo essersi lavata il viso tornò in camera da letto e prese a vestirsi, dopodiché, uscì dalla stanza, rivolgendo un’ultima fugace occhiata all’uomo che ancora dormiva nudo avvolto nelle lenzuola, quindi uscì da quella casa.

Non aveva seguito il consiglio della sua amica Enrica, quella era la quarta volta che cedeva alle attenzioni di quell’uomo, ma aveva appena deciso che non ve ne sarebbe stata una quinta, aveva troppo da perdere se quella storia fosse venuta fuori, quindi tornò a casa sua, dove il suo fidanzato sarebbe arrivato a momenti.

Una decina di giorni più tardi, l’uomo che quella volta aveva abbandonato addormentato nel letto le si parò di fronte:

  – «Eccoti finalmente!» Le disse con un grosso e forzato sorriso.

Lei stava uscendo dalla palestra nella quale andava da appena una settimana. Aveva dovuto cambiare struttura, in quanto quell’uomo che stava cercando di evitare, lavorava come personal trainer nella palestra che aveva frequentato negli ultimi tre anni. Tony, così si chiamava quell’uomo, le aveva fatto una corte spietata, alla quale, lei alla fine aveva ceduto, nonostante fosse fidanzata con Renato, e dopo le quattro volte nelle quali era finita a letto con lui, si era resa finalmente conto che era Renato l’uomo della sua vita, e nessun Tony avrebbe mai potuto reggere il confronto.

  – «Che ci fai qui?» Gli chiese lei in maniera seccata.

  – «Ti stavo cercando.»

  – «Come hai fatto a scoprire in quale palestra mi sono spostata?»

  – «Dimentichi che ho parecchie conoscenze in questo ambiente…»

  – «Se avessi voluto incontrarti non avrei cambiato palestra.»

  – «Però così mi ferisci, sedotto e abbandonato.»

  – «Per abbandonarti avremmo dovuto prima stare assieme, mentre noi non siamo mai stati assieme.»

  – «Già, tu hai il tuo cornuto.» Disse lui riferendosi a Renato, il fidanzato di Elisabetta.

  – «Non chiamarlo così!»

  – «È quello che è. E ci sarà pure un motivo se gli hai messo le corna.»

  – «È stato un errore.» Tagliò corto lei.

  – «Vorrai dire quattro errori.» Replicò lui, ricordandole così il numero di volte in cui avevano fatto sesso.

  – «Sei tu l’errore.»

  – «Quando eri nel mio letto non davi l’impressione che fossi un errore.»

  – «Invece lo sei stato.» – Fece una pausa – «Io amo il mio fidanzato, fattene una ragione.»

Lui parve volerla studiare, quindi il sorriso sul suo volto sparì, e un’espressione serafica prese il suo posto.

  – «Già, perché tu hai un fidanzato. Chissà come la prenderebbe se sapesse dei giochini che abbiamo fatto nel mio letto…»

  – «Tu non glielo dirai!» Gli urlò contro lei.

  – «Non lo farò finché avrò qualcosa da perdere.»

  – «Mi stai ricattando per farmi venire ancora a letto con te?»

  – «Diciamo piuttosto che ti sto aiutando a capire quello che vuoi.»

  – «Io so benissimo ciò che voglio, e non sei tu.»

  – «Se così fosse non l’avresti mai tradito, invece…»

  – «Vuoi dirglielo? Fai pure. Ma visto che conosci molte persone nell’ambiente delle palestre, quando scopri chi è, faresti meglio a prendere informazioni sul suo conto, perché se farai in modo che lui venga a sapere che l’ho tradito, io farò in modo che lui sappia il tuo nome, e quando saprai che palestra frequenta, capirai che è meglio non mettersi contro il mio fidanzato.»

  – «Oddio che paura!» La prese in giro lui.

  – «Non te lo dico dove si allena, perché potresti pensare che sto provando a spaventarti, ma se lo scopri da solo, invece, capirai che ti conviene tenere la cosa per te, o dovrai fare in modo di non essere mai solo.»

Detto ciò, se ne andò.

Nella palestra in cui Renato si allenava si praticava una sola disciplina, la boxe. Si trattava di un posto molto conosciuto a livello nazionale e anche internazionale, dove erano passati pugili di livello assoluto, a cominciare da Duilio Loi, fino ad arrivare in epoche più recenti, con i nomi di campioni come Patrizio Oliva e Nino La Rocca. Si trattava di un’autentica istituzione in città, e il solo fatto di frequentarla, implicava che pugilisticamente parlando si fosse ad un certo livello.

Renato infatti, era stato un promettente pugile Youth, vincendo anche il campionato italiano di categoria, ma arrivato a compiere il diciannovesimo anno di età, invece di passare alla categoria Élite, preferì smettere con l’attività agonistica, limitandosi a frequentare la palestra per il puro piacere di praticare la Noble Art. La sua grande tecnica, soprattutto nello schivare i colpi per poi colpire di rimessa, lo aveva fatto diventare un apprezzato sparring partner per dilettanti di alto livello, e anche qualche professionista.

Elisabetta non era affatto sicura che se Renato avesse scoperto il tradimento, avrebbe cercato di vendicarsi con Tony, anzi, conoscendolo ne dubitava fortemente, in palestra era molto stimato anche perché tutti sapevano che al di fuori del ring, non aveva mai dato un pugno a nessuno, nemmeno se provocato. Lui credeva nella boxe come vera e propria arte ginnica ed era ben lungi dall’essere un uomo violento.

Tuttavia, sperava di poter spaventare a sufficienza Tony in modo che mantenesse il segreto.

Tony aveva seguito solo in parte il consiglio di Elisabetta. Quando aveva capito che lei e il suo fidanzato lavoravano nello stesso posto, scoprire chi fosse era stato decisamente semplice, e anche scoprire dove si allenasse lo era stato; per un autentico colpo di fortuna, l’aveva visto uscire dal lavoro con la borsa sulla quale c’era scritto il nome della palestra che frequentava, e dovette ammettere che Elisabetta aveva ragione, se lui si allenava davvero in quel posto, e non aveva semplicemente comprato la borsa da qualche parte, probabilmente era meglio non sottovalutarlo.

Così, ora, avendo capito quali fossero i suoi orari, dopo la lezione privata che aveva dato a una sorta di Cougar, che sembrava intenzionata a mangiarselo con gli occhi, e non solo, si era precipitato in quel posto, sperando di riuscire a intercettare Renato prima che se ne andasse.

Entrando si guardò immediatamente attorno, la palestra non era particolarmente frequentata, si trattava di una struttura abbastanza esclusiva, e lui non vi aveva mai messo piede, lì non c’erano signore benestanti o ragazze carine alle quali offrire i propri servizi, quello era un posto per atleti veri, non per gente che cercava semplicemente di mantenere una forma fisica più o meno accettabile. La scritta che campeggiava all’ingresso, in un posto del genere, non era stata appesa solo per fare scena: “Lavora sodo o stattene a casa.” Da quelle parti, era un qualcosa da prendere alla lettera.

Oltre a due pugili che stavano facendo i guanti sull’unico ring, c’erano altri atleti che si allenavano, chi al punching-ball, chi con la palla elastica, chi con la pera, mentre un paio di coppie stavano usando i sacchi. Attirò l’attenzione di un tizio in un’anonima tuta da ginnastica, intento a osservare i due pugili che si affrontavano sul ring.

  – «Posso aiutarti?» Gli chiese l’uomo mentre gli andava incontro, il tono era educato ma deciso.

  – «Stavo cercando Renato.» Disse, non senza qualche esitazione.

  – «Sta facendo guanti con Carlone.» Spiegò l’altro, indicando il ring con un cenno del capo. «Un quarto d’ora al massimo e hanno finito.»

Per via del caschetto non l’aveva individuato subito, ma quando si era girato verso di lui ed era riuscito a vederlo in faccia, lo aveva riconosciuto. Fu stupito da quell’accoppiata di pugili, non ne sapeva molto di boxe, ma era convinto che in una palestra del genere il peso sarebbe stato tenuto in maggiore conto, Renato doveva essere attorno ai settanta chili, il tizio che chiamavano Carlone vicino ai cento, e lo sovrastava di almeno una ventina di centimetri, non capiva perché due pugili così diversi dovessero allenarsi assieme, ma gli bastò osservarli per qualche minuto per capire.

Per la sua stazza, Carlone era incredibilmente veloce, e Renato ovviamente anche di più, era un bersaglio difficile per il pugile più grosso, capace di mandarlo fuori misura con relativa facilità, inoltre Carlone, doveva anche stare attento al rientro di Renato, che spesso riusciva a entrargli nella guardia, soprattutto dopo averlo mandato a vuoto, ma non solo. Ovviamente, quando colpiva, Renato non lo faceva caricando a pieno il colpo, doveva più che altro sorprendere il suo avversario, non fargli davvero male, ma anche così, gli fu chiaro che prima di affrontarlo, gli sarebbe convenuto cercare di saperne di più a proposito del carattere del suo rivale, perché alla luce di quanto stava vedendo, non era poi così impaziente di parlargli.

L’allenatore di Carlone fermò i due pugili, che si ringraziarono reciprocamente facendo toccare i guantoni, anche l’allenatore di Carlone ringraziò Renato con una pacca su una spalla. Scendendo dal ring, Davide, il gestore della palestra, gli si fece incontro e indicando con un cenno del capo la porta d’ingresso disse:

  – “Renato, vedi che c’è uno che ti cerca.”

Lui si voltò in quella direzione, ma Tony non si trovava più lì già da diversi minuti.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Luciano Balbi
Mi chiamo Luciano Balbi, sono nato a Genova nel 1970. Dopo una carriera scolastica non certo esaltante, ho preferito entrare nel mondo del lavoro. Dal 2001 lavoro nel Porto di Genova, ma la scrittura è sempre stata la mia vocazione naturale. Nel 2019 ho pubblicato autonomamente il mio primo lavoro, un romanzo giallo ispirato alla fi-gura di Giuda Iscariota. Ora, con “Il mio sbaglio più grande” faccio il mio esordio nel mondo dei romanzi d’amore.
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