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Nel buio della caverna

Nel buio della caverna

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Consegna prevista Aprile 2022
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Epoca coloniale: un’epoca di scoperte, di meraviglia e di grandi esploratori. L’Inghilterra si trova all’apice del proprio potere, colonizzando decine di isole ed entrando in contatto con culture del tutto sconosciute. Ci troviamo in un periodo storico dove spesso “sconosciuto” non significa altro che “spaventoso”. Tutto quello che non si conosce viene temuto, tutto quello che non fa parte della cultura dalla quale si proviene viene rifiutato. Questa storia porterà il lettore a immergersi in un mondo oscuro, folle e pericoloso. I personaggi ci mostreranno le loro fantasie più tenebrose e terribili. Ma se ci fosse un fondo di verità, nelle storie sussurrate sul ponte di quella nave, che li abbandonerà su di un’isola apparentemente abitata da Divinità malvagie e popolazioni ostili?
In questo paesaggio, dominato dalla pericolosa bellezza della natura, i personaggi si troveranno a dover fare i conti con i propri sensi di colpa, oltre a dover fronteggiare numerose minacce sconosciute.

Perché ho scritto questo libro?

Questa storia è frutto di fantasia e non ha riferimenti espliciti a popolazioni esistenti o esistite. Ci troviamo all’interno di un mondo oscuro e pieno di insidie e di violenza. Entreremo in contatto con una popolazione plasmata dal mondo nel quale vive e dal quale non ha scampo. Ma, in fondo, il modo in cui reagiamo ancora oggi a quello che ci sembra “strano” o “irrazionale” è poi tanto differente dal modo in cui reagiscono i personaggi di questa storia?

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 5

< Complimenti a tutti, signori miei! È grazie all’alacre lavoro di ognuno di voi, se siamo qui seduti a banchettare nell’assoluta sicurezza e serenità, garantite dalle mura da voi innalzate in una sola settimana! > Gridò il Sergente Blackhill, dopo aver richiamato l’attenzione, zittendo gli uomini intenti a mangiare e a chiacchierare tra loro.

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< Non sia modesto Sergente, lei è stato il più instancabile tra noi. > Urlò di rimando il soldato Baker.

< Sei un maledetto lecchino Baker. Per questo davanti a te hai un roseo futuro! > Lo rimbeccò il Sergente, provocando fragorose risate tra le truppe, che non persero l’occasione per iniziare a strepitare e scherzare tra loro. Scott gli lanciò un tozzo di pane, che lo colpì al petto. Baker si lasciò cadere sulla panca, fingendo di essere stato ferito, alimentando le risa generali. Il Capitano Hunter richiamò nuovamente l’attenzione. Gli fu sufficiente alzarsi in piedi.

< Da domani noi ufficiali inizieremo a tracciare i percorsi esplorativi, cercheremo le popolazioni locali. Il nostro compito sarà quello di instaurare un rapporto commerciale con loro, se ci sarà possibile. Cercheremo anche risorse, come giacimenti d’oro che consoliderebbero la potenza economica della Corona. Abbiamo, in pochissimo tempo, fondato il primo avamposto del Regno su queste terre. Ora il nostro dovere è quello di preparare il terreno ai coloni che arriveranno tra due anni, fortificandoci e facilitando loro il compito di rendere questa selvaggia isola un motivo di vanto e orgoglio per il nostro grande paese > Hunter si risedette, tra gli applausi dei suoi sottoposti. Fu il turno di Clarke.

< In virtù degli sforzi compiuti da ognuno di voi, per domani non ci saranno mansioni. Godetevi la giornata e familiarizzate con quella che sarà, nei prossimi anni, casa vostra. > Gli applausi e gli schiamazzi non si interruppero per un bel po’, ma nessuno si preoccupò di zittire gli uomini.

< La truppa ha sempre bisogno di momenti come questo Caporale, non lo dimentichi mai. Anche nelle situazioni peggiori, bisogna ritagliare dei momenti di svago come questo. > Sussurrò Clarke all’orecchio di White, dopo essersi riaccomodato al tavolo degli ufficiali. Nel frattempo, alcuni soldati avevano iniziato a cantare, illuminati dalla tremante luce delle fiaccole e delle lampade ad olio. Perfino Hunter sembrava essersi rilassato, mentre ascoltava con attenzione una delle storie di Blackhill. < Gli Africani combattono come fossero pazzi, sa? > Era stata la frase che aveva acceso la conversazione.

< Non mi va giù la maniera in cui ci ha trattati, mio caro Anderson. Non siamo mica dei bambini? > Anche chi lo conosceva poco, sapeva che Scott era un tipo da chiacchiere, che poi raramente portavano a qualcosa di concreto.

< Tutto questo non rappresenta solo uno spreco di risorse, nonché di energie, Tenente? > Chiese White, quasi perplesso.

< Dipende sotto che punto di vista si osservi la cosa, Caporale. Non commetta mai l’errore di ignorare il morale della truppa. E’ la cosa più importante, meglio pochi uomini motivati, che un intero reggimento che non trova ragioni valide per combattere. Guardi, perfino il Capitano pare si stia divertendo> Disse Clarke, dopo aver sentito delle fragorose risate partire dalla sua destra, dove sedevano Blackhill e Hunter.

< Abbiamo chiesto agli uomini di lavorare per tutta la settimana, dopo essere sbarcati. Hanno eseguito alla meraviglia tutte le direttive, meritavano qualcosa in cambio. > Continuò.

< Anzi, le dirò di più. Vede il signor Scott, lì a quel tavolo? Bene, stamattina l’ho sorpreso a bighellonare allo stagno qui vicino, sparando ad un alligatore in compagnia del signor Anderson, con il quale starà dando sfogo alla propria frustrazione. Sa perché non l’ho punito, ma solo rimproverato?>

White fece cenno di non aver capito.

< Posso dirle con certezza che, dopo il mio rimprovero, proverà a rigare dritto, almeno per un po’. Certo ora si starà lamentando, ma sa benissimo che un altro, al posto mio, non avrebbe esitato a punirlo. E sotto sotto mi è riconoscente >.

White ascoltava avidamente tutto quello che Clarke aveva da dirgli. I suoi insegnamenti erano oro, per uno come lui.

< In fondo non ci è successo nulla Scott, per una volta puoi evitare di tenere il muso. Pensa se ci fosse stato il Capitano, al posto di Clarke > Disse Anderson.

< Sì, in effetti poteva andare peggio. Godiamoci la serata. > Rispose, prima di alzarsi. Vide Parker appoggiato ad uno dei tavoli, intento ad ascoltare il canto di uno dei soldati bevendo del vino.

< Come va stasera? > Gli chiese, prendendone una tazza a sua volta da una delle botti lì vicino.

< Bene Scott, niente di cui lamentarmi. > Gli rispose sorridendo.

Parker era, per la prima volta da quando erano arrivati, davvero di buon umore. Durante il giorno il caldo e le zanzare non gli avevano dato tregua, ma ora la temperatura era scesa e, incredibilmente, era da un po’ che non sentiva quell’odioso ronzio. L’unico elemento di disturbo, quella sera, era la vista. Aveva gli occhi stanchi e non era capace di mettere distintamente a fuoco le cose di fronte a lui.

< Beh, finalmente! > esclamò Scott con entusiasmo prima di tornarsene al suo tavolo, scoccandogli una delle solite pacche sulla spalla. Parker rimase lì ad ascoltare, come rapito dalla voce che sentiva cantare quelle meravigliose note. Chiuse gli occhi, bruciavano troppo per rimanere ancora aperti. Non gli

importava, voleva solo ascoltare. La canzone si era tramutata in una cantilena monotona e rilassante, profonda.

< Apri gli occhi. > Sentì. Non aveva riconosciuto la voce, ma non prometteva nulla di buono. Le parole erano state strascicate, spezzate e divorate. Sicuramente non provenivano da una bocca umana, o almeno non del tutto. Sentì rizzarsi i peli sulle braccia.

< Aprili. > Ripeté quella voce rimbombante, fredda e umida. Come se provenisse dalle viscere della terra, dalle profondità di una galleria buia e dimenticata.

Lo fece. Era arrivato, non sapeva esattamente come, di fonte ad uno dei maiali che cuocevano allo spiedo su di un grande falò. Guardò nelle orbite carnose e ormai vuote dell’animale, Cogliendone ogni dettaglio. All’improvviso, fiumi di sangue iniziarono a strisciare da ogni singolo frammento della carne, riversandosi in grande quantità sulla fiamma sopra la quale cuoceva la bestia. Lì, dove fino a poco prima c’era solo carne, degli occhi, fin troppo simili a quelli di un uomo, spuntarono e iniziarono a schizzare freneticamente da una direzione all’altra, preceduti da due forti zampilli scarlatti. Il maiale iniziò di colpo ad urlare e a dimenarsi, ustionato dal fuoco, che si ravvivava, come indispettito dal liquido rosso rilasciato dalla bestia. L’animale, dopo un ultimo e immane sforzo, riuscì a liberarsi dallo spiedo, strappandosi la schiena quasi in due parti. Partì correndo in direzione di Parker, che era troppo sorpreso e spaventato per riuscire a schivarlo. Si limitò ad osservare i lembi di carne grassosa sulla schiena ondeggiare e spargere sangue intorno a lui, quando lo prese in pieno stomaco, travolgendolo con sorprendente forza e scagliandolo in terra. Parker perse i sensi ancor prima di toccare il suolo.

2021-07-16

Aggiornamento

Il sito è finalmente disponibile: https://nelbuiodellacaverna.awwwsome.it/ Qui pubblicherò storie inedite, con cadenza settimanale, che presenteranno i personaggi che incontrerete all'interno del libro, più tanti altri racconti.

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Gianmarco Mennillo
Sono Gianmarco Mennillo, ho 25 anni e una grande passione per la scrittura. In primo luogo, come è naturale, sono un accanito lettore. Non ricordo di nemmeno un periodo della mia vita in cui non stessi leggendo un libro. Più in generale, possiamo dire che sono un appassionato di “Racconti”, scritti o narrati che siano. Sono un avido ascoltatore di chiunque abbia qualcosa da raccontare: Indipendentemente che si tratti di vita vissuta da un anziano o di una storia dettata dalla fantasia di un ragazzino e ora, a venticinque anni e dopo aver provato diversi lavori, ho deciso di provare a rincorrere il mio sogno di scrivere per vivere.
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