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Oltremare

Quando ormai pensava di non essere stato scoperto,
l’ultima ombra nera si fermò. Avvertì il suo respiro abissale talmente vicino che si sentì mancare:
aveva l’odore ristagnante della laguna.
Lentamente la sagoma voltò la testa nella sua direzione.
Una maschera di pietra nera
lo fissò inespressiva.

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Consegna prevista agosto 2019

Un rituale oscuro e inquietante incombe su tutti gli abitanti dell’Isola. Nina ne è la sacerdotessa ed è anche l’unica a conoscere il vero motivo dei sacrifici che si ripetono puntuali. Ogni anno, durante la notte di Ognissanti, tre Gorgoni affidano un’offerta a un Mare dalle caratteristiche soprannaturali, lasciando che la risacca la porti via.
Fra sensi di colpa, rancori e traumi, oscuri segreti vengono alla luce stravolgendo le vite di Enya, Dylan, Alyssa, Morgan e degli altri isolani. L’inaspettato ritorno di chi ormai si credeva morto da tempo farà precipitare gli eventi, svelando il vero nemico che Nina ha combattuto in segreto per anni, in una guerra di cui solo il Mare può decretare i vincitori.

ANTEPRIMA

A Stefania,
infaticabile tessitrice.

A Riccardo e Arianna,
cacciatori di vento.

“Il mare è senza strade,
il mare è senza spiegazioni.”
Alessandro Baricco

Capitolo uno

Spiaggia, ventiquattro anni prima

«Perché non piange?»
«Non tutti piangono…»
«Non è vero! Tutti piangono!»
«Ti assicuro che è vivo. Sta solo trattenendo il fiato.»
In quell’istante Nina capì che il piccolo apparteneva al Mare.
«Di che colore ha gli occhi?»
«Scuri come l’abisso.»
La vecchia appoggiò il fagotto tra le braccia della madre. Il neonato istintivamente spalancò la bocca e trasse un profondo respiro, come se stesse riemergendo dalle acque. Poi volse il capo verso il seno della giovane, alla ricerca del latte materno. Il movimento scoprì il petto al piccolo e la giovane lo accarezzò, facendovi scorrere sopra il polpastrello del dito indice. Fu allora che la sentì, proprio all’altezza del cuore. E non ebbe più dubbi. «Riprendilo!»
«Vuole il latte. Non lo vuoi allattare?»
«Non si deve abituare…»
«In che senso?»
«Domani non sarà più di questo mondo…»
Poi la giovane si voltò verso la finestra e percepì il chiarore dell’alba sbadigliare dal Mare. Una profonda stanchezza le pervase le membra, come se la battaglia di quella notte fosse durata una vita intera. L’oblio iniziò a salire fra i suoi pensieri con la lentezza inarrestabile della marea. Ma non poteva ancora arrendersi al sonno. Doveva essere sicura che tutto andasse come aveva deciso. «Chiamalo!»
La vecchia guardò il neonato. Nonostante la madre gli avesse rifiutato il seno, non piangeva ancora.
Anche la giovane se ne accorse. Non sa piangere… pensò.
La vecchia aprì la porta di legno e fece cenno a qualcuno di entrare.
Un uomo che puzzava di Mare comparve sulla soglia. Scrutò il bambino per un istante infinito, come se stesse cercando di capire che cosa fosse. Poi guardò la madre.
«L’hai promesso!» sussurrò la donna.
«Sì, l’ho promesso.»
La giovane continuava a fissare il vuoto. Poi chiuse gli occhi, come se si fosse arresa.
L’uomo prese il piccolo dalle braccia della vecchia, nel modo in cui si raccoglie una serpe. Lentamente si voltò verso l’uscita con il fagotto tra le mani. Dopo un attimo si fermò. «Come si chiama?» mormorò.
Un silenzio assordante si mescolò alla luce invisibile dell’aurora. Un’onda s’accasciò sugli scogli poco lontano: un ultimo respiro morente dopo l’interminabile viaggio della notte attraverso il Mare.
«Morgan.»
L’uomo annuì e poi sparì.
La vecchia borbottò qualcosa, ma a Nina importò ben poco.
La giovane si chiese se fosse tristezza quella che le mordeva il cuore, ma non aveva una risposta. Una lacrima le solcò il viso e le scese fino alle labbra. Aveva il gusto amaro del Mare. Finalmente s’abbandonò al rollio che le cullava la mente e decise che era giunto il momento di riposare. Al risveglio l’avrebbe attesa una lunga e logorante guerra che l’avrebbe accompagnata fino alla morte.
Lei sapeva bene quale fosse il suo dovere in quell’alba di Ognissanti.
L’ultima cosa che avvertì prima di abbandonarsi all’oblio fu il profumo intenso di una rosa adagiata sul letto.

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Capitolo due

Ventitré anni e sei mesi prima

Mancava qualche ora all’alba e il primo ad accorgersi che il Mare era diventato di pietra fu il vecchio Glauco. Stava spingendo la sua barca in acqua, quando qualcosa l’aveva afferrato alle caviglie, immobilizzandolo. All’inizio pensò che una strana bestia marina si fosse spinta fino a riva e gli avesse artigliato gli stinchi, ma presto si rese conto che anche quella barca marcia da pescatore non voleva saperne di muoversi. Allungandosi col busto e tendendo le braccia, raggiunse la lampada a olio e s’illuminò le gambe. Fu allora che imprecò per la prima volta in quella giornata. Era a pochi metri dalla riva e aveva le gambe immerse nella pietra, dalle ginocchia in giù.

L’Isola si svegliò lentamente mentre la luce attecchiva da est e un silenzio irreale avvolgeva ogni cosa. Non si sentiva il tonfo leggero delle onde che lambivano la sabbia, né il crepitio dei sassi graffiati dalla ritirata dell’acqua schiumosa. Non vi era traccia degli schiocchi dei marosi, che instancabili prendevano a sberle gli scogli. Raramente un’imprecazione, alzandosi dalla riva, a pochi passi dal piccolo porto, rompeva la calma.
Pigramente l’Isola si stiracchiò e un brusio di stupore e di curiosità si diffuse rapido. In pochi istanti tutti si riversarono sulla spiaggia; eccetto la vecchia, che, sporgendosi dalla finestra, biascicò: «È diventato di pietra».
«Il Mare tenta di riprendersi ciò che ci ha dato» mormorò Nina tra sé. Anche lei non si era mossa da casa sua, continuando a udire la folla che aumentava e crepitava sulla riva.
La vecchia osservò la scena come rapita.
Qualcuno stava tentando di afferrare il vecchio Glauco per le ascelle cercando di strapparlo senza successo dalle grinfie del Mare. Poi la piccola Doris si fece coraggio e iniziò a correre sul mare di pietra, saltando le onde immobili e gridando di gioia. I suoi capelli ricci ondeggiavano al posto dei flutti.
In un attimo, la maggior parte dei bambini la seguì in una rincorsa – prima titubante, poi forsennata – sulla lastra di marmo increspata.
Il sindaco si spinse qualche decina di metri più avanti, verso l’orizzonte, appoggiandosi al suo bastone di ebano, e iniziò a scrutare lontano, cercando di capire se da qualche parte la pietra finiva e riprendeva l’acqua.
Sciocchi! gridò Nina dentro di sé.
Era come se il tempo si fosse fermato e nessuno facesse più caso al suo galoppare, inesorabile, verso la fine. Prima o poi s’intuisce che si è consumata ogni cosa e che gli ultimi istanti servono solo a comprendere che ormai è troppo tardi.

Capitolo tre
Doris decise di correre lontano. Non era mai stata brava a nuotare: quando gli altri bambini facevano il bagno, lei li guardava sempre dalla riva, con un misto di vergogna e invidia. Non era facile accettare l’idea di essere nata sull’Isola e di non possedere il dono innato di galleggiare sull’acqua. Sapeva solo andare a fondo. Era come se il suo corpo fosse implacabilmente attratto dagli abissi, come pure la sua anima. Ora tutto era diverso. Il Mare non le faceva più alcun timore e lei era stata la prima a sfidarlo. Gli altri l’avevano seguita con paura e ammirazione, ma lei era stata la prima!
Il più valoroso è solo il primo!
Un’onda le si gonfiò nel petto, carica d’orgoglio. L’entusiasmo le mosse le gambe e la bimba continuò a correre… correre… correre…
Davanti a sé aveva la sfida, nel suo cuore il coraggio. Dietro s’affannava a rincorrerla la paura. Doris decise di non voltarsi.
Aveva saltato le prime onde di pietra senza difficoltà: erano basse e increspate d’avorio. Poi la vasta lastra di malachite aveva iniziato a salire e scendere dolcemente, come se volesse cullare la sua corsa.
Superò il sindaco con un urlo liberatorio. Qualcuno la rincorreva a pochi passi. Forse due o tre bambini avevano seguito il suo esempio: probabilmente Dylan, che nel suo sorriso ingenuo aveva la bellezza dell’incoscienza.
Il sindaco mormorò qualcosa d’incomprensibile.
Un urlo lontano cercò di afferrarla: sua madre le stava senza ombra di dubbio gridando di tornare indietro. Ma Doris aveva passato i suoi dieci anni a stare attenta, a ripararsi nel porto: come una piccola nave senza vele.
Accelerò finché tutto divenne un brusio… finché non vi fu che silenzio assoluto… finché anche l’ansimare affannato di chi la inseguiva si spense. Ora solo un sibilo maligno del vento tentava invano di scalfire la pietra.
Poi le onde di zaffiro scuro divennero sempre più alte e difficili da scavalcare. Non bastava più un balzo e non serviva aiutarsi con le mani.
Doris si fermò esausta, con il fuoco nel petto e il cuore impazzito nella testa. Spalancò la bocca avida d’aria e alla fine si voltò. L’Isola era un puntino lontano. Era immersa in un deserto di dune di lapislazzulo. Si sedette e guardò il cielo.

15 dicembre 2018

Aggiornamento

Articolo comparso nel numero di dicembre di Solaro & Dintorni Informa:

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Andrea Zanchetta
ANDREA ZANCHETTA è nato a Limbiate (MB) nel 1969. Oggi vive a Solaro (MI), con la moglie Stefania e i due figli, Riccardo e Arianna. Laureato in Ingegneria Gestionale, attualmente lavora come project manager in un’azienda farmaceutica. Prima di Oltremare, secondo volume della Trilogia dell’Acqua, ha pubblicato Meraviglie e contraddizioni nel 2005.
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