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Noir metropolitano. Un'indagine di Roberto Aldi

Noir metropolitano. Un'indagine di Roberto Aldi
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Consegna prevista Luglio 2021
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Milano, Teatro alla Scala. Durante la recita del “Don Pasquale” muore, in circostanze misteriose, l’assessore alla mobilità del Comune di Milano. Pochi giorni dopo anche il Direttore Artistico del celebre teatro milanese muore in circostanze altrettanto strane. Chi li ha uccisi e perché nel più importante Teatro d’Opera del mondo?
Roberto Aldi, già ispettore della Polizia di Stato, ora ridotto a semplice investigatore privato, inseguito dai debiti e dalla ex-moglie, viene richiamato in servizio per affiancare le indagini che appaiono subito complicate e avvolte da un’aurea di mistero.
Infatti, Il celebre e prezioso violino appartenuto all’assessore Librandi e costruito dal famoso liutaio Antonio Stradivari per il virtuoso del settecento francese Jean-Marie Leclair, scompare.
Ritrovare il prezioso strumento sarà dunque fondamentale per risolvere anche gli omicidi.
Il racconto è un viaggio nella Milano metropolitana, fra richiami a Buzzati e Dan Brown. Un noir musicale dove nulla è come appare..

Perché ho scritto questo libro?

La storia magica e allo stesso tempo misteriosa che circonda il violino costruito dal grande Antonio Stradivari per il compositore francese Jean-Marie Leclair nel settecento è ancora oggi di attualità. Lo strumento, infatti, è attualmente nelle disponibilità del virtuoso italiano Guido Rimonda, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente durante un’ intervista di lavoro qualche anno fa. Lì nacque l’idea di creare delle storie che potessero avere per protagonista questo violino.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Milano, Via Torino, Sabato 23 settembre 2015

Roberto Aldi non si ricordava nulla della sera precedente. Ma a giudicare dal disordine assoluto in cui si trovava il suo salotto, doveva essere stata una serata movimentata. Bella? Non se lo ricordava, né poteva affermare di essersi divertito davvero. L’unica certezza era che si era svegliato da solo e che aveva nuovamente dato fondo alla bottiglia di “Bombay Shappire”. Amava quel liquore e ormai sapeva distinguere perfettamente i famosi dieci “botanicals” che avevano reso quel Gin non solo un qualcosa di mitico fra gli intenditori, ma anche uno dei più venduti.

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Si alzò a fatica dal divano sul quale aveva dormito e per poco non si ruppe l’osso del collo, mettendo un piede su un bicchiere vuoto. Un posacenere di cristallo era pieno zeppo di mozziconi, a testimonianza dell’altro suo vizio, il fumo. Non era evidentemente stata una serata come le altre. Cercò di ricordare cosa aveva fatto ma la sua mente era ancora confusa e gli girava la testa. Si trascinò in qualche modo fino alla cucina e accese la Moka. Un primo caffè lo aveva rimesso in piedi, ma, a giudicare dal riflesso restituito dal grande specchio incorniciato che dominava l’ampio salone, c’era ancora molto lavoro da fare prima di poter incominciare la giornata. Cinquant’anni, leggermente sovrappeso, capelli castani, occhi marroni, barba di tre giorni. Nel complesso, un uomo di bell’aspetto che stava attraversando un momento, diciamo così, complicato.

Il week-end era alle porte ma da quando non era più un commissario di Polizia il concetto di fine-settimana non esisteva più. Esattamente come le vacanze di Natale, quelle di Pasqua, ferie retribuite da passare in famiglia, possibilmente con parenti e amici (chi se le ricordava più… ma c’erano mai state nella sua vita?). Ma ora tutto era diverso. Per non parlare poi del Ferragosto. Quelli erano i momenti nei quali lavorava di più in assoluto. Tradimenti, furti in appartamenti, dipendenti infedeli… Roberto Aldi ora faceva l’investigatore privato e a giudicare da come stava conducendo la sua vita sembrava uscito da un romanzo di Bukowski senza però quella connotazione erotica del personaggio che aveva reso celebre il grande scrittore americano. Ma non era certo l’amore che cercava, con una ex-moglie e una figlia quindicenne da mantenere. Il giudice non era stato benevolo… A questo punto gli bastava anche solo l’idea, il miraggio di qualche avventura, per potersi dire appagato da quel punto di vista.

Si avvicinò al televisore e lo accese sul canale delle notizie. Stava bevendo il caffè, lungo e senza zucchero come sua abitudine, mentre il canale all news stava trasmettendo un servizio di cronaca dal Teatro alla Scala di Milano. La giornalista inviata – una bella donna sulla trentina, capelli biondi, tranch beige – era sulla piazzetta antistate il celebre teatro e stava raccontando, taccuino alla mano, quanto accaduto la sera precedente. Un forte vento le scompigliava i lunghi capelli, ma lei non si faceva minimamente distrarre. Assoluta professionalità e abnegazione, pensò Aldi.

Stava ancora bevendo il suo caffè, cercando di riordinare le idee che ancora gli giravano confuse in testa. Cosa diavolo aveva fatto nelle ultime 24 ore? Su quale caso stava lavorando? Ne gestiva tre o quattro contemporaneamente, per lo più piccoli casi di cui la Polizia non aveva tempo e voglia di occuparsi. Mentre cercava di mettere ordine nel caos dei ricordi squillò il telefono. La suoneria cominciò a diffondersi per il salotto, ma non riusciva a trovare il telefonino. Imprecò mentre frugava sotto il cuscino del divano. Finalmente lo trovò. Rispose appena in tempo.

“Sì?”

“Dove diavolo eri finito? Sei sempre il solito!”

“Michela, buon giorno anche a te”, disse alzando gli occhi al cielo dopo aver preso un altro sorso di caffè.

Ricevere la telefonata dell’ex-moglie era sempre fonte di piacere per Roberto Aldi, il quale non smetteva di chiedersi cosa volesse ancora da lui quella donna, dopo averlo spellato vivo e avergli portato via pure le mutande.

“Ti sei dimenticato del saggio di Elisabetta! Come hai potuto!”

Michela era collerica ma per una volta aveva ragione. Il saggio di violino di su figlia Elisabetta! Come aveva potuto dimenticarselo… Se lo era appuntato sull’agenda del telefonino, sul calendario appeso in cucina e perfino su un post-it sullo specchio del bagno.

Roberto rimase in silenzio per qualche istante non sapendo cosa dire. Era dispiaciuto ma al tempo stesso arrabbiato con Michela che non perdeva occasione di sottolineare le sue mancanze. Non era un uomo perfetto, probabilmente non lo sarebbe stato mai. Si gratto la barba incolta.

“Ascolta, ho avuto alcuni problemi sul lavoro. Cercherò di rimediare come posso. Adesso lei dov’è?”

“Secondo te dove può essere una ragazza quindicenne al sabato mattina? Naturalmente è a scuola”, disse con tono aspro.

“Ma ha detto qualcosa sulla mia assenza?”

“Non ti ha nemmeno nominato se è questo che intendi”

Roberto rimase ancora in silenzio. Voleva ponderare bene le parole. Tutto sommato aveva ancora una reputazione da difendere, almeno quella di buon padre per sua figlia. Michela a quel punto si lanciò in uno sproloquio interminabile, e la sua voce andava crescendo di tono.

‘Tenore alcolico 40°, tripla distillazione’ Roberto non sentiva nemmeno più le parole dell’ex-moglie e la sua mente aveva cominciato una libera associazioni di idee sul suo liquore preferito. ‘Gin metodo London dry. Bacche di ginepro, Mandorla, Limone, Liquirizia…’

“Ma mi stai ad ascoltare? Dove sei con la testa?”

“Certo che ti ascolto! Cos’altro potrei fare di sabato mattina a quest’ora se non sorbirmi i tuoi rimproveri?”

“Così non si può andare avanti mi hai capito? E sei anche in ritardo con l’assegno, non so se te ne sei reso conto, ma siamo quasi a fine mese”

Roberto stava facendo uno sforzo davvero sovrumano per non esplodere, per non lasciarsi andare a una sfuriata. La odiava, non c’era dubbio, ma amava sua figlia. Non avrebbe sopportato di non vederla più. Voleva ancora far parte della sua vita, la voleva vedere crescere accanto a sé.

‘È accaduto ieri sera, dopo la recita del “Don Pasquale” di Donizetti, proprio qui, nel tempio della lirica. Non era mai accaduto prima. Un fatto sconcertante e della massima gravità. Il sindaco e il prefetto hanno subito attivato un gabinetto d’emergenza per capire cosa sia successo esattamente’.

La giornalista si era fatta più seria e Roberto strizzò gli occhi per meglio leggere i ‘sottopancia’ nel servizio TV. L’ex-moglie continuava a parlare ma lui ormai si era disconnesso. Teneva sempre il cellulare appoggiato all’orecchio sinistro ma ormai era totalmente assorbito dal racconto della reporter. Si avvicinò al tavolino del salone e prese il telecomando per aumentare il volume.

‘Tutto il Consiglio comunale, compresa l’opposizione, si stringe attorno alla famiglia dell’assessore Librandi in un composto cordoglio. Il Sindaco ha fatto subito avere il suo appoggio. Il Teatro è stato chiuso al pubblico e tutte le recite sospese fino a nuova ordinanza. Per ora è tutto. Da Milano, Antonia Falconieri, a voi la linea’.

Roberto rimase immobile e, senza nemmeno salutare Michela mise giù, senza pensarci. Si avvicinò al televisore e scrutò meglio le immagini girate dal cameramen. Si vedeva la facciata del Piermarini e poi, subito dopo, il montaggio delle immagini proponeva l’interno del Teatro. La platea già chiusa. Non si vedeva granchè per la verità. Si era perso gran parte del servizio TV. Corse alla sua scrivania e accese il notebook. Un veloce ricerca su internet e la notizia si completò:

Dramma alla Scala. Assessore alla mobilità e trasporti del Comune di Milano trovato morto in platea dopo la recita. Non si sa ancora se si sia trattato di decesso per cause naturali o di omicidio. Gli inquirenti sono già al lavoro…’

Roberto chiuse con un gesto lento il portatile. Stava pensando il da farsi quando squillò nuovamente il cellulare. Pensava fosse Michela che lo stava richiamando per terminare il suo feroce soliloquio ma, con sorpresa, vide che il numero era sconosciuto.

“Sì? Chi parla?”

“Ciao, come stai? Ne è passato di tempo”

Roberto rimase a bocca aperta.

2

Via Fatebenefratelli, Questura. Domenica 24 settembre 2015

“Astolfi, buon giorno! È bello vederla qui di Domenica mattina”

“Ma per piacere Commissario! Cosa va farneticando? Avrei di meglio da fare” rispose in tono brusco il medico della scientifica. Non sembrava avere voglia di scherzare.

“Come tutti, come tutti caro Astolfi”, rispose il Commissario Antonio Marini. “Mi aggiorna appena sa qualcosa di più? Non c’è bisogno che le rammenti che questo caso ha la priorità assoluta. Abbiamo tutti gli occhi puntati addosso”.

Astolfi non rispose, ma si limitò a un lungo sospiro e a una scrollata di spalle. Se c’era un uomo che sembrava essere logorato dalle istituzioni, questo sembrava proprio essere lui.

Marini raggiunse il suo ufficio e chiuse la porta. Spalancò la finestra facendo entrare un timido sole. Aprì il cassetto della scrivania e prese una sigaretta da una scatolina d’argento. Se la accese. Incurante del divieto di fumo nei luoghi pubblici e delle apparecchiature anti-incendio, posizionate sopra il soffitto. Ma nessuno sapeva che le aveva disattivate di nascosto, una notte che era rimasto da solo. Fece una prima generosa boccata e sorrise a quel pensiero. ‘La legge sono io’ pensò, appoggiando le gambe sulla scrivania in una tipica posizione da film americano.

Marini aveva fatto carriera molto rapidamente. Dopo essersi brillantemente laureato in Giurisprudenza alla Statale e aver seguito un Master in criminologia, era entrato in Polizia quasi per caso. Vinto il Concorso e con i suoi titoli, aveva presto raggiunto la posizione di Commissario, a soli 45 anni. Non c’era da stupirsi che avesse più di un ‘nemico’ all’interno della Questura.

Bussarono alla porta.

“Sì?”

“Commissario, Roberto Aldi è qui” disse un agente in uniforme che aveva fatto capolino dalla porta.

“Molto bene, lo faccia entrare”.

Marini spense velocemente la sigaretta in un piccolo posacenere e con un plico di fogli che giacevano impolverati sulla scrivania fece un po’ di aria, cercando di allontanare il fumo che aveva rapidamente riempito la stanza.

“Vedo che non hai perso il vizio. Gauloises rosse, se non ricordo male. Nessuno ti dice niente?”, disse Aldi porgendo la mano a Marini. Non aveva detto ‘buon giorno’ nè fatto un saluto particolare. Non si vedevano da più di dieci anni, ma aveva smesso di contare i giorni.

“Finchè non scoppia un incendio, stiamo tranquilli. Grazie di essere venuto. Accomodati”.

I due erano seduti uno fronte all’altro. Si scrutavano negli occhi. C’era rancore fra loro? Sicuramente, visto quanto accaduto anni addietro. Roberto era un collega di Antonio e stava facendo una carriera fulminea, esattamente come lui.

“Avete un bel da fare qui dentro vedo, pure di Domenica” disse Aldi, accennando a un sorriso.

“Evidentemente. Sai anche perchè ti ho chiamato, giusto?” rispose Marini, senza sorridere.

“Ho visto un servizio Tv ieri mattina e ho letto qualcosa su internet. Ma non ne so molto per la verità. Vuoi aggiornarmi?”

“Voglio subito mettere in chiaro che nessuno è a conoscenza del fatto che ti ho contattato per questo caso. La tua presenza non è ufficiale, siamo intesi”

“Se è così che vuoi incominciare, allora ti saluto” disse Roberto alzandosi dalla sedia e raggiungendo in due passi la porta.

“Aspetta! Fermati! Torna a sederti”

“Perchè mai? Cosa mi trattiene qui dentro? Sono dieci anni che non ci metto piede e che non ti sento. Nemmeno un sms per Natale. Una volta eravamo amici”.

Marini rimase in silenzio e si girò alla sua destra, verso l’ampia finestra che era rimasta aperta. L’estate non sembrava voler cedere il passo e quella mattinata era piuttosto afosa per il periodo.

“Senti Roberto, so che abbiamo avuto, diciamo così, dei disguidi in passato. Ma vorrei che seppellissimo l’ascia di guerra, almeno per il momento”

“Su dillo”

“Come prego?” Marini non capiva

“Dillo che hai bisogno di me. Che siete nella merda fino al collo con questo caso dell’assessore morto. Che ti stanno col fiato sul collo il Sindaco, il prefetto, il consiglio comunale”.

Marini non rispose. Aldi aveva ragione su tutto. Era proprio un casino di proporzioni gigantesche, e dovevano dare presto una risposta.

“È così. Dunque per piacere siediti”.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Gabriele Formenti
Gabriele Formenti, nato a Milano nel 1978, è giornalista professionista e da oltre 10 anni è una delle voci di Radio Classica, network radiofonico del gruppo Class Editori, per il quale ha ideato e condotto diverse trasmissioni di successo. Ha pubblicato i romanzi “La Musica del Re” e “Il Violino Noir” (Bibliotheka Edizioni) e la prima monografia in italiano sul compositore tedesco G.P. Telemann: “G.P. Telemann, vita e opera del più prolifico compositore del barocco tedesco” (Zecchini Editore). E’ laureato in lettere con una tesi in storia della musica e diplomato in Flauto traverso e flauto traversiere storico nei Conservatori Statali “G. Verdi” di Milano e “A. Pedrollo” di Vicenza. Collabora con diverse testate giornalistiche. Insegna Flauto traverso e Musica nella Scuola Secondaria Statale di primo grado. Ama la musica, i sigari cubani e il buon cibo. E’ Sommelier professionista AIS.
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