Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il pianeta degli arcobaleni

Il pianeta degli arcobaleni
56%
88 copie
all´obiettivo
63
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Dicembre 2021

Alioth è il nome di un cagnolino ma è anche il nome della stella più luminosa dell’Orsa Maggiore. La storia della vita di Alioth è complicata come quella di altri suoi amichetti quattro zampe sin da piccolo. Però le stelle sono con lui e dopo complicate vicissitudini illumineranno di notte la strada a Martin e Serena, i suoi definitivi umani adottivi. Martin è un fisico cosmologo che si cimenta, con il trascorrere degli anni del suo cane, nella costruzione di una macchina del tempo. Alioth in una notte d’estate dopo diciasette anni trascorsi insieme, inizia a tremare sul letto dove Martin e Serena stanno dormendo. La cronaca degli eventi successivi ai primi attacchi è ricca di amore e divertissement e condurrà all’esperimento spaziale nel pianeta dove Alioth e Martin si ritroveranno cadendo in un buco nero. Cosa accadrà ai nostri due amici per sempre?

Perché ho scritto questo libro?

Lo avevo promesso al mio cane cinque anni fa. L’ho scritto perché volevo provare ad amare come ha fatto lui, poi mi ha lasciato, di sicuro non avrebbe voluto farlo, ho pensato volesse farsi un altro giro insieme, che se lo ricordasse per sempre, ho provato ad accontentarlo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Premessa

Ruotiamo intorno al sole nella nostra galassia in un universo vecchio quattro miliardi di anni, fra buchi neri e mondi inesplorati. Oscilliamo nel tempo convenzionale di orologi atomici. Il progetto terrestre del Maestro di pendoli e bilancieri dal Big Bang: noi, la materia intelligente a tempo che deperisce o casualmente muore.
  Il paradosso di una società che vive in una similitudine controversa, il ticchettio personale degli eventi vissuti.
La speranza nelle reincarnazioni, l’illusione dell’immortalità. Vorremmo scampare alla morte, far sopravvivere una qualsiasi forma vivente, anche quando non ci sono più speranze.

Perché?

PRIMA PARTE

ROMA, PARADISO CASALINGO DI MAMI E PAPI,

ORE 03.01, 7 GIUGNO 2000,

DUE MESI PRIMA DEL GRANDE VIAGGIO.

1
Vibrazioni

«Mio Dio, cos’ha?», dice Mami.
Il busto si alza di scatto, seduta sul letto, le tre di notte: il suo incubo, io.
Guarda fisso verso di me, porta le mani giunte sotto il naso. Lo strattona per svegliarlo.
Urla:
«Martin, guarda, svegliati!».

Continua a leggere

Continua a leggere

Ho diciotto anni, sono vecchio, perché sono un cane. Non pensavo finisse così: una massa di peli elettrizzati con i denti serrati e le zampe che scalciano a pagaia in una sequenza fuori controllo. Ho il muso teso verso l’alto, cerco disperatamente l’aria.
Il letto vibra, è un tremolio insolito, come se le lenzuola si fossero animate.
Le sento avvinghiarsi e non riesco a liberarmi.
Li ho svegliati.
Ancora assonnati, poggiati allo schienale, si girano, si guardano confusi.  
Papi, cerca di capire che succede mentre scalcio ancora nel letto aggrovigliato come non mai.

Quasi sveglio, dice a Serena:
«Non si è mai mosso così. Non è cosciente, hai visto?».
«Certo che ho visto, invece tu sei cosciente?».

«Smettila! Cos’ha? Cosa dobbiamo fare? Scusa, ho fatto un sogno strampalato, non ci sto capendo nulla».
Papi si alza in preda all’ansia, non si orienta un granché.
«Dov’è il telefono, dammi il numero! Chiamo il veterinario?».
«Sono le tre di notte Martin! Il numero dovresti averlo. Quale sogno? Il telefono è nel soggiorno!»
«No, aspetta».
«Aspetta cosa?»
«Che si fermi, non chiamare».
«Non si ferma, non lo vedi?».
«Ora si ferma, aspetta».
«Sono mesi che sei in quella stanza a studiare, a progettare, o cosa? Hai perso qualche neurone per caso?».
«Ma ci sarà un pronto soccorso, no? Lavoro per il bene di Alioth, e stanotte ho sognato i miei criceti! Una medaglietta che brillava».
«Che significa per il bene di Alioth? Guarda come sta adesso!».
«Dove è il mio ansiolitico Serena? Hai nascosto di nuovo la boccetta, maledizione, fallo smettere e stai zitta una volta!»
«Non ho nascosto niente! Non servono le gocce, Martin! Non puoi trangugiarle ogni volta che vai in panico! Cosa c’entra Alioth?»
Se continuano così, sono fritto, penso.
Mami cerca di fermare le mie zampette con le mani, cambia il tono della voce e di nuovo dice a Papi con la faccia di fronte e lo sguardo fisso negli occhi:
«Come faccio a farlo smettere? Ma lo hai guardato bene?  Non ti fa pensare nulla?»
«Pensare cosa?» dice lui intimidito.
Mami alza la voce, è un tono che mi preoccupa:
«Ci tieni a sapere cos’ha? Davvero ci tieni? Be’, penso proprio sia l’inizio della sua fine; diciotto anni sono un’infinità di tempo per un cane! Augurati sia una crisi passeggera».
«Augurati? Tu non te lo auguri?»
«Non fare l’idiota. Le tue gocce sono in bagno, vi-si-bi-li-ssi-me! Ingoiale tutte così stai meglio!». A volte Mami è istintiva, lo ammetto, e Papi, è disordinato e si dimentica le cose. 
«Credi mi sia dimenticato quanti anni ha? Serena! Cosa pensi io progetti in quello studio? Poi, sai benissimo perché – trangugio – il mio ansiolitico!». La guarda come se la odiasse, le provocazioni lo feriscono.

«No, non lo so, non parli di ciò che fai, sei chiuso dietro la porta nel tuo mondo da mesi». Dice lei.

«Smettila, non mi sembra questo il momento di litigare».
«Hanno chiamato più volte dall’università, e ti fai sempre negare, dovresti farti vivo, no? O vuoi finire la tua vita in quella stanza?».
Papi si volta, corre verso il bagno, inciampa nella mia cuccia, sbatte sulla porta; non accende mai la luce, crede di essere un uccello.
Non dovrei dormire sul loro letto, non avrei creato tutto questo disagio. Povero Papi, Mami non lo capisce a volte, è stanco, nervoso, si annusa lontano dieci metri. Ritorna nella stanza da letto con un bicchiere d’acqua e una boccetta. Mami mi guarda… poi si rivolge a lui:
«Non smette, aiutami a tenerlo, dai!».
«Non gli premere il petto, Serena».
«Non gli sto premendo il petto, sto cercando di fermarlo».
«No, gli stai premendo il petto, allenta quelle mani; aspetta un secondo; una, due, tre, quattro, cinque, dieci. Non ci voleva, ecco, è colpa mia, spostati».
«Perché?»
«L’ho fatto sforzare, dovevo uscire con il fresco, non portarlo al parco di pomeriggio. Me lo aveva anche fatto capire: “Papi, no, non mi va”, e io, invece, sono uscito alle due!».
«Ma quando?».
«Ieri».
«Ma sei matto? È vecchio!».
«Sono stanco Serena, ho commesso un errore, scusa!».
«Lo hai fatto soffrire».
«Spero di no, ma sono dispiaciuto, ti basta?».

Tiravo il guinzaglio, mi sedevo di continuo, puntavo le zampe. Ho solo i gesti per comunicare, mi faccio capire ma devo insistere.
A volte ci riesco.
Mami è tragica, troppo, ho capito cosa ha detto. Lei non lo sa, ma io conosco il tono della sua voce quando dice cose brutte, Martin dopo si arrabbia sempre. Quando inclina quel flacone con le gocce e le conta, poi, io divento aggressivo. Gli abbaio, vorrei morderlo. Annuso quell’odoraccio chimico appena apre la boccetta. Mi da fastidio, tanto.
Comunque è vero, mi sono stancato al parco, ma non è colpa sua. Lui lo fa per me. In fondo è ancora convinto che passeggiare insieme, mi aiuti a rimanere in forma. E che non ho più la forza di una volta, solo questo, vorrei proprio dirglielo chiaro.

Mami si mette la vestaglia, si lega i capelli, gli si avvicina e dice:
«Vieni, dai, spostiamolo dal letto, portiamolo nel soggiorno, nella sua cuccia, tanto ci sono i cuscini, non si farà male, altrimenti finisce che soffoca, non lo vedi che si è attorcigliato nel nostro lenzuolo».
«Come fai a rimanere così calma?» Gli dice Papi e aggiunge, «che significa che ha diciotto anni? salta sul letto, lo ha fatto anche ieri! Sempre la solita pessimista!»
«Sono realista, non pessimista, ma non lo nego: hai ragione tu, c’è sempre stato qualcosa di divinamente inspiegabile in lui; si è salvato da tutto, non so come abbia fatto, ma il tempo non lo risparmierà, devi rassegnarti Martin; adesso aiutami a tirarlo su con tutto il lenzuolo, lo spostiamo da qui, forza, issa!»
«Serena, mi spaventi a volte, non hai mai avuto fede!».
«Non avrei accompagnato uno scienziato che ha perso un figlio e una moglie se non avessi avuto fede». Dice Mami, seria.
«Io mi prendo cura del mondo, ognuno si prende cura di qualcuno». Replica Papi, fiero di sé.
Amo Papi, lui la fede ce l’ha, vorrebbe io vivessi per sempre, ma ecco il risultato, le mie zampe non le controllo più. Mami a volte è crudele.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il pianeta degli arcobaleni”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Paolo Suriano
Sono nato a Roma il 28 luglio 1960 è sono stato un fotogiornalista freelance. Ho collaborato con l’agenzia AGF del quotidiano La Repubblica negli anni 90. Diplomato, mi sono iscritto alla facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università degli studi di Roma la Sapienza. Fotografo di scena per alcuni anni. Ho fondato la prima agenzia fotogiornalistica digitale in Italia Photonline, dedicandomi alla produzione di servizi nel settore di musica e spettacolo. Ho collaborato come art photoeditor con Vespina Edizioni. In Germania, ho conseguito un Master Microsoft sui sistemi operativi ed applicazioni. Attualmente insegno presso la mia scuola privata a Roma: fotografia, informatica, web marketing, correggo dei testi.

Animalista convinto, appassionato di filosofia antica, psicanalisi.
Paolo Suriano on FacebookPaolo Suriano on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie