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Nelle sue ossa
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Consegna prevista Febbraio 2021
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Nella cantina di una villa sul lago vengono trovate ossa umane. Sono lì da almeno quarant’anni e nessuno ha idea di chi possano essere. La giornalista Benedetta Allegri si imbatte nel caso e spera che possa essere l’occasione per rilanciare la sua precaria carriera. Aiutata dall’affascinante commissario Giuliani e osteggiata dall’ambizioso pm Zanzi, scopre che le ossa sono di Giulia Ferrari, una studentessa scomparsa nel 1978 e che nessuno aveva mai veramente cercato.
La procura vuole archiviare il caso, dando la colpa al fidanzato di Giulia, un giovane idealista con dubbie frequentazioni. Benedetta, però, capisce che la sua tranquilla cittadina di provincia nasconde molti e segreti ed è pronta a tutto pur di giungere alla verità e far ottenere giustizia a Giulia. Aiutata dagli amici, Viola, brillante avvocato, e Francesco, impresario funebre, dovrà trovare il coraggio di affrontare i propri fantasmi e i problemi sentimentali con il fidanzato, Andre.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivo notizie per lavoro e leggo romanzi per passione. Era inevitabile che prima o poi una storia bussasse alla mia mente mentre passeggiavo lungo il lago Maggiore e così mi sono lasciata trasportare dalle parole. La scrittura di questo romanzo mi ha coinvolta sempre di più, regalandomi ore felici con i miei personaggi. Ho voluto anche porre l’attenzione sulla situazione di precarietà che vivono molti trentenni. Il mio obiettivo principale, però, è di offrire qualche ora di svago a chi leggerà,

ANTEPRIMA NON EDITATA

L’alba è grigia e fredda. L’estate insolitamente lunga di quest’anno ha mollato la presa. Oggi si respira l’aria dell’autunno. Il lago è uno specchio gelido. Penso a chi tra poco dovrà immergersi là sotto e mi chiedo cosa troverà. E’ successo tutto così velocemente che non riesco a rendermi nemmeno conto di quello che ho fatto. Spero che almeno possa servire a qualcosa.
Giuliani accosta la macchina mentre cammino verso la villa.
“Lo so, non mi posso avvicinare” dico, prevenendo le sue minacce.
“Non ti preoccupare, i signori De Bonis, avvisati del trambusto hanno deciso di restare a Milano oggi. Non vogliono essere disturbati” replica.
“Alle 8 arriveranno i sub dei vigili del fuoco da Milano. Speriamo di risolvere questa storia in un modo o nell’altro nel più breve tempo possibile” dice Giuliani.
“Lo spero anche io” rispondo, forse con un po’ troppa convinzione.
Giuliani mi guarda: “Certo che la chiamata anonima è arrivata al momento giusto, vero?”
“Sì, davvero. Una volta tanto qualcosa che vada per il verso giusto” replico, guardando distrattamente l’orizzonte.
“Dai, che quando è tutto finito ti offro una pizza” dice e riparte senza lasciarmi il tempo di rispondere.
Magari me la porterà in carcere, penso, mentre riprendo a camminare.
“Emanuele, ti prego, ovunque tu sia, l’ho fatto per te, ma tu non abbandonarmi” penso guardando il cielo.

Continua a leggere

“Una telefonata anonima, ieri mattina, giunta al centralino del numero di emergenza 112, ha segnalato la presenza di un’auto sul fondale del lago, proprio davanti a Villa Camelia. Al momento dalla Questura non trapelano indiscrezioni, ma già questa mattina sono partite le ricerche, che potranno avvalersi delle unità speciali dei sub dei Vigili del fuoco. È possibile ipotizzare che ci sia un legame con il ritrovamento di ossa umane all’interno della villa”.
Questo è quanto scrive il mio ex giornale online, articolo firmato dall’ormai inviata speciale Sabrina.
La strada è stata chiusa per permettere ai mezzi delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco di muoversi agevolmente. Mi fermo dietro a una transenna con gli altri giornalisti. Mi guardano con sospetto. Sicuramente non si capacitano del fatto che io non scriva più. Colgo qualche sguardo, qualche frase a mezza voce. Senza contare il fatto che mi hanno appena vista ridere e scherzare con Giuliani. Mi sento come la studentessa secchiona esclusa dai compagni.
Passano i minuti. Arrivano anche i cronisti delle tv nazionali. Non appena hanno letto le notizie rimbalzate dai siti locali si sono precipitati sul posto.
Una Bmw nera fende la gente assiepata strombazzando il clacson. Un poliziotto apre la transenna e la fa passare. Al volante riconosco l’avvocato di De Bonis, accompagnato dall’ex capo di Viola. Peccato che lei non sia qui. Ha preferito rimanere in attesa di notizie a casa con Giuseppina, che comprensibilmente non se l’è sentita di venire.
Margherita e Fausto invece sono arrivati all’alba con i visi segnati da una notte insonne. Sembrano invecchiati di dieci anni. Giuliani appena li ha visti li ha fatti entrare nel giardino.
Il clima qua fuori è quello tipico di queste occasioni: giornalisti appostati, passanti che si fermano e fanno domande, familiari in angoscia. Il grande e inquietante show della cronaca nera. Passano ancora pochi minuti e una sirena richiama nuovamente l’attenzione. È il pulmino dei sub dei vigili del fuoco. Si riaprono le transenne. Entrano nel parco, scelto come base per lavorare al riparo da occhi indiscreti, dove potranno preparare l’attrezzatura. E, forse, le ultime battute di questa storia potranno andare in scena.
“Ci manchi”. Mi giro. C’è Alex, il fotografo del sito.
“Ciao Alex, come stai?” Lo abbraccio. Sono felice di vederlo.
“Ma sì dai, si sopravvive. Fortunatamente ho un contratto di sei mesi con il nuovo ipermercato, almeno ho uno stipendio fisso. Nel tempo libero, quando posso, faccio foto. Ho messo le cose in chiaro con Marconi: per i soldi che mi danno non pretenda di buttarmi giù dal letto alle 4 del mattino per una frana o calamità. Oppure, se lo fa, poi va lui a scaricare scatoloni dal camion al mio posto”.
Siamo alle solite. Tutti nella stessa merda. Scusate la parolaccia.
“Comunque – conclude Alex – se riesco a mettere da parte qualche soldo con il lavoro al supermercato provo a lanciarmi nel magico mondo dei matrimoni. Ormai l’unico che rende nel nostro settore. Mi servono un computer nuovo e qualche attrezzatura in più, ma ce la posso fare, no?”.
Sorrido e gli do una pacca sulla spalla. Effettivamente il gesto ha una sfumatura diversa rispetto a prima con Giuliani. Scaccio il pensiero. “Certo che ce la puoi fare. Sei un fotografo bravissimo. Sono sicura che le spose litigheranno e si strapperanno il velo per averti tutto per loro”. Matrimoni. Che spreco di talento. Alex oltre a essere un artista con la macchina fotografica ha fiuto, intuito, senso della notizia. Le caratteristiche più ambite per un fotoreporter.
“Con la bravura non si va più da nessuna parte, guarda noi come siamo conciati” risponde e ci ride sopra.
Mi spiace lasciare il giornalismo che ho sempre considerato e che sento ancora il mio mondo.
Come sempre in questi casi, bisogna prepararsi a lunghe attese. Guardo in giro, la piccola folla che si sta radunando. Oltre ai giornalisti, anche tanti curiosi. Tutti armati dei propri cellulari, che li fanno sentire reporter per un giorno.
Bionda, sui tacchi a spillo, e perfettamente truccata, vedo arrivare Sabrina. È visibilmente agitata. Sta scegliendo il posto migliore per posizionarsi. Mi sembra un po’ agitata.
“Ciao Sabrina” le dico.
Ha come un sussulto: “Benny, ciao come stai?”
“Meravigliosamente. Buon lavoro” le auguro.
“Anche a te…” risponde e pur nella sua scarsa intelligenza si rende conto della gaffe che ha appena fatto.
Non riesco nemmeno a volerle male.
All’angolo estremo del mio occhio attira la mia attenzione una persona che non dovrebbe esserci e che suona come una nota stonata. Ho alcune domande che gli vorrei porre da ormai diversi giorni. Quando mi nota, è evidente che il professor Rossini vorrebbe andarsene. Purtroppo per lui sono vicina e lo raggiungo in pochi passi.
“Non ti sei fermata, vedo.”
Gli rispondo: “No. Non avrei mai potuto e nemmeno voluto. Lei, invece, si è arreso davanti alla scomparsa del suo alunno, Emanuele. Ho parlato con i suoi genitori e non hanno una grande opinione di lei”. Sento la rabbia salire. Sono stata tradita da un insegnante che per me rappresentava un modello di onestà e di dedizione nei confronti dei giovani.
Il professore fa un mezzo sorriso: “Ero giovane anche io quando era mio studente. Avevo degli ideali, che poi probabilmente si sono rivelati sbagliati. Ero in buona fede”.
“Talmente in buona fede che quando il ragazzo è sparito non ha fatto nemmeno un passo per andare a cercarlo o, almeno, per smentire le assurde voci che lo dipingevano come un terrorista” ribatto.
Rossini non mi risponde. Non è più l’eroe che mi faceva sognare con Achille, Ettore, Agamennone. Quello che ho davanti ora è solo un vecchio senza più prospettive nella vita. Mi giro e torno alla transenna.
Vorrei tanto sapere cosa sta accadendo al di là del cancello e degli alberi alti che mi nascondono la vista del lago. Vedo i vigili del fuoco che armeggiano intorno al camion. Probabilmente i sub stanno per immergersi.
Tra loro c’è anche Luca. Mi avvicino per salutarlo: “E così siamo di nuovo qui, dove tutto è cominciato”. E aggiungo, più rivolta a me stessa che a lui: “Da dove tutto ha iniziato a cambiare per sempre”.
Luca mi guarda come se fossi impazzita, ma decide di far finta di niente: “Da qui non vedi niente – mormora – ma se fai il giro, al monumento sul lungolago hai un posto in prima fila”.
Come avevo fatto a non pensarci prima. Cerco di non dare nell’occhio e di sgusciare via senza farmi notare dai miei (ex) colleghi. Ma ad Alex dico tutto. Se lo merita. In cambio mi dà un passaggio sulla sua Vespa, che mi fa sentire per un attimo Audrey Hepburn in “Vacanze romane”. Effetto che passa subito quando l’aria gelida e densa di umidità del mattino sul lago si insinua sotto i vestiti e mi schiaffeggia. Ci appostiamo e aspettiamo. Vedo il gommone dei sommozzatori arrivare dalla riva. Sono professionisti preparati a intervenire in qualsiasi emergenza su laghi e mari, sempre pronti a salire su un elicottero. Immagino le acque scure e limacciose del lago.
Dal gommone calano delle attrezzature. Credo che si tratti di un robot. Passano minuti, poi ore. Mi sembrano anni. Penso ai genitori di Emanuele, che da riva attendono notizie.
Quando gli occhi iniziano a bruciarmi per lo sforzo di osservazione, vedo che i sub si immergono. Dopo alcuni minuti riemergono. Fanno dei gesti all’indirizzo dei colleghi e risalgono sulla barca. Il tempo continua a passare senza che accada nulla. Trovo una posizione mediamente comoda su un gradino di pietra e decido di controllare come sta andando il mio profilo Instragram. Non l’ho più aperto dall’ordinanza cautelare. Ho già ricevuto like, commenti e richieste di andare avanti a raccontare la storia. Ancora non sono molti, ma sono già tanti rispetto alle mie aspettative.
Alex intanto scatta foto. Mi rendo conto che mi sta prendendo di mira con il suo obiettivo. “Per la copertina – spiega – del profilo. Almeno avrai una foto decente”. Grazie Alex. Ho avuto colleghi splendidi in questi anni, peccato che gli unici a non essersene accorti siano stati i nostri “capi”.
Sarà passata almeno un’ora, quando sentiamo delle sirene sulla strada. Corriamo a vedere. E’ un’auto della polizia che sta scortando un’enorme gru. Ci siamo.
Vorrei riuscire a chiudere gli occhi e non vedere. Vorrei non essere mai stata coinvolta in questa storia. Eppure guardo. Vedo la rete che sale lentamente, sollevata dalla gru. Vedo, dentro, un’auto che sembra uscita da un film degli Anni Settanta. Purtroppo questo non è un film. L’auto danza nel cielo, mentre il braccio della gru ruota e la deposita, grondante acqua e fango, sulla spiaggia.
Alex ha scattato decine di foto. Le sta già inviando alla redazione. A me sembra di aver appena assistito a una scena irreale. La risposta a tutto era così vicina a noi?
Rimonto sulla Vespa di Alex e torniamo alla villa.
Mi sarei aspettata di tutto, ma non di trovare il carro funebre di Francesco, parcheggiato davanti all’ingresso. Trovo cinque chiamate perse di Viola. Mi allontano per parlarle con tranquillità. Risponde al primo squillo: “Mi ha chiamata Francesco. Ci sono delle ossa sulla macchina. E’ lui. Ne sono sicura. Benny, ti rendi conto che quei due ragazzi sono rimasti qui dimenticati per quarant’anni? A due passi da casa loro?”.
Capisco che Viola sia sconvolta. Anche io devo respirare lentamente perché la mano destra ha iniziato a tremare e non riesco a fermarla. Ho bisogno di camminare per smaltire la tensione.
Chiamo Andre, ho bisogno di sentire la sua voce. Gli racconto del ritrovamento.
“E’ anche merito tuo. Adesso vai a casa che hai preso già abbastanza freddo. Spero che d’ora in poi potrai tornare a pensare alla tua vita”.
Resto ferma, a guardare da lontano la scena. Le persone che vanno avanti e indietro. Penso a Margherita e Fausto, a Giuseppina nella sua cucina.
Giuliani viene verso di me: “Ti ho cercata dappertutto”.
Il suo volto è teso e provato. Non voglio immaginare cosa ha visto nell’abitacolo dell’auto.
“E’ una Fiat 127, vero?”
“Sì”. Abbassa la testa.
“E adesso cosa succede?”
“Adesso dobbiamo analizzare l’auto e cercare di capire come sia finita nel lago”.
Non mi ha detto l’unica cosa che vorrei sapere: “Arrestate De Bonis?”
Il commissario scuote la testa: “Zanzi vuole aspettare, raccogliere nuovi elementi. Sinceramente spero che voglia riconsiderare la posizione di Rosa. Potrebbe essere fondamentale. Ti devo delle scuse. Evidentemente non era in Brasile”.
Basta. Non voglio sentire altro. Mi giro e lo lascio lì.

XXXVII
Spengo il telefono. La testa mi scoppia. Abbiamo trovato la macchina, ma forse non è servito a niente.
Certo, i genitori di Emanuele riavranno i resti di loro figlio e finiranno tutte le stupide dicerie sul suo conto: non si era mai allontanato da qui.
Non sarà fatta giustizia, però. Potrei essere l’unica a pagare le conseguenze di tutta questa storia. Non so se e quando decideranno di andare a cercare l’autore della chiamata anonima. Ma sono anche certa che se vorranno non ci metteranno molto a scoprirmi. C’è ancora una cabina telefonica, l’ultima rimasta, all’imbarcadero. Sono andata lì. Ho cercato di camuffare la voce mettendo un fazzoletto sopra la cornetta, come ho visto nei film. Non ho detto niente a nessuno, anche se credo che chiunque sospetti di me. Mi avranno ripresa almeno dieci telecamere.
Eppure non mi pento. Non capita tante volte nella vita di trovarsi di fronte alla possibilità di scegliere se correre o no un rischio per qualcosa che crediamo giusto. Osare è quello che ci fa sentire vivi, anche se forse ne pagheremo le conseguenze. L’alternativa è sopravvivere. E io l’ho fatto per troppi anni.

10 luglio 2020

Vco Azzurra Tv

01 luglio 2020

Aggiornamento

Articolo su Eco Risveglio del Verbano
11 giugno 2020

Evento

Pagina Facebook, "Il Sogno di Giulietta"
Presentazione del romanzo Nelle sue ossa di Maria Elisa Gualandris con la partecipazione di Chiara Mostini, campaign strategist di bookabook. Modera Lara Fasoletti della libreria La Pagina di Villadossola (Vb). Organizza l'associazione culturale Il Sogno di Giulietta.
29 maggio 2020

Aggiornamento

"Un esordio con i fiocchi per Maria Elisa Gualandris"

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un romanzo molto bello, ottima scrittura, molto coinvolgente lo si legge con piacere. Belli anche i personaggi. assolutamente da consigliare

  2. (proprietario verificato)

    Un giallo avvincente che mi ha tenuta incollata al libro e che ho cercato di finire il prima possibile per “scoprire” chi fosse l’assassino. Lo consiglio perchè sono stata letteralmente assorbita da questo libro, scritto bene e con una trama molto ben studiata.

  3. (proprietario verificato)

    Un libro che ti coinvolge e ti prende. L’ho letto tutto di un fiato per arrivare a scoprire chi sia l’assassino di Giulia . Il personaggio di Benedetta è una fotografia del Precariato Lavorativo odierno in Italia e della realtà giornalistica attuale. Ambientato ai giorni d’oggi ma con interessanti salti nel passato . Lo consiglio.

  4. Sin dalle prime righe, il ritmo è coinvolgente. La sfilata dei personaggi è ben calibrata, instilla nel lettore la curiosità che invita a procedere nelle pagine, a farsi domande e a sperare di trovare più avanti le risposte. E poi mi piace moltissimo l’atmosfera, così autentica e ben rappresentata. Non vedo l’ora di leggere tutto il romanzo per sapere che cosa succederà.

  5. (proprietario verificato)

    Già dalle prime pagine entri in sintonia con il personaggio principale: Benedetta. Per nulla scontata, per nulla noiosa. Determinata a risolvere il caso in cui da giornalista si è imbattuta. Una storia che è contemporanea, anche se ambientata – a tratti – nel passato. Tutti i protagonisti sono descritti in modo tale che ti sembra di essere al loro fianco. Un romanzo che leggi d’un fiato perché ti appassiona e ti spinge a voler capire quale sarà la “svolta”. Consiglio senza ombra di dubbio.

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Maria Elisa Gualandris
Sono giornalista professionista e scrivo di cronaca nera e giudiziaria per la tv e alcune testate locali. Ogni mattina su Rvl La Radio conduco il programma "Giornale e caffè". Tre anni fa ho creato il blog "I libri di Meg" grazie al quale posso condividere la mia più grande passione: la lettura.
Maria Elisa Gualandris on FacebookMaria Elisa Gualandris on InstagramMaria Elisa Gualandris on Wordpress
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