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Palermo, 1997. Mauro Verniano, procuratore della Repubblica, coordina la squadra le cui indagini porteranno all’arresto del boss latitante Giacomo Spaturno.
Firenze, 1998. Marco D’Addario fa il caregiver volontario presso un’associazione che si occupa di malati di Alzheimer e segue l’anziano Rosario Polluso, un soggetto difficile e diffidente.

Quando una terribile tragedia sconvolgerà Verniano la sua vita si intersecherà con quella di D’Addario, in un crescendo di tensione, alla ricerca di risposte in un mondo oscuro e brutale: quello della pedofilia.

PROLOGO

Periferia sud di Palermo – 1996

Il caldo in quel posto era insopportabile, ma niente in confronto al fetore sprigionato da quell’uomo: un misto di sudore e urina, avvelenato da quell’inconfondibile vena dolciastra che anche il sangue degli infami ha.

Odiava con tutto se stesso gli spettacoli come quello, ma voleva che la sua faccia fosse l’ultima cosa che vedessero prima di morire.

Era la giusta punizione per quel tipo di gente.

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Guardava l’enorme mano di Ettore che si alzava spostando centinaia di granelli di polvere luccicanti, come la pala di una ruspa. Poi si fermava in attesa che tutta la forza dei suoi centocinquanta chili si concentrasse dentro quelle dita, e scattava veloce e precisa. Mai come in quei momenti gli appariva come l’essere umano più vicino a un animale che avesse mai conosciuto. Era grosso e forte come un toro, stupido come un asino, ma fedele fino al sacrificio come un cane.

«Basta.» Ormai solo l’inutile supplica di un morto.

Il colpo gli fece saltare via un altro dente.

«Sveglialo» ordinò, dopo essersi asciugato il sudore dal viso con il fazzoletto immacolato.

Giulio prese il secchio e gli gettò l’acqua addosso.

Si fissò le scarpe con impazienza, erano ricoperte di polvere. Non avrebbe sopportato ancora per molto quell’afa asfissiante, così vicino ai suoi uomini da poterne perfino percepire la pesantezza dell’alito, da rimanerne in qualche modo infetto.

La cosa peggiore della latitanza non era la vita da recluso, o le de-cine di buchi che era stato costretto a chiamare “casa”, né l’impossibilità di godersi fino in fondo l’immensa fortuna che cresce-va giorno dopo giorno, ma il doversi servire di quel tipo di gente. Il dover contare su di loro per rimanere vivo, per portare a termine tutto quello che doveva essere fatto affinché il potere non avesse fine.

Il potere.

Quante volte si era sforzato di convincersi di farlo per la sua famiglia, per la sua gente e per la sua terra abbandonata. Ma quando riusciva a essere veramente onesto con se stesso, allora poteva percepirlo con chiarezza. Era poter disporre della vita delle persone, incutere una paura profonda, ricevere un rispetto incondizionato. Ogni volta che guardava dalla finestra, aveva la consapevolezza che là fuori tutto quello che si muoveva, tutto quello che respirava, anche la più piccola foglia trascinata dal vento, non riusciva a sfuggire al suo sguardo.

«Non gli ho detto niente, ve lo giuro, non ho parlato… lasciatemi andare» e tornò a piangere e a sputare sangue e saliva dappertutto.

Un cenno a Ettore e si fece largo tra gli uomini che affollavano il piccolo locale scalcinato. Era durata abbastanza.

«È sempre triste assistere alla disfatta di un uomo, è un fatto che segna una famiglia per sempre. Ti sei chiesto cosa penseranno i tuoi figli di te? Carne della tua carne… Mi ascolti? Tua moglie invece ti ri-corderà solo come l’errore più grande di una vita, perché almeno lei è una donna d’onore. E di te non rimarrà nemmeno un capello su cui versare una lacrima.»

Ma l’uomo non l’ascoltava più, perso in quell’assurda preghiera che niente avrebbe potuto di fronte alla ferocia di quegli individui, im-preparato a morire, come tutti gli altri prima di lui.

«Se solo ti potessi vedere ora… L’essere immondo che sei sarà spazzato via, neanche il tempo di uno sbattere di ciglia. Capisci quello che dico?»

Gli occhi dell’uomo roteavano in un vortice.

«Nemmeno il Signore avrà pietà di te.» E alla fine, come al solito, gli sputò in faccia.

Quello era il segnale che si poteva procedere. Fortunatamente per tutti loro, la predica era stata breve, a volte poteva andare avanti anche per una mezz’ora.

Ettore gli mise la corda attorno al collo.

«Mi dovete promettere che i miei figli avranno un corpo su cui piangere, questo me lo dovete promettere… vi prego.» Un attimo di lucidità.

«C’è qualcosa che mi vuoi dire?» Sbuffò, guardandosi le scarpe co-perte di polvere.

«Una tomba in un cimitero, non vi chiedo altro.» E singhiozzi e schizzi di sangue e saliva.

Ettore tirò la corda con decisione, e tramutò quel pianto disperato in rantoli irregolari. L’uomo si dimenò e cadde dalla sedia, le braccia legate dietro la schiena. Ettore non lasciò la presa, ma gli schiacciò la faccia sul pavimento sporco con la scarpa e tirò la corda con più forza di prima. Ci vollero pochi minuti.

Erano rimasti in due per finire il lavoro.

Giulio fissava il grosso bidone con un leggero senso di nausea che gli stava inondando la bocca di saliva. Gli sembrava già di sentire il pungente odore nell’aria.

Ettore stava spogliando il cadavere. Lo girava sul pavimento come se fosse stato una bambola rotta e ammucchiava i vestiti in un angolo. Gli tolse l’orologio e la catenina d’oro con la spessa croce, quindi se li mise in tasca assieme ai soldi che aveva trovato nel portafogli.

Lo squadrò per alcuni secondi. La corda gli penzolava dal collo come una cravatta e si potevano ancora scorgere i postumi di un’erezione. Fischiò per richiamare l’attenzione di Giulio.

Il giovane afferrò la tanica e svitò il tappo con cura, quindi versò il liquido incolore dentro il bidone, facendo attenzione a non schizzarsi le mani. Prese un’altra tanica e continuò fino a che Ettore non gli fe-ce cenno che poteva bastare.

Il gigante infilò il corpo nell’acido nitrico e subito lo sfrigolio della carne bruciata invase la stanza, assieme ai vapori sprigionati dalla reazione chimica. Poi afferrò un lungo pezzo di legno e con quello si aiutò per immergere il cadavere.

«Accendi» ordinò.

Giulio frugò dentro una delle tasche dei pantaloni e prese l’accendino, quindi si chinò e aprì il rubinetto della bombola a gas che alimentava il piccolo fornello. Le fiamme si sprigionarono sotto il bidone, mentre il giovane si premeva un fazzoletto sulla bocca.

Ettore iniziò a mescolare con il bastone.

«Vai a comprare qualcosa da mangiare.»

Giulio si avvicinò per prendere i soldi che il gigante gli stava of-frendo, gli stessi che aveva trafugato al cadavere.

Mentre afferrava gli spiccioli dall’enorme mano, gettò una veloce occhiata verso il bidone. La corda galleggiava sopra quella schiuma torbida e puzzolente. Uscì all’aria aperta per respirare di nuovo, ma non riuscì a evitare di vomitarsi sulle scarpe.

Dopo due ore, Ettore versò il contenuto del bidone sulla terra secca, mentre Giulio bruciava i vestiti. Raccolse la corda con il bastone e la gettò in mezzo alle fiamme, assieme al portafogli e al cellulare, poi tornò a scrutare il terreno.

Trovò la fede e alcune capsule dentarie d’oro. Le raccolse e le avvolse in un fazzoletto assieme alla catenina, appoggiò l’involucro sopra una vecchia incudine e con un martello frantumò ogni cosa.

Dopo che il fuoco si fu spento e i minuscoli frammenti d’oro sparsi per la campagna, dell’esistenza di quell’uomo non era rimasta traccia. Era come se fosse stato inghiottito da un buco nero. Era come se non fosse mai vissuto.

2021-01-27

Aggiornamento

Intervista da Spazio Lettura Come è nata l'idea di questo romanzo? Fino a dove si spingerebbe una persona “per bene” per avere giustizia? Necro cerca di dare una risposta a questa domanda. La ricerca ossessiva di una vendetta che sconvolge la vita, distrugge ogni certezza e mostra la nostra natura più intima e spaventosa. Chi sono i due protagonisti del racconto? Il libro racconta due storie che scorrono parallele, ma a distanza di un anno. Una ha come protagonista il procuratore della repubblica Mauro Verniano, impegnato nella ricerca di uno dei boss di mafia più potenti, ancora in libertà. L'altra, Marco D'Addario, un care-giver di un malato di Alzheimer in una clinica specializzata. Le vite di Mauro e di Marco saranno destinate a intrecciarsi, ma niente sarà più come prima. Lei parla di un tema estremamente complesso: La pedofilia. Quante difficoltà ha incontrato nel trattare un tema così delicato? Necro è un romanzo di finzione, ma se si affronta il tema della pedofilia non si può inventare, né improvvisare. Prima della stesura del libro ho letto diversi testi specializzati, e queste letture si sono rivelate dolorose e spesso scioccanti. Oggi, dopo essere diventato genitore, probabilmente non avrei scritto questa storia. Far finta che i mostri non esistano purtroppo non li fa scomparire, ma conoscerli li rende forse meno spaventosi. Lei ha raggiunto il goal, e per questo le faccio i miei complimenti. Che consigli darebbe a chi si trova, o si troverà in campagna di crowdfunding? Grazie. Scrivere è un'attività solitaria, e a me piace anche per questo. Ma se decidete di voler pubblicare una storia, allora dovete metterci la faccia. Siate sinceri, armatevi di buona volontà e un di un pizzico di faccia tosta, e fatevi aiutare da chi, come voi, crede davvero in quello che avete scritto.
2020-12-06

Aggiornamento

Care Lettrici e cari Lettori, forse non sapete ancora che Necro è sì un'opera di fantasia, ma le tecniche investigative usate per la ricerca dei latitanti, così come le parti che parlano di pedofilia, o quelle in cui si affronta l'Alzheimer, sono il frutto di una lunga documentazione fatta su testi specializzati, che mi ha dato quasi lo stesso piacere della stesura vera e propria del romanzo. Quindi attenti: molte delle cose che leggerete (purtroppo) sono vere.
2020-11-15

Aggiornamento

Care Lettrici e cari Lettori, forse non sapete ancora che l'idea di Necro nasce per provare a dare una risposta a una domanda per certi versi inquietante: fino a dove mi spingerei per avere giustizia? E subito dopo: come mi sentirei una volta ottenuta?
2020-11-02

Aggiornamento

Care Lettrici e cari Lettori, forse non sapete ancora che ho scritto Necro ben dodici anni fa, quando ancora non ero genitore. Oggi questa storia probabilmente non avrebbe visto la luce, e non nascondo il fatto che sia ancora una ferita aperta. Necro è un viaggio doloroso, principalmente proprio per chi è genitore, e un monito per tutti. Far finta che i mostri non esistano purtroppo non li fa scomparire, ma conoscerli li rende forse meno spaventosi.
2020-10-19

Aggiornamento

Care Lettrici e cari Lettori, è passata la prima settimana dall’inizio della campagna di crowdfunding e abbiamo raggiunto il 22% del target, con 44 copie preordinate. Che dire: un grazie sincero a tutti voi. Spero che troverete il tempo di leggere la bozza pdf del libro che avete ricevuto, e che rappresenta la versione originale che ho inviato alla casa editrice, per avere poi un vostro sincero commento. Non dimenticate che questa è la cosa più importante per me. Una volta raggiunto il target, il libro verrà editato (come accade a tutti i romanzi) e riceverete quella che sarà la versione definitiva. Cito dalla Treccani: In editoria, cura redazionale di un testo per la pubblicazione, cioè lettura attenta intesa a verificare la correttezza di ortografia, grammatica, sintassi, l’organizzazione strutturale del testo e la sua coerenza interna, l’adeguatezza dello stile, l’esattezza e la rispondenza alla realtà delle asserzioni scientifiche, storiche, ecc. Avanti così e un caro saluto a tutti voi, Simone

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Bellissimo libro, in tutti i suoi aspetti, dal soggetto alla scrittura. Per essere un’ “opera prima”, mi ha veramente stupito perché scritto con molta competenza, in ogni dettaglio, cosa che lo rende quasi vero, “vivo”. Tutta la storia è avvincente, dall’inizio alla fine, tanto da tenerti legato alle pagine di giorno… ma anche la notte. Difficile staccarsene una volta cominciato a leggere.

  2. (proprietario verificato)

    Necro è un libro che si legge tutto di un fiato, due storie parallele che precipitano il lettore in un mondo oscuro, dove niente è quello che sembra e nessuno è innocente. Un romanzo che affronta il problema della pedofilia, svelando una realtà che sembra non esistere ma è drammaticamente presente. I protagonisti delle due storie parallele si ritroveranno imprigionati in un vortice di disperazione che distruggerà tutte le loro certezze, annientando le loro vite il cui unico scopo diventerà la vendetta a cui sacrificheranno tutto, spingendosi oltre ogni limite e calpestando i loro ideali.
    Ho letto Necro non riuscendo a staccarmi dalle pagine per ore, una scrittura incalzante e un susseguirsi di colpi di scena, in un crescendo di tensione che non lascia scampo. Un thriller oscuro e ben scritto che esplora i luoghi più bui dell’animo umano e fin dove sia possibile spingersi pur di portare a termine una vendetta che potrebbe non essere quello che si desidera davvero. Assolutamente da leggere.

  3. (proprietario verificato)

    Bellissimo, era tanto tempo che non leggevo un libro tutto d’un fiato….un romanzo che ti mette davanti a problemi importanti ma nello stesso tempo che ti appassiona in una lettura davvero piacevole e piena di suspence.

  4. (proprietario verificato)

    Uno dei migliori romanzi che mi è capitato di leggere perchè Simone Gennai è riuscito a coniugare suspence tipica di un thriller a temi forti di grande attualità perché Necro è sì un romanzo, ma è maledettamente realistico che ti tiene incollato ai suoi passaggi anche perché l’altro vero capolavoro di Simone Gennai è stato renderlo scorrevolissimo. Non so se esiste l’opera perfetta ma questa ne è vicinissima. Si pensa sempre di comprare libri dei soliti noti e poi magicamente ci rendiamo conto che c’è qualcuno meno noto che non ha niente da invidiare a loro.

  5. (proprietario verificato)

    Necro è un libro che leggi tutto di un fiato, che ti tiene incollato durante il districarsi dell’intreccio di storie parallele, in luoghi e tempi diversi, che ti trascinano inesorabilmente verso un finale che ti lascia a bocca aperta.
    È difficile descrivere un’emozione, ma Necro è proprio questo, è un pugno nello stomaco che ti toglie il fiato ma che dopo ti fortifica.
    Riesce a destabilizzarti e a disorientarti nelle tue convinzioni, affrontando il tema tabù della pedografia in punta di piedi ma su cocci di vetro le cui cicatrici ti accompagneranno per tanto tempo dopo la fine del libro…e non potrai far a meno di rileggerlo.
    Non vedo l’ora di poterlo sfogliare, di vederlo concretizzato sulle pagine di un libro ed è per questo che lo consiglio a tutti coloro che amano il noir ed i colpi di scena.

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Simone Gennai
SIMONE GENNAI nasce a Pontedera nel 1972. Si laurea in Ingegneria elettronica all’Università di Pisa e inizia a lavorare nel mondo dei semiconduttori. Vive in un piccolo paese della Toscana assieme alla moglie e ai due figli. La passione per la scrittura lo accompagna da sempre e Necro è il suo romanzo d’esordio.
Simone Gennai on Instagram
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