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Nidi di rondini

Nidi di rondini campagna
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Consegna prevista Gennaio 2021
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Germano Riva, per tutti Gerry, è un giocatore di pallavolo per professione e “per sport”un giornalista, che insegue la sua vita e il suo amore, Miriana; li dimentica spesso nelle pieghe della quotidianità in cui si ritrova con valigie e cuore da rifare continuamente.
Nidi di rondini è la storia di un amore, di un uomo che salta davanti a una rete come un animale ammaestrato e di una donna intrappolata nel suo tailleur e nel suo lavoro dirigenziale in banca; per sfondo un villaggio turistico, un torneo di beach volley, un possibile amore e un finale a sorpresa.
Una storia che può essere quella di ognuno di noi, quando cerchiamo di cambiare per non cambiare nulla, in una finta quiete che diventa burrasca di lacrime con un treno da prendere in un attimo tinto di cuore.

Perché ho scritto questo libro

Il motivo principale per cui ho scritto questo libro è stato il voler raccontare la storia di un uomo che mi assomiglia, ma allo stesso tempo si discosta da me per le sue scelte coraggiose e il non voler rimanere fermo a un punto, geograficamente e sentimentalmente; le sue azioni, però, non sono dettate solo dalla stupida voglia di cambiare: Gerry insegue l’obiettivo di mettere in fila una vita lavorativa non troppo esaltante e fare ordine nel suo cuore, cercando di salvare quel che rimane di un amore importante.

ANTEPRIMA NON EDITATA

I
I colori del mercato non riuscivano a confonderla ai miei occhi: era il sentiero della mia vita; anzi a guardare bene, tutto lì intorno mi indicava la direzione per arrivare da lei: Miriana.
Aveva poi acquistato una simpatica paglia blu notte che non faceva altro che far risaltare il suo viso di un dolce rosa e i suoi occhi del colore delle castagne; sempre limpidi, magicamente grandi a tal punto da contenere anche i miei sbalzi di umore che in continuazione si facevano presenti, tramutando anche momenti di gioia in autentiche monete false dal suono stonato, ma dal colore lucente e ficcante perché sfioravano il mio cuore per finire in quei due laghi tranquilli.
Così l’amavo, però tra poco ci saremmo dovuti separare perché io ritornavo al mio campionato di pallavolo, essendo uno schiacciatore di una squadra della massima serie, ero costretto a quel tour lungo mesi, così dimenticavo o meglio dovevo mettere da parte anche lei; per cui capitava di poterla vedere solo le poche volte che la mia squadra mi lasciava il tempo per farlo oppure perché accadeva di giocare proprio in quel di Siena, città stupendamente avvolta nelle mura e nella nebbia; una città di cui ero geloso perché aveva lei.
Anche quest’anno avrei rivisto stampati sulla maglietta il mio nome e cognome: Germano Riva, soprannominato Gerry, vezzeggiativo nato dall’unione delle prime lettere del mio nome e cognome.
Lei certo non aveva un mestiere che le lasciava molto spazio per i nostri incontri: era un’affermata vice-direttrice di banca proprio lì a Siena, dove vi era arrivata da semplice studentessa, ma poi si era fatta valere e in breve conoscere; e dopo la laurea era giunta immediatamente ai vertici dirigenziali di una banca la cui direzione ormai non era un sogno irraggiungibile.

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Eppure non aveva perso mai la sua voglia di amare la vita e la gente, ma specialmente di amare me, il suo saltatore folle, come mi chiamava ogni volta che capitava di venire a vedere qualcuna delle mie partite.
“Gerry, dai vieni, ormai è ora di rientrare, il mio stomaco reclama del cibo e tu penso che sei al mio stesso livello di guardia.”
“Senti Miriana perché non andiamo a pranzare in quel ristorante dove…, ma sì dove ci siamo andati la prima volta che sono venuto a trovarti a Siena e mi sono presentato a te con una rosa rossa avvolta da un rametto di mimosa e due versi di poesia scritta da me, che a te sono tanto piaciuti” :
“…allora grido il tuo nome
ma il modo mi deride
di questo mio chiamarti
solo il tuo cuore resta
ad ascoltarmi mentre
mi stai alla distanza
di un respiro….”.

“ Cos’è rimpianti di quel tempo o forse stai per dirmi che devi ripartire? Hai sempre scelto la maniera più dolce per potermi dare certe notizie”.

II
E’ stata una grande idea quella di partire in treno, infatti sia io che lei non abbiamo l’ansia di dover guidare e il paesaggio scorre sotto i nostri occhi, diventa un film da vedere tenendosi le mani.
I ricordi allora mi assalgono e non riesco a non comunicare questa sensazione a Miriana, ma tra tutti quello che più emerge riguarda il momento in cui è cominciata la nostra storia d’amore, in un modo banale forse, ma decisivo.
Infatti avevo incontrato lei durante un’intervista fatta per conto del giornale in cui lavoravo; per motivi di interesse giornalistico- nazionale, ero stato inviato presso Torino dove si teneva uno stage sulle banche italiane e il ruolo svolto da esse nell’economia europea; e chi doveva occuparsi di un articolo così noioso redatto dopo una noiosa intervista? Io; chiaramente non potevo esimermi, rischiavo il posto.
E così mi presentai in quel luogo sacro in cui anche muri parlavano di conti correnti, operazioni varie e tassi di interesse; io a stento riuscivo a capire qualcosa e per di più mi sentivo un detenuto, dato che mi era stato imposto di mettere una stupida etichetta plastificata con la mia foto, stile anni Settanta, appesa al collo. All’improvviso ecco lei, che entra da una porta girevole in cui ci rimane per alcuni istanti; ha il viso bagnato da una pioggia cominciata da pochi minuti e le gocce non fanno altro che arricchire il suo viso come fanno le stelle con il cielo, mentre i capelli ti disegnano lungo il suo profilo. Dal modo ricercato di vestire comprendo che anche lei fa parte di quella ristretta elite dedita al lavoro nelle banche; così mi decido di imbastire poche battute con quell’angelo dalle piume bagnate, ma subito mi risponde che sarebbe stata tenuta una conferenza in cui avrei avuto il tempo di fare tutte le domande che volevo, e in un attimo scompare dietro un distributore di caffè; ma tutto in lei è dolce anche il tono della voce il colore del suo tailleur.
Arriva il momento della conferenza stampa e lei è proprio quella inviata dalla sua banca; così ho l’occasione di rivederla ma non mi permetto di aprire bocca e appunto poche cose disordinate, però devo inventarmi qualcosa per salvare faccia e stipendio al giornale; perciò Pio sulla taccuino di un mio collega una possibile domanda che lui aveva sbarrato, forse perché la riteneva inutile, ma mi butto e chiedo che a rispondermi sia proprio lei; così avrei saputo il suo nome e la banca per cui lavorava.
Si capisce che sono in difficoltà ma lei risponde lo stesso; le sue labbra sembrano due petali di rosa che si articolano sempre in movimenti delicati; io riesco a comprendere solo poche cose, ma tanto ho il registratorino che mi avrebbe aiutato a disfare anche questa volta una matassa di cui non sapevo dove fosse il bandolo.
È il momento della pausa per il pranzo ed io, seduto ad un tavolo di un ristorante vicino al posto in cui si teneva lo stage, sto consumando un pranzo stile fast food, mentre riascolto l’intervista grazie alla mio aggeggio; ma ecco lei che avvicinatasi perché ha sentito proprio la sua voce, mi chiede se è libero il posto vicino a me; ottenuto il mio caloroso al senso, si siede e mi spegne il mio fedele aiutante, giustificandosi che il lavoro non voleva che la perseguitasse anche durante la breve pausa del pranzo.

III

La casa ha i colori di un’estate spenta con i fiori nel giardino dai colori sbiaditi come in una fotografia venuta male.
Quel luogo doveva diventare il mio regno e forse il suo aspetto dismesso era l’ideale abbinamento con il mio morale.
Comunque ha finestre molto grandi che appena aperte illuminano tutta distanze di un tenero sole, tipico di un maggio meridionale.
Ci sono delle stampe attaccate ai muri bianchi che rappresentano famosi quadri.
Fortunatamente la casa è molto grande e forse riuscirò a sentirmi meno solo se posso perdermi nei suoni di un jukebox che è lì come ricordo degli anni americani in Italia. Il telefono è muto quasi a ricordare che quel posto era stato abbandonato da un po’ di tempo; intanto io avevo necessità di averlo in funzione perché dovevo essere rintracciabile in qualsiasi momento, dato il mio nuovo lavoro.
Scopro cosa fare in quella prima mattinata, in cui mi ritrovavo a vivere in un mondo nuovo in un nuovo modo.
Purtroppo sono senza macchina e senza conoscenze, fatta eccezione di Laura; non mi resta altro che chiedere un passaggio proprio a lei che era a due passi da casa mia, in quel villaggio turistico notato appena, nel momento in cui mi installavo nella mia nuova vita.
Prima di uscire decido di rendermi presentabile così faccio una doccia in un bagno che tanto grande davvero una vasca tonda al centro, dai colori di un celeste delicato quasi a far pensare al mare; tutto è pulito, tutto in ordine perfino l’accappatoio con le mie iniziali. Ho un problema adesso, cosa mettere addosso; infatti ho poche cose con me, quelle che ho portato via quando sono partito con Miriana; comunque riesco a recuperare dalla valigia un jeans e una camicia che indossati mi danno l’aspetto di un ragazzo.
Certamente domani non potrò presentarmi in ufficio in questo modo, ma adesso andranno benissimo per svolgere queste prime occupazioni.
Mi presento al villaggio turistico ed aspetto nella hall fino a quando non arriva Laura, che sembra un po’ meravigliata di vedermi lì.
” Ciao Laura scusami se ti disturbo non appena conosciuta ed approfitto così del tuo invito, ma ho bisogno di farmi riattivare il telefono e di un po’ di vestiario, certo non posso andarmi a presentare così vestito in ditta”.
” Gerry non ti preoccupare ha fatto, so che essere sbattuto dal luogo ad un altro in pochi minuti porta qualche disagio, perciò ti aiuterò anche se c’è solo un negozio di abbigliamento, ma in compenso è abbastanza fornito e riusciremo a trovare qualcosa”.
Intanto mi guardo intorno e vedo una locandina, dove c’è l’avviso, che si cercano partecipanti per il primo torneo di beach volley, sponsorizzato proprio dal villaggio turistico, che si sarebbe tenuto all’inizio di giugno.
IV
Sono a bordo in una piscina enorme e vedo le varie luci riflettersi in quello specchio illuminato dal basso e non so perché, ma Miriana ritorna a far parte del mio cuore.
“Riva ho bisogno di lei”.
“ Di me ingegnere? Non so proprio cosa potrei fare dato che qui è tutto così perfetto, forse troppo”.
“”Non si sta divertendo ? Eppure dal rapporto su di lei che ho avuto so che è un tipo molto socievole, capace di entrare in relazione con gli altri subito; proprio questo ha fatto in modo che la mia scelta cadesse su di lei: sono stata molto contenta quando ha risposto alla mia proposta di lavoro”.
“Mi dispiace di non essere al massimo, ma tutto è per me così nuovo..”
” Non si preoccupi presto entrerà pure lei a fare parte di questa grande famiglia, anzi a proposito, eccole la spilla con il nostro simbolo”.
“Non posso più sfuggire, allora”.
” Non credo proprio; anzi ho già da affidarle un incarico che tiene molto al suo compito di P.R.”
“Di cosa si tratta?”
” Tra poco ci sarà la presentazione ufficiale della nuova linea; voglio che sia lei a farla; basteranno poche parole, semplice ma di grande effetto”.
” Farò del mio meglio, ma mi dia la possibilità di visionare i nuovi prodotti qualche attimo prima del discorso, in modo da averne un’idea”.
” La accontenterò, ma non sarò io la sua guida, bensì la dottoressa Virginia, con la quale avrà modo di metterci d’accordo su cosa dire”.
Nia così, dietro ordine della Partenio, si è avvicinata e mi accompagna nella sala dove ci sarà la prestigiosa manifestazione; tutti gli attrezzi sono lucenti e sembrano un videogame, tanto sono pieni di lucine e micro computer che calcano dalla velocità al battito cardiaco, con musichetta incorporata per la massima piacevolezza nell’eseguire gli esercizi; cosa dire poi dell’abbigliamento sportivo e non con tinte fluorescenti che anche al buio abbagliano.
Continuo ad ascoltare Nia che cerca in breve di descrivermi il tutto; ma ecco arrivare la Partenio che a mò di supervisore e mi chiede:
“E’ pronto Riva, tra dieci minuti inizieremo; a proposito ha fatto bene a mettere quel vestito”.
Dopo questo breve avviso si allontana perché chiamata altrove, allora Nia mi da un bacio:
“E’ di incoraggiamento, sei così afflitto stasera, in contrasto stridente con il tuo vestito e il tuo aspetto che sono smaglianti”.
“Nia io vorrei dirti che non …”.

V
Comincia il torneo, in un pomeriggio di fine giungo che annuncia un’estate caldissima, Andrea, convinto proprio da Nia e Laura, adesso diventate amiche, è nella mia metà campo e anche se non mi parla, mi passa la palla e giù la prima schiacciata.
Andrea è sempre teso e non esulta neanche dopo i primi punti, pensa a me come un semplice compagno di un momento, credo che non smetta di pensare al mio bacio con Laura ed anche se ha deciso di metterci una pietra sopra, rimugina quella scena di qualche giorno fa.
……
Siamo in vantaggio di un punto prima di concludere la partita, che ha riservato nella parte finale una sequenza di pareggi; ma adesso mi tocca battere e semmai avere la palla della vittoria tra le mani.
I due avversari ricevono bene e mettono giù un grande pallonetto che supera Andrea posto davanti alla rete; faccio un tuffo e salvo la palla che si alza all’altezza della rete, allora Andrea si eleva in una schiacciata prodigiosa: punto e vittoria.
Finalmente si avvicina e ci congratuliamo per la partita fatta e poi un grande abbraccio che ci fa piangere e chiederci scusa a vicenda; si avvicinano anche Laura e Nia che ci abbracciano e finalmente un bacio liberatorio tra me e Nia, mentre Laura si coccola tra le labbra le labbra di Andrea, finalmente tornato libero dal suo passato, tornato ad amare se stesso e la vita e Laura che fa parte di questa sua nuova vita.
Tutti di corsa al mega buffet organizzato dal villaggio e vicino al tavolo un piccolo podio; è proprio il padre di Laura a premiare sia la coppia di ragazzi, che me e Andrea con cui stappo una bottiglia di spumante passataci da Laura: scena da Formula1; poi tutti un tuffo in piscina.
L’alba mi sorprende sulla spiaggia abbracciato a Nia, mi sembra bella come la luce rosa di questo momento, eppure non mi sento di amarla come lei ama me; anzi forse non è amore ma gratitudine e affetto che troppo spesso ho confuso nel mio cuore per amore, con il risultato di spacciare quel mix per un sentimento eterno o comunque capace di far cambiare il mondo.
Credo che sarebbe meglio dirle tutto e smettere di distribuire baci come un dispenser in cui basta mettere una moneta di simile-amore e ottenere il prodotto: bacio sulle labbra.
Un acuto di un gabbiano, unica creatura oltre a noi due in quel panorama di sabbia e onde, sveglia Nia che sorride e mi sta per baciare ma io mi scanso e lei si appoggia sulla mia spalla, quasi a voler cercare di capire.
Io non ho il coraggio di dire o fare nulla, rimango a guardare il mare mentre le sue lacrime, bagnando la mia camicia, inumidiscono la mia spalla, con relativo brivido di freddo.
Credo che non ci sia bisogno di dirle più nulla o forse è più comodo così, troppe volte le parole rovinano i momenti più importanti ed il silenzio in questo caso, mi fa da scudo contro qualunque reazione di Nia, interdetta, arrabbiata, amareggiata e chissà quanti altri sentimenti le passano dal cuore.
Allora decido di alzarmi e andare via; altro distacco, altro odio che lascio sulla scia della mia vita, un’altra donna delusa dal mio non essere in grado di gestire le mie emozioni e i miei sentimenti.
Tradisco anche il mare, compagno fedele da sempre delle mie avventure, o meglio delle mie disavventure sentimentali, in cui mollo sempre qualcuna e torno da solo.
Nia è ancora seduta sulla spiaggia con le lacrime più salate del mare; mi grida che mi ama e che sono proprio uno…..; ma non si alza spera che sia io a tornare indietro, ma nulla i miei piedi e le mie gambe mi portano via mentre il mio cervello è in tilt.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    La storia di Gerry potrebbe essere la storia di ciascuno di noi, divisi come siamo fra la voglia di cambiare e la paura di cambiare.
    “Nidi di rondine” é un libro da leggere tutto d’un fiato, ma poi, chiusa l’ultima pagina del libro, diventa un invito alla riflessione su se stessi e sul coraggio che ci vuole per cambiare davvero per esser fedeli a sé stessi.

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Gennaro Scaglioso
Nato a Grottaglie in provincia di Taranto, dopo la maturità classica si iscrive a Giurisprudenza per poi abbandonare e dedicarsi a mille mestieri ma non smette di inseguire il suo sogno di insegnare; si laurea in Scienze della Formazione Primaria all’Università degli Studi di Macerata nel 2010, ma il suo amore per cinema e teatro lo spinge a laurearsi nel 2018 presso l’Università degli Studi di Bari in Scienze dello Spettacolo. Vive a Francavilla Fontana insieme a sua moglie Mina e a suo figlio Giulio ed è un insegnante di sostegno nella scuola primaria, la scrittura rimane il suo vizio e "Nidi di rondini" è il suo romanzo di esordio.
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