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Nel mondo con lo sciacquone scassato

Nel mondo con lo sciacquone scassato
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Consegna prevista Febbraio 2022
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Nel 2003, Harry, un uomo che ha perso la memoria dieci anni prima a causa di un misterioso incidente, e il suo amico Grigorij Novych, reincarnazione del famoso monaco pazzo Rasputin, occupano una stamberga abbandonata nei dintorni di Thousand Oaks, nelle White Mountains. È un tardo e piovoso pomeriggio di fine estate, e Harry, spazientito dalla mancata visita di Amos, un ragazzino Amish di cui è amico, decide, mosso da uno strano presentimento, di affrontare l’incerto sentiero nel bosco per raggiungerlo. Troverà il ragazzino in fin di vita, in una pozza di sangue e fango. Nel frattempo, attraverso dei flashback e dei flashforward, conosciamo l’origine dell’amicizia tra Harry e Grigorij, le loro peripezie con una setta di fanatici chiamati Buoni Cristiani, e il futuro, assai nefasto, del genere umano, che si estinguerà tra due anni, secondo un testo che celebra una versione alternativa dell’Apocalisse: il Libro delle Infezioni Fungine.

Perché ho scritto questo libro?

Volevo raccontare una storia citando alcuni degli elementi della cultura pop che mi hanno formato: le serie TV degli anni ’80, la musica “alternative” dei ’90, il cinema di Carpenter e Cronenberg, i romanzi incredibili di Lansdale e Barker. Con un protagonista che riflette l’immagine di un antieroe squallido, povero, volgare, a cui il lettore non si affezionerà, ma per il quale farà il tifo comunque, vedendolo come la vittima di sé stesso e del suo destino.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Non dire stupidaggini: sono fermamente convinto di dover cominciare da quel tragico pomeriggio di due anni fa, dalla grottesca notte dell’uomo dalla testa di zucca, dalla diarrea, dai grandi bagordi presso l’House of Scotland e da quel tipo che si scopava le vacche.

Le Pietre Luminose, dici?

Ma no, Cristo Santo, quelle vengono dopo, e non hanno nulla in comune con quel cazzo di mostro. Non in senso figurato, intendo. Voglio dire, ognuno di noi spera che le cose si decifrino da sole, tuttavia a farne le spese sono sempre le nocche.

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È un classico, quando c’è di mezzo un Oracolo dei Gelsi.

E al termine della storia, a mo’ di premio, ti porterò in riva al lago a guardare nostro figlio nuotare. Bada però a non stuzzicarlo con le tue smancerie perché (e non voglio più ripetertelo) deve crescere libero e selvaggio sotto il cielo del Mondo con lo sciacquone scassato.

Perché ora che siete tutti morti, ora che le teste del Battista e di René hanno smesso di litigare, ed Hesselius ed Ebe consegnato il regalo, avete il diritto di sapere la verità.

Ve la siete meritata, vacca troia, ed eccola qui, per filo e per segno. E la verità, per citare il primo sacerdote dei Buoni Cristiani Hullan Hollow, esattamente come l’amore e come la morte, ha una sola faccia. 

Quella rossa.

3

Al tempo del ritorno sulle scene musicali della nota popstar norvegese, settimo presagio del Crepuscolo degli Dei, quel giorno cioè dedicato all’arrivo del cosiddetto «uomo iniquo» menzionato da San Paolo, vagabondavo in compagnia del mio strano amico Grigorij Efimovič Rasputin Novych, reincarnazione del famoso monaco russo, lungo le strade del Sogno Americano.

Ah, se mi concentro, riesco a rievocare l’odore dei cassonetti dell’immondizia dei fast food, il sapore delle bibite sgasate dei distributori automatici, e il retrogusto di insolvenza che accompagnava le nostre giornate.

Per la miseria, sento quegli aromi lontani, plastificati, e quasi mi scendono le lacrime, tuttavia ho promesso di non lasciarmi sorprendere dalla malinconia, e di raccontarvi questa strampalata storia per come è esattamente andata, per quanto oggettivamente possibile. Certo, ho aggiunto qualche puttanata, ma sono sicuro che mi abbonerete una manciata di deviazioni stravaganti.

Bene, cominciamo.

Era il dannato anno del Signore 2003, e le cose andavano piuttosto bene allora, a parte un’infezione ai genitali che il dottor Ramón avrebbe diagnosticato con il nome di “gonorrea”, e un’amabile casata di pulci che ci portavamo dietro, la famiglia Gran Prurito, che viveva nei nostri vestiti e talvolta nella nostra peluria.

Il sottoscritto, il redivivo Rasputin e i Gran Prurito non pativamo quasi mai la fame, e il mio senso dell’umorismo migliorava di giorno in giorno, tanto che ridevo anche quando qualche povero bastardo scivolava con il culo per terra.

Era un periodo che avrei chiamato di transizione e che, alla fine, si sarebbe rivelato come il migliore delle nostre avvilenti, degenerate, tralignate, inutili esistenze: delle vite veramente penose, fatte più che altro di accattonaggio, qualche furtarello, imperante senso di fallimento e tanta, tanta solitudine.

Una varietà di solitudine che la gioia urticante dei Gran Prurito non riusciva a mitigare, e che Paul Bowles avrebbe senz’altro usato per muovere uno dei suoi tanti personaggi smarriti, alla deriva dal mondo e da sé stessi. Miseria ladra se sono intimista, quando voglio.

E in questo scenario grigio-topo, in questo clima da travellin’ band ma senza band, imbruniva presto, e una notte stratificata di porpora si adagiava sopra le nostre teste come un velo funebre. L’aria s’imbottiva del forte e intenso odore di legna bruciata, e giungeva il freddo. Un freddo assoluto e implacabile, che debuttava dai piedi, come se fossi prigioniero di una scialuppa che imbarca acqua da fori molto sottili.

Così il maledetto freddo e l’inconsueta umidità che circondavano le foreste di querce mi avevano portato in dono una terribile polmonite.

La polmonite è una brutta bestia, ragazzi miei, e nei secoli ha fatto fuori personaggi come Paul Cézanne, Walt Whitman, Greta Garbo e George Peppard. Perfino il vecchio Tamerlano (conosciuto anche come Timur “lo zoppo”), l’audace conquistatore mongolo, fu stroncato da una polmonite. Tamerlano era stato un implacabile distruttore di eserciti nemici, sopravvissuto a battaglie leggendarie, aveva sconfitto l’Orda d’Oro, soggiogato l’Iran e fatto cacare sangue a migliaia di persiani, prima di arrendersi alla polmonite. Voglio dire, non bisogna sottovalutarla.

Malgrado gli encomiabili sforzi del mio compare, sesta metempsicosi del celebre guaritore, da tre settimane ero rinchiuso nella lurida stamberga abbandonata che avevamo occupato, nei dintorni di Thousand Oaks, sulle White Mountains, New Hampshire.

Sarebbe stata la nostra tomba, ma questo squisito particolare non lo sapevamo ancora.

Comunque, durante la degenza, mi ero dedicato alla lettura di vecchie riviste di bricolage scovate in una nicchia: si trattava di quei magazine dei primi anni ‘90 indirizzati perlopiù a paparini taccagni o smaniosi di creare balocchi per i propri pargoli.

Molte pagine erano ammuffite costringendomi, spesso, a immaginare il risultato finale dei vari progetti proposti, di solito cavallucci di legno, improbabili dinosauri di faesite e qualche marionetta sbilenca che metteva seriamente i brividi, altro che ore di «piacevole intrattenimento a basso costo»: le marionette facevano davvero una paura del diavolo, con quegli occhi vuoti e i sorrisini intagliati a mezzaluna in grado di nascondere affilati canini bianchi. C’è una ricca filmografia sulle bambole assassine, e i film nascono sempre da verità troppo scomode per essere rivelate senza l’aiuto della finzione.

Tutta l’infernale faccenda iniziò così. 

Due anni dopo, al termine del conteggio dei nove miliardi di nomi di Dio da parte di Jack dei Sotterranei, del mio Jack dei Sotterranei, sarebbe andato tutto definitivamente a puttane.

4

– Ehi, non pensavo fosse possibile realizzare una cosa simile! – dissi, in quel gelido pomeriggio di fine settembre.

Avevo la testa gelata, e sfogliavo una di quelle riviste di bricolage malridotte. Le persone ritratte sulle pagine del magazine erano piuttosto soddisfatte, cristallizzate in pose plastiche studiate per convincere i lettori che costruire cazzate come «tavoli pratici, veloci e belli con i cavalletti» o «allegri animali in gommapiuma» fosse realmente divertente, economico e creativo.

– Ho sempre sognato di fare una “lampada a cremagliera”. Cioè, non so cosa sia o a cosa possa servire, ma ho sempre desideravo farne una. No, aspetta, ecco il progetto che cercavo: “giostra luminosa ad aria calda”! Che trovata geniale!

La mia voce sembrava quella di un papero eunuco in fin di vita. Il mio aspetto era trascurato: non mi radevo da giorni, e la barba grigiastra che aveva proliferato sulla mia faccia era ispida e dura come gli scogli norvegesi. Avevo messo su una bella pancetta, a furia di ingerire carboidrati, e spesso adoravo accarezzarla, come se nascondesse qualcosa di molto prezioso. 

– Una cosetta niente male, questa giostra. Magari potrebbe ravvivare l’ambiente. Renderlo meno lugubre. Per la miseria, questo è un posto terrificante, Grigorij. Questo posto fa schifo, non trovo altre parole per descriverlo. Ed è casa nostra adesso. Abbiamo il dovere di ravvivare l’ambiente, Cristo!

La pioggia scrostava il tetto di lamiera e il vento infieriva contro le ante scassate, ronzando smanioso, proprio come una mosca trattenuta ingiustamente alla dogana del Paese della Merda. Le folate s’intrufolavano nei grandi bidoni arrugginiti sparpagliati oltre il portico, generando sinistri boati, come se petulanti banshee rompicoglioni smaltissero una sbronza triste dopo una serata al pub. Chissà perché c’erano quei bidoni, comunque.

– Adesso che abbiamo abbandonato la strada e i suoi cartoni umidi, è nostro dovere mettere radici. E l’uomo, per sua natura, comincia a mettere le proprie radici in una casa, nel focolaio domestico, al riparo dagli agenti atmosferici e dai bulli con le tute acetate che vogliono prenderlo a calci nel sonno. Le nostre vite stanno cambiando. Basta con questa storia del nomadismo alla Tuareg: seguiamo l’esempio dei nostri padri e mettiamo radici, per l’amor di Dio, Grigorij. Stiamo diventando vecchi, e le nostre ossa meritano di stare alla larga dall’umidità.

Rasputin, sdraiato sopra il vecchio divano ammuffito, tese le orecchie, a mo’ di segugio, e sembrò destarsi dal solito pisolino pomeridiano, concedendomi l’illusione di parlare con qualcuno (Rasputin era muto e di tanto in tanto preda di un’oscura forma di depressione: quella volta però era soltanto muto). 

Dormicchiava su quel decrepito canapè infestato dalle zecche, e sopportava senza grosse proteste i copiosi bagni al cherosene necessari per liberarsi dai maledetti parassiti. 

Al mio sfogo motivazionale, rispose abbozzando una leggera protesta, grugnì qualcosa di indecifrabile quindi si girò dalla parte interna del divano, che rappresentava l’orrenda bocca del covo degli animaletti. Quel divano era una delle cose più brutte che avessi mai visto, insieme al gatto accartocciato di Moab, naturalmente.

– Occorre solo un foglio di compensato – andai avanti, parlando da solo – Candele, due o tre colori a tempera, del buon collante. Saresti in grado di procurarmi tutta questa roba? Credo sia necessario, le ragazze apprezzano questo genere di suppellettili. Perché, caro Bombie, è ora di scopare, amico mio.

– Non credo tu sia in grado di scopare, amico – contestai, imitando l’ipotetica voce di Bombie qualora non fosse stato muto e avesse avuto voglia di contraddirmi.

– Come dici? Certo che sono capace di scopare, per la miseria. Oh, sto molto meglio adesso, grazie per avermelo chiesto. Vorrei integrarmi nella comunità di Thousand Oaks dando una festa, proprio qui, in casa nostra. Cielo, che idea splendida. Oggi sono particolarmente ispirato e dubito che qualcosa possa farmi cambiare umore, Grigorij.

– La tua vita è una merda, Harry. Lasciami riposare in pace. Io ho un lavoro, invece tu non fai un cazzo, se non lamentarti di continuo.

La reincarnazione del monaco seguitava a tenere la testa dentro la fenditura del divano, come se fosse in contatto con un essere immaginario pressato dentro le marce imbottiture. 

Due lampade a gas illuminavano la stanza, celando per fortuna la bruttura delle pareti, il pavimento consunto, le travi bucherellate del soffitto e la latrina, senza porta, che non potevi fare a meno di fissare. Che tu fossi in cucina oppure dentro la vasca, appena entrato in casa o in procinto di lasciarla, non potevi esimerti da guardare il cesso e l’eventuale utilizzatore dello stesso.

– Bisogna dare una bella ripassata alla catapecchia, cercare di estirpare questo fottuto alone di casa stregata. Raccoglieremo dei fiori, ruberemo dei vasi all’emporio di Billy Bob Payne. No, scusa, “prenderemo in prestito” dei vasi all’emporio del vecchio Payne, e costruiremo questa cosa. Il resto lo farà il tempo. Mastro Rasputin, è una grande idea. Sono fiero di questa idea. Mi piace avere delle idee come questa – e andai avanti, pavoneggiandomi di niente, come facevo sempre, poiché non possedevo alcun talento e non sapevo fare un cazzo, se non lamentarmi di continuo.

Grigorij invece, chissà come, aveva trovato un impiego presso l’ambigua taverna lungo la statale, la famigerata House of Scotland, e tra poche ore, debitamente ripulito da prevedibili parassiti, avrebbe imboccato la stradina che collegava la baracca al bosco e intrapreso il piccolo sentiero che lo fendeva. 

Una volta giunto in città, la cupa Thousand Oaks (un villaggio di taglialegna ideale per ambientarvi un telefilm ricco di mistero), i ragazzi alle dipendenze di Ben Barbera gli avrebbero dato un passaggio con il pick-up. In un battibaleno, a bordo di un fantastico bolide ornato dalle fiamme dell’inferno, Grigorij sarebbe stato nell’ampio parcheggio per tir del locale. Si trattava di un parcheggio di dimensioni titaniche, che sarebbe stato di supporto all’ascesa dell’Oracolo dei Gelsi, qualche tempo dopo.

Presso l’House of Scotland, Rasputin svolgeva più che altro un servizio di sicurezza, accertandosi che tutto al piano di sopra filasse liscio, e servendo di tanto in tanto qualche drink ai clienti più importanti. 

La locanda ospitava il miglior bordello delle White Mountains. O almeno, uno dei più frequentati e gettonati.

Era un vecchio edificio a due piani di fine ‘900, forse un ex saloon, con una grande sala, un cortile interno e una dozzina di camere. Sopra la porta d’ingresso c’era scritto: 

L’AMORE È QUELLA COSA CHE FANNO LE RAGAZZE MENTRE I RAGAZZI LE STANNO SCOPANDO

Il signor Pu, il curioso proprietario, era costantemente alla ricerca di forti omoni dall’aspetto tetro in grado di scoraggiare potenziali seccatori soltanto con la loro presenza, e il mio amico rispondeva perfettamente alle sue esigenze. Perché la reincarnazione dell’illustre siberiano era l’essere umano più alto e grosso che avessi mai visto, talmente grosso che avrebbe affrontato una tigre a mani nude con buone probabilità di stenderla.

2021-06-13

Aggiornamento

Per le fattezze dei personaggi del romanzo, mi sono rifatto direttamente ad attori o attrici di Hollywood, in modo da permettere un contatto immediato tra lettore e character. Per Jean Guillaume Vincennes, l'angelo rinnegato, il traditore, l'oscuro manipolatore (e manipolato), il mio esempio è stato Matthew McConaughey, un attore a mio avviso fantastico. Nel romanzo, queste similitudini sono esplicitate.
2021-06-09

Aggiornamento

Superate le 250 copie! Adesso manca l'ultimo obiettivo, ovvero raggiungere il tetto dei 350 preordini. Nulla è impossibile, con il vostro supporto. Il mondo con lo sciacquone scassato è sempre più vicino. Ci si vede alla fine del mondo.
2021-06-05

Aggiornamento

Superato il goal delle 200 copie, "Nel mondo con lo sciacquone scassato" non sembra essere sazio, grazie al supporto gigantesco che mi state dimostrando ogni giorno. Non vi ringrazierò mai abbastanza, ma vi ripagherò con una storia che non dimenticherete facilmente. Ci si vede alla fine del mondo.
2021-06-01

Aggiornamento

Primo obiettivo raggiunto! 200 preordini racimolati, da questa storia di sangue, sesso, teste mozzate e boschi misteriori... ma c'è dell'altro, ragazzi. Molto altro. Nei prossimi giorni ci saranno tantissime novità riguardo al mondo con lo sciacquone scassato. Parteciperò a una trasmissione radiofonica, e comincerò una campagna più "fisica" per promuovere il romanzo. Grazie ancora per il vostro supporto. Di cuore.
2021-05-31

Aggiornamento

Le ispirazioni per questo romanzo sono state molteplici. Sono sempre stato un grande appassionato di serie TV anni '80-inizio '90, e desideravo da tempo introdurre citazioni o aneddoti circa il grande lavoro di Donal P. Bellisario all'interno di un romanzo. La costruzione dei personaggi in The A-Team, per esempio, soprattutto dei personaggi minori (che appaiono solo in un episodio) è magistrale. Tuttavia, la prima fonte di ispirazione per questo romanzo rimane uno dei capolavori di Joe R. Lansdale, ovvero la Trilogia del Drive In. Opera dove sono presenti, ovviamente, tantissimi riferimenti a serie TV.
2021-05-27

Aggiornamento

Per la cittadina di Thousand Oaks, mi sono chiaramente ispirato a Twin Peaks. Il Magic Grog è una sorta di Roadhouse, mentre l'House of Scotland strizza l'occhio al One Eyed Jacks. Questa ambientazione non è mai stata in discussione durante la realizzazione del romanzo, al contrario di moltissimi elementi, che col tempo ho cambiato radicalmente (come il finale). La serie Twin Peaks (la prima stagione, parte della seconda, e The Return) è la prova di una sinergia perfetta, quella tra Lynch e Frost, al servizio di una visione chiara e dettagliata di un progetto.
2021-05-25

Aggiornamento

Rasputin, il "diavolo santo", lo "starez di Dio", il "monaco nero", è uno dei protagonisti del romanzo. Cioè, non il mistico reo della caduta dello Zar di Russia, ma la sua reincarnazione. Grigorij Efimovič Rasputin (Novych) aveva senza dubbio un carisma fuori dal comune. È stato un vero piacere studiare le sue vicissitudini, così come la sua morte, che rimane uno dei grandi misteri della Storia. La migliore rappresentazione del personaggio nei media è per me quella di Mike Mignola nel suo Hellboy.
2021-05-23

Aggiornamento

"A quel tempo, quel figlio di troia di Jack non aveva ancora imparato a parlare e se ne stava buono buono da qualche parte nel mio pancreas. E non solo: tutte quelle storie sull’unicorno come presagio favorevole e di felice augurio si sarebbero rivelate soltanto ottimi spunti per soggetti Disney. Non per i Disney Classics: per quei film direct-to-video di scarsa qualità che la Casa di Topolino sforna per sfruttare il successo della pellicola madre."
2021-05-22

Aggiornamento

La campagna è ufficialmente partita. Grazie per il supporto che mi avete dimostrato. Sono certo che questo romanzo ripagherà le vostre aspettative. È una storia troppo bizzarra e violenta, scritta con amore. Grazie ancora, vi terrò costantemente aggiornati!
2021-05-21

Aggiornamento

La campagna è appena iniziata ma già 14 lettori hanno espresso fiducia nel mio lavoro preordinando il romanzo! Grazie, grazie e ancora grazie! Tantissime novità sono in arrivo per questa storia pulp dai risvolti tragicomici!

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Emilio Saturnini
Non ho molto da raccontare sulla mia vita, se non che sono nato a Siracusa, un giovedì di febbraio del 1979, una settimana prima dell’uscita del magnifico Nosferatu: Phantom der Nacht di Werner Herzog, che però avrei visto molti anni più tardi, purtroppo. Ho scritto racconti prevalentemente pulp o fantasy, pubblicandoli per conto mio su Amazon e iTunes. Sono un grande appassionato di letteratura weird, e di conseguenza convinto che Howard Phillips Lovecraft sia lo scrittore più importante di tutti i tempi. Il mio sogno è entrare in una libreria e comprare un mio romanzo, chiedendo all'addetto un parere su quello che sto acquistando.
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