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Palazzamore

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Un condominio qualunque a Milano abitato da persone normali, le cui vite si sfiorano, si incrociano, si intrecciano, senza sovrapporsi. Ognuno resta infatti al proprio piano, immerso nel proprio quotidiano.
Ma la realtà di tutti i giorni non è mai scontata, perché è fatta di sguardi, di emozioni, di cuori che palpitano e proiettano in cielo sogni e dolori. Così il palazzo diventa un luogo che racchiude in sé la vita in tutte le sue sfaccettature. Diventa un luogo dove non si ha paura di esprimere desideri, rimpianti, segreti, gioie. E ogni piano del condominio regala un’istantanea di vita.

La portineria

27 gennaio

Caterina correva veloce. Aveva le ali attaccate ai piedi.

Correva Caterina. Scappava via. Fuggiva da una guerra che le aveva portato via tutto: la casa, i genitori affettuosi, un fratello protettivo, l’anziana nonna. I ricordi. L’amore di una famiglia perbene. Gli abbracci, i baci, le favole della buonanotte quando era bambina. I sogni raccontati nelle notti di tempesta, quando si stringeva tra le braccia forti del papà. Gli occhi dolci della mamma, le ricette della nonna, le confidenze con Dejan. Tutto si era sbriciolato sotto le bombe. Le rimaneva soltanto una fotografia sgualcita in bianco e nero.

Era rimasta solo Caterina. Sola e senza niente. Aveva gli occhi chiari pieni di dolore e lacrime, una bocca affamata e due gambe lunghe e allenate. Era bella Caterina. Bella e sola.

Lo aveva incontrato al porto, Carmelo. Lui si era avvicinato dolcemente, la voce era calda e rassicurante, aveva due occhi scuri e intensi. Si era subito interessato a quella ragazza carina e triste. Non aveva capito il suo nome, ma la chiamò Caterina. A lei sembrò piacere, tanto che riuscì a fare anche un sorriso. Ne rimase sorpresa e felice. Non le succedeva da tempo. Si fidò all’istante e un giorno con lui partì.

Lui le promise una casa, un lavoro e anche l’amore. Se fosse rimasta lì non ci sarebbe stato niente per lei, nemmeno la speranza.

Durante il viaggio fantasticò sulla nuova vita. Si immaginava “signora” in una casa elegante, con dei bambini e magari un cane. Niente scoppi durante la notte, solo abbracci e musica classica.

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Aveva sentito parlare molto, e molto bene, dell’Italia. Alcuni dei suoi amici e vicini di casa erano partiti, ma di loro non si seppe più niente. Lei aveva sempre pensato che si fossero sistemati bene. Ora toccava a lei. Conosceva Roma, aveva letto alcuni libri, conosceva Città del Vaticano e il papa. Sapeva che in Italia si mangiava dell’ottima pasta e la pizza. La nonna le aveva raccontato di Dante Alighieri e della torre di Pisa. Conosceva qualche film di Totò e Sofia Loren. Aveva ascoltato una volta la voce di Luciano Pavarotti e così si era innamorata della musica.

Correva Caterina. Correva incontro a una nuova vita. L’Italia la aspettava. Quello che non si aspettava era quell’urto, il gommone che perdeva uomini, donne e bambini. Solo il mare li accoglieva suadente per non lasciarli più.

Lei ci rimase attaccata con la forza della disperazione. Guardava Carmelo, il suo sguardo era perso nel vuoto, e la riva era sempre più vicina.

Cadde in acqua. Rimase sotto per un po’, insieme ai suoi pensieri pesanti. E poi si mise a nuotare forte. Correva anche in acqua Caterina. Non si sarebbe fermata per niente al mondo, una casa e un lavoro erano pronti per lei. Arrivò a riva distrutta e fradicia di dolore. Svenne.

Si svegliò qualche giorno dopo, su una brandina rotta, vicina ad altre brandine squallide, in un rudere. Non c’era la musica che aveva immaginato, ma i lamenti e i pianti di altre ragazze. Non capiva. Era debole, si guardava intorno e quello che sentiva era una puzza di muffa e morte. Pianse Caterina, pianse lacrime amare.

Un uomo grosso le si avvicinò, lei cercò di nascondersi, con le braccia si copriva il viso. E con un filo di voce sussurrò un nome: «Carmelo».

Quell’uomo la strattonò, dicendole di ripetere, che non aveva capito, e di alzare la voce. Tra le lacrime ci riprovò: «Carmelo».

Rise forte, sguaiatamente, e la informò che lì non c’era nessun Carmelo, ma che sicuramente lo avrebbe trovato quella notte all’angolo della strada a lei destinato. Si allontanò portando con sé una puzza di sigari e sudore. E quella risata velenosa.

Caterina si nascose sotto le coperte infeltrite e umide e la sua mente ripeteva solo una parola… Papà.

La prima notte in Italia la passò in strada: viale Zara a Milano. Arrivò via mare e senza saperlo si ritrovò in una grande città del Nord. Traffico, tanti negozi, il caos nell’ora di punta, la gente sempre di fretta.

Erano tante le macchine che si fermavano vicino a lei. Alta e mora. Sensuale. Un vestitino attillato nero corto e un paio di scarpe rosse con il tacco a spillo. Le labbra rosso fuoco e gli occhi di ghiaccio ancora pieni di lacrime.

Caterina saliva su quelle macchine, vendeva il suo corpo a quegli uomini smaniosi di averla. Di possederla. Già dalla prima notte aveva fatto un bel po’ di soldi e Dimitri decise che Caterina era la sua punta di diamante e che doveva stare in città, avere una bella stanza in un motel e restare lontana dalle altre ragazze, che insieme portavano solo scompiglio.

Ora Caterina aveva un luogo dove stare e lo aveva reso incantato. Quelli del motel le avevano detto che poteva arredare quella stanza come voleva. E lei ci aveva messo dentro una grossa libreria bianca piena di libri, un vecchio giradischi, un letto a baldacchino, un fornellino per cucinare, e aveva pitturato le pareti di rosa. Sul letto una coperta ricamata e una bambola di porcellana. Tante le immagini sui muri: i visi di donne anziane, i bambini che giocavano a pallone, il mare al tramonto. E poi quella foto in bianco e nero, l’unico ricordo della sua famiglia. Lì erano di nuovo insieme.

Caterina aveva scoperto che le piaceva la fotografia. E sognava un giorno di poter vivere di quello. Nel frattempo i clienti aumentavano e una sera si ritrovò davanti Carmelo. Non ne fu felice, poco dopo essere arrivata a Milano aveva scoperto che lui l’aveva venduta a Dimitri. Si era preso gioco di lei, della sua vita. Lei non disse niente, lui biascicò uno: «Scusa, sono tornato a prenderti».

Troppo poco per Caterina. Un uomo che vende una donna non poteva avere più la sua stima, tantomeno il perdono.

Caterina si mise a ridere e cambiò strada. Lui la seguì, notte dopo notte. Le lasciava messaggi d’amore e rose rosse. Fino a quella sera che l’aspettò all’entrata del motel. Voleva parlarle, lei non aveva nessuna intenzione di ascoltarlo. Poi quella frase buttata lì senza senso: «O sarai mia, o non sarai di nessuno». Tirò fuori un coltello e la colpì a ripetizione.

Ma a volte un attimo può cambiare tutto.

La fortuna è incontrare qualcuno che ti salva la vita. E Caterina era stata fortunata. E la sua fortuna aveva un nome e un cognome: Martina Brambilla. Una donna piena di buoni sentimenti e una sfiga colossale in amore. Quella sera c’era lei di turno quando sull’ambulanza caricarono Caterina, ferita e priva di sensi. Quando si risvegliò si trovò incollati addosso gli occhi di Martina, pronta a consolarla e a sostenerla. Diventarono subito amiche quelle due. Martina andava tutti i giorni all’ospedale. Le portava dolci e riviste. Le raccontava di suo figlio e del lavoro. Delle stranezze di certi condomini e di come l’amore cambia le persone. Nel bene e nel male.

In quel periodo nel condominio di Martina c’era un po’ di confusione. Anita, la portinaia storica, aveva deciso di andare in pensione e lasciare il palazzo per andare a vivere a Varazze e i più anziani erano agitati e preoccupati. Ne avevano viste parecchie di persone: uomini, donne, ragazzi. Ma nessuno sembrava mai andare bene. E allora Martina ebbe l’idea: Caterina.

Caterina era la nuova portinaia di un condominio storico in una bella zona di Milano.

Aveva smesso di correre Caterina.

Ma correva sempre Caterina. Correva veloce, su e giù per le scale. Portava la posta e qualche sorriso. Puliva vetri e lavava pavimenti, ma era felice. Aveva finalmente trovato l’Italia che sognava, una vera amica, e tutti i condomini l’adoravano.

20 Agosto 2017
Non perdetevi la recensione in anteprima di Palazzamore di Barbara Villa. Ecco il link alla recensione completa: https://bit.ly/2uXSezd
21 Agosto 2017
Barbara Villa racconta come nascono un libro e uno scrittore bookabook! Ecco il link all'intervista completa: https://bit.ly/2vhC9Q4

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Non vedevo l’ora di leggere Palazzamore, dopo averlo sostenuto durante la campagna e decisamente posso confermare che la sua lettura ha confermato i sospetti. Un libro che profuma d’amore già dal titolo, ma non quello sdolcinato dei romanzi rosa, quello vero della vita reale capace di far battere il cuore e di emozionare a qualunque età. Un libro che racconta la vita attraverso le sue giornate, le sue vicissitudini e che ognuno può riconoscere. Ci sono racconti che fanno sognare, altri che fanno vibrare, altri ancora fanno sperare. Come l’amore, come il suo tocco che da carezza si può trasformare in sberla, ma senza cui non si riesce a vivere. Una piacevole scoperta questa lettura, assolutamente consigliata.

  2. Barbara Di Clemente

    (proprietario verificato)

    Buongiorno Barbara, finalmente sono riuscita anche io ad acquistare il tuo libro! Non vedo l’ora che arrivi per “salire e scendere” le scale di Palazzamore, scoprire tutto quello che si cela dietro le porte e nei cuori dei tuoi personaggi! Piano dopo piano cercherò di ritrovarmi anche io… grazie e in bocca al lupo!

  3. Barbara Di Clemente

    Ciao Barbara…ho controllato, mi spiace ma il pre-ordine non è partito! Grazie 1000, anche io leggerò il tuo romanzo! Buona giornata!!!

  4. Barbara Di Clemente

    Ciao Barbara, mi spiace non sono su facebook. Appena riesco vado a vedere se il pre-ordine è riuscito…grazie di cuore!!!

  5. Barbara Villa

    (proprietario verificato)

    Grazie Barbara, ne sono felice. Ieri sera ho provato a fare il preordine al tuo, ma è caduta la connessione durante. Mi dici se è andato a buon fine o meno. (Sei per caso su Facebook?)

  6. Barbara Di Clemente

    Non ti nascondo che dopo aver letto “L’eleganza del riccio” mi era venuta voglia di scrivere un romanzo che “vivesse” all’interno di un palazzo e, senza mai “uscirne”, desse respiro e anima ai diversi personaggi che lo popolavano. Il microcosmo che hai creato è davvero affascinante, un mondo nel mondo in cui l’amore e il dolore a fanno da padroni. L’anteprima mi ha colpito moltissimo…complimenti Barbara!!!

  7. Barbara Villa

    (proprietario verificato)

    Grazie Ste, le tue parole lasciano sempre il segno. Sono carezze sulla pelle, balsamo per l’anima. Spero che Palazzamore ti regali emozioni, verità e sincerità. Perché questa sono io. Grazie ancora. Un abbraccio.

  8. Barbara Villa ha sempre avuto la capacità di raccontare con incantevole grazia la realtà che la circonda. Il suo quotidiano è attraversato da uno sguardo gentile e sincero, che sa mostrare e offrire il lato buono delle cose. La profondità del suo sentire riesce a dar vita a una scrittura semplice, diretta e coinvolgente. È lo scrivere di una ragazza con i sogni stesi al sole, che con le parole riesce a imbastire immagini e colori capaci di rendere tangibile il senso intimo della vita stessa. Palazzamore mi incuriosisce molto. Da non perdere!

  9. Barbara Villa

    (proprietario verificato)

    Grazie Barbara. Grazie per essere andata in profondità e aver visto “tutto”. E non solo in “Palazzamore”.

  10. Molto interessante la relazione tra i “piani” del palazzo e i “piani” dell’esperienza personale. Un intreccio delicatissimo di vicende umane, amorose, sociali… senza giudizio, con la sola necessità di raccontare un mondo, un piccolo mondo rappresentativo della vita e del “tutto”, nel quale si intersecano frammenti di vita e di amore, senza tralasciare il dolore e l’introspezione. Le vicende sono viste dagli occhi dei protagonisti, con tatto, dolcezza e profondità. Ognuno troverà il proprio specchio in questo mosaico di realtà.

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Barbara Villa
Barbara Villa, nata a Milano nel 1972, vive a Pioltello con il marito. Dopo aver lavorato per una casa editrice come talent scout, oggi si dedica alla scrittura. "Palazzamore" è la sua prima raccolta di racconti.
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