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Paura di amarti

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Consegna prevista Marzo 2021
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Nella frenetica New York dei nostri giorni, svegliarsi sul divano dell’ufficio del suo capo, molto spesso sulle copertine delle riviste scandalistiche con la conquista del momento, è uno shock per Abigail. Ma per la giovane segretaria personale del presidente della Walker Corporation quello è solo l’inizio di un viaggio dentro i suoi sentimenti, i suoi desideri e le sue insicurezze per rispondere alla domanda: può davvero lasciarsi andare con lui? Attorno a lei i suoi migliori amici, pronti a soccorrerla e aiutarla a rimettersi in piedi nei momenti più difficili, un ex, un viaggio non desiderato, una femme fatale e un passato così tormentato che la spingerà a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: tornare indietro per affrontare ogni questione in sospeso con il passato. Solo di una cosa può essere certa Abigail: la giornata si affronta meglio bevendo il caffè nella sua tazza unicorno.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivere fa parte di me. A volte ci sono delle idee che arrivano e non se ne vanno, restano lì martellanti come le richieste di un figlio piccolo. Continuano a tornarmi in mente fino a quando, in qualche modo, non do loro voce.
Questo libro è stato molto, molto insistente.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La sveglia quella mattina suonò presto.
Scese dal letto riposata e pronta per quella lunga giornata lavorativa.
Di tanto in tanto si mordicchiava le labbra ripensando a quello che era successo in piscina.
Era sparita sott’acqua vergognandosi della sua intraprendenza; quando era riemersa lui era sparito.
Non aveva saputo dare un senso alla sua reazione, arrivò a pensare di esserselo immaginato.
Era tornata nella sua camera, lanciando un’occhiata alla porta della suite poco distante indecisa se parlargli o lasciar perdere il discorso.
Alla fine si era chiusa nella sua stanza.
Aveva segretamente sperato che lui bussasse alla porta, invece non si era fatto avanti.
Forse aspettava un suo invito o un cenno, ma non riuscì a muovere un muscolo.
Restò in camera a guardare un vecchio film in bianco e nero osservando a intervalli regolari il suo cellulare e la porta.
Avrebbe voluto chiamare Lydia, ma le avrebbe suggerito di andare da lui e non era certa di avere la forza di affrontarlo.
Quella giornata iniziata così malamente era finita in modo del tutto inaspettato, era mentalmente così stremata che si addormentò a metà film senza neppure rendersene conto.
Appena sveglia aveva deciso di far finta di nulla.

Continua a leggere

Con la luce del sole che entrava dalla finestra, la mente lucida e il sapore di lui sulle labbra ormai svanito pensò che ignorare l’accaduto fosse la soluzione migliore.
Ignorare il divano.
Ignorare il suo sguardo.
Ignorare il jet privato.
Ignorare il suo abbraccio.
Ignorare la piscina.
La lista delle cose che doveva ignorare iniziava a diventare lunga.
Si era fatta portare la colazione in camera e, mentre si vestiva sorseggiando il caffè dalla sua tazza unicorno, aveva iniziato a leggere le mail del lavoro e controllare l’agenda di Walker.
Era la regina del multitasking.
Vestita, pettinata e truccata come un normale giorno di lavoro uscì dalla stanza e si diresse alla suite.
Aveva un duplicato della tessera magnetica ed entrò nella camera senza troppi complimenti.
La suite era grande e lussuosa in tema col resto dell’albergo.
La moquette attutiva i passi; nel salottino c’era un vassoio con la colazione e il portatile aperto.
Walker lavorava fino a tardi e si svegliava prestissimo.
«Signor Walker? Sono Abigail.»
«Sono in camera.» urlò lui «Sto finendo di vestirmi, entra pure.»
Non era la prima volta che iniziavano a parlare di lavoro mentre finiva si allacciarsi la giacca o la cravatta.
Si diresse alla camera e aprì la porta socchiusa.
«Signor Walk… oh cristo santo!» gridò coprendosi il volto con le mani, il telefono e l’agenda con gli appuntamenti della giornata.
Sentì il volto andarle in fiamme mentre lui scoppiava a ridere.
«Mi aveva detto che era vestito!»
«Ho detto che stavo finendo.»
«Indossa solo un asciugamano!»
«Non c’è nulla che tu non abbia già visto.» insinuò divertito.
Gemette disperata.
«Io… io… torno di là.»
Si voltò con gli occhi serrati cercando a tentoni la porta.
«Puoi anche aprire gli occhi.»
«No… io… io…» trovò la porta e uscì in fretta chiudendosela alle spalle.
Aprì finalmente gli occhi imbarazzata e accaldata.
Non aveva dimenticato il suo corpo nudo sul divano dell’ufficio o tutte le sensazioni che le aveva fatto provare.
O il senso di protezione quando l’aveva abbracciata sull’aereo.
Deglutì sedendosi sul divano di pelle bianca davanti a tavolino con la colazione.
Divano…
Si alzò di scatto cercando di distrarre i pensieri dai pettorali di Owen Walker, dal sapore delle sue labbra o da quell’asciugamano che copriva molto poco.
«Sono vestito ora.» urlò «Puoi entrare.»
Sospirando aprì un poco la porta e fece capolino ad occhi chiusi.
Lui rise di nuovo.
«Sono vestito. Lo giuro.»
Aprì un occhio constatando che avesse detto la verità. Aveva indossato i pantaloni grigio scuro del completo, la giacca era appesa all’anta dell’armadio, stava finendo di allacciarsi la camicia guardandosi allo specchio.
«Già pronta a iniziare la giornata?» le chiese mentre sistemava i gemelli sui polsini.
«Abbiamo molti impegni in agenda. Abbiamo l’intervista al Seattle P-I alle dieci, mi è stato rassicurato che dovrebbe durare un paio d’ore. Nel pomeriggio dovrà incontrare i rappresentanti dell’Associazione Culturale, mentre io dovrò visitare la location e parlare con l’organizzatrice.»
Walker la ascoltava come sempre molto attentamente; prese due cravatte dal letto e gliele mostrò mentre continuava a elencargli gli impegni della giornata. Era preparata anche a quello: gli indicò quella color cobalto.
«Interessante…» mormorò iniziando ad annodarsi la cravatta «non trovi che questo colore sia molto simile alle piastrelle che si trovano sul fondo della piscina?»
Panico.
Si bloccò osservandolo attraverso lo specchio. Il riflesso di Walker la fissava, le mani annodavano la cravatta autonomamente, ormai abituate a quel gesto quotidiano.
«Abigail… »
Ancora quel tono di voce.
«E’ stato un momento di debolezza.» borbottò velocemente.
Walker tornò a fissare il riflesso delle mani sistemandosi meglio il nodo.
«Posso sapere se ci saranno altri momenti del genere?» domandò sorridendole «Così mi posso preparare; magari portandomi delle mentine.»
Non riuscì a trattenere una risata.
Lui prese la giacca dalla gruccia.
«Hai saputo il nome della giornalista del Seattle P-I?» le domandò cambiando argomento.
Desiderava focalizzare la sua attenzione su altro, ma non sulla giornalista del Seattle P-I.
«Mi ha inviato una mail questa mattina il caporedattore.» rispose infastidita «Camille Leblanc.»
Le lanciò un’occhiata, di certo non gli era sfuggito il tono della voce.
«La conosci?»
«Non direttamente.» spiegò spostando il peso da un piede all’altro «Prima di arrivare alla sua società ho avuto diversi colloqui di lavoro. Camille Leblanc cercava un nuovo assistente, all’epoca lavorava a New York in un piccolo giornale. Mi è stato risposto che non avevo le attitudini professionali adatte per quel genere di impiego.»
La guardò interrogativo.
«Più o meno è la stessa faccia che ho fatto io quando ho ricevuto quella risposta. Qualche mese dopo qualcuno mi spiegò che per lavorare con lei mi mancava qualcosa di fondamentale.»
«L’esperienza?»
«No. Un pene.»
Walker scoppiò in una fragorosa risata allacciandosi i bottoni della giacca.
«Allora è una fortuna per me.»
Scosse la testa sorridendo, avrebbe dovuto aspettarselo.
Ignora la piscina, Abigail.
Uscirono dalla suite mezz’ora dopo, pronti per affrontare Seattle.
Arrivati alla hall Walker si scusò e si diresse verso la reception. Parlò velocemente col receptionist che si mise a rovistare in uno dei cassetti.
Tornò verso di lei visibilmente soddisfatto mostrandole un rotolino bianco e blu.
«Mentine.» disse facendole l’occhiolino «Non si sa mai.»

01 luglio 2020

Aggiornamento

Insieme a mia sorella (Digital artist - profilo instagram @_frame823_) abbiamo creato tre immagini legate alla protagonista del romanzo, Abigail.
Tre aspetti diversi di Abigail e della sua storia.
1- Il vecchio maglione di sua madre. Oggetto che aveva abbandonato in una vecchia scatola, ma che le ricordava ancora l'abbraccio della madre.
2 - La piscina. il nuoto aiuta Abigail a liberare la mente, non sempre i pensieri sono felici, ma in acqua si sente al sicuro.
3 - La tazza unicorno. Quel piccolo lato folle che l'aiuta ad affrontare meglio la giornata.

Commenti

  1. a.garlaschi1976

    (proprietario verificato)

    Allora, premetto che non sono un amante dei rosa, ma attirato su wattpad dalla copertina e dalla sinossi, avevo deciso di provare a gettarmi in un genere che decisamente non si associa ai maschietti.
    Mi ha subito stupito il modo di scrivere dell’autrice. Scorrevole, leggero senza essere però banale, attento ai dettagli che servono per inquadrare una scena sia dal punto di vista fisico che da quello emotivo.
    I personaggi sono tanti, alcuni solo abbozzati per esigenze narrative, altri sviscerati fino a piccole storie secondarie che aumentano la sensazione di leggere, se non di guardare con gli occhi della mente, uno spaccato di vita reale e moderna che è sì ambientata a New York, ma potrebbe essere in ogni luogo.
    La spinta iniziale, apparentemente frivola, della notte di passione fa presto spazio a sentimenti diversi nei vari personaggi, sentimenti che si intrecciano con le amicizie, le relazioni di lavoro e con il passato non solo della protagonista, dando quindi un quadro variegato,c ompleto e tridimensionale di quasi tutti gli attori di questo libro.
    Io sono uno che ama i libri di azione, quelli per intenderci che poi diventano film alla “Fast and furious” o alla “Riddick”, ma mi sono meravigliato del modo in cui riesco, tramite le parole dell’autrice, a vedere e sentire quello che lei descrive e a trovarlo interessante, anche solo se è una nuotata o una grigliata in famiglia.
    Colpi di scena? Ci sono, e tanti. Nessun “I will be back”, nessun “Sono Batman”, ma ti viene automatico andare avanti, capire cosa succederà, goderti quella sensazione di tensione e di aspettativa che riesce sempre a non deluderti, ma che poi ti porta a uno step successivo, alla voglia ancora e ancora di andare avanti.
    Arrivati in fondo (non spoilero, prometto) avrete la sensazione di essere di famiglia, di voler chiedere alla protagonista questo e quello, magari seduti ad un tavolo di una cucina con la vostra tazza unicorno in mano, mentre fuori lo zio che sa tutto di grigliate fa il suo solito casino tra le risate di tutti.
    In definitiva, se accettate un consiglio (minaccia?): Compratelo, non rimarrete delusi.

  2. (proprietario verificato)

    In apparenza è un romanzo rosa, leggero, spumeggiante e divertente. Anche un po’ dirompente rispetto alle convenzioni, visto il risveglio della protagonista, nuda, sul divano nell’ufficio del suo affascinante capo.
    Ma siccome la vita non è tutta rosa e fiori, ecco presto spuntare le spine perché nulla è facile da affrontare, né il presente né, tanto meno, il passato. E Abigail, la protagonista, ha un passato piuttosto ingombrante: ha fatto di tutto per dimenticarlo, è perfino fuggita via.
    Ma non si può sfuggire a se stessi. Così Abigail dovrà affrontare il presente con tutte le sue complicazioni, spesso piacevoli ma talvolta anche molto irritanti, e il doloroso passato.
    Per fortuna non è sola. A parte l’uomo affascinante, padrone del divano e dell’azienda in cui la protagonista lavora come sua assistente personale, di cui Abigail cerca disperatamente di non innamorarsi, ci sono due strepitosi amici che le vogliono davvero molto bene e perfino un ex-fidanzato…

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Elena Ravasi
Elena Ravasi nasce in piccolo paese della provincia di Como nel 1983.
Avida lettrice di libri, principalmente horror (S. King) e fantasy (J.K. Rowling), oltre che di manga (Clamp, N. Takeugi), inizia a scrivere a quindici anni, per scoprire a diciassette anni il mondo delle fanfiction.
Per anni si è cimentata in storie legate alle sue letture. Il discreto successo nei siti di fandom non ha fatto altro che farle desiderare ancora di più di poter scrivere un libro tutto suo.
A venticinque anni si trasferisce per amore nell'hinterland milanese dove, assieme all'essere presto madre di due bambini e un lavoro part-time di segretaria, trova l'ispirazione per il suo primo originale, "Paura di amarti", dando voce a quella vena romantica che spesso nasconde nella vita reale con il suo sarcasmo ed ironia.
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