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Nella morsa del Lupo

Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Consegna prevista Aprile 2020
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Le remote e fredde terre del Lashmir non conoscono l’aspro sapore della guerra da numerose generazioni.
I Van Fanel, abili cacciatori di mostri noti come i Lupi del Lashmir, sono riusciti con l’aiuto dei druidi a esiliare tutti i loro nemici in una terra dimenticata, nota come Uril: il Pozzo del Male.
Durante uno dei suoi viaggi, Easley Van Fanel fa la conoscenza di un abile guerriero di nome Valadier, del sinistro necromante Rexir, e di un druido delle montagne di nome O’Wak.
Dopo aver subito l’attacco di una creatura soprannaturale, come ultima possibilità di salvezza O’Wak lancia un incantesimo che trasporta il gruppo su Uril.
In questa terra misteriosa, i quattro uomini cercheranno il modo per fare ritorno al Lashmir che conoscevano.
Ma la malvagità che impregna il Pozzo del Male farà lentamente emergere la natura selvaggia ed immonda di Easley Van Fanel.

Un fantasy con un’atmosfera cupa e seducente, in cui il Bene è la luce di una candela giunta alla sua inesorabile fine.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per trasformare in un romanzo una delle più intense ed appassionanti campagne di giochi di ruolo che io abbia mai giocato insieme a un gruppo di amici.
Spesso mi viene chiesto che cos’è un gioco di ruolo, cosa succede durante le sessioni al tavolo e quali sono le storie che vengono a crearsi nel teatro della mente dei giocatori.
Con questo libro voglio trasmettervi quanto emozionante ed intrigante possa essere questo tipo di esperienza.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1.

Siuna Bandergar adagiò il grembiule ancora fradicio lungo la fune che aveva legato tra i due tronchi di abete che crescevano nel giardino di fronte alla sua casetta di legno. Stese poi le due gonne, le tuniche e la sola camicia di lino che era riuscita a comprarsi quell’estate; restava solo un paio di guanti inumiditi all’interno del suo secchio di legno.

Siuna li prese tra le mani e li annusò chiudendo gli occhi, cercando un profumo che solo lei avrebbe potuto riconoscere.

“Hai visto? Tutti quei vestiti sono lindi come se fossero usciti dalla bottega di un sarto. Neanche una macchia di sangue su quelle sottane. Ah, te lo ripeto: quella sgualdrina ci sta nascondendo qualcosa! L’ho vista fare entrare in casa un uomo con la testa da serpente ogni notte, sarà sicuramente incinta di quel mostro”, l’anziana contadina si voltò, appoggiando la schiena robusta contro la staccionata.

Suo marito continuava ad ammirare da lontano il corpo della bellissima ragazza: se non fosse stato per la vista appannata dalle troppe stagioni sulle sue spalle, l’uomo avrebbe potuto apprezzare meglio quella visione: “Sciocchezze, Tania. La tua è tutta invidia! Avrai visto un soldato con un elmo bizzarro; qualunque membro dell’esercito dei Lupi impazzirebbe per una ragazza come Siuna. Sarà stato uno di loro”.

La donna anziana scosse la testa con un’espressione schifata dipinta sul volto: “So quello che ho visto, non era un militare. Era alto due metri e aveva la faccia da rettile. E smettila di guardare quella puttanella!”, la contadina colpì il marito con uno scappellotto dietro la nuca.

L’uomo ridacchiò aggiustandosi il cappello di paglia sulla testa, poi dopo aver seguito con lo sguardo Siuna che rientrava nella sua piccola casa di legno, i due anziani tornarono a dedicarsi alla semina del loro campo.

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  La ragazza chiuse la porta alle sue spalle e lasciò andare un lungo sospiro: i vestiti iniziavano ad andarle stretti e la nausea non le dava un momento di pace neanche quando cercava di riposare; presto l’intero villaggio si sarebbe accorto di ciò che stava nascondendo da qualche mese sotto le larghe tuniche.

Vomitò per l’ennesima volta. Si guardò riflessa in un vecchissimo specchio e vide la sua pelle sbiadita ed i lunghi capelli castani arruffati e sporchi.

Cercò di trascinarsi verso il letto di paglia, sperando di non cadere vittima dell’ennesimo capogiro; quando si sdraiò, impiegò pochissimo tempo a cedere ad un sonno pesante e privo di sogni.

Fu il cigolio della porta d’ingresso a destare la ragazza; guardandosi intorno, Siuna si accorse che il sole era tramontato da un pezzo e che la sua casa era immersa nella penombra. Ebbe un sussulto quando vide un’ombra scura avvicinarsi lentamente: era una figura imponente, ma allo stesso tempo silenziosa e leggiadra nei movimenti.

Siuna allungò un braccio per raccogliere il pugnale che teneva nascosto sotto al cuscino, ma una mano robusta la afferrò ancor prima che le sue dita arrivassero a toccare la superficie del letto, poi una voce profonda e minacciosa le sussurrò all’orecchio: “Ora, io ti mangerò!”, l’uomo si avventò sulla giovane ragazza, ed iniziò a baciarle il collo in maniera giocosa.

“Ravidian! Maledizione, stavo per morire di paura. Non farlo mai più!”, i due si abbracciarono e rotolarono sulla coperta di lana. Siuna passò una mano sul volto dell’uomo: la sua pelle era liscia e dura come una pietra levigata, il suo corpo era l’opera d’arte più bella che la ragazza avesse mai visto. La perfezione della sua muscolatura non si sarebbe potuta paragonare neanche a quella del più addestrato dei soldati del Lashmir.

Gli occhi del suo amante erano luminosi come i raggi del sole, dipinti di una sfumatura verdastra che li faceva brillare anche nella scarsa luce del crepuscolo.

L’uomo si sollevò per un istante, giusto il tempo di slacciare l’ingombrante cintura alla quale erano assicurate le sue due spade gemelle: un raggio di luna illuminò il volto sul quale la pelle umana si mischiava a scaglie dello stesso colore degli aghi di pino tipici delle Terre Alte; Ravidian raccontava sempre in maniera scherzosa di come un giorno si sarebbe trasformato in un enorme serpente, ed avrebbe soffocato nella sua morsa gli abitanti del villaggio che spesso provavano ad avvicinare Siuna, sperando nelle attenzioni della bellissima contadina.

Siuna lo sapeva: l’uomo che amava non era una creatura umana, ma non le importava. Quello che importava era che lui fosse lì nella sua casetta di legno quella sera, e che presto sarebbero partiti per dare una casa più grande e più bella alla nuova vita che stava germogliando dentro di lei.

Ravidian si sdraiò al fianco della sua amata, stringendola in un abbraccio intenso: “Come sta il mio piccolo guerriero?”, Siuna si immerse nei suoi occhi, “Come sai che è un maschio?”, “Spero che lo sia! Se sarà una femmina ed avrà i tuoi occhi la chiameremo Amelya. Se invece sarà maschio, ed avrà i miei, lo chiameremo Valadier! Che nella mia lingua significa smeraldo”.

I due amanti si addormentarono dolcemente, mentre fuori un vento fresco iniziava a spazzare le cime delle montagne delle Terre Alte.

Con il passare dei mesi, nel piccolo villaggio iniziarono a girare brutte voci sul conto di Siuna: si diceva che la ragazza avesse venduto l’anima ad un demone e che nel suo grembo stesse sbocciando il seme del male. Ma quando il piccolo Valadier venne alla luce, l’intero villaggio rimase estasiato da quella bellissima ed innocente creatura, soprattutto per via del colore dei suoi occhi: sembravano contenere tutte le tonalità di verde dei boschi del Lashmir, erano senz’ombra di dubbio gli occhi più belli che quella comunità di fattori e contadini avesse mai visto nella sua esistenza.

Ravidian era continuamente impegnato oltre i confini delle Terre Alte, svolgendo incarichi come mercenario: a detta sua, il guerriero metteva le sue spade al servizio dei nobili che vivevano oltre i confini del Lashmir, per guadagnare somme d’argento sufficienti a mantenere la sua famiglia; spediva carichi di vestiti e di cibo attraverso alcuni messaggeri, e di tanto in tanto tornava a trovare Siuna ed il suo piccolo, sempre e solo dopo che il sole era tramontato dietro le montagne.

Siuna si sforzò di far crescere il piccolo Valadier insieme agli altri bambini del villaggio, ma presto la giovane donna fu costretta ad abbandonare la speranza che suo figlio potesse vivere un’infanzia spensierata insieme agli abitanti della sua comunità: le unghie di Valadier stavano crescendo scure ed affilate. Sul collo, sulle ginocchia, sui gomiti ed intorno ai bellissimi occhi del piccolo, stavano iniziando a crescere delle scaglie verdastre, simili a quelle che ornavano il corpo del padre quasi per intero.

Siuna fu costretta a nascondere suo figlio dagli abitanti del villaggio; provò a limare le unghie del bambino, si calò addirittura nel tentativo di rimuovere dalla sua pelle le scaglie da rettile. Questi trattamenti furono particolarmente dolorosi per il piccolo Valadier, che fu costretto a trascorrere i mesi successivi segregato nella fatiscente casa di legno in cui era nato, con una madre circondata dalle dicerie dei suoi stessi compaesani riguardo le origini del padre del bambino.

Ravidian fece ritorno durante una di quelle gelide notti d’inverno: Siuna udì i rumori di un cavallo che a gran velocità stava percorrendo il vialetto che conduceva verso la sua casa fatiscente. Quando il suo amato entrò all’interno dell’abitazione, la donna vide l’armatura di cuoio del guerriero sporca di sangue; il volto di Ravidian era preoccupato e rosso di rabbia, ed a differenza delle visite precedenti, l’uomo non portava con sé alcuna sacca piena di viveri destinati al sostentamento della sua famiglia.

“Siuna, prendi Valadier e tutto il cibo che hai. Dobbiamo andarcene”, la contadina era seduta sul letto di paglia con il piccolo Valadier: insieme stavano cucendo una sciarpa di lana che li avrebbe scaldati durante quell’inverno particolarmente rigido.

“Amore mio, cosa succede? Perché sei sporco di sangue?”, fuori dalla casa si udirono delle grida in lontananza, ed il nitrito di un cavallo imbizzarrito.

“Non c’è tempo per spiegartelo. Dobbiamo fuggire verso le montagne. Prendi le tue cose, in fretta!”.

Le scaglie verdi sul volto e sul corpo dell’uomo sembravano essere ancora più evidenti dall’ultima volta in cui Siuna lo aveva rivisto, ed era sicura che tra di esse vi fossero delle cicatrici che non aveva mai notato prima di allora.

Siuna si affrettò a riempire una sacca con della frutta e del formaggio, mise dentro i pochi vestiti pesanti che aveva realizzato per sé e per il figlio, inclusa la sciarpa scucita alla quale stava lavorando. Prese per mano il piccolo Valadier ed insieme uscirono nella gelida notte.

Quando Siuna varcò la soglia, vide le luci di alcune torce in lontananza: qualcuno stava combattendo nei campi, ma l’unica cosa che riuscì a distinguere furono delle ombre scure e veloci che si agitavano in mezzo all’erba alta.

La donna assicurò la sacca alle borse da sella del nuovo cavallo di Ravidian: era una bellissima bestia nera, doveva essere costata un occhio della testa; poi Siuna non fece in tempo a montare in sella: una grossa ombra sbucò oltre la staccionata che separava il campo vicino dal giardino della sua abitazione.

Doveva trattarsi di un animale quadrupede, alto almeno un metro e mezzo al garrese; il buio le impediva di vedere, ma il fatto che Ravidian avesse estratto le due spade dalla cintura le fece capire che l’animale non avesse intenzioni amichevoli.

Alle spalle della creatura, comparvero altre due ombre identiche: queste ringhiarono minacciosamente ed i loro occhi brillarono nell’oscurità di una minacciosa luce dorata.

Valadier si nascose dietro la gonna della madre, mentre Ravidian si frapponeva tra la sua famiglia e le bestie; queste avanzarono di qualche passo, poi il guerriero fece scivolare le sue spade l’una contro l’altra: le lame emisero una forte vibrazione, come se un tuono si fosse manifestato improvvisamente da un temporale invisibile.

Gli animali indietreggiarono con un guaito ed iniziarono ad abbaiare spaventati, ma alle spalle del guerriero una quarta bestia fece un balzo dalle tenebre e conficcò i suoi artigli nella schiena del combattente.

Ravidian bestemmiò e voltandosi agitò le armi: queste colpirono l’animale, scaraventandolo a terra.

Le lame del mercenario stavano brillando di una forte luce verde chiara, che permetteva a Siuna e Valadier di vedere cosa li stesse circondando: erano enormi lupi dal pelo argenteo.

Il cavallo di Ravidian iniziò ad agitarsi e a sollevarsi compulsivamente sulle zampe posteriori, Siuna cercò di afferrare le sue briglie, ma venne sbilanciata dalla forza dell’animale.

Ravidian venne attaccato da tutti i lupi contemporaneamente. Il guerriero ebbe il tempo di menare un fendente solo ad una delle quattro creature, che a contatto con le lame del guerriero esplose in piccoli frammenti di ghiaccio; il resto degli animali morsero la sua carne in più punti, provocandogli profonde ferite.

Fu a quel punto che Siuna vide qualcosa che non avrebbe mai pensato di vedere: Ravidian urlò, un grido di battaglia talmente forte che sia lei che suo figlio dovettero tapparsi le orecchie, rannicchiandosi al suolo.

Quando la donna riaprì gli occhi, davanti a lei non vi era più l’uomo che amava, ma una enorme bestia molto simile ad un rettile con ali uncinate. Gli artigli della creatura brillavano della stessa luce che circondava le spade che fino a pochi istanti prima erano strette nelle sue mani umane. Siuna rabbrividì e numerose lacrime iniziarono a rigarle il viso.

Ravidian, o qualunque cosa fosse il mostro dinnanzi a lei, emise un altro grido, che con la sua onda sonora andò a sbriciolare i lupi fatti di ghiaccio, polverizzandoli ed andando a creare una sottile nebbia cristallina al loro posto.

Quando l’enorme creatura si voltò, i suoi occhi brillarono come smeraldi nell’oscurità; con una voce completamente diversa, il mostro parlò alla sua amata: “Cavalca verso nord per due giorni, Siuna. Troverai un villaggio che si chiama Picco Verdeggiante, chiedi dei Maestri di Cristallo. Porta Valadier da loro. Io devo andare a cercare i druidi e mettere fine a quello che sta succedendo”, altre ombre si avvicinarono veloci dai campi e si udì l’incalzare degli zoccoli di almeno due cavalli provenire dal sentiero che portava alla casa della contadina.

“Va, ora!”.

Siuna caricò Valadier sulla parte anteriore della sella del cavallo, poi salì goffamente sulla schiena dell’animale; cercò di spronare il destriero a partire, tagliando attraverso il giardino. Era la prima volta che montava in sella ad un cavallo così forte, e per poco la velocità con la quale l’animale partì al galoppo non la fece cadere all’indietro.

Valadier era accucciato davanti alle sue gambe, il bambino si teneva saldamente al collo ed alla criniera dell’animale.

Ravidian rimase ad osservare il cavallo mentre si allontanava nel buio, poi la sua attenzione venne catturata dalle due figure umanoidi che si stavano avvicinando lungo il sentiero di terra battuta che conduceva verso la casa di Siuna: erano un uomo ed una donna.

L’elegante abito chiaro di lei era in forte contrasto con l’oscurità che li circondava, al contrario del suo compagno che indossava un completo di pelle nera ed un cappello a tesa larga tipico della famiglia alla quale apparteneva. Entrambi impugnavano dei lunghi pugnali ricurvi sporchi di sangue ed avevano l’aspetto di due predatori affamati; alle loro spalle, comparvero altri lupi identici a quelli che Ravidian aveva abbattuto con la sua voce.

La donna parlò in maniera minacciosa, rivolgendosi alla creatura alata: “Dove hai nascosto nostro figlio, drago? Restituiscilo, o uccideremo chiunque respiri su queste terre”.

Ravidian indietreggiò: avrebbe potuto provare a combatterli, ma aveva sentito dire che nessuno era mai sopravvissuto dopo aver fronteggiato i Lupi del Lashmir.

23 settembre 2019

Aggiornamento

È giunto il momento di presentarvi Easley Van Fanel, il Lupo.
Eccolo in tutto il suo tenebroso splendore...
Vieni a scoprire la storia del Lupo sul mio sito.
 
16 settembre 2019

Aggiornamento

Date una lettura a questa mia intervista su GDR Magazine
13 settembre 2019

Aggiornamento

Vi presento Lady Ysmenia Vaniel, capitano delle guardie di Adleran, la città dell'Aquila di Sangue.
Vieni a scoprire la sua storia sul mio sito.
07 settembre 2019

Evento

Parco della Tesoriera - Corso Francia 186-192, Torino Sabato 7 e Domenica 8 Settembre sarò ospite speciale dell'evento TO Play, il festival del gioco, che si terrà presso il Parco della Tesoriera di Torino.Avrete occasione di partecipare ad una sessione di Giochi di Ruolo che ruota intorno alla trama del mio romanzo Nella morsa del Lupo.Per ulteriori informazioni, seguite gli aggiornamenti sulla mia pagina Facebook oppure sul mio sito.Non vedo l'ora di incontrarvi e di giocare insieme!
25 agosto 2019

Aggiornamento

Oggi voglio presentarvi O'Wak Kanawake, il Druido che accompagnerà i protagonisti del mio romanzo attraverso la misteriosa terra di Uril...

Vieni a scoprire la sua storia sul mio blog.
21 agosto 2019

Aggiornamento

Nell'ultimo episodio del Podcast "L'Antro del Dungeon Master" ho letto un passo del mio romanzo Nella morsa del Lupo.
Se hai piacere di ascoltare la puntata, la trovi a questo link.
12 agosto 2019

Aggiornamento

Oggi vi presento un altro protagonista del mio romanzo: Valadier Bandergar.
Vieni a scoprire la sua storia sul mio blog.

Illustrazione: Tridicomics
27 luglio 2019

Aggiornamento

Venite a scoprire la storia del necromante Rexir, uno dei protagonisti del romanzo Nella morsa del Lupo.
Potete leggerla a questo link.

ILLUSTRAZIONE: Tridicomics
12 luglio 2019

Aggiornamento

In questo video voglio presentarvi il mio romanzo d'esordio, Nella morsa del Lupo, e raccontarvi com'è nata l'idea della storia di Easley Van Fanel e dei suoi compagni Rexir, Valadier ed O'Wak.
Qui il link
Buona visione, vi aspetto impaziente tra le desolate terre di Uril...

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho preordinato la copia cartacea per un motivo, inizialmente, privo di pretese. Al di là di quello che avrei trovato scritto, il desiderio era il supportare una persona appassionata, oltre che un narratore eccezionale. Ho infatti giocato la sua oneshot “Il forte dell’alba grigia” in quel di Torino e le sue capacità come narratore mi hanno fatto ignorare il vociare che avevamo intorno, il vento fresco, il sole caldo e anche il brontolio del mio stomaco. Ero totalmente preso. Così come poi sono stato catturato dalla stessa magnifica narrazione di questo libro che, già dalle bozze che ho potuto leggere dal preordine della copia cartacea, mi ha immerso profondamente. Appena ho avuto un giorno privo di impegni, ho divorato avidamente pagine e pagine fino a concludere il romanzo in un tempo brevissimo, quasi come un lupo affamato che dissangua la sua preda. Che dire, sono felicissimo di aver supportato questa campagna, e non vedo l’ora che giunga al suo completamento, sperando in un raggiungimento e magari anche un superamento dell’obbiettivo, sarebbe davvero fantastico!

  2. Erano ormai 8, 10 anni senza leggere un Fantasy… e devo dire che la prima opera di Stefano mi ha sedotto, mi ha intrappolato e fatto rinunciare ad altri piani, per quella voglia di leggere, di vedere cosa succede nel seguente capitolo e come si svolge la storia… Lettura scorrevole e carica di sorprese, che ‘ti mette’ nei panni dei caratteri e ti fa vivere le loro emozioni in modo intenso! Sicuramente da raccomandare!

  3. (proprietario verificato)

    Premesso che di solito non leggo Fantasy,ma bensì Romance…in questo caso vorrei avere subito tra le mani il seguito! Ti prego Stef fai subito un’altro gioco con questi personaggi!! Devo ammettere che mi è piaciuto! Molto! La scrittura è semplice e scorrevole. Io personalmente ho qualche difficoltà con i nomi dei personaggi perché non sono abituata a nomi particolari. La cosa più bella è che non essendo il diretto autore a pilotare la narrazione trovi avvenimenti che non ti aspetti, alleanze improbabili, amori impossibili e colpi di scena imprevedibili. L’ambientazione è cupa ma non da incutere terrore da non far dormire, insomma c’è anche un drago. Comunque lo consiglio.

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Stef Kiryan
Sono nato a Torino nell’estate del 1987. A scuola ero “quello che scriveva le storie sui banchi” e spesso durante i cambi d’aula i ragazzi delle altre classi si spingevano verso il mio posto, per leggere quale storia avessi inventato quel giorno. Proprio in quegli anni scoprii la magia e la bellezza dei giochi di ruolo, che mi permisero di scatenare ancora di più una fantasia che non riusciva ad essere quasi mai dissetata.
Questa passione mi ha spinto recentemente ad aprire un canale Youtube ed un blog che trattano le tematiche della narrazione nei giochi di ruolo.
Oltre alla penna, il mio pianoforte è sempre stato uno dei miei più grandi amici: ho sempre pensato che se ti prendi cura della scrittura e della musica, un giorno saranno loro a prendersi cura di te.
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