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Necro
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Consegna prevista Luglio 2021
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Palermo, 1997, Mauro Verniano è il sostituto procuratore della Repubblica impegnato nella ricerca di uno dei boss di mafia più potenti, ancora in libertà. Grazie alla soffiata di un informatore, la squadra Catturandi inizia una estenuante ma inesorabile caccia al boss e a tutto il suo clan. La vita di Mauro verrà però stravolta da una tragedia che cambierà tutto.
Firenze, 1998, Marco D’Addario sostituisce una volontaria che ha subìto un’aggressione, e diventa il care-giver di un malato di Alzheimer in una clinica specializzata. Marco sembra però tormentato da un passato misterioso che lo spinge a rifugiarsi nell’abuso di alcol e tranquillanti, e a poco a poco il suo rapporto con il paziente farà emergere una terribile verità.
Le vite di Mauro e di Marco si intrecceranno in un vortice fatto di disperazione, pedofilia e vendetta, che li porterà sul bordo di un abisso senza fine.

Perché ho scritto questo libro?

Necro affronta il tema della pedofilia in tutta la sua crudezza e drammaticità. Purtroppo, secondo me, non viene dato il giusto risalto a quella che è ormai una piaga che puntualmente si ripresenta nelle cronache, ma con una notizia che scivola veloce nei notiziari. Non ci sono mai dibattiti, né approfondimenti. Anche in letteratura e nel cinema sembra essere un argomento tabù, da non trattare. Nel libro è presente, inoltre, il tema della vendetta, e di come alla fine si riveli solo come un profondo inganno.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Erano rimasti in due per finire il lavoro.

Giulio fissava il grosso bidone con un leggero senso di nausea che gli stava inondando la bocca di saliva. Gli sembrava già di sentire il pungente odore nell’aria.

Ettore stava spogliando il cadavere. Lo girava sul pavimento come se fosse stata una bambola rotta e ammucchiava i vestiti in un angolo. Gli tolse l’orologio e la catenina d’oro con la spessa croce, quindi se li mise in tasca assieme ai soldi che aveva trovato nel portafogli.

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Lo squadrò per alcuni secondi. La corda gli penzolava dal collo come una cravatta e si potevano ancora scorgere i postumi di un’erezione. Fischiò per richiamare l’attenzione di Giulio.

Il giovane afferrò la tanica e svitò il tappo con cura, quindi versò il liquido incolore dentro al bidone facendo attenzione a non schizzarsi le mani. Prese un’altra tanica e continuò fino a che Ettore non gli fece cenno che poteva bastare.

Il gigante infilò il corpo nell’acido nitrico e subito lo sfrigolio della carne bruciata invase la stanza, assieme ai vapori sprigionati dalla reazione chimica. Poi afferrò un lungo pezzo di legno e con quello si aiutò per immergere il cadavere.

«Accendi», ordinò.

Giulio frugò dentro a una delle tasche dei pantaloni e prese l’accendino, quindi si chinò e aprì il rubinetto della bombola a gas che alimentava il piccolo fornello. Le fiamme si sprigionarono sotto al bidone, mentre il giovane si premeva un fazzoletto sulla bocca.

Ettore iniziò a mescolare con il bastone.

«Vai a comprare qualcosa da mangiare.»

Giulio si avvicinò per prendere i soldi che il gigante gli stava offrendo, gli stessi che aveva trafugato al cadavere.

Mentre afferrava gli spiccioli dall’enorme mano gettò una veloce occhiata verso il bidone. La corda galleggiava sopra a quella schiuma torbida e puzzolente. Uscì all’aria aperta per respirare di nuovo, ma non riuscì a evitare di vomitarsi sulle scarpe.

Dopo due ore Ettore versò il contenuto del bidone sulla terra secca, mentre Giulio bruciava i vestiti. Raccolse la corda con il bastone e la gettò nel mezzo alle fiamme, assieme al portafogli e al cellulare, poi tornò a scrutare il terreno.

Trovò la fede e alcune capsule dentarie d’oro. Le raccolse e le avvolse in un fazzoletto assieme alla catenina, appoggiò l’involucro sopra a una vecchia incudine e con un martello frantumò ogni cosa.

Dopo che il fuoco si fu spento e i minuscoli frammenti d’oro sparsi per la campagna, dell’esistenza di quell’uomo non era rimasta traccia. Era come se fosse stato inghiottito da un buco nero. Era come se non fosse mai vissuto.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Uno dei migliori romanzi che mi è capitato di leggere perchè Simone Gennai è riuscito a coniugare suspence tipica di un thriller a temi forti di grande attualità perché Necro è sì un romanzo, ma è maledettamente realistico che ti tiene incollato ai suoi passaggi anche perché l’altro vero capolavoro di Simone Gennai è stato renderlo scorrevolissimo. Non so se esiste l’opera perfetta ma questa ne è vicinissima. Si pensa sempre di comprare libri dei soliti noti e poi magicamente ci rendiamo conto che c’è qualcuno meno noto che non ha niente da invidiare a loro.

  2. (proprietario verificato)

    Necro è un libro che leggi tutto di un fiato, che ti tiene incollato durante il districarsi dell’intreccio di storie parallele, in luoghi e tempi diversi, che ti trascinano inesorabilmente verso un finale che ti lascia a bocca aperta.
    È difficile descrivere un’emozione, ma Necro è proprio questo, è un pugno nello stomaco che ti toglie il fiato ma che dopo ti fortifica.
    Riesce a destabilizzarti e a disorientarti nelle tue convinzioni, affrontando il tema tabù della pedografia in punta di piedi ma su cocci di vetro le cui cicatrici ti accompagneranno per tanto tempo dopo la fine del libro…e non potrai far a meno di rileggerlo.
    Non vedo l’ora di poterlo sfogliare, di vederlo concretizzato sulle pagine di un libro ed è per questo che lo consiglio a tutti coloro che amano il noir ed i colpi di scena.

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Simone Gennai
Mi chiamo Simone Gennai, ho 47 anni, e vivo in un piccolo paese della Toscana assieme a mia moglie Lara, ai nostri figli Agnese e Alessandro, e al nostro cane Libero.
Sono un ingegnere elettronico, ma appena posso mi immergo in quelle che sono le mie passioni più grandi: la musica (suono la chitarra), la lettura (ho sempre un libro o il mio ebook reader fra le mani) e la scrittura.
Scrivere delle storie e dare vita a dei personaggi è una esperienza che non smette mai di sorprendermi.
Ho accumulato alcuni romanzi nel cassetto, e ho deciso di iniziare a tirarli fuori dalla polvere.
Simone Gennai on Instagram
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