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Papà, Van Basten e altri supereroi

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“I dribbling di Weah, le acrobazie di van Basten, le magie di Savićević diventano le gesta di supereroi che sanno incantare con i loro superpoteri”

Sky sport

“Il libro di Edoardo Maturo è un manuale per salvare tanti futuri papà dalla possibilità di avere un figlio interista o juventino”

Corriere.it

Per SuperPippo, FantaSheva, Il Re Leone, Il Genio, Re Carlo, Il Cigno di Utrecht e tutti gli altri supereroi campioni di coppe e scudetti è ora di tornare in azione. Questa volta la posta in palio è davvero alta, almeno per papà Edoardo: regalare al piccolo Leo, tre anni, una favola rossonera diversa ogni notte. E farlo crescere milanista, naturalmente. Così, dal rettangolo verde alla camerata, le imprese dei più forti fuoriclasse che siano mai scesi in campo a San Siro con la maglia del Milan negli anni ’80, ’90 e primi 2000 rivivono grazie ai ricordi e alla fantasia di un papà tifoso.

1. La pecora rossonera

Diventai milanista perché da piccolo trovai un giorno per terra il portafoglio di mio nonno. Lo aprii e vidi
le foto ingiallite di Padre Pio e Gianni Rivera, che io non conoscevo, non sapevo chi fossero. Lo chiesi a
mio nonno e lui mi spiegò: uno fa i miracoli,
l’altro è un popolare frate pugliese.
(Diego Abatantuono)

Ricordo come fosse ieri la prima volta che andai allo stadio con mio padre. Avevo sei anni, l’età in cui basta annodarsi un asciugamano rosso intorno al collo per sentirsi Superman. Come tutti i bambini anche io adoravo i supereroi, solo che i miei non indossavano mascherine e tutine di nylon, ma calzoncini e magliette rossonere. E poi c’era mio padre, che all’epoca era ancora il mio supereroe preferito perché – anche se non sapeva volare sui tetti, al posto dei muscoli d’acciaio aveva un fisico da sollevatore di polemiche e per colazione non si nutriva di spinaci, ma di banalissime fette biscottate con la marmellata – quando mi stringeva tra le braccia aveva il superpotere di farmi sentire nel posto più sicuro al mondo.

Come tutti i supereroi, anche mio padre aveva il suo punto debole: il traffico. Lo mandava in bestia. Odiava così tanto restare imbottigliato nel traffico che quel giorno parcheggiammo lontanissimo da San Siro, praticamente ancora in tangenziale. Da lì ci attendevano cinque chilometri buoni sotto il sole di settembre, ma a me non importava granché perché ero mano nella mano col mio papà e stavo andando a vedere per la prima volta il mio Milan allo stadio: cosa volevo di più dalla vita?

Dopo i primi chilometri in solitaria incrociammo finalmente il flusso disordinato e chiassoso di tifosi diretti allo stadio da cui ci lasciammo trasportare fino a piazza Axum. Arrivati al cospetto di San Siro, sudati come due mediani di fatica, mi paralizzai. Non era mai stato così bello il Meazza, non ai miei occhi almeno. Tutte le volte in cui l’avevo visto fino a quel momento, passandoci davanti per andare dalla nonna, era vuoto. Adesso invece brulicava di bancarelle, di bagarini, di tifosi, di bandiere e di vita. Era uno spettacolo.

Ci mettemmo diligentemente in fila fuori dai cancelli e, mentre ce ne stavamo lì a sbirciare le altre persone in coda, un boato squarciò il cielo come un temporale estivo: era la Sud che dava il benvenuto alla squadra scesa in campo per il riscaldamento. Io però da fuori non potevo saperlo e per poco non scoppiai a piangere per lo spavento.

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«Tranquillo» mi disse papà, che evidentemente sotto quegli strati adiposi un po’ di superpoteri doveva pure averceli. «Dev’essersi sparsa la notizia che siamo arrivati anche noi allo stadio…»

Anche lo stuart stette al gioco indicando un punto preciso sui biglietti: «C’è scritto anche qui che senza di voi la partita non può cominciare, guarda!».

Vedi i vantaggi ad avere un papà supereroe? pensai soddisfatto tra me e me. Del resto ero in quel periodo della vita in cui non sapevo ancora leggere e scrivere e credevo a tutto, ma proprio tutto, quello che diceva mio padre. Adesso sono guarito, ma quel giorno non ebbi motivo di non credergli, per cui lo strattonai per il braccio affrettando il passo: «Dai papà, sbrighiamoci che sennò ci sgridano!».

Arrivammo in cima ancora più stanchi e sudati di quanto già non fossimo. Non so se avete presente quanto è alto San Siro: ecco, noi eravamo nell’ultimo posto lassù in alto, quello accanto ai piccioni. Lo spettacolo era meraviglioso: grazie al cielo terso all’orizzonte si vedevano tutto l’arco alpino dominato dal Monte Rosa e la Madonnina del Duomo. L’unico problema è che da quell’altezza serviva la vista a raggi X per vedere i giocatori.

«Questo è il posto migliore per vedere la partita,» si affrettò a spiegare mio padre, che evidentemente doveva avermi letto nel pensiero, «solo da qui si può comprendere come sono messe le squadre in campo. Certo, dal primo anello i giocatori si vedono meglio, eh. Ti sembra quasi di sfiorarli, di sentire il loro sudore… ma vuoi mettere come si vedono gli schemi da qui?»

E allora perché non siamo andati al primo anello? avrei voluto chiedergli, ma non dissi nulla e col senno di poi penso sia stato giusto così, perché in effetti è più eroico fingere di avere i raggi X che ammettere di non avere abbastanza soldi per permettersi i biglietti del primo anello. E poi io ero già felice così. A me bastava sapere di essere nello stesso posto dei miei supereroi, di respirare la loro stessa aria, di vedere le stesse cose che vedevano loro.

Gli spalti erano già pieni di gente che evidentemente aveva trovato parcheggio più vicino rispetto a noi e adesso era già lì ad applaudire e cantare in attesa dei propri idoli in campo. Allora non ero solo al mondo. Allora c’era altra gente come me che viveva per il Milan, che riempiva il diario di figurine, che prendeva a calci qualsiasi cosa gli capitasse a tiro e che appena poteva si chiudeva in cameretta per calcarsi in testa il cappellino con le trecce di Gullit.

Potete immaginare l’emozione quando lo stadio si ammutolì e lo speaker sponsorizzato dagli estintori Meteor cominciò a declamare la formazione in campo: Galli, Tassotti, Maldini, Costacurta, Baresi, Rijkaard, Evani, Fuser, Donadoni, Massaro, van Basten.

A ogni nome lo stadio rispondeva con una ola e una pioggia di applausi. E quello era niente in confronto al delirio che si scatenò quando finalmente apparvero i giocatori del Milan sul prato verde: l’atmosfera si incendiò di fumogeni rossi, le bandiere si alzarono alte in cielo e i tamburi cominciarono a scandire il ritmo della battaglia che ci attendeva. Sembrava di stare letteralmente all’inferno.

Forse è per questo che il nostro simbolo è un diavolo, pensai.

Non avevo mai visto uno spettacolo simile in vita mia, forse nemmeno la parmigiana di melanzane della mamma mi emozionava tanto… vabbè, dai, adesso non esageriamo. Fatto sta che ero così eccitato che strillavo e mi dimenavo come una cheerleader al Super Bowl e, come me, anche gli altri ottantamila presenti allo stadio sembravano esser stati morsi da una tarantola. Anzi, gli altri settantanovemilanovecentonovantanove, perché in mezzo a tutta quella bolgia c’era solo una persona che se ne stava col broncio e le braccia incrociate come fosse in fila alle poste: mio padre. E qui bisogna aggiungere un piccolissimo ma significativo dettaglio su di lui: è interista. Sfegatato. Da sempre. Come tutti i suoi fratelli e i suoi nipoti. In pratica, di tutti i Maturo al mondo, l’unico milanista sono io. Per cui quel broncio e quelle braccia, l’avrei capito con gli anni, non erano l’immagine di chi si sta annoiando in fila alle poste ma di chi sta protestando in silenzio contro un destino cinico e baro: ma perché tra tutte le pecore nere che mandava il buon Dio, proprio a lui doveva capitare quella rossonera?

2. Vai al diavolo

L’ideologia, la religione, la moglie o il marito,
il partito politico, il voto, le amicizie, le inimicizie, la casa, le auto, i gusti letterari, cinematografici o gastronomici, le abitudini, le passioni, gli orari,
tutto è soggetto a cambiamento e anche più di uno.
La sola cosa che non sembra negoziabile è la
squadra di calcio per cui si tifa.
(Javier Marías)

«Amore, ci siamo!»

Immaginatevi la scena: io che me ne sto bello spaparanzato sul divano con una birra in una mano e il joystick nell’altra intento a umiliare il Barcellona di Guardiola, quando l’urlo di Claudia squarcia l’aria e mi coglie più inaspettatamente dello scudetto di Zaccheroni, quello vinto con titolari del calibro di Guglielminpietro e Ibrahim Ba, per intenderci.

Sono passati più di vent’anni da quella prima volta a San Siro con mio padre e quel giorno stava per iniziare una nuova partita che mi coglieva completamente impreparato. E sì che il termine della gravidanza era passato da tre giorni, quindi per forza doveva succedere da un momento all’altro. Solo che quando arriva il momento non sei mai preparato. Per quante puntate di E.R. tu possa aver visto e per quanti corsi preparto tu possa aver frequentato, più o meno clandestinamente, non sarai mai veramente preparato quando arriva quel momento. Il momento in cui la tua vita sta per cambiare. Per sempre.

Sulla teoria ero preparatissimo. Nei nove mesi precedenti avevo letto così tanti libri sulla gravidanza che avrei potuto farlo nascere con le mie mani quel bambino. Sapevo anche che in quanto uomo mi veniva richiesto solo di eseguire i compiti più semplici, come prendere la valigia e guidare fino all’ospedale. E stare muto. Soprattutto stare muto, perché tutto quello che dici in quel momento potrebbe essere usato per sempre contro di te. Insomma, nella teoria ero pronto.

Nella pratica bastò l’urlo di Claudia per mandarmi completamente in tilt. Rimasi due minuti con la bottiglia a mezz’aria, poi mi alzai in piedi e cominciai a vagare per il salotto come una mosca impazzita. Quindi mi fermai e feci un respiro profondo, poi due, poi tre e andai in bagno a sciacquarmi la faccia sotto l’acqua fresca. Quando arrivai da Claudia, la trovai che finiva di radunare le ultime cose, tranquillamente, come se niente fosse. Tutta questa sua calma mi gettò ancor più nel panico, tanto che dovetti tornare in bagno a sciacquarmi la faccia di nuovo e rassicurare quei due occhi terrorizzati che mi fissavano dallo specchio che sarebbe andato tutto bene. In camera, poi, trovai Claudia che aveva cominciato a togliersi il pigiama sempre con calma olimpica, medaglia d’oro di serenità. Questa volta però non feci in tempo a sgattaiolare che lei mi si parò davanti, mi afferrò la faccia tipo Gattuso con Ancelotti dopo la vittoria di Atene e mi soffiò in faccia: «Smettila di fare su e giù per niente e vestiti. Capito? Pensi di farcela? Poi vai giù in macchina e mi aspetti, che io arrivo, d’accordo?».

Il tono era calmo ma allo stesso tempo non ammetteva repliche, e infatti io, da persona intelligente, non replicai. Mi limitai a raccattare due stracci da mettere addosso e a battere silente in ritirata. Del resto, chi ero io per contraddire una donna che di lì a poco, fatte le dovute proporzioni, avrebbe dovuto espellere un’anguria da una narice?

Non parlai nemmeno nel tragitto da casa verso l’ospedale. Zitto, anche perché, pure volendo, non sarei stato in grado di formulare una frase di senso compiuto. In testa continuava a ronzarmi un pensiero: allora è così che ci si sente a diventare supereroi. Non quei supereroi che vengono punti da ragni radioattivi o spediti sulla Terra con una navicella spaziale, anche perché Spiderman e Superman restano Spiderman e Superman per sempre. Noi papà siamo sì dei supereroi, ma a tempo. Precari come gli operatori dei call center. Manteniamo lo status per un tempo variabile, comunque non superiore ai quattordici anni, fino al giorno in cui nostro figlio, incrociandoci per strada coi suoi amici, farà spallucce aggiungendo: «Chi, io? Quello sfigato? Mai visto prima».

Perché noi papà non siamo mica come le mamme. La mamma è sempre la mamma, lo dice anche il proverbio. La mamma non è come Spiderman e Superman, la mamma è meglio di Spiderman e Superman. La mamma non ha bisogno dell’articolo 18. Ed è giusto così. Perché se la natura avesse affidato a noi uomini il compito di partorire, ci saremmo già estinti dai tempi dell’ultima Champions della Juve.

Entrati in sala parto, mi sistemai alle spalle di Claudia. Avete presente guardare la partita dalla Curva? Ecco: il parto visto dalla prospettiva di un uomo è più o meno come guardare la partita dalle spalle del portiere, solo un po’ più splatter. Alla fine però ti senti felice come mai lo sei stato in vita tua, più di un goal al novantesimo nel derby.

Tenevo in braccio mio figlio. Mio figlio. Carne della mia carne, sangue del mio sangue… rossonero.

Lo sollevai in cielo come una Coppa dei Campioni, come avevo visto fare milioni di volte da Baresi, Maldini e gli altri capitani del Milan. Quella però era la mia Coppa dei Campioni, per cui me la sbaciucchiai sussurrandole all’orecchio: «Ciao amore mio, sono il tuo supereroe… ma tu chiamami pure papà».

26 settembre 2017

Tg3 Linea Notte

Rai 3 – TG3 Linea Notte presenta il libro Papà, van Basten e altri supereroi di Edoardo Maturo.
28 aprile 2017

Corriere dello Sport

Sul Corriere dello Sport la recensione del libro Papà, Van Basten e altri supereroi dell'autore Edoardo Maturo.

"Il Papu, Van Basten e altri supereroi, l'almanacco del ciclismo e 21 tappe storiche del Giro d'Italia"

1 marzo 2017

Quelli che il calco

L’anticipazione di Papà, Van Basten e altri supereroi a Quelli che il calcio. In diretta l’autore, Edoardo Maturo. [video poster="https://3hjl1i1ejrvg1is9xo3d662n-wpengine.netdna-ssl.com/wp-content/uploads/2017/02/papa_van_basten-mp4-image.jpg" width="640" height="480" mp4="https://3hjl1i1ejrvg1is9xo3d662n-wpengine.netdna-ssl.com/wp-content/uploads/2018/05/papa_van_basten.mp4"][/video]
1 marzo 2017

Radio Popolare

L’anticipazione di Papà, Van Basten e altri super eroi a Olio di Canfora su Radio Popolare. La favola del Re Leone al minuto 18′ e 40”, la favola di Ringhio: minuto 33′ e 10”.
21 febbraio 2017

Sky Sport

La recensione del volume Papà, Van Basten e altri supereroi di Edoardo Maturo su Sky Sport.

"Tifare Milan è una favola: Weah e Ibra supereroi"

15 ottobre 2016

Corriere della Sera

La recensione sul Corriere della Sera ed. Milano, ad opera della giornalista Giovanna Maria Fagnani, del libro Papà, Van Basten e altri supereroi di Edoardo Maturo edito bookabook.

"Weah e Van Basten come supereroi. Le fiabe milaniste della buonanotte"

14 Novembre 2016
"Papà, Van Basten e altri supereroi" sta continuando a riscuotere un incredibile successo! Qui di seguito il link al podcast della puntata di Olio di Canfora su Radio Popolare dove sono andate in onda questa mattina le favole del Re Leone (18' 40'') e Ringhio (33' 10''). E si parla anche di bookabook!
https://pod.radiopopolare.it/canfora_14_11_2016.mp3

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un libro da cui emerge un amore per lo sport ma soprattutto per la propria squadra che a tratti ricorda “Febbre a 90 minuti”, il tutto però unito alla tenerezza di un padre che parla al proprio figlio; non si tratta infatti di un vero libro sul calcio o su determinati giocatori, ma di un libro sul rapporto fra un tifoso e i propri eroi della domenica e, più in piccolo, fra padre e figlio. Per un milanista è irrinunciabile, ma anche i tifosi delle altre squadre possono apprezzarlo, magari traendone spunto per pensare a quali possono essere i loro supereroi calcistici.

  2. (proprietario verificato)

    Papà, Van Basten e altri supereroi è un libro che non può mancare nella libreria di un vero milanista! E’ un tuffo nei nostri ricordi più belli, si legge in un soffio, sorridendo, ridendo, sospirando per le nostre tante vittorie emozionanti e sospirando per i nostri tanti indimenticabili eroi che ci sono rimasti nel cuore ..
    E’ una lettura che ti prende dalla prima pagina e ti tiene lì fino all’ultima sperando, sopra ad ogni altra cosa, che il neo papà sia riuscito a convincere il piccolo Leo ad essere un vero milanista!
    E siccome Leo adesso è milanista convinto, direi che il successo del libro è veramente a 360°! .
    Complimenti di cuore a Edoardo, a voi per aver creduto nel suo progetto e a Leo per aver fatto sì che tutto questo fosse possibile!

  3. Sono anni difficili per noi milanisti. Però la fede a quello serve: credere in qualcosa sempre e comunque. Io se sono milanista devo dire grazie a due persone: mio padre e Van Basten. Che bello questo libro. Il primo capitolo è un piccolo capolavoro. Una storia nella storia. E poi il miracolo della nascita di un figlio, il Milan passato e presente raccontato attraverso i suoi supereroi e addirittura l’elogio della pasta e rape. Insomma: figli a parte questo libro lo avrei potuto scrivere io! Se siete nati negli anni ottanta e siete milanisti (per vostra fortuna) questo libro non può mancare nella vostra libreria. Se siete nati dopo (non come quelli lì) pure. Bravo Edoardo Maturo. Bravissimo!

  4. (proprietario verificato)

    Ciao! Vi scrivo perché dal Vostro sito risulta che il mio ordine è già stato completato ma in realtà il libro non l’ho ancora ricevuto 🙁

  5. (proprietario verificato)

    Buongiorno, a novembre ho acquistato il libro cartaceo pagando €16,00. L’altro giorno mi hanno accreditarto €6,00 senza sapere perchè. Potrei sapere quando però riceverò il libro cartaceo??
    Grazie mille, Deborah

  6. (proprietario verificato)

    Buongiorno Edoardo,
    a febbraio ho comprato il libro. Mi puoi dire per cortesemente quando mi verra spedito?
    Grazie

  7. (proprietario verificato)

    Buongiorno!
    ho appena acquistato il libro in copertina flessibile mi arriverà a casa giusto?
    Dico così perché mi fa scaricare il libro come se fosse un ebook….

    buona giornata!
    Marianna

  8. (proprietario verificato)

    Ciao…non riesco a capire se acquistando ti arriva a casa il libro oppure solo un file che devi scaricare

  9. (proprietario verificato)

    Ho appena letto il libro, bellissimo! Sembra quasi la mia storia, scandita in base al Milan!
    Sarebbe ancor più bello avere ritratti di altri calciatori mitici, su tutti Baresi

  10. Edoardo Maturo

    (proprietario verificato)

    Papà, Van Basten e altri supereroi su Radio Popolare!
    Per ascoltare il poadcast della puntata di Olio di canfora su Radio Popolare :
    – la favola del Re Leone: minuto 18′ e 40”
    – la favola di Ringhio: minuto 33′ e 10”
    https://pod.radiopopolare.it/canfora_14_11_2016.mp3

  11. Edoardo Maturo

    (proprietario verificato)

    Papà, Van Basten e altri supereroi su Radio Popolare!
    Per ascoltare il poadcast della puntata di Olio di canfora su Radio Popolare :
    – la favola del Re Leone: minuto 18′ e 40”
    – la favola di Ringhio: minuto 33′ e 10”
    https://pod.radiopopolare.it/canfora_14_11_2016.mp3

  12. Edoardo Maturo

    (proprietario verificato)

    Per seguire tutti gli aggiornamenti sul libro unisciti alla community di ‘Papà, Van Basten e altri supereroi’ su Facebook https://www.facebook.com/papavanbasten/ e Twitter https://twitter.com/papavanbasten.

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Edoardo Maturo
Edoardo Maturo nasce nel 1983 a Milano e si distingue subito come pecora rossonera in una famiglia di tradizione interista. Papà di due piccole pesti, si cimenta ogni giorno nella sfida più complessa per un genitore moderno: farli diventare milanisti. Quando non fa il papà, Edoardo si occupa di attivismo e diritti umani per ActionAid.
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