Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Oltre quelle nuvole scure

Oltre quelle nuvole scure
39%
123 copie
all´obiettivo
0
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Aprile 2022
Bozze disponibili

Agnes ha perso la memoria. Non ricorda niente della sua permanenza all’orfanotrofio prima di essere stata adottata. Qualcosa di terribile è accaduto in quel posto e la sua mente, per proteggerla, ha cancellato ogni cosa. Quando, dieci anni dopo, ritorna nella cittadina in cui è cresciuta, incontra Jason, un ragazzo misterioso che era con lei all’orfanotrofio e che, invece, ricorda tutto. Lui sa cosa le è successo perché in qualche modo ne è responsabile. Tra i luoghi della sua infanzia, che appaiono cambiati come è cambiata lei, Agnes è determinata a cercare la verità per scoprire quale terribile segreto Jason si ostina a nascondere. Passato e presente si intrecciano in un’avventura che rivela come il male che abbiamo subito o che abbiamo fatto agli altri, definisca ciò che siamo oggi, e ci renda tutti figli del Male.

Perché ho scritto questo libro?

Per riflettere su come il male che abbiamo ricevuto o abbiamo fatto ci trasformi e determini chi siamo, su come le nostre scelte non siano soltanto nostre, ma influenzino anche gli altri. Ho vestito i panni di persone lontane dalla mia condizione e da ciò in cui credo: sono stato una madre, una suora, un ragazzo che soffre per la propria natura e un uomo che cerca vendetta. Li ho esplorati per capire qual è il limite dell’empatia che posso provare e dove, invece, la mia mente non può spingersi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Dio. Era sua la colpa. “Che razza di Dio” pensò Agnes “permette tutto ciò?” Come poteva dividerli dopo che lei lo aveva accompagnato durante tutto il viaggio? Dopo che si erano ritrovati? Perché non poteva entrare? Quale promessa aveva fatto, e a chi? Che cosa sarebbe cambiato se lei fosse entrata e avesse vissuto con lui?

Continua a leggere

Continua a leggere

«Perché non mi fai entrare? PERCHÈ?» sbraitò al cielo. Le mani e le braccia aperte e rivolte in alto. «Perché ce l’hai con me? Cosa ti abbiamo fatto io e Jason? Forse il nostro amore non è degno? E che cosa lo è allora? Cosa c’è più degno di noi, del modo in cui lui mi guarda, di come il mio cuore esplode ogni volta che sono con lui, di come ogni nostro male termina nell’altro? Cosa c’è di più degno di questo? Cos’altro vorresti da noi? Questo è tutto ciò che possiamo offrirti perché questo è tutto ciò che siamo, non abbiamo altro. E se non ti basta, beh, allora che tu sia maledetto. Se questo non ti basta, che i tuoi figli si rivoltino al solo vederti, che il loro amore ti sia negato, che tutto ciò che hai creato sia distrutto proprio da coloro per i quali lo hai creato. Non puoi chiedermi di vivere senza di lui, non dopo che ho capito cosa significa la felicità. Io mi fidavo di te. Ho sempre riposto nel tuo nome ogni speranza e ogni desiderio. Come puoi togliermi l’unica felicità che tu stesso mi hai fatto trovare? Quale crudele gioco è mai questo: mi mostri la strada per la gioia più grande e poi la sbarri per non farmi passare. È questo l’amore per i tuoi figli? È privarli di ciò che amano di più? Quale Dio ha mai creato tanta disperazione? Che razza di mostro farebbe mai questo? Come osi giocare con le nostre vite e divertirti osservando un dolore che tu stesso ci causi? Io credevo in te, ci credevo tanto e a te ho sempre agognato, ma ora, se mi separi dall’unica cosa che conta per me, se mi impedisci di vederlo anche solo per un’ultima volta, tu non sarai più niente per me. Vivrò sola in questo mondo che tu stesso hai popolato di gente. Morirò di fame rifiutando il cibo che tu stesso ci dai ogni giorno. Non berrò una sola goccia d’acqua che tu farai cadere dal cielo. Se sentirò freddo non mi coprirò, né cercherò ristoro nel calore del fuoco che tu ci hai donato. Le mie carni saranno sporche e i miei capelli cadranno. Non godrò di ciò che mi darai, né pronuncerò mai più il tuo nome perché per me esso sarà solo il ricordo di un dolore ingiusto e di una cattiveria che è stata nuova e sconcertante. Parlami, ora, mostro. Rispondimi! Dimmi che mi sbaglio, che sono solo una stupida e piccola umana limitata nell’intelligenza. Dimmelo e ti risponderò che quello che sento dentro e che tu mi fai sentire non può essere frainteso. Questo vuoto mi uccide e questo cuore batté solo a metà, non più per gioire di ciò che amo, ma solo per garantirmi sostentamento. Un sopravvivere che odio, perché non mi serve a nulla se la vita è vuota senza di lui e un mero scorrere del tempo, un’interminabile e insopportabile susseguirsi di albe e tramonti. Tutto questo non può essere finto, limitato o frainteso perché tutto ciò è reale, lo sento sotto la pelle, dentro il petto. Lo sento lacerarmi e soffocarmi. Lo sento scorrere nelle vene e irrorare tutto il corpo: questo costante e angosciante senso di vuoto.

Rispondimi, vigliacco! Fatti vedere e spiegami come mai non ci hai mai risposto? Dicci perché non ci sei mai e perché lasci che ci capiti tutto questo? Dimmelo! DIMMELO!» quest’ultima parola, un comando, una richiesta disperata, fu gridata contro il cielo, oltre le nuvole, e si perse nell’infinito silenzio che regnava su quella sera, su quella pianura dispersa chissà dove, su quel mondo che pareva piccolo piccolo mentre la voce di Agnes, invece, pareva grande e forte più dell’universo.

Passarono i minuti e le ore, ma nessuno le rispose. Attese, Agnes, come tanta gente aspetta anche una vita intera per quella risposta che non giunge mai e la cui assenza ti logora fino alle ossa. Quella semplice risposta avrebbe fugato ogni dubbio, avrebbe garantito giustizia e verità, avrebbe evitato guerre e violenza, avrebbe portato pace nel mondo, ma quella risposta, quel semplice manifestarsi e

chiarire ogni cosa, non sarebbe arrivata e Agnes lo sapeva, mentre la invocava a squarciagola, perché in fondo al cuore sapeva fin troppo bene che Dio è un codardo.

2021-07-11

Aggiornamento

Su instagram sono nati due nuovi profili ispirati al libro: 1) Il profilo di Agnes, la protagonista del romanzo, nel quale verranno condivisi contenuti e foto (@agnes_sanders); 2) Il profilo chiamato Le scarpe di Jason (@in.his_shoes), nel quale, pubblicando foto di un paio di scarpe con gli hashtag #inhisshoes e #lescarpedijason, aiuteremo Agnes ad immaginare dove sia scappato Jason.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Non sapevo esattamente cosa aspettarmi quando ho iniziato a leggere questo romanzo. La storia è fitta di misteri e molto affascinante nella prima parte: Agnes, ormai adolescente, torna a Rosegrove dopo tanti anni e cerca di ricostruire il suo passato all’orfanotrofio, un passato di cui non ricorda nulla. In questo suo passato interferisce Jason, orfano come lei con un segreto troppo grande per essere portato da solo. “Oltre quelle nuvole scure” è un romanzo pieno di domande
    che via via si dipanano per dare spazio ad un urban fantasy in cui i due protagonisti adolescenti sono legati indissolubilmente proprio per la loro diversità. Le vicende sono raccontate in modo dettagliato e racchiudono in sé una simbologia profonda: il disagio di chi viene preso di mira perché “diverso” e la dimostrazione di come il lato cattivo che alberga nell’essere umano (magari in ognuno di noi) e che ci forgia può essere messo a tacere con la persona che ci completa. Una narrazione ben congegnata, un lavoro molto preciso nel descrivere alcune scene (che proprio perché attingono al fantasy non sono semplici da raccontare), ed il grosso impegno di mettersi nei panni di un credente devoto (da ateo quale l’autore Stefano Smecca è) e strutturarci una storia intorno, con un punto di vista estremamente religioso, poiché Dio si fa presenza in tutte le pagine, in qualità di bene contrapposto al male.

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Stefano Smecca
Stefano Giuseppe Smecca nasce nel 1995 a Gela, in provincia di Caltanissetta. Figlio di genitori siciliani, si sposta insieme alla famiglia a Verona, dove si laurea in Lingue e Letterature Straniere. Appassionato di lingue ne continua lo studio e la pratica, in particolare dello spagnolo. Dopo la laurea si trasferisce a Venezia, dove inizia la carriera magistrale in Scienze del Linguaggio. Innamorato fin da piccolo della scrittura e della lettura, sogna di lavorare nel settore editoriale. È dichiaratamente e formalmente ateo nonostante sia vissuto in una famiglia cristiana, ma è interessato alla mitologia cristiana e all’idea di religione in generale. Lui stesso dice: “Sono poche le cose che so fare: inventare, sognare, volare in altri luoghi e in altri tempi, vivere vite inesistenti. Solo questo so fare, ma mi basta e mi avanza per essere felice”.
Stefano Smecca on FacebookStefano Smecca on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie