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Non credere agli altri

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Consegna prevista Settembre 2020

Grande città del Sud Italia, anni Ottanta. Andrea è un bambino introverso, che vive in una situazione famigliare poco felice, a contatto con due genitori litigiosi e narcisisti e sogna la fuga. Andrea continua a progettare la fuga per tutta la vita, rifugiandosi nella sua creatività e nei suoi mille progetti, a cui dedica tutto se stesso. Gira il mondo, conosce gente, apprende culture diverse, si sente libero di esprimere al massimo le sue potenzialità.
Intanto, però, qualcosa continua sempre a mancargli: l’amore e l’affetto che non ha ricevuto da bambino, a causa di due genitori completamente anaffettivi, si trasforma in una sorta di tormento e segna la sua esistenza adulta, lo porta spesso ad accontentarsi e a scegliere relazioni di dipendenza affettiva, di mutuo soccorso o semplicemente di sesso.
Eppure, dentro il suo cuore, Andrea non smette mai di credere che possa esistere una storia disinteressata, avvolgente e sincera.
Un giorno, passeggiando, incrocia Stella.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro mossa dal desiderio di raccontare la violenza che si genera all’interno delle relazioni affettive. Purtroppo non solo le donne, ma anche gli uomini sono vittime di questi meccanismi, ma la struttura ideologica che li vuole orgogliosi e virili, impedisce loro di denunciare e di ribellarsi.
Inoltre la violenza domestica si perpetra anche a scapito dei bambini, vittime innocenti di conflitti e nella peggiore delle ipotesi, del fenomeno dell’alienazione parentale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Italia. Il mio giro di boa.
Tornare in Italia avrebbe significato ripartire da zero, ricominciare di nuovo tutto daccapo dopo anni di assenza; infatti, da quando avevo lasciato Bianca, per due anni ero rimasto stabilmente a Santiago del Cile.
Riaprii casa mia, quella che avevo acquistato dopo la separazione con Bianca, la feci ripulire, riallacciai le utenze. Il quartiere non mi aveva dimenticato, nonostante ci avessi vissuto solo per due mesi e quando ci ritornai tutti si ricordarono di me e iniziarono a chiedermi delle mie avventure, tutti erano incuriositi dal fatto che avessi vissuto per tanto tempo dall’altra parte del mondo e che io a poco più di trent’anni avessi scelto di ritornare in Italia, nonostante le opinioni a riguardo fossero estremamente contrastanti. Continua a leggere
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All’inizio degli anni dieci la crisi mondiale aveva già investito il nostro bel Paese, tanto da far temere il default da un momento all’altro; oltre il pericolo di default, però, molti parlavano di crisi lavorativa come crisi dei valori, crisi della famiglia, crisi degli affetti.
Togliere alle persone la possibilità di generare denaro o altri tipi di ricchezze come progetti, sogni, voleva dire togliere la possibilità di generare valori umani e di incattivirsi chiudendosi in uno sterile e freddo individualismo che, di lì a qualche anno, avrebbe generato tantissime vittime.
Io ero giovane e pieno di speranze; leggevo Calvino, Leopardi, Terzani, cercavo la solitudine, ma mi piaceva passeggiare per il quartiere e chiacchierare con la gente in cerca di idee, spunti, nuovi stimoli o semplicemente solo di un poco di tranquillità, di quella stessa umanità che in Cile era il pane quotidiano.
Per due anni ero vissuto a strettissimo contatto con persone che si fidavano sulla parola, che erano sempre sorridenti e che avevano rispetto per ciò che vivevano durante la giornata, avevano rispetto del sorriso dell’altro, e questo significava che nessuno si sarebbe mai sognato di interrompere il tuo processo di benessere nel mondo. In Cile non avevo riscontrato la possibilità che qualcuno potesse essere malvagio, che qualcuno potesse agire umanamente contro di te. Le persone erano sincere, gentili e sempre sorridenti e io avevo imparato a godere della bellezza di uno spaccato di umanità che, forse, mi ero illuso di trovare anche in Italia.
Per anni ho vissuto in quell’illusione, fino a quando non mi sono risvegliato e il risveglio non è stato per nulla dolce, perché non sono riuscito a comprendere fin da subito che cosa avrei potuto fare per evitare tutto l’inferno che mi è caduto addosso, semplicemente per aver creduto nella buona fede delle persone, per aver creduto che l’essere umano è sempre e solo animato dal bene e mai dalla cattiveria.
Il mio unico limite è stato nel non aver calcolato il rischio dell’umanità e quello che deriva dall’instaurare dei rapporti, delle relazioni.
Ma non potevo saperlo, non potevo neanche immaginarlo. L’essere umano è l’unico essere vivente che conosce la malizia, la possibilità di distruggere l’altro attraverso la forza bestiale che si trasforma in potere premeditato, messo in atto e fatto esplodere pur di vedere l’altro capitombolare, distruggersi.
Quale umanità è questa che permette tutto questo, quale umanità è questa che provvede all’autodistruzione e alla distruzione altrui, che ti punta a togliere la libertà, che ti punta a limitare l’altro nei sogni, nei sorrisi, nella fiducia, quale umanità è questa che non conosce limiti, che non protegge la dignità altrui, che non tutela la sua sopravvivenza, ma che punta alla sua progressiva eliminazione altrui con atti di bruttezza, con cambi repentini di posizione mossi da interessi economici, che odia. Quale umanità è questa?

28 dicembre 2019

Aggiornamento

Quanti di voi hanno mai conosciuto un narcisista? Ovvero una persona che si approfitta di noi, una persona che se non ottiene da noi ciò che vuole punta a distruggerci e a farci sentire delle nullità, senza avere il coraggio di prendersi le proprie responsabilità.
Ognuno di noi.
Nessuno escluso.
28 dicembre 2019

Aggiornamento

Chi non ha mai vissuto una storia sbagliata?
Una di quelle storie dove c'era uno dei due che cercava di approfittarsi dell'altro, dove uno dei due cercava di fare soltanto i propri interessi, dove chi voleva solo amare è stato schiacciato dal peso dell'ego dell'altro, un ego che conosce solo il male e l'annullamento di ogni forma di condivisione e bellezza.
Non credere agli altri racconta proprio questo, una storia di caduta e di rinascita in nome dell'amore, quello vero, quello puro.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    La talentuosa Antonella D’Eri Viesti sta lavorando al suo nuovo romanzo. Dopo Affetti Nomadi, testo struggente ed ironico, malinconico e profondo, non possiamo che aspettarci grandi cose!
    Non ve ne pentirete <3

  2. (proprietario verificato)

    MI piace! Bella sinossi…

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Antonella D'Eri Viesti
Sono nata a Massafra, una piccola cittadina in provincia di Taranto alla fine del 1990. Ho iniziato a scrivere da quando avevo otto anni; ho scoperto in tenerissima età che con le parole potevo inventare mondi meravigliosi, che mi portavano lontano dalla mia quotidianità e dalla sua routine. Intanto divoravo libri, romanzi di formazione, prevalentemente, e provavo a scrivere qualcosa di mio. Il romanzo che più ho amato nell'infanzia è stato sicuramente "Harry Potter e la pietra filosofale", pietra miliare per tutti quelli della mia generazione.
Nel 2008, a 17 anni, ho pubblicato il mio primo romanzo con una casa editrice locale, "Ora che ci sei" (Antonio Dellisanti Editore).
Nel 2018 ho pubblicato il mio secondo romanzo, "Affetti nomadi" con Les Flanuers Edizioni.
Amo la letteratura contemporanea giapponese e il cinema di Paolo Sorrentino; in sottofondo perenne Nirvana e Duft Punk.
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