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Ogni cosa torna

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Consegna prevista Giugno 2020

Roma 1970: Emma sposa il ricco Edoardo, ma ama Giovanni e nasconde un segreto.

San Vittorio Siculo 1998: Luigi lascia Bianca per il sacerdozio.

San Vittorio 2018: Emma ed Edoardo, dopo il suicidio inspiegabile del figlio, si trasferiscono nel famoso borgo marinaro dove, intanto, Luigi è diventato parroco. Sarà lui a presentare a Emma una ragazza dal passato misterioso che la donna assume come dama di compagnia. La giovane dopo mesi si affeziona a Emma e le rivela la sua identità. La verità, però, è troppo sconvolgente da sopportare. Una mattina nella villa di Emma, il giardiniere trova i cadaveri delle due donne. A indagare è il Capitano dei Carabinieri Bianca Giusti, l’ex fidanzata di Luigi. Tornata con il marito dopo anni passati a Roma, si accorge che i sentimenti che provava per il suo ex sono forti come vent’anni prima. Si archivierebbe tutto come il raptus della badante se, sul corpo di Emma, non ci fosse uno strano biglietto e le autopsie non rivelassero una verità inaspettata.

Perché ho scritto questo libro?

Ho avuto l’idea in una sera d’agosto nel luogo che ha ispirato l’ambientazione del libro: un famoso borgo marinaro siciliano. Volevo raccontare una vicenda familiare che si tingesse di mistero intrecciandola con i sentimenti che guidano le nostre vite. È nata una storia in cui ogni personaggio paga per una colpa antica commessa da altri. A dimostrazione del fatto che ogni azione compiuta coinvolge chi ci sta attorno, a volte felicemente, altre tragicamente.

ANTEPRIMA NON EDITATA

GENNAIO 2000

Secondo la teoria dell’eterno ritorno di Nietzsche ogni scelta che compiamo continuerà a vivere oltre le nostre vite, lasciando un segno indelebile nell’universo e nelle esistenze degli altri. Così era stato per quella operata dalla Signora che viveva nella villa vicino al mare. La sua scelta aveva lasciato un segno profondo e atroce nella vita della ragazza che, adesso, era seduta di fronte a lei. La stanza era così buia che nessuna delle due riusciva a vedere il volto dell’altra. Nessun tratto, nessuna espressione, nessuno sguardo. Si respirava solo l’odio che dalla ragazza si riversava sulla Signora, senza interruzione né ostacoli, un flusso di corrente elettrica che, attraverso i fili, non portava luce, ma oscurità. L’atteggiamento della ragazza era duro e la Signora, benché non la vedesse chiaramente, ne sentiva addosso tutto il peso. Un macigno opprimente in cui si mescolavano odio e orrore, mentre lei provava ribrezzo per se stessa. A fare da colonna sonora alla scena c’era il ticchettio dell’orologio a pendolo. Tutto sembrava essersi fermato in uno spazio temporale irreale, in cui i minuti trascorrevano lenti come ore. Di colpo, questo teatro immobile si era animato e le due protagoniste avevano preso vita. Con uno scatto veloce, la ragazza si era alzata e, puntando l’indice contro la Signora, l’aveva travolta con la sua rabbia. Dalla bocca, oltre alle parole, uscivano piccolissimi schizzi di saliva, che si posavano sulla gonna nera dell’altra. La Signora tremava e non riusciva a guardarla in volto. Più la ragazza urlava furibonda e disperata e più lei si rattrappiva sulla sua sedia. Non sollevava la testa china, sperava che così scomparisse dalla sua vista per tornarsene, per sempre, da dove era arrivata.  

“Ecco perché è morto. È solo colpa tua, del tuo egoismo. Dovevi morire tu.”

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La Signora si era rivista giovane, splendida e ambiziosa. Non era più là e non c’era più quella piccola furia che le vomitava addosso tutto il suo disprezzo. Si trovava nella sua vecchia casa, tanti anni prima, capricciosa e volubile. L’immagine poi si era dissolta e, prepotentemente, si era rimaterializzata quella dell’ospite indesiderata. La dimostrazione in carne e ossa che erano rimaste solo le macerie di quegli anni in cui si era sentita invincibile e padrona del suo e dell’altrui destino. 

Sempre più ripiegata su se stessa e in balia della ferocia della ragazza, la Signora balbettava, tentava di assolversi. Come se il suo corpo comprendesse l’impossibilità di dare una giustificazione a ciò che aveva fatto, le parole le restavano ferme dentro, intrappolate in fondo alla gola. Come se fossero accartocciate, proprio com’era lei su quella sedia.

“Mio padre mi ha detto tutto, mi ha dovuto dire tutto. Come hai potuto farlo?” la ragazza urlava ancora. Non smetteva e lei si sentiva inerme. Fuggire non era servito a niente, perché adesso tutto era tornato. 

“Mi fai schifo, mi fate schifo tutti e spero brucerete all’inferno per quello che ci avete fatto.” 

Queste erano state le ultime parole che la Signora aveva sentito, quando aveva avuto il coraggio di sollevare il capo. Il portoncino bianco e lucido era spalancato e la ragazza era sparita tra i pini maestosi e le bouganville viola. Entrava un vento freddo e tagliente, ma lei non lo pativa, sentiva solo la quiete che tornava. La brezza violenta del mare aveva spazzato via l’incubo e nessuno sarebbe più tornato a chiederle il conto.

PARTE PRIMA

CAPITOLO I

MARTEDÌ 16 OTTOBRE 2018

“Ma non avevi detto che qua non succedeva niente?”

Bianca aveva ascoltato le ultime parole di Adriano, mentre usciva da casa. Il sole l’aveva investita, riscaldandole il viso e le mani. Il sole delle isole era sempre caldissimo, anche in autunno inoltrato.

“Bianca, da noi non sentirai mai freddo” suo padre glielo ripeteva ogni volta che lei cercava di fargli indossare un maglione che lui, prima di uscire, lasciava regolarmente ben ripiegato sulla sedia dell’ingresso. Come sempre, aveva ragione, perché Bianca non aveva mai sentito freddo a San Vittorio Siculo.

Dalla sua casetta a pochi passi dalla spiaggia alla caserma c’erano poche centinaia di metri. Da quando era tornata, quattro mesi prima, aveva preso l’abitudine di andarci a piedi. Camminare le piaceva, soprattutto là, nel suo paese, che le era mancato da morire e se n’era resa conto solo ora. Percorrere quelle stradine la riportava a quando era bambina e suo padre l’accompagnava a scuola. Poi proseguiva anche lui per la caserma, dove era stato in servizio fino al giorno in cui un infarto non l’aveva ucciso. Adesso, a distanza di tanti anni, era lei che percorreva lo stesso tragitto, ma senza suo padre e senza la sosta a scuola. Lei e Adriano erano perfetti così, da soli, e non volevano altro. Erano l’una il completamento dell’altro, come erano stati lei e suo padre per più di vent’anni.

Arrivata in caserma, Bianca aveva capito che era accaduto qualcosa di grave. Se la telefonata brevissima del Maresciallo Zito l’aveva resa inquieta, non trovare nessuno davanti alla porta le aveva dato la certezza che non sarebbe stata una giornata come le altre. A quell’ora, infatti, c’era sempre l’Appuntato Vassallo che fumava la sigaretta delle 10. Non sgarrava mai sulla sua tabella di marcia: una Marlboro ogni ora, con buona pace dei suoi polmoni.

Varcando la soglia, aveva notato subito un silenzio irreale, nonostante gli uffici fossero pieni e ognuno fosse al suo posto. Anche Vassallo era nel suo gabbiotto, ma non l’aveva accolta con il solito sorriso, aperto e buono. Il Carabiniere era seduto là, immobile e pallido. Appena si era accorto di lei, le era corso incontro. Era agitato e si asciugava il sudore dalla fronte con un fazzoletto di carta, ormai ridotto a brandelli:

“Buongiorno Capitano, il Maresciallo Zito l’aspetta nel suo ufficio. Sono successe cose brutte, Dottoressa. Brutte veramente”.

CAPITOLO II

Nicola Zito era siciliano da quattro generazioni, ma sembrava un milanese finito per sbaglio in Trinacria. L’aspetto era meridionale, addirittura con qualche tratto arabo: capelli ricci, occhi scuri, barba curatissima e carnagione olivastra. Il suo atteggiamento e modo di lavorare, invece, non lo erano affatto, secondo i soliti luoghi comuni, almeno. Era attento a ogni dettaglio, preciso, rasentava l’ossessione, leggeva e rileggeva indizi, testimonianze, carte, appunti. Questo faceva imbestialire Bianca, che si affidava più all’istinto che al ragionamento metodico. Si compensavano e, per questo motivo, tra loro era nato subito quel feeling che non sempre due persone riescono a creare.

Era entrata nel suo ufficio e anche Zito, come Vassallo, era molto turbato. Non era pettinato con la solita cura, i ricci neri erano fuori posto e la finestra dietro la sua scrivania era spalancata. Sembrava che avesse bisogno di respirare, come se si sentisse soffocare e avesse l’urgenza impellente di ingoiare l’aria fresca che veniva dall’esterno. Bianca si chiedeva cosa poteva essere accaduto di così terribile da sconvolgere l’imperturbabile Zito. Non era mai successo niente di grave a San Vittorio, neanche quando il Maresciallo era suo padre. C’era un po’ più da fare in estate, quando il paese veniva invaso dai turisti, ma il più delle volte si trattava solo di qualche rissa tra ragazzi ubriachi. 

Il Capitano lo guardava disorientata e aveva posto l’unica domanda che venutale in mente in quel momento: “Stai bene?”. Lui, però, l’aveva ignorata e le aveva fatto cenno di sedersi. Aveva obbedito, senza dire altro. Prima di aprire bocca, Zito le aveva messo davanti due fotografie. I soggetti erano gli stessi e, in entrambi gli scatti, erano vicini. In uno erano seduti in un giardino, sorridenti. Nell’altro erano in un letto, accanto, morti.

“Chi sono?” aveva chiesto Bianca, senza sollevare lo sguardo dalle foto. 

“La donna era Emma Lattanzi Finetti e la ragazza si chiamava Alina, era la sua dama di compagnia. Non sappiamo altro di lei.”

Finalmente aveva sentito la voce di Nicola, dopo interminabili minuti in cui sembrava perso chissà dove. Temeva, però, che ritornasse in quello stato di strano smarrimento, che non riconosceva in lui, sempre presente e attento. Così aveva ripreso con le domande. Voleva sapere ogni cosa e subito.

“La vedova del costruttore?” l’attenzione del Capitano era ritornata sulla Signora, che non era una donna qualunque.

“Sì” aveva detto Nicola con voce funerea. 

05 novembre 2019

Aggiornamento

Quando ho cominciato a scrivere? In realtà, molto recentemente. Ho iniziato circa tre anni fa. Fare la giornalista, naturalmente, significa scrivere e questo lo faccio da quasi 20 anni. Sì, una vita fa! I miei primi articoli risalgono agli inizi del 2001: scrivevo di Internet e siti web sul Giornale di Sicilia. Questo, però, per me non è scrivere. Amo il mio lavoro, non farei altro, ma scrivere, essere (provare a essere) una scrittrice è un’altra cosa. Quando scrivo gli articoli su Repubblica racconto le storie degli altri, ma quando scrivo i miei racconti, i miei libri narro le mie storie. Quelle che nascono dalla mia mente e che, dopo mesi, ma a volte anni, escono fuori. E, come ho detto più volte, trovano a poco a poco il loro spazio e si scrivono da sole. Insomma, non sono una scrittrice di lungo corso. Non ho cominciato a scrivere da bambina e non ho cassetti pieni di storie e racconti, ma la testa sì… e, forse, questo è quello che conta davvero. Voi avete delle storie chiuse in un cassetto o dentro di voi? Avete mai provato a metterle nero su bianco? A scriverle o anche solo a raccontarle a qualcuno? La scrittura è terapeutica, per me almeno lo è, aiuta a dire quello che, in una situazione normale, non riusciremmo a dire. A scrivere qualcosa a qualcuno, magari. Perché come diceva Umberto Eco: “C’è una sola cosa che si scrive solo per se stesso, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno."
25 ottobre 2019

Aggiornamento

"Erano passati tredici anni dal suo primo incontro con Giovanni, ma lei ricordava ancora tutto di quel giorno. Lui aveva 20 anni e arrivava dalla Sicilia. Sembrava una divinità greca.”
Nel cuore di Emma è rimasto solo e sempre Giovanni.
Il ragazzo siciliano intelligente e squattrinato che l’ha amata nonostante le sue follie, le sue fughe, la sua devastante ambizione. Giovanni le ha perdonato qualunque cosa, ma davanti all’ennesima bugia decide di non farlo più e di allontanarla dalla sua vita.
Il destino, però, è crudele e in Ogni cosa torna le esistenze di Giovanni ed Emma resteranno intrecciate per sempre in un disegno spietato e doloroso.
21 ottobre 2019

Aggiornamento

“[…] finchè Adriano non la prendeva per mano e la riportava a casa, da lui.” Adriano è un fotografo di guerra, ma lascia il lavoro e Roma per amore di sua moglie Bianca, per riportarla nella sua Sicilia, a San Vittorio, dove vivere in tranquillità lontano dai conflitti cui ha assistito per anni. Lui è il compagno della sua vita, l’uomo che la prende per mano nei momenti difficili e la riporta nella loro casa, da lui. È l’uomo che tutte vorrebbero, quello che protegge, dona se stesso e la sua sicurezza. Anche lui, però, giunti a San Vittorio viene travolto dal ciclone che sconvolge la vita del Capitano Giusti. Questa coppia perfetta e che basta a se stessa riuscirà a resistere a tutto ciò che accadrà in questo meraviglioso angolo di Sicilia?
17 ottobre 2019

Aggiornamento

“Nicola Zito era siciliano da quattro generazioni, ma sembrava un milanese finito per sbaglio in Trinacria. L’aspetto era meridionale, addirittura con qualche tratto arabo: capelli ricci, occhi scuri, barba curatissima e carnagione olivastra. Il suo atteggiamento e modo di lavorare, invece, non lo erano affatto, secondo i soliti luoghi comuni, almeno.
Era attento a ogni dettaglio, preciso, rasentava l’ossessione, leggeva e rileggeva indizi, testimonianze, carte, appunti. Questo faceva imbestialire Bianca, che si affidava più all’istinto che al ragionamento metodico.”
Il Maresciallo Nicola Zito è l’opposto del Capitano Giusti. Metodico lui, impulsiva lei e questo li compensa tanto da renderli una coppia affiatata e complice. Nicola incarna la parte razionale di Bianca, è quello che mette in dubbio tutto.
È lui che non è convinto della piega che sta prendendo l’indagine ed è lui che scava nel passato della giovane e misteriosa Alina, la badante di Emma, scoprendo una storia dolorosa e drammatica.
Nulla sconvolge l’imperturbabile Zito, a farlo sono solo le morti inspiegabili di una tranquilla e stimata Signora e della sua dolce e premurosa dama di compagnia. E lui è sicuro di chi sia il colpevole di tutto questo…
14 ottobre 2019

Aggiornamento

“Altera e impassibile, con i capelli scuri raccolti sotto il berretto con il fregio dell’Arma. A dispetto delle apparenze, però, il Capitano Giusti non era affatto come lasciava intendere il suo aspetto sicuro.” Questa è Bianca, il Capitano dei Carabinieri Bianca Giusti, uno dei protagonisti di Ogni cosa torna. Bianca è siciliana, ama il suo paese, ma non sembra nata al Sud: ama la cucina del Nord e, tornata a San Vittorio Siculo dopo vent’anni, all’inizio si sente fuori posto. Tutto le ricorda il passato, suo padre cui era legatissima, sua madre con cui non è cresciuta e il suo grande amore Luigi che l’ha lasciata per il sacerdozio. Bianca deve indagare su un fatto di cronaca molto grave e, così, si mostra forte e decisa, come ha imparato a essere negli anni passati a Roma dove ha conosciuto e sposato Adriano. Tutto, però, cambia e ogni sicurezza vacilla quando è costretta a rivedere Luigi, sempre più implicato nella faccenda della villa vicina al faro. Il determinato Capitano Giusti diventa la fragile Bianca che deve indagare anche su se stessa, sui suoi sentimenti e decidere quale dovrà essere il suo futuro e se stravolgere la sua vita.
10 ottobre 2019

Aggiornamento

Lunedì scorso vi ho raccontato com'è nato l’incipit di Ogni cosa torna, oggi invece vi parlerò del finale che, ovviamente, non vi svelerò.
Com'è normale che sia, il finale è arrivato alla fine, letteralmente, anche se quando ho cominciato a scrivere il romanzo non avevo la minima idea di come si sarebbe concluso.
Sì perché, come sostengo io (ma non sono l’unica), i personaggi ai quali do vita, immediatamente si liberano di me, animandosi di vita propria.
È come se decidessero da soli che azioni compiere, quali strade intraprendere, se essere buoni o cattivi, simpatici o antipatici. So che può apparire una follia, ma vi assicuro che non è così. Non lo è per me, almeno.
Così, il finale di Ogni cosa torna è arrivato di colpo, inaspettato. In realtà, però, ne sono arrivati due, perché anche i protagonisti di un romanzo possono essere indecisi, insicuri, volubili e non sapere bene come agire.
Il finale che avete letto o leggerete, quindi, è il secondo che i miei personaggi mi hanno regalato. Probabilmente si tratta di quello più ragionato e meno dettato dall’istinto, quello più giusto per questa storia e questi protagonisti.
Io, intanto, approfitto di questo post per ringraziare le 112 persone che hanno già acquistato Ogni cosa torna e che lo stanno leggendo.
09 ottobre 2019

Aggiornamento

“L’atteggiamento della ragazza era duro e la Signora, benché non la vedesse chiaramente, ne sentiva addosso tutto il peso.
Un macigno opprimente in cui si mescolavano odio e orrore, mentre lei provava ribrezzo per se stessa. A fare da colonna sonora alla scena c’era il ticchettio dell’orologio a pendolo. Tutto sembrava essersi fermato in uno spazio temporale irreale, in cui i minuti trascorrevano lenti come ore. Di colpo, questo teatro immobile si era animato e le due protagoniste avevano preso vita.
Con uno scatto veloce, la ragazza si era alzata e, puntando l’indice contro la Signora, l’aveva travolta con la sua rabbia. Dalla bocca, oltre alle parole, uscivano piccolissimi schizzi di saliva, che si posavano sulla gonna nera dell’altra.”
L’incipit di Ogni cosa torna presenta ai lettori due donne, una giovane e una anziana. Due protagoniste importanti del romanzo e che si scopriranno pagina dopo pagina.
Nell’uso comune la parola “incipit” significa “inizio” di un’opera letteraria, di uno spettacolo o di un programma tv, quindi in teoria dovrebbe essere pensato e scritto al principio del proprio lavoro. La teoria, però, non sempre ha il sopravvento, almeno per quanto mi riguarda.
Così, alla fine del romanzo mi sono ritrovata a scrivere l’incipit. Sentivo che mancava qualcosa, sentivo che dovevo permettere ai lettori di immergersi subito nell’atmosfera di Ogni cosa torna, con i suoi misteri, i suoi conflitti, le sue durezze e i suoi macigni che schiacciano i protagonisti.
E’ nata questa scena che, come mi ha fatto notare qualcuno, sembra l’apertura del sipario di uno spettacolo teatrale. Uno spettacolo che, a poco a poco, coinvolge e spiazza i lettori, li emoziona, li fa arrabbiare o li sorprende.
Ho provato a smuovere tutti questi sentimenti quando ho scritto Ogni cosa torna, spero di esserci riuscita.
02 ottobre 2019

Aggiornamento

La recensione di Ogni cosa torna, a cura di Elisa Santucci del blog Il mondo incantato dei libri
01 ottobre 2019

Aggiornamento

Quando ho iniziato a scrivere Ogni cosa torna ero consapevole del fatto che una storia con protagonisti un Capitano dei Carabinieri donna, Bianca Giusti, e un prete, Don Luigi, avrebbe indotto tante persone a pensare all’ultima stagione della fiction Don Matteo.
Non so se per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista, il mio romanzo non ha nulla a che fare con la celeberrima serie.
Il Capitano di Rai 1 non è tormentata come la mia Bianca, divisa tra quello che ha e quello che ha perso ma non è riuscita a dimenticare.
Non siamo nella verde Umbria ma nella calda Sicilia. Infine, il bonario Don Matteo dagli occhi azzurri e sereni poco somiglia al mio Don Luigi, personaggio complesso e intrigante.
“[…]e lui la guardava con gli occhi grigi e mai limpidi, come se celassero chissà quali desideri e segreti. A Bianca piaceva proprio questo di lui: non sapeva mai cosa pensasse davvero e dove l’avrebbe trascinata.
24 settembre 2019

Aggiornamento

Grazie a Sabrina Gottuso per questa bella intervista pubblicata su Verve.
Leggetela e scoprirete molto altro su Ogni cosa torna e su come ordinarlo.
19 settembre 2019

Aggiornamento

Oggi vorrei parlarvi un po’ della campagna di #crowdfunding di Ogni cosa torna. Voglio farlo perché ho (abbiamo) raggiunto un primo piccolo traguardo: in tre settimane 60 persone hanno acquistato il mio romanzo.
Questo significa che tutti riceveranno la propria copia nel formato scelto, cartaceo o e-book, quando finirà la campagna. Un piccolo step prima di arrivare a quello dei 200 ordini che porterà alla pubblicazione e distribuzione in tutta Italia di Ogni cosa torna.
Un risultato che mi rende felice e che ho potuto raggiungere solo grazie a tutti quelli che hanno comperato Ogni cosa torna, pur essendo una pubblicazione in crowdfunding, metodo innovativo e poco conosciuto in Italia. Lo hanno fatto perché mi stimano e apprezzano ciò che scrivo.
Ringrazio di cuore veramente tutti, nei prossimi giorni lo farò in privato (siete tanti!), e spero che molti altri vorranno sostenere il mio progetto di crowdfunding che porterà alla pubblicazione e distribuzione del romanzo perché, come mi ha scritto una lettrice, “è bello e merita il suo successo”.
Grazie ancora a tutti
17 settembre 2019

Aggiornamento

Chi ha letto il mio primo romanzo Messi vicini per caso, quando leggerà Ogni cosa torna probabilmente resterà spiazzato.

Sarà sorpreso perché i due libri appartengono a generi diversi: il primo appartiene a quello della narrativa mentre il secondo è un mistery. La prima persona che ha letto Ogni cosa torna mi ha detto che non si sarebbe mai aspettata che avrei cambiato genere.

A questa osservazione ho risposto: “Ma io non ho genere. Mi vengono in mente le storie e le scrivo”, una spiegazione forse troppo ingenua ma sincera. In realtà, però, tanto ingenua non è se anche un maestro come Stephen King nel suo On writing ha scritto: "La mia profonda convinzione sulla creazione di storie è che fondamentalmente esse si costruiscono da sole. Il compito dello scrittore è trovare loro un posto in cui crescere (e poi trascriverle, naturalmente)”.

Come King, anche io nel mio piccolo ritengo che le storie siano dentro di noi e, quando meno ce l’aspettiamo, escano da sole perché hanno l’esigenza di farsi raccontare. In realtà, noi abbiamo l’esigenza di raccontarle e forse anche di liberarcene.

Ogni cosa torna è nato esattamente in questo modo: mi è venuta in mente la storia e l’ho scritta. Mi auguro con buoni risultati.

11 settembre 2019

Aggiornamento

L’idea di Ogni cosa torna è nata poco più di due anni fa, in una sera d’agosto. Da tempo avevo in mente la storia di Emma, una donna che ha sacrificato la sua felicità e quella degli altri all’altare dell’ambizione e della ricchezza. Desideravo che questo romanzo fosse ambientato in Sicilia e che chi lo leggesse potesse vederne la bellezza attraverso le pagine. In quei giorni mi trovavo in un posto incantevole che incarna la magia e il fascino della mia terra: San Vito Lo Capo, località turistica conosciuta ormai da milioni di persone. Così San Vito Lo Capo con la sua spiaggia, il suo mare, la sua chiesa e le sue ville è diventato San Vittorio Siculo e là si è consumata la storia di Emma e di tutti i personaggi di Ogni cosa torna. In un paesino in cui il sole è sempre caldissimo anche a ottobre inoltrato, si intrecciano le vite di Bianca, Nicola, Don Luigi, Emma, Alina, Cecilia.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho iniziato a leggere questo romanzo in una bella mattina di fine agosto e nel pomeriggio dello stesso giorno lo avevo già finito. Lettura piacevolissima, scorrevole, ti accarezza come le onde del mare di cui parla Patrizia nel libro. Mi ha appassionato come un romanzo di Camilleri, stupito per i suoi colpi di scena, incuriosito per la sua trama e i flashback ricorrenti. Eccezionale la capacità descrittiva: si ha l’impressione di vedere scorrere ogni singola scena come se fosse un film. Da leggere assolutamente!

  2. (proprietario verificato)

    Un romanzo in cui i colori e i profumi della Sicilia fanno da sfondo alle indagini su una storia in cui nulla è ciò che sembra e che ti lascia senza fiato sino all’ultima riga.
    Bianca, che indaga sulle ragioni di un terribile delitto, è in qualche modo costretta ad indagare anche dentro se stessa, a scandagliare il suo cuore, a indagare anche dentro la sua anima. Un romanzo in cui alla fine ‘ogni cosa torna’ al suo posto non senza il colpo di scena finale, inaspettato e crudele.

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Patrizia Gariffo
Insegnante di latino e greco mancata per scelta, giornalista e scrittrice per passione e convinzione. Sono nata a Corleone nel 1975 ma abito a Palermo. Dopo la laurea in Lettere classiche, ottenuta con il massimo dei voti, ho preso il tesserino di giornalista pubblicista. Dal 2000 il mio mondo è la scrittura. Da oltre due anni collaboro con “Repubblica – Palermo”. Ho un blog sul sito del quotidiano, scrivo sul cartaceo e mi occupo di temi legati alla disabilità. Un tema che mi sta molto a cuore e che vivo sulla mia pelle essendo affetta da SMA 2. Sono una persona eclettica, mi sono occupata anche di altri argomenti su varie testate cartacee e online. Nel 2017 ho deciso che era arrivato il momento di raccontare anche le mie storie e non solo quelle degli altri. È nato così il mio primo romanzo, “Messi vicini per caso”, che mi ha dato molte soddisfazioni.
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